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11 settembre: le teorie cospiratorie continuano

2014/06/07: Questo articolo era stato pubblicato inizialmente su Wired.it qui ma ora non è più disponibile presso il sito originale, per cui lo ripubblico qui, forzandogli la data di pubblicazione originale (2011/09/11).

Sono passati 10 anni e ancora c'è chi parla, in Rete ma non solo, di Torri Gemelle demolite con esplosivi segreti, di aerei fantasma al Pentagono e di un cratere troppo piccolo nel campo della Pennsylvania dove cadde il quarto degli aerei di linea dirottati e fatti schiantare quel limpido martedì mattina di settembre. Queste tesi di complotto, drammatiche e spettacolari, non prosperano più come qualche anno fa ma sopravvivono a qualunque debunking basato sui fatti tediosi e sulle aride smentite degli esperti.

Così il cospirazionismo sull'11 settembre è diventato immortale come lo sono da tempo le tesi di complotto sull'assassinio del presidente Kennedy e di John Lennon, sullo sbarco sulla Luna e sugli Ufo precipitati a Roswell nel 1947. I processi psicologici sono identici: il bisogno innato di trovare spiegazioni semplici alle cose complesse, il rifiuto istintivo di accettare che la vita è dannatamente random e la pretesa che grandi eventi debbano avere grandi cause. Credere al complotto significa inoltre sentirsi più sapienti degli altri, che sono incapaci di cogliere la realtà nascosta delle cose.

Una delle tesi di complotto più antiche e longeve intorno all'11 settembre riguarda il Pentagono. A marzo del 2002 il sito francese Asile.org lancia l'idea che il Pentagono non sia stato affatto colpito da un aereo di linea ma da un missile o un drone, grazie a una scelta astuta delle fotografie in cui la breccia d'impatto è provvidenzialmente coperta quasi per intero dal getto di un idrante e non si vedono i rottami d'aereo ben visibili in altre immagini. La popolarità di Asile.org è istantanea e planetaria, ma è solo marketing virale per un libro, L'Effroyable Imposture, che frutterà al suo autore, Thierry Meyssan, ben un milione di euro, nonostante contenesse perle come l'asserzione che negli aerei di linea il carrello scende automaticamente (chiedete a qualunque pilota).

L'idea del “buco troppo piccolo al Pentagono” è tuttora gettonatissima fra i fanboy del complotto, nonostante le foto che mostrano la breccia per intero e i rottami d'aereo (con tanto di numeri di serie), i 55 testimoni oculari (compresi colleghi giornalisti) che videro l'aereo della American Airlines e i resoconti dei vigili del fuoco (raccolti nel libro Firefight), che estrassero brandelli di cadaveri con le divise degli assistenti di volo.

Per le Torri Gemelle, l'idea di fondo che furono distrutte da qualcosa diverso dagli aerei persiste tuttora, ma nel corso degli anni ha subìto notevoli evoluzioni. Il già citato Meyssan scrisse che gli aerei furono telecomandati; altri sostennero che si trattasse di ologrammi o che gli aerei fossero privi di finestrini (il testimone vide l'aereo da vari chilometri di distanza e in controluce) o dotati di un pod, un rigonfiamento anomalo sotto la fusoliera (era semplicemente il vano del carrello).

La tesi della demolizione controllata fu alimentata inizialmente dalle testimonianze di rumori di esplosioni (erano in realtà i boati causati dai crolli locali dei solai) e dagli sbuffi visibili durante il crollo, che fecero teorizzare che le Torri fossero state distrutte da cariche esplosive. Poi fu fatto notare che nei video dei crolli delle Torri mancava un particolare essenziale: il botto inconfondibile e insopprimibile degli esplosivi.

Così fu teorizzata una demolizione silenziosa, grazie a una sostanza chiamata “termite”, che brucia a temperature altissime ed è in grado di fondere l'acciaio. Teoria interessante, ma smentita dai fatti: la termite è troppo lenta e ce ne vuole troppa. Le dimostrazioni organizzate dai complottisti furono degli Epic Fail. Nessun problema: qualche anno fa fu proposta la “nanotermite”, miscela ancora più reattiva, che sarebbe stata applicata come vernice alle colonne del World Trade Center. I chimici hanno spiegato che una vernicetta del genere produrrebbe meno energia di un foglio di carta che brucia e che i presunti residui di “nanotermite” sono semplicemente resti delle varie vernici antiruggine applicate all'acciaio delle Torri, ma ultimamente la demolizione a mezzo vernice è la teoria più in voga.

I vigili del fuoco hanno giustificazioni meno fantascientifiche per i crolli: i circa 40.000 litri di carburante riversati dentro ciascuna Torre dagli aerei appiccarono incendi vastissimi. Il carburante bruciò in pochi minuti, ma ormai moquette, carta, tramezze e mobili erano in fiamme; gli incendi continuarono, ma non fusero l'acciaio della struttura. Però lo scaldarono, e a 600°C l'acciaio per costruzioni perde gran parte della propria capacità di carico: il collasso era inevitabile. La resistenza dei piani intatti sottostanti quelli in fiamme fu insufficiente a frenare le migliaia di tonnellate di macerie in caduta.

Per il Volo 93, quello precipitato in Pennsylvania, si teorizzò sin da subito un abbattimento da parte dei militari (e, confesso, lo sospettai anch'io), ma la distribuzione troppo compatta dei rottami indicò che l'aereo era caduto intero. Così l'attenzione si spostò sul cratere stranamente modesto e sul numero esiguo di rottami, suscitando ipotesi di messinscena che persistono tuttora. Inutile ricordare che altri impatti verticali di aerei di linea (United 585, 1991; PSA 1771, 1987) avevano prodotto crateri altrettanto compatti e poveri di rottami e che in Pennsylvania furono recuperati 1500 frammenti di resti umani dei passeggeri insieme ai loro effetti personali e alle “scatole nere”.

Visto il sostanziale flop delle tesi riguardanti Pentagono e Torri Gemelle, oggi l'attenzione dei cospirazionisti hardcore si è spostata su un terzo grattacielo crollato a New York, l'Edificio 7. La sua caduta, specialmente se vista con occhi inesperti, ha in effetti l'aspetto di una demolizione intenzionale. Ma i vigili del fuoco di New York, che erano lì e non hanno studiato l'11 settembre guardando Youtube, dicono che il crollo fu dovuto ai grandi incendi appiccati nell'edificio dal crollo di una delle Torri e fu ampiamente previsto, tanto che non causò la morte di nessuno. Oltretutto manca un movente credibile per la sua demolizione.

La voglia di complotti, insomma, persiste, alimentata dai guadagni dei guru cospirazionisti: l'associazione Architects and Engineers for 9/11 Truth, che raduna architetti e ingegneri ancora convinti della demolizione delle Torri con esplosivi, da sola ha incassato nel 2009 circa 344.000 dollari. Se rinasco, nella prossima vita farò anch'io il complottista.
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