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20 commenti

Ci vediamo stasera a Bergamoscienza?

Questa sera alle 21 sarò al Teatro Sociale, in via Colleoni, per una conferenza dal titolo "Caduti nella rete: bufale e disinformazione scientifica" nell'ambito di Bergamoscienza. Trovate qui tutti i dettagli. Porterò con me, come consueto, un po' di copie del mio libro Luna? e le chiavette USB con il mio documentario Moonscape.


Aggiornamento (2014/10/05)


Grazie a tutti per la bella serata, organizzata e condotta benissimo e condita da belle domande dal pubblico in sala e da chi era collegato in streaming. Una foto da ieri via Twitter:



E qui lo streaming della serata:


Altre immagini e commenti sono su BergamoNews e su L'Eco di Bergamo.
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Commenti
Commenti (20)
Peccato che i posti siano già tutti esauriti, altrimenti sarei venuto volentieri...
Bello, però da affezionato del tuo canale youtube i contenuti della presentazione già li conoscevo. :(
Vogliamo le puntate nuove.
Fabio,

le puntate nuove sono in lavorazione e non sono ancora pronte; altrimenti non sarebbero nuove :-)

Inoltre in incontri come questi ci sono molte persone che si affacciano per la prima volta all'argomento e quindi servono degli esempi introduttivi, solidi e incontrovertibili. Capiscano che possano sembrare "antichi" a chi mi segue da tempo, ma è un passo indietro necessario. Il mormorio collettivo in sala sulla demo di schemicità o sulla chiappa di Belen sono state per me una conferma di questa scelta.

Comunque ieri sera ho presentato per la prima volta il Criterio di Hitchens e la mia proposta del giornalismo online che linka esplicitamente le fonti. Qualche novità, insomma, c'era :-)
Purtroppo non ho potuto partecipare dal vivo ma grazie allo straming in diretta ho goduto dell'ottima conferenza.
Da bergamasco, ex commentatore sul sito on line de L'Eco di Bergamo, ho apprezzato anche la critica sulla decisione di obbligare i commentatori ad identificarsi con le proprie generalità; ascoltando l'intervento di Dino Nikpalj sembrava che precedentemente i commenti fossero anonimi ma ciò non è vero perché per commentare era comunque obbligatorio registrarsi inoltre molti commentatori, compresi quelli storici che non avevano mai abusato della possibilità offerta dal giornale, hanno visto in questa scelta la volontà di costringere le persone ad autocensurarsi, la censura è già svolta dalla redazione de L'Eco, e non certo misteriosi complotti.
@Paolo

Visto che le presentazioni sono in continua evoluzione, mi permetto di segnalarti una leggerezza: nel momento in cui sottolinei che la gente non conosce i concetti di statistica fai un esempio che confonde la media con la mediana. Attenzione che si rischia una figura tipo Fuksas che corregge la citazione latina di Berlusconi. :D

Per quanto riguarda il compito del giornalista: fino a qualche tempo fa avevo sempre pensato che il giornalista divulgatore non svolgesse un compito davvero importante, perché il vero sapere lo maneggiano gli esperti. Poi mi sono trovato di fronte alla tua indagine sull'undici settembre e lì mi sono reso conto che solo un bravo giornalista poteva organizzare e criticare quella montagna di dati e di competenze, smontando i falsi e interpellando le persone giuste in tutti i settori.
Devi essere orgoglioso del lavoro che hai fatto (avete, lo so che non lo hai svolto da solo). Per scavare nei fatti e nella verità i soli esperti non sarebbero bastati.
Fabio,

so che è corretto dire "mediana" in questo caso, ma per esperienza so anche che se lo dici spiazzi il pubblico non esperto. Per cui ho usato l'espressione colloquiale "al di sotto della media" per non confondere chi era alle prese con la battuta :-)

Per quanto riguarda l'11/9, l'indagine non è tutto merito mio: anzi, grandissima parte del lavoro l'hanno fatta i colleghi e amici del Gruppo Undicisettembre. Io ho solo coordinato e dato una mano. Ma apprezzo la tua riconsiderazione del ruolo dei divulgatori.
Paolo,
so che è corretto dire "mediana" in questo caso

Non è che "si dice mediana" (così sembra che siano due nomi della stessa entità); la media e la mediana sono due indici molto diversi che coesistono. Tu giustifichi con la necessità di semplificazione; attenzione, perché semplificare non significa dire cose profondamente inesatte, ma significa dire in modo semplice cose ineccepibili: il tipo di semplificazione che fornisce informazioni errate è proprio quello da cui tu stesso giustamente metti in guardia, ed è il modo tipico di agire dei giornalisti che giustamente critichi, per cui in questo caso secondo me, per far capire che non sei come gli altri ci starebbe meglio da parte tua un "scusate, ho detto una castroneria colossale", piuttosto che un tentativo di giustificare l'affermazione (che è ciò che fanno i giornalisti approssimativi quando tu giustamente li smonti).
Se si fosse voluto fare l'esempio giusto, per far capire la contro-intuitività del concetto di "media", si sarebbe dovuto dire altro, tutto qua. Per esempio, che in un gruppo di cento persone può essercene una sola al di sopra della media e novantanove al di sotto (e i poco esperti risponderebbero: "come è possibile: non dovrebbero essere metà e metà??", e tu rispondi "no, quella è un altro valore meno noto che si chiama "mediana", ma la media non vuol dire che sono metà e metà). Oppure, se non ti ritieni molto esperto in statistica, non fai esempi (non c'è nulla di male).
Nel caso dei giornalisti sei ancora in tempo per essere tu l'unico al di sopra della media (e questo ci dice molto sulla differenza con gli altri), ma solo se accetti che quell'esempio proprio non dovevi farlo; altrimenti tutto si riequilibra molto...
Arcturus,

ci starebbe meglio da parte tua un "scusate, ho detto una castroneria colossale"

OK. Scusate, ho detto volutamente una castroneria colossale. Ma a fin di bene.

La questione media/mediana è come la parola "hacker". Fra gli addetti ai lavori ha un'accezione; nell'uso comune ne ha un altro. Puoi lottare finché vuoi, e su "hacker" l'ho fatto a lungo, ma è così. Se dici "Intelligenza superiore alla mediana", una bella fetta di ascoltatori dice "Mediana? Che c'entra il calcio femminile?".

In un mondo perfetto, un giornalista perfetto farebbe la battuta sull'intelligenza superiore alla mediana e poi spiegherebbe "Sapete perché ho detto 'mediana' e non 'media'?" e spiegherebbe la differenza fra media e mediana. Col risultato che una battuta veloce finisce per essere un monologo che spezza il discorso e confonde l'ascoltatore.

Sono scelte. Ho scelto, sul momento e sulla base dell'esperienza, di essere scorretto per non rischiare di essere pedante. Questa è, purtroppo, la sfida di chi fa divulgazione. A volte tocca sacrificare la precisione per essere chiari. Ma su un palco di teatro non puoi fermarti e fare una nota a piè pagina.
Mediana = mediano nel calcio femminile?
Veramente i ruoli non si cambiano; altrimenti l'ala del calcio maschile cosa diventa nella versione femminile? Arto piumato? :-)

È vero che il concetto di media non è uguale al concetto di mediana.
Tuttavia la distribuzione di probabilità dell'intelligenza degli abitanti di una popolazione tende ad una gaussiana.
La cui densità di probabilità ha la ben nota forma a campana ed è simmetrica.
Quindi, in questo caso, la media e la mediana corrispondono e Paolo ha ragione.
Janez:
il punto è che nel caso della distribuzione dell'intelligenza la coincidenza dei due valori della media e della mediana non corrisponde al concetto per cui media e mediana sono la stessa entità.
Nell'esempio di Paolo (che poi lui stesso ha in parte "ritrattato" e ciò gli fa onore), si diceva che è tautologico che la metà delle persone ha un'intelligenza superiore alla media, invece ciò non è affatto tautologico, in quanto va accompagnato da una dimostrazione (come tu fai correttamente con il discorso della gaussiana). È tautologico solo affermare che la metà delle persone ha un'intelligenza superiore alla mediana (perché ciò corrisponde alla definizione stessa di mediana).
Il fatto che in quel caso specifico i valori si sovrappongano non deve portare a confondere la coincidenza dei valori con la coincidenza degli indicatori. Altrimenti si corre il serio rischio che l'ascoltatore generalizzi la regola (la media è ovviamente sempre uguale alla mediana), un po' come se , di fronte al fatto che "due più due è uguale a due per due" fosse indotto a pensare che l'addizione è sempre uguale alla moltiplicazione.
La replica di Paolo sulla necessità di semplificare in parte regge (e comunque lo ringrazio), ma in parte non mi convince del tutto, perché l'optimum della divulgazione si ha quando si riesce a semplificare i concetti senza fare affermazioni inesatte, e quando si riesce a introdurre anche concetti nuovi in poche parole senza "spaventare" l'interlocutore profano. Capisco che sia un optimum teorico, ma almeno occorre tentare di avvicinarsi il più possibile ad esso.
Arto piumato? :-)

No. Alo.
Scusate, ma Paolo ha ragione.
Parlando e spiegando occorre considerare il contesto, il pubblico che si ha di fronte (e quindi il taglio da dare alla comunicazione) e il tempo a disposizione. Altrimenti ogni discorso, dovendo essere corretto fino in fondo come terminologia, finirebbe per essere o incomprensibile o troppo lungo.
Come ho già detto in altra sede, il famoso distillato di saggezza "Quando un uomo con la pistola incontra un uomo col fucile, l'uomo con la pistola è un uomo morto" non è esatta; perchè il nome corretto di quell'arma è rivoltella. Oppure pistola a tamburo, in quanto le rivoltelle sono un sottoinsieme delle pistole. Pistola non è errato ma è perlomeno impreciso.
Però giustamente nessuno ha scritto a Sergio Leone per lamentarsi dello sceneggiatore. Mentre sulla Rivista dell'Armaiolo sarebbe una discussione con un senso.
"Quando un uomo con la pistola incontra un uomo col fucile, l'uomo con la pistola è un uomo morto"

Ma se fosse " Quando un uomo con IL PISTOLA incontra l'uomo col fucile, l'uomo con IL PISTOLA è un uomo morto" sarebbe più corretto, no?
Ancora di più, "Quando un uomo pistola" :-)
Un pistola non ha bisogno di incontrare un uomo col fucile. Basta che "incontri" il fucile: poi fa tutto da solo.
Scusa Martinobri, ma il tuo paragone non regge.
Tuco non esprime quel concetto davanti a una platea di armaioli ma al Biondo, suo pari (più o meno), e quindi è più probabile che proprio "in quel contesto" Tuco e il Biondo non conoscano la differenza fra pistola e rivoltella, pur adoperandole ogni giorno (e pure bene), e li considerino sinonimi.

In ogni caso, anch'io sono dell'opinione che si debba sempre e comunque usare il termine tecnico corretto, altrimenti arriviamo proprio a distoraioni come uguaglianze errate "pistola=rivoltella" e al secondo pilastro di uicchipedia.



Più che altro l'esempio di martinobri trascura la differenza fra il contesto poetico-letterario (film) e il contesto scientifico-divulgativo (conferenza).
Non capisco.
Si è tante volte inesatti pure durante una lezione (eppure linguaggio più preciso di quello usato in una lezione non dovrebbe esserci nulla). Lo si fa per mantenere alto il più possibile il livello d'attenzione.

Per esempio si dice tante volte 2 + 2 fa 4 eppure il termine "fa" non è corretto. Ma quanti docenti di matematica direbbero, durante la lezione, che 2 + 2 è uguale a 4, o, peggio, 2 + 2 si scrive 4?
O quanti docenti di matematica terrebbero una lezione solo scrivendo simboli? Eppure un grande matematico (perdonatemi, non ricordo il nome) diceva, grosso modo, che in matematica non serve parlare ma basta scrivere perché la simbologia matematica è una lingua molto precisa e senza fronzoli e, per questo, non si presta a doppie interpretazioni che andrebbero chiarite con il linuaggio parlato.
Più che altro l'esempio di martinobri trascura la differenza fra il contesto poetico-letterario (film) e il contesto scientifico-divulgativo (conferenza).

Osservazione corretta.
D'altra parte, però, occorre considerare il contesto fino in fondo, perchè c'è conferenza e conferenza. Era quella di Paolo una conferenza ad accesso selezionato, dove quindi si era sicuri di un certo livello minimo di competenza dell'uditorio? No. Ergo, un certo grado di approssimazione è accettabile.
Quale grado, per non sconfinare nella sciatteria o, peggio, nell'errore? Questo è mestiere.