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2020/04/08

La Stampa pubblica i deliri di Benedetta Paravia sul 5G. Però le fake news son colpa di Internet, mi raccomando

Ultimo aggiornamento: 2020/04/11 10:10.

Sono arrivate moltissime segnalazioni di un articolo a firma di Benedetta Paravia su La Stampa che pubblica falsità, deliri e assurdità a proposito della telefonia 5G.

Pubblicare queste scemenze inqualificabili proprio in un momento in cui nel Regno Unito gli idioti anti-5G hanno iniziato a dar fuoco ad almeno venti installazioni di telefonia mobile (perché dicono che il 5G facilita il coronavirus) rasenta l’istigazione a delinquere.


Non ho tempo di sbufalare una per una tutte le infinite stupidaggini scritte da Benedetta Paravia (per i curiosi che l‘hanno chiesto: sì, è questa Benedetta Paravia). Né, francamente, ho voglia di sostenere un ennesimo dibattito sul 5G. Se per colpa degli imbecilli non verrà installato, pazienza, non me ne può fregar di meno.

Mi limito a notare che La Stampa adesso spaccia l’articolo della Paravia per una “opinione controcorrente”, con tanto di titolo modificato, ma in realtà lo aveva pubblicato inizialmente nella sezione Cronaca, come evidenzia l’URL originale (www.lastampa.it/cronaca/2020/04/06/news/il-valore-della-salute-e-quello-del-profitto-il-5g-1.38686965), diverso da quello successivo (www.lastampa.it/opinioni/2020/04/06/news/il-valore-della-salute-e-quello-del-profitto-il-5g-1.38686965).

Anni di debunking, di articoli tecnici dettagliatissimi, di spiegazioni di fisica di base che dimostrano che le paranoie anti-5G sono infondate quanto quelle dei terrapiattisti, e poi arriva Benedetta Paravia che dall’alto della sua laurea “con lustro in Giurisprudenza” [sic] prende i fatti e li usa come carta igienica. E un giornale la pubblica. Anzi due giornali, o perlomeno due testate, visto che l’articolo è uscito anche su Il Secolo XIX, che appartiene allo stesso gruppo. Ho salvato su Archive.org l’originale dell’articolo su La Stampa e sul Secolo XIX.

Posso solo dire che se il direttore di un giornale ritiene che sia giusto e sensato rifilare ai propri lettori quella diarrea mentale fottendosene dei fatti e della deontologia, se ha il coraggio di spacciare per “opinione” ciò che di fatto è una balla, e se l’Ordine dei Giornalisti non interviene, allora il giornalismo è morto e ancora non se ne è reso conto. Ed è stato assassinato dall’interno, da direttori incoscienti per il quale il termine responsabili è una foglia di fico che da tempo non copre più le vergogne.

Mi sono limitato a segnalare pubblicamente la cosa a Vodafone, Huawei, Ericsson e WindTre, che oltretutto sono spesso inserzionisti pubblicitari del giornale che li sta infangando. Chissà che magari il rischio di perdere gli introiti pubblicitari possa arrivare dove la dignità giornalistica fallisce. Ma qui mi fermo, perché se i giornali sono contenti di lavorare così, e se i lettori sono contenti di continuare a leggerli, impegnarsi a fare debunking non serve a nulla.

Però la prossima volta che sento qualcuno dire che le fake news sono colpa di Internet e i media tradizionali sono il baluardo contro la disinformazione, lo prendo a schiaffi con l’articolo di Benedetta Paravia e lo mando affanculo. Scusate il turpiloquio, ma stavolta mi sono proprio rotto.

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Avvertenza: Qualunque commento che sostenga dubbi o tesi anti-5G o dica “ma c’è un articolo che...” verrà cestinato. La fisica di base e l’epidemiologia hanno già chiarito come stanno le cose ed è inutile riaprire un dibattito che non c’è. Quindi non provateci nemmeno. Grazie.


2020/04/08 16:00


La Stampa ha rimosso l’articolo. È un buon risultato. Meglio ancora sarebbe non pubblicarne più in futuro. Vedremo: nel frattempo, la stessa testata ha pubblicato questa lettera di debunking di Marco Bella, deputato del Movimento 5 Stelle, che risponde specificamente all’articolo di Benedetta Paravia.


2020/04/11 10:10


Benedetta Paravia, su Facebook, l’ha presa molto sportivamente e con garbo “Hanno censurato anche il Messaggero Veneto ed un nuovo eunuco, questa volta un blogger che afferma non avere interessi in materia, parla di me:”.





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