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2018/06/01

GDPR, bagno di sangue con risvolti positivi

Ultimo aggiornamento: 2018/06/01 22:30.

Il 25 maggio scorso è diventato applicabile il GDPR (General Data Protection Regulation), una serie di norme europee sulla gestione dei dati personali, e nonostante due anni di preavviso (le norme furono approvate nel 2016) molti siti sono arrivati all’ultimo giorno senza alcuna preparazione. Il caos è stato davvero notevole.

A parte l’ondata di mail di siti di aziende, alberghi e social network che ci chiedono il consenso per continuare a mandarci quello che loro chiamano “materiale informativo”, l’effetto immediato più visibile per molti utenti è stato l’oscuramento volontario di molte testate giornalistiche statunitensi, che hanno preferito rendersi inaccessibili agli utenti europei piuttosto che affrontare l’onere di adeguarsi alle nuove regole sul trattamento dei dati personali. Lo stesso ha fatto temporaneamente Instapaper; anche alcuni videogiochi online hanno cessato l’attività in via definitiva.

Numerosi proprietari di Pagine Facebook, invece, lamentano di non essere più in grado di accedervi per amministrarle. Facebook è anche oggetto di azioni legali, insieme a Google, Instagram e WhatsApp, con l’accusa di violazione del GDPR perché non offrono agli utenti una vera scelta: gli utenti, infatti, possono soltanto scegliere fra accettare che i loro dati vengano raccolti, condivisi e usati per la pubblicità mirata e cancellare i propri account. Prendere o lasciare, insomma.

Secondo i promotori di queste azioni legali, “il GDPR consente esplicitamente qualunque trattamento di dati strettamente necessario per il servizio, ma usare quegli stessi dati anche per pubblicità o per rivenderli richiede il consenso libero ed esplicito degli utenti.”

Molti utenti percepiscono il GDPR come un disagio, che crea situazioni problematiche come l’aumento dell’età minima per usare Whatsapp a 16 anni (interessante il commento dell’avvocato Guido Scorza sulle reali ragioni di questa scelta), ma i nuovi obblighi stanno anche mettendo a nudo il peso del tracciamento pubblicitario operato da moltissimi siti, come nel caso della testata giornalistica statunitense USA Today, il cui sito Web viene offerto agli utenti europei in versione priva di pubblicità e di script di tracciamento.

Il risultato è che al posto di 5,2 megabyte la pagina pesa 500 kilobyte, ossia meno di un decimo. Il 90%, insomma, è zavorra pubblicitaria:


15 commenti:

Diego Laurenti ha detto...

Il mio auspicio è che ci sia una passata di regolamentazioni generale anche per tutti gli operatori di telemarketing che continuano a stalkerarmi senza pietà!

A M ha detto...

Io da tanti anni ho un mio piccolo email server; ogni volta che un sito web mi chiede una email per una registrazione, io ne creo una apposta (no, non creo diversi account email, uso il mitico /etc/aliases, per rimandare tutte quegli indirizzi "virtuali" su una sola casella di posta). Questo mi permette di verificare facilmente se una email che ricevo è legittima o no e di individuare il phishing: e.g. se ricevo una email che sembra provenire da ebay, ma il destinatario non è "ebay_etc_etc@mydomain.org" allora so subito che è una truffa.

Ora con la GDPR succedono cose assurde. Aziende mai viste ne conosciute mi informano che stanno trattando i miei dati personali "per il mio beneficio" , e molte non si preoccupano neanche di chiedermi il consenso (ne lo hanno chiesto in passato...) al massimo dicono "per ulteriori info scrivere a questa email"; e nel farlo mi scrivono a indirizzi email che io avevo dato ad altre società: tradendo il fatto che questa società se le sono rivendute a destra e a manca!

Ad aver tempo da perdere ci sarebbe da scrivere parecchio ai garanti per la privacy!

Mauro ha detto...

"al posto di 5,2 megabyte la pagina pesa 500 kilobyte"
Io auspico una legge che limiti il peso della spazzatura.

A M ha detto...

https://xkcd.com/1998/ :-)

Lanf ha detto...

@Mauro, esistono adblock e compagnia, vedrai che la navigazione migliora

Unknown ha detto...

Chiedo scusa ma si tratta del GDPR non della GDPR in quanto regolamento é al maschile, la 196 del 2003 in quanto legge, viene citata al femminile.

Paolo Attivissimo ha detto...

Unknown,

hai ragione, ho corretto. Grazie.

Berto ha detto...

Lanf ha commentato:
"esistono adblock e compagnia, vedrai che la navigazione migliora"

Voglio un Adblock per la cassetta delle lettere di casa!!!
:-(

zivotinjica ha detto...

C'è da dire che ora vedi 27 news e non puoi navigare in alcun modo il sito - parlando di UsaToday

Kaizenware ha detto...

Eccomi, il vostro amico che lavorava nel media (ora non più) e che conosce molto bene la/il GDPR, essendo DPO. Se avete domande, rispondo volentieri.

AmiC ha detto...

Per chi parla di ublock e similari, Freinbichler (citato da Paolo) aggiunge:
"To the people saying they've had the same fast experience for years because they use ad blockers like uBlock Origin: With uBlock enabled, the performance score improves from 3 to 11/100. 37 JS files are still loaded and loading time is 21sec. The main JS file alone is 399KB."

Ed in generale:
"They went from a load time of more than 45 seconds to 3 seconds, from 124 (!) JavaScript files to 0, and from a total of more than 500 requests to 34"

(notansi l'uso di "JS" :P )

Il Lupo della Luna ha detto...

Si, il problema è che oramai HTML5 è legato con Javascript a doppio filo.

Scatola Grande ha detto...

Esistono delle estensioni per disabilitare javascript al volo, io le uso appena appaiono richieste a tempo e in genere funziona, vedo il sito senza essere annoiato da richieste di iscrizione, di disabilitare adblock e così via.

Guastulfo (Giuseppe) ha detto...

A me, dal 25 maggio, si è notevolmete ridotto il quantitativo di mail pubblicitarie.

C'è qualcun altro a cui sta accadendo la stessa cosa?

martinobri ha detto...

A me (con Virgilio). Anche se non ho tenuto conto del giorno preciso.