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13 commenti

No, la Polizia di Stato italiana non oscurerà le fake news. Però...

Ultimo aggiornamento: 2018/01/25 11:35.

Davvero la Polizia di Stato italiana intende bloccare le fake news e decidere quali notizie sono vere e quali no, creando una sorta di “Ministero della Verità”, come hanno annunciato alcuni articoli su Internet e nei giornali? La risposta breve è no: la notizia della polizia antibufale è una bufala.

La risposta meno breve è che il recente comunicato stampa della Polizia di Stato che annuncia un “Protocollo Operativo per il contrasto alla diffusione delle Fake News attraverso il web” non parla di bloccare le notizie, ma di dare ai cittadini uno strumento online per segnalare le notizie sospette, la cui eventuale smentita verrà pubblicata sul sito della Polizia Postale e delle Comunicazioni, www.commissariatodips.it.

Questo protocollo fornirà anche ai cittadini un aiuto nel rivolgersi ai social network in modo autorevole in caso di notizie che li diffamano o danneggiano.

Saranno i social network, non la Polizia, a decidere se eventualmente rimuovere dai propri siti una notizia segnalata.

L’intento, insomma, è dare al cittadino diffamato un supporto, una voce che venga ascoltata più attentamente di quanto purtroppo avviene oggi con le segnalazioni individuali dei contenuti diffamatori, che spessissimo vengono semplicemente ignorate dai social network.

Ma questo intento è stato annacquato da una comunicazione confusa. La prima versione del comunicato stampa della Polizia di Stato [salvata su Archive.org], infatti, parlava effettivamente di “oscuramento dei contenuti inappropriati” in una frase che si prestava al malinteso, dando l’impressione che la Polizia di Stato si sarebbe occupata in prima persona di rimuovere le fake news da Internet [un compito che non le spetta per mille ragioni, non solo giudiriche] quando in realtà questo oscuramento sarebbe stato affidato ai “gestori delle piattaforme virtuali”.

Il comunicato è stato poi riscritto togliendo la frase che menzionava l’oscuramento, e questo ha creato ancora più apprensione, perché questa rettifica fondamentale non è stata dichiarata esplicitamente.

A sinistra, la versione del 18/1/2018; a destra, la versione del 20/1.

Soltanto consultando una versione estesa del comunicato, pubblicata su Commissariatodips.it, emerge che si tratta di “richieste di rimozione” rivolte ai social network e ai siti Web e non di ordini di oscuramento emanati e imposti dalle autorità. Nel frattempo, però, il danno mediatico c’è stato.

Restano comunque degli aspetti da chiarire in quest’iniziativa: per esempio, chi saranno gli “esperti” citati dal comunicato, che effettueranno “approfondite analisi” delle notizie? Come saranno qualificati, e con quali metodi e criteri effettueranno queste analisi? E come mai il protocollo parla soltanto di contrasto alle fake news diffuse “attraverso il Web”, trascurando il fatto che le notizie false o fabbricate vengono talvolta disseminate anche attraverso i media tradizionali?

Certamente l’attività della Polizia Postale contro le truffe, le bufale grossolane e le catene di Sant’Antonio, condotta attraverso pagine Facebook come Una vita da Social, si è dimostrata efficace e autorevole. Ma quando si passa dalla truffa alla notizia diventa indispensabile fornire la massima trasparenza e appoggiarsi agli esperti di notizie che esistono già: si chiamano bravi giornalisti.


Questo articolo è il testo preparato per il mio servizio La Rete in 3 minuti per Radio Inblu del 25 gennaio 2018. Fonti e approfondimenti: Arianna Ciccone, Butac, David Puente, Guido Scorza, The Guardian, EuroNews.it.
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Commenti
Commenti (13)
Quindi è anche peggio di come sembrava.
Se ad una autorità pubblica (polizia o altro) posso attribuire, pur con tutte le perplessità del caso, il ruolo di decidere cosa oscurare, affidarsi ad un soggetto privato che opera a propria discrezione è folle. E dimostra la malafede di chi ha fatto questa scelta.
E se invece delle bufale si dessero delle punizioni agli account che contribuiscono a diffonderle?
Hai condiviso la boiata della sorella della Boldrini morta che guadagna sugli immigrati o Rihanna figlia della Kienge? Un mese di sospensione così forse la prossima volta ti fermi quei trenta secondi in più a pensare. E magari nel frattempo vai a farti delle passeggiate invece di stare sempre attaccato allo smartphone.
Con queste esche bastano pochi minuti per vedere arrivare centinaia di commenti di analfabeti funzionali, ban temporanei a tappeto e vedrete che sicuramente l'ambiente diventerà molto più salubre.
Non puoi denunciare per diffamazione migliaia di persone
I ban temporanei sono competenza di Facebook et simila. Che potrebbero applicarli in contrasto con le linee guida italiane.
Denunciare migliaia di persone si può, teoricamente, ma intaserebbe i tribunali già troppo intasati e si andrebbe alle calende greche.
Una bella multa, che è un provvedimento amministrativo rapido e che colpisce dove duole di più, il portafoglio, avrebbe un impatto notevole. E si può dare a migliaia di persone con poca spesa.
@Il Lupo della Luna

Non posso denunciare per diffamazione migliaia di persone? Dillo alla Boldrini. Ah,dimenticavo che lei non spende soldi suoi per farlo, ma quelli degli altri. Sarà comunista?
Un articolo sulle fake news che dovrebbe aiutare a debellare le fake news è una fake news...
E io che pensavo che "Alla fiera dell'est" fosse una fiaba...
Saranno i social network, non la Polizia, a decidere se eventualmente rimuovere dai propri siti una notizia segnalata.

Un brivido lungo la schiena.
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
La campagna elettorale di Berlusconi è tutta una fake news. Cosa dovrebbe fare la polizia? Sbatterlo in galera? Se non ci sono riusciti con la nipote di Mubarak....
Scusate ma non capisco la preoccupazione per il fatto che "saranno i social network, non la Polizia, a decidere se eventualmente rimuovere dai propri siti una notizia segnalata".

Questo è esattamente quello che succede da sempre, dove il social network "X", azienda privata che mette a disposizione degli utenti il suo spazio sui server, decide in base alle sue proprie insindacabili regole cosa accettare e cosa no.

Il problema è semmai: perché abbiamo consapevolmente lasciato ad aziende private il potere di controllare - legittimamente dal loro punto di vista - le informazioni che ci arrivano?
"saranno i social network, non la Polizia, a decidere se eventualmente rimuovere dai propri siti una notizia segnalata".
Questo è esattamente quello che succede da sempre,


Appunto. Però adesso la sponda arriva anche dalle istituzioni.
Appunto, concordo con l'ultima frase, difficilmente la Polizia potrà trattare argomenti tecnici con autorevolezza.
Questo commento è stato eliminato dall'autore.