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Brevetti software, confermati i pericoli anche per i colossi

The Register segnala che Microsoft ha subìto una nuova sconfitta nella sua lotta contro un brevetto della Eolas (numero 5,838,906) che sarebbe violato da Internet Explorer e da molti altri browser. L'Ufficio Brevetti statunitense ha annunciato pochi giorni fa di aver riesaminato il brevetto Eolas e di averlo trovato valido.

Eolas è un'emanazione della University of California, che nel 1999 iniziò una causa contro Microsoft per questo brevetto. La causa si è conclusa nel 2003 con una sentenza clamorosa: Microsoft doveva pagare a Eolas un risarcimento di 520,6 milioni di dollari, più gli interessi. Il verdetto, confermato a gennaio 2004, è però soggetto a un ulteriore appello, che a marzo 2005 ha concesso a Microsoft di sospendere il pagamento.

L'argomentazione difensiva dell'appello di Microsoft è che la tecnologia descritta dal brevetto (che secondo Eolas copre plug-in, applet Java, scriptlet e controlli ActiveX) era già nota quando fu depositato il brevetto, che quindi sarebbe nullo. La dimostrazione di questa nullità sarebbe un browser antecedente, denominato Viola, ma a Microsoft non era stato consentito di presentarlo come prova, e questo sarebbe stato scorretto.

Il brevetto Eolas non è un problema soltanto per Microsoft, ma per moltissimi altri browser e per chiunque abbia un sito Web: infatti se confermato definitivamente, obbligherebbe a riscrivere praticamente tutto il Web. La cosa è così seria che persino Tim Berners-Lee, direttore del W3C nonché uno dei padri del Web, aveva scritto all'Ufficio Brevetti USA chiedendone la nullità e fornendo fior di documentazione invalidante. Ma l'Ufficio Brevetti ha invece appena confermato di nuovo (sia pure non definitivamente) la validità del brevetto Eolas.

A prescindere da chi abbia torto e chi ragione, questo caso (in ballo da ormai sei anni, un'eternità in informatica) dimostra quanto è perniciosa la brevettazione del software. I fautori dei brevetti software, quelli che vogliono introdurli anche in Europa, dicono "niente paura, se un brevetto è troppo ampio o banale o descrive cose già note, basta andare in tribunale e lo si annulla". Ma qui abbiamo Microsoft, con una montagna di soldi e con un'orda di avvocati, che non riesce a spuntarla. Figuriamoci che speranze potrebbe avere una qualsiasi piccola società di software: finirebbe per spendere più in parcelle legali che in stipendi per i programmatori.

Il bello è che Microsoft è una strenua sostenitrice della brevettazione del software. Chissà che uno o due altri casi come questo facciano cambiare idea a lei e a molte altre aziende del settore altrettanto pro-brevetti software.
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Commenti
Commenti (5)
Credo che per i capitali che possiede la "microsoft" difenderà sempre il brevetto anche perchè sta preparando i prossimi stemi operativi sempre più chiusi.
Dobbiamo continuare a diffondere la cultura del non brevetto ed educare ad usare opensource ...
"Postatore" di prima scusate ma se linkate sul mio nome , non sono sul "blogger" ecco il mio contatto ora è aggiornato
Sembrerà strano ,ma con semestre di
presidenza inglese alla EU si sono ripresentati i problemi di prima : la proposta di brevetti software anche in EU.
Cmq i brevetti software,scusa se lo dico , sono una minchiata, è solo un pretesto di estorcere denaro e basta, e non è libero mercato come vogliono farci credere!
beh magari è conveniente far causa a Microsoft perché sperano di avere qualcosa di soldi (anche se gli unici a guadagnarci con certezza sono gli avvocati, consulenti ...).
Sono anche io convinto, però, che bisogna vigilare e mobilitarsi affinché i nostri politi e sindacalisti facciano leggi che tutelino veramente gli interessi di tutti. Anche se ciò significasse scontentare tutti.
Di seguito il risultato della ricerca (copia-incolla) :-))))))


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