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14 commenti

Dieci anni fa lo Shuttle Columbia cadde dal cielo

Ricordo una voce del Controllo Missione che cercava ripetutamente, oltre ogni buon senso e ogni speranza, di avere risposta alle sue chiamate via radio dallo Shuttle Columbia che stava rientrando sulla Terra al termine della propria missione. Ricordo le prime immagini di quei frammenti brillanti che solcavano in gruppo il cielo, tracciando scie bianche che non lasciavano spazio a conclusioni alternative.

Ricordo la voce rotta del direttore di volo che dava l'ordine che nessun direttore vorrebbe mai dare: chiudere a chiave le porte della sala controllo e sigillare i computer. L'ordine significa che la missione si è conclusa in tragedia e che ora bisogna congelare la situazione per capire cosa è andato terribilmente storto. Sette astronauti erano morti: Rick Husband, William McCool, Michael Anderson, Kalpana Chawla, David Brown, Laurel Clark, Ilan Ramon. Di loro restavano soltanto le immagini, a quel punto amaramente fuori luogo, dei loro sorrisi e dei loro sereni resoconti degli esperimenti svolti durante la missione, trasmesse a terra prima del rientro. C'era persino un video, recuperato fra i rottami, che mostrava l'equipaggio durante le fasi iniziali del rientro, ignaro di quello che sarebbe accaduto pochi minuti più tardi.

Durante il decollo, lo Shuttle era stato colpito all'ala sinistra da un frammento della schiuma isolante dei supporti del grande serbatoio di propellente che accompagnava la navetta. Il danno sembrava a prima vista trascurabile e la fase orbitale della missione era stata completata normalmente, ma l'impatto aveva in realtà aperto un varco nell'ala attraverso il quale, durante il rientro, era penetrato un getto dell'aria rovente che circondava il velivolo, fondendo la struttura dall'interno. L'ala si era spezzata e il velivolo spaziale privo di controllo si era disintegrato mentre correva a venti volte la velocità del suono, a circa 70 chilometri di quota.

All'epoca erano circolate le storie più strane e alcuni giornali avevano pubblicato falsi scoop sul disastro. Nel 2008 fu pubblicato il rapporto finale sulle cause della perdita dell'equipaggio e del veicolo.Questo secondo incidente mortale con uno Shuttle (dopo quello del Challenger nel 1986) fu l'inizio della fine per questo veicolo straordinario.

Oggi la NASA ha ricordato quel giorno e gli altri astronauti perduti (di Apollo 1 e del Challenger) con numerose cerimonie. Qui sotto vedete l'astronauta lunare Buzz Aldrin insieme a Charlie Bolden, amministratore generale della NASA, al cimitero di Arlington. Altre foto sono qui.

Credit: NASA/Bill Ingalls. Le lapidi sono quelle di Gus Grissom e Roger Chaffee (Apollo 1), amici di Aldrin.

Su Marte ci sono le Columbia Hills, battezzate con questo nome in onore dell'equipaggio perduto. Emily Lakdawalla, della Planetary Society, ha segnalato le immagini qui sotto, che le mostrano come le vedeva il robot Spirit: un anno e mezzo più tardi quello stesso robot si arrampicò sulla più alta di quelle colline, la Husband Hill.


Ecco la vista panoramica di Spirit dalla Husband Hill, al termine dell'arrampicata:


Per aspera ad astra.
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Commenti
Commenti (14)
C'è chi dice che con un 'rientro controllato' si sarebbe potuto salvare lo shuttle..io non credo proprio, ti risulta qualcosa su questo?
Degli eroi morti per costruire il nostro futuro tra le stelle...
10 anni fa fu un giorno tristissimo. Dieci anni dopo sento dentro di me la stessa tristezza di allora. In queste situazioni capisci che le persone che ci hanno lasciato erano persone speciali che hanno dato la vita per portare l'umanità un gradino più in alto.
Grazie per l'eternità.

PS Chissà perché, ma mi viene da fare un parallelo con i nostri politici. Meglio lasciar perdere.
@Unknown ricordo lessi qualcosa a riguardo, del tipo che se ci fosse stata consapevolezza dell'effettivo danno, modellando accuratamente le S-turns si sarebbe potuto provare a esporre maggiormente la parte "sana" dell'orbiter rispetto a quella fallata, ma sinceramente non ricordo ne` la fonte, ne` l'accuratezza di tali ipotesi.

Comunque, rimane l'enorme senso di tristezza ed impotenza oggi come allora per la perdita di gente straordinaria come quella, prima con il Challenger e poi con il Columbia.
Rest In Peace, heroes.
You're brilliant stars for all of us.
Lonspeciale che ciclicamente va in onda su rai5 relativo alle missioni spaziali della nasa a riguardo e riportando testimonianze dirette dei membri del controllo missione è abbastanza chiaro. Un'immediata passeggiata esterna allo scafo appena posizionato in orbita avrebbe permesso di verificarne l'integrità e di far scattare forse una missione di salvataggio.
Invece decisero di continuare ed ignorare quel pezzo di schiuma che tutti videro schiantarsi contro la navetta durante il decollo.
Forse proprio loro, li dentro al controllo missione, avevano perso il senso dell'estrema eccezionalità di quei giocattoloni che invece erano macchine complesse e delicate.
RIP
Riguardo quell'evento, ricordo l'analisi che evidenziò l'uso deleterio dei powerpoint nelle riunioni e questo pezzo degli Evpatoria Report, proprio con le ultime comunicazioni con il Columbia: http://www.youtube.com/watch?v=S7s4-GcCitA
(si possono mettere link..?)
@avariatedeventuali

"quel pezzo di schiuma" che non e' schiuma tenera, leggera, tipo polistirolo espanso. E' rigida e piu' compatta e con bolle d'aria microscopiche.
Ne ho un campione perche' avevo dei colleghi astrofisici. Dando un colpo in testa a qualcuno puoi fare male. A maggior ragione avrebbero dovuto controllare.
Quell'incidente è stato attribuito dai sostenitori del "MEG", uno dei tanti aggeggi che dovrebbe produrre piu' energia di quanta ne consuma in barba alla fisica conosciuta, ad un attentato condotto con armi ad "energia scalare" dal KGB. Questo, nonostante fosse stato ufficialmente sciolto molti anni prima, era ancora segretamente attivo nella sua agenda antiamericana.
http://www.prahlad.org/pub/bearden/Columbia_attack.htm
Ricordo ancora la sensazione di freddo che ho sentito in quei momenti...
@Snake:

modellando accuratamente le S-turns si sarebbe potuto provare a esporre maggiormente la parte "sana" dell'orbiter rispetto a quella fallata, ma sinceramente non ricordo ne` la fonte, ne` l'accuratezza di tali ipotesi..

C'è qualcosa di simile nel Report of the Columbia Incident Board, o CAIB (vedi App. D.13, section 4.8). Ma si trattava di una possibilita' "non certificata", che avrebbe richiesto una patch all'entry guidance software e avrebbe ridotto solo in parte il carico termico sul bordo di attacco dell'ala, aumentandolo peraltro altrove.

In sostanza la Commissione proponeva di aumentare l'angolo di attacco al rientro da 40 a 45 gradi. L'opzione suggerita restò però quella di riparare in orbita lo shuttle e/o di evacuarlo usando un lancio rapido di Atlantis. La Commissione aveva calcolato che la cosa sarebbe stata rischiosa ma fattibile dentro la finestra di sopravvivenza dei 7 astronauti, che era limitata a circa un mese dal sistema di filtraggio del CO2. Ma a condizione che il danno da impatto fosse stato notificato immediatamente dopo il lancio.

Dalla lettura dei rapporti di quella Commissione e di altri documenti ho capito che se la catena di comando alla NASA avesse funzionato, le probabilita' di salvare i 7 astronauti sarebbero state elevate, soprattutto considerando l'effetto "Apollo 13", che avrebbe portato un gran numero di tecnici e scienziati di primordine a cercare soluzioni innovative. Il salvataggio sarebbe stato complesso. Per esempio, la commissione prevedeva, in caso di rientro a bordo di un Columbia "riparato" in orbita (cioè nel caso in cui un lancio di Atlantis si fosse rivelato impossibile) un "bailout" a circa 10.000 metri di altezza, perche' ala e carrello si sarebbero potuti spezzare al momento dell'atterraggio. La riparazione sarebbe avvenuta utilizzando pezzi di piastrelle protettive, attrezzi vari e - ci si creda o no - usando una tanica d'acqua lasciata congelare in modo da ricreare un profilo alare quasi corretto. Il ghiaccio si sarebbe sciolto al rientro ma avrebbe protetto il metallo dalla fusione completa

Nelle pieghe dei protocolli molto rigidi tipici delle missioni spaziali, si nascondo un sacco di opportunita' per uscire da eventuali contingenze.
Il video commemorativo della NASA mi ha commosso profondamente.
http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=ucxnHwEEOlM
Abbiamo perso gente che é morta per la loro passione, gente che era tra i migliori di noi ("Jerusalem, he have a problem.").
Mi viene in mente il tour al JSC di Houston che ho fatto un anno fa. C'è un memoriale dove viene piantato un albero per ogni astronauta morto in missione e la guida ci ha fatto fermare qualche istante di fronte ai sette alberi piantati 9 anni prima.