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2007/03/08

Antibufala: segni degli zingari a Raidue

Parlo di bufale e di segni (falsi) degli zingari a Raidue


Domani 9 marzo, alle 9:45, dovrei essere su Raidue per una breve intervista a proposito della bufala dei segni degli zingari nell'ambito del programma Un mondo a colori. È la stessa intervista annunciata inizialmente per altre date; questa dovrebbe essere la volta buona.

26 commenti:

Goccioline ha detto...

Ormai sei un opinionista di grido!
Il fatto che Rai2 ti dia bado è la conferma del valore delle tue affermazioni.
Beato chi striscia perchè non inciamperà mai.

axlman ha detto...

Bado?
Che lingua sarebbe?

Non capisco poi perché devi venire qui a vantarti di strisciare. Certo che ce n'è gente stramba in giro.

Goccioline ha detto...

viene dal verbo badare, imbecillone.

X-Rom Deejay ha detto...

Interessante, non ero a conoscenza di questa leggenda metropolitana... ^_^

grazie.

Giu.

Hanmar ha detto...

@ goccioline.

Oxford o Cambridge?

Saluti
Hanmar

Francesco Sblendorio ha detto...

Chi è che in un precedente post aveva detto "amatemi, ma in silenzio"?

axlman ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
axlman ha detto...

@goccioline

Aaaaah ecco:
quindi tu dici "ando" da andare, "veno" da venire e "bo" da bere.

@Hanmar

Né l'uno né l'altro pare: pura Accademia della Crusca a giudicare da come conia i termini.

Iilaiel ha detto...

Azz Gocciole se non riesci a distinguere un sostantivo dalla prima persone presente di un verbo italiano, come fai con l'inglese?

Devo ammettere che quel vantarsi di strsciare fà sorgere dei dubbi.. e se... se Gocciole fosse uno di quegli alieni rettiliformi? Quelli che complottano con la cia, il mossad e i massoni per dominare il mondo?

Dai Goccioluccio rilassati. Con sti post di lagne e insulti ottieni solo di farti prendere per il sedere. Adotta un tono più civile e porta delle prove. Così si può iniziare una discussione.

Fry Simpson ha detto...

AHAHAHAHA!!!!
LOL!!!!

Axlman & Iilaiel, mi fate sbellicare!!!! XD

Axlman:
«pura Accademia della Crusca a giudicare da come conia i termini.»

Direi proprio crusca-crusca...
...che si sa: stimola!
Ecco perché i neologismi, più che coniarli, li... evacua direttamente! ;D

Una perla (di Guttalax®) come "dare bado" non può essere nata diversamente!!!! XD

Mostly Harmless ha detto...

ho provato a cercare
"dare bado"
(con le virgolette) in google e ne sono emersi diversi risultati: non è che magari si può usare o è una espressione locale oppure desueta?

attenzione alle pagliuzze...

axlman ha detto...

Io invece l'ho cercata, senza trovarla, nei dizionari, che , capirai, mi danno più certezze di Google sull'esistenza ed esattezza o meno di un termine.
Se cerchi su Google "c'ho", "cmq" "xkè" e altre amenità del genere ne trovi a bizzeffe, ciò non toglie che siamo obbrobri e non parole italiane. Al massimo la ricerca su Google dimostra quanti altri appartenenti all'Accademia della Crusca a livello di "goccioline", scrivano sul web.

Fry Simpson ha detto...

Quoto Axlman.

E aggiungo che si potrebbe anche non badare alle pagliuzze se i post di Goccioline avessero dei contenuti.

Ma sono contenitori vuoti.
Tolta la forma, non vedo la sostanza.

Tolte le pagliuzze cosa resta?
Uno che ha voglia di rompere le scatole e basta. Ed è questo che costituisce l'evangelico trave! ;-P

Fry Simpson ha detto...

Su Google si trovano anche perle come

"ho andato"
"a me mi piace"

soquadro (con una q sola)
Missisipi (sarebbe Mississippi)
"getta una chiave inglese nella figura"

E chi più ne ha più ne metta

:D

tcp-ip ha detto...

>Su Google si trovano anche perle come

>"ho andato"

Guardando la prima pagina di Google mi sembra che siano tutti casi in cui l'errore è fatto volutamente.

>"a me mi piace"

Questo è la vittima innocente di una delle più grandi crociate della linguistica normativa ma ormai è stato pienamente riabilitato:

http://www.accademiadellacrusca.it/faq/faq_risp.php?id=4096&ctg_id=93

>pò

Questo, prima o poi, verrà accettato anche lui.

Fry Simpson ha detto...

> http://www.accademiadellacrusca.it/faq/faq_risp.php?id=4096&ctg_id=93

Però! Non si finisce mai di imparare.
Grazie della segnalazione.

---

Spero proprio che "pò" non venga accettato mai.
Non avrebbe senso. Quando c'è elisione si mette l'apostrofo, non l'accento.

D'accordo non eccedere nella "normatività", però se si arriva ad accettare l'accento al posto dell'apostrofo... Allora accettiamo tutto, ognuno scriva come pare a lui, e prima o poi ognuno scriverà nella sua lingua personale.

axlman ha detto...

Non ricordo più chi, aveva messo in ordine di forza espressiva le varie locuzioni:

mi piace = blando
a me piace = medio
a me mi piace = forte
piace a me = esclusivo, sottintende gelosia

Resta il fatto che "a me mi" è pleonastico e la stragrande maggioranza di chi lo usa, lo fa per ignoranza della lingua e non con cognizione di causa.

tcp-ip ha detto...

>Spero proprio che "pò" non venga accettato mai.
Non avrebbe senso. Quando c'è elisione si mette l'apostrofo, non l'accento.

Vero, per ora. Considera che la regola sull'uso dell'apostrofo è una delle più incoerenti dell'ortografia italiana. Si apostrofano gli articoli determinativi e gli aggettivi dimostrativi. Ma non si apostrofano, per esempio "buon", "gran" ed altri aggettivi.
Vi è poi lo strano caso degli articoli "un" ed "un'" in cui l'apostrofo viene usato per indicare il genere invece dell'elisione: non ho mai capito il senso di questa scelta.

So che "po'" è un troncamento di "poco", e per ora mi adeguo alla grafia usata dalla maggioranza però non ci troverei niente di male se in una riforma ortografica si decidesse di passare alla grafia "po" senza niente. Altre parole in passato hanno perso l'ultima sillaba, ad esempio "virtute", "serenitate".


>D'accordo non eccedere nella "normatività", però se si arriva ad accettare l'accento al posto dell'apostrofo... Allora accettiamo tutto, ognuno scriva come pare a lui, e prima o poi ognuno scriverà nella sua lingua personale.

Sì, le regole ci devono essere, ma devono essere regole finalizzate a rendere l'uso della scrittura più facile, non più difficile. Altrimenti si arriva alla situazione dell'Inglese, in cui i linguisti normativi hanno impedito alla lingua scritta di seguire l'evoluzione della lingua parlata arrivando alla situazione attuale, in cui anche le persone istruite hanno difficoltà nello spelling delle parole.

axlman ha detto...

Veramente con "un" l'accento indica proprio un'elisione, lo usi solo davanti alle parole femminili perché lo usi al posto di "una".
"Un" davanti a nomi maschili non è elisione di "uno", bensì suo troncamento, così come sono troncamenti
"buon", "gran", "qual", "signor", "nobil","san", "bel".
Un troncamento dà vita a una vera e propria parola a sé stante che ha vita e uso propri.
E infatti si usano così sempre, davanti a vocale come davanti a consonante:

un giorno
buon giorno
qual buon vento ti porta
gran bella donna
signor giudice
nobil donna
san Giuseppe
bel viso

tcp-ip ha detto...

>Veramente con "un" l'accento indica proprio un'elisione, lo usi solo davanti alle parole femminili perché lo usi al posto di "una".
>"Un" davanti a nomi maschili non è elisione di "uno", bensì suo >troncamento, così come sono troncamenti
"buon", "gran", "qual", "signor", "nobil","san", "bel".
>Un troncamento dà vita a una vera e propria parola a sé stante che ha vita e uso propri.

Quello che voglio dire è che la differenza tra elisione e troncamento è piuttosto arbitraria: in entrambi i casi si tratta della caduta di una o più lettere di una parola dovuta al modo in cui questa si inserisce in una frase.
Tu dici che "buon" è una parola distinta da "buono", e "un" è distinto da "uno" più di quanto "po'" lo sia da "poco" e "un'" da "una", ma non mi convinci.
"Buon" ha esattamente lo stesso significato di "buono" e lo sostituisce quando si trova prima del nome; il suo femminile, anche in questi casi, è "buona".
Allo stesso modo "po'" può sostituire "poco" solo in alcuni casi.
Vediamo il caso degli articoli indeterminativi. Nel caso del maschile la regola è più complicata che nel caso del femminile ma la caduta della "o" è comunque legata al fatto di adattare l'articolo alla parola successiva. Ad esempio si dice "uno scrittore", ma "un altro scrittore".
Insomma, mi pare che il termine elisione venga usato per indicare un caso particolare del troncamento: quello che accade solo quando la parola successiva inizia con una vocale. Perché le elisioni hanno bisogno di essere segnalate graficamente ed i troncamenti no? Non ne vedo la ragione. Inoltre, secondo questa regola, "po'" dovrebbe essere senza apostrofo.
Ho provato a dare un occhiata alla versione on-line del De Mauro: quanto ad elisione OK, ma su troncamento ha le idee confuse anche lui: secondo la definizione data, ad esempio, "buon padre" non sarebbe un troncamento.

axlman ha detto...

Vedi, nelle lingue in generale, e in quella italiana in particolare, si fa attenzione non solo alla logica ma anche all'armonia dei suoni: è per questo che si hanno tante eccezioni.
E sempre per questo c'è molto spazio per modificazioni ed interpretazioni personali: quindi io non volevo convincerti di nulla se non che una certa logica, magari non condivisibile, dietro l'uso di "un" con e senza apostrofo, e degli altri troncamenti, c'è.
Devi anche considerare che nella lingua scritta si usano anche molte distinzioni che in quella parlata non esistono, per evitare equivoci:

"ho" verbo, "o" congiunzione

"sé" pronome personale, "se" congiunzione

"fra' " come elisione da "frate" a sua volta troncamento di "fratello", "fra" preposizione

"da" preposizione, "da' " elisione dell'imperativo di dare

"dì" nome, "di" preposizione, "di' " imperativo di dire

eccetera, eccetera.

tcp-ip ha detto...

> Vedi, nelle lingue in generale, e in quella italiana in particolare, si fa attenzione non solo alla logica ma anche all'armonia dei suoni: è per questo che si hanno tante eccezioni.

Lo so. Ma una cosa è la lingua parlata, che si evolve senza che si possa fare molto per controllarla, altra cosa è l'ortografia, che viene sostanzialmente costruita a tavolino.

>E sempre per questo c'è molto spazio per modificazioni ed interpretazioni personali: quindi io non volevo convincerti di nulla se non che una certa logica, magari non condivisibile, dietro l'uso di "un" con e senza apostrofo, e degli altri troncamenti, c'è.

Male regole si possono cambiare per rendere la scrittura più razionale e semplice, come, ad esempio, è stato fatto qualche anno fa col tedesco.

>Devi anche considerare che nella lingua scritta si usano anche molte distinzioni che in quella parlata non esistono, per evitare equivoci:

La mia opinione su questo è che bisogna applicare all'ortografia il principio del rasoio di Ockham, che tanti progressi ha fatto fare alle scienze. Cioè, se nel parlato riusciamo a distinguere "a" da "ha" dal contesto, allora possiamo farlo anche nello scritto senza bisogno di renderli non omografi. Mi puoi obiettare che la disambiguazione di alcuni omofoni serve a compensare la perdita dell'intonazione, solo parzialmente riportata dalla punteggiatura. Ti rispondo che, se il problema è questo, allora è meglio cercare di sviluppare una punteggiatura più espressiva.

> "ho" verbo, "o" congiunzione

Per esempio, in questo caso, non ti sembrerebbe meglio scrivere "o" la congiunzione ed "ò" il verbo? L'accento grave, analogamente al caso di "e" ed "è", marcherebbe la differenza tra la "o" chiusa della congiunzione e la "o" aperta del verbo che esiste anche nel parlato. Meglio che mettere una h, residuo storico del modo in cui si pronunciava 2000 anni fa.

>"da" preposizione, "da' " elisione dell'imperativo di dare

Veramente si scrive "dà": non è un elisione, è un regolare indicativo di prima coniugazione (am-are->am-a, d-are->d-a), a cui si aggiunge poi l'accento per disambiguazione.

axlman ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
axlman ha detto...

Premesso che non mi interessa rifare le regole della lingua italiana, anche se ammiro il tuo interesse per una sua razionalizzazione, ti devo contraddire su un paio di cose.

"ho" si può anche srivere "ò", solo che è desueto

"da'" è elisine di "dai" e indica l'imperativo di "dare",non "dà", che non esiste come parola: almeno secondo la Garzanti (poi la lingua è viva e ciascuno ne fa un po' quello che vuole)

Per finire ERRATA CORRIGE:
ho finalmente trovato "bado", esiste, è termine arcaico e desueto.
Peccato per "goccioline" che sia sinonimo di "baio" (sì, quello dei cavalli) e non abbia niente a che fare con il "badare" odierno.

tcp-ip ha detto...

>"da'" è elisine di "dai" e indica l'imperativo di "dare",non "dà", che non esiste come parola: almeno secondo la Garzanti

In effetti credo che per l'imperativo tutte e due le grafie siano accettate. "Dà" esiste sicuramente come terza singolare dell'indicativo.

Dusko ha detto...

Questa smentita è importante nel clima razzista da caccia alle streghe in cui ci troviamo...
ciao