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14 commenti

Le nostre foto nei social network vengono scansionate a caccia di marchi e loghi

Pian piano sta cominciando a diffondersi la consapevolezza che le promesse di privacy dei social network e di molti servizi gratuiti di Internet sono fasulle e ingannevoli e che nulla di quello che vi immettiamo è realmente privato o riservato, sia perché ci sono mille modi per superare le banali restrizioni di visibilità dei post e delle immagini, sia perché comunque i gestori dei social network hanno pieno accesso a tutto il loro contenuto e lo scandagliano sistematicamente per estrarne dati vendibili alle agenzie di marketing.

Tuttavia l'idea di questa schedatura di massa non sembra togliere il sonno a molti, forse perché si ha la sensazione di perdersi nella folla (ci sono 20 miliardi di foto solo su Instagram, dove ne vengono caricate 60 milioni al giorno, per esempio) e non si ha la percezione diretta di quanto sia potente e meticolosa.

Una dimostrazione forte in questo senso arriva dal Wall Street Journal, che segnala l'esistenza di aziende come Ditto Labs o Piqora che “usano del software per effettuare la scansione delle foto [immesse nei social network] – per esempio l'immagine di qualcuno che tiene in mano una lattina di Coca-Cola – allo scopo di identificare loghi, se la persona nell'immagine sorride, e il contesto della scena. Questi dati consentono agli operatori di marketing di inviare pubblicità mirate o di svolgere ricerche di mercato.”

Alcune di queste aziende, fra l'altro, conservano per mesi le immagini degli utenti, tenendone una copia sui propri server. Quindi quel selfie imbarazzante che pensate di aver cancellato rimane comunque in copia altrove.

In pratica, chi usa i social network diventa un testimonial ambulante e inconsapevole di marche e marchi. Ogni bottiglia di birra, ogni T-shirt con un logo, ogni borsa griffata costruisce un profilo dei nostri gusti. Un profilo altamente vendibile, specialmente se abbinato agli altri dati personali (geolocalizzazione, nomi degli amici, “mi piace”, eccetera).

Una di queste aziende, Ditto Labs, offre una dimostrazione in tempo reale della scansione delle foto dei social network presso Streamditto.com. La precisione con la quale il software estrae i marchi dalle fotografie (identificate con i rispettivi nomi degli utenti) è impressionante.



In pratica, queste aziende stanno guardando le nostre foto per vedere quali marche consumiamo e indossiamo. Non era questo, probabilmente, lo scopo per il quale abbiamo scattato quelle immagini. Vale la pena di chiedersi se siamo contenti che i nostri ricordi personali vengano venduti e sfruttati in questo modo.
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Commenti
Commenti (14)
E dalli col KitKat, ma allora ce l'avete con me!
"Resistere è inutile."
L'applicazione Goggles è specializzata proprio in questo tipo di pattern recognition. Finalizzata in questo caso alla realtà aumentata per ottenere informazioni commerciali su ciò che immortaliamo con i nostri scatti.
Non riesco davvero a cogliere le tue preoccupazioni se si tratta di automatismi che per di più alla fine formulano statistiche su larga scala. Come dire che mi preoccupa che ci siano i sensori che contano le auto sotto la strada che tracciano un profilo dei flussi (nei quali ci sono io).
A me preoccupano di più le cose che si possono fare e non si sospettano nemmeno.
A me preoccupano di più le cose che si possono fare e non si sospettano nemmeno.

Beh, a me ne viene in mente gusto qualcuna che non è insospettabile ma è lo stesso inquietante:
- quanto è difficile riconoscere anche i volti oltre ai marchi?
- quanto è difficile incrociare, con una query, i gusti, le frequentazioni, le abitudini quotidiane, con un volto?
- quanto è difficile dare un nome a quel volto?
- quanto è difficile che, un giorno, arrivi sul tuo telefono un messaggio pubblicitario personlizzato in base ai tuoi gusti?
- quanto è difficile che il messaggio pubblicitario riveli gusti imbarazzanti o che comunque non vorresti divulgare semplicemente per tua riservatezza?
- quanto è difficile che il messaggio sia letto anche da altri?
- quanto è difficile che ad altri tuoi conoscenti con gli stessi gusti ricevano il messaggio "ehi vieni da noi al locale xxyyzz il tuo amico Caio è già qui"? Ci sono alcuni giochi che già lo fanno: quando giochi inviano un messaggino ai contatti.

Ci stiamo abituando sempre più velocemente a divulgare i nostri dati; e c'è chi ce li chiede con sempre più disinvoltura.
Ora mi chiedo se queste sono le cose "sospettabili" non sarebbe il caso di preoccuparci già di queste?
Fx,

Come dire che mi preoccupa che ci siano i sensori che contano le auto sotto la strada che tracciano un profilo dei flussi (nei quali ci sono io).

Paragone sbagliato. Sensori stradali contano solo il numero dei passaggi. Non raccolgono le identità di chi passa.
A proposito di profilazione: mi è successa una cosa singolare con Twitter. Invito Paolo a riprodurla se gli interessa.
Avevo bisogno di un secondo account per un mio progetto, allora ho aperto una scheda anonima di chrome (per non dovermi scollegare dagli account abituali), sono andato su Twitter e mi sono registrato con una e-mail secondaria.
Una volta creato l'account, Twitter mi ha suggerito utenti da seguire... e con mia sorpresa vi ho trovato conoscenti che a suo tempo mi erano stati suggeriti nel mio account principale tramite la funzione "trova-amici".

Ora, considerando che i due account twitter sono separati, che le due e-mail usate per registrarmi sono separate (e nella seconda ho la rubrica vuota) e che con le schede anonime di chrome i cookie non dovrebbero funzionare, direi che twitter si è preso la briga di controllare il mio ip e correlare i due account.
Il che significa anche che parte delle mie informazioni (se sono iscritto a twitter, chi seguo o chi potrei seguire) erano accessibili eventualmente ad un familiare che fa la stessa registrazione col suo pc... ma sempre in casa mia.
Non sapevo perché sono tanto restio a non pubblicare le foto nel mio blog. Ora lo so. :-) (E ora so anche perché sono tanto restio a indicare marchi commerciali.)
L'unica soluzione è non mettere più nulla online, visto che non mi viene in mente un modo (né tecnico nè giuridico, per impedire questa "profilazione". Siamo disposti? Personalmente non mi fa grande differenza.
L'unica soluzione è non mettere più nulla online, visto che non mi viene in mente un modo (né tecnico nè giuridico, per impedire questa "profilazione".

A me ne viene in mente uno: meno social media, più stette di mano.
Invece che pubblicare foto su Facebook, meglio cancellarsi ed uscire con gli amici veri.
Stette = strette. Anche se tette e mani di solito vanno d'accordo... :)
Stu: appunto, smettere di mettere foto su internet e incontrare le persone di persona...
se le pubblichi su un social network che pretendi?
Beh in teoria se le pubblico su un social network ma gli metto delle limitazioni, "mostra solo agli amici" per esempio, mi aspetterei che nessuno oltre agli "amici" le possa vedere. D'accordo, nella licenza c'è scritto che non è così, ma è fuorviante.