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37 commenti

Vodafone: niente inserzioni sui siti di false notizie, compreso il “Corriere d’Italia”

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Una delle tecniche per ridurre i danni causati dai siti che diffondono notizie false a scopo di lucro è toccarli dove sono sensibili: non nel buon cuore o nel buon senso, ma nel portafogli. A differenza dei siti di propaganda o di quelli complottisti, quelli dei bufalari di professione sono motivati solo dal guadagno: pubblicano bufale su qualunque argomento, purché attiri clic.

Uno di questi siti bufalari è Corriere d’Italia (ilcorriereditalia.it), il cui nome scimmotta ingannevolmente quello di giornali molto conosciuti (ed è identico a quello di una testata vera dei primi del Novecento). Il Corriere d’Italia ha pubblicato bufale come quella di Donald Trump che dona 20 milioni di euro per i terremotati italiani.

Pochi giorni fa Vodafone ha annunciato di aver individuato “oltre 100.000 siti su cui non pianificare inserzioni pubblicitarie”, fra i quali c’è ora anche il sito del Corriere d’Italia. Un’iniziativa lodevole che mi piacerebbe vedere più spesso anche da parte di altri inserzionisti: senza pubblicità i bufalari per lucro non hanno motivo di esistere e quindi chiudono. Non sembra un caso, infatti, che ora Corriereditalia.it risulta deserto e vuoto.


Sarei anche molto curioso di conoscere l’elenco dei centomila siti individuati da Vodafone.

Questo è il comunicato Vodafone integrale:

Vodafone non pianifica pubblicità su siti fake
di Redazione VodafoneNews | 26/01/2017 20:03

Vodafone da anni ha in essere un sistema di verifica della correttezza dei canali che ospitano la propria comunicazione di marca.

Questo processo ha consentito all’azienda di individuare oltre 100.000 siti su cui non pianificare inserzioni pubblicitarie.

Tale lista, che è in continuo aggiornamento, da oggi include anche il sito del Corriere d’Italia.

Rimane fermo l’impegno dell’azienda a continuare a non finanziare con i propri investimenti pubblicitari i cosiddetti siti “fake”.
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Commenti
Commenti (37)
Che poi e' esattamente quello che ha fatto google col blog di Messora (e i soliti noti hanno urlato allo scandalo, censura, vogliono chiudere l'internet!)
io, a latere, continuo a segnalare Sleeping Giants (https://twitter.com/slpng_giants).
Comunità che fotografa la pubblicità nel sito Breitbart(*), e avvisa la ditta.

Al momento sono circa 750 le organizzazioni che hanno specificatamente eliminato gli Ads inconsapevolmente apparsi vicino a titoli grotteschi: tra queste università, la Croce Rossa, greenpeace, fondazioni, oltre normali ditte (BMW, Kellogs, ma anche produttori di divani)

Provate a dargli un'occhiata, se vi va.
Può essere una ulteriore spinta al mercato su essere attenti a dove vanno i soldini delle loro pubblicità.

(*) sito USA https://en.wikipedia.org/wiki/Breitbart_News misogino, razzista, omofobo: ha già sedi in Europa e vuole espandersi in Francia e Germania in tempo per le elezioni.
Il suo editore https://en.wikipedia.org/wiki/Steve_Bannon ora è Capo stratega e consulente anziano per Donald Trump.
Pare che "Il corriere d'Italia" non sia solo "deserto e vuoto", ma al momento (12:15 30 gen 2017) è DFM.

Non so se i due fatti siano correlati e in che modo, però.
Ci vorrebbe anche un intervento complementare per eliminare le pubblicità ingannevoli da siti "seri" di notizie e approfondimento.

È piuttosto imbarazzante che fra le notizie di Ansa, Repubblica, Corriere compaiano annunci del tipo "una signora settantenne dimostra 25 anni grazie a questo segreto" o "dimagrisci 20 kg in un mese grazie a questa formula dimenticata", peraltro confezionate in modo del tutto simile alle notizie vere.

(disclaimer: ho citato questi tre siti semplicemente perché sono quelli che frequento maggiormente e dove pertanto mi accorgo più facilmente del malcostume, ma so benissimo che la cosa è comune a tantissimi altri siti di diversa tendenza sociale e politica)
Mmmm... arma a doppio taglio, come al solito.
Finchè si usa contro siti evidentemente (occhio all'avverbio) divulgatori di falsità, ottima cosa. Ma se le grandi aziende cominciassero anche a non dare più pubblicità non al falso ma al politicamente scorretto? Ovvero, a ciò che la maggioranza reputa politicamente scorretto? Immaginiamo un futuro in cui l'opinione pubblica, ovvero quei tre-quattro mass media che contano, si è convinta che mangiare carne è contro la morale, allo stesso livello in cui è contro la morale il razzismo. E quindi i mass media che non si allineano non ricevono più soldi dalle grandi aziende e chiudono. O una situazione in cui l'opinione pubblica, ovvero quei tre-quattro mass media che contano, si è convinta che bisogna accogliere solo i profughi "veri" e non i migranti "economici". E quindi i mass media che non si allineano non ricevono più soldi dalle grandi aziende e chiudono.
Dialettica sociale azzerata in favore di un pensiero unico.
Come già rilevato, ci vuole un equilibrio delicatissimo in un fatto potenzialmente rischioso. Purtroppo il passato mostra che gli equilibri delicati reggono poco, decadendo velocemente in soluzioni facili, rozze e non giuste. Mah.

PS1: non ho soluzioni da proporre. E' solo una riflessione.
PS2: ho scelto apposta un esempio che condivido e uno no :-)
@MArtinobri
quanto scrivi è un po' quello che c'è con gli articoli scientifici.
Fino a qualche hanno fa, di fatto, erano le grandi riviste (science, nature, ed altre) a decidere la ricerca che corso doveva fare, questo perchè "loro" erano interessati a determianti argomenti e nel frattempo si radicava il concetto del "publish or perish", ovvero se vuoi lavorare devi pubblicare.
Coem se ne è usciti? Con le riviste open access(Plosone è stata la prima), dove paghi e ti pubblicano (sostanzialmente).
Di queste riviste ce ne sono attualment eoltre 10000, molte però truffaldine, ovvero pubblicano qualsiasi cosa, basta pagare: ci sono due esempi, in uno è stato pubblicato un articolo non senso scritto con parole a caso, e giudicato "eccellente" dai "revisori", il secondo era la ripetizione pe rtutto l'articolo e anche nelle figure della frase "give me your f*** maillist!".
Questo ha rideversificato l'orizzonte della ricerca, pubblicare sì, ma si può "scegliere" l'argomento, ma ha anche generato migliaia di falsi articoli figli del "publish or perish", del voler dimostrare dia ver ragione o per motivi economici (in Cina se si pubblica su Nature si incassano 14000 dollari circa)
Semplicemente inevitabile, direi: Vodafone ha messo in chiaro ciò che la maggiorparte degli inserzionisti fa - in modo più o meno esplicito - da anni (o da sempre), ovvero cercare di selezionare e filtrare i siti su cui compaiono i propri annunci. Ci sarebbe da discutere sui criteri adottati, forse: 100.000 siti su cui non investire in pubblicità fanno pensare ad una selezione algoritmica, che potrebbe aver portato all'esclusione parecchi siti "buoni".

In questi casi, per quanto ne so (nel mio piccolo, con gli inserzionisti ci lavoro ogni giorno) ne fanno una questione di "immagine" ma anche un discorso di investimenti sicuri: sui siti di bassa qualità come i vari "bufalari", infatti, è molto comune che ci siano utenti poco disposti a spendere, senza contare l'abuso di vari incentivi al click (Google Adsense li vieta da sempre), il clickbait (che porta visite-lampo in cui non sempre si interagisce con gli annunci), l'assurdo (mio parere personalissimo, s'intende) che si obblighino gli utenti a disinstallare Adblock per vedere le pagine e così via.

Se è vero che meno del 2% degli annunci su internet converte, nel senso che si traduce in un guadagno concreto per chi li crea e ci investe, è chiaro che questa mossa sarà limitante per molti.

Concordo, sarebbe piuttosto interessante che la blacklist fosse pubblicata e resa disponibile.
Si,si, vabbè, 100mila siti. Come quando vodafone ti dice 100 mega e poi si appoggiano alla Telecom e te ne dà 6, se va bene.
Finora l'evidenza è: tolta la pubblicità ad UN sito. Basta. Quando pubblicheranno la lista, vedremo.
Lodevole intervento da parte di Vodafone grazie anche all'articolo di Severgnini: https://mobile.twitter.com/beppesevergnini/status/824699906128564224
OT: le ferrovie federali svizzere (FFS) scelgono un sistema Linux per gestirle, nello specifico Red Hat OpenShift Container, una soluzione modulare per le aziende. Fonte http://www.marcosbox.org
Bene. Il prossimo passo per Vodafone sarebbe chiudere i contratti con i call center terzi che fanno telemarketing in violazione di legge utilizzando database telefonici illegalmente costituiti, senza piu' trincerarsi dietro un "non ci risultano contatti al suo numero di telefono". Ma qui si toccherebbero gli interessi monetari di Vodafone, e poi non e' di moda.
... e poi senti sullo "autorevole" Rainews24 che "lo spread BTP/Bund è salito per colpa di quello che sta facendo Trump" (sentito con le mie orecchie dieci minuti fa): temo che la lodevole iniziativa di contrastare i siti-bufala abbia un unico obiettivo: "le menzogne ai cittadini/elettori/contribuenti le devono dire solo chi è asservito ai politici", e l'esempio citato è solo uno dei tantissimi che si possono fare...
Quando li toglieranno pure dal sacroblog...

Le pubblicità che segnala contekofflo sono distribuite da un circuiti banner di cui si serve anche Facebook. In angolo del banner c'è un link per fare opt-out ma non so se funzioni davvero.
PS ci mancava il "ci vuole ben altro"...

PPS colletta e registriamo ilcorriereditalia.It ?
Martinobri

"Grandi mass media non ricevono più denaro dalle grandi aziende"

A me suona bene ;)
È giusto che i grandi mass media ricevano soldi dalle grandi aziende? Mi sembra almeno ambigua come sotuazione.

Io invece lo trovo un buon modo per fare selezione sia di siti che di inserzionisti. Inoltre, se anche altre grosse aziende iniziassero a fare così, si potrebbe quasi assistere ad una corsa a fare miglior giornalismo per invogliare e assicurarsi inserzionisti più facoltosi.

In questi anni stiamo assistendo al degrado del giornalismo, dell'informazione. Ma sono convinto che sia solo un fenomeno storico, e prima o poi cittadini, inserzionisti, e poi anche editori e giornalisti se ne accorgeranno (accostare la propria immagine ad un organo che diffonde notizie false alla lunga evidentemente non porta a nulla di buono) e forse questo di Vodafone ne è un indizio.
Una domanda collaterale: ma la pubblicità sui vari siti in rete non è "mirata", cioè diversa a seconda del profilo (vero, presunto, stimato...) del visitatore?

Esempio diretto: pressoché tutte le volte che apro la pagina di un sito anti-bufale "cugino" a questo (che non cito per motivi che saranno subito ovvi), mi appare il banner di una ditta che si offre di aiutarmi a portare capitali in Svizzera, "con sicurezza e discrezione". Siccome non credo proprio che chi gestisce quel sito abbia invitato o accetti una pubblicità del genere, posso solo immaginare che sia inserita specificatamente per me (tra l'altro è in tedesco, perché io mi collego dalla Germania) - anche se mi riesce ben difficile immaginare in base a quali criteri.

Ma se è cosí, che senso possono avere i ban?
L'inserzionista può decidere su quali siti appaiono i propri annunci e a quali visitstori e in genere il primo vincolo (il sito) ha la precedenza sul visitatore. Il sito quindi non riceverà l'introito pubblicitario dato dalla visualizzazione di quell'annuncio.
È giusto che i grandi mass media ricevano soldi dalle grandi aziende?

In teoria sì se è una compravendita: soldi per spazi pubblicitari. Nella pratica, l'acquisto di pubblicità è una forma di finanziamento volontario, certo. Nel mondo perfetto questo dovrebbe essere ripartito in maniera indipendente dall'ideologia del mass media.

Io invece lo trovo un buon modo per fare selezione sia di siti che di inserzionisti.

Ma infatti è quello che dicevo all'inizio del mio intervento. Se il criterio è la vocazione bufalina del sito, tutto OK. Se il criterio è l'aderenza al politicamente corretto, è una selezione ideologica scorretta.
"Nel mondo perfetto questo dovrebbe essere ripartito in maniera indipendente dall'ideologia del mass media."

Circa il mondo perfetto preferisco non pronunciarmi, ma funziona appunto così: una ditta X distribuisce la sua pubblicità in modo del tutto indipendente dalle linee ideologiche dei media, e unicamente in funzione del tipo di lettori dei media stessi ("audience" per gli anglofoni/anglofili).

Esempio classico: "Panorama" ed "Espresso" di anni fa, che si davano arie da intellettuali di sinistra (magari con sfumature rivoluzionarie) ma erano pieni di pubblicità di costosi oggetti di lusso perché le ditte sapevano benissimo che i lettori di quelle riviste non erano certo il "proletariato in marcia", ma i "radical chic" con soldi da buttare. Lo stesso vale per lo "Spiegel" di oggi: basta sfogliarne un numero a caso per comprendere quale sia il "target" (altro anglicismo, mi si perdoni) che i responsabili dell'acquisto pubblicità della rivista offrono agli inserzionisti, e che questi accettano perchè, a dispetto di tutte le fumisticherie di pseudo-sinistra del contenuto editoriale, sanno benissimo per chi sia in realtà fatta la rivista.

audience" per gli anglofoni/anglofili

Hai dimenticato gli anglofagi. Quelli che l'inglese lo masticano.
@Stupidocane
Hai dimenticato gli anglofagi. Quelli che l'inglese lo masticano.

Alla lettera gli anglifagi l'inglese... se lo mangiano :-)
"Alla lettera gli anglifagi l'inglese... se lo mangiano :-) "

A bocconi interi? Senza masticare? Che rozzi maleducati...
Ch poi alla lettera lettera, gli "anglifagi" mi suona molto come mangiatori d'inglesi, più che d'inglese. O di anglicani.
Che sono cani devoti.
@Stupidocane
Ch poi alla lettera lettera, gli "anglifagi" mi suona molto come mangiatori d'inglesi, più che d'inglese. O di anglicani.

E che io di lingua parlavo? :-)
A me pare di ricordare aziende che per scelta non facevano pubblicità su alcuni canali tradizionali (es. Coop su Mediaset). Questa di Vodafone può essere vista - anche- come una forma evoluta di pubblicità, e magari avranno stimato che il loro target è composto in maggioranza da persone che vanno meno, in media, sui siti bannati. (nota: non sono cliente Vodafone)
Circa i paper tecnici: a parte i revisori, si presume che chi legge IEEE Transaction (sostituite il nome con rivista del vostro settore) ci capisca abbastanza da poter valutare l'impatto del contenuto.. Non è proprio il fatto che i "pari" possano controllare uno dei capisaldi del metodo scientifico? Mia domanda: abbiamo gli strumenti per farci venire il dubbio e andare a controllare la fondatezza davanti a ciascun tipo di notizia? Su alcuni siti la bufala è quasi certa, su altri dipende - anche dal fatto che, come spesso commentato qui - nelle redazioni ci sono pochi giornalisti con formazione scientifica.
Una bella notizia, speriamo che l'iniziativa sia copiata da altre grandi aziende. Però non toglieteci lercio che è una delle poche gioie per tirare fuori un sorriso veloce nella pausa in ufficio!
Mi sfugge che cosa ci sia di male nell'essere motivati solo dal guadagno: è il succo del capitalismo, ed è il motivo per cui il 99% della gente lavora. Poi c'è quell'un per cento di fortunati che fanno qualcosa che gli piace e che li realizza, a cui credo appartenga il buon Paolo, ma non tutti sono così fortunati, la maggioranza non ha nemmeno la possibilità di provarci.
Jonny Dio,

Mi sfugge che cosa ci sia di male nell'essere motivati solo dal guadagno

Un'azienda motivata dal solo guadagno ha convenienza a scaricare i propri rifiuti inquinanti sotto casa tua e scappare.

Un'azienda motivata dal solo guadagno ha convenienza a proporti contratti capestro e fregarti.

Un ladro che ti entra in casa e ti ruba i soldi è motivato solo dal guadagno.

Una compagnia assicurativa che punta solo a massimizzare il guadagno non risarcisce gli infortunati e scappa con i loro soldi.

Un'azienda informatica che vende tabulatrici di censimento a un regime nazista è motivata solo dal guadagno, ma poi si trova complice di uno sterminio di massa.

Se vuoi posso continuare.
Beh, però in tutti questi casi tranne l'ultimo ciò che non fa comportare disonestamente l'azienda (vale per i rifiuti come per i ladri come per i siti falsenotizie) non è una motivazione morale, è la paura delle sanzioni.
Paolo,
Quelli che citi sono REATI (a parte l'ultimo, perfettamente lecito, o devo buttare la Vespa perchè la Piaggio fabbricava aerei in tempo di guerra ed è, a tuo parere, complice di milioni di morti? Continuando a ragionare così, Fermi sarebbe sullo stesso piano di Himmler). Pubblicare balle ancora non lo è, e questa non mi pare una differenza da poco. Se lo fosse l'intero sistema mass-mediatico italiano sarebbe in galera.
Mi sa che, sì, devi continuare.
Sono abbastanza stupito dal fatto che qui nessuno abbia colto l'aspetto comico della vicenda: un colosso come Vodafone, di quelle che una volta si chiamavano "una multinazionale", che boicotta quattro siti di sfigati?
Da che mondo è mondo, è il minuscolo che boicotta l'enorme, mai si era visto il contrario. E' come vedere la nobiltà prendere i forconi per cacciare il popolo affamato. Quanti ricavi pubblicitari avranno sottratto con questa mossa al "corriere di'Italia"? Cento euro? Ma che bravi, considerato che è gente che non si fa problemi a sfracellare i coglioni a mezza Italia a tutte le ore del giorno per mezzo contratto in più. Un vaffanculo, ogni tanto, sarebbe salutare.
Jonny,

Quelli che citi sono REATI

Lo so. Tu hai parlato di "essere motivati solo dal guadagno". Non hai specificato "rispettando anche la legge" :-)

Ma posso farti anche esempi di male fatto rispettando la legge.

Valsella ha legalmente fabbricato e venduto mine anti-uomo. Ha guadagnato sulla mutilazione altrui.

L'industria del tabacco vende legalmente un prodotto gravemente nocivo, sapendo che lo è. Guadagna sul cancro altrui.

L'industria del petrolio ha negato per anni i danni da piombo nella benzina. Legalmente. Ha lucrato sulle morti altrui.

Con le nuove norme ordinate da Trump, il consulente finanziario di un cittadino americano può legalmente mentirgli e dargli consigli che fanno guadagnare il consulente e perdere il cliente.

Dicevo, vuoi che vada avanti?
Jonny,

Sono abbastanza stupito dal fatto che qui nessuno abbia colto l'aspetto comico della vicenda

Forse perché abbiamo considerato che fra una Vodafone che "non si fa problemi a sfracellare ecc. ecc." _e_ finanzia siti bufalari e una Vodafone che fa solo la prima di queste due cose è meglio la seconda.
Paolo,
No, basta, grazie, l'elenco è esaustivo. Io assolverei Valsella perchè non è che, se lui non fosse mai esistito, lo stesso potremmo dire per le mine antiuomo, probabilmente qualcun altro le avrebbe fatte al posto suo, e, a mio modo di vedere, le bassezze del genere umano ce le dobbiamo dividere un pezzetto per uno. E lo stesso vale per il tabacco. Ti do' per buone le altre due, riconosco che esistono sicuramente modi legali ma schifosi per fare profitto, però non era questo il senso del mio intervento.

Provo a spiegarmi meglio. Io non capisco cosa facciano di tanto male i siti bufalari, in quanto: le balle mediatiche sono vecchie quanto la stampa a caratteri mobili (infatti Guttemberg stampò una Bibbia, battutaccia); in epoca moderna, quella di poterne pubblicare è stata una possibilità ad appannaggio di pochi, con conseguenze sull'umanità intera; ora, che tutti hanno questa possibilità (il che fra l'altro ne attenua il potere di condizionare le masse), se qualcuno trova il modo di ricavarne uno stipendio onesto, gli sbufalatori, oltre alla sbufalata (sacrosanta), sono sempre pronti ad additarli come se fossero uno dei mali dell'umanità (qui da te velatamente, ma da altre parti vige financo l'insulto libero, per gli acchiappaclic e pure per chi ci clicca sopra).
Ma che male reale producono? Vediamo. Chi ha la capacità e la curiosità di discernere una notizia vera da una falsa ce l'ha ora come ce l'ha sempre avuta, e, anzi, ha qualche mezzo in più grazie anche a voi, mentre chi vuole credere a Corriere d'Italia come prima credeva a Cronaca Vera, beh, magari avrà altre qualità.
A livello puramente economico, spillano quattro soldi (ma se fossero anche quattro milioni il ragionamento sarebbe identico) ad aziende come Google, o Vodafone, o chiunque faccia pubblicità sul web, che, a loro volta, se lo fanno è perchè, a conti fatti, gli conviene, si vede che la roba pubblicizzata così vende effettivamente di più, altrimenti si tirerebbero indietro.
Gli sbufalatori hanno il loro da fare, so che molti sognano un mondo perfetto dove la categoria non debba esistere, e non dubito che tu ne faccia parte, Paolo, ma lo sai anche tu che sarebbe impossibile; in ogni caso, anche se sono certo che non lo fate solamente per questo, anche gli sbufalatori ne ricavano le loro visite e il loro guadagno (misero, lo so, ma non credo che neanche il più grande acchiappaclic d'Italia sia milionario per questo, per la quasi totalità è già tanto riuscire a sbarcare il lunario, con questo "lavoro").
Per tutte queste ragioni, io non vedo nessuna pericolosità sociale nel fenomeno; adesso i quattro sfigati del Corriere d'Italia se ne dovranno inventare un'altra, e saremo punto e a capo, d'altra parte cosa vuoi dirgli? Di andare a rubare? E poi, hanno occupato la nicchia ecologica dei venditori di enciclopedie, solo che quelli spillavano soldi alla gente, mentre un clic, fino a prova contraria, non costa niente, e non è neanche detto che mettere un "mi piace" significhi credere ciecamente a quello che c'è scritto, almeno nella stragrande maggioranza dei casi.
Per quanto riguarda il giudizio su Vodafone, è solo questione di gusti. Io, tra quella sincera e quella con l'ipocrisia di facciata (a costo zero, peraltro), preferisco ancora la prima. Sono fatto così, quando vedo un grande alzare la cresta solo con i piccoli, la cosa me lo rende istintivamente antipatico.
"Da che mondo è mondo, è il minuscolo che boicotta l'enorme, mai si era visto il contrario."

Quando una azienda in un paese industrializzato sposta la produzione in asia o nell'emisfero australe, non sta forse boicottando la pubblica istruzione nel proprio paese?
"Cento euro?"

Sottovaluti l'effetto trascinamento che un colosso come Vodafone ha sugli altri. L'immagine di chi non lo fa, ne risulta compromessa.


"Ma che bravi, considerato che è gente che non si fa problemi a sfracellare i coglioni a mezza Italia a tutte le ore del giorno per mezzo contratto in più. Un vaffanculo, ogni tanto, sarebbe salutare."

Hai perfettamente ragione. A me Vodafone mi ha tirato una sòla di dimensioni cosmiche.

Ma il benaltrismo non serve a niente. Se X fa una cosa giusta, questa rimane giusta, anche se lo stesso X ne fa altre 10 sbagliate. Anzi, in un certo senso incoraggiare a fare cose giuste può incoraggiarla a non fare quelle sbagliate. Se trattiamo sia le cose sbagliate che quelle giuste alla stessa maniera, che incentivo c'è per un'azienda a prediligere le seconde?