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Il cinico business delle bufale. Terza parte: Repubblica e il nipote finto passante

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi piace, potete farne una anche voi (Paypal/ricarica Vodafone/wishlist Amazon) per incoraggiarmi a scrivere ancora. Ultimo aggiornamento: 2016/12/31 15:30.

È troppo facile e semplicistico dare a Internet e ai social network la colpa del dilagare delle false notizie. Sicuramente la Rete e Facebook contribuiscono al fenomeno; ma le testate giornalistiche, che si atteggiano a verginelle sante e senza macchia, hanno la loro dose di colpa. Ne abbiamo visto un esempio pochi giorni fa con Affaritaliani.it, testata giornalistica online; oggi ne vediamo un altro con Repubblica, testata “tradizionale” che dal cartaceo si è estesa al digitale, per documentare come la fabbricazione di notizie sia ben radicata anche nel giornalismo classico, tanto da non essere neanche vista come un problema o un tradimento della fiducia dei lettori.

Di conseguenza, qualunque iniziativa (governativa o commerciale) contro le false notizie che abbia effetto solo su Internet e non tocchi l’intero sistema della diffusione di notizie è miope, assurda e inammissibile.

Caso mai non fosse chiaro: se qualcuno pensa che io possa sostenere o lasciar correre un tentativo di censurare Internet o progetti che assegnano alla stampa “tradizionale” un ruolo di guardiano e arbitro dell’informazione corretta, non ha capito nulla di me e dei miei vent’anni di debunking fatti senza risparmiare nessuno. Chi avesse bisogno di chiarirsi le idee può leggere questo.

Detto questo, vi propongo una piccola storia di ordinaria bufalocrazia.

––––––

Il 27 dicembre è morta la popolarissima attrice e scrittrice Carrie Fisher. Repubblica ha pubblicato sulla propria pagina Facebook ufficiale un servizio giornalistico video di Silvia Bizio [2016/12/31: successivamente rimosso; URL CDN originale], nel quale la giornalista va davanti alla casa di Carrie Fisher, gira un video di cinque minuti in stile “selfie con telefonino” e nota con commiserazione che non ci sono nugoli di fan piangenti o altre manifestazioni di lutto. Cosa piuttosto difficile, visto che la casa sta su una trafficatissima strada principale senza marciapiedi, ma lasciamo stare. Lasciamo stare anche la qualità del servizio e i suoi sorrisetti, le sue frasi smozzicate, le sue risatine e le sue immagini traballanti. Pura aria fritta, ma pazienza.

La cosa importante è che nel video Silvia Bizio dice che “c’è soltanto un fan, un ragazzo, un sedicenne... his name is Marco. Marco, tell us”. “Marco” è un nome abbastanza insolito da trovare in California, ma sorvoliamo anche questo (almeno per ora).

Il ragazzo racconta le proprie impressioni in inglese. La Bizio gli chiede “Why was Carrie Fisher and Guerre Stellari [sic] so important to you?”. Marco, stranamente, non si ferma a chiedere cosa mai vogliano dire le parole italiane “Guerre Stellari”, ma risponde disinvolto, come se sapesse l’italiano. Che strano.

Lei non lo ringrazia né gli rivolge più la parola, ma prosegue in italiano, sbagliando anche il titolo del film (è Il risveglio della Forza, non La Forza si risveglia). E finisce ridendo. Sì: Carrie Fisher è morta e Silvia Bizio se la ride in pubblico, davanti a casa della morta, sulla pagina Facebook di Repubblica.

Al momento in cui ho fatto lo screenshot qui sopra (le 23:06 italiane del 27/12), il video di Repubblica aveva già avuto 41.000 visualizzazioni, accompagnate da commenti non molto lusinghieri. Mentre scrivo la stesura iniziale di queste righe (mezzogiorno del 29/12) è arrivato a oltre 432.000 visualizzazioni.

Un brutto servizio, insomma; non certo una pagina di grande giornalismo. Cose che càpitano e che ho rimproverato a Repubblica. La storia sarebbe chiusa, se non fosse per un dettaglio che trasforma un brutto servizio da quasi mezzo milione di clic in una falsificazione.

Infatti mi viene segnalato da un lettore che il ragazzo intervistato da Silvia Bizio, somiglia sorprendentemente a Marco Bizio, nipote della giornalista.

“Marco” nel video di Silvia Bizio per Repubblica
(immagine schiarita per ridurre le ombre).

Marco Bizio nel suo profilo Facebook pubblico.

Intervistare un familiare spacciandolo per un passante qualsiasi sarebbe davvero squallido, per cui prima di sbilanciarmi chiedo pubblicamente chiarimenti a Repubblica e alla diretta interessata. Ed è qui che la cosa si fa interessante.







Altri miei tweet restano senza risposta, complice il fuso orario. La Bizio risponde qualche ora dopo:



Notate che la giornalista dice “non è mio figlio”, ma invece di chiarire rispondendo “è mio nipote”, svicola dicendo che è “un piccolo fan”. Un piccolo fan che lei conosce. Insomma, il passante intervistato per caso (come sembra dal video), l’unica persona davanti alla casa di Carrie Fisher in quel momento, è in realtà una persona che Silvia Bizio conosce. Che mirabile coincidenza. Chiedo chiarimenti.







Notate che la Bizio continua a eludere la questione. Così insisto:



La risposta è illuminante e dà l’impressione che la Bizio si renda perfettamente conto di aver violato la deontologia professionale e stia cercando di coprire la falsificazione:







Di nuovo Silvia Bizio cerca di non ammettere i fatti ricorrendo a giri di parole:







Notate che Silvia Bizio minimizza: “Tutto qui”. Nascondere a oltre quattrocentomila spettatori che il “passante” è in realtà suo nipote e che tutta l’intervista è combinata con un parente per lei è liquidabile con un “tutto qui”. Come se imbrogliare gli spettatori fosse una cosa normale. Deontologia, questa sconosciuta.

Ed è così che Repubblica – non un blog, non un utente Facebook, ma una testata giornalistica – fabbrica scientemente una bufala. E dico Repubblica perché la redazione è ben al corrente di questo episodio. Gliel’ho segnalato io, prima di pubblicare questo articolo, ma il video è ancora lì e le sue visualizzazioni acchiappaclic continuano ad aumentare. Se rimane al suo posto, vuol dire che Repubblica ne avalla il contenuto.



Si potrebbe obiettare che questo è un caso tutto sommato minore, ed è vero: ma è un caso chiaro e semplice di falsificazione giornalistica, che è emerso solo perché qualcuno ha avuto il colpo di fortuna di riconoscere il nipote della giornalista e di segnalarmelo. Se Repubblica accetta disinvoltamente che i suoi giornalisti mentano su queste cose e falsifichino un servizio pur di portarsi a casa mezzo milione di clic, come facciamo a fidarci che Repubblica non lo faccia anche su questioni più importanti? Quante altre frodi giornalistiche come questa possono esserci state senza che ce ne siamo accorti?

È questo il danno di incidenti come questo: minano il rapporto di fiducia con i lettori. E una volta persa, quella fiducia, è difficile riconquistarla.

Mi spiace, Repubblica, ma stavolta è Internet a fare le pulci ai giornali. E la diffusione di Internet non vi permette di farla franca come un tempo. Ve la siete cercata. Godetene i frutti.

Fonte: Mediobanca, 2016.


2016/12/31 00:30 – Repubblica rimuove il servizio


Mi arrivano segnalazioni che il video è stato rimosso oggi (ne ho comunque una copia) e che Repubblica ha postato questa dichiarazione su Facebook:

“Nei giorni scorsi, in un FbLive davanti all'abitazione di Carrie Fisher a Los Angeles, la collega Silvia Bizio ha intervistato un minorenne, senza specificare che fosse suo nipote.
Pur comprendendo la buona fede del ragazzo, sicuramente fan di "Star Wars" e competente sull'argomento, riteniamo che questo servizio giornalistico non risponda ai nostri canoni di informazione.
Repubblica ha quindi deciso di rimuovere il video dalla pagina Facebook.
Il video non è stato mai pubblicato su Repubblica.it.”


Notate la precisazione “il video non è mai stato pubblicato su Repubblica.it”. Vero: ma il video è stato pubblicato sulla pagina Facebook ufficiale di Repubblica. Quella con il logo di Repubblica e il bollino di autenticità. Esattamente come l’annuncio di rimozione. Boh.
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Commenti (50)
Braccia rubate all'agricoltura.

Che pena.
*SCANDALOSO*...
Ma cosa vuoi che freghi alla redazione della tua segnalazione... Son tutti cosi', devono solo vendere e basta.
Nel 1998 uscì al cinema il film di Tim Robbins con Susan Sarandon e Sean Penn dedicato a Helen Prejean, la suora che in USA si batte contro la pena di morte, Dead Man Walking.
Su Repubblica (ovviamente ai tempi solo cartaceo) uscì un'intervista, che mi pare di ricordare fosse a firma di Irene Bignardi (ma non ci potrei giurare), in cui fra le altre cose veniva chiesto alla Sarandon come fosse stato recitare con indosso l'abito monastico, domanda cui l'attrice rispondeva spiegando quanto fosse stato facile, grazie alla sensazione di protezione che gli abiti neri le avevano sempre suscitato.
Ora. L'ordine di suor Helen non indossa la tonaca, ma consente abiti "secolari" purché in tonalità non troppo accese, e la Sarandon nel film veste esattamente così.
Non sono mai riuscita a ritrovare quella copia del giornale, quindi potrei avere dei falsi ricordi sui dettagli, ma la cosa mi aveva colpito violentemente già ai tempi, quindi sono ragionevolmente sicura del succo.
Per dire che una certa elasticità e libertà poetica i nostri giornali se la sono sempre presa, specie quando si tratta di pagine "secondarie" come quelle di cinema e spettacoli.
Fanno veramente pena. "E il risultato è che questa *merda* inficia la professionalità di chi come Bonini o Gatti, sempre su Repubblica, fanno ottime cose", commento di mia moglie, giornalista (in Australia).

E nel frattempo l'Espresso - stesso gruppo - titola "La verità? E' falsa: 2016, un anno di Bufale". Che coraggio!!!
Chiunque abbia mai avuto a che fare con Repubblica su web, la fiducia l'ha persa da anni. Ricordate che Repubblica ha pubblicato PI? VOLTE notizie su aerei che vanno più veloci della luce (confondendo con la velocità del suono)
ci sono 2 motivi per il quale e' cosi'.

Prima di tutto esiste il consumatore: tipicamente non vuole notizie ma bufale.
Per accertarsi di questo vediamo il lievitare di follie su siti legati ai grillini o FB, dove, di fatto, le notizie sono quelle che SI VOGLIONO SENTIRE.

Dall'altro la caduta libera della gia scarsa qualita' delle testate ufficilali.
In pratica avendo oggi una concorrenz piu' stolta, ma piu' interessante per la parratina media, o scelgono un bacino piu' ridotto (es le scienze), oppure debbono scendere a patti con i desiderata.

Se continuera' questro trend accadra' che non esisteranno piu giornali "tradizionali", come del resto e' impossibile comprare oggi un TV decente (costoso si, decente no).
Ricordiamo che il 57% degli italiani sono analfabeti: chi vuole il grosso del mercato, come repubblica, deve puntare in maniera netta a fare un giornale per chi sa a malapena leggere il titolo.

Fare un giornale senza bufale, senza titoli gonzoni, vuol dire accedere ad un'area specialistica ristretta dove naviga il "sole24" che e' un marchio vincente (il brand conta).
meta' della torta del sole e' nulla rispetto all'area di vendita di un repubblica delle banane.

Le bufale si curano migliorando la scuola e fornendo formazione continua.

Ma del resto e' sempre la stessa storia che ho gia' ricordato:
http://allarovescia.blogspot.com/2014/11/il-giornalismo-oggi.html

Si può facilmente cadere nel tranello di accusarti "perché dai visibilità a certi personaggi", e il fatto che repubblica non si curi di monitorare ed agire riguardo casi simili mi fa pensare che faccia piacere comunque ricevere i click, che inevitabilmente, e in qualche modo, porti anche tu.
Io dico che fai bene a fare quello che fai. E la mia speranza è che le condivisioni (o almeno una parte) servano per portare a conoscenza il fatto che l'informazione odierna non è informazione, ma è, alla meglio, marketing, oppure truffa.
Sono convinto che stiamo partecipando ad un periodo storico nero dell'informazione, ma sono convinto che prima o poi se ne uscirà, anche grazie alle migliaia di opinabili condivisioni. E le iniziative, come per esempio quella del parlamento che hai moderato e il modo in cui è stata accolta, mi danno un poco di ottimismo.

In questo mondo dove il profitto a tutti i costi è l'unica motivazione, nemmeno la stUmpa ufficiale è rimasta affidabile. Giornali, radio- e telegiornali, siti di notizie online sono diventati una raccolta di bufale dai titoloni sensazionalistici. Perché? Perché la gente è analfabeta funzionale e non legge più nemmeno semplici cartelli perché costa troppa fatica! Così ingrassano anche i bufalari artificiali.
Ho visto il video e credo che possa essere utilizzato da qualunque scuola come esempio magistrale di come NON SI FA giornalismo.
Scusate ma la giornalista sta tentando, in epoca di crisi, di lanciare in carriera il nipotino Marco.
E dai su porelli, c'è crisi...
Ma la vergogna non ha proprio fine, il bello è che chissà quanto avrà sudato con le domande di Paolo, alla fine ha ceduto... suo nipote, ma guarda guarda... niente niente che ci scappa qualche lavoretto in futuro per il nipotino?
Nepotismo italiota e giornalismo da quattro baiocchi di Repubblica..
"Se Repubblica accetta disinvoltamente che i suoi giornalisti mentano su queste cose (...) come facciamo a fidarci che non lo faccia anche su questioni più importanti?"

Infatti non ci fidiamo :)
"Caso mai non fosse chiaro: se qualcuno pensa che io possa sostenere o lasciar correre un tentativo di censura di Internet"

Buh, chi vuole imparare ad andare in bicicletta ad un certo punto deve sbullonar via le rotelle laterali didattiche.
Non c'è scampo da questa regola.
Se questo aspetto non fosse chiaro, immagino che ad un certo punto anche il consulente o istruttore più paziente direbbe: "Se vuoi tenerti le rotelle per sempre non posso aiutarti oltre questo punto, perchè oltre questo punto non puoi andare."
Oltre all'episodio ben poco edificante documentato da Paolo, ieri, sempre Repubblica, commentava la tragedia della maestra morta di meningite inserendo nel titolo del relativo articolo un visto "Allarme meiningite", dando così ad intendere che la morte della povera insegnante fosse solo una specie di punta dell'iceberg di una generale epidemia di meningite. Ho quindi fatto due googlate e ho trovato, come ho documentato sul mio blog, i dati della diffusione della meningite pubblicati sul sito dell'Istituto Superiore di Sanità, dove si scopre che non esiste alcuna emergenza meningite, dal momento che i casi segnalati nel 2016 fino al mese di novembre sono perfettamente in linea con quelli degli anni precedenti (periodo preso in esame: 2011-2016). Insomma, l'emergenza è solo nella redazione di Repubblica.
Se ci si riferisce a Repubblica, è una notevole caduta di stile, verità e deontologia professionale.
Se ci riferisce a FakeBook, è perfettamente in linea con lo stile dei suoi utenti, anzi perlomeno contiene qualche brandello di verità (Carrie è morta, quella è la sua casa vista da lontano).
Chi si informa su quel sito non merita altro, a quanto ricordo era nato solo per mettere in contatto vecchi compagni di scuola.
Che poi, se non ti ho contattato per venti o trent'anni, caro coscritto, ci sarà un motivo 😉
Per chi soffrisse di buchi di memoria, vorrei ricordare che ci sono state, e ci sono, bufale di ben altro spessore e significato. Per dire:

http://www.nytimes.com/2002/09/08/world/threats-responses-iraqis-us-says-hussein-intensifies-quest-for-bomb-parts.html

E lo scopo non era acchiappare qualche click o far contento il nipotino, ma cercare di giustificare una guerra di aggressione imperialista che ha distrutto un paese, fatto centinaia di migliaia di morti, e destabilizzato un'intera regione, con pesantissime conseguenze che continuano ancora.

Pensate forse che qualcuno degli artefici di quella deliberata campagna di menzogne, e dei loro lacché nei media, sia stato chiamato a rispondere delle sue azioni? Ma quando mai! Quasi tutti sono ancora al loro posto, e almeno sino all' "incidente elettorale" della Clinton erano all'opera per una nuova bella campagna propagandistica, che portasse ad una guerra con la Russia.

Ma comunque, attenzione: [modalità complottista ON] ciò a cui mira la campagna che si sta cercando di alimentare contro le "fake news" non è "solo" la censura di internet: si tratta invece di eliminare QUALSIASI modalità di circolazione di notizie, non autorizzate dall'erigendo Ministero della Verità.

E qui, temo che ognuno debba valutare attentamente quale posizione prendere nelle scontro che si profila.

Personalmente, non ho la benchè minima simpatia per terrapiattisti, schiacomicari, vegani d'assalto, antivaccinisti, ecc. ecc., e così via sino alle "giornaliste" che intervistano "per caso" i nipotini. Ma se permettere che tutta questa gente infesti la rete di cretinate è il prezzo da pagare per poter se del caso leggere (o scrivere) che no, Saddam Hussein non ha più alcun programma nucleare, e il NYT ha pubblicato una notizia falsa sapendola falsa - ebbene, io questo prezzo sono disposto a pagarlo.

Secondo me c'è un errore di fondo in queste critiche e cioè quello di pensare che un giornale debba informare (errore che i giornali stessi contribuiscono a perpetuare).

Lo scopo di un giornale, invece, non è altro che quello di vendere lettori agli inserzionisti.
@Puffolottiaccident
Buh, chi vuole imparare ad andare in bicicletta ad un certo punto deve sbullonar via le rotelle laterali didattiche.

Didattiche? Ma quando mai! :-)

Alle mie figlie non le ho mai montate (o, meglio, le ho smontate subito) ti insegnano solo cattive abitudini. E
infatti loro hanno imparato ad andare in bici a 4 anni, gli altri, dopo aver imparato ad andarci a rotelle, hanno dovuto prima disabituarsi alle cattive abitudini derivate dal loro uso, perdendo il doppio del tempo.

Le rotelle sono solo degli anti ansia per noi genitori :-)
"Lo scopo di un giornale, invece, non è altro che quello di vendere lettori agli inserzionisti."

Per esperienza personale pluridecennale, posso garantire che non è così. La pubblicità è ovviamente assai importante, ma quasi nessuna grande pubblicazione cartacea è oggi in grado di generare un forte profitto grazie agli introiti delle inserzioni e alle vendite. La carta stampata non è, insomma, una macchina da soldi, e anzi in non pochi casi costituisce una fonte di continue perdite - che però vengono accettate, perchè la proprietà ottiene in cambio qualcosa, cui tiene molto.

E questo qualcosa è la possibilità di portare la gente ad accettare modi di pensare e di agire, che sono funzionali agli interessi delle suddette proprietà, dei sistemi di potere di cui esse fanno parte, e delle forze politiche cui fanno riferimento.

Possibilità che, beninteso, quando necessario prevede tranquillamente l'invenzione di "fake news".

Mionnipote mionnipote...

Mionnipote mi ha detto che una volta ha visto Guerre Stellari ed è diventato un gieeedi

Mionnipote mionnipote...
[by Faber vecchio]

blu-flame
il 57% degli italiani sono analfabeti

In che senso, analfabeti?
Fonti?
Mi sembra un classico caso da "cosa vuoi che è" unito al "ma fatti i c**** tuoi che mi rompi e basta!".

Presunzione, ingnoranza, superbia unite ad una deontologia pari allo zero. Nulla di nuovo nel panorama giornalistico nostrano. Qui è solo più ridicolo.
@Faber
Io sapevo il 47% in Italia nei periodi 1997-2003 e 2003-2008
Ti linko wikipedia che a sua volta pubblica le risorse: https://it.wikipedia.org/wiki/Analfabetismo_funzionale
[by Faber vecchio]

Carrie Fisher è morta e Silvia Bizio se la ride in pubblico, davanti a casa della morta, sulla pagina Facebook di Repubblica.

Ti troveresti bene con mia figlia, che si è risentita quando mi ha sentito ridere la sera del giorno in cui è morta mia madre :-)

La risata è un meccanismo di difesa.
Un amico e sua moglie mi hanno ringraziato di averli fatti ridere la sera del giorno in cui è morto il padre di lui.
La sera del giorno in cui morì mio padre, stavo per scoppiare a ridere, perché avevo sentito arrivare dalla cucina il tintinnio delle forchette con cui i miei cognati stavano mangiando la Viennetta, mentre noi celebravamo la veglia funebre.

Nel paese di mia madre, quando uno è triste gli dicono "che faccia: ti è morto il povero nonno?".
Quando morì il loro nonno, mia madre e mia zia ragazzine incontrarono un'altra ragazzina, che disse a mia zia "che faccia: ti è morto il povero nonno?".
Mia zia scoppiò a ridere, l'altra pure, mia madre si risentì.
Chi aveva ragione? Chi aveva torto?

Mutatis mutandis, da matricole (matricolate), dopo le autopsie andavamo al bar del policlinico a mangiare panini e bere succhi di frutta (altro meccanismo di difesa).
[by Faber vecchio]

SimoneGallina™ @_gallina_ 28 dic
@disinformatico @repubblicait un'avvoltoio ridens, tra l'altro pure racchia
Paolo Attivissimo @disinformatico
@_gallina_ Non scadere nel sessismo


Perché sessismo? Essere racchi - dal sostantivo maschile racchio - è una prerogativa sia maschile sia femminile, non è come dire "gli uomini ragionano con il c***o", "le donne ragionano con l'u***o".

Avrebbe dovuto usare un aggettivo invariabile come inguardabile, abominevole, repellente o una parola maschile come roito, cesso, cranio?
@ebonsi, Commento #19 • 29/12/16 19:24
(http://attivissimo.blogspot.it/2016/12/il-cinico-business-delle-bufale-terza.html#c2079427460538763875)

"Per esperienza personale pluridecennale, posso garantire che non è così.
...
La carta stampata non è, insomma, una macchina da soldi... perchè la proprietà ottiene in cambio qualcosa.
E questo qualcosa è la possibilità di portare la gente ad accettare modi di pensare e di agire, che sono funzionali agli interessi delle suddette proprietà"

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Occorre innanzitutto dire che non vedo differenza tra "vendere lettori agli inserzionisti" e quello che lei dice essere lo scopo dei giornali.
Apple non vende telefoni o computer, vende l'idea di originalità e di esclusività associati a tali prodotti.
Lo stesso fanno le case automobilistiche, tanto per fare un altro esempio.
Qual'è la differenza tra un produttore di telefoni, uno d'auto ed un partito politico (se non una semplice differenza di mercato)?


Va anche aggiunto che se davvero, come dice lei, la pubblicità non producesse i forti introiti allora non si spiegherebbe la corrente guerra agli ad-blocker: anche con un ad-blocker si legge il giornale (quindi si accede alla "visione del mondo" funzionale agli interessi delle proprietà).

Eppure gli ad-blocker danno "parecchio" fastidio.

Ho smesso di leggere via feed Repubblica anni fa. Era diventato un sito di scoop come tanti altri. Non ne sento la mancanza. Oltre a non vendere il cartaceo, tanta gente li ha abbandonati anche sul web.
Ciao,
Emanuele
Paolo, repubblica.it ha perso completamente la mia fiducia 4 anni fa, ai tempi del terremoto/tsunami in Giappone. A quel tempo, complice forse il fatto che gli eventi si svolgevano in un luogo remoto e di cui l'italiano medio si pensa sappia poco o nulla, l'intrepido inviato di Repubblica mise in fila una serie di perle giornalistiche che spaziavano dai quadretti apocalittici fantasiosamente alterati in stile "The Day After" a storielle strappalacrime inventate di sana pianta (e spacciate per vere) sulle eroiche gesta di comuni cittadini giapponesi alle prese con l'emergenza post-catastrofe.
Visto che ho vissuto 2 anni in Giappone, ho moglie giapponese e ancora amici laggiu', ho potuto rendermi conto subito che qualcosa non andava... impressione confermata da decine di messaggi e post di protesta di italiani residenti in Giappone, che chiedevano conto al giornale delle fesserie che stava pubblicando. Io stesso ho scritto un paio di e-mail indignate all'alloea direttore Zucconi, senza mai essere degnato di alcuna risposta. E con me tutti gli altri: Repubblica non si e' mai scusata ne' ha mai rettificato alcunche', anche di fronte all'evidenza.
Da allora non credo piu' a una parola di cio' che pubblicano. Mi hanno dimostrato di non aver alcun rispetto dei lettori.
[by Faber vecchio]

Che poi mi chiedo: ma i lettori (ascoltatori, in questo caso) di questi "giornali", hanno davvero bisogno di vedere una casa e un cancello e di leggere (ascoltare) il parere del primo signor nessuno che passa per la strada?
Temo di sì :-(
Che significa: ti cucino la merda, perché è ciò che vuoi nel piatto. A pagamento.
SaraTyler, le coincidenze della vita. Intervista a Susan Sarandon su Dead Man Walking firmata da indovina un po'?

Silvia Bizio. Ma non quella che intendevi tu.

http://www.repubblica.it/online/mondo/barnabei3/susan/susan.html
Scusate, piccolo refuso: 5 anni fa, non 4 (il terremoto in Giappone e' avvenuto nel marzo del 2011).
"Lo scopo di un giornale, invece, non è altro che quello di vendere lettori agli inserzionisti."

Dal 1979 in UK tutti i vincitori di elezioni hanno una sola caratteristica in comune: l'essere appoggiati dal gruppo editoriale Murdoch. I gruppi editoriali italiani devono ancora imparare, ma temo che il vero valore di un giornale sia ormai quello: la capacità di forgiare l'opinione pubblica.
@Guastulfo

buh, sto pensando e non è che ci sono particolarmente abituato...

...Un chirurgo non può dire con la stessa disinvoltura di un meccanico: "Il tubo dell'aria lo levo e lo lascio sul bancone così ho più spazio per muovere le dita, Lunedì mattina lo rimetto al suo posto prima di chiudere il cofano"

Vabbè, ho una barzelletta assassina anche per questa occasione.

Un bambino torna a casa, a pranzo coi genitori, il padre gli chiede come è andata a scuola.
Il bambino comincia: "La professoressa ci ha portato il compito di matematica, ho preso B."
Il padre gli tira uno scapellotto e irato chiede: "Perchè non A?"
Il bambino chiede scusa e prosegue: "Poi a storia son stato interrogato ed ho preso B"
Il padre gli tira un altro scapellotto e irato chiede: "Perchè non A?"
Il bambino sta per mettersi a piangere ma prosegue: A biologia abbiamo imparato come si stabilisce il gruppo sanguigno, il mio è A
Il padre tira uno scapellotto a sua moglie e irato chiede: "Perchè non B?"

Non tutti desiderano essere più furbi, più colti o più muscolosi.
Una volta, in mancanza d'altro, i giornali si potevano utilizzare come carta igenica.
Ora con il sito web diventa più difficile.
Mi piace il filone pgc, Diegopig e ebonsi. Anch'io la vedo come Diegopig.

Non metto in dubbio che ci siano ancora giornalisti degni di questo nome e che esista una deontologia ma che passa inosservata in mezzo alla buriana di informazioni sensazionalistiche giornaliere.

Ciò non toglie che il potere del giornalismo sia ancora forte, dove ben sfruttato, e che proprio per questo sia una macchina per fare soldi a palate. Purtroppo dove questo potere si mischia troppo con la politica (o con la mafia), sia annaspante e palesemente mal gestito.
@pgc, Commento #32 • 30/12/16 00:33

"temo che il vero valore di un giornale sia ormai quello: la capacità di forgiare l'opinione pubblica".

Non posso che essere d'accordo, oltre che a consigliare la lettura di "Manufacturing Consent" (https://en.wikipedia.org/wiki/Manufacturing_Consent).
Ma anche in questo caso la nozione di fondo non cambia: il giornale vende lettori ai propri inserzionisti, siano questi ultimi un'azienda di elettronica o un partito politico.


Generalizzando ulteriormente l'affermazione: il prodotto dei giornali non è l'informazione ma i lettori.



La butto lì.
Siccome la redazione, da quel che scrivi, se ne è bellamente fregata della tua segnalazione, perchè non segnali l'articolo ad un'altra redazione? Tanto i giornali sono costantemente in guerra tra di loro e non vedono l'ora di gettarsi fango l'un l'altro: ben venga se lo fanno spu**anandosi vicendevolmente su errori o falsificazioni REALI.

Repubblica tenta di insabbiare il servizio falso di una sua giornalista? E tu segnalalo a Il Giornale o Il Fatto Quotidiano, che probabilmente ci faranno un articolo e daranno ancora più risonanza al servizio bufala e alla giornalista che l'ha realizzato.
Ovviamente, la cosa vale anche al contrario: quelli di Repubblica non disdegneranno se, un giorno, segnalerai loro un servizio falso di una testata concorrente.
In quel caso sfrutteresti la loro rivalità a tuo favore (anzi, a favore di tutti) e si eviterebbero questi ridicoli tentativi di far finta di niente. E magari, ogni tanto, si sentirebbe finalmente parlare di giornalisti licenziati per essere stati beccati a falsificare le notizie.
Secondo me troppi di voi vanno troppo oltre. Ricordiamo sempre il principio che non va interpretato come complotto quello che può essere spiegato con la stupidità. Il caso posto da Paolo non ha nulla a che vedere con il forgiare le opinioni. È solo sciatteria e cialtronaggine. Magari gli opinionisti sono molto più seri, e poi uno di solito ne conosce le tendenze e legge un giornale proprio per quello. Anzi il fatto che la gente, pur con molte possibilità, legge le cose che più condivide, costituisce un impoverimento. Del resto quanti di quelli che leggono qui leggono anche luogocomune?
In ogni caso ogni volta che si è coinvolti in un fatto di cronaca, si scopre il pressappochismo dell'informazione, fosse anche solo un incidente d'auto.
Per questo è giusto togliere il finanziamento pubblico all'editoria. Se sei bravo ti leggeranno altrimenti pace. Non è possibile pagarli per queste falsità. Grazie e buon lavoro
Sbaglio o il video in questione è stato rimosso?
Ciao, una segnalazione a proposito di TG ligi alla notizia fine a se stessa.
Oggi TG5 delle 13,00, grande notizia: aumento del turismo croceristico... Tanto da sfociare in elogi alla Costa crocere con immagini tratte da spot delle navi, dei servizi e dei divertimenti... Come si suole dire "sbatti la crocera in prima pagina" ed intasca i soldi per altre vie....
andrea taccola, Repubblica non riceve finanziamenti. Ma magari se li ricevesse non sarebbe alla rincorsa di ogni click.

Repubblica si è scusata e ha cancellato il video da facebook
Per inserirmi nella diacussione di sopra: secondo me questo tipo di servizi e di articoli cosi sciatti sono frutto di incompetenza e di mancanza di rispetto per il lettore e non sono nati per manipolare l'opinione pubblica. Quelli che casomai possono manipolare,plasmare l'opinione pubblica sono gli articoli che contengono idee e che quindi sono,presumibilmente, scritti da persone di competenza,cioe' che sanno cosa scrivono e ne prevedono le ripercussioni.
Ricordo ancora con gusto una vecchia recensione dell'album "18 till I die" di Bryan Adams apparsa su Famiglia Cristiana, tutto l'articolo esecrava la stupida esaltazione autodistruttiva di un disco intitolato "Meno 18 alla mia morte"... Neanche la briga di telefonare al compagno di classe che stava attento durante l'ora di inglese per farsi spiegare che forse voleva dire "diciottenne fino alla morte".
Se Repubblica ha cancellato il video e si è addirittura scusata, penso che Paolo abbia fatto un ottimo lavoro... Questa giornalista ci penserà 1000 volte prima di inventarsi un altro articolo del genere. La serietà nel lavoro di certe professioni deve essere sempre presente, anche se si parla di caramelle o di lacci delle scarpe... Qui c'è una persona morta di mezzo e inventarsi cazzate oltre che non professionale è anche del tutto irrispettoso.
Repubblica, nel rimuovere il video, è stata decisamente furbetta. Infatti ha scritto: la collega Silvia Bizio ha intervistato un minorenne, senza specificare che fosse suo nipote.

Un lettore che non ha visto il video, leggendo questa frase che parla di "intervista" in modo generico, non può capire il grado di montatura che c'era dietro quel video. Non può sapere che il ragazzo è stato spacciato per americano, tantomeno che è stato fatto passare come uno che andava in pellegrinaggio davanti alla casa dell'attrice.

E infatti, se leggete i commenti al link, in mezzo alle legittime e numerose critiche, ci sono molti che minimizzano la cosa, probabilmente perchè non hanno visto il servizio originale.
Un piccolo OT, scusate.

Siamo in un blog, è vero, mica in una chat. Però, però...
In fondo è il 31 dicembre.

Posso fare gli auguri di buon anno?
Ok, allora buon 2017 a tutti!
Ragazzi vi rinnovo gli auguri di buone feste. Un augurio che viene dal cuore, non come quelle m***e di copia e incolla che girano. Non cambiate mai, rimanete sempre così! Siete il miglior gruppo di pallavolo che abbia mai avuto il piacere di frequentare. Buon Natale 2013 Mario.
titolo corretto: "intervista di silvia 2xZio a suo nipote" (con quel nome non poteva essere altrimenti). Nemmeno alle elementari quandio giocavi al giornalista...
Per Sara Tyler.
Così per curiosità (e per farmi due risate), ho provato a rintracciare l'intervista di cui parlavi, ma non l'ho trovata. Sull'archivio di Repubblica on line, si trovano alcune interviste e servizi sul film (tra cui quello di Silvia Brizio già ricordata, e un articolo di Irene Bignardi), ma l'unica intervista che ho trovato, che si avvicini al tema che citavi, è questa:
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1996/03/06/susan-condannata-all-oscar.html?ref=search
Non si parla di come era vestita nel film, ma solo del fatto che nel film recitava senza trucco. Poi si parla di come era vestita durante l'intervista, non nel film:
Magra, agile, elegante nella semplicità del nero assoluto di pantaloni e maglietta - "E' quasi un' uniforme, il nero mi tranquillizza"
Magari sono io che non ho trovato l'intervista giusta a cui ti riferivi, o magari a Repubblica si sono resi conto dello strafalcione e hanno tagliato. Questo comunque è il link per la ricerca in archivio (PS il film, secondo Wikipedia, è del 1995 e l'Oscar alla Sarandon è del 96):
http://ricerca.repubblica.it/ricerca/repubblica?author=&sortby=score&query=sarandon+dead+man+walking+&fromdate=1995-01-01&todate=2000-01-07&mode=all&page=2