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33 commenti

Social network usati per tracciare e arrestare manifestanti: succede anche nei paesi democratici

“Ma io non ho niente da nascondere, che mi traccino pure”: quante volte avete sentito questa frase? I social network contano proprio su quest’indifferenza per fare soldi vendendo le informazioni degli utenti. In realtà non bisognerebbe parlare di nascondere, ma di proteggere. Perché i dati non vengono venduti solo agli inserzionisti pubblicitari.

A volte si tratta di proteggere dati che potrebbero facilitare un abuso o una molestia, come l’indirizzo di casa o del posto di lavoro o della scuola dove mandiamo i nostri figli. A volte, invece, si tratta di proteggere i diritti civili, persino in paesi che normalmente consideriamo democratici.

È emerso pochi giorni fa che i dati di Twitter, Facebook e Instagram sono stati usati per monitorare attivisti e manifestanti, identificarli e arrestarli: non in qualche regime dittatoriale, ma negli Stati Uniti. Questi social network, infatti, inviavano dati a una società esterna, Geofeedia, che a sua volta passava i dati alla polizia per creare mappe in tempo reale delle attività sui social media delle zone in cui si svolgevano proteste, allo scopo di identificare i manifestanti man mano che pubblicavano i propri post.

Quando Facebook, Instagram e Twitter sono stati allertati della situazione da una segnalazione della American Civil Liberties Union (ACLU), hanno interrotto la cessione di dati a Geofeedia, che si vantava del fatto che il suo prodotto veniva usato “con grande successo” per sorvegliare proteste razziali come quelle seguite all’uccisione del diciottenne di colore Michael Brown da parte della polizia a Ferguson, in Missouri.

In occasione di un’altra uccisione, quella di Freddie Gray, sempre ad opera delle forze dell’ordine a Baltimora, i social network sono stati usati per tracciare i manifestanti di una scuola che avevano deciso di unirsi alla protesta prendendo i mezzi pubblici. Va detto che la polizia ha trovato che nei loro zaini c’erano “sassi, bottiglie e paletti”, ma il potere di sorveglianza capillare dimostrato è davvero impressionante e fa riflettere.
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Commenti
Commenti (33)
Nel titolo scrivi "tracciare e arrestare", e nel terzo paragrafo ribadisci "monitorare, identificare e arrestare". Non riporti tuttavia alcuna notizia riguardante tali arresti. Chi è stato arrestato? Sei sicuro che abbiano arrestato qualcuno? Tracciare persone potenzialmente pericolose secondo me è legittimo. Sarebbe illegittimo invece arrestare preventivamente qualcuno solo perché ha partecipato ad una manifestazione. Si potrebbe avere qualche dettaglio in più?
Ora mi aspetto qualcuno che dica che FB, Twitter e Instagram non hanno ceduto direttamente i dati alla polizia ma sono state altre aziende.

Resta comunque il fatto che FB, Twitter e Instagram vendono dati sufficienti a identificare una persona, e anche dove si trovi, e non li hanno ceduti alle forze dell'ordine che già sarebbe giustificabile.
"Tracciare persone potenzialmente pericolose secondo me è legittimo"
Ni... qui si rischia però di scivolare nel razzismo e nella discrezionalità.
Come identifichi una persona "potenzialmente pericolosa"? Dall'etnia? Dalla religione? Dal fatto che prima di andare al lavoro si ferma nel bar dove si ferma(va) anche una persona pericolosa e già nota (terrorista-mafioso-ladro)?
E' il solito problema di equilibri tra rispetto della persona e tutela della comunità, equilibri pesantemente sbilanciati dal famoso Patriot Act.
@ Gianluca
>> Tracciare persone potenzialmente pericolose secondo me è legittimo.
Definisci "potenzialmente pericoloso". Se è la polizia stessa che decide se una persona è potenzialmente pericolosa o no, la risposta è semplice: TUTTI sono potenzialmente pericolosi. Anche perché si sta delineando una situazione paradossale in cui tracciare tutti non costa nulla, mentre scegliere chi tracciare o chi no invece costa. Secondo te cosa sceglieranno di fare le forze di polizia?
Purtroppo temo che siamo ad un livello terrificante su queste cose.
I commenti che ho raccolto sono stati del tipo: se vanno a manifestare sono dei teppisti quindi se lo meritano :-(
"Tracciare persone potenzialmente pericolose secondo me è legittimo"

Se deciso da un giudice magari si. Ma il tracciamento di massa non mi piace.

Chissà se prima o poi emergerà qualcosa per annullare l'efficacia di questo tipo di tracciamenti.
Certo, per chi sta in USA magari basterebbe usare Vkontakte, mentre Facebook per chi sta in Russia, usare server di posta in Argentina o Russia, e così via.

Piuttosto invito chi non ha nulla da nascondere di piazzare delle webcam in casa in streaming, di non usare tende o avvolgibili, magari una bella casa tutta trasparente, di pubblicare tutto ciò che si trova sui propri PC, smartphone e così via....
@Gianluca
C'è scritto in qualunque fonte di questa notizia, tra cui la fonte riportata nell'articolo e le altre fonti indicate da quella. Geofeedia stessa se ne vantava: "In some cases, police officers were even able to run social media photos through facial recognition technology to discover rioters with outstanding warrants and arrest them directly from the crowd".
Comunque c'è da precisare (non che l'articolo dica il contrario) che i dati acceduti da Geofeedia erano solo i dati condivisi pubblicamente dagli utenti.
Dati che però venivano acceduti tramite strumenti appositi che li fornivano in maniera sistematica e organizzata, mentre a chi non è un partner approvato effettuare accessi automatizzati ai dati è vietato dai loro termini d'uso.
Gianluca,

Non riporti tuttavia alcuna notizia riguardante tali arresti [...] Si potrebbe avere qualche dettaglio in più?

Segui il link appositamente previsto :-)
sono abbastanza stupito di twitter, che di solito è più rispettoso.
comunque, una ragione in più per supportare la proposta #wearetwitter
Beffa oltre al danno, al momento (Venerdì 21 ottobre 2016, ore 18:28) Twitter è pure down.
E non solo quello, pare.
http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2016-10-21/usa-mirino-twitter-cnn-e-decine-siti-ko-un-attacco-hacker-175336.shtml?uuid=ADU6IBhB
Io sono assolutamente d'accordo con attività come questa. Ben venga... una mano in più contro la criminalità (si, ritengo criminali i manifestanti violenti).
quando dici che gli stati uniti non sono un regime dittatoriale mi fai morire dalle risate.
Guastulfo: in realtà il dato rilevante di questa vicenda è qui:

"Quando Facebook, Instagram e Twitter sono stati allertati [...] hanno interrotto la cessione di dati a Geofeedia"

che peraltro mette in discussione il senso del primo paragrafo, che reitera la solita tesi preconfezionata sui social. I social sono parte attiva nel proteggere i tuoi dati per questo tipo di abuso, non complici: il colpevole è l'azienda terza, con la quale sono stati tagliati i ponti quando è venuta alla luce la questione.

Se vogliamo fare un paragone prettamente informatico, se ci fosse una fuga di informazioni dalla tua banca perché la società che fa manutenzione ai computer ha installato keylogger in ogni dove, e questa rispondesse denunciando e troncando ogni rapporto con questa società, nonché ripulendo tutto:
a) andresti in paranoia perché ora sai che i tuoi dati non sono sicuri al 100%?
b) punteresti il dito contro la banca o contro la società terza?

Shit happens, lo sappiamo.

Oggi si scopre che Linux ha un grave bug nel kernel da 9 anni. Non ci crederai ma non abbiamo ancora formattato i server, andando nel mentre in giro per l'ufficio con moto casuale, le mani nei capelli e urlando a squarciagola.

I social vogliono che i loro dati vengano usati in un solo modo, quello aspettato: vendere pubblicità tutelando quello che voi non a torto definite il prodotto, l'utente.

Quanto dovrebbero esser scemi per intraprendere azioni che mettano a repentaglio la loro ricchezza, la pila di utenti che hanno? Fare qualcosa che sta sulle palle agli utenti, anche legittima per carità, significa danneggiare il proprio business. Al punto che arrivano a sfidare i governi, cosa dal mio punto di vista piuttosto discutibile.

Come ho detto 800 volte, il problema principale dei complotti è che mancano di logica. Questo incluso.


Altro discorso. Andiamo avanti tanto, per lo meno noialtri che viviamo nei paesi occidentali, a considerare i governi come il male da aggirare? Mi sembra la dinamica di quelli che ti fanno i fari per avvertirti che c'è il posto di blocco.

Poi il posto di blocco in realtà era lì perché sapeva che doveva passare il ricercato.
Il ricercato viene cortesemente avvertito e cambia strada.

O anche senza scomodare un ricercato, quello che eccede con la velocità, ed è ora che lo fermino.

Ecco, parlandone mi sono ricordato che è da tempo che non faccio più i fari per avvertire gli altri dei posti di blocco. Era divertente farlo, dovrei riprendere. Vedevo le macchine rallentare e mi chiedevo:

chissà quanta strada faranno prima di accorgersi che non c'è nessun posto di blocco.
Fx,

il tuo paragone non è calzante. La banca ha una forte motivazione (anche legale) a custodire con sicurezza i tuoi averi. Un social network ha una forte motivazione a venderli.
Roberto,

quando dici che gli stati uniti non sono un regime dittatoriale mi fai morire dalle risate.

Gli Stati Uniti non sono una democrazia ideale (ti sfido a indicarmene una), ma formalmente sono una democrazia, perché i cittadini votano e sono liberi di esprimere le proprie opinioni. Se pensi che gli Stati Uniti siano un regime dittatoriale, non sai cos'è un vero regime dittatoriale.

In un regime dittatoriale, un comico come Stephen Colbert o John Oliver verrebbe fucilato per aver offeso il dittatore. In un regime dittatoriale, tu non saresti libero di commentare qui. O di ridere.
Allions,

ritengo criminali i manifestanti violenti

I rumeni che deposero Ceausescu erano "manifestanti violenti" dal punto di vista di Ceausescu. Gli studenti americani che protestavano contro la segregazione razziale negli anni Sessanta erano "manifestanti violenti" per i governatori di allora.

Sicuro di voler dire che i manifestanti violenti sono automaticamente criminali?
@ Fx: io "faccio i fari" se vedo appostati i vigili urbani (polizia locale), non se vedo i caramba o la polizia di stato, perchè in quel caso cambia lo scopo dell' appostamento.
Occorre discernimento, c'è chi ti traccia perchè lo hai chiesto, c'è chi lo fa per appiopparti multe o colpe non tue.
@Fx
Una banca da accesso parziale ai suoi sistemi all'azienda di manutenzione hardware, a quella di consulenza software, e a pochissime altre indispensabili. Il tutto con regole molto rigide.
Se scoprissi che la mia banca cede l'elenco dei correntisti (dati pubblici) a una moltitudine di aziende terze, e statistiche sui depositi sui conti corrente per area geografica (dati privati accumulati) ad un'altra moltitudine, probabilmente mi chiederei se è opportuno cambiare banca.
Magari la risposta sarebbe no, perché (ipoteticamente) anche le altre banche fanno lo stesso, e comunque non voglio rinunciare ai servizi di una banca. Ma intanto considererei questa informazione in più.

È vero che gli utenti sono il patrimonio di un social network e non vogliono perderlo, ma se questo patrimonio non lo monetizzano allora è inutile averlo. Si devono quindi muovere sul confine tra monetizzarlo e rischiare di perderne una parte, e non è scontato che questo confine sia posizionato a garanzia della protezione totale degli utenti.
Anche perché, volendo essere cinici, la parte che rischiano veramente di perdere è proprio quella meno facilmente monetizzabile.
Se la loro preoccupazione principale fosse quella di tutelare ad ogni costo i propri utenti, perché avrebbero dovuto in prima istanza stringere accordi così facilmente con un'azienda che si vantava di offrire servizi di geolocalizzazione agli enti di pubblica sicurezza?

Volendo dire il contrario della tua affermazione iniziale, si potrebbe dire che il dato rilevante della vicenda è che abbiano stretto questi accordi, per poi tagliare i ponti solo quando la notizia è venuta alla luce.
O, più obiettivamente, che fanno controlli decisamente troppo blandi sulle aziende con cui stringono accordi.
L'associazione che ha riportato pubblicamente la vicenda, la ACLU, ha chiesto proprio ai social network di intensificare questo tipo di controlli e di avere regole più chiare e trasparenti. Non ha invitato ad abbandonare ogni social network.

Riguardo il bug del kernel, non è certo il caso di sciogliere nell'acido i server e bombardare col napalm i data center(reazione esagerata) ma di assicurarsi che utenti con password potenzialmente banali non abbiano accesso SSH, e quando disponibile aggiornare il kernel, sì (reazione proporzionata). È una notizia utile da conoscere, e non da ignorare.
@Fx
FB, Twitter e Instagram vendono dati sufficienti a identificare una persona. Quindi, al più si può dire che i social network proteggono la privacy dei propri utenti solo nei confronti di chi cerca di rubare le informazioni perché sarebbe come rubare loro il denaro. Anzi, è rubare loro denaro.

Gli esempi che porti riguardano la sicurezza in generale che, in questo caso, non c'entra nulla visto che i dati li hanno proprio venduti, non sono stati rubati.
Venduti e usati non certo per la pubblicità mirata.
[by Faber vecchio]

Fx
Mi sembra la dinamica di quelli che ti fanno i fari per avvertirti che c'è il posto di blocco.

Ahimé, l'Italia è una fogna di delinquenti che hanno fissato la soglia della delinquenza un millimetro sopra il livello a cui riescono ad arrivare (o un millimetro oltre il confine della categoria cui appartengono):
- sopra la soglia ci sono i criminali, da linciare a furor di popolo
- sotto la soglia ci sono il buonsenso, l'autodifesa, il discernimento, il la-legge-è-sbagliata, il che-male-vuoi-che-faccia, eccetera.

Il ricercato viene cortesemente avvertito e cambia strada.

Anche l'assassino ubriaco, figli di putt***a (*) lui e i suoi favoreggiatori :-(

Vedevo le macchine rallentare

Io faccio i fari per avvisare che hanno i fari spenti: ecco perché rallentano, invece di accendere i fari :-)

(*) putt***a = putteria = 1. azione di imperdonabile ingenuità, 2. scostumatezza.
[by Faber vecchio]

rico
io "faccio i fari" se vedo appostati i vigili urbani (polizia locale), non se vedo i caramba o la polizia di stato, perchè in quel caso cambia lo scopo dell' appostamento.

Bravo. Complimenti.
Peccato che sia gli uni sia gli altri siano operatori di polizia giudiziaria, in servizio di tutela della sicurezza di tutti, compresi i figli di putt***a (*) diversamente intelligenti.
Se ho capito bene, tu postuli che i vigili urbani non si "appostino" mai per intercettare individui pericolosi, quali rapinatori, evasi, guidatori ubriachi o in eccesso di velocità.
Da domani penserò che si "appostino" per prendere aria alla patta aperta dei pantaloni.

Occorre discernimento, c'è chi ti traccia perchè lo hai chiesto, c'è chi lo fa per appiopparti multe o colpe non tue.

"Per appiopparti multe o colpe non tue" si può leggere in due modi:
- per appiopparti multe non tue o per appiopparti colpe non tue
- per appiopparti multe [tue] o per appiopparti colpe non tue.

In entrambi i casi la "multa" discende da un comportamento attribuito a te (impersonale):
- se sei stato davvero tu ("multa" "tua"), paga
- se non sei stato tu ("multa" "non tua"), ricorri.

In entrambi i casi, aiutare a schivare la "multa" è una gherminella vergognosa, degna di un paese decerebrato.

(*) putt***a = putteria = 1. azione di imperdonabile ingenuità, 2. scostumatezza.
@Faber (vecchio)
Wow, altro che furbizia;) Ora mi sento un buonista politically correct:D
[by Faber vecchio]

@Tukler

Immagino che volessi rispondere a questo :-)
Paolo: sia per la banca che per i social è una questione di sopravvivenza non fare niente che vada a scontentare l'utenza.

Per la banca significa - tra l'altro - sicurezza e riservatezza del dato, ma anche riservatezza di quando manca uno di questi due aspetti. Personalmente, per le informazioni inevitabilmente frammentarie che ho, la gestione del dato nelle banche è ben più lacunoso di quello di Facebook, seppur i dati a sua disposizione siano più delicati di quelli che hanno in mano i social.

Per Facebook non scontentare l'utente significa profilarlo in lungo e in largo (che tanto non gliene frega niente a nessuno) ma far si che queste informazioni vengano usate unicamente per lo scopo prefisso: pubblicità mirata.

Non a caso Facebook ha chiuso immediatamente i rapporti con una società che peraltro si immagina portasse incassi a parecchi zeri.

Come dice Tukler: "L'associazione che ha riportato pubblicamente la vicenda, la ACLU, ha chiesto proprio ai social network di intensificare questo tipo di controlli e di avere regole più chiare e trasparenti. Non ha invitato ad abbandonare ogni social network."

In altre parole, non dice agli utenti di stracciarsi le vesti perché è capitato un caso in cui una società terza abusando dei dati forniti da Facebook è riuscita a far cosa poi? A truffare gli utenti? A permettere a pericolosi criminali di rubare loro? No, a dare una mano alla polizia - cosa che finché viene fatta nei paesi occidentali, è tendenzialmente auspicabile. Capisco che sia da controllare perché potenzialmente si presta ad abusi di ben altro tipo, ma diciamo che a questo giro è andata bene.

In ogni caso... ma fosse la prima volta che vediamo dinamiche del genere.

Viene fatto lo strumento con delle finalità precise.
Arriva l'abuso che lo sfrutta per altro.
Vengono messi in essere i correttivi.

Email - spam - antispam.
Keyword - manipolazione del SEO - algoritmi più raffinati.
Iscrizione servizi - iscrizioni fasulle - opt-in / captcha.

Ci sono millemila esempi, il dramma sarebbe se non ci fosse evoluzione. La lamentela del non essere già arrivati a me è sempre sembrata scema - in qualsiasi contesto venga applicata, il primo che mi viene in mente è la scienza. "La scienza non sa spiegare che", ma dai? Siamo nel 2016 e la scienza è arrivata fino a qui, domani ne saprà un po' di più, e ieri ne sapeva un po' di meno.

Allo stesso modo si evolvono i social. All'inizio si prestavano a molti più abusi di oggi. Domani miglioreranno ulteriormente.

Tukler: "Si devono quindi muovere sul confine tra monetizzarlo e rischiare di perderne una parte, e non è scontato che questo confine sia posizionato a garanzia della protezione totale degli utenti."

Hai più garanzie e più trasparenza con i social che con la banca, vai tranquillo. Non per fare benaltrismo, per dire che la garanzia totale non esiste, esiste la garanzia sufficiente. Quel che sostengo è che non mi ritrovo nel quadro allarmante che regolarmente viene dipinto qui.


Guastulfo: ok, gentilmente mi spieghi cosa intendi per dati sufficienti a identificare una persona? Nel senso, se faccio un annuncio vedo proprio chi clicca e so che questo rispecchia certi parametri ma... non c'è nesso con quello che dici tu. Di preciso cosa intendi?
Fx,

Paolo: sia per la banca che per i social è una questione di sopravvivenza non fare niente che vada a scontentare l'utenza.

Direi, semmai, non fare niente che esasperi l'utenza così tanto da farla scappare. Banche e SN hanno entrambi una forma di vendor lock-in: il costo di lasciarli è alto. Per i SN, è un costo emotivamente traumatico (perdi contatti, foto, storia, amici, ecc.).

Per cui i SN si possono permettere ampi abusi sugli utenti. Per esempio, ho visto un bel po' di utenti WhatsApp indignati perché WA ora condivide dati con FB: non ho visto nessuno decidere di abbandonare WA. Ogni cambio di regole di FB viene accolto da mugugni, tutti brontolano, ma alla fine nessuno molla perché il disagio sarebbe eccessivo, e allora si sopporta anche quell'angheria e ci si abitua finché l'angheria e l'abuso diventano la nuova normalità. Un metodo che il fisco italiano, per esempio, applica alla perfezione.
@Paolo
i utenti WhatsApp indignati perché WA ora condivide dati con FB: non ho visto nessuno decidere di abbandonare WA
il problema e' uno solo, gli utenti esperti capiscono quali sono le implicazioni per la privacy e quali sono i client migliori, il problema e' che gli utenti "normali" capiscono solo che wa ce l'hanno in tanti e che signal & co ce l'hai te e basta. Quindi o no whatsappi piu' (che comunque e' una soluzione a mezzo, visto che whatsapp puo' accedere al tuo numero anche dalla rubrica degli altri) oppure segui il carro e speri che prima o poi i tuoi contatti capiscano...
@Fx
Non so a cosa ti riferisci esattamente parlando di gestione lacunosa dei dati da parte delle banche.

Un mio ex collega con cui sono rimasto molto in contatto ora lavora nel data center di un gruppo bancario di medio-piccole dimensioni (di cui non sono cliente), e da quel che mi racconta la loro sicurezza è gestita in maniera veramente ottima, in termini di sicurezza esterna ma anche interna. Ogni volta che deve accedere a un server con dati finanziari deve passare attraverso una marea di pratiche di accounting.
Ovvio che la sicurezza dei sistemi dei grossi social network sia ottima anche quella, non lo metto in dubbio.
Sulla sicurezza del software invece non ho informazioni.

Se invece ti riferisci alle policy di condivisione dei dati, quella della mia banca mi sembra decisamente più trasparente e completa di quella di Facebook. E prevede per l'utente il diritto di "di conoscere quali sono i dati che lo riguardano in possesso della Banca e come vengono utilizzati", cosa che nella policy di Facebook non trovo.
@Faber (vecchio)
No no, per una volta che azzecco thread!:D
Mi riferivo alla prima parte del commento #21 qui.
@Fx
gentilmente mi spieghi cosa intendi per dati sufficienti a identificare una persona? Nel senso, se faccio un annuncio vedo proprio chi clicca e so che questo rispecchia certi parametri ma... non c'è nesso con quello che dici tu. Di preciso cosa intendi?

Intendo quello che scrive Paolo qui: "[...]i dati di Twitter, Facebook e Instagram sono stati usati per monitorare attivisti e manifestanti, identificarli e arrestarli [...] Questi social network, infatti, inviavano dati a una società esterna, Geofeedia, che a sua volta passava i dati alla polizia per creare mappe in tempo reale delle attività sui social media delle zone in cui si svolgevano proteste, allo scopo di identificare i manifestanti man mano che pubblicavano i propri post."

Se li hanno identificati e arrestati allora i dati erano sufficienti per poterlo fare.

Cosa c'è da spiegare?

Spiegami tu come avrebbe fatto Geofeedia ad identificare, per esempio, i ragazzi di Baltimora che volevano unirsi alle proteste dirottando un autobus.
Fa riflettere soprattutto perché non sai mai in che mani queste informazioni possono finire.
Anche se finissero, nel migliore dei casi, nelle mani delle autorità, l'errore umano può sempre accadere. Ad esempio, mal interpretare la geolocalizzazione vicino ad un evento di protesta, accostando manifestanti pacifici a quelli che invece usano la forza, o a chi non c'entra nulla e passava di lì. Da qui ad arrestare e/o punire un malcapitato è un attimo, eventi come questo lo dimostrano.
Spesso si dimentica che si è innocenti fino a prova contraria.
@Paolo "Per esempio, ho visto un bel po' di utenti WhatsApp indignati perché WA ora condivide dati con FB: non ho visto nessuno decidere di abbandonare WA."
Io mi sono scaricato Signal, sto tentando di convincere tutti i miei conoscenti che Zuckerberg è figlio di Sauron, ma nessuno è disposto a sbattersi per cambiare app e poi convincere i suoi contatti. Io ho convinto solo mia suocera, tanto per capire come stiamo messi.
Allions dixit:
"si, ritengo criminali i manifestanti violenti"

Paolo dixit:
"Sicuro di voler dire che i manifestanti violenti sono automaticamente criminali?"

Non per interpretare i pensieri altrui ma io penso che l'asserzione di Allions fosse rivolta verso l'immagine "comune" che abbiamo del manifestante violento nella nostra esperienza quotidiana di paesi democratici: non penso che non si possano definire squallidi gli atti di vandalismo o di assalti contro le forze di sicurezza a cui puntualmente assistiamo nelle grandi manifestazioni di piazza.
Non penso che per "manifestanti violenti" egli intendesse parlare di persone che si difendono da eventuali attacchi (ancor più da condannare) da parte di chi dovrebbe mantenere l'ordine ma di coloro che cercano lo scontro a tutti i costi ancor più recando seco strumenti di offesa preparati all'uopo.
Ed anche manifestare, in un paese democratico, per i diritti civili non è, a mio giudizio, una buona ragione per fomentare violenza; anzi! Forse ancor più si dovrebbe ricorrere a comportamenti non-violenti per far passare messaggi importanti o che tali si ritengano (ognuno ha sue personali sensibilità).