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2016/10/07

Alternative a WhatsApp: Google Allo, troppo poco troppo tardi?

Un ascoltatore del Disinformatico radiofonico mi ha chiesto un parere su Google Allo (per Android e iOS), la recente app di messaggistica che dovrebbe essere la risposta di Google allo strapotere di WhatsApp. In sintesi: troppo poco, troppo tardi, anche se le chicche interessanti non mancano.

Le somiglianze con WhatsApp sono davvero notevoli, al limite del plagio, per cui usare Allo per chi già usa l’app di Zuckerberg non è un problema. L’autenticazione si basa esclusivamente sul numero di telefonino, per cui non è obbligatorio associare Allo al vostro account Google.

Sono molto utili le risposte preconfezionate, che imparano dal vostro stile di scrittura, e i suggerimenti automatici in base al contesto: se per esempio state chattando di andare a mangiar fuori, Allo propone i nomi e gli orari dei ristoranti più vicini (senza dover uscire dall’app per cercarli e poi rientrare nell’app per copiaincollarli).

L’invio di messaggi di testo semplice da Allo a chi non ha Allo è molto allettante: se il destinatario ha un iPhone, i messaggi vengono convertiti in SMS tradizionali; se ha un Android, riceve una notifica che sembra un’anteprima di Allo. Ma in entrambi i casi i messaggi arrivano da numeri brevi, non dal vostro numero, e chi li riceve può sapere che li avete mandati voi soltanto perché Allo inizia il messaggio scrivendo il vostro nome.

Non c’è, però, la possibilità di usare Allo su più di un dispositivo o su computer o su tablet (se non ha una SIM), e soprattutto le conversazioni normali non sono cifrate end-to-end (da quando escono dal dispositivo a quando arrivano al destinatario) come quelle di WhatsApp ma sono leggibili da Google: devono esserlo per poter fornire i suggerimenti contestuali. Per fare una conversazione cifrata con Allo è necessario utilizzare la modalità Incognito, che però conserva comunque sul dispositivo un archivio della conversazione.

Questo, nota per esempio la Electronic Frontier Foundation, è un brutto modo di usare la cifratura, perché fa risaltare i messaggi sensibili (che sono cifrati) rispetto alle conversazioni normali (che sono in chiaro), mentre WhatsApp e altri applicazioni di messaggistica cifrano tutto, in modo che le conversazioni da proteggere si perdono nel mare di messaggi innocui perché sono tutte cifrate allo stesso modo.

Ma il limite principale di Allo è che arriva troppo tardi: è inutile usare un’app di messaggistica se non la usa nessun altro dei nostri amici, e ormai quasi tutti gli utenti sono su WhatsApp o Telegram, nel bene e nel male.

9 commenti:

Max De Poli ha detto...

Non c’è, però, la possibilità di usare Allo su più di un dispositivo o su computer o su tablet

E allora possono tenerselo...

rico ha detto...

La stessa obiezione di EFF è stata fatta da Edward Snowden, il quale ha ovviamente consigliato di non usare Allo.
Però il contenuto del messaggio ha importanza fino a un certo punto: in una sorveglianza contano più i log, cioè dove, quando e a chi si inviano i messaggi.

Scatola Grande ha detto...

Whatsapp ha rimosso dal codice l'impossibilità di essere installato su tablet. Prima bisognava modificare l'apk in modo da non fargli capire che stava per essere installato su tablet, altrimenti non si installava. Oggi ne permette l'installazione ma avvere che il tablet non è supportato. Per l'attivazione basta l'SMS su un numero mobile. PRovato di persona.
Se non sbaglio, lo stesso vale per Telegram.
Per Allo non ho provato.

LordBrady ha detto...

Troppo tardi, in effetti. Come il BBM di Blackberry che pur avendo imperato ben prima dell'avvento di app quali WhatsApp, Telegram etc e pur essendo per tutte le piattaforme (forse la migliore in assoluto) è oramai relegata all'uso sporadico di pochi irriducibili utenti Blackberry. Me compreso. :-)

supermere ha detto...

la tua chiosa è significativa

ST ha detto...

Solo io trovo un po' "inquietante" il fatto che il sistema "capisca" quello che scrivo? NE avevo già avuta una prova su gmail, quando per lavoro scrissi la frase "come ha visto nell'allegato che le ho mandato" e quando ho fatto invia ho avuto il seguente avviso "nel tuo messaggio accenni ad un allegato che però non è presente, inviare comunque?".
Utile, ma inquietante.

Aron Fiechter ha detto...

Ci sono rumors riguardo a Google che sta lavorando ad una versione di Android con funzionalità di ChromeOS incluse, con nome in codice "Andromeda". Il nuovo OS sarebbe chiuso, e funzionerebbe su smartphone, tablet, convertibili, laptop e pc. L'OS potrebbe potenzialmente portare Allo su tutte le piattaforme (ma non è chiaro in che modo, se continuerà ad essere necessario il numero di telefono per identificarsi).

martinobri ha detto...

Solo io trovo un po' "inquietante" il fatto che il sistema "capisca" quello che scrivo?

No, non l'unico.
Però l'esempio che porti non è il più adatto. Riconoscere la semplice presenza di una parola è ben diverso che riconoscere il significato di un discorso. Tanto più se metaforico.

Scatola Grande ha detto...

ST,
la storia dell'allegato c'è da alcuni anni ma non è che esprima chissà quale intelligenza. Nota la parola allegato e vede che non c'è alcun allegato.
In ogni caso si, ci sono macchine e programmi che leggono tutto quello che scriviamo per ricavarne statistiche. Lo fanno, ad esempio, tutte le app tastiera per Android per adattarsi alle nostre abitudini e prevedere le parole che stiamo digitando. Lo fanno i correttori ortografici.
E' abbastanza inquietante perché non abbiamo il controllo su quello che succede e ci dobbiamo fidare.