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19 commenti

Radiohead scaricabili senza DRM, quanto pagano i fan?

Musica online: l'economia dell'offerta contro quella della repressione


Come preannunciato alcuni giorni fa, il nuovo album "In Rainbows" dei Radiohead è disponibile per lo scaricamento, senza lucchetti digitali e senza prezzo fisso. Avete capito bene: si può scaricare senza restrizioni e siete voi a decidere quanto pagarlo. L'operazione a volte presenta qualche intoppo tecnico, ma il principio generale è valido.

E' una formula di vendita senza intermediari decisamente atipica. Ma funziona? Sicuramente ha dato all'album dei Radiohead moltissima pubblicità gratuita, e non va dimenticato che oltre alla versione digitale scaricabile c'è anche una lussosa versione fisica (cofanetto con 2 CD e 2 vinili) in vendita che beneficia di questa promozione a costo zero.

C'è chi ha fatto le pulci ai download dei Radiohead. Si può davvero scaricare l'album senza pagare: basta immettere "0.00" come prezzo, ed effettivamente secondo un sondaggio condotto nel Regno Unito, circa un terzo del primo milione di scaricatori ha fatto così. Ma grazie al fatto che altri hanno pagato anche più di 20 dollari, il prezzo medio pagato è di circa 8 dollari, paragonabile a quello di molti CD, ma senza tutto il fardello di intermediari, agenti, negozianti, stampatori di CD e copertine, TIR che trasportano i dischi, codazzo di "assistenti personali" e compagnia bella.

Funziona, insomma: e la questione più interessante, qui, è capire cosa spinge le persone a pagare qualcosa che potrebbero avere gratis. E' davvero così diffusa la lungimiranza che permette di capire che se nessuno paga, i Radiohead non venderanno altra musica secondo questa formula? O c'è sotto qualcos'altro?

Dopotutto, la stessa lungimiranza dovrebbe far capire che anche l'industria del disco attuale è destinata a soccombere se tutti piratano e nessuno paga, ma questo non ha impedito alla pirateria musicale di dilagare.

La differenza forse sta nel destinatario dell'offerta: pagare la propria band preferita fa sentire bene; pagare le case discografiche, che hanno una reputazione paragonabile a quella delle lobby farmaceutiche, non è altrettanto gratificante. Il problema, in tal caso, non è di natura commerciale, ma d'immagine: le case discografiche e le società che tutelano i diritti d'autore devono reinventarsi e riguadagnarsi una reputazione. Cosa che sarà molto difficile finché insisteranno a fare cause da duecentomila dollari per ventiquattro canzoni messe in file sharing o a chiedere indennizzi ai garagisti che tengono la radio troppo alta.
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Commenti
Commenti (19)
Io trovo sia stata un'abile mossa,come dici tu a garantito loro molta pubblicità,soprattutto in rete (altri media nn ti so dire). Nno credo ci sia qualcosa sotto,forse anche i radiohead si sono stufati delle case di tutta la catena di vendita che hai elencato anche tu.
Senza dubbio un'ottima mossa pubblicitaria, una band famosa come i Radiohead se la può certamente permettere ma una band emergente non credo avrebbe lo stesso risultato...

Comunque è un'iniziativa notevole, non sono un grande fan dei Radiohead ma penso proprio che pagherò il download per contribuire "alla causa".

PS per Paolo: il link all'articolo sulla causa alla Thomas non funziona...
Caro Paolo non e' un problema di immagine: e' un problema di sostanza.

Con internet finalmente l'editore e' costretto a fare il suo lavoro: produrre servizi (=siti web) e i supporti fisici (CD, vinile, ecc.) ed essere pagato solo per quello. I diritti d'autore se li gestisce l'autore.

www.magnetune.com e' un ottimo esempio di *editore*. Si paga volentieri anche l'editore se e' trasparente, non ci tratta da delinquenti e non strozza l'autore.

ciao
nicola.
Mossa intelligente che si spera faccia scuola.
Non compro cd da molto ormai ma stavolta ho pagato volentieri 5 euri. Almeno so che i soldi vanno a loro e non agli sciacalli delle major o della siae.
Avevo letto la notizia sulla Gazzetta dello Sport di domenica, anche se con una sostanziale differenza: pur col prezzo espresso in sterline e non in dollari (ma il cambio è circa 1 a 2 per cui a spanne ci siamo) si parlava di 4 sterline (ovvero 8 dollari) del prezzo medio però calcolato solo sui 2/3 di chi aveva deciso di versare comunque qualcosa. Sempre a spanne ciò significa che il vero prezzo medio (almeno se fosse la versione GdS quella corretta) scenderebbe da 4 sterline a 2,67 (5,33 dollari) ovvero il 33% in meno di quanto riportato.

La notizia però ha dato la conferma che la realtà è (o meglio pare andare in tale direzione) come l'avevo descritta io nella discussione della Thomas (a proposito: in GdS parlavano di 1024 brani scaricati dalla tipa, altre fonti 1072, e non solo 24), dov'ero stato anche dileggiato.
Mi fa piacere che i fatti confermino le mie ipotesi.

p.s.: aspettate che la conoscenza informatica dilaghi del mondo ed avrete la risposta del perché la pirateria al momento dilaga nonostante le evidenti conseguenze...
lucky141: ho sistemato il link, grazie della segnalazione.

Rado: in GdS parlavano di 1024 brani scaricati dalla tipa, altre fonti 1072, e non solo 24

Confermo, il numero di brani che la Thomas ha messo in condivisione è oltre il migliaio, ma la causa legale e la relativa ammenda riguardano soltanto 24 brani.
penso che i dati siano leggermente falsati. non credo che tutti gli utenti appartenenti al gruppo "un terzo del primo milione" si siano limitati a comprare il cd a costo zero e basta. penso che almeno una buona parte di questi, dopo aver valutato la qualità dl disco, abbia lasciato successivamente una donazione per il lavoro svolto. non c'è il rischio che qualcuno che abbia ascoltato prima e comprato poi, venga considerato due volte e il suo importo venga calcolato "dimezzato"?
Peccato per il bitrate di 160 kbps e nessuna licenza esplicita per quanto riguarda i brani.
Ottima iniziativa, comunque.
grazie per la precisazione, Paolo: in effetti sono due cose diverse ma la GdS non era così tanto sottile nella differenza.

per Valerio: io la penso in maniera opposta, forte anche delle esperienze personali che sto accumulando con chi è più giovane di me. Ovvero: se uno ha scaricato gratis, "poi" non ha pagato (ovvero riscaricato ma versando il contributo). Se non ve ne siete ancora accorti siamo nei tempi in cui "quello che fanno gli altri deve essere mio e pure gratis e in ottima qualità di riproduzione: quello che faccio io deve essere pagato a peso d'oro perché si condivida".
comunque, tornando a noi: 8 dollari è il prezzo medio "totale" o solo di coloro che hanno pagato?
> Senza dubbio un'ottima mossa pubblicitaria, una band famosa come i Radiohead se la può certamente permettere ma una band emergente non credo avrebbe lo stesso risultato...

dissento. Io ascolto metal, e non parlo degli Iron Maiden e simili, parlo di gruppi talmente sconosciuti che se chiedi a 10 metallari incalliti soltanto 1 o 2 li avranno non dico ascoltati, ma semplicemente sentiti nominare.

Di questi gruppi io scarico sempre prima la versione pirata, dopodiché se mi piacciono compro il loro CD (di solito via internet, in quanto nei negozi è introvabile), per il semplice fatto di volerli sostenere finanziariamente. So che moltissime altre persone fanno così.

P.S. se non avessi la possibilità di scaricare musica a gratis - in maniera lecita o meno per me è del tutto irrilevante - non conoscerei nessuno di questi gruppi, e di conseguenza non comprerei alcun disco.
L'iniziativa è lodevole e sicuramente pure fastidiosa per le case discografiche.
Tieni però presente che i Radiohead sono un gruppo già molto famoso, e che deve la sua fama proprio alla "lobby" delle case discografiche di cui ora cerca di fare a meno.
Voglio dire: il principale motivo del successo dell'inizativa dei RH deriva dalla fama che si sono conquistati anche grazie alla promozione mondiale che gli ha fatto la Capitol fino all'altro ieri.
Come modello mi sembra replicabile solo da gruppi nella loro situazione: già famosi grazie ai canali tradizionali.
..e allora bisognerà cercare sistemi diversi di fare pubblicità. Come dicevo nei commenti della notizia sulla causa alla sig.ra Thomas, è una delle cose di cui potrebbe occuparsi la casa discografica (ovvero, uno dei servizi che potrebbe offrire ai cantanti e per cui richiedere giustamente una percentuale). Oppure la formula che usano molti gruppi dilettanti, vale a dire gratis sulle prime, CD da comprare poi. Un po' come hanno fatto i GemBoy: partiti da un esordio amatoriale, con gli album diffusi attraverso un passaparola di migliaia di musicassette duplicate tra amici, passando per i brani in MP3 scaricabili da loro sito fino, una volta "famosi", all'ultimo paio di album che sono solo su CD (e nei quali tra l'altro esortano a comprare il CD e non a masterizzarlo, forse anche per far notare che la formula è cambiata). Il fatto è che comunque ti senti spinto a pagare il CD, perchè ti rendi conto che sono soldi che tolte le spese vanno a loro, e senza di essi prima o poi smetterebbero (perchè va bene farlo per divertimento, ma col tempo...)
E in parte lo stesso discorso vale per i Radiohead: li paghi perchè hai la netta sensazione di stare pagando loro, non la loro casa discografica che poi pagherà anche loro. Inoltre, se ti chiedono offerta libera, cioè quello che secondo te è giusto, ti senti in qualche modo "responsabilizzato", e ti senti quasi in colpa se paghi poco o nulla.
Che birbanti, questi Radiohead: ti hanno rubato l'idea del Pizzaware! Ma tu l'avevi brevettata, vero? :-)

Ciao
"Denunciare i garagisti che tengono la radio troppo alta"
Io mi chiedo: cos'è, hanno una sezione apposita per escogitare nuovi originali metodi per rendersi ridicoli?
I Radiohead hanno fatto questa, mossa non perchè sono famosi,ma sono anche senza contratto con case discografiche.
Nonsense. Qualunque casa discografica avrebbe fatto ponti d'oro per averli.
Diamo pure per scontato (anche se è del tutto arbitrario) che abbiano già dato il loro meglio, artisticamente e commercialmente. Questo non sminuisce la dirompenza di questa scelta.
Ci aveva provato Prince e i tempi non erano ancora maturi. Questa xè la volta buona per creare un precedente pesante.

Per la cronaca: scaricamento liscio, ho pagato volentieri 6 pounds.
Se andate su www.marmaja.net c'è anche un ottimo gruppo italiano che ha messo in streming gratuito il suo album Puntamaistra preoccupandosi anche di mettere a posto la licenza. Paolo sarebbe utile se ci dessi un'occhiata per vedere la differenza tra la situazione italiana e internazionale.
In economia si chiama "ricatto morale" (brutto termine ma che rende l'idea).

I radiohead vengono già studiati dagli studenti della bocconi (me l'ha confermata una neolaureata).

Secondo me è interessante rispondere a questa domanda: "Perchè sperimentano gruppi già famosi e non gruppi emergenti?"
Beh, basta vedere quanti gruppi hanno brani su myspace o liberamente scaricabili.
Sono un'infinità, la cosa triste è
a) che non hanno la consistenza (nè d'altronde le strutture o le possibilità) di testarsi dal vivo
b) mancano giornalisti musicali seri che se ne occupino.