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17 commenti

Nuovo furto di immagini intime: stavolta di minori che hanno creduto alle promesse di SnapChat

L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

L'ultimo esempio della falsità del mito del “nativo digitale”, secondo il quale i giovani d'oggi sarebbero istintivamente capaci di gestire le tecnologie informatiche, arriva con un avvertimento forte: non trafficate con l'ultimo lotto di immagini intime rubate, perché diffondereste pedopornografia.

È infatti in circolazione in Rete un nuovo, immenso lotto di immagini intime rubate. Si parla di circa 13 gigabyte, per un totale di circa centomila fotografie. Ma sono foto intime di minorenni, e come tali farle circolare (o scaricarle tramite circuiti peer-to-peer) comporta il rischio di essere accusati del reato di diffusione di pedopornografia.

Il furto sarebbe avvenuto, stando ai primi dati, tramite un'app Android, SnapSave (ora scomparsa), che è un client di SnapChat, un servizio che promette foto che si cancellano automaticamente e irrevocabilmente dal dispositivo del destinatario dopo che sono state viste; l'ideale, pensano molti, per foto intime da condividere in modo effimero. Secondo le dichiarazioni di alcuni dei distributori di questo nuovo lotto, denominato The Snappening, SnapSave conservava di nascosto una copia di tutte le foto “temporanee”. SnapSave nega tutto. Snapchat si è dichiarata estranea al furto. Intanto gli utenti di 4chan, che sono fra quelli che distribuiscono le immagini, stanno creando un database che associa le foto ai nomi degli utenti.

Chiunque creda alla promessa di foto che si autocancellano su un dispositivo altrui non è un nativo digitale: è un analfabeta che tocca icone senza capire cosa sta succedendo dentro il lucido giocattolo che ha in mano. Una volta che un dato finisce sul dispositivo di qualcun altro, non c'è nessun modo di garantire che venga realmente cancellato e che non possa essere recuperato: è un concetto fondamentale dell'informatica. Non solo ci sono app che salvano automaticamente le foto di SnapChat, come faceva appunto SnapSaved: basta fare uno screenshot della foto, o fotografare lo schermo del dispositivo ricevente mentre mostra la foto.

La colpa di questo analfabetismo, però, non sta solo negli utenti. Servizi come SnapChat andrebbero denunciati per quel che sono: truffe che promettono una cosa tecnicamente impossibile e alimentano l'illusione che esista davvero la possibilità di condividere qualcosa temporaneamente con i mezzi digitali.

Mi spiace, nativi digitali minorenni che componete la metà dell'utenza di Snapchat: l'informatica non funziona così, una cosa condivisa è condivisa per sempre, e gli adulti sono bastardi disposti a mentire spudoratamente pur di guadagnare sulla vostra pelle. E gli adulti che creano i social network sono ancora più bastardi. Mettete giù un attimo il telefonino, e invece di farvi un selfie, fate di questa vicenda una lezione di vita.
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Commenti
Commenti (17)
nell'articolo si confonde SnapSave con SnapSaved. la prima è un app che salva le foto dall'app ufficiale, il secondo un servizio web (non più attivo) per accedere con le credenziali di SnapChat.
Parole sante. Amen.
Valerio,

hai ragione: ho corretto subito. Grazie!
Aggiungerei che anche nel caso ci sia la certezza che le immagini vengano cancellate per sempre, rimane la possibilità da parte di chi le riceve di fare uno screenshot dello schermo: quando si spedisce una propria foto in rete se ne perde il controllo, è come un "pettegolezzo" ma purtroppo concreto e visibile.
I consigli di sicurezza andrebbero insegnati a scuola al posto di Word...
Sarebbe inutile, non li seguirebbero. Tutti sappiamo che è pericoloso andare in motorino senza casco o in auto senza cinture, ma tantissimi continuano a farlo.
Paolo, la tua battaglia la condivido senza riserve: da docente di scuola superiore mi trovo a combattere quotidianamente con avvenimenti del genere e ti posso assicurare le tragedie che ne scaturiscono. Altro che nativi: ignoranti, digitali!
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Dicevo (correggo un tag non chiuso):

Bellissimo il tuo articolo sull'Agenda Digitale.


«Sarebbe inutile, non li seguirebbero. Tutti sappiamo che è pericoloso andare in motorino senza casco o in auto senza cinture, ma tantissimi continuano a farlo.»

Quantifica "tantissimi". Perché dove sto io, invece, vedo prevalentemente gente con la cintura e il casco: il che lascerebbe supporre che gli "incentivi" a metterseli (o i "disincentivi" a non metterseli) abbiano bene o male funzionato.

Probabilmente, quindi, anche per educare ad acquisire una "forma mentis" votata alla sicurezza informatica si tratterebbe semplicemente di escogitare i giusti incentivi (ossia, di capire come "metterla giù" riuscendo a far vedere i vantaggi che si ricavano dal comportarsi in modo sicuro anziché in modo superficiale, o gli svantaggi derivanti dal non farlo).

Altrimenti, dichiariamo la battaglia già persa, rilassiamoci, e aspettiamo l'arrivo di queste orde di "nativi digitali" (o di "immigrati digitali") armati di iPad25 e Google Glass dell'ultimissima generazione, ma ignari di qualunque cosa abbia a che fare con la sicurezza, e quindi dannosi per sé e per gli altri. Con una bella tazzona di Coca-Cola e popcorn a volontà, a goderci lo spettacolo ¬¬
Perché dove sto io, invece, vedo prevalentemente gente con la cintura e il casco: il che lascerebbe supporre che gli "incentivi" a metterseli (o i "disincentivi" a non metterseli) abbiano bene o male funzionato.

Evidentemente non abiti a Napoli... :)
Già... ;)
Fate come ai vecchi tempi: un impermeabile e nulla sotto :D

Paolo: ce l'hai a morte con il termine "nativo digitale". A parte che lo sento molto poco (praticamente solo qui, quando ne fai sberleffi) e anche il numero di risultati che restituisce Google sono relativamente modesti, ma la definizione che ne dà Wikipedia mi sembra del tutto condivisibile e non attribuisce quei poteri magici di discernimento del buono dal cattivo che tu citi nell'articolo:

"Il nativo digitale cresce in una società multischermo, e considera le tecnologie come un elemento naturale non provando nessun disagio nel manipolarle e interagire con esse"

Definizione tra l'altro che davo per scontata prima di leggerla, mi sembra ovvio che si indica la naturalezza con la quale un nativo digitale approccia alla tecnologia in contrasto con gli "immigranti digitali" che invece spesso sono impacciati e in difficoltà. Dico che mi sembra ovvio perché i primi a indicare una linea di demarcazione precisa tra chi è nato con la tecnologia e chi invece ci si è trovato sono questi ultimi, ovvero le persone di una o due generazioni (tipicamente quando un nativo digitale dà loro una mano col computer piuttosto che con il gadget di turno).

Questo non significa riuscire a capire se quello che hai davanti è buono o è cattivo, mi manca il collegamento, che c'entra? I nativi americani non hanno capito che gli europei erano il male, non li chiamiamo più nativi americani? =)
@Fx:
Il problema è che il termine "nativo", oltre a "nato nell'era di" porta con sé anche il significato di "abilità avuta sin dalla nascita", ed è questa la confusione che si rischia di fare.

Un paragone che mi viene in mente può essere con la generazione degli anni '50 (o, a seconda della geografia, di una decade dopo), che a differenza delle precedenti ha avuto sin dalla nascita a che fare con le automobili, è stata abituata a vederle muoversi per le strade, a salire su una, o comunque al concetto di poterne possederne una ed usarla per gli spostamenti privati.
O, perché no, a poter fare in qualsiasi momento un viaggio, prendendo un aereo o una nave a prezzi abbordabili.
Questo li differenziava sicuramente dai loro genitori, erano "nati nell'era dei trasporti", ma non certo "nativi piloti" (so che "pilota" è più qualificante di "digitale", ma non mi viene un altro termine). Non è che perché un bambino saliva su un automobile o su un aereo con più dimestichezza del genitori, allora le automobili o gli aerei li facevano guidare ai bambini.

Allo stesso modo, un "nativo digitale" è sicuramente in media più a suo agio con telefonini, computer e quant'altro del suo genitore, ma il salto logico che possieda nativamente l'abilità di usarli nella maniera migliore è sbagliato.
Anche se "nativo digitale" non lo senti spesso in giro, non ti sembra che il salto logico sia molto comunemente dato per scontato?
Quanti genitori conosci che fanno gestire la propria casella email al proprio figlio perché "io non ne capisco niente"? Ma siamo sicuri che, pur essendo poco a loro agio in una webmail, questi genitori non saprebbero comunque riconoscere una truffa meglio del proprio figlio? (lo so, qui mi sono un po' illuso).

E soprattutto, bisogna capire che per un genitore lasciare un bambino tutto il giorno da solo col suo telefonino o computer, senza un minimo di controllo, è pericoloso.
Anche se il bambino è un "nativo digitale" e il genitore "quel coso non lo sa usare".
D'altronde la loro madre, anche se magari non sapeva guidare, non è che a 8 anni li lasciava da soli in macchina seduti al posto dell'autista e con le chiavi in mano...
Aggiungerei anche un altro fatto spesso trascurato:la tecnologia delle memorie allo stato solido (Flash Disk). I controller delle memorie flash normalmente in hardware non sovrascrivono i dati finchè non hanno esaurito tutto lo spazio. Quindi, significa che qualunque file (anche temporaneo) sia stato scritto sul disco allo stato solido (quindi interno al telefono, schedina microSD, chiavetta USB etc etc), resterà "impresso" nella memoria anche se cancellato dal file system finchè non verrà sovrascritto fisicamente solo quando tutto lo spazio libero sarà stato scritto almeno una volta: considerando che in genere ultimamente si usano schede e telefoni con capacità di 16/32/64 GB prima che ciò avvenga potrebbero passare parecchi anni. Anni in cui la nostra schedina SD o chiavetta USB conserverà TUTTO quello che ci abbiamo scritto. Software come PhotoRec recupera praticamente tutto, anche da schede SD riformattate (esperienza personale). Altro che SnapChat :)
Fx,

Paolo: ce l'hai a morte con il termine "nativo digitale"

Non a morte, ma mi sta antipatico perché crea confusione.


A parte che lo sento molto poco (praticamente solo qui, quando ne fai sberleffi)

E' molto usato nelle pubblicazioni. Ne ho una qui del Cantone intitolata proprio "Nativi digitali", tanto per farti un esempio.

La definizione wikipediana è quella tecnicamente corretta ed è quella iniziale. Ma ormai moltissimi non tecnici usano "nativo digitale" come sinonimo di "persona che sa usare istintivamente la tecnologia digitale senza doverla studiare o leggerne il manuale". Sta subendo la stessa deriva già ormai tristemente subita da "hacker".

Nell'articolo che linko sui ND spiego proprio i due significati.
Paolo, premetto che se mai ci vedremo mi presenterò come il "rompiballe dei commenti" eheh, ma la definizione che hai citato di nativo digitale quale "persona che sa usare istintivamente la tecnologia digitale senza doverla studiare o leggerne il manuale" mi sembra piuttosto in linea con quella di Wikipedia ed è, a mio avviso, sostanzialmente corretta. E tra l'altro tu stessi nel post punti il dito sull'incapacità del "nativo digitale" di discernere ciò che è buono da ciò che è cattivo, mentre nell'articolo su AD vai oltre parlando anche dell'inconsapevolezza dell'infrastruttura sottostante.

Nei manuali non c'è scritto niente di tutto questo, perciò anche a leggerlo i nativi digitali sarebbero comunque esposti ai rischi e inconsapevoli di come funziona tutto =)

In realtà il punto non è la definizione corretta di "nativo digitale", è che a te girano le palle perché sei un appassionato di tecnologia che ha un buon livello di conoscenza e vedi le nuove generazioni che non capiscono ciò che usano e manco si pongono il problema di chiederselo - e nel mentre viene attribuito loro l'appellativo di "nativo digitale" che fa pensare a una competenza che non hanno. Premesso che non vedo il nesso (è soggettivo, è solo una mia opinione) tra "nativo digitale" e una competenza specifica in materia, ma lo vedo solo tra la chiamiamola "naturalezza" con il quale si approcciano a certe tecnologie; e premesso che ti capisco perfettamente, però qui si sfocia nella filosofia. Sintetizzo la questione in due punti:
1) è auspicabile che una tecnologia sufficientemente matura venga utilizzata senza consapevolezza, altrimenti significa che non è sufficientemente matura =)
2) qualsiasi tecnologia che diventa sufficientemente matura per essere data in pasto alle masse viene usata senza consapevolezza e per gli usi più stupidi, in contrasto al valore scientifico che rappresenta. Ognuno di noi ha a disposizione la possibilità di viaggiare in tutto il mondo, smartphone potenti come il supercomputer più potente al mondo di 15 anni fa, schede video potenti come il supercomputer più potente al mondo di 10 anni fa, una rete globale con una buona parte dello scibile umano a portata di tasca, la possibilità di scambiare istantaneamente messaggi / audio / video con tutto il mondo; potrei andare avanti altre 200 righe ma il concetto è: a far cosa? Gli aerei ti servono per andare in vacanza più lontano del vicino, gli smartphone per il giochino / facebook / [scrivi la minch***a di turno qui], la scheda video sempre per il giochino, Internet per Facebook, chat, giochi, filmati scemi o porno, e così via...

Devo averlo già detto: è da anni che non compro una scheda video perché la vivo come uno spreco, ma non dal punto di vista economico (costano quattro soldi): avere a disposizione n teraflop e non usarli per qualche scopo intelligente mi sembra un peccato. Più volte mi sono guardato come programmarle piuttosto che le applicazioni che potrebbero sfruttarle, però niente di particolarmente interessante, e quindi ho sempre lasciato perdere. Sapere che vengono usati per dei giochini (*) mi sembra un insulto alla scienza e alle potenzialità che hanno. Però, ripeto, così è: ogni volta che qualcosa arriva alla massa, essa riuscirà sempre a trovarne l'uso più scemo. =)

*: in realtà sono molto interessato alla tecnica, certi motori 3d sono strepitosi. Mi annoia l'idea di giocarci, tutto qui =) (però dai, quando uscirà finalmente l'Oculus Rift farò qualche eccezione eheh)
@Fx
1) è auspicabile che una tecnologia sufficientemente matura venga utilizzata senza consapevolezza, altrimenti significa che non è sufficientemente matura =)

Mi sembra che confondi la tecnologia con l'uso della stessa.
Mi spiego. Anche le auto hanno una tecnologia che viene utilizzata senza consapevolezza: si mette carburante e si fanno i tagliandi, molti non sanno altro. Ma per usare l'auto si deve prendere la patente. Se non si facesse così ogni giorni avremmo un ecatombe di ordini di grandezza superiore a quella che, purtroppo, abbiamo oggi.
Aggiungo che la stragrande maggioranza degli incidenti non avviene per colpa della "tecnologia" (es. scoppia una gomma).

Lo stesso vale per la tecnologia digitale: se non si si sa muovere, non saper distinguere ciò che è pericoloso da ciò che è sicuro equivale alla guida senza patente e senza nessuna conoscenza del codice della strada.