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25 commenti

Antibufala: se dici certe parole su Facebook ti abbassano il credito!

Sta circolando con una certa inquietudine una notizia (per esempio sul popolarissimo sito Slashdot.org) secondo la quale le parole che scriviamo su Facebook vengono utilizzate dalle agenzie di valutazione della solvibilità economica personale per decidere se concedere prestiti e mutui. In particolare, sarebbe a rischio l’uso della parola inglese wasted, che in questo contesto significa ubriaco fradicio.

La fonte della notizia è una di quelle solitamente attendibili: è il Financial Times, che spiega che due delle principali società statunitensi, la FICO e la Trans Union, stanno esplorando nuovi modi di valutare in modo attendibile la solvibilità dei consumatori che normalmente vengono considerati eccessivamente a rischio.

Il CEO di FICO, Will Lansing, ha dichiarato al Financial Times che i tanti dati dei consumatori coprono una gamma molto varia di attendibilità. I più attendibili sono i pagamenti puntuali delle fatture delle carte di credito; in mezzo ci sono cose come le bollette dei servizi e i cambi d’indirizzo, che possono indicare difficoltà a pagare l’affitto; all'estremo opposto c’è tutto quello che l’utente pubblica sui social network, che può essere analizzato alla ricerca di indizi. Spiega Lansing: “Se guardi quante volte una persona usa la parola ‘ubriaco’ nel proprio profilo, ha un certo valore nel prevedere se sarà in grado di ripagare i propri debiti. Non è molto, ma è più di zero.”

Ma il Financial Times non dice che le parole chiave pubblicate nei social vengono realmente usate: Lansing sta facendo semplicemente un esempio ipotetico e il concetto di attingere ai post nei social network per valutare la solvibilità è sperimentale e riferito ai cittadini americani.

Nessun pericolo imminente, quindi, di vedersi rifiutato un prestito per aver parlato di ubriacature su Facebook; ma è vero che c'è molto interesse per l’analisi del contenuto di quello che scriviamo sui social network, per cui quella che ora è soltanto un’ipotesi potrebbe diventare realtà.

Comunque sia, già ora quello che postiamo nei social network viene usato dai potenziali datori di lavoro per valutare la nostra personalità: il profilo Facebook, i messaggi su Twitter, le pagine su LinkedIn vanno insomma considerati già ora parte integrante del curriculum vitae ed è pertanto il caso di fare subito pulizia di eventuali contenuti potenzialmente imbarazzanti.
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Commenti
Commenti (25)
Chissà se anche qui da noi valuteranno l'uso (o abuso) del termine "devastato" utilizzato da quelli che sul Tomo delle Facce di Merda pubblicano ogni tre o quattro giorni la foto di loro stessi ubriachi fradici che pure se ne vantano.
con "wasted" non si intende anche "rovinato", dal punto di vista economico?
"curriculun" -> "curriculum"
ed è caso

"Ed è comunque il caso" ?
possono indicare difficiltà a pagare l’affitto
Domanda: in che modo un profilo privato faebook, che utilizza le opportune impostazioni privacy sui post in modo da non renderli pubblici ma visibili sono alle connessioni dirette (quindi non amici di amici), potrebbe essere sfruttato da un ipotetico datore di lavoro senza che questi sia già connesso direttamente con il candidato? Mi sfugge qualcosa?
in che modo un profilo privato faebook, che utilizza le opportune impostazioni privacy sui post in modo da non renderli pubblici ma visibili sono alle connessioni dirette (quindi non amici di amici), potrebbe essere sfruttato da un ipotetico datore di lavoro senza che questi sia già connesso direttamente con il candidato?

Impariamo dal Vangelo: ogni dodici c'è un traditore.
Ciao Paolo, ti segnalo questo nuovo stato che ho visto apparire su facebook, poco fa

Federico

"bufala o no ....
Ora è ufficiale! E ' apparso nei media. Facebook ha appena pubblicato il suo prezzo di entrata: 5,99 € per mantenere l'abbonamento gold del vostro status di vita "privata". Se si incolla questo messaggio sulla tua pagina, sarà offerto gratuitamente (ho detto incolla non condividere) altrimenti domani, tutte le vostre pubblicazioni possono diventare pubbliche. Anche i messaggi che sono stati eliminati o le foto non autorizzate. Dopo tutto, non costa nulla per un semplice copia incolla
E poi mentre ci siamo
A causa del fatto che facebook ha scelto di coinvolgere il software che permetterà il furto delle mie informazioni personali, dichiaro quanto segue: a tale data della domenica 20 settembre 2015, in risposta alle nuove linee guida di Facebook e in Norma degli articoli l. 111, 112 e 113 del codice della proprietà intellettuale, dichiaro che i miei diritti sono attaccati a tutti i miei dati personali, disegni, dipinti, foto, testi ecc... Pubblicate sul mio profilo. Per l'uso... Commerciale di quanto precede il mio consenso scritto è richiesto in ogni momento.
Coloro che leggono questo testo può fare un copia / incolla sul loro muro facebook. Ciò consentirà loro di porsi sotto la protezione del diritto d'autore. Da questo comunicato, dico a Facebook che è severamente vietato divulgare, copiare, distribuire, trasmettere o prendere qualsiasi altra azione contro di me sulla base di questo profilo e / o dei suoi contenuti. Le azioni di cui sopra si applicano anche ai dipendenti, studenti, agenti e o altro personale sotto la direzione di Facebook.
Il contenuto del mio profilo contiene informazioni private. La violazione della mia privacy è punita dalla legge (UCC 1-308 1-308 1-103 e lo statuto di Roma). Facebook è ora l'entità di capitale aperto. Tutti i membri sono invitati a pubblicare un avviso di questo tipo, o se si preferisce, è possibile copiare e incollare questa versione. Se non avete pubblicato questa dichiarazione almeno una volta, andate tacitamente consentire l'uso di elementi come le tue foto, così come le informazioni contenute nell'aggiornamento"
@biscaro
I dati, come da contratto, sono di facebook, basta pagare e FB ti dice quello che vuoi, credo persino dei post che hai cancellato.
...è il caso di fare subito pulizia...
se hai qualcosa da nascondere! ;)
Hanno espanso la bufala di settimana scorsa. Sono pieni di risorse. Mi piacerebbe capire "chi". :D
@franto si, certamente, c'è un form riservato - che conoscono solo alcuni - dove metti nel carrello l'utente di cui vuoi avere info e poi fai il checkout con PayPal. Oppure immagino che basti scrivere a info@facebook.com chiedendo i dati. Ah, ovviamente "credo".
Un Bischero,

c'è un form riservato - che conoscono solo alcuni - dove metti nel carrello l'utente di cui vuoi avere info e poi fai il checkout con PayPal.

Link? O me ne mandi i dettagli via mail (paolo.attivissimo chiocciola gmail punto com)?
Paolo, era sarcastico in risposta a @franto, che afferma che è possibile accedere a tutto basta pagare.
@franto si, certamente, c'è un form riservato - che conoscono solo alcuni - dove metti nel carrello l'utente di cui vuoi avere info e poi fai il checkout con PayPal. Oppure immagino che basti scrivere a info@facebook.com chiedendo i dati.
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Ah, ovviamente "credo".

per la verità a me quest'ultima frase pare rendere chiaro l'intento ironico del commento. O no?!
A me non è chiaro perchè chi parla di ubriachezza sia meno solvibile di altri, ma basta non usare facebook, non è così difficile.
Non so se è il caso di usare la parola "Nobile", ma l'uso di un motore logico binario per questo tipo di problema serve ad allargare il target piuttosto che a restringerlo. Il computer rimetterebbe in gioco persone che son state scartate da esseri umani.

(invidia verso il fratello maggiore, disprezzo nei confronti dei lavori fisici e/o l'illusione che gli imprenditori non lavorino realmente, la conoscenza approfondita di un unico mestiere, nel caso degli immigrati la scarsa conoscenza della lingua... son tutte cose di cui l'essere umano coglie gli effetti alla prima impressione.)

Beh, ricorda molto questo programma in corso di implementazione in Cina:

https://www.privateinternetaccess.com/blog/2015/10/in-china-your-credit-score-is-now-affected-by-your-political-opinions-and-your-friends-political-opinions/
https://www.aclu.org/blog/free-future/chinas-nightmarish-citizen-scores-are-warning-americans
https://chinacopyrightandmedia.wordpress.com/2014/06/14/planning-outline-for-the-construction-of-a-social-credit-system-2014-2020/
@biscaro intendevo dire che i dati sono di facebook che può farne quello che vuole anche venderli a chiunque
@Un bischero
Domanda: in che modo un profilo privato faebook, (snip) potrebbe essere sfruttato da un ipotetico datore di lavoro senza che questi sia già connesso direttamente con il candidato? Mi sfugge qualcosa?

Se non ricordo male, qualche tempo fa sentii la notizia di un'azienda che chiedeva ai candidati, durante il colloquio, di fornire le password di accesso ai propri account ( social e non so se anche di posta ).
@franto
Tra quello che puo' fare e quello che fa ci passano molte cose in mezzo. Vendere deliberatamente dati indivuduali di persone e non "semplici" dati aggregati anonimizzati significherebbe la distruzione di un immagine aziendale nonchè piccoli problemi con il Garante (che non è detto che dorma). Il problema (ammesso che esista, io la vedo più come selezione naturale) sono solo i post pubblici, secondo il mio parere: sono indicizzabili e accessibili a chiunque.

@cyberninja
C'è chi dice/qualcuno ha detto che alcuni chiedono addirittura prestazioni sessuali in cambio di assunzioni. C'è chi dice che a volte vengano richiesti accordi di "rinuncia alla maternità" (come se avessero un valore legale!). Ma il sentito dire non è il mio credo, con tante agenzie stampa e testate che pubblicano notizie a casaccio basta che facciano visualizzazioni. In ogni caso, gli idioti esistono, e per quanto assurda sia una richiesta del genere, si puo' gentilmente rifiutare.

Il punto della discussione è che SI, esistono moltissimi post pubblici che sono liberamente accessibili tramite le API di facebook, possono essere utilizzati dai recruiters e da chiunque per saperne di più su chi li pubblica, anche in maniera creativa (ad esempio aggregando tutti i post che contengono la parola "licenziato", per vedere chi lo è appena diventato, con tanto di nome del profilo; c'è chi lo fece con i termini "boss", "asshole" e "fired", generando un fantastico feed dove la idioti venivano licenziati per aver pubblicato un post offensivo leggibile anche dal proprio datore di lavoro!), ma i dati NOMINATIVI di un profilo privato, con privacy settata opportunamente, non sono alla mercè del miglior offerente. Non lo possono essere per legge.

Questi sono i miei 2 cents.
@Un bischero
A parte il fatto che io non ho parlato di una semplice ricerca su google dei post pubblici del candidato, ma di una vera e propria richiesta da parte del ( futuro? ) datore di lavoro/reclutatore delle credenziali di accesso a facebook, comunque hai ragione: nella fretta sono stato superficiale.
Comunque di articoli in merito se ne trovano a vagonate.
Metto solo un esempio ( non italiano, perchè conosciamo bene l'affidabilità del giornalettismo nostrano.

Questo articolo ( che parla del fenomeno ) contiene un link alla situazione legislativa dei vari stati USA.

Se perfino Erin Egan ( Chief Privacy Officer di facebook ) si è "disturbata" ad emettere un comunicato in merito evidentemente il problema esiste.

E questi sono i MIEI 2 eurocent.

Ah! E a proposito: le "voci" sugli "accordi di rinuncia alla maternità" ( legali o meno che siano e, ovviamente non lo sono ) non sono solo voci, eh!
Ma questa è un'altra storia...
@cyberninja sono d'accordo con te che il fenomeno delle richieste stupide/assurde esista. Non sono d'accordo nel definirlo un problema.

Principalmente perchè delle richieste assurde non devono necessariamente essere seguite da consensi, quindi se i recruiters incontrassero a priori un muro di dinieghi, la questione non si porrebbe (lasciamo stare che il lavoro è una necessità, ma esiste anche la dignità).

In secondo luogo, qualora i candidati fossero invece costretti - dalla consuetudine - ad accettare di fornire tali dati, questi potrebbero semplicemente essere account opportunamente creati allo scopo, vanificando il loro ruolo di "strumento di indagine e valutazione"; mi chiedi la password? Eccola, vedrai solo unicorni e bambini felici.

Beh il problema è che se nasce una voce quella diventa vera anche se non lo è, quindi bisogna smentire. Per le persone normali questo basta, per i complottisti del "ah scrivo su FB che FB é cattivo e mi spia e se smentisce significa che è vero" no, ma sono pochi.
Beh gli investigatori privati che indagano sulle truffe assicurative includono la ricerca e la consultazione dei profili su social network tra le loro verifiche, e sempre più spesso fanno anche lavoro preventivo come valutazione del rischio, niente di strano che venga fatta la stessa cosa per la valutazione della solvibilità.
Poi magari non ci sarà il processo diretto per cui l'investigatore riporta al committente "ha scritto 8 volte in un mese la parola ubriaco" e il committente rifiuta la prestazione, ma sicuramente rientra tra i fattori che almeno spingono ad indagini più approfondite verso una valutazione negativa.

Ovviamente si parla solo di post pubblici, per i social network che fanno questa distinzione, ma spesso e volentieri idiozia e pubblicità dei post vanno di pari passo. E ci sono anche i social network nei quali, per come vengono usati, quasi tutto è pubblico, come Twitter o Instagram.