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45 commenti

Facebook vende i vostri dati ai pubblicitari

Facebook a corto di soldi, vende i dati degli utenti


Il coretto dei "te l'avevo detto" parte fra trenta secondi: se volete unirvi, ecco i dettagli della storia. Il Telegraph ha annunciato che Facebook intende sfruttare i dati personali dei suoi iscritti, ormai arrivati a quota 150 milioni, per creare uno dei più grandi sistemi del mondo per le ricerche di mercato. Facebook, nonostante la propria popolarità, fa infatti fatica a guadagnare dalla pubblicità che ospita attualmente.

Alle multinazionali del marketing verrà offerta la possibilità di effettuare sondaggi mirati per valutare l'interesse dei consumatori verso nuovi prodotti, selezionando gli intervistati in base, per esempio, allo stato civile o ai loro gusti sessuali. Questo, perlomeno, il proposito dichiarato da Randi Zuckerberg, responsabile per il mercato globale nonché sorella del ventiquattrenne Mark fondatore di Facebook, al World Economic Forum di Davos.

Al Forum, i responsabili di Facebook hanno dimostrato la velocità di risposta del sistema ponendo in tempo reale varie domande agli utenti in tutto il mondo e restituendo le risposte ai delegati in pochi minuti. Per esempio, sono stati selezionati e interpellati gli utenti in Palestina e in Israele con domande sulla pace globale e sono stati contattati 120.000 utenti statunitensi per chiedere loro se i piani di rilancio economico di Barack Obama secondo loro sarebbero stati sufficienti a salvare l'economia USA (quasi il 60% ha detto di no).

Facebook ha già venduto il sistema di sondaggi, denominato engagement ads ("spot d'impegno"), ad almeno una grande società di ricerca di lavoro. Se siete utenti di Facebook, forse è il caso di dare un'occhiata a quali dati personali avete regalato a questo nuovo strumento di marketing.
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Commenti
Commenti (45)
Te l'avevo detto! :D
Io non ho inserito numero di telefono, cellulare, indirizzo (che son gli unici dati che mi seccherebbe diffondere).
Ho pubblicato anche foto mie imbarazzanti.. i miei amici han fatto altrettanto... gli unici che non avrei mai voluto rendere partecipi ai miei cambi di stato su facebook o ai quali non avrei voluto far vedere le mie foto sono i colleghi.. e gran parte di essi son già su facebook aggiunti nella lista colleghi. (in pratica ho accettato di amalgamare vita lavorativa e privata.)

Quindi l'unica cosa che potrebbe rompermi le scatole è trovarmi un sondaggio in popup.. ai sondaggi indesiderati non rispondo, le mille applicazioni tipo: "calendar, my calendar, calendario, mio calendario" le blocco appena arriva una nuova richiesta.

Se prendono i dati che fornisco senza chiedermi nient'altro son contento, in fondo son dati che ho già fornito gratuitamente. Se inizierà un boom di sondaggi su varii argomenti e mi scoccerò di cliccare su "blocca", smetterò di usare facebook.
Non mi sono iscritto a fb per rispondere a questionari e sondaggi varii..
Paolo Domenico, il coretto te lo faccio io però. Che senso ha farci la morale sui dati che diamo a FB quando te rendi pubblico di tutto e di più su te stesso. E per di più lo fai senza il filtro di FB che almeno rende visibili i dati solo a chi aggiungi nei contatti.
Voglio dire io non metto su FB la foto dall'alto di casa mia come qualcun'altro http://attivissimo.blogspot.com/2005/06/google-maps-casa-barbengo.html ... giusto per spiegare al complottista di turno dove deve andare per aspettarmi sotto casa.
Non rendo pubblico il mio numero di cellulare.
Non racconto in giro quale nomignolo usa mia moglie per chiamarmi nell'intimità.
Dai, non criminializziamo FB... se uno vuole diffondere informazioni sulla sua vita privata lo fa anche con un sito personale o con un blog o con qualsiasi altra cosa.
FB è solo uno dei tanti mezzi.
Mi sono iscritto proprio l'altroieri...

Comunque ho inserito solo data di nascita e genere maschile... ah, no, possono sapere anche che sono di religione pastafariana... ;)
Avantieri, mentre correva il quinto anniversario della fondazione, ho rimosso il mio account da Facebook seguendo questa guida, la quale però prevede la registrazione di un nuovo account bianco... che ho mantenuto. :-P
Francamente il facile snobismo verso fb mi dà più fastidio dei (minimi) inconvenienti che procura. Per le mie esigenze funziona a meraviglia e so cosa sto lasciando - niente di più di quello che chiedono le mille piattaforme di Gurgle, o Yahoo.
Ah, per inciso, qualche giorno fa mi è arrivata a casa una lettera del "who's who in the world".
Ora, capisco che possano risalire al mio nome dalle pubblicazioni o dalle conferenze a cui partecipo, ma non capisco come siano risaliti al mio indirizzo di casa che non ho mai - mai! - pubblicato su internet. Tra l'altro vivo da poco a quell'indirizzo che è noto soltanto:
- al mio datore di lavoro (la mia facoltà)
- l'azienda che mi vende gas ed elettricità (per le bollette)
- il consolato italiano
- l'amministratore di condominio
- l'IEEE
- mia mamma
- il ministero degli interni ceco

Ora, come cavolo hanno ottenuto il mio indirizzo di casa???
Se un editore americano riesce ad avere il mio indirizzo privato in CR, temo che l'unica via sia stata l'IEEE.
Altro che FB, qui mi sa che l'IEEE vende gli indirizzi degli iscritti a questi venditori di libri per far cassa.
Ecco, più che di FB io dico che dovremmo stare attente a come usano i nostri dati istituti rispettabili come l'IEEE.
Io ho deciso di disiscrivermi proprio ieri, e lo sto facendo oggi; ma prima elimino i miei dati e le mie poche foto, anche se non m'illudo che non tengano uno storico delle informazioni inserite dall'utente. Ma meglio che niente.
Paolo, mi autorizzi a fare copia/incolla di questo articolo e spedirlo ai miei contatti fbk?

Una breve risposta a Mattia: una cosa è pubblicare i propri dati consapevolmente (cellulare, indirizzo di casa, etc), una cosa è renderli disponibili in buona fede ad un sistema pensando rimangano segreti e poi scoprire che questo sistema li rende più o meno pubblici. Un po' quello che tu presupponi abbia fatto l'IEEE...
Anche senza averlo letto, scommetto che nel TOS sottoscritto si faceva menzione a questa eventualità.

E poi che cosa ci si aspetta da un servizio gratuito?

ciao
nicola.
PS: non serve a molto mettere dati falsi. Ai markettari serve sapere come pensa il suo parco buoi, cioè quello che fate, non chi siete esattamente.
@Tommy David e justfrank:
Io rovistando ho trovato la possibilità di richiedere la cancellazione dell'account (certo non dai loro archivi, è ovvio:P)... l'ho fatta il 1° febbraio, se non ho capito male è stato disattivato e se non ci accederò per 14 giorni verrà cancellato. Vedremo se funzionerà;)

@happy h:
Certo. Ma quando fornisco i miei dati a Google non gli fornisco anche la licenza permanente a fare qualsiasi cosa su qualsiasi dato o contributo da me fornito, compreso rivenderlo a terzi...


Anch'io nei commenti di questo stesso blog qualche tempo fa difendevo facebook se usato bene, e ne ero soddisfatto per l'uso come mezzo per scambiare contenuti con gli amici, sicuramente meglio progettato degli altri social network.
Il problema è che sarebbe stato bello che rimanesse coerente allo scopo per cui è nato, non svilupparsi in una specie di vita parallela dove gli stessi contenuti (oltre a renderli sfruttabili per cotnratto da chiunque per qualsiasi scopo) finisci per rischiare di condividerli con gente che di amico non ha proprio niente, gente che ti contatta per poterti bombardare di richieste di aiuto, gente che ti contatta per fare propaganda elettorale, gente che ti contatta per sfogare le proprie manie di esibizionismo... e ora pure gente che mi vuole sfruttare per ricavare soldi da me.

A questo punto ritorno volentieri ai buoni vecchi IM, dove parlo con chi mi piace, ignoro chi non mi piace e mi sembra tutto molto più diretto e naturale.
Tra l'altro io sono iscritto anche a siti di sondaggi commerciali, tipo Lightspeed o Altaopinione.
Ma la differenze è che so benissimo che siti sono e mi sono iscritto per farmi pagare per compilare sondaggi, non per farmi sfruttare a tradimento.

Nelle loro policy si impegnano a mantenere la riservatezza dei dati che gli fornisco, che sono per lo più relativi a età e posizione lavorativa (alle domande sul reddito puoi sempre non rispondere), e qualsiasi cosa possa dire sulle mie preferenze personali rispondendo a un sondaggio è comunque meno sensibile rispetto a cosa potrei scrivere ad un amico tramite un messaggio su facebook, permettendo a facebook stesso di rivenderselo a chi vuole.
Paolo, tra l'altro non lo sapevo che tu fossi cittadino britannico...
@Tukler
puoi sempre rimuoverti dall'elenco di ricerca di facebook, eliminare le richieste di amicizia superstiti e continuare a contattare soltanto le persone che ritieni amiche. Se non compari nell'elenco di ricerca, nessuno ti cercherà per importunarti.

l'unica critica che posso fare a facebook è che si son moltiplicate esponenzialmente applicazioni inutili e i miei amici mi inviano inviti a raffica che rifiuto regolarmente... quindi.. anche questa critica in fondo va ai miei amici !!
secondo me il punto è capire fino a quanto arrivi la tua (detto in generale) soglia di tolleranza.
Nel senso, se io sono su FB con nome e cognome veri (ci sono molti con nome falso, ma secondo me è meglio averlo vero per evitare spiacevoli cloni), ma non dò contatti particolari, e metto su quelle due tre foto, il problema non c'è, almeno per me.

Se poi però questi sondaggi o pubblicità iniziano ad essere invasive e a tempestarmi la casella della posta allora il discorso cambia.
Uno dei punti a favore di FB fino a questo momento è stata la personalizzazione del lato privacy, e fino a che sarà così i problemi non saranno molti credo. Se invece diminuirà la personalizzazione a fronte di un incremento dello strumento markettaro allora potrebbe essere problematico. E questi erano i miei due cents.
Mattia,

Che senso ha farci la morale sui dati che diamo a FB quando te rendi pubblico di tutto e di più su te stesso.

La differenza è che io lo faccio intenzionalmente e con piena consapevolezza di dare informazioni anche a chi ne può fare un uso ostile.

Un utente Facebook che posta "he he mi sono dato malato ma in realtà sono solo sbronzo" e poi viene letto dall'ufficio del personale non ha evidentemente la stessa consapevolezza.

Il problema è che mentre io ho una certa dimestichezza con i rischi e i problemi di una vita vissuta in pubblico e sono preparato a gestirli, lo stesso non si può dire di buona parte degli utenti di Facebook.

In quanto ai complottisti che potrebbero aspettarmi sotto casa: ci devono soltanto provare. Sarebbe la dimostrazione perfetta della loro mancanza di argomenti e della loro idiozia.
Alessandro Maria,

Paolo, mi autorizzi a fare copia/incolla di questo articolo e spedirlo ai miei contatti fbk?

Certamente, linka l'originale, così se ci sono aggiornamenti lo possono sapere.
Mattia,

Paolo, tra l'altro non lo sapevo che tu fossi cittadino britannico...

Yessir! E un tempo avevo il passaporto nero con il leone e l'unicorno. Ora mi tocca quello color vino dell'UE. Sigh.
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Yessir! E un tempo avevo il passaporto nero con il leone e l'unicorno. Ora mi tocca quello color vino dell'UE. Sigh.

Oh, suvvia, il leone e l'unicorno ci sono anche sulla copertina di quello nuovo, in fondo!

God Save the Queen!
Paolo Domenico,

Un utente Facebook che posta "he he mi sono dato malato ma in realtà sono solo sbronzo" e poi viene letto dall'ufficio del personale non ha evidentemente la stessa consapevolezza.

Il problema è che mentre io ho una certa dimestichezza con i rischi e i problemi di una vita vissuta in pubblico e sono preparato a gestirli, lo stesso non si può dire di buona parte degli utenti di Facebook.


ok, siamo d'accordo, ma il tizio che hai citato era un pirla. Penso che chiunque dopo tre giorni che usa FB capisce che si mettono in piazza le proprie faccende. Se non altro perché vede quello che mettono in piazza gli altri, e se non è scemo pensa "ma forse che tutti gli altri si fanno gli affari miei come io mi sto facendo gli affari loro?". E allora si settano i parametri di sicurezza.

Quello che però volevo dire, nasce dal fatto che per esempio io - come altri - ho un sito personale, sul quale pubblico foto e altre amenità.
Sono lì, e tutti possono accedere a quei dati.
Così come sto attento a non pubblicare le foto di quando sono ubriaco sul mio sito così faccio lo stesso quando carico le foto su FB.

Certo, FB dà la possibilità a tutti di avere il proprio spazio in internet dove pubblicare contenuti senza saper smanettare col codice. Quindi c'è una moltitudine di gente in più che pubblica, e tra loro anche gente che non capisce come trattare i dati.
Ma non era lo stesso passaggio fatto coi blog?


Ora mi tocca quello color vino dell'UE. Sigh.

Coraggio, puoi sempre farti eleggere Senatore della Repubblica (ammesso che sia anche italiano) e farti dare il passaporto di servizio italiano: il leone e l'unicorno non ci sono (c'è un simbolo tipo vietnam), ma almeno la copertina è nera, nerissima.

Per inciso io copro la copertina "culù de trà sö" con il portapassaporto verde e la scritta "cestovni pas"... e copro tutte le vergogne!
Oh, suvvia, il leone e l'unicorno ci sono anche sulla copertina di quello nuovo, in fondo!

Certo, ma non è nero, dannazione... è uguale a quello di tutti gli altri.

Ricordo con nostalgia il trattamento di riguardo che veniva dato a quei passaporti. E' anche vero che all'epoca non viaggiavano canes porcosque.
ok, siamo d'accordo, ma il tizio che hai citato era un pirla. Penso che chiunque dopo tre giorni che usa FB capisce che si mettono in piazza le proprie faccende

Potrei fare un lungo elenco di pirla che non hanno capito la regola dei tre giorni. Hostess British Airways, mogli che pianificano su FB di mollare il marito senza dirglielo... ho una discreta collezione.

La differenza è sempre la pubblicazione consapevole. Un novellino va su FB e posta tutto, senza rendersi conto di cosa implica. Un blogger può fare altrettanto, ma ha bisogno di qualche competenza in più.

E' questione di soglia di competenza necessaria. Se la abbassi troppo, arriva l'orda dei newbie e son disastri. E' un fenomeno tipico e periodico di Internet.
Non capisco dove sta il problema.
finché i dati sono in aggregato, non è diverso dalle carte fedeltà, tessere punti o altro.

Se anzi le aziende riscono a mandarmi pubblicità in modo mirato, solo di oggetti che mi interessano, tanto meglio!
Fai Domenico di secondo nome?
a me sembra esagerato dire che facebook "venderà i dati degli utenti".
Da quanto ho letto il sistema dei sondaggi sarà simile alle pubblicità di adesso: apparirà un box con il sondaggio, se vuoi partecipi, se vuoi no.

E poi io sinceramente non vedo il problema... so che le cose che metto su facebook sono visibili da molta gente (sono nel network italy) e mi regolo di conseguenza. Più problematica è la questione Google secondo me, che con AdSense profila un sacco di persone, senza magari che se ne accorgano. Se poi si ha anche un account Google, è ancora peggio.

Comunque si fa sempre un gran parlare di privacy, ma sembra che alle persone comuni importi poco, visto la quantità di dati personali che scrivono sui vari social network.
Usa-free,

Fai Domenico di secondo nome?

Sissignore!
Boh, io non riesco a vedere il problema di tutta questa storia.

Io do i dati che voglio a chi voglio. Ho dato alcuni miei dati a fb, ma nessuno mi ha costretto, e dubito che qualcuno sia stato costretto a fare qualcosa del genere.

Se non volessi far sapere determinate cose di me, non le direi.

Facebook pubblica le mie informazioni? Poco male, gli ho detto io di farlo...

Facebook (o Google, o chi per loro) mi fa pubblicità mirata con i dati che io stesso gli ho permesso di conoscere? Tanto meglio, preferisco la pubblicità mirata ai fastidiosi banner a casaccio, in qualche modo dovranno pur guadagnare...

Mi preoccuperei piuttosto di chi dichiara di proteggere i miei dati e se li vende, lì il rapporto di fiducia è di tutt'altro tipo. E mi preoccupa anche chi per fornirmi un servizio più o meno essenziale mi chiede dati che non gli servono.

Ma facebook è fatto per distribuire informazioni. Informazioni che gli ho dato, e che non mi ha estorto.
Ah, e detto per inciso, se proprio i boxini sondaggiosi rompono, esiste greasemonkey.
a proposito di Facebook e sondaggi.

Eccone uno che potete realizzare anche voi.

Andate su FB e digitate "Paolo Attivissimo" nel motore di ricerca degli utenti.

Uscirà il fan club, che conta 1966 fan, a tutt'oggi, e il gruppo che invece detesta la medesima persona.

Due cose sono interessanti: la prima è che Paolo si è meritato un posto fra "le cose, persone, oggetti, luoghi, situazioni, e altro che hanno un grupppo di antagonisti su FB", che è riservato solo ad alcuni, e il fatto che tale gruppo conti 7 (sette) iscritti. Lo so che con questa pubblicità il loro numero crescerà, ma vorrei farvi notare che la differenza tra 7 e 1966 si misura in ordini di grandezza...
Scusa Paolo, ma non puoi evitare tutti questi post su Facebook?
Non se ne può più!
Oramai sembra quasi che "non ci fosse vita" prima sul pianeta Terra! Io capisco le mode, i trend vari, e lo "stare sul pezzo", ma fare tutta sta pubblicità (volontariamente o meno) ad un social network gestito dai neo-con americani mi sembra un po' esagerato.
Saluti.
"Usa-free,

Fai Domenico di secondo nome?

Sissignore!"

Allora non puoi essere un rettiliano, questa ne è la prova incontrovertibile! :)
David,

Facebook, che ci piaccia o no, è un fenomeno significativo di Internet e sarebbe scorretto non parlarne.

Il fenomeno è non solo tecnico, ma sociale e psicologico: la tua descrizione "un social network gestito dai neo-con americani" ne è un radiosissimo esempio.
Paolo ha detto...
Non capisco dove sta il problema.
finché i dati sono in aggregato, non è diverso dalle carte fedeltà, tessere punti o altro.

Se anzi le aziende riscono a mandarmi pubblicità in modo mirato, solo di oggetti che mi interessano, tanto meglio!


Ma infatti non è questo il problema, i dati aggregati per fini statistici o pubblicitari li memorizzano più o meno tutti.

Il problema è che se io mando un messaggio privato ad un altro utente tramite facebook, autorizzo facebook a fare qualsiasi cosa con quel messaggio, compreso rivenderlo a chiunque insieme a qualunque altro dato io gli abbia fornito, e a qualunque altro dato loro siano in grado di ricostruire sul mio conto.
E non mi sembra che tutto questo lo spieghino con tanta trasparenza quando ti invitano a farti l'account per cercare i tuoi amici...
Quando usi Facebook, puoi impostare il tuo profilo personale, creare relazioni, inviare messaggi, fare ricerche, creare gruppi ed eventi, aggiungere applicazioni e trasmettere informazioni attraverso vari canali. Tutte queste informazioni vengono raccolte in modo da offrirti un servizio personalizzato. In alcuni casi, ad esempio, tali informazioni vengono usate per consentirti di visualizzare i messaggi che hai inviato o l'elenco degli amici.

Non ho capito: Facebook può o non può prendere una mia chattata con l'amante su FB (chattata non visibile ad altri) e venderla a mia moglie?

Non preoccupatevi, non sono (ancora) sposato...
Al DLD zuckerberg dice cose diverse:

http://internetpr.it/2009/02/01/zuckerbergdld09/

"E’ sbagliato pensare che, siccome abbiamo molti dati dei nostri utenti, siamo tentati di farne un uso distorto. Per due motivi: il primo è che il mondo ormai è trasparente, la cosa si saprebbe subito e la gente smetterebbe di usare facebook. Ma il motivo più importante per cui non ha senso che lo facciamo è che più siamo in grado di trasmettere fiducia alle persone più facebook cresce, quindi è contro il nostro interesse non rispettare le informazioni e la privacy. [...]

e anche sul telegraph si parla di "selectively target " che è diverso da "vendere i dati". Solo per la cronaca, in queste situazioni le sfumature sono sempre molto delicate.
Scusa Paolo, ma
Un utente Facebook che posta "he he mi sono dato malato ma in realtà sono solo sbronzo" e poi viene letto dall'ufficio del personale non ha evidentemente la stessa consapevolezza.


A parte il fatto che per me, chi vuole fare l'esibizionista a tutti i costi (come nell'esempio da te riportato) lo fa perchè si ritiene "figo", quindi merita anche di essere preso in giro o di pagare di persona la sua stessa vogliad di apparire.
Se all'ufficio personale possono controllare i suoi comportamenti, vuol dire che ha aggiunto cani e porci tra i suoi amici, senza preoccuparsi di chi si tratta. E se fa questo su un social network in cui uno si registra con NOME E COGNOME, senza avere un minimo di criterio verso i destinatari di tali informazioni, allora vuol dire che non ha interesse ad un minimo di riservatezza.
Anche io sono iscritto a gruppi decisamente "scorretti" (il più delle volte è per puro spirito goliardico) e non vorrei mai che i miei genitori, mia zia o il mio capo lo sapessero. Ma proprio per questo
1 - io sono registrato su FB con un nickname: solo alcune persone(amici, contatti msn)saprebbe che quello sono io, di certo non lo sapranno i miei parenti, il mio capo...e tantomeno persone che non frequento da 10 anni.
2 - se per caso ricevo l'add da uno sconosciuto, mi assicuro che questa persona non possa avere alcun rapporto con persone che voglio tenere fuori dal mio giro. Se vengo addato da un americano o un francese, non è un problema che sappia chi sono io.


Il problema è che mentre io ho una certa dimestichezza con i rischi e i problemi di una vita vissuta in pubblico e sono preparato a gestirli, lo stesso non si può dire di buona parte degli utenti di Facebook.


Ma questo vale per chiunque utilizzi un mezzo, sia esso internet piuttosto che un frullatore o un trapano elettrico. Iscrivendosi a FB compaiono diversi disclaimer. Non li vogliono leggere? Cavoli loro.
E se nel 2009 c'è gente che utilizza internet (o la lascia utilizzare ai propri figli) senza criterio, dando per scontato che FB sia un'isola felice, si sbagliano.
Una persona che usa un trapano senza leggere le istruzioni e chiedersi se ne è in grado, ha il diritto di lamentarsi se poi si fa male?


Prima di FB, quante persone pubblicavano il proprio nome e cognome sul loro blog personale?
Lo facevano quelli che volevano coscientemente palesare la propria identità per un qualsiasi motivo, che poteva essere puro esibizionismo, oppure la voglia di "certificare" i contenuti del sito attraverso la propria identità (come, immagino, sia il caso di questo sito).

Però il blogger che pubblicava un proprio diario segreto, si sfogava o voleva semplicemente esprimersi, facilmente utilizzava uno pseudonimo, ma più che altro per non essere "rintracciabile" dall'esterno: infatti all'interno dello stesso sito si trovavano foto, oppure il vero nome del blogger.
Con Facebook invece, la stessa gente, che si lamenta se poi Tim o Infostrada ci chiamano a casa, si è AUTO-SCHEDATA in massa, regalando una mole di dati.
Cosa passa nella testa di chi pubblica il proprio numero di cellulare su un social network? Sicuramente "speriamo che mi chiami qualcuno" e non pensa che a quel punto bastava scrivere quel numero nei cessi dell'autogrill.

Scrivere il proprio nome e cognome, per poi addare amici a casaccio, senza nemmeno preoccuparsi di impostare la privacy, e poi iscriversi al gruppo "amici della marijuana" non è molto diverso dall'andare in ufficio indossando una maglietta con la foglia a sette punte: anche se uno non fuma, ci fa comunque una grama figura davanti al proprio capo.
La colpa non è di Facebook.
@Alessandro Maria

una cosa è pubblicare i propri dati consapevolmente (cellulare, indirizzo di casa, etc), una cosa è renderli disponibili in buona fede ad un sistema pensando rimangano segreti e poi scoprire che questo sistema li rende più o meno pubblici.

No, non c'è differenza, perchè in entrambi i casi tu pubblichi i tuoi dati CONSAPEVOLMENTE: nessuno ti obbliga a pubblicare il tuo numero di cellulare, l'indirizzo, le foto di casa tua, della tua donna ecc...non ti obbliga nemmeno ad iscriverti con nome e cognome.

Quanto a:
renderli disponibili in buona fede ad un sistema pensando rimangano segreti e poi scoprire che questo sistema li rende più o meno pubblici.

Essere ingenui non sempre è peccato, ma può essere molto pericoloso: se tu sei ingenuo mentre stai guidando, stai operando un paziente o stai progettando un ponte, prima o poi pagherai le tue azioni.
Se uno "in buona fede" non legge i disclaimer, non si informa su riguardo a chi/cosa sta regalando i propri dati personali (che prima difendiamo fino allo sfinimento, e poi li buttiamo via senza ritegno) e non si preoccupa che una volta che metti in rete un'informazione, perdi qualunque diritto alla sua riservatezza, allora è un ingenuo.

Vatti a cercare la storia di Amanda Wenk: una bella ragazza americana che ha postato su Photobucket (o simile) le proprie foto delle vacanze. L'album era protetto, ma in qualche modo le sue foto sono uscite da lì, ed ora invadono la rete (la ragazza, oltre ad essere molto bella è anche molto ben..."fornita"). Per carità, non c'era niente di compromettente: qualche foto in costume, alcune pose provocanti e poi, vabbè, un paio di foto al "naturale". Ecco, ma allora uno si chiede: se voleva che certe foto rimanessero private, non poteva tenersele sull'hard disk?
io lo immaginavo che sarebbe successo (era solo questione di tempo)

io un mio parere l'ho esposto nel nel post
facebook ed il marketing (Come si distrugge una rete sociale?)
a proposito di Facebook, vorrei (per chi è iscritto)linkarvi questo gruppo: http://tinyurl.com/arnky3
Penso sia fantastico e si descriva da solo, in tutti i sensi: "Per chiunque credi che quest'uomo meriti solo ed esclusivamente.."

:) :)
A Mattia: sulla tua domanda "Da dove hanno preso il mio indirizzo di casa che non ho mai pubblicato su internet?" come risposta ti potrei dire: "dall'elenco telefonico". Ovviamente non so se hai un'utenza telefonica e/o se questa sia a te intestata, ma solitamente la più grande raccolta di indirizzi avviene tramite elenco del telefono. Ne sono certo perché spesso m'arriva posta a casa coll'indicazione del destinatario che contiene lo stesso errore presente nell'elenco telefonico.
che contiene lo stesso errore presente nell'elenco telefonico.

In un romanzo di Tom Clancy usavano un sistema simile per stanare una talpa alla CIA, la chiamava "canary trap".
@markogts:

La versione delle condizioni in italiano è un riassunto e non ha nessun valore. Quelle in inglese sono molto, molto peggiori e più esplicite.

You hereby grant Facebook an irrevocable, perpetual, [...] worldwide license (with the right to sublicense) to use, copy, publish, [...] create derivative works and distribute (through multiple tiers), any User Content you Post on or in connection with the Facebook Service [...] and (b) to use your name, likeness and image for any purpose, including commercial or advertising

Nell'informativa sulla privacy c'è scritto che a tutto questo possono anche aggiungere ulteriori informazioni su di te provenienti da qualsiasi sorgente, compresi i giornali...
Purtroppo per leggere quest'ultima ovviamente bisogna essere già iscritti e loggarsi...

Non mi interessa che lo facciano davvero o no, o se su facebook scrivo cose che potrebbero avere un valore in quel senso o no... semplicemente, non mi va di sottostare a quelle condizioni, e ne posso tranquillamente fare a meno.
Quelle simpaticissime condizioni d'uso, oltre al fatto che non mi interessa il servizio, sono le cause primarie per cui non mi sono iscritto a FB anche se qualche mio conoscente c'è già...

"E' questione di soglia di competenza necessaria. Se la abbassi troppo, arriva l'orda dei newbie e son disastri. E' un fenomeno tipico e periodico di Internet."
Bravo Paolo. Anzi, direi che è un problema che affligge il settore stesso dei computer, e l'accesso a internet. Quando servivano più competenze tecniche e 'nerdaggine' informatica per usare un computer, dubito che ci fosse gente che per spedire i fax metteva il foglio sul monitor e premeva "Invio"...
Funziona!
Il profilo non esiste più, e non mi fa neanche più entrare:)
Certo non mi illudo che abbiano cancellato tutto anche dai loro archivi, ma il massimo che si può ottenere è questo, e senza fare troppi magheggi:)