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2016/04/03

Come abbiamo scoperto la velocità della luce? Ne parlo su Le Scienze

Per il numero 572 de Le Scienze ho scritto un articolo basato su una domanda: come facciamo a sapere che la velocità della luce è quella che è, e quando ce ne siamo accorti?

La risposta è nota a qualunque appassionato di storia della scienza, ma mi è sembrato un bell’esempio di come lavora il metodo scientifico quando si trova di fronte a un fenomeno misterioso e apparentemente inspiegabile come un ritardo nei ritmi del cosmo. Buona lettura!

17 commenti:

Fabio Quell'Altro ha detto...

Non sapevo scrivessi per Le Scienze.

https://goo.gl/gjpcTs

Bravo come sempre.

Ps: con Firefox stamattina non mi si visualizza l'area per commentare, con Chrome si.

Paolo Alberton ha detto...

Che bell'articolo, mi è piaciuto molto.

rico ha detto...

@Fabio Quell'Altro: spesso per commentare devi andare prima su "quell'altro": nel mio caso google.it, cliccare su "Accedi" e mettere mail e password, poi ricaricare la pagina di Attivissimo, e appare il riquadro dei commenti.
Per ora solo Firefox su Linux mi permette il reindirizzamento, con altri browser o sistemi operativi mi devo prima "loggare".

Rubik ha detto...

...Ma l'articolo è online?

Ciskje ha detto...

Vuoi 39 euro per l'abbonamento ad una rivista per leggere il tuo articolo?

Paolo Attivissimo ha detto...

Vuoi 39 euro per l'abbonamento ad una rivista per leggere il tuo articolo?

Certo che no. Penso che si possa comperare il singolo numero in edicola, e comunque nella rivista c’è tanto altro oltre al mio articoletto.

Marco ha detto...

I tuoi articoli e quelli di Bressanini sono i primi che leggo quando compro la rivista... Da marzo siete in tre...

Federico ha detto...

Paolo, piccolo suggerimento: visto che il Gruppo Editoriale della rivista è il medesimo di "Repubblica" puoi suggerire che si parlino fra redazioni prima di pubblicare fesserie pseudo-scientifiche di cui spesso parli nei tuoi post?

abc ha detto...

Se siete così tirchi provate a cercare nella emeroteca della vostra città, nella mia "Le scienze" si trova (anzi, a questo proposito sarebbe interessante conoscere quali riviste scentifiche sono presenti nelle vostre biblioteche).

chrjs ha detto...

Esempio sicuramente interessante e didattico per promuovere il metodo scientifico.

Ero abbonato a Le Scienze tuttavia ho disdetto in quanto al 95% della rivista si parla di biologia e al massimo di cosmologia.
Di scienze dell'informazione purtroppo nessuna traccia: noi informatici si vede che non siamo ben visti.
@Paolo che ne pensi?

Scatola Grande ha detto...

Miiiiiii..... dovrò aspettare che mi arrivi l'ultimo numero......ma ci dovrebbe essere anche l'accesso online.....

Io da tempo uso l'abbonamento triennale.

Turz ha detto...

Come abbiamo scoperto la velocità della luce?

Semplice, abbiamo preso l'aereo di Repubblica e diviso per 4 :-)

Arcturus ha detto...

Vuoi 39 euro per l'abbonamento ad una rivista

"ad una rivista"?

Non posso credere che esistano persone che abbiano un minimo di interesse per la scienza, e che parlando di "Le Scienze" dicano "ad una rivista", come se ne sentissero parlare per la prima volta.

Non è questione solo di sapere che cosa sia "Le Scienze" (storicamente e attualmente)... chi si interessa di materie scientifiche ad un livello che non sia leggere "Focus" nella sala d'aspetto del barbiere, do per scontato o che sia abbonato a "Le Scienze", o che almeno lo sfogli ogni mese in edicola e lo acquisti ogni volta che individua argomenti di proprio interesse.
(contando che si tratta comunque di una rivista divulgativa e non strettamente accademica, anzi, direi l'unica vera rivista divulgativa accettabile in Italia che tratti di tutte le scienze e non di un solo settore).

Altrimenti si è molto distanti dall'iniziare soltanto a capire che cosa sia la cultura scientifica minima di base che una persona può avere.

Donato ha detto...

@chrjs:
> Ero abbonato a Le Scienze tuttavia ho disdetto in quanto al 95% della rivista si parla di biologia e al massimo di cosmologia.

La leggevo con grandissimo interesse parecchi anni fa (fine anni '70, inizio anni '90), ma rispetto ad allora la qualità degli articoli è molto peggiorata.
Secondo me.

Scatola Grande ha detto...

Diciamo che la rivista sta cercando di allargare il target cosa che la versione americana forse si può permettere di non fare.
Oggi ci sono articoli giornalistici che prima non c'erano ma c'è anche molto materiale prodotto in Italia, ad esempio tutte le rubriche.
Mi manca Giochi Metamagici di Gardner e Scienza in casa. Ma alcune cose si trovano in rete.
Per me resta comunque interessante, soprattutto per conoscere la ricerca in campi diversi dal mio.

pgc ha detto...

Possiedo ancora TUTTI i numeri dell'edizione italiana di Le Scienze dal n.ro 14 al ... bo', era il 1999 quando lasciai l'Italia... "Vuoi Scienze Americane?" mi chiedeva sempre il giornalaio di Via Cimone a Monte Sacro, Roma. Richiedeva un certo sforzo leggerla, uno sforzo che oggi che l'attention span medio è quello della lettura di un messaggio di Twitter - 2-3 secondi - sarebbe impensabile. Ma la leggevo tutta-tutta, dalle Lettere al Direttore a Giochi Matematici di Gardner. Non ho mai avuto il coraggio di buttare la mia collezione, anche se occupa un sacco di spazio in un ripostiglio della mia casa italiana. Le darei volentieri ad una Biblioteca, ma a chi vuoi che interessi?

Quando la cominciai a leggere ero un bambino e non capivo praticamente niente, ma per me è stata fondamentale. Piano piano ho cominciato a capire un argomento e poi un altro. Paradossalmente leggevo con interesse soprattutto quello che non riguardava il mio argomento principale, l'Astronomia, proprio perché negli altri campi proprio non sapevo nulla.

Era l'unica rivista seria di scienza che si potesse trovare in edicola e non ne è mai uscita una paragonabile in Italiano. La aspettavo ogni 14 del mese come fosse Natale (Wikipedia dice che uscì nel 1968 ma a me pare di ricordare prima...). Allora il Direttore era Felice Ippolito, che la fondò negli anni '60 (Wikipedia dice nel '68 ma a me pare di ricordare che fosse disponibile nel 67). Quant'era bella, seriosa, con quell'equilibrio ineguagliato tra divulgazione e professionalità, e con acrobazie vere e proprie per evitare l'uso della matematica nello spiegare argomenti complessi e di frontiera.

Continuai per anni ed anni a comprarla. Al Liceo il mio migliore amico era appassionato di scienza come me. Quando usciva ci mettevamo a discutere di cosa ci fosse nell'ultimo numero come fosse la Gazzetta dello Sport. In seguito divenne uno dei 3 fondatori di Rudi Matematici, che credo abbia un blog sulla rivista, un risultato che non smetto di invidiargli.

Adesso francamente mi pare che le cose siano cambiate. Le riviste di divulgazione scientifica vogliono STUPIRE, non INFORMARE come faceva allora "Scienze Americane". Allora era uno scienziato che parlava. Da scienziato, non da divulgatore. Dalla copertina la rivista ti diceva che non permetteva sconti: due colonne di testo continuo, con poche foto e pochissime pubblicità. Vuoi leggermi? E allora preparati a dover STUDIARE.

Scatola Grande ha detto...

Alcune delle nuove rubriche, specialmente i blog sul sito, sono veramente interessanti.

Il fatto che non ci siano altre riviste all'altezza penso sia la conseguenza di essere solamente 60 milioni di cui i lettori sono troppo pochi. Chi scrive in inglese, anche solo di madrelingua, ha un pubblico nettamente più ampio.