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2020/05/10

Storie di Scienza: se la spia fa la maglia, la maglia fa la spia

Phyllis Latour Doyle, un’inglesina di padre francese e madre britannica, aveva ventitré anni quando si lanciò col paracadute da un bombardiere B-24 americano nel cielo della Normandia, il primo maggio del 1944.

Un amico di famiglia era stato ucciso dai nazisti, la sua madrina si era suicidata dopo essere stata imprigionata dai tedeschi, e lei li voleva vendicare. Era una delle tante donne che usarono, durante le due guerre mondiali, un’arma molto inconsueta: il lavoro a maglia.

Oggi la chiameremmo steganografia: la scienza che studia i modi di nascondere un messaggio in un oggetto apparentemente innocuo e irrilevante. Phyllis Doyle era stata addestrata a effettuare comunicazioni crittografiche e in altre tecniche di spionaggio dallo Special Operations Executive, l’agenzia britannica che preparava le spie e i sabotatori, in modo da poter trasmettere messaggi codificati via radio dal territorio nemico con l’aiuto della resistenza locale.

Le chiavi crittografiche che le permettevano di inviare questi messaggi senza che i tedeschi potessero decifrarli erano nascoste su un pezzetto di seta che teneva infilato dentro una stringa da scarpe che usava per legarsi i capelli o avvolgeva su un ferro da maglia riposto insieme all’altro materiale di lavoro a maglia: la copertura perfetta, che insieme al suo francese madrelingua e alla sua corporatura minuta le permise di fingersi una scolaretta quattordicenne del posto che tirava a campare vendendo sapone ai soldati tedeschi.

Un giorno fu caricata su un camion insieme ad altra gente della località in cui operava e fu portata alla stazione di polizia per essere interrogata. Una donna soldato la fece spogliare per vedere se nascondesse qualcosa: le guardò con sospetto i capelli, ma Phyllis Doyle, o meglio Paulette (il suo nome in missione), si sfilò la stringa che le legava la chioma, quella stringa contenente i codici di trasmissione, e scosse la testa liberando i capelli. La soldatessa lasciò perdere e “Paulette” fu rilasciata.

Donna lavora a maglia agli
Embankment Gardens, Londra,
2 aprile 1940.
L’uso della maglia come tecnica per dissimulare messaggi in tempo di guerra non era una novità, ma vedere una donna che lavorava a maglia era talmente normale che nessuno sospettava che dietro le complesse strutture topologiche che compongono un guanto, una sciarpa o un maglione ci potesse essere un codice segreto.

Nessuno o quasi: durante la Prima e la Seconda Guerra Mondiale, infatti, il governo britannico vietò la pubblicazione dei modelli per maglia per timore che contenessero messaggi per il nemico, ma al tempo stesso assunse spie nei territori occupati affinché fingessero di essere donne comuni che facevano cose normali come, appunto, lavorare a maglia.

A volte la maglia era una semplice copertura per altri codici: sempre in Francia, per esempio, nel primo conflitto mondiale ci fu il caso di Madame Levengle, la cui finestra

“si affacciava su una stazione ferroviaria. Dato che i tedeschi erano molto sospettosi dei francesi che si mostravano troppo interessati ai movimenti e alle quantità dei treni tedeschi, lei si metteva a lavorare a maglia davanti alla sua finestra, battendo con i tacchi sul pavimento dei segnali che i suoi figli, nella stanza sottostante, trascrivevano fingendo di fare i compiti, sotto il naso dell’addetto allo smistamento tedesco che erano stati obbligati ad alloggiare.”

(da Women Heroes of World War I, di Kathryn Atwood)


In altri casi, la maglia era essa stessa il codice: in Belgio, in entrambe le guerre, le donne anziane del posto, reclutate dai servizi segreti britannici, usavano un certo tipo di punto per indicare un treno di trasporto truppe e un altro tipo per rappresentare un treno che trasportava artiglieria [MI6: A Century in the Shadows, BBC; The Telegraph], in modo da comunicare alla resistenza i movimenti dei treni nemici. Gli indumenti stessi diventavano dei messaggi invisibili, che potevano essere trasportati e passati di persona in persona senza dare nell’occhio.

C’è in realtà un esempio ancora più lontano nel tempo, ma di tipo letterario: in A Tale of Two Cities (Racconto di due città/Una storia tra due città) di Charles Dickens (1859), ambientato durante la Rivoluzione francese, l’autore crea il personaggio di Madame Therese Defarge, che usava i punti di maglia per annotare in segreto una lista dei nobili destinati a essere ghigliottinati.

Annidare un messaggio nel lavoro a maglia è fattibile ancora oggi, anche se l’intento è cambiato: con poche trascodifiche è possibile creare dei modelli di maglia che integrano direttamente un numero o una parola che abbiano un valore simbolico per la persona che indosserà l’indumento. Inoltre il codice usato per le istruzioni dei modelli di maglia somiglia moltissimo al codice di programmazione degli informatici, ai quali non sfuggirà il nesso fra la maglia, la tessitura meccanizzata dei telai Jacquard grazie ai loro cartoni perforati e le schede perforate usate dai primi computer.

Un telaio Jacquard, da Wikipedia (CC BY-SA 3.0, Collegamento)


Phyllis Latour Doyle riuscì a inviare 135 messaggi cifrati al comando britannico fino alla liberazione della Francia ad agosto del 1944, indicando ai bombardieri alleati i bersagli da colpire. Ricevette dal Regno Unito il titolo di MBE (membro dell’Ordine dell’Impero Britannico, una delle più alte onorificenze del paese), ma non disse niente a nessuno della propria attività durante la guerra, neanche ai suoi quattro figli, fino al 1999. Nel 2015 ricevette il titolo di Cavaliere dell’Ordine Nazionale della Legion d’Onore dal governo francese: il massimo riconoscimento possibile in Francia.

Phyllis Latour Doyle da giovane e nel 2014.

La prossima volta che vedrete qualcuno sferruzzare, ricordatevi di questa storia. E se vi occupate di sicurezza informatica o di altro genere, non dimenticate il potere della steganografia e dell’arte sottile di rendersi invisibili stando sotto gli occhi di tutti.


Fonti aggiuntive: Atlas Obscura, Stuff.co.nz, The Telegraph, Rochester.edu, NZ Herald. Questo articolo fa parte delle Storie di Scienza: una serie libera e gratuita, resa possibile dalle donazioni dei lettori. Se volete saperne di più, leggete qui. Se volete fare una donazione, potete cliccare sul pulsante qui sotto. Grazie!



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