skip to main | skip to sidebar
15 commenti

Trent’anni fa il disastro del Challenger

Questo articolo vi arriva gratuitamente e senza pubblicità grazie alle donazioni dei lettori. Se vi piace, potete incoraggiarmi a scrivere ancora (anche con un microabbonamento).



Doveva essere il volo spaziale dell’americano comune, con una maestra di scuola a bordo, scelta fra migliaia di candidati, per fare lezione dallo spazio: un’idea fortemente voluta dal presidente Reagan. Doveva essere la dimostrazione che il volo spaziale era ormai diventato normale, una routine, un altro successo della tecnologia americana, anni avanti rispetto ai normali razzi usati dai paesi rivali come l’Unione Sovietica, e che lo Shuttle – la farfalla abbracciata ad un proiettile, come la chiamavano – era davvero l’autobus orbitale che era stato promesso più di dieci anni prima.

E invece il 28 gennaio 1986, esattamente trent’anni fa, lo Shuttle Challenger si disintegrò durante il decollo, 73 secondi dopo aver lasciato la rampa di lancio del Kennedy Space Center, sotto gli occhi dei genitori, dei mariti, dei figli e degli amici dell’equipaggio: Ellison Onizuka, Sharon Christa McAuliffe, Greg Jarvis, Judy Resnik. Davanti, da sinistra a destra: Mike Smith, Dick Scobee, Ron McNair.

L’inchiesta fece emergere che il freddo intenso della notte aveva fatto contrarre e irrigidire le guarnizioni dei booster laterali a propellente solido; queste guarnizioni, che avevano già dato problemi in precedenza, non erano più state in grado di fare tenuta e una di esse aveva lasciato passare una fiammata del getto rovente dei booster, che aveva colpito il serbatoio esterno pieno di idrogeno e ossigeno liquidi, innescando una disintegrazione catastrofica. Fu la prima volta che gli Stati Uniti persero un equipaggio spaziale in volo. La NASA, simbolo dell’infallibilità americana, si era adagiata in una cultura della normalizzazione delle anomalie, in una burocrazia che aveva dimenticato il proprio scopo fondamentale – gestire a ogni lancio un’esplosione controllata – e aveva deluso un’intera nazione.

National Geographic ha commemorato il trentennale del disastro del Challenger con un documentario, Challenger Disaster - The Lost Tapes, che presenta molto materiale inedito. Nessuna rivelazione, nessuno scoop, nessun compiacimento morboso nel ripresentare le immagini di quella palla di fuoco e di quei razzi laterali impazziti nei quali si disintegravano sette vite e i sogni di una nazione, ma solo un ritratto intimo, dietro le quinte, della preparazione della maestra Christa McAuliffe e dei suoi compagni di viaggio. Tutti consapevoli del rischio mortale che c’è in ogni lancio spaziale e pronti ad accettarlo, ma probabilmente ignari di quanto i dirigenti della NASA avessero sottovalutato il pericolo di quel lancio nonostante gli avvertimenti dei tecnici.

Per chi ama lo spazio, ancora oggi quelle immagini sono difficili da guardare. Ma le lezioni vanno imparate e ripetute, affinché gli sbagli commessi una volta a caro prezzo non avvengano di nuovo.






Invia un commento
I commenti non appaiono subito, devono essere tutti approvati da un moderatore. Lo so, è scomodo, ma è necessario per tenere lontani scocciatori, spammer, troll e stupidi: siate civili e verrete pubblicati qualunque sia la vostra opinione; gli incivili di qualsiasi orientamento non verranno pubblicati, se non per mostrare il loro squallore.
Inviando un commento date il vostro consenso alla sua pubblicazione, qui o altrove.
Maggiori informazioni riguardanti regole e utilizzo dei commenti sono reperibili nella sezione apposita.
NOTA BENE. L'area sottostante per l'invio dei commenti non è contenuta in questa pagina ma è un iframe, cioè una finestra su una pagina di Blogger esterna a questo blog. Ciò significa che dovete assicurarvi che non venga bloccata da estensioni del vostro browser (tipo quelle che eliminano le pubblicità) e/o da altri programmi di protezione antimalware (tipo Kaspersky). Inoltre è necessario che sia permesso accettare i cookie da terze parti (informativa sulla privacy a riguardo).
Commenti
Commenti (15)
Uno dei momenti piu tristi dell'astronautica...
Un po come successe con Apollo 13, le TV e la stampa non si interessavano più delle missioni spaziali ed invece in un attimo tutto è tornato tragicamente alla ribalta...
lacrimuccia...
La cosa che più rattrista è che entrambi gli incidenti dello Shuttle (Challenger e Columbia) sarebbero stati assolutamente evitabili con un po' più di attenzione (le avvisaglie sono state ignorate).
In centinaia di missioni la NASA non avrebbe mai avuto alcuna vittima!
Sembra l'altroieri ed invece sono trent'anni. Gli shuttle non volano più dopo aver preteso ancora un sacrificio(le Soyuz invece si).
Come per l'11/9 (tutti ricordiamo dove eravamo e cosa facevamo quel giorno) anche quest'articolo, tipo macchina del tempo, mi ha riposizionato nel 1986.
Un pensiero grato a quei 7 involontari eroi.
Scusate, ma con tutto quel ghiaccio io un dubbio me lo sarei fatto venire...
“For a successful technology,
reality must take precedence
over public relations,
for nature cannot be fooled.”

Richard P. Feynman

Che all'incirca si può tradurre come:
" per una tecnologia di successo,
la realtà deve aver la precedenza
sulle relazioni pubbliche [intese anche come politiche],
perché la natura non può esser presa in giro."

Così si conclude l'appendice F del rapporto della commissione Rodgers, che indagò sulle cause del disastro. A quanto ne so Feynman accettò di firmare il rapporto della commissione, solo a patto di poter aggiungere il suo "appendice F", con le sue osservazioni personali sul disastro. Ognuno dovrebbe leggerlo e conoscerlo. E' una lezione di vita e di politica, oltre che di scienza ed umanità.

“Appendix F - Personal observations on the reliability of the Shuttle”
di Richard P. Feynman (premio Nobel per la fisica)
http://science.ksc.nasa.gov/shuttle/missions/51-l/docs/rogers-commission/Appendix-F.txt

Il rapporto, ovviamente, l'ho conosciuto grazie a precedenti segnalazione di Paolo:
http://attivissimo.blogspot.it/2008/01/challenger-28-febbraio-1986.html
http://attivissimo.blogspot.it/2015/01/1986-il-mito-della-nasa-sinfrange-in.html
Curioso... mi sarei aspettato il gombloddisda di turno sostenere che, visto che l'attenzione pubblica verso le missioni dello Shuttle stava calando, sia stata tutta una macchinazione della NASA, che ha fatto esplodere uno Shuttle farlocco (e quindi meno costoso) senza equipaggio (visto salire a bordo ma poi fatto uscire per vie traverse, e convinto a sparire)...
Un ricordo indimenticabile. Ero un ragazzino, ma il senso di invulnerabilità era esattamente quello che provavo anch'io, trasmesso da quello che vedevo in televisione. Poi arrivò l'esplosione che davvero non si aspettava nessuno. E le immagini rimasero indelebili.
Ricordo la puntata di linea diretta di Enzo Biagi sull'argomento. Seguita col groppo in gola.
Oggi, più che mai, bisogna ascoltare questo brano del grande Jean Michel Jarre.

[x Replicante Cattivo] ...io pensavo più a questo... https://www.youtube.com/watch?v=jtGG1WLP1pk (sempre di Jarre, "Last rendez-vous")
...e per restare in tema di complotti... http://journals.plos.org/plosone/article?id=10.1371/journal.pone.0147905 (riassumendo, Grimes ha elaborato una formula che stima per quanto tempo un complotto puo' restare nascosto prima che qualcuno lo renda pubblico)
Me lo ricordo anche io e, a leggere quest'articolo, mi sono commossa ancora adesso.
Anche Tillo, che pure non si è mai interessato all'esplorazione spaziale, se non in maniera molto superficiale, spesso, quando chiacchieriamo, ricorda questa tragedia: soprattutto è rimasto tristemente colpito dal fatto che, tra le vittime, ci fosse una "maestrina" (detto in modo affettuoso) come Christa McAuliffe.
Non credo che avrò il coraggio o la forza di dare una scorsa al documentario o a qualche stralcio del rapporto che spiega le cause del disastro.
Come dice raggio, anche io ricordo perfettamente dove fossi in quel momento. Per me, quasi diciassettenne che aveva seguito lo Shuttle fin dal 12 aprile 1981, fu un duro colpo.

PS: sono in Brasile per lavoro e non riesco a seguire il blog come vorrei, ma ero più che sicuro di trovare un articolo in merito. Grazie Paolo, as usual.
Trent'anni dopo il magone non va via. Anch'io fui tristemente colpito dalla storia di Christa McAuliffe. Se tutto fosse andato bene sarebbe stata una bellissima storia americana; tra l'altro la McAuliffe - posso dirlo? - era di aspetto molto gradevole, ciò non guastava.
Andiamo nello spazio per innalzarci. Il rischio sempre presente è cadere.
Scusate la retorica.

Mi sono accorto che l'inciso di Rendez-Vous IV sembra scritto apposta per l'ascesa di uno Shuttle.
"in una burocrazia che aveva dimenticato il proprio scopo fondamentale"
Frase devvero eccellente che si potrebbe pure applicare in molte realtà sanitarie.
Frase devvero eccellente che si potrebbe pure applicare in molte realtà sanitarie.

Molte realtà, tout court.