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2010/01/29

Megamulta USA per file sharing, storia infinita

USA, 24 canzoni piratate costano 222.000 dollari. No, 1,92 milioni. No, 25.000 trattabili


Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di "goligiac" e "valesaddiction".


Ricordate il caso di Jammie Thomas, la donna del Minnesota che nel 2007 fu al centro del primo processo per pirateria musicale tenuto negli Stati Uniti di fronte a una giuria? All'epoca ci fu molto clamore intorno alla megamulta di 222.000 dollari inflitta per aver condiviso su Internet ventiquattro canzoni. Una cifra stabilita per legge. La giuria arrivò alla decisione dopo ben cinque minuti di riflessione.

Da allora la lite legale è andata avanti con sviluppi decisamente inattesi: nel giugno del 2009 si è tenuto un secondo processo a carico della Thomas, dopo che il primo era stato invalidato da un errore procedurale. Ma alla signora non è andata molto bene: la giuria l'ha trovata colpevole di violazione del diritto d'autore e le ha irrogato una pena di quasi due milioni di dollari, pari a 80.000 dollari per ogni canzone. Poteva andarle anche peggio, perché la legge avrebbe consentito anche un ammontare quasi doppio.

Ma Jammie Thomas ha contestato che la sanzione era talmente sproporzionata rispetto ai danni reali da essere incostituzionale, e il giudice ha accolto l'obiezione, riducendo l'importo a 54.000 dollari, definendo i due milioni iniziali come "mostruosi e scioccanti". La casa discografica Capitol Records, controparte nella causa, ha offerto di patteggiare un importo di 25.000 dollari. Pagabili in comode rate e da devolvere in beneficenza.

Niente da fare: le ultime notizie sono che la Thomas ha rifiutato quest'ultima proposta e si va quindi verso un terzo processo, per la semplice ragione che la signora non è in grado di pagare nessuna cifra (l'avvocato la difende gratuitamente).

La reazione dell'opinione pubblica alla vicenda è stata molto deleteria per le case discografiche e per la loro associazione, la RIAA, nonostante sia stato dimostrato che la Thomas ha effettivamente violato il diritto d'autore. La RIAA non può mollare, perché questo costituirebbe un precedente che consentirebbe ai giudici di cambiare a piacimento l'ammontare delle sanzioni in altri processi analoghi. E allora si va avanti. Quanti sono i processi analoghi in corso? Esattamente uno: quello contro Joel Tenenbaum, che ha già avviato la procedura d'appello contro la sanzione di 675.000 dollari alla quale è stato condannato.

Alla fine, il messaggio poco confortante che passa è che non c'è certezza della pena, cosa che indebolisce l'efficacia di qualunque legge, e che gli unici che guadagnano dalle liti legali fra case discografiche e utenti disonesti sono gli avvocati, ed è per questo che negli USA non ci sono altre cause analoghe. La signora Thomas, oggi Thomas-Rasset, forse riuscirà a pagare poco o nulla, ma è rimasta in ballo per ben tre anni (l'azione legale iniziò nell'aprile del 2006). Per ventiquattro canzoni. Non sarebbe stato più semplice scaricarle legalmente o comperarle in negozio?

Per chi fosse interessato, ecco i titoli incriminati:

Aerosmith - Cryin'
Bryan Adams - Somebody
Def Leppard - Pour Some Sugar on Me
Destiny’s Child - Bills, Bills, Bills
Gloria Estefan - Here We Are; Coming Out of the Dark; Rhythm Is Gonna Get You
Goo Goo Dolls - Iris
Green Day - Basket Case
Guns N' Roses - Welcome to the Jungle; November Rain
Janet Jackson - Let's Wait Awhile
Journey - Faithfully; Don't Stop Believing
Linkin Park - One Step Closer
No Doubt - Bathwater; Hella Good; Different People
Reba McEntire - One Honest Heart
Richard Marx - Now and Forever
Sarah McLachlan - Possession; Building a Mystery
Sheryl Crow - Run Baby Run
Vanessa Williams - Save the Best for Last

Fonti: sintesi e articoli citati da Wikipedia; Ars Technica; PC World.

34 commenti:

Lighthousely ha detto...

Beh, almeno la signora in fatto di gusti musicali non se la cava mica male ^_^

Massimo M. ha detto...

Se proprio volevano un capro espiatorio non potevano cercare qualcuno con qualche giga di roba condivisa? Almeno sarebbe parso meno ridicolo.

Danilo Salvadori ha detto...

Ogni volta che sento parlare di pirateria musicale mi viene in mente la puntata di South Park "Christian Rock Hard" dove si prende in giro il discorso in modo geniale. Tra l'altro, la puntata (come tutte le puntate di S.P.) è interamente visibile gratuitamente sul sito di South Park ufficiale senza dover pagare un euro (alla faccia della pirateria): http://www.southparkstudios.com/episodes/103772

lucac81 ha detto...

"Non sarebbe stato più semplice scaricarle legalmente o comperarle in negozio?"

Oggi mi sento di darti ragione, ma in questi 3 anni il mercato è cambiato sensibilmente, oggi si riesce finalmente a comprare senza DRM e in formati comuni, nel 2007 non era davvero così.
Quindi si, è giusto punire il file sharing, ma per aver credibilità è giusto punire in maniera consona, i 2 milioni erano una cifra delirante.

L'economa domestica ha detto...

Anche per me scaricaggio legale e multe proporzionate (50 dollari a canzone, ad esempio, quanto una sosta vietata) avrebbero risparmiato al sistema giudiziario americano perdite di tempo e soldi.

Ted ha detto...

Io per quella playlist arresterei chiunque a prescindere.

Carson ha detto...

"Alla fine, il messaggio poco confortante che passa è che non c'è certezza della pena, cosa che indebolisce l'efficacia di qualunque legge"

Io invece lo trovo un messaggio molto positivo.
La pena deve essere prorzionata. Chi ha spinto per avere una pena priva di ogni senso adesso ne paga le conseguenze.
Quale lobby ha spinto per una legge che prevede pene spoporzionate (contrarie peraltro al VIII emendamento "Non si dovranno esigere cauzioni eccessivamente onerose, né imporre ammende altrettanto onerose, né infliggere pene crudeli e inconsuete.")?
Jammie Thomas ha sbagliato ed è giusto che paghi, ma che paghi il giusto. Se i discografici non avessero spinto per una legge idiota che prevede pene contrarie a quanto stabilito dalla costituzione ed avessero spinto per una legge equa l'opinione pubblica non si sarebbe schierata contro la RIAA.

Chi è causa del suo mal pianga se stesso e questo vale tanto per la Thomas quanto per la RIAA.

Ciao

Carson

Boris_Loris ha detto...

non so se si può parlare di File Sharing etico, ovvero senza scopi di lucro, ma quando trovi un film che é stato distribuito marginalmente in cassetta, o passato una sola volta in tv, oppure un disco che per scelta delle "case" discografiche non é stato diffuso a sufficienza, beh, sono felice.

SirEdward ha detto...

Concordo con Carson.

Ho capito punire una persona che ha scaricato illegalmente, ma qui si è arrivati al ridicolo.

Hanno preso una donna, l'hanno trattata da supercriminale per 24 brani (meno di 30 dollari di costo in negozio) e l'hanno portata in giudizio fino a chiederle la delirante (è davvero la parola esatta) cifra di 2 milioni di dollari. Il tutto solo per fare marketing, per spaventare altri possibili "pirati".

Poi le major come la Capitol Records si chiedono perché sono malviste dalla gente comune? Perché fanno passare l'idea di volere un mondo dove il diritto viene arbitrariamente gestito da loro, in maniera più o meno vessatoria e arrogante , ma sempre ingiusta. Come dire "qui comando io, e tu fai come dico io, altrimenti ti distruggo".

L'Economa domestica vede il punto: quant'è una sanzione proporzionata? 50 dollari a brano? Beh, è sensato, ma viene fuori 1200 dollari per un cd... Proporzionata forse sì, ma davvero cattiva. Si tenga presente che se rubo 30 euro (o uno solo, per quel che vale) al mio comune di residenza perché non pago le strisce blu di sosta, pago 38 euro di multa, non due milioni, né 220.000, né 25.000 e nemmeno 1200. Se proprio mi va male mi rimuovono l'auto e pago 170 euro.

Franci ha detto...

Dare 24 mila euro di multa per un reato del genere significa, secondo il mio personalissimo modo di vedere le cose, che una qualunque carica statale, anche fosse solo assessore a stacippa, dovrebbe vedersi inflitti milioni di euro di multa ogni volta che commette un illecito, anche fosse solo quello di portarsi a casa una risma di fogli dalla fotocopiatrice comunale.

odinaccio ha detto...

Io sono pesantemente contro il file sharing, e lo dico da lavoratore nell'IT.
E' inutile che la gente si lamenti perchè vengono inflitte queste multe: è illegale scaricare o condividere? Si, lo sapete, quindi perchè ve la prendete tanto con chi vi punisce.
Ci scarica s che va incontro ad un riscio, solo che dopo non si vuole assumere responsabilità delle proprie azioni.
Ma ditemi: bisogna essere così bambini?
I CD possono forse costare troppo, questo non vi giustifica dal recuperarli in maniera pirata. Se non vi potete permettere una cosa lasciatela dove sta.
Forse a quel punto la discografia si accorgerà del fatto che la gente non può sobbarcarsi certi prezzi.

E piuttosto andate su Jamendo dove artisti condividono la propria musica liberamente sotto licenze Creative Commons.

Paolo, il mio sunto sta tutto nella tua ultima frase.

Augh! :-)

Per evitare dopo che qualcuno dica che commentare da anonimi è facile:
http://www.google.com/profiles/alessandro.nadalin

Danilo Salvadori ha detto...

@odinaccio: veramente NESSUNO qua ha detto che è sbagliato punire il reato. Quel che viene detto è che la punizione è assurdamente esagerata in confronto del reato.

SirEdward ha detto...

@ Odinaccio

Danilo Salvadori ha detto tutto. Se vogliamo possiamo andare sugli esempi pratici.

Cosa diresti se, come sanzione per non aver pagato il canone RAI (circa 3,5 volte il valore dei brani), ti chiedessero, rispettivamente, 770.000 euro, 7 milioni o 80.000 euro?

E cosa diresti se, come sanzione per aver evaso 600 euro di tasse (20 volte il valore dei brani), ti chiedessero 4,4 milioni di euro, 40 milioni di euro o 500.000 euro?

Tanto vale che ti sparino un colpo in testa direttamente, sarebbe più umano e meno ipocrita.

Massimo ha detto...

Sono d'accordo con chi dice che la pena è esagerata!
Cavolo, può essere pirateria, può essere quello che volete, ma non è soltanto incostituzionale, è anche vergognoso che per quattro canzoni si faccia tutto sto casino! Ci sono politici che fregano migliaia e migliaia di euro allo stato e non sborsano mai niente di tasca loro e questa poveretta per 24 canzoni sta passando l'inferno...

Credo sia giusto avere pene proporzionate, di certo la signora non scaricherebbe più ugualmente e sarebbe un gran guadagno per tutti (meno che per gli avvocati).

andrea m ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
andrea m ha detto...

Chiunque qui punta il dito contro questa povera donna e' falso come giuda... un bello scan dei vostri harddisk per vedere se avete tutto pulito e legale al 100%... ma perfavore, credo che nemmeno il computer di bill gates in persona (e chissa che computer avra' mai..) sia esente da qualche irregolarita' di licenze o copyright

Replicante Cattivo ha detto...

La verità è che vogliono fare passare il messaggio che "se ti becchiamo te la facciamo pagare anche per quelli che l'hanno scampata"

E pensare che ad un teenager possano venir chieste certe cifre, mi fa tornare in mente il Dr. Male (di Austin Powers) quando chiede un riscatto di 100 Bilioni di dollari...e tutti gli ridono in faccia.

Cosa ci guadagnano le case discografiche con questa politica? Passano ancora di più per dei ladri, per degli usurai...incentivando così la gente a rubare dalle tasche dei ladri.

mick ha detto...

Sono d'accordo con voi, 2 milioni di dollari sono decisamente troppi...
Il problema qua è che non stanno punendo il fatto che lei abbia scaricato 24 brani ma il fatto di averli condivisi (il funzionamento base delle reti p2p) e aver permesso forse a centinaia (se non più) di persone di scaricarli, causando un danno teorico molto superiore.
Non sto giustificando la RIAA, però mi rendo conto che decidere l'importo di una multa sulla base dei danni arrecati può diventare parecchio complicato.
La legislatura non era pronta all'era dei personal computer e di internet... prima rubavi qualcosa e il suo valore era conosciuto... ora si "rubano" sequenze di byte senza che al proprietario ne venga meno, ora si tratta di quantificare il mancato profitto...
Purtroppo le nuove leggi non sembrano eque, le grandi compagnie hanno ancora troppa influenza...

federico ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
federico ha detto...

UFFA! non capisco perché ho sempre problemi: non ho potuto correggere la grammatica del commento precedente, perché non potevo modificare in mezzo! ora lo riposto:

***

di giordano bruno, o di gesù, si potrebbe dire "non sarebbe stato meglio stare zitti: loro sapevano a cosa andavano incontro. Dunque, dato che entrambi conoscevano la legge, si fottano! Hanno avuto quello che si meritavano!"

tale è il tuo argomento..

ah? come dici? gesù e giordano bruno non hanno commesso nessun reato? CERTO che l'hanno commesso! semplicemente, la legge era perfettamente ingiusta, in quei casi come adesso!

La mia totale solidarietà a quella povera donna, che ha subito un vero martirio avendo (praticamente) nessuna colpa!

erre ha detto...

La legge, a volte, è semplicemente ingiusta. Anche nella germania nazista, ci saranno sicuramente state persone che hanno goduto delle punizioni inflitte a chi nascondeva gli ebrei, dicendo "hanno infranto la legge, giusto che paghino".

Qui si tratta di un meccanismo sbagliato difeso da una legge ingiusta: abbiamo la possibilità di mettere online delle immense biblioteche gratuite contenenti tutto il sapere dell'umanità, invece accettiamo come giusta la pretesa di farci pagare un flusso di dati costato pochi centesimi di corrente elettrica diversi euro, tutto per arricchire fino all'immoralità produttori, manager ed artisti (che comunque anche nell'attuale clima di pirateria se la cavano mi pare).

Ma non dovebbe essere il popolo a fare le leggi, o perlomeno non si dovrebbero fare nel suo interesse? Pensiamo che sia più funzionale alla nostra società che gli attori e i produttori di hollywood abbiano stipendi 1000+ volte quelli di uno scienziato, o che la gente paghi 1 euro un film?

Danilo Salvadori ha detto...

Ok. Siamo arrivati a paragonare i pirati informatici a Gesù e Giordano Bruno ed ora abbiamo tirato in ballo anche i crimini nazisti. Ci manca che ora qualcuno afferma che chi scarica i film lo fa per "liberare l'arte dalle catene del copyright"... :-D :-D

erre ha detto...

Io semplicemente ringrazio chiunque abbia, in tutti questi anni, condiviso con me una pagina di un libro od un pezzetto di un film, permettendomi di godere di una quantità di cultura che non mi sarebbe stata altrimenti accessibile.

Jammie ha tutta la mia gratitudine, e la mia solidarietà. Alle case discografiche ed ai meccanismi del potere politico invece, che per le ragioni suddette non mi sembra stiano agendo nell'interesse del popolo, va invece il mio biasimo. Soprattutto per il modo di fare in stile "punirne uno per educarne cento", che posso non approvare anche senza dover per questo tirare in mezzo i fascisti

Replicante Cattivo ha detto...

Thread Godwinizzato al 21esimo commento.
Nemmeno nel thread sull'olocausto si era arrivato a tanto XD

Danilo.. ha detto...

Vi linko un articolo , a parer mio, MOLTO interessante:

Un saluto festoso.

erre ha detto...

Non sapevo nulla della legge di Godwin... ok, cancelliamo (virtualmente) il primo paragrafo del 21° commento, pensavo che un riferimento a qualcosa di emotivamente forte come il nazismo avrebbe acceso qualche animo, ma a quanto pare esiste addirittura una legge che afferma che invece ammazza la discussione, per cui..

Rimane tutto il resto però

iorek ha detto...

Volevo solo dire che credo che i due milioni di dollari siano stati dovuti soprattutto alla canzone di Richard Marx. Santo cielo, Richard Marx.

Detto questo, aggiungerei che i CD originali costano una cifra scandalosa. E vi faccio notare che all'estero non e' cosi'. Dove vivo io, il CD originale dei Coldplay - band super mainstream, comprato in negozio - mi e' costato la bellezza di 8 euro, motivo per cui non sono incentivato a scaricare (perche' alla fine, come insegna l'ottimo Freakonomics, l'incentivo e' tutto). Le case discografiche dovrebbero spiegare come mai in alcuni mercati un cd costi il 300% rispetto ad altri mercati - e vivo a Singapore, non nell'Africa Equatoriale.
Un ultima cosa: basta andare in Malesia (circa 2 ore di bus e si trovano tonnellate di cd e dvd pirata: qui, dunque la risposta delle major e' stata di abbassare il prezzo, forse anche per contrastare il mercato nero malese. Perche' non lo fanno anche in Europa? (domanda retorica).

Replicante Cattivo ha detto...

@ Iorek
Le case discografiche dovrebbero spiegare come mai in alcuni mercati un cd costi il 300% rispetto ad altri mercati.

Viene fatto credere che sia colpa della pirateria: i mancati introiti dovuti alle copie illegali giustificano un aumento dei prezzi.
Peccato che:
- questi aumenti vengano pagati dagli acquirenti onesti, mentre il ladro continuerà a ladrare. Anzi, per lui sarà ancora maggiore la soddisfazione di sapere che anzichè 20 euro ne sta risparmando 25 o 30
- quando non c'erano i masterizzatori, si copiava tutto su musicassetta, con relativa perdita di qualità. Quindi comprare una MC o un CD originale permetteva comunque di possedere un oggetto migliore della copia. E allora perchè ai tempi costavano comunque uno sproposito?
Ripenso ai videogiochi delle prime console Nintendo o Sega, pubblicati su cartucce: non era possibile copiarle (mentree le copie illegali erano difficili da recuperare, spesso difettose o incompatibili) eppure vi ricordate quanto costavano? Un gioco del Nes, tra il 1987 e il 1993, poteva costrare tra le 60 e le 100milalire dell'epoca. Perchè? Perchè sapevano che tanto non si potevano copiare, e quindi la gente era 'costretta' a comprare gli originali.

Io penso che nei paesi più industrializzati, vi sia un tentativo di "disinformare" il consumatore (grazie alla maggiore possibilità di raggiungerli tramite spot o proclami vari): ed ecco che si parla della pirateria come la causa dei prezzi alti, vengono tirati in ballo cantanti che fanno la fame (quando invece i cantanti non guadagnano nulla dalla vendita dei cd) e le case discografiche rivendicano un diritto ad esistere che, nell'era digitale, ormai è sempre più ridotto all'osso.

SirEdward ha detto...

Prendo spunto da Replicante Cattivo per dire che non è più chiaro il ruolo delle case discografiche.

Una volta era palese: se l'autore vuole incidere dei dischi, DEVE rivolgersi a qualcuno che abbia i mezzi per produrli e per venderli. Ora le cose non stanno più così, gli autori non sono più vincolati alla casa di produzione né per quanto riguarda il supporto né per quanto riguarda la diffusione. Le case discografighe adesso sono uno strumento di pubblicità, delle entità dotate di mezzi ingenti, tecnici e di contatti, tali da permettere di far conoscere l'artista al mondo intero.

Dovremmo chiedere il diritto di rivolgerci direttamente all'autore per ricevere (dietro compenso) il brano che ci piace, o di rivolgerci al produttore per acquistare il prodotto senza costi aggiunti se non quelli equi. La pubblicità, lo show, la propaganda musicale, non mi servono: se voglio, le pago a parte, altrimenti non voglio che mi rompiate l'anima.

O devo essere costretto a pagare per qualcosa che non voglio e che, per di più, mi piomba addosso senza nemmeno che io possa evitarla?

In più, le case discografiche hanno talmente tanto potere che possono scegliere addirittura quale musica gli utenti ascolteranno, influenzando i loro desideri e quindi la domanda relativa alla loro offerta. E cercano pure di controllare il mercato stesso facendo lotta serrata a chiunque non passi (o cerchi di non passare) attraverso la loro mediazione (gestita in maniera spesso vecchia e inadeguata).

Che faccio? Devo pagare una compagnia che parassita i miei soldi per fare praticamente solo pubblicità e che li usa addirittura per cercare di convincermi su cosa devo ascoltare?

Replicante Cattivo ha detto...

@ Siredwards
Prendo spunto da Replicante Cattivo per dire che non è più chiaro il ruolo delle case discografiche.

Appunto.
Più in generale si deve capire che non è più necessario un supporto fisico (vinile, musicassetta, cd) per diffondere la musica; e non è più necessario diffonderlo fisicamente per il mondo.

Purtroppo ci sono persone che non riescono a fare a meno del cd, della copertina, del "feticcio", dimenticandosi che la musica, fino a 100 anni fa, non ne ha mai avuto bisogno: quando si ascoltava una composizione, non era importante conoscere i volti di chi l'aveva eseguita, vederne gli strumenti, tantomeno affidarsi all'immaginario fornito dalla copertina e dal libretto.
Ok è vero: senza le loro copertine, i dischi degli ELP, degli Yes o dei Pink Floyd non avrebbero contribuito a creare l'immaginiario visivo del progressive...ma magari la gente se ne sarebbe costruito uno personalizzato, esattamente come succede quando ascoltiamo una sinfonia di Beethoven o di Wagner.
Ma vallo a dire a certa gente.


Una volta era palese: se l'autore vuole incidere dei dischi, DEVE rivolgersi a qualcuno che abbia i mezzi per produrli e per venderli.


Senza contare che oggi, se non sei un artista già affermato, nessun discografico caccerà un euro per farti registrare il disco. Devi farlo a tue spese e lui si occuperà di stamparne le copie, diffonderle e pubblicizzarle.

Ora le cose non stanno più così, gli autori non sono più vincolati alla casa di produzione né per quanto riguarda il supporto né per quanto riguarda la diffusione.

Non credo, sai. Per esperienza io so che quando firmi un contratto con un discografico, la sua musica gli appartiene. Quindi tu non puoi permetterti di regalare i tuoi stessi cd (a meno che tu non li abbia comprati dal discografico) e non puoi nemmeno masterizzarli.
E non puoi nemmeno venderli sottocosto ai tuoi concerti, perchè altrimenti fai concorrenza sleale al tuo stesso discografico.

Poi alcuni discografici ti permettono, una volta scaduto il contratto, di avere piena libertà sulle tue opere: puoi tranquillamente masterizzare i tuoi cd, regalarli o venderli, perchè in quel momento il discografico non ha più alcun vincolo con te.

Le case discografighe adesso sono uno strumento di pubblicità, delle entità dotate di mezzi ingenti, tecnici e di contatti, tali da permettere di far conoscere l'artista al mondo intero.

Più che altro sono quelle che possono permettere di NON far conoscere l'artista che non si affida a loro. Se il tuo cd autoprodotto ottiene sucesso su internet, difficilmente troverà spazio su una radio nazionale, dove le case discografiche monopolizzano le trasmissioni.

E' un po' come la SIAE: non è che la SIAE ti permette di fare certe cose o ti garantisce dei privilegi...ma stanga e taglia le gambe a chiunque non sia iscritto.

Replicante Cattivo ha detto...

@ Siredwards
Inoltre non dimentichiamo che le case discografiche da anni intortano gli acquirenti con i dati sulle vendite dei dischi.
Ma questi dati sono SEGRETI: le case discografiche possono sapere quanti cd sono stati distribuiti ai negozi, ma non quanti ne siano stati effettivamente venduti.

Eppure ancora oggi raccontano colossali balle come:
"Disco d'oro dopo 2 giorni"
"50mila copie vendute"

che sono una forma di pubblicità molto più economica di una normale campagna pubblicitaria, ma egualmente funzionale.
Come si fa a credere che ci siano dischi che dopo 30 settimane sono ancora in classifica? Ammettendo che in Italia Laura Pausini abbia un numero di fans maggiore di quelli degli Iron Maiden, non credo che la differenza di numero sia così grande da giustificare il fatto che gli Iron Maiden rimangano in classifica 10 settimane, mentre la suddetta vi rimanga per 3-4 volte tanto.
In fondo quanto ci mette una compagnia discografica a comprarsi 10mila cd (nei negozi o su Itunes) dei propri artisit, facendone aumentare le vendite?

SirEdward ha detto...

Non credo, sai. Per esperienza io so che quando firmi un contratto con un discografico, la sua musica gli appartiene. Quindi tu non puoi permetterti di regalare i tuoi stessi cd (a meno che tu non li abbia comprati dal discografico) e non puoi nemmeno masterizzarli.
E non puoi nemmeno venderli sottocosto ai tuoi concerti, perchè altrimenti fai concorrenza sleale al tuo stesso discografico.


Sì, intendevo che l'artista avrebbe la possibilità materiale di svincolarsi, ma le case discografiche fanno in modo che sia sconveniente farlo.


Più che altro sono quelle che possono permettere di NON far conoscere l'artista che non si affida a loro. Se il tuo cd autoprodotto ottiene sucesso su internet, difficilmente troverà spazio su una radio nazionale, dove le case discografiche monopolizzano le trasmissioni.


Esatto. Possono modificare il mercato a loro piacimento ed escludere chi non passa attraverso di loro. E' un comportamento mafioso.


E' un po' come la SIAE: non è che la SIAE ti permette di fare certe cose o ti garantisce dei privilegi...ma stanga e taglia le gambe a chiunque non sia iscritto.


Lasciamo stare la SIAE, va là, che mi sta antipatica solo a sentirla... e la nuovissima SCF... che mi sta persino più antipatica.

paplop ha detto...

Sono sinceramente stupito della forte corrente anti-pirateria dei commenti sopra riportati. Sono altresì compiaciuto del dialogo di SirEdward e Replicante Cattivo.

Pirateria o no, la facilità di diffusione della conoscenza (che comprende dunque la musica) è radicalmente cambiata con internet.

Ora chiunque può accedere a qualsiasi informazione; questo rappresenta un'evoluzione democratica globale.

Ha altresì alcuni difetti tra cui l'approssimazione della qualità d'informazione e la perdita di valore dell'equivalente fisico (che sia un quotidiano, che sia un cd musicale).

Napster doveva affossare il mercato della musica, ed è ancora in piedi.
Gli ebook dovevano affossare il mercato dei libri, ed è ancora in piedi.

Si tratta semplicemente di riorganizzare il business: c'è chi l'ha capito e trae quotidiano giovamento da internet, c'è chi fa peso su un sistema antiquato per rimanere comodo nella poltrona.

Anonimo ha detto...

Aggiornamento: c'è stato il terzo processo, ora deve pagare 1,5 milioni di dollari.