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2010/01/31

Savetaro, triste epilogo [UPD 2010/02/12]

Savetaro.com: Taro non ce l'ha fatta


L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Nei giorni scorsi ha preso a circolare in Rete un appello per una raccolta di fondi per salvare la vita a Taro, un uomo di 38 anni abitante in Giappone, disperatamente alla ricerca di un trapianto urgente di fegato, senza il quale gli erano stati diagnosticati pochi mesi di vita. Il trapianto era fattibile solo negli Stati Uniti, ma a un prezzo molto alto: quasi 700.000 dollari da trovare entro tre settimane.

Ero in contatto con alcuni familiari di Taro, che si erano prodigati per fornire ogni ragionevole garanzia di autenticità in modo che potessi parlarne qui e confermare che non si trattava di un raggiro o di un falso appello. Mi ero ripromesso di pubblicare lunedì l'articolo con le informazioni che avevo raccolto.

Purtroppo tutto questo non ha più ragione d'essere. Mi hanno avvisato che Taro è morto improvvisamente oggi pomeriggio. Il sito Savetaro.com riporta laconicamente la notizia.

A differenza di quanto faccio di solito, non pubblico qui il testo integrale dell'appello, perché contiene i nomi delle persone e delle famiglie coinvolte e temo che la loro iniziativa continui a circolare in Rete e a tormentarli per anni come già accadde per Daniele Brandani.

La persona con la quale ero in contatto mi ha comunicato che le famiglie dirette decideranno come destinare i fondi raccolti dopo il funerale e che gli aggiornamenti saranno sul sito.

A tutte le persone coinvolte posso soltanto fare le mie silenziose condoglianze.


2010/02/12


Su Savetaro.com è stata annunciata la decisione di "rimborsare tutte le donazioni e di permettere a ciascuno di aiutare altre cause". Chi ha donato tramite Paypal, dice l'annuncio, riceverà automaticamente il rimborso; chi ha usato il bonifico bancario deve visitare il sito per fornire le coordinate bancarie.

49 commenti:

NetRACE ha detto...

:(

Stepan Mussorgsky ha detto...
Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.
Alessandro ha detto...

RIP

Faccio una domanda molto delicata e che in questa circostanza potrebbe sembrare irrispettosa (ma non è certamente questa la mia intenzione). Mi piacerebbe sapere cosa ne pensate.

È più giusto raccogliere 700.000 Euro per avere l'80% di possibilità di salvare un solo uomo, o è più giusto destinare quella stessa cifra alla ricerca sul cancro per avere l'1% di possibilità di salvare milioni di persone nel prossimo futuro?

Non dite che bisognerebbe fare entrambe le cose perché sarebbe una risposta davvero troppo ovvia...

Stepan Mussorgsky ha detto...

@Alessandro

Per me i numeri e le entità contano. Ad esempio su questo blog pochi giorni fa si è parlato della Shoah. Benissimo. Ma qualche persona, di fronte a questa incommensurabile tragedia, ha sentito di dire che "non c'è paragone nella storia dell'uomo". Magari fosse così. Stalin: almeno 20 milioni di morti. Mao Tse Tung: non si sa ma ragionevolmente 40 milioni.

Stasera ad Ulisse hanno mostrato i 6 grandi killer: Morbillo,Malaria,AIDS, turbercolosi, colera,e gli altri non me li ricordo, purtroppo...

E c'è anche il cancro.

e il tabagismo. e l'alcoolismo. e rientro in entrambe le categorie.

non voglio deprimermi. ma hai ragione. vada al diavolo l'hype e il romanticismo. ci sono problemi più concreti, più pressanti.

Rodri ha detto...

Riguardo il commento di Alessandro, più che altro mi interrogo su quante siano le possibilità di lanciare un appello come questo e raccogliere la cifra di 700'000 euro. Mi sembra una cifra molto alta, da raccogliere tra chi è bravissimo a pigiare su "Inoltra" ma non ci pensa neanche a versare 1 solo euro.

La domanda che mi pongo è questa: sarebbe stato effettivamente possibile raccogliere tutti i soldi necessari a salvare Taro?

Me lo domando perché non ho idea della risposta. Anche se è chiaro che un tentativo vale la pena farlo.

Paolo Attivissimo ha detto...

Usa-free,

ho rimosso il tuo primo commento perché mi pareva fuori luogo e dettato, credo, dall'ubriachezza alla quale accennavi.

bofola ha detto...

Sono dispiaciuto per il signor Taro e spero(?) che ci sia la soluzione per molti come lui. Ma se la possibilità di guarire costa sempre 700.000$ quanti potranno essere i fortunati? A occhio e croce o li hai o sei spacciato.....Non è giusto, ma è cosi che gira il mondo di fuori! Sopra hanno scritto che è anche una questione di numeri....ed è cinicamente vero anche questo. Ma se tanto mi da tanto anche gli altri sono purtroppo solo dei numeri, non li caga nessuno neanche loro. Meglio comprarsi l' iPad e farlo spuntar fuori dalla tasca della giacca....o no!!!!!!!

Iilaiel ha detto...

@usa free e alessndro

A livello statale direi che la cosa più sensata sia finanziare la ricerca.

Ma in questo caso stiamo parlando di privati cittadini in una situazione disperata. Hanno fatto l'unica cosa possibile per cercare di salvare un loro caro. Al loro posto avrei molto probabilmente fatto lo stesso.

Questa vicende apre anche un'altro tipo di discorso, ovvero la differenza fra sanità pubblica statale e sanità privatizzata. Nel secondo tipo di sanità le commissioni mediche hanno il preciso scopo di non fare scucire soldi alle assicurazioni, mi domando che razza di servizio sanitario venga erogato al comune cittadino.
Trovo agghiacciante l'idea di una sanità avveneristica riservata a pochi eletti dal portafoglio rigonfio, mentre la maggioranza della popolazione deve fare i salti mortali per una lastra al prontosoccorso.

Unknown ha detto...

Forse Taro è passato a un mondo migliore, perchè questo è maledettamente ingiusto.

Lo trovo un fallimento della medicina i 700.000 dollari per salvare la vita a un uomo. Questo non è salvare, è prendere per il culo chi ha bisogno di sperare. Io sono convinto che chi ha chiesto questa cifra possa essere il medico migliore di tutti i tempi, ma dal punto di vista umano è un pezzo di ....

Purtroppo in America, vuoi anche per la crisi, c'è chi prende alla lettera la dicitura 'salvare la vita a qualsiasi prezzo'. Ormai la medicina salva solo chi può rastrellare milioni facendo mega appelli su internet. Questi appelli si trasformano facilmente in spam che ci intasa tutti.

federico ha detto...

"Lo trovo un fallimento della medicina i 700.000 dollari per salvare la vita a un uomo. Questo non è salvare, è prendere per il culo chi ha bisogno di sperare."

come no danut!

cosa vuoi che costi un fegato e un 5 minuti di taglia e cuci!

AH! la medicina moderna è proprio una fregatura delle multinazionali: e dire che sarebbero bastati un paio di punti di agopuntura e un rito vodoo che mi assicurano ha sempre funzionato...

Thhh ha detto...

danut,
diciamo che i 700.000$ servono a pagare le strutture e il personale (non vanno certo in tasca a una persona sola).
Puoi dirmi: beh, il personale potrebbe anche non farsi pagare per salvare il signor Taro.
E perchè dovrebbe non farsi pagare per il signor Taro, ma chiedere soldi al signor Tung, al signor Rossi e al signor Brown?
Il problema è quello che ci dovrebbe pensare lo Stato a fornirli i soldi, non di chi non vuole lavorare gratis.
Piuttosto, mi domando che intervento tanto particolare fosse, da essere possibile solo negli USA

L'economa domestica ha detto...

@ Tutti
Per prima cosa un sentito e commosso abbraccio a tutti quelli che si sono impegnati per salvare Taro.
Per l'argomento del post, e soprattutto per quanto riguarda l'efficacia delle raccolte fondi in questi casi, diciamo che l'alter ego non internet dell'Economa Domestica purtroppo è abbastanza pratica della materia. Vi dico solamente che in questi giorni le Iene si stanno occupando di una raccolta fondi per una bambina (molto pubblicizzata da varie trasmissioni "del dolore") per cui sono stati raccolti almeno 100.000 euro da parte di ex partecipanti al Grande Fratello (faccio il nome di Milo Coretti che recentemente ha espresso il suo disgusto per come siano stati presi in giro). I soldi in questo caso sarebbero dovuti servire a delle "cure innovative" a Houston (probabilmente l'ossigeno terapia che ha già fatto 2 vittime e che non ha basi scientifiche).
Sono in corso delle indagini perché pare (e i dubbi erano nati già da un paio di mesi nei forum dei genitori di bambini con gravissime disabilità) che alcune delle patologie di cui i genitori hanno dichiarato che la bambina soffrisse in realtà non erano vere, e le altre sono gratuitamente curate dallo stato italiano.
Quindi, queste iniziative possono raccogliere realmente cifre di questo genere in poco tempo.

Alessandro ha detto...

@ danut

Io trovo invece una conquista dell'umanità il fatto che con 700.000 dollari si può avere la speranza di guarire un male che fino a 30 anni fa significava morte certa per chiunque. Siamo in una fase transitoria, gli studi sono in corso, fra 20 anni magari basterà l'equivalente di 10.000 euro per curare lo stesso male.

Per questo all'inizio chiedevo se secondo voi è più giusto salvarne uno solo adesso per queste cifre assurde, oppure insistere con i fondi alla ricerca per accelerare il progresso...

Gian Piero Biancoli ha detto...

"I governi non possono continuare a spendere folli cifre per la guerra. Basterebbero i dollari spesi in due bombardieri atomici per debellare per sempre la lebbra"
Raoul Follereau

Basterebbe essere oculati nel destinare i fondi...

Alessandro ha detto...

"I governi non possono continuare a spendere folli cifre per la guerra. Basterebbero i dollari spesi in due bombardieri atomici per debellare per sempre la lebbra"
Raoul Follereau

Se dopo l'11 Settembre avessero fatto un sondaggio nazionale per chiedere "preferite costruire due nuovi bombardieri atomici o debellare la lebbra dal terzo mondo?" secondo voi quale proposta avrebbe stravinto?
Prendiamoci le nostre responsabilità. I governi siamo noi...

Stepan Mussorgsky ha detto...

@Alessandro

C'è anche da dire che per sconfinggere il terrorismo, i bombardieri atomici sono praticamente inutili

Alessandro ha detto...

@ USA FREE:

Questo è ovvio, ma rimane il fatto che i soldi vengono spesso spesi dai governi sull'onda delle emozioni del momento perché è il popolo che lo chiede, cioè noi.
Per rimanere in campo medico, vogliamo fare l'esempio dei vaccini per l'influenza H1N1?
Quindi se parliamo di fondi alla ricerca, facciamoci un esamino di coscienza...la colpa è nostra.

erre ha detto...

La colpa è nostra, verissimo, a nostra parziale scusante il solo fatto che siamo bombardati tutti i giorni da informazioni tendenziose che ci fanno credere che i governi stiano agendo per il bene comune, o perlomeno che siano manipolati quanto noi.

Riguardo a Taro, mi dispiace che sia morto, ma 700000 euro per un intervento fattibile solo negli USA, se vero, mi puzza un pò di "medicina dei miracoli", una sorta di ultima spiaggia offerta da qualche chirurgo senza troppi scrupoli a qualcuno che morirà comunque di lì a qualche mese (Paolo conoscerà senz'altro qualche medico disposto a visionare la documentazione fornita dai parenti, ma capisco che forse questo non è il momento più adatto per smentire "bufale" di sorta).

Come poteveno essere spesi per il maggior bene quei soldi? Alimentando ed idratando milioni di persone che muoiono di fame e sete (o meglio rendendogli possibile procurarsi da soli il necessario).

archivit ha detto...

Non capisco come mai questi interventi sono possibili solo in paesi (vedi USA) dove la sanità è privata. Possibile che in Europa, ove la sanità è pubblica e gratuita, non esistono strutture in grado di affrontare tali interventi? Non parlo dell'Italia, ma neanche in Francia, Germania o Scandinavia? Nessuno che ha offerto la cura?

Daniel ha detto...

erre

Sono molte le operazioni chirurgiche che possono essere fatte solo negli USA. Oltre a questa citata nell'articolo, molti sono di carattere estetico.
Per esempio un amico di famiglia, ha avuto un figlio, nato con gli occhi quasi fuori dalle orbite. Faceva paura a vedersi. Gli USA erano (e sono tuttora) l'unico paese dove un'operazione chirurgica era disponibile per poter trasformare il volto del figlio, tramite una rimodulazione delle ossa del volto con impianti (o questo e' quello che mi dissero. Non sono un medico, e non mi informai piu' di tanto).
Il padre dovette quindi andare a Boston perche' era l'unico posto dove avrebbero potuto dare una vita "normale" al figlio. E di storie del genere ce ne sono molte. Non era una medicina "dei miracoli", semplicemente un'operazione rara. E come tale il servizio sanitario italiano non lo offriva, mentre quello semi-privato americano si.



Archivit

Spesso operazioni chirurgiche del genere sono di nuova concezione e quindi solo pochi chirughi ne sanno le modalita'. Influiscono anche fattori di scala: piu' rara e' una malattia (e di conseguenza la sua cura), e saranno pochi i posti che offrono tale operazione. Specialmente quando quest'operazione e' costosa. Poi entra in campo la ricerca medica, dove gli USA investono 45 miliardi di dollari l'anno in ricerca medica, che e' piu' di qualsiasi altro paese al mondo. E' ovvio che avere la propireta' intellettuale dei frutti di questi investimenti puo' essere un'altro motivo per cui alcune cure siano fatte solo negli USA.

Alessandro ha detto...

@ archivit

Cosa intendi per "offerto la cura". Nessuno offre niente. Se io vado in una struttura pubblica a farmi curare, i medici italiani non mi curano perché sono generosi e campano d'aria. Mi curano perché ci sono tanti contribuenti (non tutti purtroppo) che finanziano le cure con le loro tasse (me compreso).
Quindi, con tutto il rispetto che si deve a una persona che ha sofferto e a tutta la sua famiglia, cosa rende questo individuo più prezioso dei malati italiani, tedeschi, francesi ecc? Ti sembra giusto "offrire" cure sperimentali costosissime a un giapponese, mentre nei nostri ospedali c'è ancora qualcuno che ogni tanto muore in barella perché non bastano i posti letto e i medici?
Cerchiamo di vedere questa tragedia nella giusta prospettiva...

Unknown ha detto...

Quello che io ricordero' della storia di Taro e' che sconosciuti cittadini di 21 paesi diversi hanno spedito soldi per dargli una speranza, e questo lo trovo meraviglioso, mi fa ancora credere nel genere umano. Sono stati raccolti oltre 100K dollari, e la famiglia li destinera' come meglio crede e nella massima trasparenza dandoli ad altre associazioni.
Tra questa moltitudine di energie e speranze, e' Taro che alla fine ha salvato altre vite perche' ha donato i suoi organi con l'assenzo dei suoi familiari.

Alessandro ha detto...

@ lsdc2000

Sono d'accordo con te per quanto riguarda il gesto di Taro. Donare gli organi è davvero un regalo fatto all'umanità intera.

Sono molto meno d'accordo con te sulla prima parte del tuo intervento. Cinicamente dico che l'umanità riuscirà a realizzare un vero salto "evolutivo" quando smetteremo di agire collettivamente spinti esclusivamente dalle emozioni del momento. Quei 100.000 Euro potevano servire a salvare circa 2.000 bambini del Terzo Mondo dalla malaria, tanto per dire qualcosa di concreto. Io lo trovo quasi immorale destinarli a una sola persona per permettergli di affrontare un'impresa comunque disperata.
Ripeto, massimo rispetto a Taro e alla sua famiglia (soprattutto) per il dolore che hanno provato, ma chiedevano davvero troppo...

Anonimo ha detto...

@ Tutti
Ragazzi, sono della famiglia di Taro, quello che ha contattato Paolo. Ringrazio tutti perchè state alimentando una discussione interessante. Purtroppo vi mancano molti elementi per fare una valutazione oggettiva del caso Taro. Non era una cura miracolosa che si poteva fare solo negli USA, niente di tutto ciò. Era un semplice trapianto di fegato!
In Giappone la lista d'attesa è lunghissima, con 5 trapianti di fegato all'anno e 270 in attesa! Gli Stati Uniti sono uno dei pochi paesi che accettano senza troppe restrizioni stranieri NON residenti. Hanno una quota del 5% riservata a loro. Quando la salute di Taro si è aggravata era ormai troppo tardi per essere accolto da una struttura europea dove i regolamenti per i trapianti riservano l'accesso alle liste d'attesa solo ai cittadini, agli stranieri residenti, o a stranieri non residenti ma sotto particolari condizioni che non si applicavano a Taro. Abbiamo chiesto in Italia, Francia, Belgio, Spagna, Svizzera, Germania, UK e India. Tutto questo ha richiesto un sacco di tempo e vi posso assicurare che il Giappone non ci ha reso le cose facili. È stata una fatica incredibile ottenere le cartelle cliniche da inviare a mezzo mondo.
La stima dei 660.000$ comprendeva tutto: il viaggio dal Giappone con l'aeroambulanza, le spese da sostenere negli USA durante l'attesa, il trapianto, il periodo di degenza in ospedale, le cure post operatorie. Le famiglie dirette avevamo già messo tutti i loro risparmi e fatto dei grossi prestiti per poter affrontare il deposito di 500'000$ chiesto dall'ospedale universitario Presbyterian di New York (Paolo ha ricevuto in copia la richiesta di deposito dell'ospedale) scelto perché disponeva di un'equipe giapponese.
Purtroppo non abbiamo fatto in tempo. Che la volontà di Taro di donare i suoi organi possa aver salvato altre vite.

Alessandro ha detto...

@ Stefano

Condoglianze per la dolorosa perdita.

Chi dona gli organi salva sicuramente delle vite. In questo senso il sacrificio di Taro non sarà stato vano.

Mi auguro che la cifra che siete riusciti a raccogliere venga destinata alla ricerca sul cancro o alla ricerca sulle staminali, per avvicinare un po' di più il giorno in cui i trapianti non saranno più una via crucis, ma operazioni rapide e poco costose.

Thhh ha detto...

Grazie Stefano,
la mia era genuina curiosità -non capivo, un trapianto di fegato non è certo l'ultima novità in campo medico.
5 trapianti all'anno... sapevo che in Giappone avevano grossi problemi per i trapianti, perchè mancano i donatori, ma sarebbe più giusto dire che in Giappone NON si fanno trapianti... 5 persone, assurdo...

Condoglianze, speriamo solo serva a convincere nuova gente alla donazione.. pensare quanti drammi ci risparmieremmo se solo questa fosse MASSIVAMENTE diffusa -e in questo, aggiungerei anche le donazioni di sangue e di midollo.

Unknown ha detto...

@Alessandro
Un giorno, dopo una tempesta, un uomo sulla spiaggia si affannava a prendere tutte le stelle marine che poteva e le ributtava in acqua.
"Perche'? chiese un passante cinico "e' un lavoro inutile, ce ne sono centinaia di migliaia! "
"Almeno per queste il destino sara' diverso, ed e'l'unica cosa in mio potere di fare".

La famiglia di Taro non chiedeva troppo, chiedeva un aiuto e migliaia di persone come me hanno risposto nell'unico modo possibile, con un piccolo contributo per salvarlo.

Se l'uomo cinico al posto di immobilizzarsi preso dai suoi pensieri avesse aiutato a buttare le stelle marine in acqua, se ne sarebbero salvate molte di piu'.

Alessandro ha detto...

@ lsdc2000

Al di là della parabola buonista, rimane il fatto che mentre quelle migliaia di persone si affannavano a salvare un solo uomo, altri milioni aspettavano la loro fine in silenzio.
Non sto dicendo che donare è sbagliato. Al contrario, sostengo che donare è essenziale, ma non ha senso farlo per salvare una sola persona solo per sentirsi un po' più buoni. Ripeto, 100.000 Euro equivalgono a circa 2.000 vaccini antimalarici...
Il mio non è un invito a un cinico immobilismo, ma a una visione più ampia dei problemi.

Laura ha detto...

Peccato che il vaccino per la malaria non sia ancora stato scoperto...

Alessandro ha detto...

@ Karibukwetu

Hai perfettamente ragione, chiedo scusa per il termine errato. Mi riferivo alla chemioprofilassi antimalarica. Grazie per la correzione...

Unknown ha detto...

Che storia triste. Mi spiace per lui, per la famiglia e per tutti i Taro nel mondo. Spero che un domani prossimo possano essere salvati.

All'infinito.

Ernesto de Bernardis ha detto...

Io sono uno di quelli che ci ha creduto. Faccio il medico. Come ho scritto altrove, quello che realmente si può fare è vigilare, ciascuno nel suo Paese, non vengano distrutti i sistemi sanitari nazionali, non si privilegi la sanità privata a scapito di un sistema per tutti pagato con le tasse, non si spinga per foraggiare le assicurazioni e la "managed care", i primari politicizzati, lo strozzamento degli ospedali per mancanza di fondi dirottati ad imprenditori e politici ladroni. Sennò ci saranno 10-100-1000 casi come questo.

Gian Piero Biancoli ha detto...

@ Alessandro
"Prendiamoci le nostre responsabilità. I governi siamo noi..."

No, mi dispiace, non sono d'accordo, i governi non siamo noi. Questa è una frase fatta in cui non mi riconosco: governa chi controlla gli eserciti, o, in maniera più subdola, i mezzi di comunicazione. Per il vaccino della suina in Italia, ad esempio, occorre ringraziare il tam tam televisivo che ha fomentato la paura: con un informazione corretta, la storia sarebbe andata diversamente.
E non parlo di destra e sinistra, ormai si deve scegliere tra il peggio e il leggerissimamente meno peggio, i governi sono fatti da persone nominate da aziende per tutelare i propri interessi. Quando potrò votare un tecnico e non un politico, allora sarò più ottimista.
Salutoni e state benone.

L'economa domestica ha detto...

@ Alessandro

Se tutti la pensassero come te le persone con patologie rare sarebbero tutte condannate a morte.

@ Stefano

Un sentito abbraccio a te e a tutti quelli che hanno voluto bene a Taro

Stepan Mussorgsky ha detto...

Sui vaccini e le epidemie.

Siamo sicuri che fosse un falso allarme oppure, come per l'aviaria, si è scongiurata una pandemia perchè gli interventi sono stati tempestivi ed efficaci?

L'economa domestica ha detto...

@ usa free

La seconda che hai detto.

Anonimo ha detto...

Scusate, ma non staremo ragionando un po' troppo? C'era un ragazzo malato la cui nazione non poteva/voleva far fronte alle cure necessarie. Non doveva pensarci nemmeno la famiglia con la pripria azione di colletta? Che c'entrano adesso i vaccini anti-malaria? Li vogliamo pagare con i soldi che sarebbero serviti a Taro? Ma non potevamo finanziare questi vaccini con soldi altrimenti destinati a noi stessi?
Magari comprando una tv da 32 pollici anzichè 47; una macchina da 90 CV anzichè 150; una casa da 100 mq anzichè 130; una vacanza di una settimana anzichè 2; scarpe e vestiti ordinari anzichè firmati. Magari spendendo meno per tutte le minchiate che riportiamo dentro casa (il vaso ming, il mascherone africano d'ebano, il porta candela in giada, la statuetta della torre di Pisa e chi piu' ne ha piu' ne metta). E devolvere quanto risparmiato ai vaccini, ricerca, etc.? NO! I soldi per i vaccini anti-malaria li togliamo a chi e' nelle condizioni in cui era Taro. Mi spiace ma non sono d'accordo.

Saluti.

Benedetto.

Alessandro ha detto...

@ Gian Piero Biancoli

I governi (e il nostro in particolare) campano sul consenso. Ricordo perfettamente le gravi critiche rivolte al nostro governo quando acquistò meno vaccini di altri paesi europei...il "popolo" quei vaccini li voleva eccome, anche se bastava un minimo di buon senso per capire che sarebbero stati inutili. Quindi "noi" siamo quantomeno complici...

@ L'Economa Domestica

"Se tutti la pensassero come te le persone con patologie rare sarebbero tutte condannate a morte"

Non mi sembra ci sia alcun nesso fra questa tua affermazione e quello che ho scritto nei miei interventi. Taro non aveva una malattia rara, semplicemente una malattia grave. Di certo non si curano le malattie rare ricoprendo di soldi le famiglie dei singoli malati, ma al contrario finanziando privatamente la ricerca...proprio quello che ho sostenuto sin dall'inizio.

"La seconda che hai detto"

Sbagli anche in questo caso probabilmente. La pandemia c'è stata. Nel mondo (Italia compresa) milioni di persone si sono ammalate senza riconoscere i sintomi della H1N1 (nel senso che era una forma influenzale talmente leggera che molti l'hanno avuta senza nemmeno accorgersene...parole del nostro Vice Ministro)
Quindi l'allarme è stato eccessivo e, con il senno di poi, immotivato, ma è facile dirlo "dopo"...

@ Benedetto

Come ho scritto nel mio primo post, è ovvio che sarebbe bello poter fare tutto, ma è altrettanto ovvio che non è possibile. Chi ha donato per salvare Taro non l'ha certo fatto raccogliendo banconote dal pavimento o dagli alberi: sono stati fatti dei piccoli sacrifici personali, proprio come dici tu.
La mia domanda iniziale, in altre parole, era: visto che i sacrifici personali che ognuno è disposto a fare sono limitati (parliamo seriamente, non siamo nel mondo delle favole) per mille e uno motivi, non ha più senso destinare queste donazioni non a un'unica persona, ma alla ricerca, in modo che un domani possano essere salvati milioni di individui?
Detto questo, la famiglia di Taro ha fatto quello che chiunque di noi avrebbe fatto, quindi questa discussione non vuole essere in alcun modo un'accusa nei loro confronti o nulla del genere...è solo uno spunto di riflessione.

Stepan Mussorgsky ha detto...

"La mia domanda iniziale, in altre parole, era: visto che i sacrifici personali che ognuno è disposto a fare sono limitati (parliamo seriamente, non siamo nel mondo delle favole) per mille e uno motivi, non ha più senso destinare queste donazioni non a un'unica persona, ma alla ricerca, in modo che un domani possano essere salvati milioni di individui?
Detto questo, la famiglia di Taro ha fatto quello che chiunque di noi avrebbe fatto, quindi questa discussione non vuole essere in alcun modo un'accusa nei loro confronti o nulla del genere...è solo uno spunto di riflessione."

Non so dove possa portare il tuo spunto di riflessione. Ancora una volta emerge una questione di entità e di tipologia. Nel caso di Taro servivano grandi sacrifici in brevissimo tempo.

Prendiamo per attualità e convenienza il dramma di Haiti. Donare 2 euro tramite SMS è un sacrificio infinitesimo e certo non assolve al debito di coscienza che noi "occidentali" abbiamo nei confronti del mondo povero e sottosviluppato, dove milioni di persone muoiono a causa della denutrizione e delle malattie.

Tuttavia occorre pensare che se quei 2 euro arrivassero a destinazione, potrebbero impedire ad un essere umano di morire di fame per un giorno, forse due.

Ora, pensiamo realisticamente che almeno 35 milioni di italiani si siano potuti trovare nelle condizioni economiche e tecnologiche di poter mandare un SMS da 2 euro, e ammettiamo che la metà di questo patrimonio si sia persa nella catena umanitaria.

Rimarrebbero comunque 35 milioni di euro giunti a destinazione. Quante vite si possono salvare, quanta sofferenza si può alleviare, quante case ed infrastrutture si possono ricostruire ad Haiti con 35 milioni di euro?

È difficile quantificarlo, ma voglio pensare che si possa fare tanto.

Alessandro ha detto...

@ USA FREE

Gli spunti di riflessione servono proprio a vedere dove può portare la discussione...

Per quanto riguarda il tuo discorso su Haiti, lo condivido pienamente, tant'è che anch'io ho contribuito con degli SMS...

L'economa domestica ha detto...

@ Alessandro
Il discorso spendere 700.000 euro per una persona e darle una possibilità quando si parla di malattie rare è perfettamente compatibile. Fare ricerca su patologie rare significa spendere milioni di dollari o euro per una manciata di persone.

Anonimo ha detto...

@Alessandro:

"...non ha più senso destinare queste donazioni non a un'unica persona, ma alla ricerca...".

No, non lo ha. Altrimenti - paradossalmente - lo avrebbe anche destinare alla ricerca, le tasse spese per i trapianti per tutte le "uniche persone", piuttosto che ai trapianti stessi.

D'altra parte la donazione e' sostanzialmente un'autotassazione. Quasi nessuno puo' pagarsi un trapianto per conto suo. Quindi - tanto per riflettere - ti giro la domanda: se fossi tu o una tua persona cara - Dio non voglia - ad aver bisogno di un trapianto, penseresti ancora che sarebbe meglio utilizzare le risorse necessarie per la ricerca? Che siano donazioni, tasse, assicurazioni, non cambia. Sono sempre risorse e puoi decidere come usarle.
E poi ripeto, perche' adesso ci viene in mente che i soldi per Taro potevano essere usati "meglio", ma non ci viene in mente - a me per primo - quando compriamo i mobili in noce nazionale, anzichè all'ikea? Non e' che per caso c'e' sempre un problema di ordine maggiore per sottrarci a quello che c'abbiamo davanti agli occhi?
Passo e chiudo.

Alessandro ha detto...

@ Benedetto

Sì continuerei a pensarlo e nel frattempo mi venderei la casa e tutto quello che ho per pagare l'intervento.
Tirare in ballo tasse e sprechi di tutti i giorni porta a un relativismo senza senso in questo contesto...

Gavagai ha detto...

Alessandro, forse razionalmente hai ragione tu, ma se mi fossi trovata nella stessa situazione loro probabilmente avrei fatto la stessa cosa. Condoglianze alla famiglia di Taro, che ha cercato di lottare fino in fondo, aggrappandosi all'ultima possibilità rimasta. :(

Mi stupisce però l'esiguità dei trapianti in Giappone, e mi chiedo a cosa sia dovuta. Non credo che il limite sia di tipo tecnico... ragioni culturali, forse?

Thhh ha detto...

esatto, ragioni culturali.
Qualcuno più esperto di me ti potrebbe rispondere in modo più esauriente, io so che ci sono motivi (sociali? religiosi?) molto forti, ovvero che per un giapponese risulta inammissibile il profanamento del cadavere -sapevo che già solo per un'autopsia fanno problemi enormi, figurati per aprirlo e togliergli gli organi.
Sul versante tecnico probabilmente non avranno grandi maestranze in questo specifico campo (se puoi fare 5 interventi all'anno... o lavori altrove, o lì non è che fai granchè), ma è dovuto alla condizione suddetta, non la causa.

Anonimo ha detto...

@ Gavagai
"Mi stupisce però l'esiguità dei trapianti in Giappone, e mi chiedo a cosa sia dovuta. Non credo che il limite sia di tipo tecnico... ragioni culturali, forse?"

Consiglio a tutti di dare un'occhiata alle FAQ che abbiamo messo sul sito www.savetaro.com/it, così come alla sezione Informazioni mediche/I trapianti in Giappone.
http://www.savetaro.com/it/informazioni-mediche/trapianti-in-giappone/

In Giappone non è consolidato un programma di prelievo di organi da donatore cadavere, la religione scintoista non lo supporta particolarmente. Nel luglio scorso hanno anche approvato una legge per facilitare l'espianto degli organi riconoscendo come decesso anche quello da morte cerebrale.
Purtroppo Taro si è trovato nel bel mezzo di questo cambio e, con le interminabili liste di attesa che ci sono, questa agevolazione a lui non sarebbe servita visto lo stato in cui si trovava. Ci vorranno anni prima che si possa vedere un cambiamento in Giappone per i trapianti.

@ Alessandro
"...nel frattempo mi venderei la casa e tutto quello che ho per pagare l'intervento."

Come riportato nelle FAQ che abbiamo messo sul sito, per quanto riguardava le possibilità economiche delle famiglie: "Tutti i loro risparmi ammontano a circa 150.000$ e sono resi disponibili per i pagamenti.
I genitori e la sorella sono proprietari dell'appartamento in cui vivono, rispettivamente in Giappone e in Francia. Per le spese che non saranno coperte dalle donazioni riceveranno dei prestiti da rimborsare con la vendita delle loro case."

Era pertanto previsto che le loro case sarebbero state messe in vendita per ripagare i debiti contratti dall'urgenza di depositare una grossa somma presso l'ospedale che avrebbe accolto Taro. 500'000$ (come ho riportato nel post di ieri) in contanti non credo li abbia una famiglia normale così su due piedi senza prima smobilitare mezzo mondo. Ecco perchè siamo anche ricorsi alla solidarietà dei nostri amici e dei loro amici, che qui ancora una volta ringrazio di cuore per tutto il supporto che ci hanno dato.

Massimo ha detto...

Scusa Taro, ma non sapevo niente... :(
La vita è un dono, un gran bel dono, e sapere godere di questo dono purtroppo non è cosa che tutti vogliono capire.
Dio ce la dà e Dio ce la toglie, per farci comprendere quanto siamo fragili e quanto invece ci sentiamo onnipotenti su tutto...

Riposa in pace Taro.
Prega per noi da lassù...

granmarfone ha detto...

Mi dichiaro, preventivamente, decisamente contro un sistema sanitario privato che ritengo sia attualmente quasi solo di tipo imprenditoriale.

Vorrei esprimere allora una mia considerazione non sulla vicenda personale in oggetto ma in riferimento ad alcuni commenti che hanno posto in contrapposizione la sanità pubblica e il sistema privato.

Se si parla o scrive semplicemente di "sanità pubblica" si pensa immediatamente all'equivalenza "sanità statale" e subito dopo "ci deve pensare lo Stato".

Il sistema sanitario pubblico (così come quello pensionistico, infortunistico ecc., limitandomi a questi e non considerandone altri come istruzione ecc.) non è pubblico perché statale.

E' pubblico perché nasce, come ora lo conosciamo, dal basso, spontaneamente, per opera delle prime organizzazioni dei lavoratori, due secoli orsono, nell'Ottocento: si costituiscono infatti le prime SOMS cioè le Società Operaie di Mutuo Soccorso - nel Regno Unito e in Francia, nazioni già industrializzate, si formano nel ’700 - con adesione volontaria.

Lo scopo principe era quello di fornire assistenza in caso di malattia o infortunio; di costruire strutture sanitarie cioè ambulatori e ospedali; di fornire sussidi in caso di disoccupazione; di contribuire inoltre all'elevazione morale, sociale e culturale dei soci; e altre numerose intenzioni.

Per farla breve, nel tempo queste iniziative, più o meno estese sul territorio ma comunque sempre su scala locale, sono passate in gestione, necessariamente delegate, a enti nazionali come SSN, INPS, INAIL ecc.

Ecco, io credo che si debba sempre avere presente la matrice solidaristica che è stata alla base delle azioni dei nostri predecessori e che deve persistere tuttora.

Si porrebbero forse in una luce diversa le vicende come quella in oggetto; considerando poi che vicende simili sono accadute anche in Italia, e anche recentemente, si avrebbero elementi aggiuntivi per soluzioni diverse, migliori.

Il socio della SOMS aveva diritto a ricevere assistenza avendo contribuito fattivamente e in solidarietà; così come io, socio del SSN, ho diritto a ricevere tutta l'assistenza che mi occorre contribuendo, unitamente tutti gli altri in modo solidaristico, a costituire il fondo necessario (e i versamenti non si intendono come tasse bensì contributi, è molto importante ricordarlo).

Credo infatti che affidarsi alla raccolta volontaria, e pertanto aleatoria benché generosa ed encomiabile, di denaro per affrontare un intervento (a parte, nello specifico, le difficoltà nella disponibilità di donatori) sia umiliante per il malato come per i familiari, così come era umiliante per il lavoratore nell'Ottocento doversi affidare alla carità degli altri perché malato e inabile al lavoro.

oscar ha detto...
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