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2018/06/08

Non tutti i cybercriminali sono dei geni del male

C’è la percezione molto diffusa che i criminali informatici siano geni del male inarrestabili, ma non è affatto così: come in qualunque settore di attività umana, i veri talenti sono pochi, mentre la massa è composta da dilettanti e incompetenti.

Una dimostrazione di questo fatto arriva dai ricercatori di NewSky Security, che hanno analizzato e smantellato una botnet di nome Owari, che usava i dispositivi dell’Internet delle Cose maldestramente protetti per sferrare attacchi informatici di tipo DDoS (distributed denial of service), ossia l’equivalente Internet di intasare e paralizzare il centralino di un’azienda convincendo migliaia di persone a chiamarne il numero contemporaneamente.

I ricercatori hanno scoperto che il server di comando e controllo di questa botnet aveva la porta 3306 (MySQL) aperta e aveva il nome utente e la password più stupidi dell’universo, ossia root:root.

Questo consentiva a chiunque di leggere e scrivere nel database di gestione della botnet. In altre parole, questi attaccanti che sfruttavano le password deboli delle loro vittime avevano a loro volta delle password deboli.

È vero che queste botnet hanno una durata media molto breve, perché spesso vengono scoperte e bloccate nel giro di poche settimane, ma rendere così facile il lavoro dei difensori della Rete fa un po’ sorridere.

Fonte: Naked Security.



2 commenti:

Dumdumderum ha detto...

Ennesimo caso di calzolaio con le scarpe rotte!

newbrain ha detto...

Nomen omen.
Owari == fine in giapponese (IIRC)