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2018/01/30

App di fitness rivela attività militari di tutto il mondo. E anche quelle dei civili

Ultimo aggiornamento: 2018/01/30 9:50.

Quando gli esperti di sicurezza parlano della necessità di tutelare la privacy digitale e di non lasciare che le aziende possano raccogliere disinvoltamente dati sulle nostre attività capita spesso di sentire l’obiezione “Ma tanto io non ho niente da nascondere, e poi cosa vuoi che se ne facciano dei miei dati?”.

Una dimostrazione eloquente e un po' inquietante di quello che si può fare con dati apparentemente innocui se li si aggrega e analizza è arrivata proprio pochi giorni fa: gli esperti si sono accorti che i dati combinati dei braccialetti digitali di fitness rivelano l’ubicazione delle basi militari in vari paesi del mondo, compresi molti luoghi estremamente sensibili o segreti.

Molti utenti di questi dispositivi riversano le proprie passeggiate, corse, pedalate, nuotate, sciate o vogate in app come Strava, che si definisce un “social network per atleti”. Lo fanno per tracciare i propri progressi o per competere via Internet con altri utenti. Questi dati includono la distanza percorsa, la velocità e le calorie consumate e anche la geolocalizzazione. Gli utenti possono scegliere di non condividere questi dati, ma molti li lasciano liberamente accessibili. Tanto che male c’è? Anzi, magari c’è da mostrare agli amici qualche risultato.

Ma a novembre scorso Strava ha deciso di rendere pubblica su Internet una dettagliatissima mappa mondiale interattiva dei percorsi seguiti dai suoi utenti [circa 27 milioni] nel corso del tempo: circa un miliardo di attività [tre trilioni di coordinate latitudine-longitudine, 10 terabyte di dati]. In questa mappa i percorsi più frequentati sono evidenziati da linee più luminose.

Bell’idea, però quando queste linee tracciano percorsi in zone desertiche o interessate da conflitti, rivelano la presenza di una categoria di persone che comprensibilmente svolgono molta attività fisica: i militari, che per esempio fanno jogging dentro e intorno alle proprie basi, facendole così spiccare luminose nelle zone altrimenti disabitate e disegnandone i contorni e le forme interne, perché non hanno disabilitato la geolocalizzazione e non hanno attivato le opzioni di protezione della privacy offerte da Strava.

























Nei paesi in guerra questi dati rischiano di essere sfruttabili per esempio per un’imboscata o un attacco. La mappa, infatti, è consultabile da chiunque, ed è facile anche estrarne i dati individuali e scoprire i nomi degli utenti e i rispettivi percorsi abituali: dati perfetti per pedinare o rapire qualcuno. Su Twitter fioccano così le segnalazioni di installazioni militari sensibili di vari paesi, per esempio in Siria e in Afganistan, messe a nudo dalla decisione di Strava di rendere pubblici i propri dati senza pensare alle conseguenze, ma anche dalla mancanza di consapevolezza da parte di chi usa questi dispositivi e queste app di fitness in zone a rischio.







Anche se non vivete in una zona di guerra e non siete militari, affidare informazioni sensibili come la vostra posizione e i vostri percorsi abituali ad aziende che poi le pubblicano e le offrono a chiunque vi espone al rischio di stalking e altre molestie. Ne vale la pena, per potersi vantare delle proprie prodezze sportive? Pensateci: se la risposta è no, trovate la maniera di spegnere la geolocalizzazione.




Questo articolo è il testo preparato per il mio servizio La Rete in 3 minuti per Radio Inblu del 30 gennaio 2018. Fonti: The Verge, Hacker News, Ars Technica, The Register, Washington Post, Electronic Frontier Foundation.


Aggiornamento: 2018/01/30 9:50


Strava ha pubblicato un post di chiarimento, dal quale cito e traduco: “ci siamo resi conto nel corso del fine settimana che i membri di Strava nelle forze armate, fra gli operatori umanitari e altri che vivono all’estero possono aver condiviso la propria localizzazione in zone prive di altra densità di attività e così facendo possono aver inavvertitamente aumentato la consapevolezza di luoghi sensibili”. Ma pensarci prima di pubblicare la mappa no? Il post ricorda anche le istruzioni di privacy di Strava.

Più in generale, questa vicenda sottolinea tre principi di fondo:

  • ogni dato personale è abusabile;
  • affidare i propri dati personali a un’azienda motivata dal guadagno su quei dati è irresponsabile;
  • sperare che quella società commerciale custodisca diligentemente i nostri dati invece di monetizzarli è una pia illusione.

Ora pensate a tutto quello che avete riversato in Facebook in questi anni. Non dite che non ve l’avevamo detto.

64 commenti:

contekofflo ha detto...

Trovo curioso che questo problema salti fuori oggi, visto che io me ne ero accorto almeno 5 anni fa, quando infatti ho immediatamente reso privati i miei allenamenti :-)

Anche senza pensare ai militari in Afghanistan, moltissime ragazze che vanno a correre al parco lasciano i loro dati accessibili a tutti - situazione perfetta per uno stalker o un maniaco che può sapere con assoluta precisione dove e quando la sua vittima si troverà. Oppure per un ladro, che può sapere quando non sono a casa.

Luca ha detto...

Spegnere il GPS mi pare un filo eccessivo, altrimenti chi vuole allenarsi in modo minimamente serio come fa a sapere quanti km e che medie ha tenuto? Strava ha già incorporate numerose opzioni per la privacy, dalla "privacy area" per non fare capire bene dove si abita, alla possibilità di mettere le proprie attività private, alla richiesta di conferma per chiunque voglia diventare "follower" del nostro account.
Piuttosto, un corso sulle regole base della privacy a questi signori, visto il lavoro delicato che fanno...

Michele/ENERGIA ha detto...

Ora mi aspetto una valanga di accuse di superficialità, ma io proprio non vedo il "problema".
1: Con google maps, google earth, here maps e chi più ne ha più ne metta posso già vedere il mondo intero. Sono un terrorista che vuole vedere una base? Vado su google maps. E' vero che potrebbe essere oscurata, ma anche l'oscuramento è, comunque, una informazione. Perché oscurarmi quella zona desertica? Perché, ovviamente, c'è una base!
2: è segretissima ma il cibo, l'acqua, i servizi da dove li prendono? Cadono dal cielo? E anche se fosse che vengono da aerei, non lo noti un via-vai di aerei su una zona che dovrebbe essere desertica?
3: è sempre segretissima ma hanno antenne per collegarsi su internet?
L'unica cosa è che con questa app puoi vedere il perimetro. Vabbé, tutta questo allarme per il perimetro? Che non è detto che sia quello più esterno. Non puoi sapere se loro percorrono l'intera base o solo una sua zona. Per concludere, fossi un terrorista, non mi baserei su questa app per il mio attentato.

Guastulfo (Giuseppe) ha detto...

Ora pensate a tutto quello che avete riversato in Facebook in questi anni. Non dite che non ve l’avevamo detto.

Tanto lo fanno tutti e non ho mai conosciuto nessuno a cui sia successa qualcosa

Mars4ever ha detto...

Ma sono solo dati aggregati o ci sono anche le identità delle persone che fanno quei percorsi?
Se siamo nel primo caso, non sussiste alcuna violazione di privacy!
Stiamo mescolando problemi diversi. Se i militari rendono pubbliche le loro posizioni quando non dovrebbero, sono casomai loro ad aver violato il segreto professionale, che colpa ne ha l'applicazione che utilizzano? È normale che chi si trova in basi segrete possa usare i telefoni e smartphone normali, e tutto ciò che ne consegue?

Tommy the Biker ha detto...

Non molto tempo fa gli Usa avevano dichiarato di aver "sgamato" e bombardato dei terroristi grazie ai geotag exif inclusi nelle immagini da loro postate sui social, beffandosi di tanta dabbenaggine.

Assurdo e ridicolo (per non dire altro) che proprio loro non abbiano imposto ai propri soldati una policy sui dispositivi dotati di geolocalizzazione, o che l'abbiano implementata senza verificarne il rispetto.

AmiC ha detto...

La domanda che mi pongo è una: Strava dava l'opzione di disabilitare agilmente la condivisione dati? Se si, è solo colpa dei militari se ora si son scoperte attività sospette.
Così come in certe professioni non si possono usare social, per i militari dovrebbe esser vietato l'uso di queste app "dativore".

Se proprio ci tengono, le forze armate possono sviluppare la loro bella app, decidendo quali dati furtarsi.
O davvero volete gettar la croce su Strava?

"we respected activity and profile privacy selections, including the ability to opt out of heatmaps altogether"

Se è vero, tanto mi basta. Se non è vero, crocifiggete pure!

pgc ha detto...

Sono anni che consiglio a chi usa Strava - come me - di essere molto attento con il setting. E sono felice di vedere che finalmente il problema venga alla luce anche se in un modo sul quale nutro qualche dubbio, visto che "nascondere" una base militare non è banale (traffico di mezzi militari, di personale, etc.). E francamente non vedo negli esempi sopra alcun problema reale.

Invece una funzione particolarmente pericolosa sono i "flybys". Quando si scarica una corsa, infatti, si può risalire all'identità su Strava di tutti i corridori che abbiamo incontrato mentre tenevano questa app attiva lungo il percorso.

Ora, supponiamo di essere... individui soggetti a turbe sessuali. Mentre usiamo Strava la mattina presta incontriamo diverse volte una bella ragazza in tutina attillata, che ci attrae particolarmente. Attraverso la funzione "flyby" possiamo risalire con un click al nome (spesso in chiaro dagli utenti), al suo indirizzo (da dove è partita e dove torna), alle sue abitudini di allenamento (orari e giorni della settimana). Magari a quella di uscire la sera a correre in zone un po' isolate.

Supponiamo invece di essere dei semplici ladri. Sempre attraverso i flybys possiamo capire che una certa persona esce il lunedì, mercoledì, venerdì e sabato da casa per correre alle 6, e che sta di solito fuori una o due ore. Sappiamo attraverso il nome risalire al suo profilo su altri social network e a quello che fa.

Le conseguenze possono essere una violazione notevole della propria privacy

E no, non è "come su Facebook" perché possiamo rapidamente identificare il nome di chi abbiamo incontrato nella realtà (chiunque: i flybys non escludono nessuno di default).

Preciso che non sono al corrente di reati consumati realmente a causa di Strava. Ma segnalo questo rischio, per adesso solo potenziale, ma a mio avviso reale.

La soluzione ci sarebbe certo: settare il proprio profilo in modo che le proprie corse vicino casa non siano pubblicate. Ma pochi lo fanno in quanto perderebbero molto del "bello" di Strava, che è appunto questo accento social. E l'app diventa un po' come un'altra.

Jotar ha detto...

Mi sembra strano che neanche UNA persona si sia posta mai il problema e lo abbia sollevato ai superiori.

EpSiLoN74 ha detto...

Nel secolo scorso i colpi di stati avvenivano tra l'altro nelle sedi delle tv. In questo secolo converrebbe prendere di mira i data center dei social network.

Davide ha detto...

In effetti l'utilità della funzione "flyby" non l'ho mai capita molto neanche io, se non per vedere quanti di quelli che si incrociano in un giro usano Strava.
Riguardo alla heat map, la notizia dell'esistenza è venuta fuori solo adesso, ma in realtà è almeno dal 2015 che è pubblica, io l'ho usata spesso per programmare giri in posti che non conosco.

Francesco ha detto...

@pgc: conosco Strava solo marginalmente perché uso altre app simili da anni e ho tutto il mio "storico" da loro. Ho visto che però esistono app (non Strava e non quelle che uso io) che permettono di mascherare il punto di partenza e arrivo di ogni uscita in modo che non sia possibile capire dove abiti. Questa funzione era stata chiesto da alcuni utenti proprietari di bici molto costose perché volevo evitare che eventuali malintenzionati potessero risalire alle loro abitazione e rubare l'amata (che in questo caso non è la moglie).

Berto ha detto...

https://twitter.com/DaveClark_AFP/status/958081479363481608/photo/1

Ditemi che è un fame... altrimenti costui deve essersi impegnato non poco per disegnare correndo un tracciato a forma di pisello.

Berto ha detto...

Errata corrige: fame=fake

MR ha detto...

Un commento a caldo: a me 'sta cosa fa pensare a quanto siano prive di competenza informatica le forze armate.

ijk ha detto...

Quando 25 anni fa ho iniaziato a afre sport di fondo amatoriali molti non usavano neppure un orologio con cronometro e non tutti avevano il contachilometri sulle bici. Ho passato la mia fase del tenoentusiasmo legato allo sport con altimetri cronometri cardiofrequenzimetro negli anni 90 e poi ho abbandonato tutto. Oggi non ho piu neppure il contachilometri nella bici. Se avessi avuto Strava o simili a in quegli anni sarei impazzito di gioia e non mi sarei curato minimamente dei problemi di privacy, tutt'altro. La vedo dura convincere gli entusisati a di questi strumenti a tutelarsi da eventuali intruzioni nella loro privacy,

Scatola Grande ha detto...

@Michele/ENERGIA,
come è stato scritto altrove sembra sia possibile stimare quante persone ci sono nella base, che percorsi fanno e quando li fanno, che percorsi non fanno e altre informazioni.
Google Maps poi non è mica aggiornata ovunque e non tutte le aree hanno immagini ad alta risoluzione.

Scatola Grande ha detto...

Guardando le mappe nei dintorni di dove abito noto che le strade con molto traffico sono anche le più calde eppure non vedo mai nessuno correre li. Stessa cosa per l'areoporto dove ci sono tracce che coincidono alle piste ma anche tante altre. Per non parlare di innumerevoli tracce sul mare moltissime delle quali partono dal porto.
Guardando i dintorni extraurbani le tracce sono principalmente concentrate sulle strade ma sembra proprio che in alcuni sterrati non passi nessuno mentre in altri passano pochissime persone, luogo ideale per aggressioni.
Credo proprio che moltissime persone lo lascino perennemente attivo.

pgc ha detto...

Scatola Grande "Credo proprio che moltissime persone lo lascino perennemente attivo."

DIfficile, la batteria si scarica in poche ore. Penso che invece molti lo usino per tracciare dove passano. A volte in aereo lo lascio acceso. Un po' per verificare se il sistema di bordo dà gli stessi numeri (si, li dà), un po' perché se vedo qualcosa di interessante posso facilmente risalire a dove ero a quell'ora. Un po' per vedere per esempio a che velocità decolla l'aereo quando l'entertainment è spento. Da questo numero si possono dedurre molti dati, per esempio se l'aereo viaggia vuoto o pieno, etc.

Credo che Strava "tagli" i dati molto al di sopra del livello del suolo (altrimenti alcune tracce che ho fatto si vedrebbero). Ma quelli a decollo e atterraggio restano.

Paolo Alberton ha detto...

Luca

Il tuo ragionamento può essere condivisibile. Soprattutto per quanto riguarda la parte relativa alla privacy. Solo non ritengo che il presupposto sia fondato. Ci sono altri metodi ben noti per allenarsi in modo "minimamente serio". Il gps non serve per allenarsi in modo "minimamente serio". È una comoda scorciatoia che fa risparmiare l'uso di materia grigia e un po' di tempo a chi non ha qualche base di teoria dell'allenamento. È un ausilio che la maggior parte delle persone utilizza nell'allenamento per questioni modaiole e "social".
Inoltre, se il problema è, come sembra lasci intendere, sapere solo la distanza percorsa e la velocità media è sufficiente google maps e la sua funzione "righello" sul pc di casa (o dell'amico, o quello che vuoi tu), un orologio che misuri minuti e secondi, l'applicazione della nota relazione tra spazio tempo e velocità, e cinque minuti di tempo per misurare il percorso con il suddetto righello. Inutile far notare il risparmio in denaro che si avrebbe rispetto ad un gps da polso o comunque trasportabile.
Per non essere ancora più dinosauri, dove google maps è sostituito dal classico giro in motorino (o automobile o bicicletta), anche se i tempi si allungano (è solo una provocazione).
Il discorso cambia, forse, se il tipo di allenamento richiede una maggiore quantità di dati, oltre alla velocità media e distanza percorsa. Allora un moderno computer da polso provvisto di gps, cardiofrequezimetro e altimetro è sicuramente una comodità. Personalmente rimango dubbioso rispetto a questi oggetti, che trovo forse utili, certamente non indispensabili, nell'allenamento di atleti di alto livello nella pratica di attività molto particolari.

Guga ha detto...

@Paolo Alberton - scusa, ma non puoi paragonare l'efficienza di un allenamento "libero" con quella di un allenamento controllato con gps, cardiofrequenzimetro, feedback immediati eccetera. Certo, uno può pure allenarsi senza, ma il miglioramento delle prestazioni che ho avuto da quando ho installato un'app di fitness e mi porto appresso il telefono è incredibile.

Piccola nota polemica sull'articolo: schernisce il "tanto io non ho niente da nascondere"... portando esempi di gente che AVEVA qualcosa da nascondere. Per quanto io sia d'accordo sul fatto che si debba avere una certa attenzione in ciò che si divulga (e preso dalla curiosità mi sono iscritto ieri sera a Strava, notando che le opzioni di privacy sono semplicissime da settare) il principio di base rimane vero: se non hai niente da nascondere, puoi non nasconderlo.

Ad esempio, il mio profilo, sia su Runtastic che su Strava, è chiuso per gli estranei, e accetto tra gli amici solo persone che conosco. Ma anche se fosse visibile, un malintenzionato potrebbe scoprire... dove lavoro, dato che corro alla pausa pranzo. E dove lavoro lo si può facilmente estrarre da LinkedIn.

Inoltre continuo a pensare che se qualcuno vuole prenderti di mira, riesce a farlo anche senza la tecnologia. Certo, la tecnologia offre aiuti e meno aiuti diamo meglio è, ma se un malintenzionato vuole PROPRIO ME, può benissimo scoprire gli orari e i giorni dove vado a correre anche solo aspettandomi al varco appena ha il minimo appiglio. Così come il classico esempio dei pedofili, che possono far ben più danni stando su una panchina al parco giochi a leggere il giornale e osservando le abitudini dei bambini del quartiere, piuttosto che stando su facebook a vedere foto anonime e innocue di bambini che potrebbero essere dall'altra parte del mondo.

Gianluca ha detto...

Alcuni amici utilizzano Strava. Non mi è mai piaciuta l'idea che tanti sappiano i miei orari e i miei percorsi. Ho già suggerito a molte Ragazze di non pubblicare dati così in leggerezza. Spesso si vedeva non solo l'ora e il percorso.. Ma in pratica anche l'uscita da casa!
Per chi dice di usare il righello di Google maps invece di un GPS, immagino che non abbia la corsa come sport preferito. Inoltre il costo dei modelli base (più che sufficienti per la maggior parte degli appassionati) è veramente accessibile

Scatola Grande ha detto...

@pgc
ho capito il perché: mi ero dimenticato delle biciclette. Qualcuno lo lascia acceso anche in autostrada ma le tracce sono molto poche, se avessi avuto ragione dovevano spiccare e invece sono quasi spente. Pe cui si tratta di biciclette. Per i percorsi in mare potrebbe trattarsi di canottaggio.

Se andate per montagne potrete notare i sentieri più frequentati e sentieri di cui non conoscevate l'esistenza perché non tracciati. Ho trovato tracce di sentieri di cui avevo sentito parlare ma che non avevo mai percorso.

puffolottiaccident ha detto...

Buh, il lato sociale e l'autogratificazione le capisco, ma mi pare che se ne parli con l'idea che se non ci hai 'sta cosa allora i muscoli non si aggiornano.

rico ha detto...

Mi fanno sorridere coloro che "Non sono al corrente di reati compiuti con Strava o altra app che fa geotag".
Si saprà solo fra qualche anno (spesso molti anni), dopo lunghe investigazioni e rarissimi delinquenti collaborativi. Non certo ora, nè domattina.

ebonsi ha detto...

L'uomo di Cro-Magnon chiede:

Non sapevo nemmeno che questa cosa, questa Strava esistesse. Mi spiegate a cosa mai serve, o dovrebbe servire? Perché un essere umano razionale dovrebbe voler essere non pure tracciabile, ma proprio tracciato in questo modo quando va a fare due passi?

Sono più di cinquant'anni che vado in giro regolarmente e rigorosamente sempre da solo "pe' fratte", come dicheno a Roma - boschi, montagne, campagne, posti fuori mano - camminando a piedi o correndo, a seconda del terreno, e non ho mai avvertito l'insopprimibile urgenza di permettere ad una organizzazione anonima di seguirmi passo per passo. Se un percorso mi piace particolarmente ne prendo nota e ne parlo con amici, ma nulla di più. E passati i 65, a seguito di un paio di esperienze che avrebbero potuto avere conseguenze piuttosto spiacevoli, ha infine deciso di portarmi appresso il cellulare, ma non mi serve altro.

Lo chiedo davvero, non sono un troll e questa non è una domanda retorica: perchè Strava $ simili?
Cosa vi danno?

Sciking ha detto...

Tra l'altro una delle tracce della DMZ sconfina in Corea del Nord...

pgc ha detto...

ebonsi: " Mi spiegate a cosa mai serve, o dovrebbe servire? Perché un essere umano razionale dovrebbe voler essere non pure tracciabile, ma proprio tracciato in questo modo quando va a fare due passi?"

In poche parole (e senza polemiche) perché ogni essere umano è a sé, credo.

Mi fa piacere scaricare su Strava i risultati e vedere che qualcuno nella grande comunità di runner di cui faccio parte e che mi conosce da anni commenta o mette un semplice "kudos". Mi fa piacere pianificare con cura gli allenamenti secondo le mie tabelle,, analizzare i risultati e vedere che magari ho migliorato, avere un precedente, vedere qual è il mio record su un certo percorso etc.. Fa parte delle mie tabelle di allenamento e dell'"essere parte di un gruppo", tendenza naturale non solo dell'Uomo ma di molti mammiferi. Mi fa piacere vedere quello che fanno gli altri, dove hanno corso e i risultati spesso straordinari che qualcuno di loro ottiene.

Personalmente sono attratto dalla tecnologia e porto costantemente un GPS (spento, di solito) al polso. A volte lo uso anche per lavoro, per esempio quando devo tracciare il perimetro di un'area (non entro nei dettagli ma il GPS da polso mi è molto utile).

Capisco chi non lo usa come capisco chi usa le cuffie e ascolta musica - che a me non piace - quando corre. Come capisco chi ama guidare la moto o fare sci.

Marco Cattaneo ha detto...

@Guastulfo (Giuseppe): i casi sono due: conosci poche persone, oppure vivi nel paese delle fiabe; in entrambi i casi, beato te e lo dico davvero senza ironia.
:-)

Paolo Alberton ha detto...

Guga

E come facevano gli atleti ad allenarsi prima dell'avvento del gps?

Io non ho mai parlato di allenamento libero, lo farò dopo comunque, ma non mettermi in bocca parole che non ho detto. E non hai letto molto bene il mio intervento: Luca parla di velocità media e distanza percorsa. Dati ottenibili anche senza gps. Poi nomini anche il cardiofrequenzimetro; queato potrebbe avere senso solo se l'atleta si sottopone preventivamente ad un test incrementale, del quale, tra l'altro, potremmo discutere all'infinito la validità (l'unico metodo sicuro per avere il livello di soglia anaerobica sarebbe quello di prelevare in continuazione un pezzettino di fibra muscolare e verificare la presenza di lattato, ma converrai con me che non sia molto praticabile). Inoltre i cardiofrequenzimetri commerciali dovrebbero (credo per legge) avere uno scarto al rialto dal 10% in su (alcuni sono precisi alle basse frequenze ed aumentano lo scarto man mano che la frequenza aumenta), primo per la sicurezza dell'utente, secondo perché non sono apparecchi medici e non possono essere venduti come tali. Anche se avessi un valore di soglia in mano sarebbe abbastanza complicato utilizzarlo.

Il fatto che il tuo allenamento sia migliorato da quando esci con il cellulare ed una app non significa che sia merito di questi ultimi. Significa che il tuo organismo si accorge che stai applicando qualche rudimento di teoria dell'allenamento, il fatto che per questo utilizzi tecnologie contemporanee è ininfluente.

Capitolo allenamento libero: ci sono molti atleti di livello assoluto che non utilizzano gps, cardiofrequenzimetri, ecc. perché sono talmente abituati ad allenarsi ("bene") che hanno raggiunto un tale livello di consapevolezza del proprio organismo per cui non hanno bisogno che qualcosa gli dia dati (magari non precisi) su quest'ultimo. Questo è, per esempio, il fondamento su cui si basa l'allenamento fartlek, il vero allenamento fartlek, quello fatto senza misurare tempi di lavoro/recupero, velocità, distanze. In senso lato, si utilizzano solo le sensazioni. Tecnica di allenamento molto ma molto difficile da applicare correttamente, e molto ma molto redditizia (il mondo é pieno di "runners" (per esempio) rimasti sotto alle proprie endorfine, e pure magari un poco ignoranti, che credono che più si corre e più si migliora... ecco, un corridore del genere non potrà mai utilizzare il fartlek come tecnica di allenamento).

puffolottiaccident ha detto...

Buh, si ripete il discorso e le considerazioni di MS outlook di 1000 anni fà. (Conoscendo MS immagino che funzioni ancora allo stesso modo.

Una qualsiasi roba dovrebbe essere venduta con le impostazioni da mentecatto che non si intende di queste cose come condizione predefinita e condizione ripristinata effettuando un reset duro, poi chi vuole la modalità expert dovrà arrabattarsi così come gli experts dovrebbero fare.

Se un programma al primo lancio và in modalità expert, chi non è un expert in fatto di programmazione farà molta fatica ad andare in modalità "esperto in quello che dovrebbe fare con quel programma ma del tutto profano in campo di programmazione informatica und elettrotecnica".

Paolo Alberton ha detto...

Gianluca

Io sono uno di quelli che dice di usare il righello di google maps.
Evidentemente non hai capito il mio ragionamento. Poi... uno che ha la corsa nel sangue non lo riconosci dal fatto che indossi un gps da polso o meno. Io non ho la corsa nel sangue, ce l'ho avuta per un periodo della mia vita (non che sia un gran risultato ma ho corso la mezza maratona in 1h31'14" preparandola con orologio, tratti di strada segnati, pista di atletica. Inoltre non sono certo un individuo predisposto agli sforzi aerobici, ed è forse per questo che ne ero affascinato; posso dirti quasi certamente che non avrei fatto un tempo inferiore se avessi utilizzato il gps durante gli allenamenti). Posso però dirti che ho lo sport nel sangue e pure l'educazione allo sport nel sangue: pratico sport da sempre (agonistico e non agonistico), insegno educazione fisica alle superiori, insegno ginnastica posturale in palestra, sono preparatore atletico professionista. Solo per spiegarti che sport ed attività motoria sono da sempre la mia vita, sono nel mio sangue. Non voglio assolutamente addurre al principio di autorità.

Inoltre trovo che la corsa sia "più" nel sangue ad una persona che la pratica senza i mezzi di cui si parla (magari un ragazzo che non avendo la possibilità di un avere un gps pratica ripetute sempre nello stesso tratto di strada perché segnato, per il puro gusto di limare qualche secondo rispetto alla settimana prima) rispetto a chi dice che ha la corsa nel sangue perché usa il gps invece, per esempio, del righello di google maps, e condivide le proprie gesta in internet.

Diego Laurenti ha detto...

La frase di sorpresa non è "Mamma mia quanti sportivi utilizzano STRAVA", bensì "Mamma mia quanti utilizzano STRAVA anche non si stanno realmente allenando"...travisandone quindi l'"utilità" e continuando comunque a fornire la propria posizione anche quando si sta conducendo una normale attività, magari lavorativa.

Lo posso affermare con una discreta certezza, perchè sono Veneziano. E che c'entra, direte giustamente voi?

Beh, guardando la mappa centrata sulla città di venezia, sono visibili chiaramente tutti i percorsi dei canali navigabili nella nostra laguna (non tutta la laguna è praticabile da natanti).
E' vero che molti praticano il cannottaggio in laguna, ma una frequenza del genere, vi posso garantire che è molto improbabile, specialmente sulla tratta del canal grande (che è bianca!!) e sulla tratta FOndamente nuove-Torcello.

Tutte queste tratte sono quelle battute dalle moltissime imbarcazioni mercantili che si spostano (alla stregua dei furgone nella terraferma) in giro per la città.

Alla faccia!

Paolo Alberton ha detto...

Pgc

Anch'io capisco tutto. Anch'io lo utilizzo, o meglio, faccio utilizzare il gps per lavoro. Ma solo perché è una compdità e fa risparmiare tempo. Non perché, come sostiene qualcuno in questa discussione, sia indispensabile per allenarsi, o perché migliori i risultati dell'allenamento.

Scatola Grande ha detto...

@Diego Laurenti,
basta vedere sulla mappa quante tracce attraversano il Mediterraneo o i mari in generale. Però nelle strade dove la bici è proibita (autostrade ma anche svincoli autostradali) vedo pochissime tracce.
A venezia vedo che la via d'acqua fra l'aeroporto e la città è bella colorata così come altre analoghe. Se in queste la canoa è vietata ci sarà gente che effettivamente lo tiene sempre acceso.
Vedo alcune tracce anche in Libia, c'è una grossa traccia che parte da Il Cairo, passa da Kartoum e arriva ad Addis Abeba quindi scende giù fino ad arrivare a Città del Capo. Invece il confine tra Israele ed Egitto nel Sinai separa effettivamente tutte le tracce così come il confine con la Giordania ma non quello con il Libano.
Un sacco di tracce attraversano lo Stretto di Messina lungo la rotta dei traghetti, ci sono deboli tracce che attraversano l'Atlantico. Nel golfo di Bengasi ci sono delle curiose tracce circolari che sembrano in mezzo al mare
https://labs.strava.com/heatmap/#14.45/12.68320/33.90921/hot/all
forse piattaforme petrolifere.

AmiC ha detto...

Non conosco l'app in oggetto, ma non è che taluni lasciano il GPS attivo per tracciare il proprio pacco?
Inteso come bagaglio.

steutarga@gamil.com ha detto...

Strava è ottimo per seguire le tracce
in alpinismo, scialpinismo, trekking.
http://www.gulliver.it/scialpinismo/
molte volte ha aiutato a ritrovare la strada.
altre volte a percorrere gite sconosciute.
negli allenamenti seri aiuta molto
se hanno considerato doping le cuffie nelle maratone, probabilmente considerano doping anche strava.
pertanto probabilmente funziona!.
poi come tutte le cose, se le usi male.....

Guga ha detto...

@Paolo Alberton
Hai scritto un poema senza rispondere veramente al punto fondamentale della mia obiezione.

Mi stai dicendo che uno può allenarsi altrettanto bene segnandosi le distanze, segnandosi i tempi e tutto. Verissimo, concordo.

Ma quanto tempo ci vuole per preparare tutto? Quanto tempo extra-corsa devo dedicare allo studiarmi le mappe, controllare i tempi eccetera, quando un semplicissimo telefono può dirmi, MENTRE CORRO (il lato "feedback immediato" non l'hai considerato nella tua risposta), se sto andando troppo veloce e rischio di non arrivare alla fine dell'allenamento.

Per uno come me, che corre nei ritagli di tempo per scappare dallo stress, dover impegnare del tempo extra per studiare tempi e percorsi è una follia. Cento volte meglio un GPS. Poi un professionista, un atleta nel vero senso della parola, può anche vincere tutte le maratone del mondo allenandosi come dici tu. Ma la stragrande maggioranza dei runner sono dilettanti, e sebbene ci si possa divertire a correre anche senza tecnologia (come ho fatto per una decina d'anni prima di comprarmi uno smartphone), il GPS e le app di allenamento rendono il tutto mooooolto migliore.

Stupidocane ha detto...

Mi fa sorridere leggere che ci siano persone che reputano un allenamento fatto con cardiofrequenzimetri, braccialetti ed apps "migliori" di quelli senza. Sotto un certo punto di vista hanno senz'altro ragione: forzare il fisico nei suoi punti deboli lo fortifica e la prestazione atletica ne trae indubbio giovamento. Se dietro a tutto ciò c'è anche INA preparazione dedicata ad una qualche sorta di agonismo, ci sta tutto il ragionamento sull'uso di questi strumenti.

Ma spesso e volentieri si è vittime dell'hype e si tende a spendere soldi per accrocchi inutili per fare una sana passeggiata, una bella corsa, una scampagnata in bici o una lunga nuotata rilassante.

Se rimane vero che sono degli aiuti a migliorare le proprie prestazioni e tempistiche, lo è altrettanto il fatto che nel 90% dei casi non servono a nulla.

Non serve un'app che ci dica di fare le ripetute. Basta farle. Non serve il GPS per andare a correre nelle campagne attorno al proprio paese. Basta andare e scoprire nuovi percorsi. Non servono altimetri per conoscere il dislivello dell'ultimo giro in montagna in bici. Basta spingere sui pedali e godersela.

Insomma, se il prezzo da pagare è lasciare che chiunque possa gestire il log dei nostri spostamenti fatti per sport, meglio lasciare a casa gli accrocchi ed uscire solo per il gusto di farlo. Chissene se non si riesce a scendere sotto una data media. Il fatto fondamentale rimane l'esercizio fisico ed il divertimento nel farlo.

IMHO

Stupidocane ha detto...

Sopra c'è un INA che dovrebbe invece essere una... Beg yer p'don

Paolo Alberton ha detto...

Guga

La risposta è la teoria dell'allenamento, cosa che chiaramente non hai colto. Il fatto che una persona non sappia che ha iniziato ad applicare qualche rudimento di teoria dell'allenamento grazie all'uso di app e gps di moda non significa che questi ultimi siano ausili indispensabili all'allenamento, come qualcuno sta dicendo qui. Significa solo che quella persona prima non si rendeva conto di ciò che stava o non stava facendo. Significa forse che non aveva idea che i progressi dati da un "allenamento casuale" fossero in qualche modo misurabili (esempio un po' agli estremi, ma sempre rispetto ad un allenamento "casuale": se vado a correre su percorsi diversi senza avere idea di tempi e distanze percorse è difficile avere percezione di eventuali progressi. Se ho l'aiuto di gps posso "leggere" una sorta di progresso. In entrambi i casi il mio organismo sta rispondendo agli stimoli, a prescindere dall'uso di gps).

Inoltre ci sono delle semplici questioni tecniche a sostegno di quello che dico, entramdo nel campo dell'allenamento valido e produttivo: per esempio nelle ripetute (parte fondamentale di un allenamento di corsa che vuole essere valido e produttivo) è fondamentale che queste siano corse su distanze esatte, se si vuole avere un esatto riscontro sul tempo di percorrenza (il gps a volte può non funzionare correttamente e restituire valori non sempre coerenti alle prove precedenti); ma ancora più importante è la pendenza, che deve essere sempre la stessa se si vogliono confrontare le diverse prove (a meno che non ci sia la certezza che le prove fatte durante i diversi percorsi abbiano sempre la stessa pendenza, o non si confrontino le prove ad una ad uno rispetto allo stesso percorso, anche se si ritornerebbe comunque all'eventuale imprecisione del gps, e alla complicazione di stabilire quali prove siano state corse sulla stessa pendenza). Tutto questo è molto più semplicemente ottenibile eseguendo le ripetute su tratti segnati, meglio se sempre sullo stesso tratto, e verificare di volta in volta i progressi, quando previsti dalla tabella di allenamento, tramite la lettura dei tempi su di un normale orologio. Il gps non è assolutamente indispensabile ed i miglioramenti saranno maggiori rispetto ad un allenamento "casuale".

Sappi che cambiare ogni volta il percorso e leggere la velocità media che il computer da polso restituisce significa non basarsi su di un piano di allenamento valido e produttivo. Ti farà certamente risparmiare tempo sui calcoli, sono d'accordo, ma non significa che tu ti stia allenando con risultati migliori rispetto a non avere il gps. Il tuo organismo comunque risponderà agli stimoli, se adeguati.

Sono quasi certo che con un orologio, dei percorsi stabiliti in partenza, ed una tabella di allenamento, raggiungeresti risultati migliori.
Se poi vogliamo dire che questo non interessa e si preferisce uscire a correre liberamente ed avere la comodità di avere facilmente distanza e velocità media e condividerla sui social per qualche motivo, allora sono perfettamente d'accordo. Ma in questo caso non ci si sta allenando in modo valido e produttivo o "minimamente serio", si sta solo e giustamente facendo del bene al proprio corpo (entro certi limiti) a prescindere dall'uso del gps.

Quello delle ripetute è solo uno strumento preso ad esempio, facente parte di un sistema di allenamento molto più valido e produttivo rispetto ad uscire a correre e verificare tempi e velocità medie su percorsi diversi, o anche costanti.

In sostanza i miglioramenti nell'allenamento si hanno seguendo un metodo valido e produttivo, con impegno e dedizione. In questo il gps non è indispensabile come qualcuno dice in questa discussione.

Sono perfettamente d'accordo sull'uso del gps in ambito alpinistico e avventura, e anche come strumento per la sicurezza individuale, ovviamente.

Paolo Alberton ha detto...

Guga

Il lato "feedback immediato" a cui fai riferimento tu non ha molta importanza, per questo ho sorvolato, perché se hai davvero bisogno di un gps ed una app che ti dicano che non porterai a termine l'-allenamento- stai sbagliando qualcosa (la mia opinione è che non ti sia mai -allenato- davvero e non hai abbastanza pratica per sapere una cosa che un -corridore- medio deve aver ben in testa: quello che sta facendo in rapporto ai propri limiti. Inoltre è mia opinione che sia proprio il -metodo- di -allenamento- che stai utilizzando a convincerti di avere la necessità che una app più gps ti possano aiutare in questo).
Un dato immediato che potrebbe essere utile invece è la frequenza cardiaca, e si rientrerebbe nel ragionamento fatto precedentemente.

Più in generale mi domando come abbiano fatto ad allenarsi gli atleti di ogni livello prima dell'avvento di queste tecnologie, che alcuni danno per indispensabili per ottenere maggiori risultati duranti i propri -allenamenti-.

pgc ha detto...

Bikila vinse la maratona alle Olimpiadi di Roma correndo senza scarpe. Marco Olmo - campione mondiale di Ultra - ha fatto a pezzi (di parmigiano reggiano :) ) atleti che avevano massaggiatori, sponsors, preparatori etc. Spesso MOLTO più giovani di lui. I runner Kenioti, i migliori del mondo da tempo, corrono praticamente senza orologio, a sensazione (leggere "Running with the Kenyans")

Però, ripeto, il GPS è comodo e permette a dilettanti e a molti professionisti di misurare in modo abbastanza preciso alcuni parametri fondamentali. Un allenamento di 32 km per una maratona è complicato da misurare senza, dai ammettetelo. Se voglio vedere i miei miglioramenti Strava (o Runkeeper, etc.) male non sono.

Indispensabile ovviamente no. Comodo e utile però si, anche per migliorare la propria forma fisica e divertirsi a battere il proprio personal best correndo sotto casa.

contekofflo ha detto...

Concordo al 100% con pgc e Guga.

Il GPS per correre ovviamente non è necessario, a maggior ragione per un atleta di buon livello che può contare sugli strumenti alternativi e sulle tecniche di cui parla Paolo Alberton.

Però, per chi corre principalmente per diletto e per tenersi in forma, ma allo stesso tempo prova piacere nel vedere i propri progressi e nel raggiungere piccoli obiettivi (la prima mezza, la prima mezza sotto le due ore, la prima maratona) il GPS aiuta moltissimo.
E se per farne uso non ho bisogno di chissà quale costoso accrocchio, ma basta il mio telefono che (per praticità e sicurezza o per sentire la musica) mi porto comunque dietro... perché no?

Certamente, la soluzione migliore sarebbe tenersi i propri dati per sé, e infatti nei ritagli di tempo sto sviluppando un'app che mi permetta di farlo :-)
La seconda miglior opzione, non ottimale ma ragionevole, è quella di impostare la privacy al livello più alto permesso dal servizio che si usa. E disattivare il tracking quando sono in missione segreta in una base militare nel deserto afgano.

Paolo Alberton ha detto...

Pgc

Sottoscrivo tutto. E ammiro gli esempi da te menzionati. Solo un'osservazione: se ti appresti ad un allenamento di 32km, molto probabilmente significa che hai maturato abbastanza esperienza per portarlo a termine anche senza gps, e/o stai seguendo un metodo di allenamento valido e produttivo. Se non hai esperienza ed allenamento (e sei indirizzato a "fallire" la prova) il gps non ti aiuta molto a portarlo a termine con successo. O meglio... nella maggior parte dei casi lo porti a termine come se non avessi avuto il gps (camminando a tratti per esempio, oppure percorrendo tratti sotto il livello sperato, oppure andando in crisi prima del previsto, o andando in crisi non avendolo previsto: leggere una velocità media, e il chilometro in cui ti trovi non serve a molto se non sai utilizzare questi dati). Può essere comodo nel caso tu voglia affrontare un percorso nuovo, abbia una tabella di tempi da seguire magari basata su di un test incrementale, e abbia le potenzialità per seguirla (ma il successo non è assicurato neanche in questo caso). Ho detto comodo, e non utile, perché ti può aiutare ad evitare la noia di correre in un percorso stabilito, magari ripetendolo, con punti di riferimento ben stabiliti. I maratoneti in genere sono abbastanza appassionati da studiare i percorsi di allenamento e trovare punti di riferimento utili all'allenamento. Spesso prevedono anche un "punto di ristoro" (l'amico con la borraccia e qualcosa da mangiare).
Torno a dire: nel mio lavoro consiglio di usare il gps, per comodità e per evitare la noia. Non perché sia indispensabile, non perché migliori i risultati ottenibili anche senza, non per condividere i tracciati su di un social.

Piccola nota a margine: se affronto un allenamento molto lungo, per esempio i 32km di Pgc, mi guarderei bene dal farlo in un percorso nuovo, magari ad anello (anello molto largo ancora peggio, lontano da centri abitati non ne parliamo). Nel caso di una crisi, o peggio ancora, di un infortunio al quindicesimo chilometro mi troverei in qualche difficoltà (niente di grave, bussare alla porta di qualcuno per telefonare, fermare un passante col cellulare, ecc. sono sempre i rimedi migliori). Il buon senso viene sempre prima di ogni diavoleria elettronica ;)

Paolo Alberton ha detto...

contekloffo

Qui volevo arrivare... ora passerò da nazista, ma ho visto molte persone rovinarsi ginocchia e schiena perché improvvisati corridori: correre la maratona non è un piccolo obiettivo. Correre la maratona non è per tutti anche se negli ultimi anni si vuole far passare questo messaggio. Questo messaggio viene veicolato anche grazie alla moda di tecnologie, pubblicità e quant'altro. Non è di buon senso correre la maratona per diletto. Tutto questo se una persona tiene alla propria salute.
Chiaramente ognuno è libero di fare ciò che vuole del proprio corpo.

Ci sono persone che non correranno mai la maratona sotto le 5 ore, né sotto le 4 ore, eppure continueranno a correrle e ad allenarsi strenuamente per migliorare di qualche minuto... su 300... o su 240... correre 42km per 5 ore, o 4 ore, magari con qualche chilo di sovrappeso, praticare allenamenti di 30-35km per prepararsi, è mortale per le articolazioni delle gambe e per la schiena. Nel mio nazismo a favore della salute dell'atleta dilettante, chiuderei le iscrizioni a chi non corre la maratona sotto le 3 ore e mezza per gli uomini e sotto le 4 ore per le donne (3 e 3 e mezza sarebbe ancora più adeguato).

Il buon senso dovrebbe vincere la moda, la voglia di emulare qualcuno, la dipendenza da endorfine. Soprattutto se si parla di corsa dilettantesca, di persone che non hanno mai corso in vita loro e magari per scommessa (capita anche questo) decidono di preparare la maratona in un anno.
Poi non vorrei mai scoprire che magari, anche grazie alla moda della tecnologia o di condivisione sui social, uno si metta in testa di diventare maratoneta.

Per carità, ognuno è libero di fare ciò che vuole, ognuno è libero di tartassare il proprio corpo come più gli pare. Sarebbe importante farlo con cognizione di causa. Bisogna sapere a cosa si va incontro.

Fare sport fa bene, correre fa bene. Entro certi limiti. La corsa di durata può essere dannosa in gran parte dei casi. La moda attuale del "tutti maratoneti" è controproducente per l'individuo, soprattutto se affrontata solo con il gps, senza un programma di allenamento adeguato, e senza un programma di rinforzo muscolare specifico adeguato.

E torno a ripetere: il gps è comodo, ma i risultati e i piccoli miglioramenti si possono osservare anche senza. Per correre la prima mezza maratona o stare sotto le 2 ore non serve il gps. Si può fare benissimo senza.
Non capisco perché si continui ad abbinare il gps al migioramento quasi come se senza non si migliorasse o non si potesse apprezzare lo stesso.
Il miglioramento è nell'organismo, perchè adeguatamente stimolato. Se gps e app ti mostrano un miglioramento significa che si sta applicando qualche rudimento di teoria dell'allenamento a persone che prima non ci hanno mai fatto caso.

Inoltre, scendendo nello specifico, in allenamento non ha molto senso confrontare percorsi sempre diversi con velocità medie. In allenamento, come in una scienza, bisogna fare confronti il più possibile omogenei. Certo, se oggi corro 10km a 12km/h e sono "morto" e fra un mese ne corro 15 a 12km/h e sono "morto", posso dedurre di essere migliorato, ma non ho nessuna idea di quanto, come e perché... posso solo dire che posso correre 5km in più prima di "morire". E morire non è comunque un dato oggettivo.
E, come sempre, il gps non mi torna utile per dedurlo. È solo comodo.

(continua... purtroppo per voi ;))

Paolo Alberton ha detto...

(Continua)

Nella corsa dilettantesca normale (diciamo entro l'ora, senza velleità agonistiche), il gps è comodo per archiviare le proprie uscite e osservare l'andamento delle stesse. Ma non è utile né tantomeno indispensabile per verificare i miglioramenti ottenuti, nel caso non si sappia esattamente quello che si sta facendo.

Tornando al "personal best" di pgc devo osservare che un "personal best", per essere tale, deve essere percorso esattamente sulla stessa distanza e sulle stesse pendenze specifiche (neanche medie). Per verificare che il tempo di percorrenza sia migliorato sono indispensabili due punti di riferimento fissi e un orologio. Il gps è superfluo, o addirittura fuorviante, nel caso non non funzioni correttamente o vengano presi punti di riferimento sbagliati rispetto al percorso scelto per il "personal best".

Altro concetto: se corro un 1000 con una pendenza in discesa dell'1% non posso confrontarlo ad un 1000 corso con una pendenza in salita dell'1%. Da questo ne consegue che è ancora meno sensato paragonare le velocità medie di percorsi diversi tra loro.
Correre sempre su percorsi diversi è bello e meno noioso. Farlo con il gps è comodo per tenerne traccia, ma diventa complicato fare paragoni per dedurre il miglioramento, tantomeno per capirci qualcosa sullo stesso. Se uso il gps su percorsi uguali è comodo, perché risparmio tempo nel misurare (una sola volta) il percorso e fare pochi e semplici calcoli dopo ogni uscita (pochi minuti per i più reticenti nell'uso della matematica). L'utilità dovrebbe aggiungere cose che non riesco a fare senza l'oggetto in questione o semplificare procedure altrimenti troppo complicate.

È fantastico l'uso di app, cellulari, computer da polso. È fantastico che siano una moda. Perché questo avvicina molte persone alla pratica di un'attività sportiva, e, teoricamente, ad un miglioramento della salute (che è ciò che dovrebbe interessare di più). Non sono però indispensabili per questo scopo. Il buon senso da solo dovrebbe dirmi che è bene tenersi in movimento. Ma bisogna sapere che queste tecnologie da sole non migliorano le mie prestazioni né mi rendono un maratoneta. Per tornare in tema devo anche essere cosciente del fatto che queste tecnologie sono potenziali minacce alla mia privacy e, in estrema analisi, anche alla mia incolumità (un maniaco mi segue perché condivido i miei allenamenti sui social senza preoccarmi delle impostazioni sulla privacy).

martinobri ha detto...

Per P.A.: se io chiedessi a P.A. di indicarmi qualche pubblicazione o qualche sito serio per approfondire quello che ha appena esposto, prenderesti la sua risposta come spam?

(il primo P.A. è l'Attivissimo, il secondo P.A. è l'Alberton) :-)

Paolo Alberton ha detto...

martinobri

non è mia intenzione farne una discussione scientifica, anche se sono colpevole di essere già andato abbastanza oltre nelle varie esposizioni (c'è stato un inconsapevole focolaio di T.D.M.diM. e ci sono cascato, scusate) Non voglio convincere nessuno. Non c'è in gioco la salute di nessuno se uno vuole convincersi che il gps lo fa migliorare, come non c'è in gioco la salute del prossimo se una persona si vuole improvvisare maratoneta (al contrario delle implicazioni dell'antivaccinismo, per esempio). Ognuno è libero di fare ciò che vuole con le proprie tecnologie e con il proprio corpo. Come io sono libero di sostenere, in base a ciò che ho studiato riguardo all'allenamento, la traumatologia sportiva e la prevenzione degli infortuni, e in base alla mia esperienza lavorativa, che il gps non serve a migliorare i propri risultati sportivi, e che correre e prepararsi per una maratona potrebbe essere in qualche modo dannoso ed è bene non improvvisarsi maratoneti. Non servono riferimenti a pubblicazioni scientifiche per imparare qualcosa di teoria dell'allenamento e prevenzione degli infortuni. O per sostenere che un "personal best" si possa verificare senza gps, e che lo stessa abbia come presupposti la costanza del percorso in pendenza dei vari tratti e in lunghezza. Non siamo nel campo della scienza di frontiera. Certo, i testi a riguardo che ho studiato all'università e nei successivi corsi di specializzazione si basano su pubblicazioni scientifiche, ci mancherebbe. Un buon libro di teoria dell'allenamento come "l'allenamento ottimale" di Weineck va benissimo, come va benissimo un buon testo di traumatologia e prevenzione degli infortuni nello sport. Se un insegnante di italiano mi dice che sto sbagliando un congiuntivo gli credo, non gli chiedo di mostrarmelo. Alla peggio apro il libro di grammatica. Se Cometti mi esponesse le sue nuove e rivoluzionarie idee sul trattamento motorio dell'infiammazione del tendine d'Achille allora sì sarei curioso di avere un riferimento ad una pubblicazione scientifica.
Ho solo esposto dei concetti che sono basilari, in base alle mie conoscenze, cercando di descrivere che gps e app dedicata non sono indispensabili, e non danno miglioramenti nelle prestazioni perché in grado di mostrare e archiviare percorsi, velocità medie, ecc. come qualcuno diceva in questa discussione (a me sembra talmente ovvio, ma tant'è). Inoltre ho sostenuto la comodità di tali strumenti nella corsa di tutti i giorni e nell'allenamento sistematico; come anche l'utilità in ambiti come la sicurezza personale, l'alpinismo, l'avventura. Nego solamente il fatto che possano essere utili per migliorare i propri risultati sportivi. E se qualcuno non si fida, pazienza. Io so come stanno le cose, sono il mio lavoro e la mia passione. Il fatto che vengano ignorate non mi turba per niente, e non porta nessun male al prossimo. Se sono stato troppo prolisso me ne scuso. Anzi, togliamo il "se" e sostituiamolo con "visto che".

martinobri ha detto...

Forse non mi sono spiegato. NOn voglio contestare nulla; io sono del tutto ignorante in queste cose: al liceo ho preso l'esame a settembre di ginnastica, per dire. Chiedevo solo dei consigli :-)

Paolo Attivissimo ha detto...

martinobri,

se io chiedessi a P.A. di indicarmi qualche pubblicazione o qualche sito serio per approfondire quello che ha appena esposto, prenderesti la sua risposta come spam?

No, assolutamente.

Paolo Alberton ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Paolo Alberton ha detto...

martinobri

Scusami non avevo colto :)

Per i consigli ti consiglio ;) una chiacchierata con un bravo preparatore o istruttore o anche un appassionato (non "malato"), giusto per cominciare. Se la cosa ti interessa, loro sapranno indicarti come e cosa approfondire :)

pgc ha detto...

Paolo Alberton,

in linea di massima sono d'accordo che tentare una maratona può portare a disastri. Il problema è l'enfasi che si fa su questo problema rispetto a quello di 'get up offa that thing', per dirla con James Brown, che temo sia il problema reale.

Una maratona è uno strano obiettivo, perché per certi versi è un obiettivo veramente difficile, che richiede una quantità di costanza e determinazione superiore a quella di molte altre scelte. Per un altra no, visto che lo fanno ormai milioni di persone in tutto il mondo e che alla fine lo si può fare ovunque e a costi ridotti. Non ho dati, ma io credo che se non sei ben motivato oltre i 10-20km non vai. Non è come buttarsi col paracadute. Ci vuole TANTA determinazione, per lungo tempo. Inoltre c'è tanta psicologia dietro al correre, più che dietro ad altri sport secondo me. Alcuni sostengono come saprai che sia lo sport dei depressi, per esempio. E' un incredibile produttore di endorfine. Dopo un trentello ti senti un drogato, vedi tutto rosa e ti sembra che la vita sia una meraviglia.

Ti racconto la mia esperienza, aneddotica ma fino ad un certo punto.
Personalmente ho cominciato a correre intorno ai 50, quando ho scoperto che non riuscivo a tenere dietro a mio cognato 10 anni più giovani per 4 miseri km e lui mi prese per i fondelli... :) Ad un certo punto ho deciso per vari motivi di tentare prima la mezza e poi la maratona prima dei 60. Ne ho fallito una per una banale caduta (mentre camminavo per prendere un bus, non durante allenamenti). Due anni dopo ce l'ho fatta. Ho corso percorsi nuovi - mi annoio a morte a ripetere le cose - ho usato le tabelle di Massini, che conosci certamente, un po' adattato alle mie esigenze. Ho letto tanti libri e moltissimi articoli pubblicati, mi sono confrontato con la comunità di runner di un noto forum italiano. Non credo lo facciano tutti, ma molti lo fanno, e quelli che non lo fanno difficile arrivino a correre una maratona. Ho anche modificato la mia dieta - usando pedissequamente le linee guida INRAN-CNR - e perso in un anno e mezzo 24 kg accumulati negli anni precedenti. Ero arrivato a 102.... ebbene si. Ho corso la mia prima maratona pesandone 78, a 58 anni. Da allora ho fatto varie cose e ho il sogno di correre una ultra fra due anni, l'Atacama Crossing. La mara l'ho corsa in 4:28 (il mio obiettivo era correrla entro le 4 e mezza, con uno scatto negli ultimi km quando ho sentito il palloncino delle 4:30 dietro di me, il che dimostra che avevo ancora un po' da spremere... ;)

pgc ha detto...

La realtà è che Intorno a me vedo tanta gente che non fa NIENTE e che nonostante questo accusa un sacco di malanni. Ora ci vorrebbero tanti multiversi per vedere cosa succederebbe se come dici te si vietasse le maratone a chi non le corre in 3 ore (ma come dici te. Magari scopriresti che DI FATTO ci sarebbero più sovrappeso, alzheimer e coronarie occluso oltre che meno rotule distrutte.

Passando all'utilità del GPS, escludendo che sia INDISPENSABILE (sono proprio poche le cose che lo sono...) fare in sequenza settimanale 24, 26, 28 e 30 32 km senza, come da tabelle, per me non sarebbe stato affatto facile. Invece col GPS mi sveglio, esco, cammino un po', poi parto e a metà torno indietro. Come fa gran parte dei miei tanti amici runner. L'orologio mi legge anche la frequenza cardiaca, e mi dice se sto esagerando, se si è abbassata a parità di velocità. E se la massima è aumentata. Tutte cose difficili da fare senza anche se fattibili.

Per assurdo, Bikila correva senza scarpe (ci ho provato pure io con risultati non malvagi... smesso per motivi igienici... ). Ma una volta ho comprato le scarpe sbagliate e mi sono ritrovato con un mal di schiena allucinante. Sono passato a delle nuove consigliate da un venditore molto bravo (le mitiche Saucony Iso Triumph) e il mal di schiena è passato. In base a questo, possiamo affermare con decisione che le scarpe sono UTILI? o no? Difficile dirlo. Dipende da tantissime cose: quanto pesi, quali scarpe, chi sei, dove corri etc. Ecco, io penso che la stessa cosa si possa dire del GPS. Dipende. In teoria non serve a niente, nella pratica si però.
un saluto

*And run 'till you feel better... :)

contekofflo ha detto...

@Paolo Alberton

Sono perfettamente d'accordo con te quando dici che correre una maratona (o anche solo una mezza) non è un dovere ed è un obiettivo che va pensato e riflettuto bene (e meglio ancora affrontato solo dopo opportuni controlli medici).
Non sono invece affatto d'accordo sull'imporre limiti di tempo: se io o pgc corriamo una maratona in 4h30', non perché dopo 15 chilometri siamo morti e ci trasciniamo al traguardo, ma perché quello è il tempo giusto che il nostro fisico ci permette di raggiungere arrivando sani e "in forze" al traguardo, perché dovremmo rinunciare? Al contrario, sarebbe male se ci dovessimo imporre a tutti i costi di arrivare alle 4 ore per arrivare all'agognato limite minimo.

Aggiungo ancora una considerazione: non esiste solo la corsa su strada, esistono altri sport come sci di fondo, trail running, pattinaggio, ovviamente ciclismo, nei quali il percorso è molto più difficilmente valutabile a tavolino con cartina e righello e nel quale le sensazioni che il corpo dà sono molto diverse; il GPS anche in questo caso non è obbligatorio, ma aiuta moltissimo a tenere sotto controllo la situazione.

Guga ha detto...

@Paolo Alberton

Continui a ignorare un punto: la maggior parte delle cose che dici tu (segnare percorsi, tabelle di allenamento eccetera) PRENDONO TEMPO.

È ovvio, e sono assolutamente d'accordo con te, che il GPS non sia indispensabile. Non lo è, e se sei un professionista o uno che alla corsa dedica abbastanza tempo, puoi benissimo allenarti senza.

Ma io sto parlando dell'utilità per il corridore medio, quello che va a correre per diletto e per tenersi minimamente in forma, e che non ha assolutamente il tempo o la voglia di farsi un piano di allenamento, quello che non conosce il proprio corpo a dovere. A quel punto un GPS lo aiuta a tenere traccia, seguire un piano.

Paolo Alberton ha detto...

Guga

Non riesco a capire il senso del tuo ultimo messaggio. Parli di cose che sono strettamente legate tra loro, e una necessita dell'altra, tranne del gps.

"Ma io sto parlando dell'utilità per il corridore medio, quello che va a correre per diletto e per tenersi minimamente in forma, e che non ha assolutamente il tempo o la voglia di farsi un piano di allenamento, quello che non conosce il proprio corpo a dovere. A quel punto un GPS lo aiuta a tenere traccia, seguire un piano."

Dici che, ipoteticamente, un corridore "medio" non ha voglia di farsi un piano, però segue un piano.
Innanzitutto non si capisce cosa sia per te un "piano". Sembra tu dia per scontato che un corridore "medio", dilettante, sia in grado di farsi un piano. Non è sempre vero, se ho capito cosa intendi per "piano".

Più in generale, per tenersi "minimamente" in forma è necessario dare stimoli "minimamente" adeguati al proprio organismo. Non serve il gps. Conoscere a dovere il proprio corpo è utile per dare uno stimolo "minimamente" adeguato, ma non sempre sufficiente. Inoltre puoi seguire un piano se hai un piano, non se tieni traccia delle corse e velocità medie e non se non conosci il tuo corpo a dovere. Per fare e avere un piano non è sufficiente conoscere il proprio corpo a dovere. E' necessario avere qualche nozione di teoria dell'allenamento (che non significa "oggi e domani corro una distanza tot ad una velocità tot, quindi dopodomani dovrei osservare un miglioramento di qualche genere, e neppure più corro più miglioro).

Ancora più in generale, non è automatico il passaggio "tenere traccia" con "avere un piano", "il gps è utile", "ho avuto un miglioramento". Posso tenere traccia di tutte le corse che voglio, ma se non so come confrontarle, cioè se non ho un piano e non ho qualche nozione di teoria dell'allenamento, o non mi faccio aiutare da qualcuno in grado di farlo, e se, ancor peggio e più probabilmente, queste corse e velocità non sono confrontabili per i motivi che ho cercato di spiegare semplicemente nei lunghi messaggi precedenti, il tutto è inutile. Ho solo una collezione di tracce di uscite di corsa dove, sì, posso leggerci una qualche forma di miglioramento (cosa che posso fare tranquillamente con un orologio, senza gps), ma che non mi sono neanche minimamente utili a capirci qualcosa.

pgc ha detto...

Paolo,

ho appena saputo che con Zwift - un'applicazione per correre su rulli in bicicletta o su tapis roulant che simula corse su terreno reale - si possono sincronizzare le corse con Strava. Il caso più eclatante è quello di Jarvis Island, un'isola estremamente remota e totalmente disabitata (vietato anche attraccare) dove sono registrate 130.000 corse di ciclisti: https://www.atlasobscura.com/articles/strava-heat-map-jarvis-island-zwift

Questo rende tutta la questione, incluse le corse nel deserto, quantomeno dubbia. Parte dei punti delle heatmap potrebbero essere, oltre che aerei al decollo, gite in gommone (e in auto), semplici simulazioni di Zwift o altre app.

Guga ha detto...

@Paolo Alberton
"Sembra tu dia per scontato che un corridore "medio", dilettante, sia in grado di farsi un piano. Non è sempre vero"

E concordo.

Infatti, le app di allenamento ti mettono a disposizione programmi di allenamento compilati da persone che ne sanno più del corridore medio.

Per farla breve: "non è indispensabile una calcolatrice per estrarre una radice quadrata". Ma indubbiamente aiuta. Certo, uno deve anche sapere cosa farsene, di tale radice quadrata, e sicuramente è più utile un matematico senza calcolatrice che un discalcolico con la calcolatrice... ma una calcolatrice aiuta. Fine.

Paolo Alberton ha detto...

Guga

E fine sia. Tanto ci sono le app di allenamento lol

Mi riservo però di dare una futura risposta a pgc e alle interessanti questioni sollevate. Sto cercando di recuperare un articolo dove si citava, se ricordo bene, uno studio che mostrava come dall'avvento delle scarpe da ginnastica moderne ad oggi le probabilità di infortunarsi non sono mai scese (ma forse, a pensarci, è ovvio), e si insisteva sulla corsa a piedi nudi (cosa che tempo fa introdussi in uno dei miei corsi): oltre che essere ampiamente OT si entra, però, un po' più nello specifico, come si dovrebbe sempre fare per capire le cose. Dò solo un'anticipazione che da sola vale mezza spiegazione: tecnica di corsa.

martinobri ha detto...

Avrei qualche domanda da porre a chi conosce questo programma.
Posso scrivere in privato a qualcuno?

contekofflo ha detto...

@martino
Se hai domande che riguardano in modo specifico Strava allora non posso aiutarti, visto che non uso/conosco questa app. Se invece vuoi sapere qualcosa in generale sulle app di fitness/tracciamento GPS e dintorni posso provare a rispondere :-)

pgc ha detto...

Martino: scrivimi pure su Strava. Premessa: lo uso ma non sono un grande esperto.