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2020/11/18

Attacco ransomware paralizza da giorni i servizi informatici della CEI

Ultimo aggiornamento: 2020/11/22 9:00.

2020/11/18 11:45. Ricevo segnalazioni multiple di un attacco ransomware che ha colpito i servizi informatici della CEI tre giorni fa.

Gli aggressori hanno criptato circa 800 macchine virtuali dell’ICSC (Istituto Centrale Sostentamento Clero) gestite da IDS & Unitelm, che fornisce numerosi servizi diocesani.

Il problema principale è che sarebbero stati criptati anche i backup di queste macchine virtuali, e soprattutto i programmi gestionali. Non ci sono invece indicazioni di fughe di dati.

Sono quindi in tilt quasi tutte le attività informatiche degli istituti diocesani, e molti dei siti diocesani di tutta Italia (quelli con il nome diocesi.[nome-città].it e altri) sono irraggiungibili. Per esempio sono offline o “in manutenzione” quella di Pavia (copia su Archive.is), Torino, Messina, tutti gestiti da IDS tramite Glauco.it. Anche Chiesadibologna mostra la stessa schermata di manutenzione.

Se ne sapete di più, i commenti sono a vostra disposizione. L’elenco delle diocesi italiane è qui su Wikipedia.

 

13:20. Chiesadimilano.it scrive che “Tra la sera di domenica 15 novembre e la mattina di lunedi 16 i DataCenter della società presso cui sono ospitati i siti del network Chiesadimilano.it e il server di posta elettronica della Diocesi di Milano hanno subito un grave attacco informatico. Mentre i problemi sul sito sono stati risolti, per la posta elettronica sono in corso operazioni di recupero.”

 

18:40. È probabile che il malware usato sia DarkSide.

 

2020/11/22 9:00. A una settimana dall’attacco, molti servizi sono ancora fermi. Ulteriori indizi puntano a DarkSide come malware coinvolto. Diocesi.pavia.it è ancora “in manutenzione”. Su Chiesadibologna.it è presente questa dicitura:

AVVISO: SITO PROVVISORIO

Il nostro sito è momentaneamente non consultabile in tutte le sue sezioni per difficoltà della server farm della CEI.
Aggiorneremo appena possibile tutti i contenuti e le sezioni.
Ci scusiamo per l’inevitabile disagio e ringraziamo per la pazienza.

 

La notizia sembra aver avuto poca risonanza sulla stampa. Finora ho trovato solo questo articolo del Secolo XIX.

 

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