skip to main | skip to sidebar
32 commenti

No, Facebook non ha annunciato il pulsante “Non mi piace”

Moltissime testate giornalistiche italofone e in altre lingue hanno annunciato con titoli cubitali l'arrivo del pulsante Dislike in Facebook, interpretandolo o traducendolo come un “Non mi piace”. Non è vero.

Mark Zuckerberg ha infatti annunciato che è allo studio l'inclusione in Facebook di una funzione che permetta di esprimere solidarietà o altri stati d'animo oltre al “Mi piace”, che spesso è fuori luogo, per esempio quando c'è una notizia grave come un lutto o un dramma. Ma questa funzione non sarà un pulsante sul quale ci sarà scritto “Non mi piace”.

Basta andare alla fonte, ossia lo stesso Zuckerberg qui, per capire che i titoli di Sole 24 Ore, CNN, Ansa, Repubblica, La Stampa e tanti altri sono sbagliati e ingannevoli. Dice infatti il boss di Facebook in traduzione:

Credo che siano anni che ci chiedono del pulsante “Dislike”... Oggi è un giorno speciale perché oggi vi posso dire che ci stiamo lavorando e siamo vicini al rilascio... Non volevamo semplicemente creare un pulsante “Dislike” perché non volevamo trasformare Facebook in un forum in cui la gente vota pro o contro i post della gente. Non ci sembra il tipo di comunità che vogliamo creare. Non è bello condividere un momento che per te è importante nella tua giornata e trovare che qualcuno gli assegna un voto negativo... Ma sono anni che ce lo chiedono e abbiamo capito che la gente non sta cercando un modo per dare voti negativi. Quello che la gente vuole realmente è poter esprimere empatia.

Quindi semmai un pulsante “Mi dispiace”, non certo un “Non mi piace”. È difficile essere più chiari di così, ma evidentemente molti non hanno saputo resistere al titolo accattivante e sensazionalista ma completamente sbagliato. Per fortuna siti antibufala come Snopes.com e Bufale un tanto al chilo e siti meno inclini al sensazionalismo, come Siamogeek e Il Post, hanno chiarito come stanno realmente le cose.
Invia un commento
I commenti non appaiono subito, devono essere tutti approvati da un moderatore. Lo so, è scomodo, ma è necessario per tenere lontani scocciatori, spammer, troll e stupidi: siate civili e verrete pubblicati qualunque sia la vostra opinione; gli incivili di qualsiasi orientamento non verranno pubblicati, se non per mostrare il loro squallore.
Inviando un commento date il vostro consenso alla sua pubblicazione, qui o altrove.
Maggiori informazioni riguardanti regole e utilizzo dei commenti sono reperibili nella sezione apposita.
NOTA BENE. L'area sottostante per l'invio dei commenti non è contenuta in questa pagina ma è un iframe, cioè una finestra su una pagina di Blogger esterna a questo blog. Ciò significa che dovete assicurarvi che non venga bloccata da estensioni del vostro browser (tipo quelle che eliminano le pubblicità) e/o da altri programmi di protezione antimalware (tipo Kaspersky). Inoltre è necessario che sia permesso accettare i cookie da terze parti (informativa sulla privacy a riguardo).
Commenti
Commenti (32)
Secondo me, se mettono un pulsante con un'icona con un pollice verso, a prescindere dal significato reale e dalla label associata gli utenti lo useranno come meglio credono, ovvero sia come "mi dispiace/sono dispiaciuto", sia come "non mi piace"...
Paolo,
dal momento che citi "il post", se posso, esprimo un pensiero al riguardo.
Mi sembra forse troppo poco che tu lo indichi come "uno dei siti meno inclini al sensazionalismo". Chi, come me, legge "il post" si rende conto che ha un'impostazone di segno inverso rispetto ai siti di informazione-spazzatura, e può a buon titolo essere considerato (anche) un sito di debunking ("anche" perché non è la sua unica funzione ovviamente).
Peraltro proprio l'utimo libro del direttore del "Post" ("Notizie che non lo erano) è un'ottimo libro di debunking, probabilmente uno dei migliori libri italiani in materia di questi ultimi anni, e appare in perfetta armonia con la linea che assumi anche tu in questo sito (come avrai visto ti nomina più volte per la tua professionalità), mentre invece non ho trovato nel tuo sito riferimenti a questa ottima lettura, mentre invece me lo sarei aspettato... ho sempre pensato che come citi i casi di cattivo giornalismo, sarebbe ottimo trovare in questo sito anche i buoni esempi offerti da giornalisti italiani (pochi, ma ci sono, come il suddetto libro). Se lo hai citato e me lo sono perso (in google non trovo tue pagine che ne parlino), mi puoi inviare il link? Se non lo hai mai menzionato, c'è qualche ragione particolare?
Se sarà un pulsante "mi dispiace" non penso che sarà associato al pollice verso che ha tutt'altro significato, ma magari ad una faccina che esprime lo stato d'animo corretto
Guarda, sono d'accordo sulla tua interpretazione di quanto intende Zuckerberg, ma in questo caso secondo me l'errore (anche da parte dei giornalisti) è lecito. Infatti se uno legge l'intero discorso si capisce cosa intende, ma l'uso di "dislike" lo rende ambiguo.
Infatti, davvero tu tradurresti "dislike" come "mi dispiace" nel senso di "mi rincresce"? A me sembra che la sua interpretazione più letterale sia appunto "Non mi piace", per esempio nel Collins: "to regard with displeasure, antipathy, or aversion".
Poi, se ho capito bene quello che intende Zuckerberg, immagino che non chiameranno il pulsante "dislike", ma forse qualcosa come "regret" o "sympathy".
@aldopaolo:

No, "dislike" non è affatto traducibile con "dispiacersi", così come "cow races" non è un insulto.

Ma infatti Zuckerberg, come riportato da Paolo, ha detto che non vogliono creare un pulsante "dislike", ma qualcosa di diverso. Non capisco dove sia l'ambiguità...
Aldopaolo, infatti è il problema principale del pulsante dislike. In italiano viene bene (mi displiace) ma in inglese devono inventarsi qualcosa di meno interpretabile.
Yes, Facebook ha annunciato il Dislike button e lo annuncia esattamente in uno di questi video. Basta sentire il video (in inglese) e lo dice lui stesso al minuto 0:30 nel video dove gli chiedono: Q: We need to have more options than just a “Like” button. Why don’t we have other options like “I’m Sorry”, “Interesting”, or “Dislike”?
MI sa che stavolta avete toppato voi.

Mark non ha voglia di mettere altri bottoni o contatori a parte il "Mi Piace", ha paura di rovinare il suo giocattolone.
Certo che sarebbero utili un "I'm Sorry" o un "I Disagree".
Il fatto che manchino è uno dei tanti motivi per cui non sono iscritto (il primo è la privacy violata costantemente).
@Arcturus: sono d'accordo sui contenuti de "ilpost.it", ottima testata che tenta di fare quello che fa Google News, ma con analisi e ricerca delle fonti.
Quello che mi dà fastidio è che si affidino a disqus per i commenti, non permettendo nemmeno di commentare come ospite, e non dando informazioni e link come fa invece Paolo Attivissimo prima della finestra dei commenti.
@fabrizio:

Non capisco perché parli della risposta e poi riporti la domanda invece della risposta.

Fai un altro piccolo sforzo, continua a guardare il video e sentirai "We didn't wanna just build a 'Dislike' button because we don't wanna turn Facebook into a form where people are voting up and down on people's posts".

Oppure potevi leggere direttamente la traduzione di Paolo nell'articolo.
Certo che sarebbero utili un "I'm Sorry" o un "I Disagree".

Sì. Il tasto "I disagree" sarebbe utile per capire quanta gente levare al volo dalle amicizie, virtuali e reali.

Facebook è già sufficientemente pieno di persone che parlano attraverso i link, attraverso le false citazioni di Jim Morrison o le scritte nere su sfondo giallo, perchè non sanno mettere in fila due parole di senso compiuto. Utenti che mettono "mi piace" a tutti gli status delle ragazze di cui sono cotti, anche quando scrivono delle banalità o delle cretinate mostruose, solo perchè non sono capaci di chiedere loro di uscire a bere qualcosa. Fenomeni che mettono il like pure a chi scrive "stanotte è morta mia nonna" perchè non sono nemmeno capaci di scrivere "mi dispiace".

Ci manca solo che questi minus habens ora abbiano un giocattolo nuovo con cui andare a dispensare pollici versi nelle bacheche altrui. Perchè è troppo comodo dire "non sono d'accordo" con un click col ditino e poi starsene rintanati nel silenzio. No, se qualcuno deve dissentire da ciò che scrivo, ha tutto il diritto di farlo, ma deve argomentare la sua opinione. Altrimenti tace,

Ricordatevi che quelli che si vantano di dire sempre quello che pensano (o a voce o con un click ) il più delle volte non hanno nessuno che chiede la loro opinoine.
E se proponessimo i pulsanti "Who cares?" (simile al nostrano Echissenefrega) e "WTF?" (What The Fuck? ovvero MaCheCazzo?)...
Diverse volte mi capita di incontrare post e video che aggiungono rumore e fastidio ad un internet già satura di porno e gattini..
In mezzo a sta massa di contenuti prodotti da milioni di scimmie urlatrici sarebbe auspicabile identificare le cose di cui NON EFFETTUARE IL BACKUP. In tal modo, una volta passate di moda, si avrebbe l'oblio per le stronzate. Non sto parlando di censura, piuttosto di un sistema di rating che smorzi la massa dei cretini. Siccome i contenuti davvero intelligenti, quelli che portano idee e progresso, sono ormai la minoranza, necessita un metodo per contenere la montagna di deiezioni che intasa la nostra vita digitale. Parliamone.
Come facciamo ad arginare la montagna di cacca che milioni di scimmie urlatrici producono da pc, tablet, cellulari.. ?
Propongo i pulsanti "WhoCares" per i contenuti che hanno zero rilevanza per il progresso dell'umanità.
Ed il pulsante "WhatTheFuck?" (MaCheCazzo..?) per i contenuti che oltre ad avere rilevanza zero hanno avuto un costo rilevante per esere prodotti.
Non è censura, si tratta di mettere in dialisi l'internet.
I contenuti con un elevatissimo numero di WhoCares o WTF semplicemente vinceranno un bel flag "DO NOT BACKUP. EVER."
Perché se vogliamo far emergere buone idee, creatività, progresso.. per forza di cose tocca lasciare che le stronzate finiscano nell'oblio. Oppure ci teniamo una rete con porno e gattini ;-D
E se proponessimo i pulsanti "Who cares?" (simile al nostrano Echissenefrega) e "WTF?" (What The Fuck? ovvero MaCheCazzo?)...

Esistono già. Si chiamano "nascondi post" e, nel peggiore dei casi "rimuovi dalle amicizie": ti consentono di scremare tutti i post che tu non ritieni degni della tua attenzione, senza per questo avere la presunzione di estendere il tuo metro di giudizio anche agli altri.
No perchè io per primo, tante volte, leggo cose che mi annoiano, mi perplimono o mi fanno dubitare delle teorie di Darwin. E, quando queste iniziano a provenire da una stessa utenza, utilizzo uno dei due tastini che ho citato prima. Ma non vado a dirgli "chi se ne frega?" perchè non posso dare per scontato che ad altre persone, invece, non possa interessare. Anche perchè, quando le bacheche di FB si trasformano in rassegne giornalistiche, sfoghi esistenziali, riflessioni spicciole di finti intellettuali, forse è peggio di quando trovo le bachece costellate con video di gattini o le notizie di Lercio, che magari mi strappano una risata.


Siccome i contenuti davvero intelligenti, quelli che portano idee e progresso, sono ormai la minoranza, necessita un metodo per contenere la montagna di deiezioni che intasa la nostra vita digitale. Parliamone.

Se uno cerca idee e progresso su Facebook, forse sta sbagliando qualcosa ;)
Replicante, è già due volte che parli di foto di gatti come esempio in negativo. Occhio, che la tua possibilità di accesso a questo blog è a rischio :-D



si tratta di mettere in dialisi l'internet.

Bello!
è già due volte che parli di foto di gatti come esempio in negativo.

Veramente l'ho fatto solo una volta (commento 14) e scrivendo come preferisca molto di più i gattini rispetto ai finti filosofi che trasformano FB in una rottura di palle incredibile :)

Se ti dicessi che pure io sono possessore di felix-domesticus-fancazzus-omnies-dies cambieresti opinione? :)
Ehm... ma ogni tuo commento è così denso di significati che vale per due...

(il tuo gatto sa arrampicarsi sui vetri?)
Con poca banda e scarso storage, ai tempi delle BBS, se sprecavi queste preziose risorse per fesserie ti linciavano. Quando inviare un telegramma costava caro NESSUNO si sarebbe sognato di scrivere cose inutili. Ora gli stessi bit possono veicolare una risonanza magnetica allo specialista oltreoceano oppure il video di un bimbominkia fatto male col cellulare. Che si tratti di social network, portali istituzionali, blog, motori di ricerca.. si fa sempre più fatica a scremare, valutare, distinguere. Per questo auspico che nella rete si trovi il metodo di operare ina selezione darwiniana della qualità dei contenuti. Avete presente l'inizio del film Idiocracy? E'un attimo ritrovarsi sommersi dai cretini. Mi vengono in mente i terrestri di Wall-E, e gli abitanti di Golgafrincham.
Scusate per i lamenti nostalgici di un informatico Old School (lunga vita ai Spippolatori).
Con poca banda e scarso storage, ai tempi delle BBS, se sprecavi queste preziose risorse per fesserie ti linciavano. Quando inviare un telegramma costava caro NESSUNO si sarebbe sognato di scrivere cose inutili.

Appunto. Ora i tempi sono cambiati e la tecnologia permette di trasmettere molti più dati con costi e tempisticche incredibilmente minori. Abbiamo delle comodità e dei vantaggi che 20 anni fa nessuno sarebbe stato in grado di sognare. Davvero qualcuno preferirebbe tornare ai tempi dei piccioni viaggiatori solo perchè, all'epoca, nessuno sprecava un piccione per scrivere una frivolezza? Io non ci penso nemmeno...anche perchè se la tecnologia dovesse fermarsi solo per impedire a certi fessi di usarla in modo scorretto, sarebbe come darla vinta a quei fessi.
In fondo pensa questo: pure tu stai usufruendo di queste comodità scrivendo i tuoi commenti. In pochi secondi il tuo pensiero è comparso su un blog che viene letto da migliaia di persone. Anni fa, forse, i tuoi commenti sarebbero stati considerati spam o comunque "troppo pesanti" e saresti stato costretto a sintetizzarli o modificarli

si fa sempre più fatica a scremare, valutare, distinguere. Per questo auspico che nella rete si trovi il metodo di operare ina selezione darwiniana della qualità dei contenuti.

E quindi tu lasceresti a qualcun'altro il compito di scremare per te i contenuti che non ti interessano? Non ti viene in mente che il sistema di rating di cui parli sarebbe uno strumento in mano in primis alle persone contro cui ti stai scagliando? Non ti viene in mente che potrebbero essere i tuoi contenuti ad essere ritenuti meno interessanti? Hai mai notato che su FB ottengono più like le foto delle coscie femminili in spiaggia rispetto ad un link di Medbunker? Pensi che un articolo che sbugiarda l'omeopatia possa ottenere più apprezzamenti rispetto alla foto di un agnello col fumetto che dice "non mangiarmi"?

Avete presente l'inizio del film Idiocracy? E'un attimo ritrovarsi sommersi dai cretini.

Hai fatto proprio l'esempio sbagliato.
Idio-cracy----> governo di idioti. Ovvero: dai il potere agli idioti e questi governeranno il mondo.
Io preferisco che i minus habens abbiano il diritto di usare internet come preferiscono (nei termini di legge, ovviamente) anzichè il potere di giudicare e valutare il modo in cui la utilizzano gli altri. Anche perchè sappiamo tutti che gli idioti hanno molto più tempo per stare su internet rispetto alle persone che portano avanti il mondo e la cultura.
Ok, Replicante Cattivo, mi hai quasi convinto. Ma allora che si fa? Proponiamo ai minus habens di rinunciare al diritto di voto in cambio.. di banda larga gratuita a vita? Panem et circenses gratis, purché non pretendano di decidere del loro futuro? ;-D
In effetti qualcosa di simile già accade.. la schedatura di massa dei dati personali, gusti, opinioni, abitudini.. uhmm. Oddio, sto diventando come Marco Calamari (aka Cassandra)!
Va beh, problema per ora irrisolvibile, chiudiamola qui, dai.
Complimenti a Paolo ed alla qualità del suo lavoro.
Ed un ringraziamento alle splendide persone che frequentano questo spazio :-)
Ma allora che si fa? Proponiamo ai minus habens di rinunciare al diritto di voto in cambio.. di banda larga gratuita a vita? Panem et circenses gratis, purché non pretendano di decidere del loro futuro? ;-D

Assolutamente no, perchè nel momento in cui qualcuno propone un metodo per togliere un diritto ad altre persone, deve essere consapevole che un giorno qualcuno potrebbe riservargli lo stesso trattamento. Anche perchè, a chi spetterebbe il diritto di prendere questa decisione? E se un giorno decidesse che le donne non possono più votare? E se decidesse di far votare solo le persone diplomate?
Ti faccio notare che, da alcuni anni, in Italia esistono diverse persone che sono seriamente convinte che bisogna impedire il voto agli anziani. Non è una battuta! C'è davvero chi, in periodo di elezioni, chiede ai propri contatti di impedire a genitori/nonni/zii di andare alle urne (oppure di lasciarli andare, ma solo con la promessa di mettere la X su una determinata casella....alla faccia della libertà!). Se già l'idea è assurda di per sè, lo diventa ancora di più quando si pensa che queste persone sono, notoriamente, tra i più grandi boccaloni della rete...e che magari non sono mai andati a votare negli anni passati. Quindi non possono lamentarsi se in passato il voto dei loro nonni contava più del loro.

Il fatto che anche gli stupidi abbiano il diritto di votare e di esprimere il proprio pensiero è il "prezzo" da pagare per un diritto ancora più grande, che è quello della democrazia. Preferisco che FB sia pieno di idioti che credono ai link del "Corriere del corsaro" anzichè rischiare di rinunciare al mio diritto di postare sulla mia bacheca un link anticlericale o una vignetta di Charlie Hebdo.
Con poca banda e scarso storage, ai tempi delle BBS, se sprecavi queste preziose risorse per fesserie ti linciavano. Quando inviare un telegramma costava caro NESSUNO si sarebbe sognato di scrivere cose inutili.

Appunto. Ora i tempi sono cambiati e la tecnologia permette di trasmettere molti più dati con costi e tempisticche incredibilmente minori
.

Penso che si possa dedurre che Internet, o meglio, la sua ampiezza di banda, sia come un filtro: più stretta è, più sono "fini" le informazioni che vi passano.

Ed è logico che sia così, perché più la connessione è lenta più hai tempo per pensare sulla qualità di ciò che metti online.
Penso che si possa dedurre che Internet, o meglio, la sua ampiezza di banda, sia come un filtro: più stretta è, più sono "fini" le informazioni che vi passano.
Ed è logico che sia così, perché più la connessione è lenta più hai tempo per pensare sulla qualità di ciò che metti online.


E' lo stesso motivo per cui, quando esistevano solo lettere cartacee o le fotografie su pellicola, prima di utilizzare tali risorse si valutava più volte se ciò che stavamo scrivendo/fotografando meritasse di essere impresso su carta (anche in virtù del costo necessario all'operazione) ed eventualmente recapitato a qualcun'altro.
Nel momento in cui tali operazioni sono diventate gratuite, istantanee e non vincolate da limiti di spazio fisico, è logico che siano state utilizzate anche per veicolare informazioni di poco conto, aggiungendo un sacco di "rumore" al traffico globale. Ma sinceramente, non rimpiango quei tempi :)
è logico che siano state utilizzate anche per veicolare informazioni di poco conto, aggiungendo un sacco di "rumore" al traffico globale. Ma sinceramente, non rimpiango quei tempi

Io sì. Perchè mi pare che ci sia una sostanziale differenza tra siti come questo, in cui c'è una certa selezione dei contenuti (automatica e non imposta, ed è bene che rimanga così), ed altri in cui possono scrivere cani e porci. Riguarda la creazione di contenuti, contenuti di valore intendo, un avanzamento nel sapere. Frequento FB quotidianamente, ma non mi sembra di vedere una gran creazione di nuovi concetti interessanti, se non umoristici (ben vengano, per carità). E se si creano dei contenuti, si creano distorti alla radice, come quando uno inventa una frase da bacio perugina che fa venire il latte alle ginocchia e la attribuisce a menti come Oscar Wilde, Einstein, Madre Teresa. Al massimo FB va bene per pubblicizzare contenuti però creati altrove, ma che comunque annegano nel rumore di fondo.
FB è un divertente passatempo, a volte molto divertente, ma come strumento di pensiero direi che non ci siamo.
Io sì. Perchè mi pare che ci sia una sostanziale differenza tra siti come questo, in cui c'è una certa selezione dei contenuti (automatica e non imposta, ed è bene che rimanga così), ed altri in cui possono scrivere cani e porci. Riguarda la creazione di contenuti, contenuti di valore intendo, un avanzamento nel sapere.

Una cosa non esclude l'altra.

Chi usa FB per cercare contenuti, valori, idee, o è un povero illuso, oppure è uno che sbaglia fin dal principio. FB è un luogo di cazzeggio, come un qualsiasi birreria: in birreria nessuno vieta a nessuno di fare discorsi seri o di partorire l'idea del secolo, ma è molto più facile che il tutto sia annegato in una marea di discorsi frivoli, rutti, barzellette, discorsi qualunquistici e tutto il "rumore" possibile immaginabile.Se uno vuole un avanzamento del proprio intelletto, non va in birreria: va a teatro, rimane a casa a leggere un libro o va a un convegno del Cicap...tutte situazioni dove troverà una quantità di argomenti estremamente ristretta (a livello quantitativo), ma qualitativamente più alta.

Allo stesso modo, su internet ci sono infititi luoghi la cui lettura e frequentazione portano un avanzamento del sapere, proprio perchè l'utilizzo di certi luoghi è regolamentato, moderato e "meno libero". Se ti ricordi, anche il Disinformatico, ad un certo punto, ha dovuto limitare le possibilità dei commentatori (applicando la moderazione) perchè, tra complottisti, troll e pedanti vari, stava aumentando il rumore di fondo.

Ma la cosa bella è che il mondo tecnologico attuale garantisce entrambe le cose, senza obbligare nessuno a frequentare ambienti troppo colti o troppo frivoli per i suoi gusti.
Oddio, anche ai tempi delle connessioni a consumo "vere", sai, modem e abbonamenti internet a pagamento c'erano flame, discussioni inutili, spammer, gente che postava idiozie. Ci sono sempre stati.
@Replicante
Il fatto che anche gli stupidi abbiano il diritto di votare e di esprimere il proprio pensiero è il "prezzo" da pagare per un diritto ancora più grande, che è quello della democrazia.

D'accordo sulla democrazia, ma il suffragio universale è proprio neccessario? Magari subordinare il diritto di voto ad un esamino gratuito di educazione civica, da sostenere presso il proprio Comune, con validità rinnovabile ogni, chessò, dieci anni?
D'accordo sulla democrazia, ma il suffragio universale è proprio neccessario? Magari subordinare il diritto di voto ad un esamino gratuito di educazione civica, da sostenere presso il proprio Comune, con validità rinnovabile ogni, chessò, dieci anni?

E un esamino non credi che sia un po' troppo poco per stabilire chi siano le persone che hanno realmente il diritto di votare? Non credi che potrebbero passarlo anche quelle persone che poi ripetono a pappagallo la storia del "presidente del consiglio non eletto dal popolo" o che poi si documentano su siti bufala come Voxn*ws e Cate*aum*na? Se tale esame deve essere una formalità, come l'esame della vista per il rinnovo della patente, sarebbe totalmente inutile.
A meno che non si voglia istituire un esame più serio e difficile....e in quel caso il diritto di voto sarebbe consentito solo a quelli che hanno avuto la possibilità di studiare a dovere tali argomenti. Ergo: sarebbe comunque una distinzione classista, che escluderebbe automaticamente chi, per motivi economici o famigliari, non ha potuto accedere a tali studi.
Fermo restando che questo genere di esami, può servire a valutare la cultura di una persona, non la sua intelligenza.

Essere ignoranti (o stupidi) non è una colpa nè un reato, ma è solo una situazione. Pretendere di escludere gli ignoranti porta solo al risultato che un giorno, qualcuno più acculturato di noi (ho detto "acculturato" e non "intelligente") potrebbe decidere di far valere lo stesso ragionamento. Immagina un mondo dove votano solo i laureati....
@Replicante
Premesso che la mia, specialmente nei dettagli organizzativi, è più una provocazione che una vera proposta, credo che l'idea di base, ossia che il voto non sia un diritto assoluto ma condizionato, non sia così campata per aria. In fondo già oggi, in alcuni casi, il diritto di voto viene sospeso o cancellato.
Quanto alla questione del "Presidente del Consiglio non eletto", ne ho parlato questo giugno sul mio blog (non voglio approfittare dell'ospitalità di Paolo, se ti interessa trovi il link nel mio profilo di Blogger).
Premesso che la mia, specialmente nei dettagli organizzativi, è più una provocazione che una vera proposta

Un po' lo avevo intuito, ma comunque la mia risposta è da considerarsi destinata a quelle persone che davvero sono convinte che il diritto di voto andrebbe assegnato in base alla "preparazione" dell'elettore (che in quel caso sarebbe puramente nozionistica).

Ma, volendo allargare il discorso, qualsiasi criterio si possa immaginare per limitare il diritto di voto, presenterebbe almeno due problemi di fondo:
1) quali sono le persone che possono stabilire tali criteri? in che modo tali criteri possono essere considerati più giusti di altri? Dubito che qualcuno voterebbe mai un criterio che, automaticamente, lo escluderebbe dal diritto di voto...quindi sarebbero tutti voto "di comodo" :)

2) limitare l'accesso alle urne, in nessun modo garantirebbe una maggiore bontà del voto. Anche perchè il concetto per cui "il voto di quella persona non è valido" è qualcosa di puramente soggettivo....tutti noi siamo convinti che il nostro voto sia quello più giusto rispetto a quello di chi si è espresso diversamente.

In fondo già oggi, in alcuni casi, il diritto di voto viene sospeso o cancellato.

Non conosco bene le casistiche, ma credo queste casistiche riguardino quasi esclusivamente persone con gravi disturbi fisici/mentali (e per cui la revoca del diritto di voto è solo una delle tante
inibizioni a cui sono sottoposti). Non mi sembra che il diritto di voto possa essere tolto solo per questioni culturali o etiche.
queste casistiche riguardino quasi esclusivamente persone con gravi disturbi fisici/mentali

Anche qualche reato grave ha come pena accessoria (non so se è il termine giusto) la perdita dei diritti politici.
Anche qualche reato grave ha come pena accessoria (non so se è il termine giusto) la perdita dei diritti politici.

Infatti, quando parlavo di disturbi fisici e mentali, ho scritto "quasi esclusivamente" proprio perchè avevo il dubbio che il diritto di voto potesse essere revocato anche a in seguito a condanne penali particolarmente gravi. Attenzione, ho detto "revocato", non "sospeso": googlando velocemente, ho letto che chiunque venga condannato ad almeno 5 anni di carcere, perde temporaneamente il diritto di voto durante il periodo della detenzione, dando per scontato che possa recuperarlo una volta scontata la pena.

Forse dico una fesseria, ma credo che una revoca totale del diritto di voto in seguito a condanna penale, possa avvenire solo per è in carcere a vita o per chi ottiene l'interdizione definitiva dai pubblici uffici. In ogni caso, come dicevo prima, la perdita dei diritti politici rientrerebbe in un quadro più ampio di provvedimenti ed inibizioni a carico del condannato.