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40 commenti

Adesso chi è il pirata? Il Corriere della Sera pubblica le vignette altrui senza pagare i diritti

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Il Corriere della Sera ha pubblicato un libro di vignette realizzate da vari vignettisti in risposta all'attentato a Charlie Hebdo. Solo che l'ha pubblicato e messo in vendita senza pagare i diritti ai disegnatori. Persino un tipo pacato come Leo Ortolani (Rat-Man) s'è incazzato.

Leo_Ortolani
Tanto per essere chiari e non confondere libertà di espressione con "brigittebbardò-bardò". http://t.co/ZLrSRbUBxQ
15/01/15 11:06

Altri vignettisti piratati dal Corriere hanno risposto ancora più vivacemente, come vedete qui accanto: “Cari ‘amici’ del Corriere... se volete ci mettiamo pure una ramazza in culo e vi puliamo la stanza!” scrive Rrobe qui. Wired.it ha pubblicato un elenco dei vignettisti coinvolti e ha raccolto le loro reazioni di disgusto.

Complimenti al Corriere, che come tanti giornali si erge a paladino del diritto d'autore e minaccia punizioni severe a chi osasse copiare uno dei suoi articoli, ma si sente in diritto di prendere le opere altrui e pubblicarle senza pagarle e senza neppure avere la cortesia di chiedere il permesso.

Giusto per chiarire un equivoco che confonde parecchia gente: il fatto di pubblicare su Facebook o Twitter una vignetta non significa rinunciare ai propri diritti d'autore. Le condizioni di contratto di questi social network concedono una licenza di pubblicazione al social network stesso. Non danno il permesso ad altri di rubare. Citare, sì; fare embedding, anche; ma non di prendere, stampare e vendere come ha fatto il Corriere della Sera.

Come se non bastasse, il Corriere pubblica a scrocco le vignette altrui in un libro “in difesa della libertà di stampa” ma censura le vignette che a suo parere possono offendere perché, dice, ci sono “sensibilità che vanno rispettate”. Fra queste, a quanto pare, non ci sono quelle dei vignettisti. Forse perché i vignettisti non irrompono nelle redazioni con la mitragliatrice in mano.

Non è finita. Il Corriere, di fronte alle proteste per questo suo atto di violazione del diritto d'autore, si difende scrivendo che “Aspettare di avere l’assenso formale di tutti gli autori, a nostro giudizio, avrebbe rallentato in maniera sensibile l’operazione”. Si vede che al Corriere usano ancora i piccioni viaggiatori e ignorano che esistono il telefono e le mail che permettono di contattare subito gli autori, come fanno nelle redazioni degli altri giornali all'estero.

E così viene distribuito nelle edicole d'Italia un libro pirata. Quale sarà la durissima reazione della SIAE di fronte a questo palese e sfrontato atto di violazione del copyright?
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Commenti
Commenti (40)
Da notare che l'articolo che descrive l'operazione (e contiene il post scriptum a seguito delle polemiche) non è commentabile. Sulla testata dove si commenta la qualunque non si può esprimere la propria opinione in merito a questa operazione editoriale.
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Cit. "Giusto per chiarire un equivoco che confonde parecchia gente: il fatto di pubblicare su Facebook o Twitter una vignetta non significa rinunciare ai propri diritti d'autore. Le condizioni di contratto di questi social network concedono una licenza di pubblicazione al social network stesso."

Spero non ti riferisca a me, perché i termini con cui io ho spiegato la cosa sono ben diversi dal tuo riassunto.
La risposta all'ultima domanda è: una benemerita ramazza...
Vabbè, si sono dimenticati di remunerare il diritto d'autore, mica hanno ammazzato qualcuno.
Ora hanno anche disattivato i commenti...
Predicano bene e razzolano male, eh? Insomma, quello che è loro è loro e quello che è degli altri è pure loro. E ovviamente - come puntualizzato da SaraH - non ammettono commenti a questa loro pirateria editoriale. Poi si parla a vanvera di libertà di stampa: con una testata giornalistica così come esempio, sono tutti discorsi che cadono nel vuoto.
(E pensare che fino a qualche anno fa il corriere - minuscola d'obbligo - era considerato una delle poche testate serie rimaste in Italia...)
alcune cose:
1- indipendentemente dalle norme sul copyright, mandare una mail agli autori interessati e dicendo "vorremmo fare questa cosa e ci piace il tuo disegno: possiamo?" portava via 15 secondi ed era il minimo. quelli del corriere sono dei buffoni e spero vengano sputtanati in saecola saeculorum in ogni dove.
2- la siae è una buffonata peggiore, e non avrà nessuna reazione perchè (giustamente) molti degli autori non sono iscritti a causa del fatto che è una buffonata.


a parte ciò, però, la faccenda del copyright sui social media andrebbe chiarita una volta per tutte.
perchè io sulle condizioni d'uso di facebook leggo:

"Quando l'utente pubblica contenuti o informazioni usando l'impostazione "Pubblica", concede a tutti, anche alle persone che non sono iscritte a Facebook, di accedere e usare tali informazioni e di associarle al suo profilo (ovvero al suo nome e alla sua immagine del profilo)."
(da qui: https://it-it.facebook.com/legal/terms?locale=it_IT )

ora, per me la frase è abbastanza chiara: quando l'utente pubblica contenuti [...] senza mettere limiti di privacy dalle impostazioni, concede a tutti, anche a chi non è iscritto a facebook, di accedervi ed usarli.
"usarli" per me può voler dire tutto, anche incartarci i fiori.
ciò non significa che uno non è più proprietario di quello che ha pubblicato, ci mancherebbe, ma che con la pubblicazione ha praticamente autorizzato tutti, dentro e fuori il social network, ad usarlo.

anche in sede di giudizio sulla base della normativa nazionale per cui le condizioni d'uso potrebbero teoricamente essere considerati un capestro, questa clausola si potrebbe usare come autorizzazione implicita.
insomma, io non vedo la situazione per nulla definita e mi piacerebbe una decisione ufficiale al riguardo.
non so chi sia chi ha commentato la lettera aperta ma cercando di scusare il corriere dice la solenne cagata del fatto che su facebook si perdono i diritti...
fcoraz: "Vabbè, si sono dimenticati di remunerare il diritto d'autore, mica hanno ammazzato qualcuno."

Un po' come se il tuo titolare si dimenticasse di riconoscerti il tuo giusto compenso il 27 di ogni mese, ma mica ha ammazzato qualcuno, di che cazzo ti lamenti?
La SIAE risponderà con l'equo compenso sulla vignetta: in pratica se compri carta e matite paghi un obolo proporzionale alla quantità di vignette che puoi disegnare e che potrebbero essere poi riutilizzate a scopi pirateschi.
LaHaine, moderiamo i termini, prima che vengano moderati interi commenti.
@ F:
"Quando l'utente pubblica contenuti o informazioni usando l'impostazione "Pubblica", concede a tutti, anche alle persone che non sono iscritte a Facebook, di accedere e usare tali informazioni e di associarle al suo profilo (ovvero al suo nome e alla sua immagine del profilo)."

Di associarle al suo profilo, non di stamparle e venderle.
"Quando l'utente pubblica contenuti o informazioni usando l'impostazione "Pubblica", concede a tutti, anche alle persone che non sono iscritte a Facebook, di accedere e usare tali informazioni e di associarle al suo profilo (ovvero al suo nome e alla sua immagine del profilo)."

Credo sia un problema di punteggiatura, congiunzioni e traduzione: è quel "anche alle persone che non sono iscritte a Facebook" che proprio non mi ricordavo messo lì, anche perché nel resto del periodo preso in considerazione, dovrebbe essere in effetti chiaro che ci si riferisca sempre a FB, altrimenti capisco ancora meno il riferimento al nome e all'immagine del profilo. Mi difetta la memoria, ma non me lo ricordavo scritto così.
Sul diritto d'autore e proprietà intellettuale è sempre un casino in Italia.

Trovo comunque irrituale preparare un libro ancor prima di aver chiesto a tutti gli autori l'autorizzazione, anche per non spendere tempo a editare sezioni che poi si rischia di non poter inserire mancandone i diritti di sfruttamento, non fosse altro che per opportunità e costi.

Per quello che mi riguarda considero quello fatto dal corriere una plateale porcata ed esorto ancora (e di più) gli autori a non usare uno strumento che spoglia di fatto di ogni diritto, anzi auguri per le vostre future cause al corriere, io sono mesi che cerco di far presente ad alcuni che c'è una totale sproporzione tra benefici e svantaggi, ma pare di fare la cassandra, oggi finalmente qualcuno mi dovrà dar ragione.
È da un po' che lo dico che FB, Twitter et similia sono adatti a farsi conoscere, ma nulla è più riconosciuto dopo. Pensate al futuro ogni tanto.
Ho fatto anche presente che c'è oggigiorno una curiosa fretta e corsa alla pubblicazione, questo non vi favorirà mai.
Spero di essere stato chiaro 'stavolta prima che mi ripippi fuori Paolino.

questo post è stu approved!
E pensare che a Linea Verde rubano persino le musiche di Super Mario Galaxy...
Però anche gli autori che si sfogano a voce e poi non usano gli strumenti giuridici a loro disposizione per farsi valere contribuiscono a creare i presupposti per cui c'è il ricatto continuo a cui sono sottoposti tutti i free-lance che collaborano con la stampa, pagamenti ritardati, mancati, lavoro gratis in cambio di notorietà. poi ci lamentiamo, per primo il corriere che come tutta la carta stampata fa sempre più fatica a tirare avanti. E che diano il ricavato in beneficenza, con la trasparenza con cui hanno agito finora, ci posso credere?
Il corriere e repubblica regolarmente pubblicano gallerie fotografiche rubate da altri siti e blog internazionali. Inoltre regolarmente infrangono la clausola di utilizzo di youtube, scaricando e ripubblicando sui loro canali i video di youtube inserendo le loro pubblicita' prima della visione. Se per caso siete interessati, posso inviare numerosi link a dimostrazione di questo.
ci stanno gli estremi per una class action?
Mamma: "Però anche gli autori che si sfogano a voce e poi non usano gli strumenti giuridici"

Dopo manco la warner bros riesce a far valere del tutto i propri diritti, non vorrei sfatare un mito, ma non mi pare che la stragrande maggioranza degli autori viva nell'oro e rivalersi su chi ti ha scavalcato è durissima (a meno che non sia un pezzente come te, ma anche lì ...).

Immagino già che la SIAE sarà pronta e prona a riconoscere ogni giustificazione di RCS.
Sul diritto d'autore in Italia siamo ai tempi della pietra.
@martinobri:
"Di associarle al suo profilo, non di stamparle e venderle."

a buon senso sembrerebbe anche a me, ma in effetti, questa limitazione, non c'è... o almeno, io non la vedo. tu si?


@La Haine:
"Credo sia un problema di punteggiatura, congiunzioni e traduzione: è quel "anche alle persone che non sono iscritte a Facebook" che proprio non mi ricordavo messo lì, anche perché nel resto del periodo preso in considerazione, dovrebbe essere in effetti chiaro che ci si riferisca sempre a FB, altrimenti capisco ancora meno il riferimento al nome e all'immagine del profilo. Mi difetta la memoria, ma non me lo ricordavo scritto così."

ok, allora ragioniamo sulla versione originale in inglese (US), sempre cum grano salis perchè spesso le condizioni d'uso vengono modificate per adattarsi alle normative nazionali.
l'originale dice:
"When you publish content or information using the Public setting, it means that you are allowing everyone, including people off of Facebook, to access and use that information, and to associate it with you (i.e., your name and profile picture)."

quindi riusciamo a capire che quel "qualcuno" e "suo profilo" in italiano sono la stessa persona, non si riferisce a chi "accede ed usa".
ovvero: io pubblico, tu puoi accedere ed usare. E, e dico E, perchè è successivo ad un oxford comma, quindi non +, ma "oltre", puoi legare quello che ho pubblicato al MIO nome e profilo.
quindi non legare al TUO profilo ma al MIO.

ora, sempre a buon senso, a me sembra evidente la ragione di questa clausola.
facciamo questo caso:
io pubblico una mia foto.
a te piace, e la condividi sul tuo profilo, o magari la "embeddi" sul tuo blog, o, nel caso di twitter la ritwitti o embeddi il mio tweet sul tuo blog.
senza quella clausola io potrei farti causa perchè hai diffuso un materiale di mia proprietà senza esplicita autorizzazione.
mi si dirà "ma questi ci stanno guadagnando, è attività professionale".
a parte che pare comunque di no, che il guadagno (loro dicono) non ci sia, ma c'è anche tanta gente che guadagna con le visite al blog su cui ha embeddato il mio post di facebook.
quindi, facendo l'avvocato del diavolo, dov'è la differenza?

tutto il buon senso, tutto lo sdegno per la maleducazione, sono giustificatissimi, a mio parere. ma non trovo nulla, di scritto, che impedisca formalmente quello che hanno fatto.
quindi la mia conclusione personale e non professionale visto che non sono un esperto di protezione di diritto d'autore è: la proprietà intellettuale resta tua e non è mai in discussione, ma forse, e dico forse, per come comprendo io i termini di servizio che accetti quando ti iscrivi, pubblicare qualcosa significa implicitamente autorizzare chiunque "inlcuding people off" dal social network, ad usare quello che ho pubblicato. e non ci sono limitazioni a questo uso. non c'è scritto "lo puoi fare solo dentro al social network" o "lo puoi fare solo per cose non commerciali" o altro.

opinioni?
Per capire... per na cosa del genere un povero cristo (non un intoccabile testata giornalistica del menga) a cosa incorrerebbe?
Cioè se io, domani mattina mi sveglio e masterizzo 1000 Cd di musica di vari artisti (trovata sul web) e, a scopi benefici li vendo a 3 € ciascuno e a cosa fatta invio una mail ad ogni artista chiarendo che mi servivano dei soldi subito perché m'avevano staccato la luce e avevo un bebè, con le varie necessità... a cosa incorrerei?!
No sta cosa mi interessa.. chissà che ho scoperto l'acqua calda! ;)
Sembra che il Corriere faccia queste cose abitualmente... Io conosco personalmente un fotografo amatoriale a cui hanno 'rubato' una foto dal blog e l'hanno pubblicata sul giornale cartaceo, e tanto per sottolineare la malafede hanno brutalmente tagliato il watermark.
anche a me è successo hanno preso una foto da facebook di un gruppo e con quella scusa l'hanno pubblicata tagliando pure il watermark.

in ogni caso fanno come fanno tanti in Italia meglio chiedere il perdono del permesso...

Leggendo i commenti mi sono sorti dei dubbi, ho cercato e ho trovato la pagina http://www.fotografi.org/facebook/ che sembra rispondere ad alcuni quesiti presenti.

Certo, in quel caso si parla di fotografia, ma il senso è quello: se pubblico una mia "creazione" su Facebook, potrei ritrovarla da qualche parte X a me non gradita, ma se è acquisita da X tramite accordo con FB, non posso recriminare niente a X.

Per cui il CorSera ha fatto una gran caxxata, ma teoricamente poteva non anche evitarla: poi, non so per quante foto: ma tant'è..
Ma i disegnatori disegnano, non è proprio un lavoro... Il Corriere gli fa un po' di pubblicità gratis!
Il Corriere ha perso la bussola da diversi anni, fortuna loro che i lettori sono bigotti e restii ai cambiamenti.

OT: "mail" come sinonimo di posta elettronica è proprio triste.
F: "When you publish content or information using the Public setting, it means that you are allowing everyone, including people off of Facebook, to access and use that information, and to associate it with you (i.e., your name and profile picture)."

Proprio non mi ricordavo suonasse così e al momento non posso accedere a FB per rileggermi tutto. Non si possono imparare a memoria tutti i termini di utilizzo e stare dietro ai suoi continui cambiamenti, vada a mia discolpa.

Sono cmq 4 anni che continuo a dire che c'è qualcosa di perverso in questo meccanismo, altro non mi va di aggiungere e di fatto non aggiungerei nulla alla discussione ripetendomi.

L'altro giorno scrissi da queste parti che siamo volontari carnefici di noi stessi all'atto della sottoscrizione dei vari contratti liberticidi dei social, vedi tu come la penso.
Quello che riporti non lo conoscevo così, è peggio di quello che avevo capito rileggendolo qualche mese fa (e non mi stupirei se fosse cambiato 7 volte nel frattempo), ma passo, ho lavorato, sono stanco, e proprio non gliela si fa a stare dietro a queste cose, si è sempre un passo indietro.
Davide #25: spero sia ironico, quel commento.

Che questa teoria per cui "gli artisti" in genere, fumettisti, musicisti, registi sono degli hobbisti perditempo a cui buttare lì l'osso di dargli visibilità, gratis ça và sans dire è un concetto molto italiano.
Pare all'estero non chiedano "ah fai i fumetti? E di lavoro che fai?"

Per il resto, non c'è tempo di avvertire nessuno ma c'è il tempo di sbianchettare i riferimenti. Bah.
La Haine, F,
io posso farvi firmare un contratto per cui siete miei schiavi, ma se la schiavitù non è legale in Italia, la clausola del contratto non è legale.
Per cui, il contratto con Facebook regola la gestione dei propri diritti commerciali verso il social network, ma se verso terzi la clausola viola le norme di diritto italiane, la clausola decade,

Pertanto, l'uso delle immagini da parte del Corriere è illegale per la legge italiana. Fosse stato il Boston Globe o il New York Times, forse la legge americana avrebbe accettato la clausola di Facebook. Tant'è che nella normativa contrattuale di facebook c'è chiaramente scritto che il contratto è sulla base delle leggi di proprietà intellettuale e di privacy americane, per cui se fai causa a Facebook, quella clausola ti obbliga a fare causa in un tribunale americano.

Ma se il terzo è italiano, deve rispettare le leggi italiane.
mammamsterdam,

Però anche gli autori che si sfogano a voce e poi non usano gli strumenti giuridici a loro disposizione

Come fai a sapere che non li stanno usando?

Al contrario, alcune voci indicano che siano già partite le prime azioni legali da parte di alcuni autori.
Faul: "io posso farvi firmare un contratto per cui siete miei schiavi, ma se la schiavitù non è legale in Italia, la clausola del contratto non è legale."

Se fosse sempre così lampante, ti darei ragione subito, ma sulle proprietà intellettuali nuotiamo nel fango. Esempio come questi sono carini in una discussione, ma sono totalmente fuori bersaglio. Nuotiamo nel fango, è l'unica cosa che sono riuscito a capire da 4 anni a questa parte.
Mi "piace" che Wired fa l'elenco dei fumettisti a cui è stato rubato qualcosa da facebook... e in un altro articolo prende uno screen da una pagina facebook ("Raccolta statistica di commenti ridondanti"), per parlare dei commenti incivili alla pagina del Fatto Quotidiano, senza citarne la fonte. Ok che gli screen di quella pagina non ricardono sicuramente nel concetto di PI, però sarebbe buona educazione non dico chiedere, ma almeno segnalare da dove hai preso la foto. Tanto più che, se volevano evitarlo, potevano andare loro stessi sulla pagina del FQ e farsi da sé il collage.
Le nuove tastiere del Corriere della Sera :-) http://media.happyblog.it/a/a6f/tastiera-del-corriere-620x409.jpg
Leggevo Scorza sul FQ citare la dicitura: "L’editore dichiara la propria disponibilità verso gli aventi diritto che non fosse riuscito a reperire" inserita anche nel librettino in questione, in totale malafede secondo me, perché gli aventi diritto erano più che noti.

Vogliamo parlarne di questa frasetta che trovo disgustosa tutte le volte che la leggo?
Per come la vedo io, se l'autore non si può rintracciare, non si può pubblicare. Non credo che rischieremmo mai di perdere chissà che capolavoro, anche perché (curiosamente) l'offerta di tanti bei lavori di cui l'autore è facilmente rintracciabile è invece molto ampia.
Ci sono pure i siti di stock, ci sono artisti che offrono le loro opere su alcuni siti specializzati o nelle gallerie. Tutti gli autori poi sono più che attrezzati per dare all'editore un file utilizzabile per la stampa ... e invece chissà perché gli editori scelgono opere di autori "anonimi" presi da internet. Boh?

p.s. c'è più di una punta di sarcasmo.
@La Haine
Leggevo Scorza sul FQ citare la dicitura: "L’editore dichiara la propria disponibilità verso gli aventi diritto che non fosse riuscito a reperire" inserita anche nel librettino in questione, in totale malafede secondo me, perché gli aventi diritto erano più che noti.
Vogliamo parlarne di questa frasetta che trovo disgustosa tutte le volte che la leggo?


E' come se prendessi la tua auto e ti lasciassi il messaggio:"Dichiaro la mia disponibilità a chiederti in prestito l'auto non appena riesco a contattarti. Qualora non avessi voluto prestarmela te la restituirò non appena non mi servirà più"

Conto di fare così in futuro. Pensi che mi arresteranno per furto?
Un mio dubbio che spero qualcuno possa risolvere e aiutare a capire.
"allow" nel contesto significa permettere o autorizzare?
Mi spiego. La versione inglese significa che quando setti a "pubblica" stai facendo in modo che chiunque (attento! anche chi non ha Facebook) può (nel senso che ha la possibilità) fare qualsiasi cosa con il tuo contenuto, e può associarlo a te e tu glielo stai consentendo?
Ad esempio se pubblichi una foto in cui ti accompagni a persone di dubbia virtù, attento, chiunque può vederla e dire che quello sei tu.
Oppure significa che se la condividi come "pubblica" autorizzi chiunque a farne ciò che vuole?
Non credete che, se così fosse, sarebbe stato scritto più chiaramente.
Dove parla dei contenuti protetti da diritti è scritto esplicitamente che FB ha una licenza non esclusiva, trasferibile, mondiale ecc. ecc.
Dove parla della questione condivisione "pubblica" non dice che il contenuto perde qualsiasi protezione e lo rendi disponibile al mondo con licenza libera, dice "se setti a pubblica consenti a chiunque di fare qualsiasi cosa.
Se lascio le chiavi di casa sulla porta consento a chiunque di entrare in casa mia, ma in generale non lo autorizzo.
Io, ma non sono un esperto di diritto del diritto d'autore, sono più portato ad interpretarla in questo senso.
Crazy,

a mio parere (sono madrelingua inglese, lavoro spesso con testi legali inglesi, ma non sono un legale) "allow" in questo contesto è una concessione di permesso, non una constatazione di possibilità. Non significa "hai la possibilità tecnica di farlo", ma "ti è dato il permesso di farlo".
Contavo proprio su un tuo parere qualificato.
Grazie.
E il fatto, sollevato anche nell'altra discussione, che "allow" pare riferirsi solo alle informazioni e non anche ai contenuti è in linea con la tecnica di redazione dei documenti legali anglosassoni o un bizantinismo prettamente italico.
@ Gu: ROTFL! infatti. :-D
Sono a dir poco indignata della vicenda. Da parte del Corriere c'è stato un atteggiamento scandaloso ed indegno di un giornale che si dice nazionale! Rubare delle vignette altrui e pubblicarle in tutta fretta in un libro orribile! Scandaloso!

Non facciamo passare sotto silenzio questo caso.
Segnalo questa iniziativa nata dagli utenti del web che, a quanto pare, sono scandalizzati quanto me, .. tutti: una petizione. Firmatela e fatela girare!

http://www.activism.com/80415-Rubate-vignette-dal-Corriere-della-Sera-Chiediamo-che-vengano-presi-provvedimenti-per-violazione-di-diritto-dautore
Giusto per rimanere in tema di "cio che è mio è tuo, ciò che mi hai rubato è tuo, ciò che è tuo guai a chi lo tocca", linko un'altra considerazione di Guido Scorza sul suo blog ospitato dal FQ http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/01/28/verybello-it-ministero-diventa-pirata/1376346/ ; questa volta riferito al "blog" VeryBello (con 200 euro + spese glielo facevo male uguale con wordpress).

Riporto:
“Gli interessati o gli aventi diritto possono comunicare le loro osservazioni in merito alla pubblicazione delle immagini scrivendo a infoverybello@beniculturali.it, che valuterà le richieste e l’opportunità di rimuovere le immagini pubblicate nel pieno rispetto delle normative vigenti”.
E’ questa l’unica concessione che il Ministero-Sovrano, nel riscrivere la legge sul diritto d’autore e nel trattare come proprio ciò che invece appartiene ad altri, riconosce ai propri cittadini-sudditi nei Termini e condizioni di Verybello.it."


Ormai siamo al paradosso, a me preoccupa fino ad un certo punto la NSA che fa quello che fa sapendo almeno di non poterlo fare, mi preoccupa molto di più un ministero che avvalla alla luce del sole il furto con (poca) destrezza.

Spero un giorno di poter conoscere questo Scorza e stampargli fortissimo un bacio sulla fronte, poi gli tirerò le orecchie per questa frase: "senza chiedere neppure permesso agli autori e senza preoccuparsi almeno di indicarne il nome."
Ma oh, proprio non vogliamo capire che l'autore va pagato, altro che indicare solo il nome, ma che è sta stronzata che basta il nome? Quella è una pratica accettata/accettabile per un privato che linka o embedda roba di altri, non è valida nel modo più assoluto per un sito istituzionale o commerciale, si è fatta un po' di confusione in questo periodo.

p.s. gli artisti di facebook hanno cominciato a parlare con gli avvocati o stanno ancora lì a contarsi i like a vicenda?