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2016/01/12

La retina che fotografa l’assassino? Ne ho scritto su Le Scienze

Fonte: Wikimedia Commons
C'è un mito popolare secondo il quale la retina registrerebbe l’ultima cosa vista prima di morire: l’idea compare per esempio nei film 4 mosche di velluto grigio (1971), Horror Express (1972) e Wild Wild West (1999), nei telefilm Fringe (The Same Old Story, 2008) e Doctor Who (The Ark in Space, 1975, e The Crimson Horror, 2013), e anche ne I Fratelli Kip (1902) di Giulio Verne.

Nel numero de Le Scienze di dicembre scorso c’era un mio articolo dedicato a quest’argomento leggermente macabro. Nel prepararlo ho scoperto cose sorprendenti, che racconto appunto nell’articolo: per esempio, l’immagine qui accanto mostra proprio una di queste “registrazioni” o optografie. È la sagoma di una finestra, impressa sulla retina di un coniglio sacrificato per studiare il fenomeno. Allora il fenomeno è reale? Non proprio, ma per ora non posso fare spoiler.

Oltre a quello che ho scritto nell’articolo c’era parecchio materiale che ho dovuto escludere per ragioni di spazio: se volete approfondire la questione, ecco le principali fonti che ho utilizzato per la ricerca.

– Kühne W, 1878, On the Photochemistry of the Retina and on Visual Purple (trans. by Michael Foster), MacMillan, London.

– Kühne W, 1881, Beobachtungen zur Anatomie und Physiologie der Retina, Heidelberg.

The last image: On the history of optography. Gerstmeyer, Ogbourne, Scholtz. Acta Ophthalmologica 2012 pag. 58; Milan 2012Nok 2012.

Optograms and criminology: science, news reporting, and fanciful novels. Lanska DJ. Prog Brain Res. 2013;205:55-84. doi: 10.1016/B978-0-444-63273-9.00004-6.

Optometry and optograms. The College of Optometrists.

Dead Men’s Eyes: A History of Optography. The Chirurgeon’s Apprendice.

Optograms and Fiction: Photo in a Dead Man’s Eye, di Arthur B. Evans, in Science-Fiction Studies, XX:3 #61, (Nov. 1993): 341-61 (altra versione qui).

C'è anche una discussione interessante delle citazioni letterarie e cinematografiche degli optogrammi su The Straight Dope. Infine segnalo che esiste un sito dedicato all’optografia: il Museum of Optography di Derek Ogbourne, che raccoglie una testimonianza video particolarmente interessante in questa pagina. Buona lettura, se non siete impressionabili.

25 commenti:

Scognito ha detto...

Anche sul primo film di Robocop

Rado il Figo ha detto...

Fra i film che sfruttano l'optografia vi è pure "Sing sing", nell'episodio dov'è protagonista Adriano Celentano (che la usa per far confessare l'assassino e la sua complice).

Io ha detto...

In "The Eyes Have It" di Randall Garrett mi pare che se ne parli ;)

Konstantin Tsiokanowsky ha detto...

Sullo stesso argomento segnalo anche il film Imago Mortis, girato a Torino nel 2008.
https://it.wikipedia.org/wiki/Imago_mortis
Ovviamente non è un capolavoro però il soggetto è "intrigante".

Marco Malatesta ha detto...

Se immagino una fotocamera installata negli occhi di ogni persona, la cosa macabra che mi viene in mente è che gli assassini, per non essere scoperti potrebbero, dopo l'omicidio, cavare gli occhi alle vittime...

m1a2 ha detto...

Mi è venuto in mente che anche il film horror italo/spagnolo Imago Mortis era incentrato su questa storia, nel film la tecnica con cui l'ultima immagine veniva trasformata in fotografia era detta "tanatografia". Nel suo genere non è neppure male come film: per quel poco che ricordi é fatto bene, con una buona sceneggiatura, colpi di scena e questa tematica che io avevo trovato estremamente affascinante.

Pablo ha detto...

Se per il momento non puoi fare spoiler potresti pero' fornirci qualche anticipazione!

;)

Il Lupo della Luna ha detto...

– The last image: On the history of optography. Gerstmeyer, Ogbourne, Scholtz. Acta Ophthalmologica 2012; Milan 2012; Nok 2012.

Mi dà errore 403

masand ha detto...

Lo stesso principio/mito è usato in un film commedia con Adriano Celentano che lo propone al contrario, cioè finge di sapere l'assassino da una foto fatta sulla retina della vittima e il colpevole, sentendosi alle corde, confessa. Purtroppo non ricordo il titolo e ne ho un ricordo piuttosto vago, mi ricordo questa scena appunto per il discorso foto&retina :-)

masand ha detto...

Il film di cui parlavo dovrebbe essere "Sing, sing" :-)

Da un altro Mondo ha detto...

Interessante, avevo letto qualcosa sull'argomento molto tempo fa, andrò a leggere i tuoi link!

P.S. hai letto anche tu "I fratelli Kip"? A me è piaciuto tantissimo, nessuno lo conosce!

Gianni Comoretto ha detto...

La cosa sembra verosimile, ma immagino non abbia un dettaglio o un contrasto maggiore di quello delle "immagini fantasma" che possiamo vedere chiudendo gli occhi dopo aver fissato qualcosa di luminoso. Certo un viso non lo riconosci, e non ho idea quanto a lungo possano durare.

Ma fare esperimenti meno cruenti, tipo una retinoscopia dopo aver fatto fissare a qualcuno un'immagine?

Giskard Reventlov ha detto...

SPOILER di un libro di Faletti:
Questo mito popolare (?) era anche alla base del colpo di scena finale di "Niente di vero tranne gli occhi", di Giorgio Faletti :)

Guastulfo (Giuseppe) ha detto...

Ma fare esperimenti meno cruenti, tipo una retinoscopia dopo aver fatto fissare a qualcuno un'immagine?

Se non ho interpretato male quanto letto, l'esperimento è del 1878. Pare che si siano rifiutati di praticare la retinoscopia adducendo scuse puerili del tipo "non abbiamo i macchinari perché non ancora inventati" :-)

In realtà era da molto che non mangiavano coniglio...

Maria Rosa ha detto...

Dario Argento, nei suoi primi gialli, aveva delle idee molto originali e si riferiva spesso alla scienza in maniera molto moderna e all'avanguardia per l'epoca: se pensiamo anche a "Il gatto a nove code" in cui si parla già di DNA o meglio di cromosomi. Va be' poi si attribuiva una tendenza criminale o meno alla semplice forma dei cromosomi e non a determinati geni, ma pensiamo anche che il sequenziamento del DNA e i sistemi rapidi per eseguirlo sono arrivati un po' dopo questo film (sebbene "X Men - Giorni di un futuro passato" voglia farci credere il contrario)...
Così "4 mosche di velluto grigio" va a ripescare una teoria ottocentesca e la ripropone come un sistema all'avanguardia della medicina forense.
Però, se non ho le idee totalmente offuscate e confuse sulla fisiologia della retina e sulle cellule che la compongono, mi pare che paragonarla a una pellicola fotografica sia fuorviante e che in realtà l'occhio sia più simile a una fotocamera digitale. Non ho avuto ancora il tempo di leggere gli articoli linkati, se non qualche abstract, ma questa è l'occasione per un bel ripasso sulla biologia e fisiologia dell'occhio. ;-)

Fabio Bianchi ha detto...

@giannicamoretto

la "foto" è del 1878, non penso ci fosse la retinoscopia

angelo ha detto...

Anche nel film "Wild Wild West" viene citato questo sistema.

Il tema è anche affrontato nel racconto "Santa Claus Killer", di Francesco Grasso, pubblicato nella raccolta "L'uomo dei mosaici", e disponibile gratuitamente in rete:

http://www.cataniain.net/libri/luomo%20dei%20mosaici/luomo_dei_mosaici.pdf

opossum ha detto...

Anche nel racconto "Out of the Aeons" di Lovecraft viene citato il fenomeno.

Paolo Attivissimo ha detto...

Il Lupo,

ho corretto il link, adesso dovrebbe funzionare. Grazie della segnalazione.

Paolo Attivissimo ha detto...

Da un altro mondo,

no, non ho letto "I fratelli Kip": l'ho trovato citato estesamente nella letteratura sull'optografia.

Guga ha detto...

Affascinante, ma anche immaginando che sia effettivamente così c'è bisogno di una bella dose di fortuna affinché sia utile. L'assassino deve uccidere la vittima standogli di fronte, a volto scoperto, mentre lo guarda dritto in faccia... e la vittima deve morire sul colpo mentre ha gli occhi aperti.

Inoltre, non sono un esperto di occhi, ma ha senso presupporre che la retina smetta di registrare dopo la "morte"? Cioè, non è che l'occhio è un device elettronico che, una volta staccata la corrente, smette di funzionare. Insomma, se determinati organi si possono trapiantare dopo la morte immagino che anche i tessuti dell'occhio possano continuare a funzionare dopo un po'. Ma magari qualcuno più esperto di me potrà smentirmi

Stefano ha detto...

Da quel (pochissimo...) che so di fisiologia della visione e' il cervello che elabora pesantemente i segnali che arrivano dalla retina e i recettori hanno (come devono avere) una permanenza di qualche decimo di secondo (altrimenti a 25fps vedremmo "sfarfallare" le pellicole), ma non di piu' altrimenti sarebbe tutto confuso. L'abbagliamento dura di piu', ma anch0'esso si resetta rapidamente, i "lampi" che si vedono ad occhi chiusi sono dovuti alla pressione endoculare, le immagini che rimangono in negativo ad occhi chiusi penso invece siano un "tentativo" del cervello di vedere oltre il buio, mantenendo il "fotogramma" precedente (ma su questo non sono sicuro).

Quindi mi sembra alquanto strano che "l'ultima immagine" permanga a tempo indefinito in assenza di lesioni permanenti alla retina. IMHHHHHHo piu' che un evento fisiologico una leggenda metropolitana (ma aspetto l'articolo di Paolo...)

Il Lupo della Luna ha detto...

Da quello che ho letto nei link, l'immagine persiste per breve tempo, infatti nell'esperimento del coniglio la retina viene analizzata immediatamente dopo la morte dell'animale.

Paolo Alberton ha detto...

Nelle fonti viene spiegato che per avere un risultato simile a quello nella foto riportata bisogna estrarre l'occhio immediatamente dopo la morte, e sottoporlo subito a particolari trattamenti fissanti (similmente a quanto avviene per una pellicola). La qualità dell'immagine non sarebbe tale da consentirne l'uso legale.

Claudio (l'altro) ha detto...

Nelle fonti viene spiegato che per avere un risultato simile a quello nella foto riportata bisogna estrarre l'occhio immediatamente dopo la morte, e sottoporlo subito a particolari trattamenti fissanti (similmente a quanto avviene per una pellicola). La qualità dell'immagine non sarebbe tale da consentirne l'uso legale

In questo caso più che solamente la qualità dell'immagine, sarebbe in pratica impossibile un utilizzo legale a meno di:
- morte sul colpo;
- omicida di fronte alla vittima;
- presenza di un medico legale testimone dell'omicidio;
- stesso medico legale di cui sopra avente tutto l'occorrente per procedere all'estrazione del bulbo oculare e fissare l'immagine appena l'omicida si allontana.
Mi sembra più probabile vincere al Superenalotto due volte :)

E nonostante tutto questo è un mito che va in giro da più di cento anni!

PS: letto l'articolo su Le Scienze, una chicca per gli appassionati di gialli.