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2018/02/22

Fake news scientifiche

Ultimo aggiornamento: 2018/02/22 14:20.

Capita spesso di sentir citare nei media qualche notizia un po’ curiosa basata su una ricerca scientifica. Gli scienziati hanno scoperto per esempio che il cioccolato fondente fa bene al cuore; altri scienziati hanno trovato che il cioccolato fa male; insomma, si sente di tutto e il suo contrario, eppure ogni volta le notizie sono basate su studi scientifici. E se si va a cercare gli studi citati, si scopre che esistono davvero. Come è possibile?

Spesso si tratta di interpretazioni giornalistiche maldestre e troppo sensazionaliste di articoli scientifici di per sé corretti, ma un’altra spiegazione è arrivata di recente grazie a una dimostrazione particolarmente memorabile. Anche se da fuori magari la differenza non è ben visibile, non tutte le riviste scientifiche hanno la stessa qualità: ci sono quelle serie e ci sono quelle che di scientifico in realtà hanno ben poco e sono soltanto contenitori dai titoli altisonanti nei quali chiunque può pubblicare qualunque cosa senza che vi sia il minimo controllo di scientificità.

Prendete per esempio la rivista American Research Journal of Biosciences. Suona autorevole e scientifica, ma un biologo è riuscito recentemente a farsi accettare e pubblicare da questa rivista un articolo [Rapid genetic and developmental morphological change following extreme celerity, ora rimosso] che descriveva dei presunti effetti biologici delle velocità estreme: allergie all’acqua, mutazioni genetiche e morfologiche che però non influivano sulla fertilità. Uno degli autori dell’articolo era il dottor Lewis Zimmerman.

Se conoscete Star Trek, state già ridendo: infatti Zimmerman è il nome del medico di bordo della serie Star Trek Voyager e l’articolo non è altro che una riscrittura, con lessico pseudoscientifico, di Threshold (Oltre il limite) una delle puntate più imbarazzanti di questa serie, nella quale alcuni membri dell’equipaggio di un’astronave viaggiano a velocità altissime, mai raggiunte prima, e di conseguenza si trovano trasformati progressivamente in una sorta di viscide salamandre spaziali che si accoppiano e si riproducono.

Le “salamandre spaziali” di Star Trek: Voyager.

Il biologo (quello vero) è riuscito a farsi pubblicare dalla rivista tutta questa storia semplicemente pagando cinquanta dollari. Nessuno l’ha verificata. E non è finita: anche tre altre riviste “scientifiche” hanno accettato l’articolo-burla, ma non sono arrivate al punto di pubblicarlo.

Queste pseudoriviste scientifiche si chiamano in gergo predatory journal, ossia “riviste predatorie”: esistono soltanto per incassare soldi dai ricercatori che hanno fame di essere pubblicati e fanno, in sostanza, fake news in campo scientifico. Ne esistono parecchie, e per fortuna esistono anche esperti che le smascherano, come Jeffrey Beall, bibliotecario e ricercatore alla University of Colorado, che gestisce un elenco online di questi journal, utilissima ai giornalisti per evitare di diffondere notizie false apparentemente avvalorate da una pubblicazione scientifica.

Per sapere se un articolo scientifico è attendibile, non basta insomma che sia pubblicato su una rivista dal nome scientifico: serve che la rivista goda di buona reputazione, guadagnata sul campo. Questa reputazione si misura con il cosiddetto impact factor o fattore di impatto: una sorta di punteggio basato sul numero di citazioni ricevute altrove dagli articoli pubblicati nella rivista. Più è alto, più la rivista è considerata attendibile e credibile. Le classifiche degli impact factor sono facilmente consultabili su Internet. Non vi stupirà, credo, scoprire che la rivista che ha pubblicato la burla delle salamandre di Star Trek ha un impact factor che vale esattamente zero.


Aggiornamento 1:
se volete leggerlo e godervelo, l’articolo Rapid genetic and developmental morphological change following extreme celerity è tuttora presente negli archivi dell’Austin Journal of Pharmacology and Therapeutics, ed è firmato da Paris T, Kim H, Torres B, Ocampa K, Janeway K e Zimmerman L.

Aggiornamento 2: Ruggio81 e altri mi segnalano correttamente che il medico olografico si chiama Joe Zimmerman, mentre Lewis Zimmerman è il nome del suo progettista. Ho corretto l’articolo per tenerne conto.


Questo articolo è basato sul testo preparato per il mio servizio La Rete in 3 minuti per Radio Inblu del 22 febbraio 2018. Fonti aggiuntive: Iflscience, Science Alert, Space.com.

27 commenti:

Berto ha detto...

Grosso modo quel che succede con siti e riviste specializzate nei vari settori, ove le veline dei produttori girano vorticosamente, spacciate per news.

Carlo Recagno ha detto...

Paolo, una precisazione: Lewis Zimmerman non era il medico di bordo della Voyager, ma il creatore del Medico Olografico d'Emergenza (MOE o EMH), che è rimasto sempre senza nome, facendosi chiamare soltanto Dottore (Dottore chi? Ah, no, quello è un altro).

Marco ha detto...

Ne so qualcosa... Sono ricercatore e la mia lista di domini in black list si allunga ogni giorno. Le "riviste" che ti contattano invitandoti a pubblicare su di loro nel 99% dei casi ricadono in questo schema...

ST ha detto...

Non che riviste "serie" open source non guardino il profitto a 700 - 1000 dollari ad articolo.

Se non ricordo male Paolo aveva già scritto qualcosa su queste riviste.

So di una rivista di informatica che ha pubblicato un articolo composto solo dalle parole (grafici inclusi) "give me your fu***** mailinglist"

Paolo Attivissimo ha detto...

Carlo,

Paolo, una precisazione: Lewis Zimmerman non era il medico di bordo della Voyager

Già corretto, grazie, e mi scuso per l'errore. Fra l'altro, l'EMH si diede un nome: Joe (nell'episodio finale della serie).

Fozzillo ha detto...

Non è proprio esatto, Lewis Zimmerman è il nome dello scienziato esperto di ologrammi che ha creato il medico olografico a (sua immagine) interpretato (così come Zimmerman) da Robert Picardo.
Adesso non ricordo che nome avesse scelto il dottore olografico, per tutta la serie rimaneva indeciso.

A me Voyager è piaciuta tantissimo, proprio Robert Picardo ha interpretato delle puntate esilaranti, Janeway è forse il miglior comandante, con una "missione" chiara e decisa, peccato per il finale...

Bedo ha detto...

Come bibliotecario accademico ho usufruito dell'ottimo lavoro di Jeffery Beall per districare una strana richiesta di un articolo riguardante l'anatomia vascolare di una seppia pubblicata secondo la citazione nella rivista "Il Ponte": quest'ultima è una nota rivista realmente esistente che però tratta di letteratura e poesia e non di veterinaria e pesci (tranne forse gli "ossi di seppia" montaliani...); alla fine si è trattato di un caso di "hijacked journal", un caso particolare di rivista predatoria in cui vengono creati dei finti siti web basati però su riviste realmente esistenti (di cui spesso esiste solo il formato cartaceo), ed usati per frodare il povero ricercatore al quale viene offerta dietro pagamento una rapida pubblicazione del proprio lavoro.

Grezzo ha detto...

Stessa roba dei fantomatici"convegni scientifici" in Asia chiamati in causa da ciarlatani che propongono cure alternative. Basta pagare e ti "invitano", Salvo di Grazia (alias medbunker) aveva mandato una bozza di uno studio completamente inventato con lo pseudonimo "Massimo della Serietà" e ovviamente è stato invitato a esporlo in questi convegni

Unknown ha detto...

una precisazione. Jeffrey Beall non gestisce piu' quella lista, ormai da un paio d'anni. Non ha mai dichiarato il motivo per cui ha abbandonato la sua creatura, ma probabilmente stava diventando troppo visibile e troppo importante perche' una persona sola potesse reggere le varie pressioni e polemiche che una tale iniziativa necessariamente genera. L'elenco e' ancora on line, ma appunto, non e' piu' aggiornato.

Diego Laurenti ha detto...

In ambito Fake news, ho scovato questo simpatico giochino

https://www.getbadnews.com/#intro

Che insegna in modo divertente i meccanismi delle Fake news!



pgc ha detto...

Paolo:

"Capita spesso di sentir citare nei media qualche notizia un po’ curiosa basata su una ricerca scientifica. Gli scienziati hanno scoperto per esempio che il cioccolato fondente fa bene al cuore; altri scienziati hanno trovato che il cioccolato fa male; insomma, si sente di tutto e il suo contrario, eppure ogni volta le notizie sono basate su studi scientifici. E se si va a cercare gli studi citati, si scopre che esistono davvero. Come è possibile?

La spiegazione è arrivata di recente con una dimostrazione particolarmente memorabile. "

Paolo le ragioni di questo fenomeno sono tante. La ragione più comune è piuttosto il fatto che alcune ricerche scientifiche vengono interpretate dalla stampa in maniera scorretta, semplicistica o addirittura seguendo particolari interessi commerciali.

L'esperimento di sottomettere articoli demenziali a riviste-truffa è già stato compiuto diverse volte. Mi pare che ne parlasti anche te molti anni fa (come dice ST).

Io scriverei "Una delle ragioni di questo è anche la presenza di riveste pseudoscientifiche di qualità scarsa e prive di controlli seri sui contenuti".

Bruno 0.5 ha detto...

Paolo.
Il link al documento "Rapid genetic and developmental morphological change following extreme celerity" ha un punto di troppo al termine, quindi cliccando sul link appare una pagina vuota.

Paolo Attivissimo ha detto...

pgc,

aggiorno l'articolo, grazie. Sì, ne parlai tempo fa in questo blog; sono tornato sull'argomento perché il pubblico della radio, per il quale ho preparato l'articolo, è differente da quello del blog.

Scatola Grande ha detto...

Io ricordo lonscandalo alcuni anni fa dinalcune riviste brasiliane che, per aumentare l'impact factor pubblicava articoli che si citava a vicenda.
Poi ricordo il caso di quelli che pubblicava articoli generati da software e scovati perché oggi altri software fanno l'analisi degli articoli alla ricerca di plagi o ripubblicazioni.
Poi ci sono le truffe belle e buone, Wakefield pubblicò l'articolo truffa sui vaccini e autismo su Lancet, non su una rivista secondaria.

Paolo Attivissimo ha detto...

Bruno,

ho corretto il link, grazie.

catanzag ha detto...

Caro Paolo, rileggendo l'aggiornamento ho visto che tutti gli autori sono membri della Voyager: Tom Paris, Harry Kim, Kes (che era una) Ocampa, B'Elanna Torres e capitan Kathryn Janeway!

Pierluigi GG ha detto...

Apro una parantesi su un caso secondo me particolare di news su ricerche scientifiche: periodicamente i media annunciano il risultato di una qualche ricerca un po' bizzarra condotta da un'università americana, tipo (invento) "scoperta la formula dell'amore", "scoperto il segreto della longevità, spalmarsi di aloe vera". Una persona mi ha spiegato che in USA fanno così perché in questo modo le università accedono a finanziamenti. Può essere vero ?

EpSiLoN74 ha detto...

Sono un ricercatore e ti posso assicurare che esistono riviste con impact factor maggiore di zero (ma anche conferenze) che pubblicano altrettanta spazzatura. Purtroppo anche tra gli addetti ai lavori il livello di sofisticazione delle pubblicazioni e delle sedi di pubblicazione sta diventando un grosso problema.

Fra ha detto...

Il sempre ottimo (e divulgativo) John Oliver sull'argomento.

https://youtu.be/0Rnq1NpHdmw

Pasquale riccardi ha detto...

Bel post, vorrei sottolinearle che i firmatari dell'articolo sono l'intero equipaggio senior della voyager: Tom Paris, Harry Kim, b'elanna Torres, Kathryn Janeway, Ocampa kes.

Unknown ha detto...

Da notare anche che per le analisi dichiarano di aver usato Picard (realmente esistente) :)

fred84 ha detto...

"Jeffrey Beall, bibliotecario e ricercatore alla University of Colorado, che gestisce un elenco online di questi journal"

è da poco più di un anno che Beall ha abbandonato e rimosso la lista:
https://en.wikipedia.org/wiki/Jeffrey_Beall#Website_removal
https://debunkingdenialism.com/2017/01/16/what-happened-to-jeffrey-bealls-list-of-allegedly-predatory-publishers/

Su Academia.SE se ne è discusso approfonditamente:
https://academia.stackexchange.com/questions/83764/with-bealls-list-gone-how-can-i-tell-if-a-journal-is-spam

Eightman ha detto...

In realtà, il nome Joe viene scelto da Dottore in un futuro non più compatibile con la timeline "normale" . Questo in quanto Janeway lo ha vanificato tornado indietro nel tempo e avviato gli eventi che hanno riportato la Voyager nel quadrante alfa.
Che poi non si lamenti che la meccanica temporale le faccia venire i mal di testa...

Matteo Colombo ha detto...

Questo è appena uno degli aspetti del "problema pubblicazioni scientifiche": sulle vere riviste scientifiche ogni tanto pubblicano la retraction di uno o più articoli, di solito per cattiva condotta scientifica (dai dati inventati a palesi errori statistici). Chi vuole approfondire si legga il sito Retraction Watch e ne scoprirà delle belle.
Non parliamo poi di cosa si è costretti a subire da capi invadenti che pretendono di essere inseriti fra gli autori pur non avendo neanche letto il manoscritto, figuriamoci contribuito in qualche modo tangibile...
E non succede solo in italia.

Mammiiiinaaa?! ha detto...

Piccolo semi-OT: a proposito di ricerche farlocche pubblicate su riviste "scientifiche" perfette per il caminetto: la nano-coppia Gatti-Montanari ha ricevuto una cordiale visita della Gdf, anche nel fantastico nano-laboratorio.
Di più, per ora, non è dato sapere: restiamo i trepidante attesa...

papageno ha detto...

Riguardo l'atteggiamento dei media nei confronti delle novità in campo scientifico, questo piccolo video di Russell Howard (in inglese) sembra particolarmente adatto:

https://youtu.be/q3chJN9DCGg?t=21s

:)

Sergiusman ha detto...

Il problema non si limita alle riviste, ma si organizzano anche conferenze (predatory conferences) per lo stesso motivo: http://tidsskriftet.no/en/2017/11/fra-redaktoren/dr-dreiers-method