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Challenger, 28 gennaio 1986 28.1.08 Permalink 20 commenti
22 anni fa, la tragedia della navetta Challenger

Dietro, da sinistra a destra: Ellison Onizuka, Sharon Christa McAuliffe, Greg Jarvis, Judy Resnik. Davanti, da sinistra a destra: Mike Smith, Dick Scobee, Ron McNair.
Vale la pena di leggere il rapporto della commissione d'indagine (copia alternativa qui) e sette miti da sfatare, in un lucido articolo di James Oberg (in inglese):
- Furono pochi a vedere la tragedia in diretta: tutte le TV, tranne la CNN, avevano snobbato il lancio, ritenuto poco interessante.
- Il Challenger non esplose.
- Il volo e le vite degli astronauti non terminarono 73 secondi dopo il lancio.
- Il progetto dei booster non era particolarmente pericoloso, a patto di rispettarne i parametri di funzionamento.
- La sostituzione del sigillante con una formula più "ecologica" non influì sul disastro.
- Non vi furono pressioni politiche per procedere al lancio.
- L'incidente era perfettamente evitabile e non fu il prezzo necessario da pagare per essere pionieri.
La causa fondamentale fu il cedimento di una guarnizione dovuto al freddo eccessivo della mattina del lancio. Il problema era noto e fu segnalato, ma fu ignorato dalla NASA. Su Youtube trovate il video del disastro.
Ricordiamo i sette del Challenger non dimenticare cosa succede quando la cultura della sicurezza diventa la cultura dell'autocompiacimento.
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Commenti:
" le indagini indicano che i sette membri dell'equipaggio erano ancora vivi, ma forse non coscienti, al momento dell'impatto."
Fu uno shock scoprire che quello che era un vanto mondiale, un manufatto che odorava di stelle, il protagonista dei miei poster diveniva un banale oggetto meccanico guasto la cui difettosità uccideva gli occupanti con la stessa enormemente tragica banalità di un furgone guasto.
Grazie.
Grazie a questa coercizione, nel rapporto della Rodgers Commission figura l'Appendix F, che è tra i testi che moltissime università usano come materiale di studio (più del resto dell'intero rapporto!)
Lo si può trovare all'indirizzo http://science.ksc.nasa.gov/shuttle/missions/51-l/docs/rogers-commission/Appendix-F.txt
(lo ripeto qua sotto spezzato, casomai venisse troncato dal blog)
http://science.ksc.nasa.gov/
shuttle/missions/51-l/docs/
rogers-commission/Appendix-F.txt
Se ne trova anche una ottima traduzione in italiano nel libro "Il piacere di scoprire" ed. Adelphi (Biblioteca Scientifica 33), di Richard Feynman, capitolo 7 "Osservazioni personali sull'affidabilità dello Shuttle", pag. 159 e segg.
Personalmente l'ho trovato a dir poco illuminante, e invito tutti molto, molto, molto caldamente a leggerlo. Vi chiarirà le idee su un sacco di cose (non necessariamente legate allo Shuttle).
Questo documento ormai ha superato i confini della storia, diventando un vero e proprio mito.
Giusto per dare un'idea del tenore del testo, cito l'ultima frase:
"For a successful technology, reality must take precedence over public relations, for nature cannot be fooled."
Uno dei suoi brani più famosi è il quarto movimento della suite "Rendez-Vous", che sicuramente tutti voi avrete sentito, anche se magari al momento il titolo non vi dice niente.
Ebbene, Ron McNair, uno degli astronauti del Challenger, era un sassofonista, amico del compositore. Jarre gli scrisse un pezzo che McNair avrebbe dovuto suonare a bordo della navetta: sarebbe stata la prima canzone ad essere suonata e registrata in assenza di gravità e tale registrazine sarebbe poi stata inserita nel disco.
Purtroppo sappiamo tutti come è andata a finire. Il brano quindi è stato registrato da un altro sassofonista e inserito in chiusura dell'album, col sottotitolo "Ron's Piece" e tale disco è stato dedicato esplicitamente da Jarre alle vittime del Challenger.
Inoltre anche nel videoclip di "Fourth Rendez Vous" alla fine si vedono due figure che sembrano sospingere verso il cielo lo shuttle, fino a pochi secondi prima dell'esplosione, davvero commovente.
Mi avete fatto venire voglia di riascoltare quel capolavoro.
EDIT: ho visto ora che "Matteo Mazzoni" aveva già scritto questa notizia. Vabbè, sono stato un po' più dettagliato :)
>confini della storia, diventando un
>vero e proprio mito.
>Giusto per dare un'idea del tenore
>del testo, cito l'ultima frase:
>"For a successful technology,
>reality must take precedence over
>public relations, for nature cannot
>be fooled."
giusto e sacrosanto, tant'è che l'ho stampata ed appesa da un paio d'anni in ufficio :)
Un grazie speciale a matteo mazzoni e cattivoreplicante per le notizie sul brano di jarre.
Anche io appassionato della musica di jean michel jarre, associo molto quella musica solenne e malinconica e quel triste 22 gennaio 1986.
probabilmente il paracadute era uno di quelli di recupero dei booster a propellente solido. L'equipaggio non era dotato di paracadute, per quel che mi ricordo (e comunque non avrebbe avuto modo di usarli).
grazie per la tua solerte risposta, ma la mia domanda era un'altra. Mi spiego: è certo che l'equipaggio non era dotato di paracadute, così come è certo che quello che si è visto non poteva essere un paracadute per il recupero dei booster, ma tutto questo è secondario e fuorviante. La questione a mio avviso più interessante, in questa sede, è invece un'altra: perchè quel paracadute, così come ogni riferimento allo stesso, è scomparso da qualsiasi video e/o testo oggi reperibili? Persino il video trasmesso il giorno stesso del disastro, poche ore dopo, già al tg3 delle 19, era tagliato esattamente un attimo prima che si vedesse il paradute, così come - da allora - qualsiasi altro video dei pur moltissimi che si trovano in rete. Verifica, vedrai, o meglio: non vedrai. Eppure al tempo la cosa suscitò un certo interesse e ne parlarono i quotidiani nel mondo, tanto che dopo qualche mese la NASA fu costretta a fornire la sua risposta ufficiale che fu poi riportata dai giornali (te la raccomando, è veramente interessante!) ai numerosi quesiti che le venivano rivolti riguardo il paracadute scomparso che, nonostante tutto, era pur sempre stato visto da milioni di persone. Di tutto ciò sul web oggi non è più reperibile la minima traccia, a dispetto della crescente mole di informazioni disponibili su tutto quanto riguarda il disastro, il mezzo, l'equipaggio ecc. Io trovo quindi davvero interessante osservare come un'informazione così diffusa e nel contempo così normale sia potuta sparire completamente dai media di tutto il mondo nel giro di poche ore; tu no? Tu sei in grado di recuperare il filmato originale non tagliato, ossia quello dove si vede - appunto - il paracadute? Prova, se vuoi, e scoprirai delle cose veramente interessanti per chi si occupa del tema della gestione delle informazioni.
Perché?
Di tutto ciò sul web oggi non è più reperibile la minima traccia
Prima di lanciarmi in un'indagine approfondita avrei bisogno di qualche conferma in più: tu cosa hai visto esattamente e che cosa hai ancora come elementi documentali?
Tu sei in grado di recuperare il filmato originale non tagliato, ossia quello dove si vede - appunto - il paracadute?
Probabilmente, ma dovrei chiedere agli archivi della televisione svizzera, e la cosa richiede tempo e tribolazioni. Dammi degli indizi forti e lo farò.
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