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2007/02/12

Jobs: basta DRM nella musica online

Perché Steve Jobs chiede l'abolizione dell'anticopia?


Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di "Pape" e "Steficol67".

Il 6 febbraio scorso, Steve Jobs, lìder maximo di Apple, ha infranto un tabù. Ha chiesto pubblicamente alle case discografiche di rinunciare alla tecnologia anticopia, il cosiddetto DRM (Digital Rights Management), che grava sulla musica venduta via Internet. La sua lettera aperta è pubblicata qui (in originale) e tradotta in italiano da Melablog.it qui.

L'entusiasmo degli internauti è altissimo. S'invoca San Jobs da Cupertino come il liberatore delle masse musicalmente oppresse. Ma le grandi case discografiche, la IFPI (federazione internazionale dei discografici) e la FIMI (Federazione dell'Industria Musicale Italiana) gli hanno risposto inviandogli (metaforicamente) un iPod con su un due di picche inciso col laser. Non se ne parla nemmeno, dicono. Però EMI si è staccata dal coro e si vocifera di una sua possibile rinuncia al DRM.

Cosa sta succedendo? Adesso che è passato qualche giorno si può provare a fare un po' di luce sulla faccenda.

La prima cosa che lascia perplessi è il pulpito dal quale è partita la predica. Steve Jobs rappresenta Apple, che con il negozio online iTunes è il gigante del mercato della musica venduta legalmente in Rete, con l'88% delle vendite USA (dati 2006). Due miliardi di canzoni vendute dal 2003 a oggi non sono noccioline. Il servizio iTunes ha il grandissimo merito di aver sbugiardato i discografici che pensavano che la musica venduta online non avesse futuro perché i consumatori sono disonesti, e non è un merito trascurabile. Ma tutta la musica venduta da iTunes è lucchettata con sistemi anticopia. Non è quindi un controsenso che sia proprio Steve Jobs a chiedere l'eliminazione dei sistemi anticopia?

Jobs si difende dicendo che l'anticopia gliel'hanno imposto Sony BMG, Universal, Warner ed EMI, che secondo i dati forniti da Jobs stesso controllano la distribuzione di oltre il 70% della musica di tutto il mondo. Se dipendesse da lui, Apple rinuncerebbe all'anticopia "in un batter d'occhio", senza esitazioni, perché questa sarebbe "la migliore alternativa per i consumatori". Le altre alternative prospettate sono lo status quo (sistemi anticopia incompatibili che legano l'utente a una specifica marca o gamma di lettori, il cosiddetto vendor lock-in) oppure la condivisione del sistema anticopia Apple con gli altri venditori di musica protetta (la cosiddetta interoperabilità).

Ma come, Jobs non teme di vedersi crollare il mercato delle vendite degli iPod? Dopotutto quei due miliardi di brani lucchettati da iTunes oggi funzionano soltanto sugli iPod. Se domani fossero privi di lucchetti, o se i lucchetti fossero apribili anche con lettori meno costosi di altre marche, ci sarebbe poco incentivo a comperare i lettori Apple. No?

No, dice il boss di Apple. Sono stati venduti 90 milioni di iPod, per cui in media le canzoni lucchettate presenti su un iPod sono soltanto ventidue. Tutte le altre (e un iPod recente ne contiene un migliaio) sono prive di protezione DRM. Il messaggio subliminale di Jobs è che la gente compra gli iPod perché sono fighissimi, non perché è obbligata dai sistemi anticopia.

C'è un errore in questo calcolo: l'assunto che tutti e 90 milioni di iPod venduti dal 2001 a oggi siano ancora vivi e vegeti, quando sappiamo benissimo che per motivi di obsolescenza tecnologica, di invecchiamento della batteria, di maltrattamento e di caccia al trendy, i vecchi iPod sono in buona parte defunti.

Tuttavia le vendite recenti sono state talmente spropositate rispetto agli anni passati (60 milioni di pezzi soltanto da gennaio 2006, secondo i dati di vendita compilati da Wikipedia) che il calcolo di Jobs rimane spannometricamente accettabile ma va rivisto verso l'alto. Le canzoni lucchettate sugli iPod sono in media qualche decina. E trenta o quaranta euro da buttare via in caso di migrazione ad un'altra marca di lettore, più il disagio di doversi ricomprare da capo tutta la musica protetta, sono un incentivo tutt'altro che trascurabile a restare fedeli alla Mela. Il vendor lock-in c'è, e Jobs gioca con le cifre per minimizzarlo.

E' per questo che neanche ai consumatori onesti piace il DRM: li punisce anche quando non violano la legge e limita la loro libertà di scelta. Il DRM di Apple, benché sia ritenuto "liberale" rispetto ad altri (si fa chiamare addirittura FairPlay), è l'equivalente di un disco che suona soltanto su un giradischi della Philips ma non sui giradischi di nessun'altra marca. O di un'autostrada fruibile soltanto dalle Porsche Cayenne.

Ma allora perché Jobs cerca di minimizzare l'importanza del suo DRM nel successo di iPod e iTunes e scarica la questione sulle case discografiche? Una possibile spiegazione è che Apple è impegolata in questo momento con varie azioni legali in Europa: Germania, Francia, Norvegia e Olanda ritengono che FairPlay, funzionando soltanto sui lettori Apple, sia incompatibile con la libera concorrenza, come nota il sito specializzato in questioni d'informatica giuridica Findlaw. E in Italia c'è l'esposto di Altroconsumo all'Antitrust. Questo è un danno d'immagine notevole per Apple, che ama presentarsi come amica degli utenti e maestra nell'offrire prodotti facili da usare. Dando la colpa ai discografici, Jobs cerca di salvare quest'immagine.

La spiegazione suona piuttosto plausibile se si considera l'obiezione di Jobs all'idea di adottare un sistema anticopia unico per tutti i lettori di ogni marca o di concedere ad altri produttori di lettori l'uso di FairPlay:

"concedere in licenza un sistema DRM richiede che si rivelino alcuni dei suoi segreti a molte persone in molte aziende, e la storia c'insegna che questi segreti inevitabilmente sfuggono di mano... Correggere con successo [una fuga di segreti] richiede il potenziamento del software del negozio di musica online, del software di gestione della musica degli utenti e del software dei lettori, dotandoli di nuovi segreti; poi occorre trasferire questo software aggiornato alle decine (o centinaia) di milioni di Mac, PC Windows e lettori già in uso. Tutto questo va fatto rapidamente e in maniera altamente coordinata: un'impresa molto difficile quando tutti i pezzi sono in mano ad un'unica azienda, ma quasi impossibile se più società controllano pezzi separati del puzzle e tutte devono agire all'unisono per correggere la falla."

Jobs dice che anche Microsoft sta facendo la stessa cosa, ossia adottando un sistema DRM (quello di Zune) di cui controlla tutti gli elementi, senza concederli in licenza a terzi. Sono obiezioni abbastanza deboli. La prima è smentita dall'esistenza di segreti larghissimamente condivisi: basti pensare al DRM usato per i telefonini, per esempio per la musica, i programmi TV o le suonerie. La seconda suona molto come una ripicca: certo, io sono anticoncorrenziale, ma anche zio Bill lo è. Ve la prendete con me perché sono piccolo (no, Steve, ce la prendiamo con te perché hai oltre l'80% del mercato dei lettori, mentre Microsoft non conta nulla in questo campo).

Un'altra considerazione che fa dubitare delle motivazioni apparentemente disinteressante di Jobs è che invoca la fine del DRM soltanto sulla musica, ma non sui film. Visto che Jobs è il più grande azionista individuale della Pixar, quella di Toy Story, Monsters & Co, Gli Incredibili, Cars e Alla Ricerca di Nemo, è una distinzione piuttosto curiosa.

Si direbbe, insomma, che Jobs stia invocando la fine del DRM per un proprio tornaconto: così può presentarsi come paladino dei consumatori e passare la patata bollente del DRM e della concorrenza sleale alle case discografiche, che tanto sono già impopolari. Inoltre confida che l'iPod si venda lo stesso anche senza il guinzaglio dell'anticopia. Meglio rischiare un possibile calo di vendite che vedersi escluso dal mercato in quattro paesi europei (col pericolo che altri seguano a ruota).

Ma i discografici non la bevono. Prima di parlarne, però, vale la pena di soffermarsi su una considerazione di Jobs che nasce sì dal suo tornaconto, ma tocca un tasto molto valido lo stesso: la totale inutilità, per i discografici, dei sistemi anticopia.

"Perché le quattro grandi case discografiche dovrebbero permettere ad Apple e agli altri di distribuire la loro musica senza usare sistemi DRM per proteggerla? La risposta più semplice è che i DRM non hanno funzionato, e forse non funzioneranno mai, come freno alla pirateria. Anche se le quattro grandi case discografiche esigono che tutta la loro musica venduta in Rete sia protetta da DRM, quelle stesse case discografiche continuano a vendere ogni anno miliardi di CD che contengono musica completamente priva di protezioni... Nel 2006, i vari negozi online hanno venduto nel mondo due miliardi di brani protetti da DRM, mentre le case discografiche stesse hanno venduto su CD oltre venti miliardi di canzoni completamente prive di DRM e senza protezioni... Allora, se le case discografiche vendono oltre il 90% della propria musica senza DRM, che beneficio ricavano dal vendere la piccola percentuale restante vincolandola con un sistema DRM?"

Questo è un assurdo perfettamente condivisibile, di cui si parla in Rete da anni. Va precisato che le case discografiche hanno tentato a più riprese di vendere "CD" con protezioni anticopia, ma i risultati sono stati disastrosi, come ben sa Sony. Bisogna però che ne parli uno come Jobs affinché i discografici ascoltino e magari comincino a riflettere. A prescindere dai motivi per cui ne parla, Jobs è effettivamente riuscito a suscitare un dibattito e a dire quello che nessuno osava dire per non essere tacciato di favoreggiamento della pirateria musicale: il DRM fa male alla musica, ed è una fregatura per tutti. Quindi è ora di sbarazzarsene. E lo stesso vale anche per film e altri contenuti multimediali, come scopriranno ben presto i legittimi acquirenti di Blu-Ray e HD-DVD.

La lista dei benefici dell'eliminazione del DRM per gli utenti onesti è notevole:

  • Eliminato il vendor lock-in. Se domani voglio prendere un lettore di un'altra marca, lo posso fare e copiarci tutta la musica che avevo sul lettore precedente.
  • Eliminata la complicatissima gestione delle licenze digitali. Migrare la propria musica legalmente acquistata da un computer a un altro è come copiare dei normali file. Non occorre più fare riattivazioni, riabilitazioni e quant'altro.
  • La musica acquistata è per sempre. Scompare il rischio di trovarsi con un pugno di bit illeggibili perché il gestore del sistema DRM ha deciso di cambiare sistema (come ha fatto Microsoft) o non esiste più o non fornisce software aggiornato.
  • Usare legalmente la musica acquistata diventa facile come usare quella scaricata a scrocco, col vantaggio che la qualità della musica acquistata è garantita. Basta MP3 rippati da dilettanti che usano codec e bitrate squallidi o etichettano le canzoni coi nomi sbagliati.
  • Condividere la musica con la famiglia è più facile. Non occorre più fare i salti mortali per dare ai figli una copia di una canzone da mettere nel proprio telefonino o lettore MP3.
  • Creare una rete domestica di diffusione della musica digitale è più facile perché non ci sono lucchetti, autorizzazioni e limiti da gestire.
I discografici, dicevo, non la bevono. La Warner ha detto chiaro e tondo, per bocca del suo boss Edgar Bronfman, che l'idea di Jobs è "totalmente priva di merito". E sull'assurdo dei CD venduti senza protezioni, Bronfman ribatte che "l'idea che la musica non meriti la stessa tutela del software, dei film, dei videogame o di altre proprietà intellettuali semplicemente perché nel mondo fisico esiste un prodotto obsoleto non protetto è completamente priva di logica o di merito". Avete capito? Il CD, quello che vende venti miliardi di canzoni l'anno, è un "prodotto obsoleto" (per la precisione, Bronfman parla di legacy product). Sarà.

La FIMI, invece, ha le idee un po' confuse, almeno stando a quanto riferito da Visionblog.it: Enzo Mazza, presidente della FIMI, dice che "Steve Jobs omette il fatto che le case discografiche non hanno mai chiesto che i DRM fossero chiusi", e fin qui nessun problema, ma poi giustifica l'uso del DRM dicendo che "Alle case discografiche i Drm servono esclusivamente come strumento per la gestione dei diritti d'autore, per sapere quante copie vengono vendute e come ripagare gli autori." Questa è una baggianata. Il DRM non è un contacopie. Per sapere quante volte viene scaricata una canzone si usano i log dei server, si usa un contatore software, si usano mille altre tecniche, ma non c'è nessuna ragione per usare gli attuali sistemi DRM, che sono invece dei bloccacopie (esistono anche i sistemi DRM di watermarking, che hanno funzioni differenti, ma questa è un'altra storia). Servono a limitare dove e come viene usato un brano scaricato.

Stupisce che il presidente della Federazione Industria Musicale Italiana non comprenda un concetto basilare come questo. Confido nell'errore di trascrizione, perché altrimenti c'è da preoccuparsi, però vedo che anche a Punto Informatico Mazza ha espresso un concetto analogo ("Ma le protezioni sono solo un pezzo del DRM, uno strumento che consente di associare dati ed informazioni ai contenuti distribuiti, quindi di sapere cosa e quanto circola"). Mah.

Quello che più mi preoccupa è questa frase di Mazza: "Il domani non è il possesso dei contenuti, ma è il loro accesso, è la licenza per l'accesso ai contenuti che si desiderano in qualsiasi modo e momento, e indipendentemente dalla piattaforma."

Immaginate questa frase applicata a un libro. Il futuro auspicato da Mazza è un mondo in cui le persone non hanno il diritto di possedere un libro, ma soltanto quello di accedervi, dietro pagamento di licenza e presentazione di documento d'identità, e soltanto se e quando i titolari della licenza lo vorranno. Il giorno che non vorranno più che leggiate un certo libro perché scomodo o sgradito al governo o all'ideologia di turno, il libro non sarà più accessibile. Questo diritto eterno, imposto tramite la tecnologia, non solo va contro il diritto d'autore, che ha una data di scadenza ben precisa (anche se lunga, ce l'ha), ma ha un sapore totalitario. Forse dovrei mandare a Mazza una copia di Fahrenheit 451 di Ray Bradbury. Anche in quel romanzo, possedere libri era un reato.

Allora, molto rumore per nulla? Ognuno suona la propria campana e noi ci dobbiamo sorbire la cacofonia conseguente? Dipende. C'è forse una casa discografica che ha visto la luce in fondo al tunnel e ha capito che non è quella di un treno di pirati che le viene incontro. La EMI, dice USA Today, sta seriamente valutando l'idea di vendere la musica in Rete senza DRM. E Yahoo prevede che entro Natale la maggior parte del suo catalogo musicale online sarà privo di lucchetti.

"Le etichette discografiche capiscono che il DRM deve sparire: non è che una tassa sui consumatori digitali" dice Dave Goldberg, general manager di Yahoo Music, prevedendo un aumento del 15-20% se le canzoni sono acquistabili senza DRM. Il mio mini-sondaggio informale sembra indicare che la sua previsione di maggiore propensione all'acquisto sia azzeccata: al momento in cui scrivo, il 50% dei lettori dichiara che comprerebbe più musica se non ci fosse il DRM, e solo il 5% dice che la scroccherebbe di più.

Un analista della Forrester Research, citato sempre da USA Today, incoraggia EMI in modo sensato e pragmatico: "La EMI non avrebbe motivo di preoccuparsi dei pirati, perché chiunque voglia piratare la musica lo sta già facendo. Il cliente pagante è tutt'altra razza."

Appunto. Sono anni che lo diciamo. Magari i tempi sono maturi per far finalmente scendere dal pero anche le altre etichette discografiche. Steve Jobs propone ai consumatori di chiedere ai discografici di dare un taglio al DRM: armiamoci e partite, insomma. Io vorrei andare un po' più in là: mi impegno qui a comperare duecento euro di musica online senza DRM dalla prima major discografica che rinuncerà ai sistemi anticopia. Qualcun altro si associa?

26 commenti:

Anonimo ha detto...

Mi associo. 487.05 Franchi al cambio di oggi.
Una considerazione (premettendo che vivrei benissimo anche senza DRM, ma visto che c'è ci convivo): è vero che la apple controlla più dell'80% del mercato, ma è anche vero che ci sono altri MusicStore sulla rete. Voglio dire che se uno ha un qualsiasi altro lettore mp3 può benissimo comperare la musica su Napster, MTV, ecc. iTunes non è l'unico rivenditore e nessuno ti obbliga a comprare lì.
Se io ho l'iPod compro su iTunes, se ho un Creative comprerò su qualcos'altro. La scelta (seppur con qualche limitazione) rimane.
Poi sono d'accordo con Paolo sul fatto che se ho comprato della musica, quella deve essere mia e basta, senza limitazioni.

Dominique

Anonimo ha detto...

Secondo me è solo una squallida manovra economica. Forse alla Apple ci si è resi conto che altri supporti (Creative ad esempio) permettono le stesse cose dell'Ipod ma non possibilità di migrazione del supporto musicale.
Sta di fatto che si è sulla strada della liberalizzazione. E quando mai un beneficio del genere non ha un ritorno economico?

fillo ha detto...

Piccolo dettaglio riguardo le azioni Pixar: un anno fa é stata comprata dalla Walt Disney e a quando pare ( http://www.pixar.com/companyinfo/faq/faq.htm terz'ultima FAQ) non esistono piú azioni Pixar! Ergo Steve Jobs non puo' essere maggiore azionista... Ok, scusate la pignoleria :-/ era solo per precisare

BTW condivido il tuo punto di vista Paolo riguardo alla vicenda.


Filippo

Carlo ha detto...

duecento euro no, ma una decina di quelle introvabili nei canali italiani (tipo alcune del mio genere preferito acquistabili solo d'importazione) molto volentieri.

FridayChild ha detto...

Il DRM non serve allo scopo, rompe l'anima ai legittimi licenziatari e non ferma i duplicatori abusivi, quindi va eliminato.
Ma Jobs e' un vecchio pesce, e' palese che si e' fatto due conti.

abgely ha detto...

nonostante scrivi articoli belli e interessanti, quando sono troppo lunghi io mi perdo, e mentre mi sono perso in questo articolo pensavo proprio che se la EMI leverà i lucchetti la prima cosa che farò sarà appunto comprare una...cinquantina di euro di musica. subito. immediatamente. ed è detto da uno che non ha mai comprato una, che sia una, canzone on line e che compra dischi solo ai concerti (venduti dalle band a molto meno) e che, diciamo, ascolta un po' di musica (e che cerca dispetatamente in tutta milano dei case autoventilati per i suoi maxtor). per quanto riguarda perche jobs abbia detto quello che ha detto...beh se alla fine EMI farà quel che farà i pro del suo discorso sono superiori ai contro (sibliminali e pieni di secondi scopi)

MG55 ha detto...

Come han fatto notare molti, c'è un'altro motivo per dubitare della buona fede di Jobs: molti artisti vorrebbero vendere la propria musica su iTunes senza DRM, ma la Apple non sembra volerglielo permettere. Impossibile a questo punto negare che il CEO di Apple abbia la coda di paglia.

Pape ha detto...

[quote]Come han fatto notare molti, c'è un'altro motivo per dubitare della buona fede di Jobs: molti artisti vorrebbero vendere la propria musica su iTunes senza DRM, ma la Apple non sembra volerglielo permettere. Impossibile a questo punto negare che il CEO di Apple abbia la coda di paglia.
[/quote]

Ma dai, suvvia. iTunes non è certo interessata agli artisti indipendenti: a lei interessa distribuire il materiale delle major, non certo di qualche sconosciuto musicista. E i musicisti affermati possono anche spingere per l'assenza di DRM (alcuni effettivamente lo fanno), ma gli artisti stessi non hanno alcun potere, visto che sono sotto contratto.
Ovviamente poi Jobs ha il suo tornaconto in quanto dice e fa. E mi sembra il minimo: non ha mai detto di essere un filantropo, bensì un affarista.
A volte mi sembra che si critichi gente solo perché tira l'acqua al suo mulino: che dovrebbero fare? Perdere soldi per la gloria e l'onore? Lo scopo di un'azienda è far soldi, possibilmente farne tanti, non ce ne sono altri. Poi, i mezzi usati per fare soldi possono essere criticabili o meno, ma andare contro qualcuno solo perché questi ne ha un tornaconto mi sembra assurdo. O voi lavorate a gratis?

Pape

raccoss ha detto...

Duecento no, cinque si. Dieci se abbassa i prezzi.

La EMI ha anche musica classica in catalogo?

Anonimo ha detto...

Levare il DRM non basta. Bisogna abbassare i prezzi. Non c'è motivo che si paghi la musica online quanto quella su CD: i costi e la qualità sono inferiori (a parte il fatto che già il costo della musica su CD è esagerato). E poi le case fanno cartello: com'è possibile che il prezzo sia pressoché identico su TUTTI gli store legali online che vendono musica delle major (trascuriamo quelli che vendono solo musica delle "indie", quello è un altro discorso).
Cmq si, anche solo per incoraggiare il passaggio comprerei una 50ina di euro di musica.

Nicola ha detto...

@ Pape:

> iTunes non è certo interessata agli artisti indipendenti: a lei interessa distribuire il materiale delle major, non certo di qualche sconosciuto musicista. E i musicisti affermati possono anche spingere per l'assenza di DRM (alcuni effettivamente lo fanno), ma gli artisti stessi non hanno alcun potere, visto che sono sotto contratto.

Avril Lavigne non è così sconosciuta. A me non piace troppo, ma è abbastanza mainstream. Lei (e la sua casa discografica) è una di quegli artisti di cui parla mg55, quindi la tua giustificazione fa acqua.


> A volte mi sembra che si critichi gente solo perché tira l'acqua al suo mulino: che dovrebbero fare? Perdere soldi per la gloria e l'onore? Lo scopo di un'azienda è far soldi, possibilmente farne tanti, non ce ne sono altri. Poi, i mezzi usati per fare soldi possono essere criticabili o meno, ma andare contro qualcuno solo perché questi ne ha un tornaconto mi sembra assurdo. O voi lavorate a gratis?


Credo che mg55, come me, non critichi il comportamento da "homo economicus" di SJ. Però si critica la malafede nell'attribuire ad altri colpe ANCHE proprie, o su cui si è lucrato parecchio; ci sarà un motivo se SJ è l'uomo del "reality distortion field".
Riguardo a quest'ultimo, quando sai che esiste prendi tutto quello che viene detto molto più con le pinze...
Ciao a tutti

Chaos ha detto...

e poi stiamo a vedere che succederà quando a livello di infrastrutture bloccheranno il traffico bittorrent con la scusa che serve alla "pirateria".
Se amate la musica e non solo quella di "marca" visitate magari http://www.jamendo.com/ e capirete anche percè parlavo di torrent

Pape ha detto...

[quote]Avril Lavigne non è così sconosciuta. A me non piace troppo, ma è abbastanza mainstream. Lei (e la sua casa discografica) è una di quegli artisti di cui parla mg55, quindi la tua giustificazione fa acqua.
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Ma scusa, non mi sembra che Avril manchi da iTunes. Lei non vuole le DRM? Benissimo, ma non credo che da sola possa molto contro gli altri: non possono cambiare l'intero sistema perché a lei non sta bene, eh. Visto che ha una casa discografica, potrebbe vendersele sul suo sito, senza DRM ^_^


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Credo che mg55, come me, non critichi il comportamento da "homo economicus" di SJ. Però si critica la malafede nell'attribuire ad altri colpe ANCHE proprie, o su cui si è lucrato parecchio; ci sarà un motivo se SJ è l'uomo del "reality distortion field".
Riguardo a quest'ultimo, quando sai che esiste prendi tutto quello che viene detto molto più con le pinze...
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Mah... a quei livelli il mondo del business è fatto di parole molto pesate, e ogni conferenza è programmata a tavolino. COme il Ballmer (mi sembra fosse lui) che sbraitava di felicità per 5 minuti all'esordio di un suo speech. Idem SJ quando per far capire che si stavano avvicinando accordi con Apple Records ha fatto ascoltare, durante una conferenza, una canzone dei Beatles tramite iPod.
è anche difficile capire di chi sono le colpe. Jobs ci ha guadagnato dalle DRM? Probabilmente si? Lui era "colpevole" o solamente obbligato dagli accordi con le potenti major? Chi lo sa? Il fatto è che accusarlo di malafede solo perché ci ha guadagnato dalla situazione non mi sembra proprio corretto.

Pape

Nicola ha detto...

@ Pape

http://nanocrew.net/2007/02/06/steves-thoughts-on-music/

Spero che la discussione non degeneri in una guerra di religione, ma credo che tu non abbia capito di preciso quello che voglio dire io: un nesso causale logico sarebbe:

a) Le major mi obbligano a mettere il DRM sul 90% (che sia anche il 99) della musica del mio negozio online.
b) Il restante 10% di case discografiche (quella di avril lavigne, dei barenaked ladies e altri si chiama Nettwerk Music Group) non mi obbligano)

Ergo

1) Prima modifico il mio store-online per distribuire sia musica col drm (musica targata sony, universal) che senza.
2) Poi mi strappo le vesti contro le major che mi costringono a vendere bloccata la loro musica.

E ti ripeto: non critico SJ perché tenta di far soldi in maniera forse anche discutibile: bravo lui e scemo magari il mercato se ancora non lo punisce.
Mi lamento solo perché ora lui fa tanto di lacrime di coccodrillo, sparando ORA di essere contro al DRM. Se fosse veramente contrario comincerebbe lui col differenziare il suo store (tanto più che secondo le sue parole, avrebbe da guadagnarci, perché venderebbe meglio almeno i pezzi targati nettwerk).

Spero di essermi spiegato bene

Anonimo ha detto...

ma perché non ascoltate la buona vecchia radio? magari in rivisitazione moderna (www.last.fm) in cui scegliete voi i brani(anche degli artisti più commerciali), è legale e se ne ho voglia mi faccio i miei podcast

Pape ha detto...

[quote]
Mi lamento solo perché ora lui fa tanto di lacrime di coccodrillo, sparando ORA di essere contro al DRM. Se fosse veramente contrario comincerebbe lui col differenziare il suo store (tanto più che secondo le sue parole, avrebbe da guadagnarci, perché venderebbe meglio almeno i pezzi targati nettwerk).
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Rispetto la tua opinione, e la condivido anche. Però quello che volevo dire è che se parlando al bar, o su un blog, sembra tutto facile, nella realtà, quando di mezzo ci sono accordi multimiliardari, ... penso sia ben più difficile fare motti d'orgoglio o scelte di questo tipo prima che ci siano tutte le condizioni per farlo. Tu vedi in Jobs lacrime di coccodrillo, io ci vedo che seJobs ha fatto tali esternazioni è perché probabilmentela situazione attuale gli offre le condizioni per farlo, condizioni che non necessariamente c'erano prima.

EMI ha risposto positivamente all'appello. Secondo te ha scoperto dai giornali quanto ha detto Jobs, e ha reagito bene all'idea, oppure è una reazione dettata da lunghe contrattazioni fra le due case? ;-)


Pape

Federico D'Ambrosio ha detto...

Ovvio che Jobs lo fa per tornaconto personale.
Non ha bisogno dei DRM, servivano a convincere le case discografiche a buttarsi in qualcosa senza l'Alto Patrocinio di Microsoft e ora vuole dir loro "Non piacciono ai consumatori? Chissenefrega, non servono!".

E' Steve Jobs, può cambiare le cose. Ha il potere e l'intraprendenza per farlo.
E, se ora tutti parlano di DRM, lo dobbiamo a una misera sua lettera aperta. Non è poco.

Francesco ha detto...

Mi associo anch'io, Paolo. Come Dominique, vivo in Svizzera, ed acquisterò il corrispettivo di EUR 200. Sarebbe una gran cosa x per tutti togliere i DRM che ci complicano la vita e nient'altro. Chi vuole piratare usa i CD. Quante "balle" che raccontano i discografici!!!
Francesco

nikka ha detto...

ho comprato parecchia musica con DRM. Dopo aver fatto il backup delle licenze, dopo aver cambiato la macchina, e dopo avere *tentato* il ripristino delle licenze, ho deciso che non comprerò mai più musica protetta. Sono inoltre furibonda x i mucchietti di file inutilizzabili che ho...

Carlo M ha detto...

Ciao Paolo,
stavolta devo dare ragione a Jobs. Sul mio ipod sono caricati quasi 1000 brani, dei quali nessuno è lucchettato. Credo sinceramente che l'eliminazione della tecnologia anticopia non inciderebbe quasi per nulla sulle vendite dell'ipod; così come credo effettivamente che la gente compri l'ipod solo perché è più "figo" degli altri lettori. Lo so che è banale ma non c'è altra spiegazione.
Ciao,
Carlo

Federico D'Ambrosio ha detto...

Io ho 4 brani con DRM sull'iPod.

Aleister ha detto...

Comprano l'ipod anche per la pubblicità che gli ha fatto lo zio bill.

Da quant'è che quando compriamo un pc\laptop nuovo, avviandolo ci troviam sul desktop la lucciosa icona di imusic? Parecchio.

E' lì bella, bella sotto il naso e senza la minima indicazione dele controindicazioni.

DRM a parte, quello che miruga è che a 1 euro al pezzo vendono degli ingobili cbr! Bleah! Ma dai almeno un vbr 128bit a quel prezzo!!!! La diferenza è abissale. Ho lì dei pezzi ei virgin prunes veramnte inascoltabili. Poi è così triste, quando li apri con adobe audition li vedi come sono castrati. E' una sofferenza :(

Anonimo ha detto...

Credo che il DRM come altre cose come il sistema di attivazione di Windows, siano solo fumo negli occhi per gli utenti inesperti e frettolosi di avere le ultime novità.
Cercare di impedire di condividere musica è solo uno sprone per i cracker a rompere i sigilli.
Piuttosto si dovrebbero concentrare le risorse nella fornitura di un servizio superiore al giro dei P2P

Aleister ha detto...

Ma prechè non fanno come in francia dove (non sò se è già passata) hanno fatto la seguente proposta:

Eliminare il p2p è impossibile, legalizziamolol. Paghi un abbonamento con cui vengono rimborsate le royalties.
Si parlava di una cifra entro i 10 euro al mese. Io mi ci fionderei subitissimo.

kambizpascia ha detto...

ho visto la tua intervista delle iene dove dici che non hai tempo , dopo aver letto questo articolo lunghissimo e interesante capisco il perche

Radosky ha detto...

Il mio mini-sondaggio informale sembra indicare che la sua previsione di maggiore propensione all'acquisto sia azzeccata: al momento in cui scrivo, il 50% dei lettori dichiara che comprerebbe più musica se non ci fosse il DRM, e solo il 5% dice che la scroccherebbe di più.

E l'altro 45% cosa dice? Manca una fetta importante.