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Le bufale di Agi.it sulle "foto mai viste" degli sbarchi lunari

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi piace, potete farne una anche voi per incoraggiarmi a scrivere ancora. L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. Ultimo aggiornamento: 2017/05/05 23:00.

Il 3 aprile Agenzia Giornalistica Italia (Agi.it) ha pubblicato questo articolo a firma di Patrizia Caraveo, intitolato “Le foto mai viste dello sbarco sulla Luna” (copia su Archive.is; pseudolink).


Se mi conoscete, sapete che l’esplorazione della Luna è una delle mie passioni, e quindi vedere che qualcuno parla di presunte “foto mai viste” mi fa ribollire il sangue, perché so già in partenza che la notizia è una fandonia. Vediamo quante perle ci sono in questo articolo di Agi.it.

2017/04/06 17:40. Dopo la pubblicazione iniziale di questo mio articolo, Riccardo Luna (direttore di AGI) ha pubblicato una dettagliata risposta. Ho aggiornato il testo seguente per tenerne conto. A mio avviso restano, anche dopo la risposta, due errori storici importanti (descritti nei punti 3 e 5): Agi.it insiste a dire che esiste una foto della prima impronta di Neil Armstrong e che non esistono fotografie di Armstrong sulla Luna. I dati tecnici e le fonti dirette smentiscono entrambe le affermazioni. Queste due affermazioni false (e ribadite insistendo di aver ragione anche dopo che è stato segnalato documentatamente l’errore), insieme al titolo ingannevole, per me classificano questo articolo di Agi.it come una bufala.


1. Foto “mai viste”


Il titolo è “Le foto mai viste dello sbarco sulla Luna”, ma in realtà tutte le foto mostrate nell’articolo sono elencate e archiviate da oltre quarant’anni nei cataloghi pubblici della NASA, che dalla fine degli anni Sessanta sono a disposizione di chiunque li voglia consultare (ho le copie cartacee d’epoca). Forse non le avrà mai viste Patrizia Caraveo, ma titolare che sono “mai viste” è falso e suggerisce rivelazioni clamorose che in realtà non ci sono.

Obiezione di Agi.it: “il titolo è un errore della redazione di AGI e quindi mio.... Ma in che senso? Dice “foto mai viste” intendendo al grande pubblico, cosa che è vera. Si poteva fare un titolo migliore però: e non ci consola che anche tutti (forse, tutti: tutti quelli che ho controllato su Google: magari qualcuno no), tutti i giornali del mondo che hanno raccontato questa storia abbiano deciso di titolare “mai viste”. O meglio, in inglese, “Unseen”, che poi è anche il titolo del libro che è stato tratto dalle foto. Unseen, mai viste. Perché la sostanza è quella. E quindi si tratta di un titolo migliorabile, ma di bufale stavolta non vedo traccia.”

Risposta mia: Bastava scrivere “rare”.


2. Rullini speciali


L’articolo dice che “La NASA aveva fatto sviluppare una pellicola ultrasottile ed anche il loro rullino era stato modificato per contenere 200 pose (invece delle 24 o 36 canoniche).” Falso: anche i caricatori o dorsi (non “rullini”) standard delle fotocamere Hasselblad comunemente acquistabili (dalle quali furono derivate quelle usate sulla Luna) erano in grado di tenere fino a 200 pose, anche se i dorsi abitualmente utilizzati ne tenevano 12 o 16. Basta guardare un manuale Hasselblad o consultare qualche fonte tecnica. E la pellicola era derivata da quelle usate per le ricognizioni fotografiche in alta quota (supporto in poliestere Estar).



Obiezione di Agi.it: “la Caraveo dice che le pose “canoniche” erano 24 o 36 (mentre per Attivissimo “i dorsi standard” erano 12-16 pose); ma mica dice che non esistevano quelle da 200 pose: dice anzi che la NASA aveva fatto sviluppare una pellicola ultrasottile” e che “anche il loro rullino era stato modificato per contenere 200 pose”. Quindi, dice la Caraveo, la macchina fotografica conteneva già 200 pose e la NASA aveva modificato il rullino in modo che potesse servire nelle condizioni proibitive di una missione lunare. Anche qui, non vedo bufale: ma probabilmente fra le “pose canoniche” la Caraveo avrebbe potuto dire 12-16 invece di 24 e 36.”

Risposta mia: Apprezzo la rettifica sulle 24 e 36 pose, ma “modificato per contenere 200 pose” implica che prima di questa modifica non c’erano caricatori da 200 pose. La documentazione che ho fornito dimostra che questi caricatori c’erano già, per cui l’errore di Agi.it rimane.


3. Esiste una foto della prima impronta di Neil Armstrong


Tra le immagini “mai viste”, dice la Caraveo, ci sarebbe “la prima impronta di Neil Armstrong”. Falso: non esiste alcuna documentazione fotografica della prima impronta umana sulla Luna. La foto di un’impronta che viene spesso spacciata per “prima impronta” (la AS11-40-5877) mostra in realtà una delle tante orme fatte dal collega Buzz Aldrin (non da Armstrong) e fotografata non per motivi storici ma semplicemente per documentare il modo in cui si comporta la polvere che copre la superficie lunare.

Obiezione di Agi.it: “Patrizia Caraveo, che di mestiere, come vedremo fra poco, fa l’astrofisica, mi scrive al riguardo: “Negli archivi ci sono sia la foto di Neil con stivale, sia quella dell'impronta fatta da Aldrin (solo impronta, senza scarpa). Si può dibattere quale sia la più iconica ma se la foto non c'è nel mio articolo non si può dire a quale ci si riferisca.”

Risposta mia: Ho chiesto ad Agi e alla Caraveo quale sia questa “foto di Neil con stivale” e sono in attesa di chiarimenti. Attenzione: secondo il testo originale della Caraveo, non è un’impronta qualsiasi, ma è “la prima impronta di Neil Armstrong”. In attesa della risposta, resta il fatto, storicamente documentato in dettaglio, che la prima impronta di Armstrong sulla Luna fu fatta dal suo piede sinistro, quando lasciò cautamente l’appoggio sulla zampa del Modulo Lunare situata sotto la scaletta. Poi Armstrong calpestò la zona ripetutamente, come si vede nelle riprese video, per cui non ci può essere una foto della prima impronta di Neil Armstrong. Se esistesse davvero una foto della prima impronta del primo essere umano sulla Luna, sarebbe una foto documentatissima e di certo sarebbe citata dalla Bibbia delle missioni lunari, l’Apollo Lunar Surface Journal. Non c’è.


4. Umidità esterna sui finestrini


L’articolo dice che sui finestrini del veicolo spaziale si accumulava “umidità dell’atmosfera (che bisognava attraversare durante il lancio)”.


La foto è della missione Apollo 12, è la AS12-50-7372 e non mostra “umidità dell’atmosfera”: è condensa formatasi fra le lastre di vetro del finestrino (fonte: Apollo 12 Mission Report, pagina 7-17) molto dopo l’uscita dall’atmosfera terrestre.

Obiezione di Agi.it: Scrive la Caraveo: “La foto dell'oblò voleva solo essere un esempio. Anche perché oltre all'umidità c'è il gasamento dei materiali esposti al vuoto cosmico. Noi lo vediamo nei nostri rivelatori ma non volevo farla troppo lunga”. E aggiunge Riccardo Luna: “non vedo ancora delle clamorose bufale, ma quando si scrivono queste cose è giusto essere precisi anche a costo di farla lunga”.

Risposta mia: Su Internet lo spazio non manca: bastavano due parole in più, senza farla “troppo lunga”, ma comunque l’errore è parzialmente ammesso. Nessun problema.


5. Non ci sono foto di Armstrong sulla Luna


La Caraveo dice che “l’unica foto di Neil Amstrong che passeggia sulla Luna è un "selfie" che mostra Neil riflesso nella visiera del casco di Buzz.”. Falso: esiste la foto AS11-40-5886, che ritrae Armstrong al lavoro accanto al Modulo Lunare. Qui sotto ne vedete un dettaglio:


Obiezione di Agi.it: In sintesi, Riccardo Luna invoca Gene Kranz (direttore delle missioni Apollo), dicendo che Kranz ha dichiarato che l’unica foto di Neil Armstrong sulla Luna che può mostrare è il suo riflesso nella visiera del collega Aldrin, come dice la Caraveo.

Risposta mia: Gene Kranz è un mostro sacro della direzione dei voli spaziali, ma non è l’autorità finale in materia di fotografia delle missioni spaziali (esattamente come un’astrofisica, per quanto indubbiamente competente nella propria materia, non è la persona giusta alla quale far scrivere un articolo di storia dell’astronautica). L’autorità finale è l’Apollo Lunar Surface Journal della NASA, e in particolare lo stesso Neil Armstrong, che dice: “In May 1987 after studying a copy of the 'Apollo 11 70mm Photographic catalog' sent to him by Lee Saegesser (NASA HQ History Office) Armstrong confirmed to me that 5886 was the one.” Inizialmente, insomma, si credette che non ci fossero foto di Armstrong sulla Luna, ma nel 1987 un riesame delle foto e della cronologia della missione dimostrò che la AS11-40-5886 mostrava Neil Armstrong e non Buzz Aldrin come si pensava.


5. Chicca finale: l’articolo di Agi.it è sostanzialmente copiato dal Daily Mail (aggiornamento: no, ho sbagliato: da Time)


Confrontate l'articolo di Agi.it con questo articolo del Daily Mail (copia su Archive.is; pseudolink) uscito il giorno prima: stesse foto, stesse didascalie, stessa promozione a un nuovo libro di fotografie delle missioni Apollo. Qualcuno direbbe “Sarà un caso? Noi crediamo di no”.


Obiezione di Agi.it: “La fonte del post della Caraveo, e di tutti gli articoli che sono stati pubblicati nel mondo nei giorni scorsi sul tema, non è il Daily Mail. E’ il TIME. Nel post della Caraveo viene correttamente citato il libro della NASA, ma non il TIME. Con il senno di poi andava fatto, è una regola che in AGI ci siamo dati e la colpa non è della Caraveo, che l’autrice del blog, ma della redazione di AGI e quindi mia.” E inoltre: “A me preme aggiungere due cose. La prima è una nota sull’autrice del pezzo. Che francamente è inaccettabile spacciare per una “spacciatrice di bufale”. Patrizia Caraveo è una astrofisica di fama mondiale”.

Risposta mia: Accetto sulla parola la dichiarazione che la fonte usata dalla Caraveo sia TIME invece del Daily Mail. Mea culpa, e ho rettificato per tenerne conto. Ma se confrontate le didascalie delle foto usate da Time e Daily Mail capirete perché ho sospettato che la fonte fosse il copiatissimo Mail. Queste, per esempio, sono le didascalie per la foto del finestrino bagnato:

AGI: Le foto servivano anche per fare capire i problemi riscontrati, come questo finestrino decisamente difficile da utilizzare. L’umidità dell’atmosfera (che bisognava attraversare durante il lancio) poteva fare questi scherzi. Per fortuna, l’intervento del Sole faceva evaporare l’umidità e ripuliva gli oblò.

Daily Mail: During the Apollo missions, NASA made photography a high priority by redesigning cameras that could operate in space. Gas trapped between layers of glass or moisture picked up on the way out of the atmosphere could make windows (pictured) impossible to use, though the fogging or streaking would often clear up as the sun warmed the spacecraft skin.

TIME: Spaceflights were often reconnaissance missions and dirty portholes could make that job impossible. Gas trapped between layers of glass or moisture picked up on the way out of the atmosphere could make windows impossible to use, though the fogging or streaking would often clear up as the sun warmed the spacecraft skin. The public saw only the pretty pictures shot through clear windows, but here the Apollo 12 crew took a shot to show NASA the challenges they faced.

E queste sono le didascalie per la foto del parafango rotto:

AGI: Oppure le scene di vita vissuta come quando Gene Cernan, missione Apollo XVII, utilizzò quattro mappe lunari ripiegate per riparare un parafango del rover lunare (altrimenti si sarebbe sollevata troppa regolite lunare finissima e appiccicosa che avrebbe potuto rovinare gli ingranaggi del motore).

TIME: After the first of three lunar expeditions, the fender on the right rear wheel of the Apollo XVII lunar rover broke off. “Oh, there goes a fender. Oh shoot!” commander Gene Cernan could be heard exclaiming on the air-to-ground loop. That was a problem because lunar dust is finer than confectioner’s sugar and in the 1/6th gravity of the moon, it got kicked up easily by the rover’s tires, potentially fouling machinery and even the astronauts’ life support equipment. The solution: four lunar maps folded just so and fastened with what Cernan called “good old-fashioned American gray tape.”

Daily Mail: After the first of three lunar expeditions, the fender on the right rear wheel of the Apollo XVII lunar rover broke off. 'There goes a fender', Commander Gene Cernan could be heard exclaiming on the air-to-ground loop over the fender mishap. The solution: four lunar maps folded just so and fastened with what Cernan called 'good old-fashioned American gray tape' 

Cosa più importante, non metto in dubbio la competenza della Caraveo in astrofisica e non la chiamerei mai una “spacciatrice di bufale”. Ma i fatti dimostrano che questo suo articolo contiene degli errori fattuali gravi, che non corregge nonostante io le abbia portato prove documentali dirette (compresa persino la conferma personale di Neil Armstrong). E l’errore più importante, a mio avviso, è quello di metodo della redazione, ossia prendere un’astrofisica per scrivere un articolo di storia dell’astronautica, quando serviva semmai uno storico dell’astronautica.


2017/05/05 23:00


L'articolo della Caraveo è stato corretto togliendo le frasi errate che avevo segnalato e aggiungendo questa nota: “Questo post è stato corretto in alcuni passaggi dopo il fact-checking fatto da Paolo Attivissimo sul sito Il Disinformatico (al quale AGI ha risposto con un post del direttore RIccardo Luna). In particolare è stato corretto il fatto che in una delle foto ci sia la prima impronta di Neil Armstrong. Ed è stato levato il passaggio sul fatto che non esisterebbero foto di Neil Armstrong sulla Luna”. Ma per arrivare a questo risultato non è bastato questo articolo: è stato necessario un incontro personale e un giro di telefonate e di mail con Riccardo Luna. E tanta, tanta insistenza da parte mia per difendere la storia dell'astronautica.
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Commenti
Commenti (31)
Copiare dal Daily Mail è un epic fail a priori. Anche le rare volte il Daily Mail le dice giuste :)
Non è l'unica bufala di AGI,e meno male che "la verità conta".

Dando uno sguardo veloce al sito mi è subito balzato all'occhio un articolo che attesta che un cellulare su cinque e una console su quattro in commercio sono falsi.

L'articolo è ingannevole a livelli di malafede incredibili. Il rapporto infatti parla di un quinto dei prodotti import, ovvero quelli acquistati all'estero e spediti per posta, e non di un generico quinto dei prodotto elettronici come AGI tenda subdolamente di fare intendere.

Inoltre la categoria "console" include in realtà anche le periferiche, principalmente i controller. E sono proprio questi ultimi ad essere contraffatti, mentre le console contraffatte sono solitamente cloni di apparecchi datati (super nintendo, megadrive, master system etc.) dato che contraffare una console di ultima generazione risulterebbe persino più costoso di acquistarne una genuina.

In parole povere quello che si sa da decenni. Non bisogna assolutamente fidarsi di acquistare apparecchi tecnologici online in siti non specializzati e di dubbia affidabilità, molti dei quali hanno trovato terreno fertile su Ebay.

Di contro il mercato ufficiale, le grosse catene di distribuzione e ovviamente i maggiori negozi online vendono esclusivamente prodotti originali.
....copiato dal Daily Mail
Un sogno: che un giorno questi diffusori di panzane si rendano conto che il daily mail può servire solo per accendere il fuoco (o per pulire i vetri)
Quando l'uomo (o la donnna in questo caso) con l'astrofisica incontra agi.it l'uomo (o la donna) con l'astrofisica e' un uomo (o una donna) morto (o a)
Leggo il blog di Paolo da oltre dieci anni.
E' la seconda volta che commento.

Articoli come questo sono preziosi, non solo per l'elevato valore informativo, ma soprattutto per quello educativo.

Apprendere e ragionare sul fatto che una accredita agenzia giornalistica italiana, con quasi 70 anni di tradizione, produca tale e tanta spazzatura, per di più a firma di una "astrofisica", la dice lunga sull'attendibilità dell'informazione nel nostro Paese.

Per questo ringrazio Paolo.
Mi scuso per l'O.T.

PS. "Paese" maiuscolo, perchè voglio ancora avere speranza nel futuro..
L'AGI è l'agenzia di cui mi fido maggiormente ma ultimamente sta facendo diversi passi falsi..
Ecco un altro dei motivi per cui stimo Paolo: l'imparzialità.
Aveva lodato AGI.it per la pubblicazione della pagina mancante del dossier su Monti, Renzi e Draghi (affare Occhionero).
Adesso invece "bastona" AGI.it per le bufale lunari.
L'astrofisica Patrizia Caraveo è moglie del fisico/divulgatore Giovanni Bignami, ex-Presidente dell'Agenzia Spaziale Italiana ed ex-Presidente dell'INAF.
Strano, eppure è triste vedere che anche una persona come Patrizia Caraveo che sono anni che scrive di scienza, soprattutto astronomia, e di cui ricordo molti articoli sulle riviste di astronomia amatoriale, a cominciare da l'Astronomia di Margherita Hack e Corrado Lamberti, cade nella trappola degli articoli copiati (e pure sbagliati, in questo caso).

Un caso di nome prestato con troppa leggerezza alla redazione?
O un caso di "mi hanno chiesto di scrivere un articolo e non so da dove iniziare, cerchiamo su Google tanto nessuno lo noterà".
La foto in cui si vede Armstrong fa parte di una sequenza panoramica a 360° scattata da Aldrin.
Qui la composizione degli scatti:
http://www.lpi.usra.edu/resources/apollopanoramas/images/print/original/JSC2007e045375.jpg
Il direttore dell'AGI ti ha risposto.

http://www.agi.it/blog-italia/casa-agi/2017/04/06/news/le_foto_e_le_bufale_quasi_mai_viste_della_luna-1656864/
Divido il commento in 2 parti perchè troppo lungo. PARTE 1 di 2

Seguo e apprezzo questo blog da anni e mi scuso in anticipo se non ho mai inviato un commento per esternare il mio apprezzamento per il lavoro di Paolo, ma ho invece deciso di esprimermi per la prima volta per muovergli una critica. Ho appena letto la replica di Riccardo Luna e i rispettivi controcommenti di Paolo, e mi preme dire che, per quanto reputi corrette le contestazioni che vengono mosse all'articolo della Caraveo, ritengo che i dettagli al contorno di questo post - dettagli che però finiscono con l'essere sostanziali e non marginali - siano sbagliati e, soprattutto, controproducenti rispetto al fine da raggiungere, ovvero quello di veder finalmente sparire le bufale dal mondo di internet e dell'informazione in generale.

Provo a spiegarmi meglio.

La parola "bufala" ricorre ripetutamente, sia nel titolo del post, sia nelle etichette dello stesso ("antibufala", "giornalismo spazzatura"), sia nell'hashtag - che su Twitter vale quanto, se non di più, un titolo di un giornale - associato ai tweet (#bastabufale). Leggendo il post, e le successive correzioni, si comprende bene di cosa si parla, ed è dettagliato per ciscuna delle obiezioni mosse all'articolo di AGI quali siano classificabili come imprecisioni, quali come errori, quali come refusi, e via dicendo. Ma, come avviene per i giornali o le TV, ciò che maggiormente colpisce il lettore/telespettatore è il contorno atteraverso cui la notizia viene fornita, ovvero in questo caso la parola bufala, che è quella che dà il titolo, etichetta e definisce l'argomento trattato. E non basta dire "non metto in dubbio la competenza della Caraveo in astrofisica e non la chiamerei mai una “spacciatrice di bufale”", se poi pubblico un articolo su qualcosa scritto da lei e gli attribuisco titolo, etichette e hashtag che parlano di bufale e giornalismo spazzatura.
Al di là della forma, questo post afferma sostanzialmente che ci sia su AGI un articolo che spaccia bufale, scritto da una astrofisica di nome Patrizia Caraveo.
PARTE 2 di 2
Ora mi domando - e chiedo anche a Paolo - senza alcun intento polemico: è giusto definire bufala qualunque tipo di informazione inesatta, o incompleta, o addirittura sbagliata? E' vero che si puo' dire che una affermazione inesatta o incompleta è falsa, ma è sufficiente per definirla una bufala? La mia non è una domanda per gli accademici della Crusca o per avviare un dibattito sofista, ma vuole mettere in evidenza un aspetto pratico della questione delle fake news che di recente è balzata agli onori delle cronache (non su questo blog in verità, dove la faccenda è indirizzata da anni): le bufale fanno male. Sono pericolose. Possono avvelenare la salute (vedi bufale sui vaccini), la società (vedi i vari complotti su 11/9 ed altro), il vivere civile (si pensi alle bufale che di recente sono divenute protagoniste della scena politica italiana e mondiale). E non nascono per caso. Non spuntano casualmente come un'erba cattiva. Sono create da persone consapevoli di quello che stanno facendo. Da veri "spacciatori di bufale", che esattamente come gli spacciatori di stupefacenti sanno bene il danno che produce la sostanza che distribuiscono ma sono molto più interessati al tornaconto che ne ricevono nello spacciarla. E' vero che molti contribuiscono alla loro diffusione per superficialità, o sciatteria, o ignoranza, ma chi le pubblica all'inizio lo fa scientemente, consapevole del danno che arreca e soprattutto dei benefici che spera di trarne.
Le bufale e gli spacciatori di bufale sono un nemico che va combattuto - come tu Paolo, insieme a molti altri, fai già da tempo - e combatterlo spesso richiede tempo ed energie elevate, ma sono e siamo convinti che ne valga la pena. Ha senso quindi, e qui ritorno al concetto che tutto questo sia controproducente, inserire nella schiera dei nemici - le bufale e i relativi spacciatori - anche gli errori, le imprecisioni, le inesattezze? A mio parere no, in primis perchè allargare la lista dei nemici disperde energie preziose (combattere le bufale è arduo ma fattibile, combattere gli errori in genere mi sembra invece una lotta coi mulini a vento...) che invece andrebbero concentrate, ma soprattutto perchè in un mondo dove fioriscono le fake newes le nostre parole sono importanti e non vanno usate con faciloneria. Una affermazione sbagliata non è una bufala, è un errore. Anche se questa affermazione riguarda un argomento che mi appassiona e sul quale sono estremamente competente, per cui la mia percezione è che si tratti di un errore macroscopico, rimane sempre un errore. Lo segnalo. Lo correggo. Aggiungo informazione e dettagli che arricchiscono i lettori di entrambi i soggetti interessati (sia l'AGI che questo blog). Ma non gli stampo il marchio di bufala, perchè un'affermazione sbagliata non è una bufala. Non devo combatterla, bensì correggerla. E il suo autore non è un nemico. E chi, come te, conosce i meccanismi di propagazione delle informazione, sa bene che spesso ciò che resta di una notizia, più che il suo contenuto, è proprio la sua etichetta, il suo titolo. E a mio parere questa etichetta, in questo caso, sia l'AGI che la Caraveo non la meritavano.

Mi scuso per l'essere stato così prolisso, e ribadisco ancora una volta che apprezzo il lavoro che fai sin dai primordi (il "cacciatore di bufale"), e mi spiace non aver trovato altra occasione per dirtelo prima.

Un saluto

Giampiero
secondo me è comprensibile la reazione di Paolo.
Lui è di fatto un esperto del settore della storia delle esplorazioni lunari e capisco il suo fastidio quando legge titoli, di fatto, falsi.
La bufala/notizia falsa c'è: che ci siano state delle foto nascoste e pubblicate di recente per la prima volta.

E' falso.
E' il classico tentativo acchiappa click.
E' un titolo disonesto.
Il fatto che TUTTI GLI ALTRI FANNO COSI' è una scusa pessima.
Personalmente io seguo ILPOST.IT e non ho visto titoli del genere.

Poi gli errori successivi vanno in secondo piano.
Sicuramente Paolo è stato puntiglioso, ma ragazzi, è stato corretto.
L'AGI dopotutto ha fatto una buona figura, rispetto ad altri che cercano di nascondere la malefatta, e Paolo ha fatto il suo mestiere.

Personalmente apprezzo chi mi aiuta a capire dove sbaglio piuttosto che l'amico pietoso che non mi dice nulla.
Il medico pietoso fa morire il paziente. sempre.

Ciaoo

Dopo aver letto la risposta di Luna e le tue precisazioni devo ammettere che il Disinformatico non ne esce benissimo. Avrei trovato più corretta un replica "morbida" e/o una sorta di retromarcia, in fondo hanno ammesso il peccato di superficialità.
Giampiero,

è giusto definire bufala qualunque tipo di informazione inesatta, o incompleta, o addirittura sbagliata?

In questo caso, secondo me, sì. Perché un errore può capitare e allora lo si chiama errore. Ma qui ce ne sono tanti, e il più grave è quello di aver scelto una persona competentissima nella materia A per parlare di un'altra materia che non c'entra nulla.

Non solo: gli errori sono stati segnalati e documentati, eppure Agi e la Caraveo insistono a dire che hanno ragione loro. Mi spiace, e capisco la riluttanza di un direttore di testata ad ammettere di aver sbagliato, ma insistendo nell'asserire di avere ragione quando in realtà ha torto.

Che diamine, ho portato persino la testimonianza diretta di Neil Armstrong, e ancora non basta. Allora l'etichetta di bufala è meritata.
Il punto 4 della replica (umidità), a mio parere, non è un errore parzialmente ammesso, è un errore e basta: l'umidità nel vuoto non si può condensare. E questo non l'hanno spiegato con chiarezza.
Quello che si vede nel finestrino è condensa intrappolata nell'intercapedine tra un vetro e l'altro, poi magari anche ghiacciata.
vit32,

devo ammettere che il Disinformatico non ne esce benissimo. Avrei trovato più corretta un replica "morbida"

Se pensi che la mia non sia stata una replica morbida, non ne hai mai letta una delle mie “dure” :-)

Non ho capito: Agi.it scrive un articolo zeppo di errori, quando glieli faccio notare (documentandoli) dice che hanno ancora ragione loro, e io non ne esco benissimo? Bizzarro punto di vista :-)
I rullini da 24 e 36 pose erano in formato 135 o 24x36 millimetri. Le Hasselblad erano invece di classe superiore conosciuta come "medio formato" che raggruppava un insieme di macchine che usavano la stessa pellicola ma il cui fotogramma aveva dimensioni diverse. La pellicola era venduta in 2 formati, il 120 e il 220 e il secondo era lungo il doppio del primo. Il numero delle pose ottenibili era in funzione della lunghezza del fotogramma che, per l'Hasselbad, era noto come 6x6 che Wikipedia dice corrispondere a 55x55 mm. Le pose erano quindi 12-16 per il 120 ed esattamente il doppio, 24-32, per il 220.
Un'obiezione terminologica, if I may, a proposito delle foto mai viste/rare. Per me non va bene nemmeno rare (mi fa sempre sorridere quando vedo usare quest'aggettivo a proposito di materiale pubblicato sul web, come certi video di YouTube). "Raro" significa che ne esistono pochi esemplari. Io in questo caso direi "poco note".
Le pose erano quindi 12-16 per il 120 ed esattamente il doppio, 24-32, per il 220.

Per la precisione: 16 pose si ottengono con il magazzino A16 in formato 4,5x6 (reale 42x55 mm).
Pellicole 120 o 220 richiedono (richiedevano) magazzini diversi e dedicati (A12 e A24) in quanto la 120 ha (aveva) la carta di protezione e la 220 no;
poi Hassi aveva appunto anche il magazzino A70 dedicato alla pellicola perforata, tipo cine, con capacità fino a 200 fotogrammi.
@Giacomo Manfredi

Il commento del direttore dell'AGI è in molti punti una vera e propria arrampicata sugli specchi (con anche alcune affermazioni palesemente false e molti rigiri di parole per far credere che sia Caraveo che Attivissimo hanno scritto cose che in realtà non hanno scritto).
Ridicolo. Scrivono quantomeno inesattezze ed è colpa di chi gliele fa notare.
Non solo, ma si arrampicano sui vetri pur di avere comunque ragione.
Paolo,
ho letto la loro replica e oltre a riempirti di complimenti si mettono evidentemente sulla difensiva e ammettono parte degli errori.
Ribadisco ai miei occhi non ne esci benissimo, non in termini di "verità" ma di rigidità.
Dalle mie parti si dice "Peso el tacon del buso". La risposta di Agi è comparabile alla negazione della realtà. Su tutti gli esempi il fatto che si giochi su interpretazioni della lingua davvero bizzarre per nascondere la balla.

Per chi accusa Paolo di aver esagerato: il titolo è una palese forma di acchiappa-click. Bufala al 100%!
il titolo è una palese forma di acchiappa-click.

Eh, beh, però anche Paolo a volte è ricorso al clickbaiting :-D

PS: il titolo originale era leggermente diverso :-D
Non capisco perché diciate che Paolo ha esagerato. Le foto non sono inedite e tutto il resto è quantomeno impreciso. Se a voi sta bene leggere notizie scritte con tanto pressappochismo forse siete sul blog sbagliato 😀
Il Lupo,

Non capisco perché diciate che Paolo ha esagerato. Le foto non sono inedite e tutto il resto è quantomeno impreciso

Grazie. Poco fa ho sollecitato di nuovo Riccardo Luna a chiedere alla Caraveo la prova dell'esistenza della "foto della prima impronta" di Armstrong asserita dalla Caraveo anche dopo le mie segnalazioni. Mi sembra che si voglia far finta di niente e sperare che ci si dimentichi dell'episodio.
Aah, italiani, popolo di santi, poeti e navigatori*... oltre che maestri nell'arte del farfintadinientismo.

Avanti così Paolo.

* See, lo so che non è corretta/completa...
Poco fa ho sollecitato di nuovo Riccardo Luna a chiedere alla Caraveo la prova dell'esistenza della "foto della prima impronta" di Armstrong asserita dalla Caraveo anche dopo le mie segnalazioni. Mi sembra che si voglia far finta di niente e sperare che ci si dimentichi dell'episodio.

Per mia esperienza a questo tipo di solleciti (e non parlo di prove dell'esistenza di una foto ma di fatti che avrebbero potuto avere risvolti penali) c'è chi risponde dando del pignolo attaccabrighe che fa perdere tempo agli altri che hanno ben altro da fare.

Insomma, cercano di farti passare dalla parte del torto.

Nel mio caso fecero scrivere anche la lettera di diffida dal loro avvocato, evidentemente neolaureato, visto che il suo contenuto dimostrava il loro torto.

Come lo si potrebbe chiamare "instant legal karma"? :-D