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La NASA colta a ritoccare le foto, che cosa mai nasconderà?

Questo articolo era stato pubblicato inizialmente su Wired.it, dove non è più disponibile, per cui lo ripubblico qui.

Un utente di Youtube, tale DominatorPS3, scopre sul sito della Nasa un'immagine della sonda Cassini palesemente ritoccata e finisce subito sui giornali online americani (Fox News) e australiani (News.com.au). Per non parlar del Belgio. Il solito complottista? Non proprio, perché l'immagine è ritoccata davvero.

La fotografia in questione, mostrata qui accanto, è questa, che ritrae Dione e Titano, due lune del pianeta Saturno. DominatorPS3 ne esalta la luminosità e si accorge che ci sono dei vistosi e grossolani segni di cancellazione sul lato non illuminato di Dione, che mascherano quasi completamente un enorme oggetto multicolore, come si vede qui sotto. Adesso la foto è stata sostituita, ma la cancellazione è ancora visibile in questa versione. La Nasa è stata finalmente colta nel sacco a nascondere terribili segreti?

Sulla base di questi dati parrebbe di sì: del resto non è la prima volta che vengono scoperti fotoritocchi negli archivi dell'ente spaziale statunitense. Per anni uno degli archivi Nasa ha ospitato qui una fotografia del primo sbarco sulla Luna che aveva vistosissimi rattoppi del suolo lunare fatti con il copia e incolla digitale. Oggi è stata sostituita da una versione aggiornata, ma io conservo ancora la vecchia versione.

Quando me ne accorsi, nel 2003, contattai Dave Williams del Goddard Spaceflight Center della Nasa e chiesi spiegazioni. Ne ricevetti una molto banale: contrariamente a quello che molti credono, la Nasa non è una macchina perfetta popolata da Men In Black, ma è una burocrazia che per spendere qualunque cifra deve avere permessi in triplice copia. L’archivio della Nasa era stato realizzato negli anni Novanta usando scansioni di copie di copie di copie analogiche delle fotografie originali, spesso impolverate e graffiate, perché il dipartimento di competenza non ne aveva di migliori e non se le poteva procurare. Nel caso specifico, il copiaincolla del suolo lunare non era servito per nascondere un rettiliano che assisteva al nostro sbarco, ma per rattoppare la stampa danneggiata che era stata passata allo scanner.

La storia dell'oggetto misterioso mascherato dalla Nasa vicino a Saturno è molto simile, come ha spiegato Emily Lakdawalla, la Science and Technology Coordinator della Planetary Society che ha realizzato il fotoritocco saturniano. Non c’è nulla da nascondere neanche qui: semplicemente, la foto a colori è ottenuta combinando tre immagini successive scattate attraverso filtri rossi, verdi e blu, perché le sonde spaziali usano sensori a toni di grigio, più adatti di quelli a colori per la raccolta di dati scientifici.

La sonda Cassini si è spostata velocemente lungo la propria traiettoria fra uno scatto e l'altro, per cui le tre immagini sono venute disallineate: i due satelliti hanno posizioni relative differenti. Emily non ha fatto altro che ritagliare e allineare le tre immagini del satellite più grande, Titano, fare lo stesso per le tre dell'altro satellite, ricomporre il tutto e creare digitalmente le porzioni d'ombra mancanti per ottenere una fotografia a colori.

Emily ha pubblicato un articolo nel quale spiega tutta la questione e linka le tre fotografie di partenza. Ha anche fornito un altro esempio di come si usa abitualmente questa tecnica per ottenere foto a colori, che sono molto spettacolari ma di poco interesse scientifico. Non è servito a nulla: il mito della Nasa che usa Photoshop per nascondere le prove dell'esistenza degli alieni persiste. Mai nessuno che si chieda perché un compito d'importanza tanto vitale verrebbe svolto in maniera così dilettantesca da essere smascherato da uno Youtuber qualsiasi. E infatti il Centro Ufologico Ionico [2014/12/14: il link è diventato obsoleto, ma ce n'è un altro ancora valido], giusto per citarne uno, rifiuta la spiegazione di Emily: "Ma nemmeno a dirlo, Emily Lakdawalla non ha convinto nessuno". Soprattutto chi è certo di saperne di più degli esperti.
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