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80 commenti

Wikileaks e leggi islandesi

No, l'Islanda non è ancora un porto sicuro per il giornalismo d'inchiesta


L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Vedo che c'è molto interesse intorno alla vicenda dei terribili documenti segreti riguardanti la guerra in Afghanistan pubblicati da Wikileaks e intorno alla legge islandese che, secondo quanto scrive Repubblica, "garantisce uno 'scudo' quasi totale" a chi divulga notizie scomode che nel proprio paese potrebbero costargli una causa costosissima o addirittura la vita.

Ma c'è una precisazione importante da fare: la legge di garanzia non è stata affatto "approvata" come annuncia per esempio Repubblica nel sommario del suo articolo. Il 16 giugno scorso il parlamento islandese ha approvato all'unanimità la proposta di assegnare al governo l'incarico di creare questa legge di garanzia, che per ora non c'è e quindi ovviamente non è in vigore.

Il progetto si chiama Icelandic Modern Media Initiative (IMMI) e il suo sito ufficiale, ricco di informazioni è Immi.is. È disponibile in inglese e in islandese. Se e quando il progetto diventerà legge, allora si potrà parlare di scudi e ci sarà davvero qualcosa di importante da annunciare: per ora si tratta di promesse che un attento esame degli obblighi internazionali dell'Islanda potrebbero vanificare, come osserva per esempio il Guardian qui e qui.

Le protezioni giuridiche islandesi attuali, comunque, sono ritenute già sufficienti per consentire a questo paese di ospitare Wikileaks. Il problema, semmai, sarà implementare le protezioni tecniche: un governo o un'organizzazione sufficientemente irritata da una pubblicazione in Islanda di notizie imbarazzanti potrebbe usare un attacco informatico per bloccare l'accesso al sito. Ma potrebbe anche bastare un semplice sovraccarico di traffico, come quello che in questo momento rende Wikileaks inaccessibile.

Maggiori info: What is Wikileaks? (CNN), sitografia dell'IMMI su Wikipedia, Alternet.org, Der Spiegel, New York Times, Afghanistan 'shocked' by leaked US documents (CNN), Tens of thousands of alleged Afghan war documents go online (CNN).
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Commenti
Commenti (80)
Va aggiunto che, almeno in base alla legge italiana, se l'autore della notizia antigovernativa risiede in Italia, e le autorità riescono con qualsiasi mezzo a risalire alle sue generalità, è responsabile e punibile esattamente come se avesse scritto nel suo spazio su AlterVista. Forse le autorità italiane non avranno il potere di imporne la cancellazione: ci penserà lo stesso imputato, quando gli offriranno una condanna più mite.
@Accademia dei pedanti

In generale possono perseguire il responsabile a norma di legge o possono comunque perseguitarlo tipo, che so, imponendogli una revisione del veicolo ogni 3 settimane, distrarlo mandandogli delle biondone in bikini, o che altro.

Tuttavia nell' imporre la cancellazione di un documento incontrano il problema che appena si muovono danno indiscutibilmente risalto ai contenuti.
In merito alle legge islandese, poco dopo l'approvazione Radio24 ha intervistato una giornalista islandese della TV nazionale che ha spiegato molto bene la situazione.

In soldoni (e semplificando molto), la legge e' nata anche per mettere al riparo i giornalisti da azioni che potrebbero arrivare per evitare che le banche colpite dal crack finanziario. Secondo la giornalista, l'iter non dovrebbe essere completo prima di un anno e mezzo.
Per Luigi Rosa

In soldoni (e semplificando molto), la legge e' nata anche per mettere al riparo i giornalisti da azioni che potrebbero arrivare per evitare che le banche colpite dal crack finanziario.

La frase è tronca, manca il verbo della subordinata retta da "evitare".
Qui c'è una traduzione della legge: http://bit.ly/bD8PIX+
Questa è la tipica attenzione che mettono i giornalisti d'estate. Si veda qui : http://tinyurl.com/2c5y8ly come 'vista' diventa 'vita' nel titolo.
Basterebbe un semplice ragionamento per smontare l'utopia apparente di questi titoli. Se gli Stati Uniti (o la Russia o la Gran Bretagna o Israele, per dire) considerassero una minaccia per la sicurezza nazionale il permanere di informazioni su Wikileaks, metterebbero senza problemi l'Islanda fra gli stati canaglia e interverrebbero militarmente. Ma sono sicuro che l'Islanda non vorrà neanche avvicinarsi a correre un rischio simile.
Per Guglielmo

Qui c'è una traduzione della legge: http://bit.ly/bD8PIX+

Massimo rispetto per chi ha preso l'iniziativa di tradurla e vi ha premesso un'introduzione che ne chiarisce lo scopo e i limiti, che si chiama Guglielmo come te. Purtroppo quando vedo nelle prime 14 righe:

«a. la situazione giuridico dovrebbe essere esplorata in modo tale che possano essere definiti gli obiettivi e che possano essere proposte modifiche alla legge o nuove proposte
b. dovrebbero essere considerati le situazioni giuridiche degli altri paesi, al fine di riunire le migliori leggi presenti per rendere [L']Islanda leader nella libertà di espressione e di informazione.» (evidenziazioni in neretto mie)

scusa tanto, ma a quel punto preferisco Google Translate o Yahoo! Babel Fish.
A me i paladini della VERITA', della LIBERTA' e della GIUSTIZIA (in particolare quelli autoproclamatisi tali) fanno sempre un po' paura...
@alberto:
Il tuo ragionamento presto non varrà più perché l'Islanda probabilmente
entrerà nella UE.

Il ragionamento di Paolo tuttavia è ancora valido:
Il problema, semmai, sarà implementare le protezioni tecniche: un governo o un'organizzazione sufficientemente irritata da una pubblicazione in Islanda di notizie imbarazzanti potrebbe usare un attacco informatico per bloccare l'accesso al sito. Ma potrebbe anche bastare un semplice sovraccarico di traffico, come quello che in questo momento rende Wikileaks inaccessibile.
Doduz ha ragione!
Io ho i miei diritti, un giornalista non può scavalcare QUALUNQUE limite come tanto viene proclamato negli ultimi periodi in Italia. Nessuno ha il diritto di diffondere notizie segrete che siano segreti di stato o che siano documenti che provano il fatto che faccio le corna a mia moglie!! Devo ringraziare il fatto di non essere famoso, ma per tutti gli altri avrei veramente paura...cioè l'Islanda permetterebbe ai giornalisti di pubblicare cosa vogliono e come vogliono senza alcuna ritorsione...altro che controllo dei media, un futuro governato dai giornalisti che con poche righe possono screditare qualcuno...è alle porte!
@ Turz
L'isolamento e le pressioni verso un elemento destabilizzante possono valere anche all'interno dell'Ue, come ha dimostrato il caso, tutto diverso da quello di cui stiamo parlando, di Haider in Austria.
@ Turz: siamo sicuri sia sovraccarico? Conosco molte pesone in USA che lo vorrebbero oscurato per un po'...
@kaiserxol
se qualunque giornalista potesse scrivere qualunque cosa su chiunque a essere screditata alla fine non sarebbe la persona coinvolta, ma tutta l'informazione proveniente dall'Islanda, che diventerebbe attendibile come alcuni giornali russi
Ancora non è legge, è vero, ma secondo quanto riporta Claudio Messora nei commenti del suo blog, la risoluzione del parlamento islandese sarebbe comunque vincolante nei confronti del governo.
@kaiserxol:
Sicuri non siamo, ma, se mi è concesso di storpiare una citazione napoleonica a me cara, non attribuirei alla malizia ciò che può essere spiegato con l'inefficienza.

@alberto:
Non nego che ci potranno essere pressioni, anzi è quello che un'"organizzazione sufficientemente irritata" potrebbe tranquillamente fare prima di passare all'attacco informatico.
Mi limitavo a contestare l'affermazione "metterebbero senza problemi l'Islanda fra gli stati canaglia e interverrebbero militarmente". Ecco, questo non lo vedo possibile. Al massimo la costringono ad abolire la legge.
Ci sono appunto gli attacchi per sovraccarico, attacchi DoS, che sono impossibili da prevenire o da distinguere rispetto un sovraccarico `amichevole`.
@Doduz
A me i paladini della VERITA', della LIBERTA' e della GIUSTIZIA (in particolare quelli autoproclamatisi tali) fanno sempre un po' paura...

Sono pienamente d'accordo con te, gli estremismi esistono da tutte le parti.
@Turz
appunto, non capisco tutto l'entusiasmo per una notizia che a mio parere appartiene più al regno del vorrei ma non posso che a quello delle reali possibilità. al di là dell'aspetto giuridico, le controindicazioni politiche mi paiono insuperabili e vorrei capire se invece mi sbaglio. l'Islanda "non è ancora un porto sicuro" e stando così le cose non potrà mai esserlo. quella che riportano i giornali mi sembra una "notizia che non lo era".
Per alberto

l'Islanda "non è ancora un porto sicuro" e stando così le cose non potrà mai esserlo. quella che riportano i giornali mi sembra una "notizia che non lo era".

È estate, di articoli del genere ce ne sono decine ogni giorno. In più il principale quotidiano che ha strillato la notizia è Repubblica, che da mesi sta conducendo una campagna contro la "legge bavaglio". Stanno preparando il trasferimento a Reykjavík della sede legale. :-)
"Sono pienamente d'accordo con te, gli estremismi esistono da tutte le parti."

Certamente ci sono, e l'estremismo in se' non e' necessariamente una caratteristica negativa.
Dipende in cosa si e' estremisti.
Secondo il Corriere:
Ma la più spietata è Ryanair, che del resto vorrebbe far pagare pure la toilette e sta pensando ai posti in piedi come sul bus.
@yos:
> Ma la più spietata è Ryanair, che del resto vorrebbe far pagare pure la toilette e sta pensando ai posti in piedi come sul bus.

http://viaggi.repubblica.it/articolo/aerei-autobus-si-voler-in-piedi/221617?ref=HREC2-7

http://attivissimo.blogspot.com/2010/07/ritorna-la-bufala-dei-posti-in-piedi-in.html
Axlman, vedi che, a seconda delle situazioni ed impostazioni, i commenti possono essere in-topic? ;)
In generale c'è un piccolo... credo che "paradosso" sia la parola giusta.

Ora, in rete si trovano le accuse più infamanti, sia nei confronti dell' america e di suo marito, sia nei confronti del lavavetri, e a leggere i buffi scarabocchi di certi altri popoli anche il governo giapponese, il re di thailandia, il commodoro di cliffheatszker*, il gran rabbinato di tunguska**, ecc. ecc.

Alcune vere, alcune false, caso per caso.

Io penso che se la situazione della censura fosse così grave come viene dipinta sarebbe impossibile per ognuno di noi non essersi imbattuto per sbaglio in un taglio di gola da parte dei G-Man.

Ora, se lasciamo perdere quelli che vengono arrestati o galvanizzati in quanto commettono apposta infrazioni nella speranza di prendersi 2 stivalate per potersi vantare di essere perseguitati in quanto scomodi, se lasciamo perdere quelli che semplicemente se le inventano, mi pare che non ci sia una repressione terrificante.

Questa attenzione agli aspetti legali della cosa è in qualche modo buffa.
contraddice il luogo comune per cui i ninja al soldo dei governi agiscono al di fuori della legge.

Non credo che l'Islanda si impegni a fornire un team di anti-ninja ad ogni giornalista che posti sul loro sito.

Al di là delle preoccupazioni di Alberto, se un governo decide di perseguire un giornalista discolo, l'Islanda non credo che dichiari guerra al suo paese o che prometta l'impunità del giornalista nel suo paese.

Quindi continuo a non capire, salvo la buffa idea che dei "ninja" possano fermarsi e rinunciare alla propria preda davanti ad un cartello di divieto.

*Me lo sono inventato adesso
**anche questo.
In realtà siamo sempre pronti a dirci: "bella scoperta!". In realtà è come una scossa necessaria, perché in fondo siamo maestri nel metabolizzare la guerra come un male necessario, specialmente se non accade proprio sullo zerbino di casa.

Se pensiamo male siamo diffidenti e rischiamo di essere complottisti, ma se non pensiamo...rischiamo di essere talebani, forse.
Bisognerebbe spedire loro una copia intergrale del Dossier Mitrokhin; allora, improvvisamente, vedremmo Repubblica e l'intera sinistra bollare d'infamia l'intera Islanda e chiedere l'immediato intervento dell'Unione Europea, dell'ONU, della NATO, del papa...
@alberto:
appunto, non capisco tutto l'entusiasmo per una notizia che a mio parere appartiene più al regno del vorrei ma non posso che a quello delle reali possibilità. al di là dell'aspetto giuridico, le controindicazioni politiche mi paiono insuperabili e vorrei capire se invece mi sbaglio.

Sono d'accordo con te, infatti non ho alcun entusiasmo nei confronti di questa non-notizia.

@puffolottiaccident:
Non credo che l'Islanda si impegni a fornire un team di anti-ninja ad ogni giornalista che posti sul loro sito.

Questa è la frase chiave. Un conto è che venga fatta una legge, altro conto è che i suoi effetti concreti siano quelli che i suoi sostenitori e i suoi detrattori immaginano.

Altrimenti sulla Tangenziale Ovest andrebbero tutti a 70 all'ora.
Per Paolo

Bisognerebbe spedire loro una copia intergrale del Dossier Mitrokhin; allora, improvvisamente, vedremmo Repubblica e l'intera sinistra bollare d'infamia l'intera Islanda e chiedere l'immediato intervento dell'Unione Europea, dell'ONU, della NATO, del papa...

...E il segretario di un partito fare causa e chiedere tre miliardi di lire di risarcimento. :-)
Oh bè, il desiderio di poter fare cose che sono vietate e, se beccati non doverne rispondere è più diffuso di quanto si voglia ammettere.

Anche per me sarebbe più facile consegnare pizze se potessi andare da Agidienplatz a waffnergasse, ma purtroppo c'è un senso unico.

Se non ci fosse per me sarebbe meglio?
No, perchè ogni 3 settimane la strada in questione sarebbe bloccata da 2 automobili accartocciate, quindi non solo non gioverebbe alla comunità, ma neanche a me stesso.
Dunque desidero qualcosa di sbagliato e lo so.

La libertà assoluta di stampa* è la stessa cosa, porterebbe l'informazione ad essere inaffidabile.

*Perchè è questo, che certi giornalisti in realtà auspicano, stipendio facile.
Sarebbe semmai auspicabile, soprattutto in Italia, una migliore qualità dell'informazione.
Questo blog riporta spessissimo, ma non certo esaustivamente, casi di autentici autorevoli (?) stafalcioni giornalistici, pur limitandosi quasi esclusivamente al campo scientifico ed informatico.
C'è da ritenere che una notevole percentuale delle notizie riportate dai media generalisti siano da considerare, eufemisticamente, imprecise (ma spesso false e tendenziose).
leggete qui:

http://it.wikipedia.org/wiki/Osiris_(Serverless_Portal_System)
Per FiglioDiAnubi

leggete qui:

http://it.wikipedia.org/wiki/Osiris_(Serverless_Portal_System)


A naso, e senza averlo provato, direi che per sua natura è lentissimo e che l'efficienza dipende dal numero di utenti connessi. Ma siccome mi incuriosisce, appena ho un po' di tempo lo provo :-)
Tecnicamente il sistema funziona.
Paradossalmente il problema di questo sistema è la mancanza di contenuti...
Vista inoltre la completa mancanza di una governance del sistema, va accettato il fatto che possano essere aperti e portati avanti indisturbatamente portali che trattano argomenti illegali quali pedofilia, droga, terrorismo, ecc.

E' il prezzo della libertà.
Per FiglioDiAnubi

Vista inoltre la completa mancanza di una governance del sistema, va accettato il fatto che possano essere aperti e portati avanti indisturbatamente portali che trattano argomenti illegali quali pedofilia, droga, terrorismo, ecc.

Trattare di questi argomenti non è illegale, tranne in certi Stati che non tengono in grande rispetto la libertà di parola: e fra questi c'è anche l'Italia, non ho problemi a dirlo, ma non la Danimarca, dove vivo ora.
Forse intendi dire che ospita contenuti illeciti in sé?
Si ovviamente.
@Accademia

Forse in Italia e` illegale l`apologia di certi argomenti, in Danimarca e` diverso?
@Accademia dei pedanti:
> Trattare di questi argomenti (pedofilia, droga, terrorismo, ndr) non è illegale, tranne in certi Stati che non tengono in grande rispetto la libertà di parola: e fra questi c'è anche l'Italia, non ho problemi a dirlo

In Italia è illegale trattare (nel senso di discutere, esporre, parlare) di questi argomenti? Che io sappia (ma potrei sbagliarmi) in Italia è illegale praticare la pedofilia, spacciare sostanze stupefacienti e compiere atti di terrorismo e questi divieti non mi paiono una grande limitazione alla libertà individuale!
Per zio Feng

Forse in Italia e` illegale l`apologia di certi argomenti, in Danimarca e` diverso?

L'apologia di reato semplicemente non esiste, come d'altronde l'apologia di fascismo. Non solo in Danimarca: in tutti i Paesi che la libertà di parola e di espressione la ritengono davvero un valore da difendere (quindi, tanto per fare due esempi, anche Usa e Canada).
Per Doduz

In Italia è illegale trattare (nel senso di discutere, esporre, parlare) di questi argomenti? Che io sappia (ma potrei sbagliarmi) in Italia è illegale praticare la pedofilia, spacciare sostanze stupefacienti e compiere atti di terrorismo e questi divieti non mi paiono una grande limitazione alla libertà individuale!

No, è illegale anche parlarne in maniera positiva. Si chiama apologia di delitto (art. 414 n. 3 del codice penale: pena da 1 a 5 anni).
Negli anni Settanta so che ci sono state condanne anche per un reato degni della santa inquisizione: il concorso morale, in genere di atti di terrorismo, da parte di soggetti che nemmeno avevano mai conosciuto gli autori del reato. Credo che una serie di sentenze della Corte di Cassazione abbiano abolito quel mostro giuridico, non ho mai approfondito.
My 2 cents
Nonostante la "libertà di dire cretinate" sia uno degli effetti collaterali della libertà d'espressione, io troverei giusto un limite agli argomenti che devono essere trattati pubblicamente (e internet può essere tranquillamente paragonabile ad una persona che parla su un palchetto davanti ad una platea).

Ci sono forum o blog che si prendono il diritto di parlare di argomenti pericolosissimi, come l'anoressia/bulimia, la depressione, la droga,il suicidio, diete, medicina...spesso gestiti da ragazzini che se le cantano e se la suonano, e che vanno a cercare rifugio lì dentro anzichè chiedere aiuto a chi veramente può darglielo.

Ma anche i blog/siti/forum che parlano di pedofilia, femminismo, animalismo spesso diventano luoghi in cui partono delle cacce alle streghe o vengono proferiti insulti e minacce verso terzi (spesso basandosi su appelli anonimi diffusi in rete).
E se qualcuno si chiede perchè ho accostato alla pedofilia anche il femminismo e l'animalismo (che teoricamente si basano su concetti nobilissimi), dovrebbe notare come spesso questi concetti diventano la scusante per esprimere odio, violenza verbale e magari per attuare vendette personali...

Ad esempio tempo fa sono finito su un blog femminista, dove la titolare sperava che il principio di innocenza non venisse più applicato sui presunti stupratori: ovvero, se una donna accusa un uomo di averla stuprata, l'accusa va ritenuta vera a prescindere.
Questi blog, di fatto, diventano propaganda verso certe idee.

Non parliamo poi di tutti quegli appelli in cui vengono fatti nomi e cognomi di persone che poi si rivelano innocenti e/o estranee ala vicenda.

In fondo molti si ricordano della vicenda del cane di Vargas, diffusa niente meno che dall'OIPA che però, messa alle strette, si defilò a orecchie basse, arrivando addirittura a dire di aver raggiunto una "vittoria", quando invece non è successo assolutamente nulla. Immaginate se al posto di un artista sudamericano ci fosse stato un artista italiano che, grazie a quell'appello, si fosse trovato costretto a cambiar mestiere. Dite che l'OIPA avrebbe chiesto scusa?
Ho già avuto esperienze con questo tipo di animal(integral)ismo e per esperienza posso dire che l'ultima cosa che faranno è scusarsi e assumere le proprie colpe. Anzi, faranno finta di niente e inizieranno un'altra caccia alle streghe.

Insomma: l'esperienza ci insegna che certi argomenti non possono essere trattati senza che ci sia una figura che possa moderare i post e che si prenda la responsabilità giuridica di ciò che viene postato (e quindi sia incentivato a controllare ciò che viene scritto).

Ovviamente lo stesso discorso vale per i siti complottisti, specialmente quelli che lanciano infamie verso alcune categorie.
@Accademia

Piu` che una limitazione della liberta` di opinione pero` mi sembra una sorta di `giustizia preventiva`, cioe` mi pare che la legge intervenga qualora valutasse un rischio concreto di passare dalle parole alle azioni.

Prendiamo ad esempio il terrorismo, credo che anche in Danimarca i siti che lo dovessero difendere restino quantomeno sul vago, in caso contrario, cioe` quando dall`opinione si potrebbe scorgere un`intenzione seria, le forze di pubblica sicurezza si attiverebbero di sicuro.

Resta il fatto che la giustizia preventiva porta a delle assurdita`, almeno sul piano logico e anche fantascientifico!
Per zio Feng

Piu` che una limitazione della liberta` di opinione pero` mi sembra una sorta di `giustizia preventiva`, cioe` mi pare che la legge intervenga qualora valutasse un rischio concreto di passare dalle parole alle azioni.

Preventiva di che? Come concetto, l'apologia di delitto comprende anche delitti già compiuti, oltre a quelli futuri.

Se un terrorista o qualsiasi altro potenziale delinquente descrivono con dovizia di particolari ciò che vogliono fare sul web, pur parlando in terza persona, non fanno che aiutare la polizia a metterli sotto controllo e, stavolta sì, prevenire atti concreti. Non è compito dello Stato fermare con le manette le fantasie di chi dice che vuole fare esplodere ***** senza che abbia né esplosivo, né detonatore, né i complici necesssari per attuare il piano; deve intervenire quando ha prove o indizi che i mezzi per compiere il reato sono già nella sua disponibilità.
Mi sembra che la gran parte dei commenti sia quantomeno distorta o OT. Si parla di protezione di giornalismo di inchiesta basato su documenti, un "porto" ospitale per wikileaks o cryptome o similia.
Tutto discutibile e opinabile certo (sperabilmente basando sempre su fatti le critiche), ma che cosa c'entrano i discorsi sui "paladini della verità", la diffamazione di singoli cittadini, ecc?
Da lurker soddisfatto dei commenti spesso molto interessanti su questo blog non mi aspettavo una visione così provinciale.
Per francesco

Mi sembra che la gran parte dei commenti sia quantomeno distorta o OT. Si parla di protezione di giornalismo di inchiesta basato su documenti, un "porto" ospitale per wikileaks o cryptome o similia.

Se mai questa legge verrà approvata così come è formulata ora, dubito che in Islanda verrà istituita un'autorità per distinguere fra documenti governativi riservati e pettegolezzi da serva. Conoscendo l'Italia, questi ultimi saranno molto più abbondanti e molto più frequenti che non le fughe di "notizie che scottano": i romanzi di spionaggio sono una cosa, la realtà un'altra, e pure decisamente noiosa. :-)
@Replicante cattivo:
Vargas?
Quello che ha cercato dubbia fama con un cane malato e legato che doveva patire la fame con una ciotola piena di cibo al di fuori della sua portata?
Quel cane poi scomparso e che qualche blogger ha dedotto che fosse effettivamente morto di fame?
Quel Vargas che dopo che la faccenda è divenuta bollente ha affermato che era solo una provocazione?
Quel cane che secondo la direttrice del museo sarebbe stato nutrito ed accudito tranne che nelle 3 ore al giorno della mostra?
Quel cane che moriva di fame e che trovato un posto dove lo nutrivano...scappa? Da un museo?
Bella sicurezza questo museo!

Non so che fine abbia fatto quel cane, a me la versione della direttrice del museo (parte in causa, essendo pure lei nell' occhio del ciclone per aver permesso quanto accaduto se accaduto) ha lasciato sempre perplesso, ma ammesso e non concesso che la versione della direttrice sia vera, la pubblicità l' ha cercata Vargas e Vargas l' ha trovata.
Non era quella che sperava lui?
Cavoli suoi, la prossima volta rifletta meglio prima di agire.

Il tutto come nota a margine: sul comportamento dei talebanimalisti mi trovi perfettamente d' accordo, primo fra tutti quello di striscia .'......izia.

@Accademia dei pedanti ♂
Anche in Italia "la libertà di parola e di espressione la ritengono davvero un valore da difendere" ma solo se è la propria.

Ciao

Carson
Per Carson

Vargas?
Quello che ha cercato dubbia fama con un cane malato e legato che doveva patire la fame con una ciotola piena di cibo al di fuori della sua portata?
Quel cane poi scomparso e che qualche blogger ha dedotto che fosse effettivamente morto di fame?
Quel Vargas che dopo che la faccenda è divenuta bollente ha affermato che era solo una provocazione?
Quel cane che secondo la direttrice del museo sarebbe stato nutrito ed accudito tranne che nelle 3 ore al giorno della mostra?
Quel cane che moriva di fame e che trovato un posto dove lo nutrivano...scappa? Da un museo?
Bella sicurezza questo museo!

Non so che fine abbia fatto quel cane, a me la versione della direttrice del museo (parte in causa, essendo pure lei nell' occhio del ciclone per aver permesso quanto accaduto se accaduto) ha lasciato sempre perplesso, ma ammesso e non concesso che la versione della direttrice sia vera, la pubblicità l' ha cercata Vargas e Vargas l' ha trovata.
Non era quella che sperava lui?


Non ricordo i particolari di questa vicenda, ma direi che è così. Diciamo che la provocazione gli è sfuggita di mano: se non sbaglio ha ricevuto anche minacce di morte, e non credo volesse arrivare a tanto... È positivo che è stata svelato il vero volto di un certo animalismo.
@Alberto:

Oh beh, al momento nel mondo di Internet, sono ben altri i paesi che impediscono la libera circolazione di informazioni (si veda alla voce Iran, Cina, Nord Corea, o anche solo la storia delle vignette islamiche)...proprio una scelta azzeccata (lasciando perdere la questione USA e Wikileaks, che come detto da molti, quest'ultimo ha scoperto l'acqua fredda)...
@ Carson
Non so che fine abbia fatto quel cane, a me la versione della direttrice del museo ha lasciato sempre perplesso, ma ammesso e non concesso che la versione della direttrice sia vera, la pubblicità l' ha cercata Vargas e Vargas l' ha trovata.

Senza voler andare in OT su quest'argomento (esiste un thread apposito, se vuoi ci dirottiamo lì, ma prima devi leggerti tutti i commenti), ti faccio notare come tu stai parlando per pregiudizi.
Infatti come succede spesso in questi casi, l'accusato deve difendersi "ufficialmente" da accuse che sono anonime (dove sono le decine di testimoni?), che esistono solo su copia-incolla in vari blog e che nessuno si azzarda a sottoscrivere su un foglio di carta.
Ovvero: caccia alle streghe!
Tu non sei convinto della versione del museo, ma intanto è l'unica dichiarazione ufficiale in merito. Dall'altra parte...ZERO, nessuno si fa avanti, nemmeno gli animalisti che si dicono tanto coraggiosi, ma davanti ad un tribunale abbassano le orecchie.
Ancora oggi non si sa come sia andata la storia, eppure l'OIPA sul suo sito ha definito "vittoria" il fatto che Vargas non sia più stato ammesso alla mostra d'arte. A me sembra un po' strano che la stessa associazione che lo accusava di aver ucciso un cane ora si accontenti di uno schiaffetto sulle mani...qualcosa non quadra.

Ma sono proprio queste le cose che mi fanno arrabbiare e che mi fanno pensare che i siti pieni di "appelli" dovrebbero essere controllati: il fatto che in poco tempo un qualsiasi appello anonimo, non verificato e magari pure senza una data (che lo rende praticamente eterno) viene diffuso partendo dall'idea che "chi accusa ha sempre ragione". E quando l'accusato prova a difendersi da accuse non provate, viene definito bugiardo.
Ma appunto, se nell'appello vengono citati animali, donne o bambini, la gente non ci vede più e inzia a svarionare...
Non confondiamo le cose: su Vargas era partita una petizione in linea (la classica raccolta firme a costo zero, come si suol dire) accusandolo di aver fatto morire di fame un cane per arte, non per aver sfruttato un cane randagio a fine provocatorio. Che non è la stessa cosa. Tant'è che alla fine della fiera chi aveva firmato per la morte del cane e doveva ammettere di non avere alcuna prova che ciò fosse avvenuto (quanto meno apposta), se la cavava col classico "comunque Vargas ha sfruttato il povero cane". Il che è vero, ma suonava come "intanto mettiamo alla gogna Vargas per un'accusa grave: se si rilevasse falsa o non dimostrabile, comunque qualcosa avrà fatto.". E la cosa più divertente è che i forcaioli del caso, pur di aver ragione ad ogni costo, avevano terminato la discussione in questo blog... accusandoci (io e replicante cattivo) di non aver letto la petizione dove si parlava... non di uccisione del cane ma di suo sfruttamento (!!).

Fra l'altro l'OIPA aveva anche sostenuto che Vargas avesse pubblicamente chiesto scusa sul suo blog (o sito, non ricordo bene) per la morte del cane: prova sicuramente decisiva peccato che... non se ne trovasse traccia alcuna nel web e la stessa OIPA, da me interpellata, non si sia mai degnata di rispondere(ed anche qui mi presi insulti dai forcaioli perché secondo loro l'OIPA non doveva rispondermi non si sa bene per quale motivo).
@ Accademia
Diciamo che la provocazione gli è sfuggita di mano:

Che infatti era la stessa cosa che si diceva nell'articolo. Nessuno dice che Vargas fosse innocente, probabilmente aveva delle colpe e facilmente poteva incorrere nel reato di maltrattamento....ma comunque non è la stessa cosa di chi dice che l'animale è stato ucciso.
Non si può lanciare un'accusa così pesante e poi insistere sul "comunque sei colpevole", giocando al ribasso.

È positivo che è stata svelato il vero volto di un certo animalismo.

Già. E potrei raccontare altri episodi simili (come quello della protesta allo Zoo di 105 o un'altra vicenda che riguarda un locale delle mie parti), ma non voglio esasperare l'OT. Comunque è tutto spiegato nell'articolo di Paolo, quando dice che spesso parlare di animali maltrattati acceca la ragione; se poi si aggiungono alcune situazioni colme di pregiudizi (l'artista disposto a tutto pur di farsi conoscere -lo stesso Carson parla di pubblicità gratuita-, l'artista moderno senza scrupoli, il popolo sudamericano popolato da incivili) il piatto è servito.
Non a caso, quando si prova a discutere di questa storia, sono sempre gli animalisti i primi ad attacare e ad insultare.
Ok, dopo la precisazione di Rado (che mi ricordo fu quello che più si era sbattuto per ottenere risposte dall'OIPA, mentre i forcaioli se stavano beati sulla poltrona) direi di chiudere l'OT o, al limite, proseguirlo nel relativo thread.
@Accademia dei Pedanti
[..] Conoscendo l'Italia, questi ultimi saranno molto più abbondanti e molto più frequenti che non le fughe di "notizie che scottano": i romanzi di spionaggio sono una cosa, la realtà un'altra, e pure decisamente noiosa. :-)

Premesso che ritengo la realtà divertente e la fiction noiosa in genere :) ma cmq..
E' proprio questo riportare il discorso all'Italia che mi è sembrato provinciale; con stupore lo dico visto il livello mediamente alto, ragionato e informato dei commenti qui.
Le dagospie, gli spalafango, i pennivendoli continueranno a fare quello che hanno sempre fatto, sono protetti in altri modi, figuriamoci se hanno bisogno di un server in Islanda.
E' la mancanza di nesso tra le due cose (il progetto islandese e il giornalismo italiano, insignificante su scala globale) che volevo sottolineare.
Giusto per precisare, volevo precisare sull'intervento di Carson e adp.

Sull'apologia di reato: la prima volta che ne sentii parlare (evitate di ridere) fu in una storia dell'Economia di Zio Paperone: in un concorso indetto dal comune di Paperopoli per il miglior progetto del nuovo carcere, i Bassotti si ne presentarono che era praticamente quello di un albergo a 6 stelle. Terminata l'illustrazione del progetto, vengono ingabbiati proprio per "apologia di reato" e per aver rubato il materiale per costruire il modellino (o meglio: per il secondo motivo, e con forti dubbi che fossero incorsi nel primo).

Fra l'altro poi in studio scoprii l'inesistenza dell'apologia di reato, in quanto esiste solo quella di delitto (e/o del fascismo), anche se sul punto, la Cassazione ultimamente s'è così pronunciata:
l'elemento oggettivo dell'apologia di uno o piu' reati punibile ai sensi dell'art. 414, comma terzo c.p., non si identifica nella mera manifestazione del pensiero, diretta a criticare la legislazione o la giurisprudenza o a promuovere l'abolizione della norma incriminatrice o a dare un giudizio favorevole sul movente dell'autore della condotta illecita, ma consiste nella rievocazione pubblica di un episodio criminoso diretta e idonea a provocare la violazione delle norme penali, nel senso che l'azione deve avere la concreta capacita' di provocare l'immediata esecuzione di delitti o, quanto meno, la probabilita' che essi vengano commessi in un futuro piu' o meno prossimo'
Già che siamo in tema di appelli da "firmare" privi di alcun valore legale (ma i promotori si guardano bene dal dirlo), rievoco un episodio avvenuto molti anni prima dell'era internet. Atene, aprile 1967: un colpo di Stato da parte dei militari abolisce di fatto la democrazia e instaura una dittatura, la cosiddetta dittaura dei colonnelli, che durerà fino al 1974. In Francia appare immediatamente un appello per la scarcerazione dello scrittore Vassilis Vassilikos, sottoscritta da intellettuali di spicco, primi fra tutti, com'era usanza allora, Jean-Paul Sartre e Simone de Beauvoir.
Potete immaginare lo stato d'animo di Vassilis Vassilikos quando apprese di questo appello leggendo il giornale mentre sorseggiava il caffè in un bar di Roma! :-)

Non solo la notizia del suo arresto era completamente inventata, ma i firmatari nemmeno erano stati informati di essere fra i richiedenti la liberazione di un uomo libero: per gli appelli umanitari avevano dato carta bianca alla coppia Sartre-Beauvoir.

L'episodio è raccontato da Paolo Mieli nell'ultima parte di questo articolo.

Morale della favola: internet ha solo centuplicato i casi di una discutibile moda inaugurata già negli anni Sessanta, se non prima.
Per Rado il Figo

...sul punto, la Cassazione ultimamente s'è così pronunciata:

l'elemento oggettivo dell'apologia di uno o piu' reati punibile ai sensi dell'art. 414, comma terzo c.p., non si identifica nella mera manifestazione del pensiero, diretta a criticare la legislazione o la giurisprudenza o a promuovere l'abolizione della norma incriminatrice o a dare un giudizio favorevole sul movente dell'autore della condotta illecita, ma consiste nella rievocazione pubblica di un episodio criminoso diretta e idonea a provocare la violazione delle norme penali, nel senso che l'azione deve avere la concreta capacita' di provocare l'immediata esecuzione di delitti o, quanto meno, la probabilita' che essi vengano commessi in un futuro piu' o meno prossimo'


Esatto, apologia — in italiano corrente difesa entusiasta, esaltazione — di un reato effettivamente avvenuto al fine di provocarne di analoghi nel futuro. La Corte di cassazione ha cercato di salvare capra e cavoli, senza salvare né uno né l'altro, secondo me: innanzitutto, come si può coniugare questa posizione con la responsabilità penale, che è personale (art. 27 della Costituzione)? E poi, la libertà di espressione va bene giusto per dire che i rei sono cattivi e i reati sono brutti? Ma che depressione....
Per francesco

Le dagospie, gli spalafango, i pennivendoli continueranno a fare quello che hanno sempre fatto, sono protetti in altri modi, figuriamoci se hanno bisogno di un server in Islanda.

Ah, in questo senso. Ora ho capito. ;-)
A proposito: in queste ore, su Facebook, sta tornando a circolare la mail sui delfini (o balene) danesi.
Chiaramente qualsiasi tentativo di spiegare la verità dei fatti viene accolta da prese in giro, insulti, sarcasmo...per curiosità sono andato a vedere il thread originale e mi ha fatto "piacere" leggere commenti come il 218 o il 224/5, che mostrano come anche gli ideali più nobili possano tirar fuori il peggio delle persone (fermo restando che dietro la tastiera son tutti leoni, ma dal vivo...).
@Accademia

I servizi segreti non sottovalutano mai le fantasie di potenziali o presunti terroristi, anche fossero fallopponi 8-)
No, nessun dirottamento che altrimenti costringiamo Paolo a controllare tutti i messaggi ad uno ad uno (deve essere sotto moderazione visto il tempo trascorso).

Dall' altra parte c' è un "mi risulta" di Rodrigo Peñalba che come valore può essere appena un briciolo inferiore alla versione ufficiale (che pure quella se leggi bene è un "mi risulta": la Bermúdez non ha visto nessun cane scappare, dice che così le han detto) di una parte in causa.

Comunque per me come siano andate le cose è irrilevante: Vargas non si è trovato per caso accusato.
LUI ha intenzionalmente indotto a pensare che il cane fosse maltrattato (che lo fosse o meno).
Se è una povera vittima lo è di ciò che lui stesso ha dato subdolamente ad intendere.

Ed il fatto che nella vicenda ci possano essere altri che si siano mal comportati nulla tuglie al fatto che il primo colpevole sia stato Vargas.

Ciao

Carson
De Niro nel ruolo di Al Capone in "Gli Intoccabili" diceva (a braccio): "Se uno pensa che abbia ammazzato qualcuno, lo accuso di omicidio e non di aver sputato per strada."

Per Carson vale quindi il contrario: se uno sputa per strada, l'accuso di omicidio. Tanto ha sputato per strada e quindi è colpevole di qualcosa.
Per zio Feng

I servizi segreti non sottovalutano mai le fantasie di potenziali o presunti terroristi, anche fossero fallopponi 8-)

Ah sì? I passeggeri del volo 253 della Northwest Airlines del 25 dicembre 2009 non credo proprio siano d'accordo. Per fortuna esiste ancora l'iniziativa privata, e dove non sono arrivati gli 007 sono arrivati 290 uomini che non avevano nessuna intenzione di immolarsi per giustificare una nuova "guerra preventiva".
@Replicante Cattivo:
Visti i commenti che quei simpaticoni hanno postato sul Disinformatico, non oso immaginare cosa ci possa essere su Facebook.
Ci sono problemi su Blogger. La colonna degli ultimi articoli commentati è impazzita e il Thread Epico non accetta più commenti.
Per Accademia

E poi, la libertà di espressione va bene giusto per dire che i rei sono cattivi e i reati sono brutti? Ma che depressione....

Come tutte le libertà, anche quella di espressione, incontra un limite nella tutela delle libertà altrui.
Se aprissi un sito che incita alla violenta soppressione di Paolo, diffondendone domicilio, abitudini e spostamenti e qualcuno, su queste basi, passasse alle vie di fatto.... difenderesti il diritto di Paolo all'integrità fisica o la mia libertà di espressione?
Per Crazy

E poi, la libertà di espressione va bene giusto per dire che i rei sono cattivi e i reati sono brutti? Ma che depressione....

Come tutte le libertà, anche quella di espressione, incontra un limite nella tutela delle libertà altrui.
Se aprissi un sito che incita alla violenta soppressione di Paolo, diffondendone domicilio, abitudini e spostamenti e qualcuno, su queste basi, passasse alle vie di fatto.... difenderesti il diritto di Paolo all'integrità fisica o la mia libertà di espressione?


Entrambi. Sono esigenze egualmente difendibili. Per inciso non sei andato molto lontano dalla realtà, ci sono stati davvero siti che, fra gli altri deliri, avevano messaggi abbastanza simili a questo. Purtroppo l'ho letto nei commenti ad articoli vari anni fa, non saprei darti un riferimento.
Per pignoleria: quella che descrivi tu non è apologia di delitto, ma istigazione a delinquere.
Domanda
Un blog/forum che parla, senza averne le competenze, di argomenti che i giovani hanno timore a discutere con gli adulti e/o gli specialisti (disordini alimentari, depressione, suicidio, molestie e violenze...) in che reato potrebbe incorrere?

Infatti non necessariamente queste piattaforme incitano esplicitamente ad avere un comportamento, quindi non credo si possa parlare di "istigazione a delinquere".
Anche perchè non penso che l'invito vomitare dopo i pasti possa essere considerato istigazione a delinquere, dato che essere bulimiche non è certo un reato.

Però di fatto questi siti incentivano dei giovani a fuggire dalle persone che potrebbero aiutarli e spesso li si spinge a credere che l'unica soluzione sia l'autocommiserazione. Aggiungiamoci poi quelli che danno consigli medici senza averne assoluta competenza, arrivando spesso a parlare di diete o addirittura medicinali, che puntualmente qualcuno prova ad assumere.

Di che reato si tratta? Circonvenzione di incapaci? Ciarlataneria?
Per Replicante

Domanda
Un blog/forum che parla, senza averne le competenze, di argomenti che i giovani hanno timore a discutere con gli adulti e/o gli specialisti (disordini alimentari, depressione, suicidio, molestie e violenze...) in che reato potrebbe incorrere?

A parte l'esercizio abusivo della professione medica, nei casi in cui tale reato è configurabile, credo che la loro sia in generale "solo" cattiva informazione.
Con l'aggravante dello scopo di lucro, con l'aggravante dell'aaprofittarsi di persone fragili e bisognose di vero aiuto, ma purtroppo è "solo" cattiva informazione.
Se vendessero qualcosa che asseriscono avere un particolare effetto e questo non fosse reale, si potrebbe configurare il reato di truffa...

Ma, purtoppo o forse per fortuna, la ciarlateneria, l'avidità e il perseguire il proprio personale tornaconto con mezzi moralmente esecrabili non è un reato.

Purtroppo, nonostante il principio della MDM, la cattiva informazione si combatte solo con la buona informazione.

Oppure, in qualche caso specifico, con gli strumenti che l'ordinamento pubblico mette a disposizione..... ad esempio una bella verifica della GdF!! Tutti i giorni...
@Replicante Cattivo:
> Aggiungiamoci poi quelli che danno consigli medici senza averne assoluta competenza, arrivando spesso a parlare di diete o addirittura medicinali, che puntualmente qualcuno prova ad assumere. Di che reato si tratta? Circonvenzione di incapaci? Ciarlataneria?

Art. 348 c.p.
Abusivo esercizio di una professione
Chiunque abusivamente esercita una professione, per la quale e’ richiesta una speciale abilitazione dello Stato, e’ punito con la reclusione fino a sei mesi o con la multa da lire duecentomila a un milione.
Per Doduz

...e’ punito con la reclusione fino a sei mesi o con la multa da lire duecentomila a un milione.

La prossima volta, per cortesia, fa' il copiaincolla da fonti aggiornate: la lira non esiste più dal 2002!
Ecco la formulazione attualmente in vigore: multa da euro 103 a euro 516.
Non ho capito una cosa: come farebbe una legge islandese a proteggere qualcuno da una causa per diffamazione o apologia di reato, o blasfemia, intentatagli, per esempio, in Iran, se il giornalista vive a Teheran, anche se ha pubblicato su un sito islandese?
L'idea di fare del Paese un "paradiso della libertà di parola" sul modello dei paradisi fiscali, non funzionerà. Gli altri Stati faranno leggi analoghe alla legge fiscale italiana: per usufruire dei vantaggi di un paradiso fiscale bisogna risiedervi effettivamente. Altrimenti si va incontro a problemi, come è successo a Valentino Rossi.
Ma andare ad abitare in Islanda renderebbe di fatto impossibile proseguire la propria attività di giornalista investigativo nel proprio paese.
Inoltre, per proteggere i giornalisti più a rischio, quelli, per intenderci, che rischiano di fare la fine di Anna Politovskaja o di Mauro de Mauro, non c'è legge che tenga.
Comunque, non credo proprio che l'Islanda permetterà di fare siti dove chiunque può scrivere "Tizio Caio è un pedofilo", senza uno straccio di prova, o "come violentare un bambino senza farsi scoprire" perché questo metterebbe in serio pericolo gli stessi islandesi. Nessun diritto è assoluto, neppure la libertà di parola.
@ Doduz
Chiunque abusivamente esercita una professione, per la quale e’ richiesta una speciale abilitazione dello Stato, e’ punito con la reclusione fino a sei mesi o con la multa da lire duecentomila a un milione.

Però attenzione: nei casi che ho citato, nessuno si spaccia come titolare di una qualifica e non vuole nemmeno farlo credere.

Se io entro in un forum frequentato da giovani con dei seri problemi e dico loro che frequentando quel forum ho trovato un rifugio dal mondo reale (oppure dico "da quando mangio due carote al giorno, sto molto meglio") non mi sono spacciato per psicologo/dietologo e non ho invitato nessuno a seguire il mio esempio...
...ma sicuramente qualcuno sarà incentivato a prendere le mie parole per oro colato e a fare come me. Questo perchè le persone che frequentano quei forum hanno un metro di giudizio offuscato sia dalla giovane età, sia dai problemi da cui stanno cercando di fuggire.

Ecco perchè mi sono permesso di pensare alla circonvenzione di incapaci, dove "incapaci" non vuole certamente essere un offesa verso queste persone.
Per Elena (quella del 3D epico)

Non ho capito una cosa: come farebbe una legge islandese a proteggere qualcuno da una causa per diffamazione o apologia di reato, o blasfemia, intentatagli, per esempio, in Iran, se il giornalista vive a Teheran, anche se ha pubblicato su un sito islandese?

In effetti presi dall'entusiasmo molti giornalisti e weblogger italici, con il chiodo fisso della legge bavaglio (che quasi sicuramente non imbavaglierà nessuno), hanno fatto una certa confusione e hanno messo tutto nel gran calderone.
Da come l'ho capita io, la legge islandese, se sarà approvata così com'è, garantirà ai siti di contenuti di quel tipo ospitalitá sui propri server, senza limitazione alcuna né intromissioni.

Ma andare ad abitare in Islanda renderebbe di fatto impossibile proseguire la propria attività di giornalista investigativo nel proprio paese.

Conoscendo certi "giornalisti investigativi" anche relativamente famosi, questa limitazione sarebbe davvero l'ultimo dei problemi: potrebbero fare le loro indagini anche dal Polo nord, purché ci sia una connessione internet ed eventualmente Skype. :-)
Il giornalismo di Paolo Attivissimo riguarda indagini di notizie e fatti già apparsi, d'accordo: a quanto so io, a quanto ho capito, si svolge via telefono e via e-mail.
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
@ turz
@ lasthope
@ puffolottiaccident
Opzione militare contro Wikileaks (e quindi immagino contro o all'interno del territorio che lo ospita) evocata non più solamente dal pisquano sottoscritto come paradosso, ma dal Washington Post (via repubblica.it: http://zambardino.blogautore.repubblica.it/2010/08/03/extraordinary-rendition/?ref=HREC1-6 )
Per alberto

@ turz
@ lasthope
@ puffolottiaccident
Opzione militare contro Wikileaks (e quindi immagino contro o all'interno del territorio che lo ospita) evocata non più solamente dal pisquano sottoscritto come paradosso, ma dal Washington Post (via repubblica.it: http://zambardino.blogautore.repubblica.it/2010/08/03/extraordinary-rendition/?ref=HREC1-6 )


A me francamente parlare di cosa succederebbe a X e cosa farebbe Y se avvenisse il fatto Z pare un esercizio ozioso, alla lunga. Aspettiamo di vedere come sarà approvata la legge e con quali cambiamenti, poi si potranno fare ipotesi sulle conseguenze con un minimo di verosimiglianza.
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
"Pur non rappresentando il giornale le sue sono parole di fuoco."

Cioè tipo quelli che arrivano qui e minacciano di prendere a pugni questo e quello... Dopo aver affrontato un viaggio che talvolta supera il migliaio di Km?

Il proverbiale pastorello del granico è più attendibile.
@ Accademia dei pedanti

A volte può essere interessante fare una previsione, sia pure oziosa, partendo da una certa ipotesi e verificare come quella previsione viene trattata dai fatti. Mi sembra che sul tema Wikileaks/pubblicazione documenti riservati, in cui l'Islanda ha fatto mostra di voler mettere i piedi nel piatto, i toni si stiano surriscaldando, come mostra anche quest'altra notizia: http://ilnichilista.wordpress.com/2010/08/04/uccidete-il-soldato-manning/
Quello che volevo dire è che non basta la legge di un paese a garantire l'inviolabilità del diritto di parola, perché quel paese a sua volta subirà ritorsioni insostenibili dagli altri paesi. O meglio: se si vuole difendere la libertà di stampa, bisogna tenere conto che la sovranità di un paese come l'Islanda non è un argine sufficiente.