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17 commenti

I virgolettati falsi, gruccia vigliacca degli ipocriti

Normalmente, se leggiamo delle parole tra virgolette attribuite a qualcuno, presumiamo che quelle parole siano una citazione fedele. È quello che ci hanno insegnato a scuola: il discorso diretto riporta fedelmente quanto è stato detto.

Ma nel giornalismo italiano non è così: il virgolettato è spessissimo una libera sintesi di quello che è stato effettivamente detto. A volte questa sintesi è talmente libera, per non dire sbagliata, che travisa completamente il senso della dichiarazione originale. In altre parole, i virgolettati che leggete possono essere falsi e quindi sono una forma di fake news.

Se ne è accorto per esempio l’astronauta Luca Parmitano, che pochi giorni fa è intervenuto via Twitter per contestare delle parole assurdamente boriose e tecnicamente prive di senso che un quotidiano nazionale (Repubblica) gli aveva attribuito, mettendole fra virgolette nel titolo di un articolo dedicato all’annuncio della sua prossima missione nello spazio. Parmitano ha detto che quelle parole del titolista “non sono mie, non mi rappresentano, non le troverete nell’articolo”. Sono, insomma, false e fuorvianti.




Altri esempi purtroppo tipici: a gennaio 2018, Il Giornale e Libero hanno inventato parole attribuite ad Alberto Angela (come segnala Butac.it); a marzo Massimo Mantellini ha segnalato il virgolettato di Matteo Renzi inventato dal Corriere della Sera. Potrei andare avanti a lungo.

Le citazioni inventate nei titoli dei giornali, quelle che Beppe Severgnini ha chiamato “virgolette creative” con fin troppa misericordia, con la scusa della drammatizzazione giornalistica o della necessità di concisione, sono frequentissime negli articoli di politica e ultimamente hanno creato molti equivoci: sono una cattiva abitudine che crea confusione nel lettore e che non ha riscontri nella stampa estera. Sull’argomento e sulla vera e propria sacralità del virgolettato vi consiglio di leggere questo bel pezzo di Matteo Bordone su Il Post.

Su Internet, invece, circola un altro tipo di fake news basato sulle citazioni: quello in cui si attribuisce a un personaggio celebre una frase razzista, sessista o comunque offensiva che in realtà non ha mai detto e poi la si condivide sui social network perché esprime un’opinione che sarebbe impresentabile se la si proponesse come propria ma che diventa accettabile e anzi autorevole se la mette in bocca a un nome famoso.

Se ne è accorto, per esempio, Giobbe Covatta, al quale è stato attribuito falsamente un commento sugli sbarchi dei disperati dall’Africa (quello che inizia con “Quando vedo sbarcare questi con ‘sti fisici...”) che è totalmente contrario al suo impegno sociale. La falsa attribuzione risale al 2016, e Covatta l’aveva immediatamente smentita già allora, ma il virgolettato fasullo continua a girare in Rete e ha purtroppo ripreso nuovo vigore in questi giorni, ottenendo decine di migliaia di condivisioni e alimentando polemiche inutili. Lo stesso è successo, altrettanto recentemente, per alcune frasi politiche attribuite a Sandro Pertini ma in realtà mai pronunciate.

Il problema delle citazioni è che non sono facili da verificare per l'utente comune. Per dare una mano in questo senso è nato così un progetto, Lohadetto.it, realizzato dal collega debunker David Puente, che consente di verificare una dichiarazione: basta digitarla nell’apposita casella del sito.

Se è fra quelle catalogate ed è vera, verrà fornita la sua fonte esatta, con il nome di chi l’ha fatta, la data e il luogo in cui l’ha pronunciata e la sua eventuale registrazione video o audio. È un progetto al quale tutti possiamo collaborare inviando semplici segnalazioni.

Nel frattempo vale la regola solita: se non avete una fonte certa e autorevole di una citazione, non fidatevi e non fatela circolare. E magari, invece di ricorrere alla foglia di fico delle virgolette altrui, provate a esprimere le vostre opinioni con parole vostre e ad assumervene la responsabilità.


Esempi di virgolettato giornalistico falso



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Commenti (17)
Segnalo, per la cronaca, quoteinvestigator.com che fa da prima lo stesso lavoro che si propone Puente con le citazioni in lingua inglese. Non so di Puente, ma a Garson O'Toole si possono rivolgere richieste di verifica che provvederà a esaudire con dovizia di argomenti. Inoltre, il metodo di O'Toole è ben descritto nel libro e in ogni articolo. Si tratta di un'iniziativa destinata a durare. Mi auguro che lo stesso valga per quella di Puente. Teniamo presente, infatti, che molti maître à penser sono gentaglia la cui popolarità è destinata a durare lo spazio di un mattino. Non è così per personaggi del calibro di Ruskin, Shaw, Einstein ecc. che molti conoscono e pochi hanno letto e ai quali spesso si attribuiscono castronerie tanto più gravi visto l'impatto che hanno avuto e hanno sul pensiero e la cultura.
Anni fa, una rubrica simile a "l'ha detto" la teneva Travaglio sull'Unità. Sic transit.
Non solo nel giornalismo italiano è così coi virgolettati, ma anche in quello tedesco (l'ultimo esempio eclatante è stato un giornalista della Deutsche Welle con l'intervista del commissario europeo Günther Oettinger: http://pensieri-eretici.blogspot.com/2018/06/il-discorso-di-oettinger.html)
A proposito di citazioni false, è notizia di oggi che Millie Bobby Brown (Eleven di Stranger Things) abbia deciso di cancellare il suo profilo twitter per una serie di meme omofobi e razzisti diffusi con le sue foto:
https://www.ilpost.it/2018/06/14/millie-bobby-brown-twitter-cancellato/
https://variety.com/2018/digital/news/millie-bobby-brown-homophobic-meme-1202845084/
un altro tipo di fake news basato sulle citazioni: quello in cui si attribuisce a un personaggio celebre una frase razzista, sessista o comunque offensiva

Ci sono anche le citazioni inventate di segno contrario. Come quella famosa di Einstein che avrebbe compilato il modulo scrivendo "razza: umana".
L'eccessiva semplificazione di titoli e sottotitoli è comunque un problema anche quando non riguarda il discorso diretto.
Quando si legge "Gli scienziati dicono che", il più delle volte si tratta solo di una parte del mondo scientifico.
@martino

Molto peggio di così... di solito "Gli scienziati dicono che" significa "un oscuro, probabilmente sedicente, ricercatore ha dichiarato su una rivista di dubbia reputazione che"
Luca Parmitano - "space ranger unita' protezione universo" (tanto e' virgolettato e posso scriverci quello che voglio)
che tristezza
"Il problema delle citazioni postate su Internet è che molto spesso non sono vere." - Abraham Lincoln
"non ho mai detto almeno la metà delle scemate che la gente mi attribuisce". Albert Einstein
Ci sono poi casi come quelli di Millie Bobby Brown (l'attrice adolescente protagonista di Stranger Things), costretta a chiudere l'account twitter per i casi di falsi quote/meme a lei attribuiti, o false testimonianze del suo razzismo/intolleranza/arroganza.

Chissà nel 1200 come si sarebbe divertita, questa gente.
"...provate a esprimere le vostre opinioni con parole vostre e ad assumervene la responsabilità". Questo vorrebbe dire avere un cervello.
Molto più facile inoltrare a vanvera qualunque cosa arrivi. (Ah, tra parentesi, qui le virgolette sono corrette!)
Per quello che ho visto, sono decisamente false anche quelle attribuite a Francesco d'Assisi (ma almeno non sono a sfondo omofobo o razzista)
Tommy, Sir Edward, scomnettete che se postate quelle battute su faccialibro & company trovate decine di gonzi che ci credono e li condividono? 😁 😁
@martinobri: proprio di oggi la notizia della traduzione dei diari di Einstein dal tedesco all'inglese, cosa che ha permesso ai giornalisti del mondo anglosassone di scoprire che il vecchio Albert era parecchio razzista, perlomento secondo la moderne e politically correct definizioni di razzismo.
Agli albori della mia esperienza giornalistica (nel settore automotive) sono stato "riprogrammato" spesso e volentieri da un giornalista con grande esperienza ma soprattutto con passione per il suo lavoro e voglia di insegnarlo agli altri.

Il tipo era famoso per tenerti al telefono anche un paio d'ore per spiegarti per filo e per segno cosa avevi sbagliato, cosa avresti potuto scrivere meglio e così via, e fino a che non mi toccò la prima delle sue telefonate pensavo si trattasse di leggende metropolitane...

"Etica" è una parola che i giornalisti moderni non conoscono più, gli articoli si pagano un tanto al kg e dopo 10 minuti dal lancio di agenzia devono essere già online altrimentisiperdeilclick.
@ sisifo: l'ho notato :-D