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74 commenti

Video dalla ISS. A 4K. Con sorpresa a 2:00

L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.


S'intitola The World Outside My Window (Il mondo fuori dalla mia finestra) ed è semplicemente bellissimo.

Immagini: http://eol.jsc.nasa.gov/.

Musica: 'Fill My Heart' by Two Steps from Hell.

Montaggio: David Peterson.

Se potete, guardatelo in 4K usando il settaggio Original nella versione Youtube.

L'astronauta che si vede alla fine è Don Pettit, autore di molte delle foto usate per questo magnifico montaggio.

Dalle note al video cito l'elenco delle zone sorvolate nel video. Purtroppo mi manca il tempo di tradurre:

0:03 - Bosnia and Herzegovina to Ukraine
Mission: ISS031, Frames: 55446-55591

0:08 - South Atlantic Ocean, between Brazil and Liberia
Mission: ISS031, Frames: 154281-154472

0:16 - Greece and Turkey
Mission ISS031, Frames: 26008-26202

0:24 - South Pacific Ocean, near Peru
Mission: ISS031, Frames: 48993-49186

0:32 - Turkey to Syria
Mission: ISS031, Frame: 76590-76782

0:39 - Libya to the Mediterranean
Mission: ISS031, Frames: 25782-25972

0:47 - Indian Ocean, between Kenya and Madagascar
Mission: ISS031, Frames: 50818-51010

0:54 - Pacific Ocean, south of Japan
Mission: ISS031, Frames: 117700-117772

0:58 - Pacific Ocean, facing North passing Hawaii
Mission: ISS031, Frames: 101027-101674

1:02 - China, Japan, Pacific Ocean
Mission: ISS030, Frames: 112458-112553

1:06 - South Pacific to North Atlantic, across Colombia/Venezuela
Mission: ISS031, Frames: 75421-75513

1:10 - South Pacific to South Atlantic, across Chile/Argentina
Mission: ISS031, Frames: 42147-42242

1:14 - South Pacific to North Atlantic, across Colombia/Venezuela
Mission: ISS031, Frames: 48140-48199

1:17 - Pacific Ocean, from New Zealand to USA
Mission: ISS031, Frames: 66043-66136

1:22 - Southern Chile to Angola, facing south
Mission: ISS031, Frames: 49203-49277

1:25 - Iran to Australia
Mission: ISS031, Frames: 180064-180120

1:29 - North America to South America
Mission: ISS031, Frames: 180172-180222

1:33 - Pacific Ocean to Chile/Argentina/Brazil, facing south
Mission: ISS031, Frames: 48094-48139

1:37 - South Pacific/Japan and North Pacific
Mission: ISS031, Frames: 154164-154204,154205-154256

1:40 - South Pacific to South Atlantic, across Chile/Argentina/Brazil
Mission: ISS031, Frames: 44598-44645

1:44 - South Pacific to North Atlantic, across Chile/Argentina/Brazil
Mission: ISS030, Frames: 159064-159113

1:48 - India/Thailand/Indonesia/Australia/New Zealand
Mission: ISS031, Frames: 177704-177764

1:52 - South Pacific to South Atlantic, across Chile/Argentina/Brazil
Mission: ISS031, Frames: 37675-37735

1:56 - DR Congo/Zambia/Mozambique/Madagascar/India­n Ocean
Mission: ISS030, Frames: 21632-21819

2:03 - Lovejoy Comet over Australia
Mission: ISS030, Frames: 14225-14455

2:11 - Moon rising over China
Mission: ISS031, Frames: 27699-27763

2:13 - Moon rising over Pacific Ocean, south of Japan
Mission: ISS031, Frames: 27468-27526

2:14 - Moon rising over Taiwan and Philippines (with Don Pettit)
Mission: ISS031, Frames: 27802-28017
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Commenti
Commenti (74)
Spettacolare come sempre :D
No ma la sequenza con la Cometa è da Oscar!!!
:-O
Spettacolo!
Scusate, purtroppo non riesco a vederlo... Ma cosa si vede al minuto 2:00?

Sono curioso :)
I filmati della ISS sono sempre una garanzia.
Me lo sto guardando a ripetizione da qualche giorno :-)
Probabilmente hai visto anche questo:
http://www.youtube.com/watch?v=KaOC9danxNo
@ Enrico Turoni

Sì.
Se potete, guardatelo in 4K usando il settaggio Original.

Non trovo il settaggio. Dov'è?

A parte questo, anche "solo" in full HD, il video è fantastico.
Chiedo venia. Vedevo quello su vimeo e non quello sul tubo.
"Che succeda fra mille o un milione di anni alla fine il nostro sole si spegnerà. E quando succederà non si porterà via solamente noi, ma anche Marilyn Monroe, Lao-Tzu, Einstein, Morobuto, Buddy Holly e Aristofane... e tutto questo... tutto questo non sarà servito a nulla. A meno che non andiamo verso le stelle"
(Sinclair, Infection, Babylon 5; mia traduzione)
Guastulfo,

ho corretto l'articolo per chiarire l'equivoco. Mi riferivo infatti alla versione Youtube che avevo postato inizialmente.
Luigi,

il rischo più prossimo e sicuro non è certo la morte termica del Sole ma l'autodistruzione. Una colonizzazione dello spazio l'unico antidoto realistico all'estinzione della specie umana. Sempre se ci teniamo a che il ricordo di Marylin, Albert et al. sopravvivano a lungo.
Bah, comunque non sfuggirempo alla morte termica dell'universo.
E, come sottolineava il buon Asimov in Catastrofi a Scelta, il concetto di catastrofe è relativo: essere investiti da un camion per l'umanità è un fatto irrilevante, ma per il singolo equivale al Big Crunch.
il rischo più prossimo e sicuro non è certo la morte termica del Sole ma l'autodistruzione

Proporrei un sottotopic: chi ci dice che noi Sapiens Sapiens non saremo rimpiazzati da Supersapiens? Oppure, anche ammesso che l'uomo si autodistrugga e si perda tutto ciò che ha scoperto, l'evoluzione ci insegna che è molto probabile che prima o poi arriverà qualche altra specie intelligente. E la scoperta ricomincerà da zero. Ci saranno altri Einstein, altri Newton, altri Dante ed altri Buzz. Dopotutto siamo qua da poco più che una pipì di farfalla nella freccia del tempo terrestre.

Per inciso, io sono dell'idea che l'intelligenza non sia un caso dovuto alle bizzarrie evoluzionistiche, bensì un processo naturale che attualmente porta l'Universo verso questa direzione. Sappiamo anche che questa "situazione" favorevole alla vita durerà ancora per miliardi di anni, il che, guardando solo alla nostra Terra, fa sperare che la prossima specie sia più avveduta di noi. Ammesso e non concesso che non ce ne siamo andati molto prima...

Insomma, pace per l'uomo che si estinguerà. L'Universo stesso con le sue regole fisiche, troverà un'altra strada per contemplare sé stesso.

Come faccio ad avere quest'idea? Forse sarà banale, ma ciò che ci costituisce, altro non è che materia organizzata in maniera molto schematica, benché enormemente complessa ed ancora non ben compresa. La stessa materia che compone il tutto. Le leggi fisiche che fanno sì che le particelle subatomiche reagiscano in maniera talmente organizzata da permettermi di esternare il mio pensiero, altro non sono che il pensiero dell'Universo stesso che fluisce attraverso di me. O almeno, attraverso una delle tante forme umane possibili su questo flebile puntino azzurro.

Naturalmente non posso parlare per tutti, nemmeno per pochi, solo per me. Non posso pensare di essere la coscienza dell'Universo, in quanto non lo posso contenere tutto. Nemmeno immaginandolo... ma mi piace pensare di non essere lontano dalla realtà delle cose...

Alè, ho finito: ora insultatemi pure. :)
Bah, comunque non sfuggirempo alla morte termica dell'universo.

Quando penso a quanti N-triliardi di anni mancano alla fine del tutto, mi esce il sangue dal naso. Gli ultimi a spegnersi saranno i buchi neri. Poi, più nulla... Corpi inanimati supermassicci ma talmente distanti tra loro da non poter attrarre più nulla.

Niente luce...
Niente gravità...
Niente tempo...
Niente vita...
Per sempre.
> Le leggi fisiche che fanno sì che le particelle subatomiche reagiscano in maniera talmente organizzata da permettermi di esternare il mio pensiero, altro non sono che il pensiero dell'Universo stesso che fluisce attraverso di me.


Teista
>Quando penso a quanti N-triliardi di anni mancano alla fine del tutto



I

Uomini, se in voi guardo, il mio spavento
cresce nel cuore. Io senza voce e moto
voi vedo immersi nell'eterno vento;

voi vedo, fermi i brevi piedi al loto,
ai sassi, all'erbe dell'aerea terra,
abbandonarvi e pender giù nel vuoto.

Oh! voi non siete il bosco, che s'afferra
con le radici, e non si getta in aria
se d'altrettanto non va su, sotterra!

Oh! voi non siete il mare, cui contraria
regge una forza, un soffio che s'effonde,
laggiù, dal cielo, e che giammai non varia.

Eternamente il mar selvaggio l'onde
protende al cupo; e un alito incessante
piano al suo rauco rantolar risponde.

Ma voi... Chi ferma a voi quassù le piante?
Vero è che andate, gli occhi e il cuore stretti
a questa informe oscurità volante;

che fisso il mento a gli anelanti petti,
andate, ingombri dell'oblio che nega,
penduli, o voi che vi credete eretti!

Ma quando il capo e l'occhio vi si piega
giù per l'abisso in cui lontan lontano
in fondo in fondo è il luccichìo di Vega...?

Allora io, sempre, io l'una e l'altra mano
getto a una rupe, a un albero, a uno stelo,
a un filo d'erba, per l'orror del vano!

a un nulla, qui, per non cadere in cielo!

II

Oh! se la notte, almeno lei, non fosse!
Qual freddo orrore pendere su quelle
lontane, fredde, bianche azzurre e rosse,

su quell'immenso baratro di stelle,
sopra quei gruppi, sopra quelli ammassi,
quel seminìo, quel polverìo di stelle!

Su quell'immenso baratro tu passi
correndo, o Terra, e non sei mai trascorsa,
con noi pendenti, in grande oblìo, dai sassi.

Io veglio. In cuor mi venta la tua corsa.
Veglio. Mi fissa di laggiù coi tondi
occhi, tutta la notte, la Grande Orsa:

se mi si svella, se mi si sprofondi
l'essere, tutto l'essere, in quel mare
d'astri, in quel cupo vortice di mondi!

veder d'attimo in attimo più chiare
le costellazïoni, il firmamento
crescere sotto il mio precipitare!

precipitare languido, sgomento,
nullo, senza più peso e senza senso.
sprofondar d'un millennio ogni momento!

di là da ciò che vedo e ciò che penso,
non trovar fondo, non trovar mai posa,
da spazio immenso ad altro spazio immenso;

forse, giù giù, via via, sperar... che cosa?
La sosta! Il fine! Il termine ultimo! Io,
io te, di nebulosa in nebulosa,

di cielo in cielo, in vano e sempre, Dio!
ROTFL! Teista io? E tu ateo, allora, dato che "non sopravviveremo alla morte termica dell'Universo"... :D
Come mai i pannelli fotovoltaici vengono ruotati rispetto al corpo della stazione, mantenendoli in posizione costante rispetto le stelle? si nota particolarmente bene dal minuto 1:20 in poi
Come mai i pannelli fotovoltaici vengono ruotati rispetto al corpo della stazione, mantenendoli in posizione costante rispetto le stelle?

Butto lì: per tenerli orientati correttamente verso il Sole.
ci avevo pensato anche io, ma anche di notte? e poi in alcune inquadrature girano su un asse tale per cui il loro orientamento non cambierebbe se rimanessero fermi. Mi da quasi l'idea che serva per mantenere il momento della stazione nella sua interezza
[quote-"Stupidocane"]Per inciso, io sono dell'idea che l'intelligenza non sia un caso dovuto alle bizzarrie evoluzionistiche, bensì un processo naturale che attualmente porta l'Universo verso questa direzione. Sappiamo anche che questa "situazione" favorevole alla vita durerà ancora per miliardi di anni, il che, guardando solo alla nostra Terra, fa sperare che la prossima specie sia più avveduta di noi. Ammesso e non concesso che non ce ne siamo andati molto prima...

Insomma, pace per l'uomo che si estinguerà. L'Universo stesso con le sue regole fisiche, troverà un'altra strada per contemplare sé stesso.
[/quote]

Ora apro una piccola polemica con Stupidocane. ;-)

Sul nostro pianeta le specie più abbondanti, numerose e diffuse (in ogni ambiente, da quelli più consoni alla vita a quelli estremi) sono i procarioti (cioè batteri e alghe azzurre, organismi unicellulari la cui struttura è molto semplice, senza quasi organuli cellulari nè membrane che ne ripartiscono l'interno). Gli eucarioti, cioè tutti gli organismi che vanno dall'ameba in su lungo la scala evolutiva (noi compresi), non sono altrettanti numerosi, abbondanti e la loro diffusione è molto più limitata degli organismi più semplici di loro. Non solo: i procarioti possono sopravvivere benissimo senza eucarioti e costituire da soli ecosistemi complessi, mentre gli eucarioti, per la loro sopravvivenza e quella degli ecosistemi cui appartengono, necessitano dei procarioti che sono responsabili della fissazione, della trasformazione e del ricircolo di numerosi macroelementi. Pure alcune importanti funzioni cellulari degli eucarioti (come la respirazione e la fotosintesi) sono dovute a probabili organismi procarioti simbionti.

Alla luce di tutto ciò siamo ancora così sicuri che la vita abbia un certo indirizzo? O forse le forme di vita più evolute sono i procarioti, mentre gli eucarioti sono solo un incidente biologico nell'evoluzione delle specie? E come tali destinati prima o poi a estinguersi e lasciare il campo solo ai loro "fratelli più piccoli"?

(Beh, prima che mi diate della strega e mi veniate a cercare con le torce per il rogo, sappiate che continuo a guardare e riguardare il video e a commuovermi di fronte a cotanta bellezza... :-) ...)
Alla luce di tutto ciò siamo ancora così sicuri che la vita abbia un certo indirizzo? O forse le forme di vita più evolute sono i procarioti, mentre gli eucarioti sono solo un incidente biologico nell'evoluzione delle specie? E come tali destinati prima o poi a estinguersi e lasciare il campo solo ai loro "fratelli più piccoli"?

Chi è convinto che la vita (meglio: l'evoluzione) abbia un indirizzo esce rafforzato da considerazioni (giuste) come queste. E' "chiaro" infatti che la complessità del mondo, procarioti compresi, "serve" a permettere l'esistenza di eucarioti. E, tra gli eucarioti, una specie in grado di porsi domande come questa.
Ora apro una piccola polemica con Stupidocane. ;-)

YEEEEH!!! :D

Sul nostro pianeta le specie più abbondanti, -CUT- E come tali destinati prima o poi a estinguersi e lasciare il campo solo ai loro "fratelli più piccoli"?

Adesso fai quello che ti dico:
- metti le mani davanti a te, con i palmi rivolti verso l'alto;
- apri e chiudi simultaneamente le dita, cercando di mettere in contatto i polpastrelli di ogni singola mano;
- mentre fai questo, dì ad alta voce "Infatti di procarioti intelligenti è pieno così".

Per quanto riguarda i procarioti, vallo a spiegare te a martinobri che fine fa l'Iddio in un Universo popolato di esseri senza coscienza di sé... ;)
Il mio discorso vale se prendiamo per buono l'assunto che gli esseri intelligenti possano essere considerati "esseri superiori".
Se consideriamo solo i vantaggi riproduttivi rispetto ai procarioti, beh... allora siamo in fondo alla classifica.
>Se consideriamo solo i vantaggi riproduttivi rispetto ai procarioti, beh... allora siamo in fondo alla classifica.

Sì, ma noi ci divertiamo di più.
@Maria Rosa Mai visto un batterio commuoversi per una missione spaziale (a parte forse il Tersicoccus phoenicis che pare tragga vantaggio dalle camere pulite dove vengono assemblati i componenti per le missioni spaziali).

In ogni caso per l'esternazione filosofica di Stupidocane consiglio la lettura de "La mente nuova dell'imperatore" di Penrose.
Per quanto riguarda il video, stupendo.
In questi gironi sto vagando tra i vari "open day" delle scuole superiori. Si fa un gran parlare delle LIM. Forse se le usassero per far devere cose come questa, i nostri ragazzi potrebbero anche interessarsi un pò alla scienza (o forse chiederebbero il titolo della canzane per scaricarsi l'MP3...)
Quello che intendevo io era che forse lo sviluppo dell'intelligenza sia un caso e che forse le forme di vita più evolute sono quelle che noi consideriamo le più semplici, cioè i procarioti. In fondo sul nostro pianeta sono quelle più diffuse e abbondanti, pur non avendo subito modifiche (o quasi) dalla loro apparizione (e sono i primi organismi apparsi sulla terra). In molti altri casi l'apparizione di forme di vita più evolute ha relegato le forme più semplici (meno evolute) ai margini degli ecosistemi e il loro numero (sia come individui sia come specie) è sensibilmente inferiore. Invece batteri e alghe azzurre non hanno "ceduto il passo" a forme più complesse come gli eucarioti, anzi l'esistenza di questi ultimi dipende strettamente dai procarioti.
Grazie alle loro caratteristiche i batteri sono tra gli organismi più papabili che potremmo trovare in altre parti del sistema solare in cui potrebbe essersi sviluppata la vita.
Con questo non voglio dire che la nostra capacità di osservare l'universo e di commuoversi non abbia alcun valore (anzi!), ma semplicemente che, se ci estinguessimo, l'universo forse avrebbe un po' di difficoltà a contemplare se stesso da questo angolo della Via Lattea... a meno che l'affascinante ipotesi di Frank Shätzing ("Il quinto giorno"), non sia poi così fantastica...

Comunque, visto l'entusiasmo con cui vengono accolte le polemiche, vedrò di impegnarmi anche in futuro: in fondo vivo in un paesino in cui si intavolano discussioni su tutto (anche se in cielo brilla il sole o la luna)! :-D
Solo che non credo di avere le basi (matematiche e scientifiche) per comprendere un saggio di Roger Penrose!
Quello che intendevo io era che forse lo sviluppo dell'intelligenza sia un caso e che forse le forme di vita più evolute sono quelle che noi consideriamo le più semplici, cioè i procarioti.

Yeah, giusta osservazione. Dipende anche da cosa noi intendiamo per "evoluto". Che ha successo numerico? Che ha avuto successo temporale (la specie è esistita per un fracco di tempo)? Che è il superpredatore del suo ecosistema? Che è perfettamente adattato alla sua micronicchia? Che si adatta un po' a tutte le condizioni?
Di spunti ce ne sono parecchi.


visto l'entusiasmo con cui vengono accolte le polemiche

Questa non è una polemica: è una piacevole discussione. :-)
Le polemiche su questo blog fanno sprizzare scintille allo schermo.
Chi è che non accoglie le polemiche qui che gli spezzo le ditine? :D

Maria Rosa, forse sono stato carente di faccine, ma il tono del mio intervento era scherzoso.

Per buona misura butto una manciata di faccine da usare a piacimento.

:D
:)
;P
;)
:()

E già che ci sono un po' di punteggiatura

;,:.?!'
@ Stupidocane:
Avevo inteso benissimo il tono del tuo discorso, anche senza faccine... Ma visto che c'era spazio per la discussione/polemica (o quello che è), ho pensato bene di rimarcare i concetti: perché smettere di giocare ora che ci stiamo divertendo? :-D

Anzi, già che ci sono, vedo di fare un esempio del concetto di "più evoluto".
Pensiamo a come le piante hanno conquistato la superficie terrestre: i primi ad arrivare sono stati i muschi (briofite) che sono stati seguiti da felci ed equiseti (pteridofite) che sono più adattate a resistere all'aridità dell'ambiente (una maggiore complessità, protezione dalla disidratazione ecc.); ma entrambi sono costretti a vivere in ambienti umidi (o almeno umidi in determinati periodi) perché hanno bisogno dell'acqua per i loro sistemi riproduttivi (le cellule riproduttive maschili devono nuotare verso gli ovuli femminili). Poi si sviluppano le gimnosperme che, grazie a un sistema riproduttivo che si avalla definitivamente dall'acqua, possono conquistare tutta la superficie terrestre: durante il Carbonifero c'erano foreste lussureggianti di felci ed equiseti, ma solo nelle zone umide; con la comparsa delle gimnosperme (conifere, cicadine e altre specie estinte) le piante possono raggiungere ogni angolo o quasi della superficie terrestre. L'evoluzione, poi, produce un nuovo tipo di piante: le angiosperme, cioè le piante con fiore, che possiedono un sistema riproduttivo più efficiente rispetto alle conifere (anche grazie alla "collaborazione" con gli animali pronubi). A questo punto la terra viene "conquistata" dalle angiosperme e le conifere devono cedere loro il passo; restano abbondanti e numerose solo in ambienti "limite" per le angiosperme (foreste boreali, alta montagna...).
Lo stesso possiamo dire dei mammiferi placentati rispetto a quelli primitivi (dal punto di vista riproduttivo) come i marsupiali e i monotremi: i primi sono diffusi ovunque, gli ultimi due sono sopravvissuti solo in aree più limitate e marginali, grazie all'isolamento.
Funzioni più efficienti rendono i loro portatori più adattabili e garantiscono un maggior successo evolutivo delle specie che ne sono dotate.

La complessità è sinonimo di efficienza e di successo evolutivo? Ho qualche dubbio. Gli insetti sono stati tra i primi conquistatori della terraferma e sono diffusi e abbondanti in ogni ambiente. I vertebrati sono senza dubbio più complessi, raggiungono dimensioni maggiori, hanno uno scheletro osseo (o cartilagineo), hanno sistemi nervosi, circolatori e respiratori più strutturati ed evoluti... ma temo che, alla fine, gli insetti ci sopravviveranno. Anche se una vita trascorsa in massima parte sotto forma di larva, occupati a mangiare di continuo, e in minima parte sotto forma di adulti con la mera funzione riproduttiva a noi pare alquanto deprimente (anche se le coccinelle adulte si dedicano alla loro funzione riproduttiva con costanza e con lassi di tempo lunghissimi... però non so se si divertono o no. Come scrive Altan: "Noi farfalle si vive un giorno solo e alla fine se ne han già le palle piene!").
Ok Maria Rosa, giochiamo...

Nel caso in cui l'uomo non sopravvivesse a sé stesso, chi credi prenderà il nostro posto?

No catastrofi naturali atte a far sì che si cancelli d'un sol colpo tutto il dominio eucariota, naturalmente...
Uuna delle soluzioni più in voga del Paradosso di Fermi è che mentre la possibilità che si generi la vita sia abbastanza comune, il passaggio da prokarioti a eukarioti sia piuttosto improbabile.

Il dato a supporto di questa ipotesi è che la vita si è sviluppata sulla Terra praticamente appena le condizioni lo hanno permesso, mentre gli eukarioti diversi miliardi di anni dopo.

Comunque, visto che parliamo per ipotesi, speculando liberamente, io credo che siamo dei totali analfabeti sull'abiogenesi.

Come ho ricordato più volte, abbiamo un solo punto sperimentale: la vita su questo pianeta . La mia sensazione è che ogni volta che c'è una scoperta importante molte delle conclusioni precedenti vengono messe di nuovo in discussione, chiaro segno che le teorie sono troppe rispetto ai vincoli sperimentali e che questa scienza non sia molto matura.
[quote-"Stupidocane"]Ok Maria Rosa, giochiamo...

Nel caso in cui l'uomo non sopravvivesse a sé stesso, chi credi prenderà il nostro posto?

No catastrofi naturali atte a far sì che si cancelli d'un sol colpo tutto il dominio eucariota, naturalmente... [/quote]

Immaginiamo che comunque avvenga un qualche tipo di catastrofe, altrimenti per spiegare la nostra sparizione bisognerebbe ricorrere a un intervento divino o a qualcosa di simile. Un conflitto globale con armi nucleari, biologiche e di distruzione di massa in genere. Le conseguenze estreme del nostro inquinamento o delle modifiche climatiche. Un meteorite tipo quello che ha portato (probabilmente) alla scomparsa dei dinosauri. Tanto per fare un po' di esempi.
Siamo comunque a livello di ipotesi molto fantascientifica (più fanta che scientifica), perché nessuno può sapere che vie prenderà l'evoluzione.
Bisognerebbe comprendere prima di tutto quali altre specie potrebbero essere coinvolte nella catastrofe oltre a noi. Se infatti sopravvivessero delle specie di primati, in particolare se del gruppo di scimmie "catarrine" (se non mi ricordo male si chiamano così le scimmie più vicine all'uomo insieme a babbuini, bertucce ecc), saremmo a cavallo perché da queste potrebbe partire un qualche ramo evolutivo che porti a una forma di vita intelligente simile a noi (o anche a più di una: non dimentichiamoci che quello che ha portato all'Homo sapiens era un bel cespuglio pieno di ramificazioni).
Forse anche dalle scimmie "platirrine" (quelle sud-americane) potrebbe partire una qualche linea evolutiva che potrebbe condurre a una specie intelligente simile all'uomo, ma i tempi sarebbero più lunghi: tra le scimmie del cosiddetto Vecchio Mondo, in vari momenti della storia, erano apparse altre specie in grado di spostarsi in posizione eretta (almeno una), anche se poi erano state cancellate da una qualche catastrofe.
Lo stesso potrebbe valere per i lemuri.
[img]http://www.cinefile.biz/images/madagas13.jpg [/img]

Per generare una forma di vita intelligente simile alla nostra una pecie dovrebbe avere alcune caratteristiche: una mente attiva e dinamica (come quella di un carnivoro o di un onnivoro), la capacità di camminare eretta (o la predisposizione ad una postura eretta), zampe anteriori prensili con un dito opponibile, relazioni sociali con i propri simili (ad esempio una vita in branco). Con queste caratteristiche possono esserci animali come il procione (ma credo che non conduca esistenza in branco) oppure i suricati africani.
[img]http://userserve-ak.last.fm/serve/_/850339/Timon++Pumba.gif [/img]
Una mente dinamica e intelligente (e pure la capacità di vedere i colori), una forma di interazione con un linguaggio dai segni abbastanza complessi (anche senza una vita in branco) e degli "arti" prensili (capaci persino di operazioni complesse come aprire un barattolo con tappo a vite) sono facoltà pure delle piovre, ma in mare si possono sviluppare scoperte di tipo tecnologico che vadano oltre agli utensili più semplici? Se una creatura simile alla piovra sviluppasse capacità intellettive complesse che tipo di evoluzione potrebbe seguire? Di certo non ci sarebbe la scoperta del fuoco. Potrebbe mai arrivare ad una forma di civiltà? E questa quanto sarebbe diversa dalla nostra?
[img]http://nick-intl.mtvnimages.com/uri/mgid:file:gsp:scenic:/international/nicktv.it/images/shows/spongebob/calamardo608x344.jpg?height=344&width=608&matte=true&quality=0.91 [/img]

(Fine parte 1)
(Parte 2: scusate il messaggio è un po' lungo...)
Forse un'altra specie che presenta una mente dinamica, capacità di restare eretta, arti prensili e una vita sociale piuttosto complessa ci vive proprio accanto (ed è pure molto adattabile, tanto che, in caso di catastrofi globali, sarebbe in grado di sopravviverci facilmente) ed è il ratto. Fino ad ora però si è visto che ha una grande diffusione e un'abbondanza demografica solo con la presenza dell'uomo che crea strutture in cui la bestiola vive a meraviglie: nelle steppe da cui il Rattus norvegicus si è diffuso per il mondo la densità della popolazione è molto più bassa e simile a quella di tante altre specie di roditore selvatico. Certo che pensare alle pantegane come specie che potrebbe sostituire l'uomo non è affatto consolatorio, ma forse la cosa è reciproca, solo che nessuno ha mai indagato sul parere del topo. ;-P
[img]http://static.guide.supereva.it/guide/doppiaggio_e_doppiatori/310102.jpg [/img]

Organismi coloniali (ad esempio la "caravella portoghese) potrebbero generare qualcosa di simile a una mente? Mi sa che qui andiamo sulla fantascienza pura.

Oppure, se l'uomo sparisse dal pianeta terra, forse non si svilupperebbe nessun'altra forma di vita intelligente, ma sempliceremente quelle rimaste si evolverebbero per occupare pian piano le nicchie ecologiche disponibili riportando così il pianeta alla massima biodiversità possibile.
Credo che valutare la probabilità di sviluppare una forma di vita intelligente sia quasi come risolvere l'equazione di Drake.
Se posso mettere un punto di riflessione in più, rispetto a quanto dice Maria Rosa (tra l'altro, complimenti per la lista), credo anche che l'uomo occupi una nicchia evolutiva forzata, ovvero pur non essendo il più rapido, o il più forte o quello più zannuto, grazie all'intelligenza è in cima alla catena alimentare... che si è creato. Nella natura selvaggia invece, torna ad essere facile preda.

Insomma, qualsiasi specie che non sia in cima ala catena alimentare come un superpredatore, potrebbe diventare il papabile nuovo padrone del mondo. Credo ancheche l'antropomorfismo aiuti molto gli esseri viventi a sviluppare il cervello, sia grazie alla maggiore "ergonomia" nell'avere arti poliedrici non specializzati in un particolare compito, sia grazie all'asimmetria tra parte alta e bassa del corpo, dove le gambe possono anche correre, benché debolmente, mentre la parte superiore può arrampicare, benché a fatica.
Entrambe le parti possono comunque fungere da difesa diretta ed entrambe le parti possono usare mezzi diversi per difendersi meglio, magari calciando un sasso o brandendo un bastone.

Insomma... seguendo il ragionamento di Maria Rosa ed analizzando come siamo fatti, non dovremmo essere noi i padroni della Terra, ma proprio grazie al fatto che abbiamo sviluppato una grande intelligenza possiamo permetterci di giocare a fare i T-Rex nell'habitat che ci siamo costruiti.

Sposo comunque ciò che ricorda pgc, ovvero che stiamo speculando sull'unico dato di cui siamo a conoscenza, ovvero la vita biologica terrestre, di cui sappiamo molto ma non tutto e che ci sarà sempre qualcosa che ci costringerà a rivedere le nostre convinzioni. Magari anche a farci capire qual'è il nostro giusto posto...

Per tornare con Maria Rosa, io voto per i ratti. Ma anche per gli scarafaggi. I primi mangiano i secondi, ma questi ultimi sono molti di più. E con le radiazioni che ci sarebbero in giro... che ne dite di un bel ratto-scarafoide degno dei migliori B-Movies degli anni '60? Ci sta?

:D
e gli uccelli dove li mettiamo?

Come da recenti scoperte hanno un cervello molto efficiente. A parità di rapporto massa corporea/massa celebrale sono in grado di compiere elaborazioni mentali estremamente complesse rispetto ai primati. Ancora una volta, una scoperta che mette in crisi le basi delle nostre conoscenze, e quindi indica che lo sviluppo dell'intelligenza non è una scienza matura.

Inoltre, in "miliardi" di anni è altamente probabile che avvengano variazioni genetiche epocali, del tipo del passaggio agli invertebrati, o da procarioti ad eucarioti.

Quello che insisto nel dire è che mentre le considerazioni che fate, Maria Rosa e Stupidocane, sono stimolanti e convincenti, rischiano di essere un po' inchiodate alla visione presente della realtà. Questo è un pregiudizio che - secondo il mio modestissimo parere, visto che non sono un tecnico dell'argomento (ma forse proprio questo mi salva da questo "bandwagon bias" - accomuna molti degli astrobiologi, soprattutto quelli alla ricerca di fondi ingenti, perchè usare paragoni con l'unico sistema conosciuto risulta più efficace che dire "non sappiamo nemmeno cosa dobbiamo andare a cercare". Come secondo me dovrebbe essere. La nostra visione della vita è estremamente primitiva, arroccata su quello che vediamo e che è passato sotto i nostri occhi.

Assumere per esempio che solo le scimmie antropomorfe possono essere in grado di dare origine ad una specie con il cervello 3 volte più grosso, in scala, di qualsiasi altra specie (e in tempi straordinariamente rapidi), è un'affermazione molto ad-hoc, basata sull'irresistibile tentazione di assumere che quello che c'è sia l'unica possibilità reale. Un classico caso di "black-swan", secondo me, e niente più.

Se avessimo... anzi, meglio dire "quando avremo, se li avremo", a disposizione 100 o 1000 mondi abitati da qualcosa che somiglia alla Vita sulla Terra, potremo tracciare delle statistiche e capire esattamente che cos'è. Fino ad allora possiamo solo speculare con la massima attenzione a non cadere vittima dei nostri bias.

tanto per rompervi amorevolmente le scatole... :)

p.s. verissimo, comunque, che il discorso su qual è la specie di maggior successo sia la classica discussione di lana caprina. Dipende infatti da cosa si intende per "successo".
e gli uccelli dove li mettiamo?

Accenno pericoloso in un thread in cui si discuteva anche di efficienza riproduttiva.


Come da recenti scoperte hanno un cervello molto efficiente. A parità di rapporto massa corporea/massa celebrale sono in grado di compiere elaborazioni mentali estremamente complesse rispetto ai primati.

Molto interessante. Hai una fonte?
Perchè è vero che finora gli Aves (ecco, così non facciamo confusione) sono stati finora considerati poco più che lucertole piumate, dotati di istinto e, eccezion fatta per i corvidi, poco altro. E del resto, da quel poco che mi ricordo dell'esame di Anatomia Comparata, la struttura anatomica del loro encefalo, a strati piuttosto primitivi (l'encefalo, semplificando MOLTO grossolanamente, è fatto a pezzi concentrici, in cui i più profondi sono i più di base), ben si presta a questa conclusione.
Interessante quindi che nuovi dati propongano nuove interpretazioni.


Mi permetto poi un suggerimento per tutti. Quando vogliamo valutare se un essere è evoluto o no (operazione rischiosa e da fare con molti distinguo, per quanto detto finora) paragonandolo a noi umani, occorre tenere presente una cosa che si leggeva tra le righe dell'ultimo post di Stupidocane.
In molti miti di popoli primitivi si legge di storie del Grande Spirito che dona all'aquila la vista, alla gazzella l'agilità, al leone la forza, poi per l'uomo non è rimasto niente e allora ogni animale gli dà un pezzettino del suo; o storie simili.
Molti altri esseri sanno fare molte cose meglio di noi, ma una per volta: sanno fare solo quella. E si tratta di comportamenti istintivi, almeno per la maggior parte, e solo in pochi casi derivati dall'esperienza.

Ciò che c'è di unico (tra altre cose) nell'essere umano non è l'intesità di una particolare caratteristica, ma la molteplicità di esse e la capacità di imparare. Cose entrambe presenti nei mammiferi (non solo) più vicini a noi, ma in maniera meno raffinata.
Niente di nuovo, ma è meglio tenerlo presente, altrimenti sembra che l'ultimo passerotto in grado di distinguere il rosso dal verde (esempio di fantasia) e quindi di separare i semi sia "meglio" di noi. Sì, OK, magari lo fa in metà nanosecondi di noi, però fa solo quello.
Sai che palle, tra l'altro.
"Molto interessante. Hai una fonte?"

prova a leggere su wikipedia bird intelligence. Scoprirai come questo argomento sia stato rivoluzionato da un cambiamento del riferimento avvenuto negli ultimi decenni.

Il problema della valutazione dell'intelligenza negli animali è affetto dal fatto che siamo noi umani a fare queste ricerche, e quindi a dare al termine "intelligenza" un significato specifico associato a certe capacità.

Ovviamente questo stesso discorso potrebbe essere applicato ad una specie aliena MOLTO diversa dalla nostra.

Per fare un esempio un po' paradossale, un computer andrebbe considerato infinitamente più intelligente di qualsiasi "savant" (quegli individui capaci di fare conti molto complicati a mente) se questa capacità viene considerata come segno di intelligenza. Se invece non la si considera tale, sia un computer che un savant, che di solito è piuttosto limitato in altre situazioni, devono essere considerati dei perfetti imbecilli. Tertium non datur... O forse si.
Pgc, ma allora se possono esistere altre forme di vita non afferenti al carbonio che stiamo parlando a fare? :)

Non credo sia comunque giusto dire che gli esobiologi non dovrebbero avere la più pallida idea di cosa andare a cercare, dato che, benché il termine vita possa essere condizionato da quella che conosciamo, la chimica e la fisica ci dicono che altre forme di vita sono alquanto improbabili. Il fattore carbonio, acqua, atmosfera, temperatura, ciclicità, habitat... magari non danno come risultato una scimmia glabra ed intelligente, ma qualcosa danno. Basta mettere il naso fuori per constatarlo. Triliardi di individui nelle forme più disparate possibili, dagli unicellulari a me.

Se alla base mettiamo il silicio, magari qualcosa ne esce pure, ma non credo più evoluto di una sequenza di molecole organiche. Non so molto di biologia, lo ammetto, ma sono abbastanza sicuro che il carbonio sia l'unico elemento che possa generare vita grazie alla sua stabilità e diffusione. Non ricordo dove lo lessi ma si ipotizzava una base di silicio, dove veniva spiegato che era molto difficile che si potessero formare lunghe catene molecolari.

Nel caso la chimica dell'Universo fosse diversa e le stelle formassero il silicio prima del carbonio, beh, magari... ma la tavola periodica ci dice che c'è uno schema nella creazione di elementi via via più pesanti, quindi è logico aspettarsi di trovare le medesime condizioni di partenza in qualsiasi punto dell'Universo.

Da parte nostra, qui sulla Terra, abbiamo la grande incognita dei dinosauri e prima di loro, dell'ecosistema presente prima della glaciazione del Permiano. Se le cose fossero andate diversamente, chissà oggi "cosa" starebbe pestando le proprie propaggini sul PC per chattare... ammesso che gli serva un congegno elettronico per comunicare a distanza... ;D

Tra l'altro, se le cose fossero andate diversamente (ok, le glaciazioni cicliche non si conoscono ancora appieno e quindi non si possono evitare, ma gli asteroidi che cancellano di punto in bianco l'80% degli esseri viventi è sfiga), possiamo speculare su due punti:

1 i dinosauri si sarebbero evoluti in esseri intelligenti?

2 nel caso fosse successo, quanti milioni di anni sarebbero più avanti di noi nelle scoperte scientifiche, dato che matematica, fisica e chimica quelle sono?
Questa è una domanda cui tengo molto: siamo sulla Terra da pochissimo, ed abbiamo cominciato a studiare l'Universo da meno di qualche migliaio di anni... guardando ai progressi fatti solo nel secolo passato, mi viene da pensare che quel millennio di Medio Evo sia stato una grande perdita di tempo. Saremmo più avanti nelle scoperte scientifiche di qualche secolo? E nel caso in cui i dinosauri avessero dato origine ad una specie intelligente, non viene da pensare che sarebbero avanti milioni di anni rispetto alle nostre conoscenze odierne? Mh? :)

Per tornare a parlare di uccelli, questi ultimi sono comunque i diretti discendenti dei dinosauri, ma non mi sembra che abbiano avuto un grande sviluppo cerebrale da allora. Al contrario i piccoli mammiferi sopravvissuti ai dinosauri hanno generato noi. Credo che anche il fatto di essere mammiferi abbia contribuito molto a formare un cervello più complesso.
Il fatto poi di partorire esseri totalmente dipendenti dai genitori per molti anni dalla nascita, credo sia ciò che ha portato l'uomo ad essere ciò che è.

Convengo comunque che tutto questo possa essere solo frutto di un bias basato su ciò che siamo e conosciamo. Ma dall'altra parte abbiamo anche la riprova che gli esseri più evoluti in fatto di intelligenza si trovano tra i mammiferi.

Sicuramente ci saranno intere legioni di biologi e naturalisti ad aver tentato di dare una sorta di regolamentazione all'evoluzione. Un modo per tracciare delle linee guida oggettive a cui fare riferimento nella ricerca di vita extraterrestre. Potrebbe essere un giochino interessante mettere giù tra noi dei finti assiomi evoluzionistici, del tipo:

-se la specie si specializza a vivere in un determinato ambiente dove trova tutto il necessario per sopravvivere, cessa di evolvere.
-se la specie si specializza nel cercare in altri ambienti ciò che serve alla sua sopravvivenza, evolve.
-se la specie arriva all'apice della catena alimentare, senza altri predatori, smette di evolvere.
-se la specie prolifera attraverso individui totalmente dipendenti per anni dai genitori, essa evolve.

E via così, tanto per curiosità...
Ovviamente il mio era solo un gioco (le immagini che ho inserito ancora non si vedono, o almeno io da qui non le vedo, ma servivano a sottolineare l'intonazione di tutto il discorso).
Pure io sono consapevole di quanto ipotizzare forme di vita intelligente diverse da noi sia difficile proprio perché partiamo da una visione molto parziale del tema: siamo più o meno al livello della discussione sul sesso degli angeli!
E forse sarebbe meglio che, oltre a giocare a fare i T-Rex, ci sforzassimo, come specie, di non "mangiarci" tutto il pianeta (nel senso di non bruciarci tutte le risorse non rinnovabili o quelle che si rinnovano molto lentamente)!

Forse le scimmie antropomorfe andrebbero "a ruota lavata" se l'uomo sparisse di colpo e avessero la possibilità di generare una specie intelligente di tipo umanoide (ma dico questo solo in base al fatto che la specie umana aveva un sacco di simili nel proprio ramo evolutivo, anche se il fatto che in meno di due milioni di anni si siano tutti estinti non depone certo a nostro favore!). Ma pure penso che resterebbero semplici scimpanzé, gorilla od oranghi senza "preoccuparsi" di evolversi in qualcosa di più simile a noi (in fondo chi sta meglio dei bonobo?).
Anche tra i dinosauri si erano trovate specie con le chance per generare (ipoteticamente) una specie intelligente (e, tanto per tornare al discorso di pgc, i dinosauri erano molto affini agli uccelli, tanto che in anatomia comparata si tende a raggruppare rettili e uccelli in un'unica sezione). Ma la loro evoluzione non si è instradata in quella direzione, pure se avevano avuto tempo per farlo (ma forse non sufficiente causa estinzione globale: chi può dirlo? Oppure i Siluriani sono esistiti davvero, ma noi non li abbiamo ancora trovati/incontrati!).

Viceversa, quando ho pensato a una specie che avrebbe potuto "sostituire" il genere umano, la prima cosa che mi è venuta in mente sono stati proprio i ratti! :-)
Per evidenze che dimostrino eventuali mutazioni in direzione del ratto-scarafaggio, invece, suggerisco una esplorazione dell'area prossima alla centrale nucleare di Chenobyl! ;-P

E quindi se incontrassimo degli organismi alieni che aspetto avrebbero? Non ne ho la più pallida idea, anche se ritengo che forse la loro biochimica sarebbe basata sul carbonio (c'era chi riteneva papabile pure il silicio, ma temo che SiO2 sia solido, per cui le creature dovrebbero essere in grado di respirare a cubetti!).

Poi magari domani mattina uscirà una notizia su quattro diversi segnali di esseri intelligenti e tecnologici captati dal SETI e provenienti da altrettante parti della nostra galassia e tireremo tutti questi discorsi alle ortiche (terrestri o loro equivalenti alieni)... e andremo a festeggiare! :-D
non mi riferisco necessariamente a una vita non formata sul carbonio ma anche escludendo la chimica di altri elementi, che è ragionevole, rimane un numero immenso di passi possibili.

Una volta mi sono divertito a creare una "mind map" con tutte le ipotesi implicite che vengono trattate da molti astrobiologi.

Per esempio possiamo immaginare vita...

1) non basata sul DNA/RNA ma su una diversa molecola stabile in grado di costruire composti stabili in certe condizioni (o magari in altre). Ho sentito parlare di un articolo in cui in realtà si dimostra che il DNA sia l'unica molecola possibile in grado di presentare certe caratteristiche utili alla "vita". Purtroppo non ho trovato l'articolo ancora e quindi non ho capito bene di cosa tratti. In un certo senso questa è un'ipotesi banale. Vediamo le altre...

2) non basata sull'esistenza di sessi, oppure sull'esistenza di 3 o più sessi come in alcuni racconti di fantascienza.

3) non basata sul concetto di individuo. Per esempio potrebbe esserci un'unico individuo che monopolizza un intero pianeta, come potrebbe capitare a certi funghi giganteschi come l'Armillaria, che magari se fosse lasciata stare abbastanza a lungo potrebbe colonizzare l'intero pianeta.

4) non basata sul concetto di specie ma su una specie di continuum che varia nel tempo incrociandosi (o meno).

5) non basata sul concetto di nascita/morte. Potrebbe trattarsi di un piccolo numero di individui che "evolvono" continuamente con continuità.

6) non basata sul concetto di evoluzione: una serie di specie raggiunge una configurazione ottimale in grado di sopravvivere ad un'ampia variazione dei parametri ambientale e "ritorna" al punto di origine ogni volta che se ne allontana.

Sono concetti che dimostrano quanti concetti diamo implicitamente per scontati, senza una vera ragione per ritenerli necessari. Non sto cioè dicendo che sia così, ma semplicemente mostrando alcuni caveat nel nostro modo di ragionare.

Tra le soluzioni del Paradosso di Fermi ce n'è anche una, per esempio, che ritiene non ovvio che tutte le "culture" intelligenti convertano verso la tecnologia. In effetti, molte delle culture che si sono sviluppate autonomamente nel mondo, tranne praticamente una, quella sviluppatasi in medio oriente, non hanno ritenuto utile sviluppare una cultura "dinamica" come diamo per scontato.

Pensa agli aborigeni australiani (20000 anni di cultura identica a se stessa), o a certe culture indigene latino americane che hanno prodotto vasellame identico a se stesso per migliaia di anni. Eppure il cervello e le loro capacità intellettuali sono indistinguibili dalle nostre.

una cultura tecnica come la nostra potrebbe essere un caso unico nella Galassia. Impossibile? Anche il biglietto vincente della lotteria è unico.

Disquisizioni opinabili e discussioni infinite, materiale per la mente.
5) non basata sul concetto di nascita/morte. Potrebbe trattarsi di un piccolo numero di individui che "evolvono" continuamente con continuità.

&

6) non basata sul concetto di evoluzione: una serie di specie raggiunge una configurazione ottimale in grado di sopravvivere ad un'ampia variazione dei parametri ambientale e "ritorna" al punto di origine ogni volta che se ne allontana.

T'él chi la dimustrasiù.

:)
@ Stu:
Non ricordo dove lo lessi ma si ipotizzava una base di silicio, dove veniva spiegato che era molto difficile che si potessero formare lunghe catene molecolari.

Come base per la vita servono molecole complesse che generino legami abbastanza forti da non far decomporre la molecola ad ogni stormir di fronde ma abbastanza deboli da poter essere rotti quando serve senza dover impegnare troppa energia, il che renderebbe il gioco di valore inferiore alla candela. Esempio classico è la molecola di DNA; i legami idrogeno che tengono assieme le due semieliche non si rompono ad ogni minima variazione di pH, ma d'altra parte non è necessario un superenzima per scioglierli.
Giustamente è stato osservato che tra gli elementi che formano 4 legami simmetrici nello spazio, condizione essenziale per creare strutture in 3D lunghe e complesse, il carbonio appare l'unico papabile (e papato); il silicio, tra le altre controindicazioni (non ultima quella già notata, che il suo ossido è solido), ha anche che è più grosso, il che renderebbe meno stabile una sua eventuale molecola molto complessa.

Chiaramente ci stiamo infilando in un discorso che porta dritto al Principio Antropico, all'universo progettato apposta per ospitare la vita versus il più fortunato dei multiversi, e via andando. :-)


mi viene da pensare che quel millennio di Medio Evo sia stato una grande perdita di tempo

Ullallà, esagerato. Il rapido sviluppo da un certo punto in poi è frutto anche di conoscenze e tecniche accumulate per secoli.
E comunque è un luogo comune che nel Medioevo sia successo pochissimo.

scusate se il mio messaggio precedente è scritto da cani. Senza offesa per i cani naturalmente.

Andavo di fretta oggi :)
all'universo progettato apposta per ospitare la vita versus il più fortunato dei multiversi, e via andando. :-).

Be', allora pensa per un attimo ad un mondo privo di vita. Noi sappiamo cos'è la vita e cos'è l'assenza di vita. Ma ammetterai che senza la vita sarebbe difficile immaginarla, no?

Adesso immagina che ci sia una cosa "oltre la vita". Qualcosa di molto più complesso, talmente più complesso da riuscire qualitativamente diverso. Proprio impossibile? Secondo me non necessariamente. Potrebbe essere che vi sia la vita, l'assenza di vita, e.. .qualcosa d'altro, qualcosa che supera assolutamente la nostra immaginazione, sebbene sia basata su processi chimici.

Non ricordo dove lo lessi ma si ipotizzava una base di silicio, dove veniva spiegato che era molto difficile che si potessero formare lunghe catene molecolari..

Si, d'accordo ma, wait a minute... i computer, basati sul Silicio, in pochi decenni hanno migliorato di diversi ordini di grandezza le proprie prestazioni. Cosa possiamo immaginare che diventino in 100 o 1000 anni? Supponiamo che il trend attuale vada avanti così (ok, non è detto, ma non è detto nemmeno il contrario!).

E se si arrivasse al punto di non ritorno, quando sono in grado di riprodursi e di sostenere i cambiamenti ambientali, magari meglio di un essere vivente? Quello non sarebbe a tutti gli effetti una forma di vita, alternativa al DNA/RNA, e NON basata sul Carbonio?

E se fosse proprio questa quella cosa "oltre" la vita?
pgc, guarda che continuando di questo passo dimostrerai l'esistenza di Dio.




Quello non sarebbe a tutti gli effetti una forma di vita, alternativa al DNA/RNA, e NON basata sul Carbonio?

Uhm... ho i miei dubbi. A mio parere c'è una differenza radicale: nei computer il silicio costituisce grosso modo l'equivalente del sistema nervoso degli animali, anzi dell'encefalo mentre il resto è fatto di altri materiali. Negli esseri viventi invece in pratica TUTTE le parti sono fatte di carbonio, variamente modulato e variamente combinato con altre sostanze. Tranne quelle parti come le ossa, che possono permettersi di essere fatte di altro perchè la loro attività metabolica è assai ridotta.


PS: il discorso sull'oltre la vita mi sfugge; invece, grazie per il link sull'intelligenza aviaria. Anche se mi pare che comunque si ricada nella formazione (ovviamente per via darwiniana) di certe abilità che però, per il loro carattere molto istintuale, è difficile che possano costituire una vera intelligenza. Che vuoi farci, noi naturalisti siamo per indole fortemente ancorati alla realtà materiale, e la realtà materiale, anzi anatomica del cervello degli uccelli, ahiloro, è che è troppo primitivo.
Felice comunque di essere smentito da sviluppi futuri: non mi dispiacerebbe poter discutere di filosofia con un fringuello.
Qual è quel racconto di fantascienza in cui costuiscono un computer della madoska, bellissimo, perfetto, con dentro tutte le informazioni conosciute, in grado di rispondere a tutte le domande, e quando gli chiedono "Esiste Dio?" risponde con un sogghigno "Adesso sì!" ?
il silicio costituisce grosso modo l'equivalente del sistema nervoso degli animali, anzi dell'encefalo mentre il resto è fatto di altri materiali..

Vero, ma comunque non di Carbonio (o di solo Carbonio). In ogni caso hai un sistema "vivente" che non è basato principalmente sulla chimica del Carbonio. Se questo è possibile per mezzi artificiali, non è da escludere che non possa accadere qualcosa del genere per vie "naturali". Non sto dicendo che un giorno sul pianeta Papalla si scoprono specie viventi fatte di wafer di silicio, ma che in qualche modo la possibile esistenza di computer nel futuro che "vivono" sembra mettere in crisi l'idea che la chimica del Carbonio sia l'unica disponibile.

Non so se sono riuscito a spiegarmi. Io non sto puntando a una soluzione possibile. Sto dicendo che a volte, con un pensiero un po' laterale, si può contraddire il sistema di assunzioni che usiamo per immaginare la vita su altri pianeti.
"La risposta" di Fredric Brown. Se ti è piaciuto ti consiglio di leggere anche "L'ultima domanda" di Isaac Asimov.
Non so se sono riuscito a spiegarmi. Io non sto puntando a una soluzione possibile. Sto dicendo che a volte, con un pensiero un po' laterale, si può contraddire il sistema di assunzioni che usiamo per immaginare la vita su altri pianeti.

Vero, ma fino ad un certo punto. Se diamo per buono il fatto che l'Universo sia isotropo ed omogeneo, significa che ciò che vale qui sulla Terra, vale dappertutto.
Non possiamo sapere con certezza se esistono altre forme di vita uguali, simili o paragonabili a quelle che conosciamo, ma il fatto che ci siano delle regole biochimiche e fisiche uguali dappertutto, possiamo supporre che le eventuali forme di vita non dovrebbero essere molto distanti dalle nostre.

Magari in altre condizioni vengono favoriti gli insetti, o i rettili o la vita marina o sallamaremmacosa a scapito di quella terrestre, mammifera ed antropomorfa. Questo non lo possiamo sapere, ma non penso che la biochimica di questi esseri sarebbe molto dissimile dalla nostra.

Gli esobiologi hanno tracciato delle linee guida su dove possa essere possibile che si sviluppi la vita, ricalcando cioè quelle che sono le caratteristiche spaziotemporali che hanno dato origine alla vita qui, sulla Terra. Sto parlando della distanza del pianeta dalla sua stella che permetta all'acqua di trovarsi nei suoi tre stati, di poter avere un'atmosfera, ecc.

Probabilmente in questo Universo, dato che i presupposti dovrebbero essere uguali dappertutto, questi parametri possono essere ritenuti abbastanza oggettivi per aspettarsi di trovare delle forme di vita entro di essi. Poi entra in ballo il fattore caso, ovvero, la massa del pianeta, la sua inclinazione, il fatto che abbia un satellite che ne stabilizzi la rotazione e produca effetti mareali, l'inclinazione del pianeta che permetta una ciclicità stagionale...

Rimane comunque un principio insindacabile, secondo me, il fatto che in questo Universo sia molto più plausibile aspettarsi forme di vita basate sul carbonio che non su altri elementi e che queste forme di vita siano evolute da strutture simili al nostro DNA.

Magari, dopo l'ipotetico Big Crunch ed il successivo Big Bang "Reloaded", le cose potrebbero andare diversamente, ma qui ed ora credo che le cose non possano andare molto diversamente da come sono andate sulla Terra.
Un solo piccolo appunto sull'evoluzione di microchip: non evolvono naturalmente bensì hanno bisogno che qualcuno li costruisca materialmente più performanti, creando una nuova specie ogni 6/8 mesi. Potranno sopravvivere all'uomo una volta che li avremo costruiti senzienti? Nì...

Dipendono da una fonte energetica che ha bisogno di troppi passaggi per essere fruibile dalle macchine ed a meno che le macchine stesse non creino un surrogato umanoide in grado di aiutarle in questi passaggi, non sopravvivrebbero più dell'ultima pala eolica. Potrebbero creare delle macchine autorigeneranti con piccole porzioni di A.I., tipo i centurioni Cylon, oppure inventare delle centrali a biomassa portatili in modo da essere autosufficienti mangiando... Ma il dispendio energetico elettrico per un'intelligenza artificiale, almeno ad oggi, equivale a quello di una città, mentre noi ci accontentiamo di poche Kcal e nel nostro corpo scorrono debolissime correnti elettriche... Vero è che un computer intelligente dovrebbe essere diverso dai supercomputer odierni, infatti il nostro cervello ha capacità di elaborazione enormemente più piccole di un supercomputer, ma rimane comunque il problema del fabbisogno energetico.

Se è vero che l'evoluzione premia chi si adatta, è vero anche che tra chi si adatta, premia chi riesce a far di più con meno...
@alxman:

Grazie!

PS: gia che sei qui... non è che puoi mettere a posto il tasto "Cerca"?
Continua a non funzionare.
Provo anche io a dire la mia sulla questione "universo fatto per la vita". Da come la vedo io, il principio antropico è fortemente viziato da un punto di vista troppo soggettivo. Da quello che sappiamo sinora, l'universo è un luogo sostanzialmente disabitato. Tutti gli sforzi del progetto SETI hanno dato zero risultati (o quasi). Pensare che l'universo sia stato "creato" per noi è un po' come se un batterio che è riuscito a sopravvivere per qualche giorno in un nascosto anfratto di una camera sterile, possa pensare che l'intero ospedale sia stato costruito espressamente per lui.
Stu, in due parole, un conto è quello che è, un conto quello che potrebbe essere.

Torna indietro di 100 anni e gran parte di quello che oggi ti appare come normalità è impensabile. Lo so che i computer di oggi sono diversi da un sistema vivente. Ma in qualcosa come mezzo secolo sono evoluti in una maniera tale che è letteralmente impossibile prevedere come saranno tra 10 o 100 anni. Anche senza parlare di computer quantistici.

"Se diamo per buono il fatto che l'Universo sia isotropo ed omogeneo, significa che ciò che vale qui sulla Terra, vale dappertutto."

vero. Ma questo non significa che i vincoli di un sistema appena complesso siano prevedibili. Se non fosse normale vederlo, anche un fenomeno come le nuvole sarebbe difficilmente prevedibile. Figuriamoci se puoi vincolare matematicamente la stabilità di TUTTI i possibili composti chimici POSSIBILI, ovvero assumere che il DNA/RNA sia l'unico sistema in grado di permettere sistemi "viventi", qualsiasi cosa questo termine significhi.

"Probabilmente in questo Universo, dato che i presupposti dovrebbero essere uguali dappertutto, questi parametri possono essere ritenuti abbastanza oggettivi per aspettarsi di trovare delle forme di vita entro di essi. Poi entra in ballo il fattore caso, ovvero, la massa del pianeta, la sua inclinazione, il fatto che abbia un satellite che ne stabilizzi la rotazione e produca effetti mareali, l'inclinazione del pianeta che permetta una ciclicità stagionale... "

E' proprio questo che contesto.

Senza un esempio pratico a disposizione nessuno avrebbe immaginato la presenza di vita sulle lune ghiacciate di Giove e Titano o nei laghi profondi dell'Antartide, o nelle miniere di Uranio o nelle profondità della crosta terrestre. In altre parole, quei limiti sono corretti se si immagina che le forme di vita più probabili siano quelle come la nostra. Ma questa è un'assunzione priva di fondamenti. La nostra visione del mondo è influenzata enormemente da quello che vediamo. E' un problema da sempre. Basta rendersene conto. Piano piano stiamo cominciando a capire che quei vincoli che metti sono arbitrari: rappresentano UNA delle possibili soluzioni.

Io sono che nel giro di qualche centinaio di anni, se riusciamo a tener duro e a proseguire nel progresso scientifico e tecnologico, apparirà chiaro che queste posizioni sono naif, come suggerisce il paradosso di Fermi, che è un dato osservativo fondamentale ignorato da molti.
Sono anche io dell'opinione che un organismo di silicio strutturato come un computer (anche di ennesima generazione) non potrebbe evolversi naturalmente. Anche se le mie competenze in termini di computer e di cosa ci sia dentro al "cassone" sono elementari.
Ho ripreso in mano un librettino (circa 100 pagine) scritto da Giancarlo Bernardi e intitolato "La vita extraterrestre", che riassume un po' tutto quello che riguarda la ricerca della vita al di fuori del nostro pianeta (dalle nozioni di astrofisica alla ricerca di pianeti extrasolari e al progetto SETI): una infarinatura generale, ma comunque abbastanza dettagliata, di un argomento senza dubbio molto complesso. Anche qui, comunque, il carbonio e l'accoppiata carbonio-acqua vengono visti come le sostanze più favorevoli allo sviluppo della vita.

Non ci siamo soffermati neppure a cercare di dare una definizione di intelligenza o meglio che caratteristiche dovrebbe avere quella di una specie cosiddetta intelligente (così apriamo un'altra discussione sul sesso degli angeli! :-D).
Io penso, forse in maniera un po' antropocentrica, che una mente/cervello "intelligente" dovrebbe essere capace di apprendere, di avere contatti con l'esterno in modo da esplorare e acquisire conoscenze sul mondo/universo che lo circonda ed essere capace di fare astrazioni, estrapolazioni (o anche interpolazioni) e proporre ipotesi cui cercare conferme o confutazioni. Forse ci vuole pure qualcos'altro, ma non mi viene in mente.

Tanto per spezzare una lancia in favore dell'intelligenza dei pennuti, sembra che i piccioni possano imparare a riconoscere le opere e gli stili pittorici (non ricordo le fonti di questa notizia, quindi spero di non essere qui a scrivere l'ennesima cavolata o a diffondere una qualche leggenda urbana): se vengono mostrati loro i quadri di un pittore imparano a riconoscerli e a non cofonderli con quelli di altri e se ne viene mostrato loro uno che non hanno visto prima sanno assegnarlo al pittore corrispondente: Potremmo pensare, con un bel po' di immaginazione, che sappiano costrure degli schemi o delle regole mentali.
E' anche vero che i piccioni possono diventare superstiziosi e questo forse li rende simili a noi, ma altrettanto idioti... :-P
(Mi tocca dividere in due il discorso, perché al solito sto diventando lunga, ma mi diverto troppo a immaginare qualcosa partendo dalle basi biologiche che abbiamo intorno...)
Potrebbero esistere intelligenze/menti coloniali? Cioè diffuse all'interno di un "superorganismo" costituito da singoli individui ciascuno dei quali opera funzioni specifiche nella colonia? Ovviamente in questi casi il pensiero va subito agli insetti, soprattutto agli imenotteri (api, vespe, formiche...) e alle termiti. Gli insetti non hanno un vero e proprio cervello bensì gruppi di gangli, ma se costituiscono delle società riescono a fare cose piuttosto complesse come costruire nidi di vaste dimensioni, riconoscere i membri di una stessa colonia, esplorare il mondo circostante per procacciarsi cibo per sé e per tutta la colonia, immagazzinare riserve alimentari, difendere il nido e il nucleo della colonia a costo della loro stessa esistenza, allevare altri animali o funghi per scopi alimentari, combattere guerre contro le colonie vicine... Tutto questo è possibile grazie anche alla comunicazione tra i membri di una stessa colonia che avviene attraverso vari tipi di segnali, in primis quelli chimici (o chemiotattici). Potrebbero questi feromoni, odori e segnali di varia natura diventare qualcosa di analogo ai neurotrasmettitori di un sistema nervoso? Per ora non sembra. Forse per qualche motivo o caso non meglio specificato l'evoluzione non ha intrapreso questa via, o forse è troppo "dispendioso" dal punto di vista metabolico trasformare un gruppo di individui in qualcosa di analogo a un sistema nervoso, più dispendioso che farlo con un gruppo di cellule di uno stesso organismo e meno vantaggiso dal punto di vista dell'adattamento all'ambiente.
Altro esempio, che ho già citato, è quello delle meduse coloniali: il sistema nervoso dei celenterati è rudimentale così come le cellule che lo costituiscono, ma che succederebbe se le reti nervose degli individui di una colonia si connettessero in forme simili a sinapsi? Potrebbe generarsi una specie di mente vagante per gli oceani? Oltretutto nel mare, grazie al sostegno dell'acqua, si potrebbero creare colonie potenzialmente molto vaste. E cosa succederebbe se questo tipo di colonia nascesse dalle meduse che ha citato Stupidocane, che sono formalmente immortali? Potremmo arrivare a una mente capace di immagazzinare e organizzare un numero elevatissimo di informazioni e conoscenze? Oddio, forse per i contatti con le altre creature dovrebbero esserci delle specializzazioni in diverse meduse della colonia, perché, come è noto, la loro superficie e i loro tentacoli sono cosparsi di strutture molto urticanti che "funzionano" anche dopo la morte della medusa e se la colonia utilizzasse gruppi di individui organizzati in un tentacolo per saggiare e conoscere l'ambiente che la circonda, l'ambiente che la circonda non ne sarebbe affatto felice.

Per quello che riguarda i sessi sulle specie del nostro pianeta ne troviamo due, anche in rami evolutivi molto distanti (piante e animali, non mi ricordo se esistono eccezioni alla regola magari in qualche specie di alga, muschio o felce): potrebbe anche essere che questa risulti la soluzione migliore, cioè che garantisca la massima efficienza con il minore spreco di energie metaboliche.
Da quello che sappiamo sinora, l'universo è un luogo sostanzialmente disabitato.

E noi chi siamo, gli ultimi pirla?
L'universo appare disabitato perchè è MOLTO vasto. Ma se fosse più piccolo, non esisteremmo.



, se riusciamo a tener duro e a proseguire nel progresso scientifico e tecnologico, apparirà chiaro che queste posizioni sono naif, come suggerisce il paradosso di Fermi,

Aspetta, mi sfugge il nesso col paradosso di Fermi
Accidenti, mi sono già quasi preso del "pirla". Non se siamo gli ultimi, ma il fatto che l'universo sia così adatto alla vita non è ancora supportato da evidenze scientifiche. Forse lo è o forse la vita sulla Terra è stato un fortunatissimo incidente. "Quanto è probabile che un pianeta appena formato, con condizioni che consentano l'esistenza di acqua allo stato liquido, dia origina alla vita? Oggi non ne abbiamo nessuna idea, né disponiamo di alcun modo di ricavare stime credibili. Da quanto ne sappiamo, la risposta sta da qualche parte tra impossibile e inevitabile." Parole del chimico George Whitesides.
Sono d'accordo con te, Paolofuture: noi non sappiamo NULLA della propabilità che si formi la vita. Anzi qualcosa si! il fatto che finora non s'è fatto vivo nessuno.

"Aspetta, mi sfugge il nesso col paradosso di Fermi"

Alcune delle soluzioni del Paradosso di Fermi suggeriscono che UNO o PIU' dei passaggi necessari per consentire ad una specie "vivente" di comunicare con altri pianeti (e di avere voglia di farlo!) siano estremamente improbabili. Lo suggerisce in senso bayesiano, nel senso che sulla base di quello che vediamo dovremmo concludere, comunque sia, che qualcosa che non sappiamo sia dannatamente improbabile.
Accidenti, mi sono già quasi preso del "pirla". Non se siamo gli ultimi, ma il fatto che l'universo sia così adatto alla vita non è ancora supportato da evidenze scientifiche.

Il "pirla" non era certo rivolto a te. La frase mi sembra chiara: noi ci siamo, e siamo anche abbastanza evoluti, e questo è un dato di fatto. Per cui l'universo E' adatto alla vita. Non ci piove.
La discussione non è su questo punto, ma su quanto lo sia, come già esplicitato da molti. Ma tra un universo completamente inadatto alla vita e uno che in un solo minuscolo punto la permette c'è una differenza radicale.
Tra "niente" e "qualcosa" c'è più differenza, molta di più, che tra "qualcosa" e "qualcosa x N".
@martinobri
Per cui l'universo E' adatto alla vita. Non ci piove
Be', se dovessi progettare una macchina che ha lo 0,00000000000000000000000000000000000000000000001 % probabilità di fare ciò per cui è stata pensata, sinceramente non so se userei l'aggettivo "adatto" :-). Ovviamente, la semantica non è una scienza esatta.

Ci sono varie cose che non mi piacciono nel principio antropico. Innanzi tutto si sente spesso dire che se le costanti della fisica avessero un valore anche solo di poco diverso, non si sarebbe mai sviluppata una forma di vita intelligenza. Be', quest'affermazione, benché molto diffusa e accettata, ha il comodo vantaggio di non essere confutabile. In secondo luogo, diciamoci la verità, viene spesso tirato in ballo, a torto o a ragione, per comprovare l'esistenza di un Dio creatore.

Mi sembra che il passo tra quel poco che sappiamo sul motivo di fondo sul per cui le costanti della fisica abbiamo un certo valore e "allora deve esistere Dio" sia alquanto ampio.
[quote-"paolofuture]Non se siamo gli ultimi, ma il fatto che l'universo sia così adatto alla vita non è ancora supportato da evidenze scientifiche. Forse lo è o forse la vita sulla Terra è stato un fortunatissimo incidente.[/quote]
Sì, ma che spreco!
(Non ricordo di chi sia questa citazione: potete darmi una mano?)
Come ho ripetuto più volte stiamo facendo una discussione sul sesso degli angeli, cioè una mera disquisizione intellettuale: sulla base di osservazioni di tipo scientifico (ma certamente limitate e parziali), proviamo a ipotizzare un quadro senza avere alcuna prova concreta di ciò che sosteniamo.
Forse già nel nostro sistema solare esistono altri corpi celesti adatti a ospitare forme di vita (o che forse le hanno ospitate in passato), ma ancora non abbiamo evidenze sicure nè in un senso nè nell'altro. Perciò la nostra chiacchierata resta un semplice gioco intellettuale.
In ogni caso io sono dell'opinione che, anche se la vita nell'universo a distanze relativamente "vicine" a noi resta un'ipotesi difficile da comprovare, un progetto come il SETI abbia un grande valore e vada sostenuto. Forse sono un'illusa, ma sui "sogni" sono della stessa opinione di Lawrence D'Arabia.
Scusate il flamming, ma mi stanno capitando delle curiose coincidenze: su questo blog mi sono infognata in un discorso sulla possibile vita aliena, mentre in un altro forum (in cui normalmente si parla d'altro) mi sono trovata in un discorso sull'ipotesi di un ecosistema planetario alquanto "esotico". Forse sono semplici coincidenze... Ma siamo sicuri che le coincidenze non dicano nulla?
Stamani ho visto su un muro di casa un paio di crepe (che mi hanno portato delle infiltrazioni d'acqua): certamente dovrò chiamare l'amministratore condominiale... ma nel frattempo ho spostato il tavolo del salotto in modo da permettere l'atterraggio di un TARDIS! ;-D
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(Nel caso mi aveste scambiato per una persona seria avete modo di constatare che sono fuori come un balcone fiorito!!!)
Be', se dovessi progettare una macchina che ha lo 0,00000000000000000000000000000000000000000000001 % probabilità di fare ciò per cui è stata pensata

Veramente la probabilità che l'universo funzioni come ambiente per la vita è 1 (non 1%: le probabilità vanno da zero a 1), visto che la vita esiste.


Ci sono varie cose che non mi piacciono nel principio antropico e seguenti

Perchè tu consideri solo il principio antropico "forte": l'universo ha certe caratteristiche AL FINE DI permettere l'esistenza di esseri senzienti.
C'è anche la forma debole: l'universo ha certe caratteristiche che permettono l'esistenza di esseri senzianti.
La seconda è un dato di fatto, la prima è un'interpretazione dei dati di fatto. Lecita, ma, come noti giustamente, non unica e non provabile.
Sullo spreco di "spazio" e conseguente calcolo delle probabilità:

La scala del "mezzo" di cui stiamo discutendo è grandemente al di fuori della portata anche della più fervida immaginazione. Difficile quindi dire se l'esistenza di vita biologica su questo pianeta sia o meno uno spreco di spazio. Dopotutto credo si potrebbe utilizzare lo stesso principio se parlassimo delle distanze tra il nucleo di un atomo ed i suoi elettroni, dato che il 99% dello spazio occupato da un atomo è "vuoto".

Mi si passi il termine dal retrogusto un po' "assolutistico" ma, evidentemente le cose stanno così come stanno perché:

a) è così che doveva andare (sia sottintendendo, per chi ci crede, l'intervento di qualche entità superiore, sia che al momento della formazione del tutto quelli che riconosciamo come assiomi fisico-matematici sono al di sopra di qualsiasi Universo possibile, ergo la fisica delle particelle subatomiche tenderebbe comunque ad aderire sempre ad esse);

b) è così che è andata (nel senso, sempre per chi ci crede, che "vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole", che nel senso che al momento della formazione del Tutto, le condizioni del baby Universo hanno fatto sì che si "formasse" la matematica e di conseguenza la fisica e la chimica che conosciamo oggi, tra le infinite altre possibili, "forgiando" in un certo senso quelli che oggi riconosciamo come assiomi e leggi imprescindibili).

Se dovessimo prendere in considerazione davvero tutte le variabili possibili, la percentuale citata da paolofuture andrebbe comunque rivista in difetto di triliardi di ordini di grandezze. Dopotutto sappiamo ancora troppo poco (quasi nulla) di cosa sia il vero mattone principale della materia, ammesso che esista e non sia invece una stringa di energia...(pgc non uccidermi per questo :))

Sto quindi con martinobri: la vita esiste, quindi è possibile. Resta da vedere se è l'unico caso oppure no. Ciò che sappiamo fa supporre che non lo sia, anche calcolo delle probabilità alla mano. Ma non abbiamo riscontri reali, quindi per il momento rimaniamo giustamente scettici.

Ricordo inoltre, che è proprio per le dimensioni di quest'immensa porzione di spaziotempo che:

A) abbiamo difficoltà ad avere riscontri diretti;
B) c'è la non trascurabile possibilità che esistano miliardi di altri possibili dove la vita potrebbe prosperare;

Riguardo il punto A, anche ci fossero una o più razze aliene evolute in altre galassie, un loro segnale di contatto arriverebbe a noi (ammesso che ci mirino bene) quando ormai sarebbero estinte, magari da milioni di anni. O magari avrebbero nel frattempo trovato il modo di venire da noi e raggiungerci prima che arrivi il loro segnale, "sorpassandolo" grazie alla loto tecnologia scoperta nei secoli a venire.

Ad esempio, se il già teorizzato motore a curvatura fosse possibile, riusciremmo a "sorpassare" in pochi minuti qualsiasi segnale avessimo mai lanciato nello Spazio, anche da qualche milione di anni.

Secondo alcuni scienziati di calibro non indifferente (Michio Kaku ad esempio) potremmo entrare in contatto in qualsiasi momento. Anche ora!

(VIA! Tutti a guardare fuori dalle finestre...) :D

Piccola digressione sui viaggi spaziotemporali:
In un episodio di The Big Bang Theory, al momento della stipulazione del "Contratto tra coinquilini" tra Sheldon e Leonard,
Sheldon fa firmare una clausola che recita più o meno:
"Nel caso uno di noi due riesca ad inventare la Macchina del Tempo, dovrà materializzarsi qui ed ora"
Dopo la firma, segue un momento in cui i due si guardano attorno in silenzio.
Sheldon sbuffa deluso...
B) c'è la non trascurabile possibilità che esistano miliardi di altri possibili dove la vita potrebbe prosperare;

B) c'è la non trascurabile possibilità che esistano miliardi di altri possibili luoghi dove la vita potrebbe prosperare;
@Martinobri

Veramente la probabilità che l'universo funzioni come ambiente per la vita è 1 (non 1%: le probabilità vanno da zero a 1), visto che la vita esiste.

E invece no. Non è assolutamente possibile fare una stima di probabilità su un unico dato statistico (è qui che sta il problema di fondo nel capire se la vita è probabile o meno). Se uno compra un biglietto della lotteria e vince il jackpot non può pensare che ha avuto il 100% di probabilità (si le probabilità si possono esprimere anche in percentuale, per inciso 100% = 1, presumere l'ignoranza altrui non è mai molto gentile) di vittoria.
si le probabilità si possono esprimere anche in percentuale, per inciso 100% = 1,

"Secondo la prima definizione di probabilità, per questo detta classica, la probabilità di un evento è il rapporto tra il numero dei casi favorevoli all'evento e il numero dei casi possibili, purché questi ultimi siano tutti equiprobabili. Questa definizione è spesso attribuita a Pierre Simon Laplace (...)
Dalla definizione seguono tre regole: la probabilità di un evento aleatorio è un numero compreso tra 0 e 1; la probabilità dell'evento certo è pari a 1; (...)
De Finetti e Savage hanno proposto una definizione di probabilità applicabile ad esperimenti casuali i cui eventi elementari non siano ritenuti ugualmente possibili e che non siano necessariamente ripetibili più volte sotto le stesse condizioni: la probabilità di un evento è il prezzo che un individuo ritiene equo pagare per ricevere 1 se l'evento si verifica, 0 se l'evento non si verifica."

L'altra tua osservazione si può risolvere riflettendo sul fatto che non ha molto senso parlare di probabilità diversa da 1 riguardo a un evento che si è già verificato, visto che si E' verificato, o diversa da zero riguardo a un evento di cui si è dimostrata l'impossibilità.
esiste anche la "probabilità bayesiana", che risolverebbe il paradosso della lotteria e quello della probabilità della vita molto più agevolmente.
Appena ho tempo, se interessa, spiego come...
Volentieri
quando sorge la Luna si vede l'effetto della rifrazione dei diversi strati dell'atmosfera