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10 commenti

49 anni fa, il disastro di Apollo 1

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Il 27 gennaio 1967, alle 18:31 ora locale (mezzanotte e mezza del 28 in Italia), gli astronauti Gus Grissom, Ed White e Roger Chaffee persero la vita in un incendio a bordo della propria capsula Apollo durante una prova tecnica a terra alla rampa 34 del centro di lancio di Cape Kennedy. Ancora oggi, i veterani del programma spaziale statunitense ne parlano chiamandolo semplicemente e sommessamente The Fire. Tutti sanno cosa si intende.

L’incendio fu innescato da una scintilla prodotta nei cavi elettrici a contatto con i materiali infiammabili della capsula, che arsero violentemente nell’atmosfera di ossigeno puro a 16,7 psi, ossia 1.15 bar o 1,13 atm: una pressione leggermente superiore a quella atmosferica normale al livello del mare, necessaria per esigenze tecniche. I soccorritori impiegarono cinque interminabili minuti a farsi largo tra le fiamme e il fumo e ad aprire i complicatissimi portelli d’accesso, ma fu troppo tardi: gli astronauti morirono per asfissia in meno di un minuto.

L’interno carbonizzato della capsula Apollo nella quale perirono Grissom, White e Chaffee.

Fu il primo incidente mortale direttamente causato dal programma spaziale statunitense: altri astronauti erano periti prima di Grissom, White e Chaffee, ma si era trattato di incidenti aerei. L’incendio, perfettamente evitabile se solo fossero state rispettate le buone norme di sicurezza e di progettazione, fu un drammatico promemoria del fatto che volare nello spazio a bordo di un missile stracarico di propellente altamente infiammabile era, ed è tuttora, pericoloso e richiede un’attenzione suprema ai dettagli e alla valutazione dei rischi. Lo spazio è un maestro severo e inesorabile.

Anni dopo, Scott Grissom, figlio di Gus Grissom, finirà al centro di una tesi di complotto secondo la quale l’incidente fu causato intenzionalmente per zittire gli astronauti prima che denunciassero la pericolosità e l’inadeguatezza della capsula Apollo. Ne parlo nel mio libro Luna? Sì, ci siamo andati!, ma in sintesi l’idea di insabbiare i difetti della capsula spaziale facendo morire gli astronauti in un rogo che rivela i difetti della capsula spaziale non sembra particolarmente logica ed illustra molto chiaramente le acrobazie mentali alle quali è disposto chi è affetto dalla visione complottista.

Maggiori dettagli su questo episodio funesto della corsa allo spazio sono in questo articolo su Complotti Lunari.

Fonti aggiuntive: Scientific American.
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Commenti
Commenti (10)
L'incidente rese poi più sicure anche le camere iperbariche, apparecchi medici per la cura di embolie che presentano gli stessi rischi: pressurizzazione e ossigeno in alta concentrazione.
Oltre all isolamento ignifugo della camera stessa, bisogna accedervi con indumenti antistatici e senza aggeggi elettrici, elettronici o di innesco (accendini).
Non mi è chiara una cosa, Scott Grissom "crea" il complotto o ci finisce in qualche modo in mezzo?
E domani c'è un'altra ricorrenza funesta importante, forse la più funesta di tutte nel campo dell'Astronautica.
domanda da ignorante: ma un'atmosfera di ossigeno puro a pressione superiore di quella atmosferica, non sarebbe tossica (Iperossiemia) per gli astronauti/collaudatori? E se non lo è, come mai si preferisce usarla al posto della comune miscela di gas (aria)? Viene usata ancora oggi?
Complotto secondo la quale l’incidente fu causato intenzionalmente per zittire gli astronauti prima che denunciassero la pericolosità e l’inadeguatezza della capsula Apollo.. con una modalità che confermava la teoria da insabbiare?
Per aspera ad astra. Sit ei terra levis.
@Un bischero: non ho idea dei problemi medici relativi all'ossigeno puro, ma posso dirti che sì, le capsule Apollo erano (sempre, anche dopo l'incidente) riempite con ossigeno puro alla pressione di circa 2 bar. Solo con lo Shuttle si è iniziata a utilizzare una miscela con l'azoto (che invece in URSS si usava da un po').
@Un bischero
si usa per questioni di spazio/peso: servono bombole grandi 1/5 con conseguente risparmio di peso (soprattutto di contenitore, limitatamente anche del peso dell'azoto). Sì, l'ossigeno puro a più di 1,6 bar intossica, a pressioni inferiori è tollerabile. Serve un certo allenamento per poterlo respirare, una persona normale rischia l'iperossigenazione.
Durante la II Guerra Mondiale è stato diffusamente usato dai sommozzatori che facevano incursioni nei porti, grazie al fatto che non si emettono bolle, usando un circuito chiuso (con apposito recupero dell'anidride carbonica, ovviamente). Quindi con una mini bombola da 2 o 3 chilogrammi di ossigeno si faceva il lavoro di una tradizionale bombola, con ingombri nettamente inferiori ma soprattutto senza emettere bolle che avrebbero rivelato in superficie la presenza di un sommozzatore.
Lorenzo Breda,

le capsule Apollo erano (sempre, anche dopo l'incidente) riempite con ossigeno puro alla pressione di circa 2 bar.

Hai una fonte per questi dati?

A me risulta che l'atmosfera in cabina era 60% ossigeno e 40% azoto al decollo e soltanto dopo il decollo veniva progressivamente cambiata in ossigeno puro a pressione ridotta (Apollo 11 Flight Journal).

Inoltre cito "How Apollo Flew to the Moon", pag. 67: "After launch, as the vehicle ascended and the outside air pressure diminished, the cabin atmosphere was allowed to vent overboard and be replaced by pure oxygen from the spacecraft's tanks. As it did so, automatic systems ensured that adequate cabin pressure was maintained, never going below about one-third of the atmospheric pressure at sea level.

"2 bar" non sono un terzo della pressione atmosferica al livello del mare.
@Lorenzo Breda
Grazie per la risposta ma 2 Bar non saranno eccessivi?

@Guido Baccarini
Grazie per le spiegazioni tecniche! Molto gentile