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Kim Kardashian, sequestro e megarapina agevolati dal suo uso dei social network?

Pochi giorni fa Kim Kardashian è stata aggredita, legata e imbavagliata in un albergo di Parigi da cinque uomini armati, travestiti da poliziotti, che hanno ordinato al concierge di aprire la porta della suite della celebrità.

I criminali si sono poi allontanati con un bottino di circa dieci milioni di dollari di gioielli appartenenti alla donna o datile in prestito per la sfilata di moda alla quale doveva presenziare.

Ma come hanno fatto i malviventi a sapere esattamente dove trovare Kim Kardashian? L’albergo dove risiedeva è noto per la sua massima discrezione, eppure gli aggressori sapevano precisamente in quale suite di lusso si trovava la donna.

Alcuni esperti informatici si sono quindi chiesti se l’uso intensivo dei social network da parte della Kardashian e del suo staff abbia contribuito al suo tracciamento e alla sua localizzazione così precisa. Kim Kardashian, va notato, è una superstar sui social (su Instagram ha quasi 85 milioni di seguaci) e pubblica foto in continuazione per promuovere la propria immagine di celebrità dei reality e quella dei propri sponsor.

Il sito Gizmodo, per esempio, ha compilato tutte le informazioni pubblicate sui social dalla Kardashian, notando che nei giorni precedenti l'aggressione e la sera stessa aveva pubblicato su Facebook e su Instagram foto e video dei propri preparativi nella residenza all’Hotel de Pourtalès, che è riconoscibile dalle finestre molto caratteristiche sullo sfondo. Gli esterni e gli interni della residenza erano stati illustrati in dettaglio su Internet dall’architetto che li aveva progettati, per cui i malviventi potevano avere accesso via Internet a una mappa dettagliata degli ambienti in cui avrebbero agito.

Inoltre una delle ultime immagini della sera dell’aggressione era stata inviata alle 2:30 del mattino (ora locale), grosso modo l’ora alla quale hanno agito i criminali. In altre parole, se i malviventi avevano fatto un po’ di ricerca e seguivano la Kardashian sui social avevano la conferma in tempo reale che la donna era dove si aspettavano che fosse.

I post della Kardashian, va detto, non includevano dati di geolocalizzazione espliciti, ma per identificare i luoghi mostrati nelle foto bastava guardarne i dettagli e seguire la cronaca delle pubblicazioni di gossip e moda. La guardia del corpo della Kardashian, Pascal Duvier, era assente al momento dell’aggressione: stava scortando le sorelle della celebrità, anche loro molto attive sui social con tante immagini nelle quali inevitabilmente compariva Duvier, per cui era facile sapere se la guardia del corpo era nella suite o con le sorelle quella sera.

Anche se non siete famosi come le Kardashian, vale la pena di riflettere su quanto possano essere sfruttate per scopi ostili le informazioni che pubblicate sui social network, per esempio per pianificare un furto in casa mentre siete in vacanza. Questo non vuol dire che i social network non vanno usati: semmai vanno impostati in modo da non condividere questo genere di informazioni al di fuori della cerchia degli amici. Amici, s’intende, reali, non nell’accezione falsa inventata da Facebook, e soprattutto amici di cui avete verificato personalmente le identità che usano online. Un’imprudenza digitale può costare cara nel mondo reale.
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Commenti
Commenti (1)
domanda 1: cosa ci faceva con 10 mln di dollari in gioielli in hotel ?
domanda 2: cosa sa fare questa donna che merita di avere così tanti soldi?
domanda 3: sarà mica normale che una persona che non fa nulla se non far vedere il suo sedere (che definisco oversize e pure orrendo) possa guadagnare tanti soldi e invece donne e persone capaci che salvano vite magari ne guadagnano appena da mantenere la famiglia ?

per il resto poveretta essere rapinati e legati non deve essere bello quindi i migliori auguri che si riprenda da un eventuale shock ma francamente non credo che sarò mai ammiratore di una simile "celebrità", per il resto se è stato rapinata grazie alle stesse informazioni che rilasciava sui motori di ricerca spero che faccia una campagna per sensibilizzare le persone sull'attenzione nell'uso dei social media.