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38 commenti

Fortnite, premi per 100 milioni di dollari in un gioco “gratuito”

Fortnite è la mania del momento: un gioco online popolarissimo, specialmente nella versione Battle Royale, che è gratuita e disponibile per computer Windows e Mac, PlayStation 4, Xbox One e smartphone e tablet Apple.

Per darvi un’idea di quanto stia avendo successo, provate semplicemente a nominare la parola Fortnite a qualunque bambino o adolescente. Oppure considerate questo dato: pochi giorni fa la Epic Games, la società che ha creato e gestisce Fortnite, ha annunciato che offrirà ai giocatori un montepremi complessivo di cento milioni di dollari. Cento milioni di dollari reali, s’intende.

Se vi state chiedendo come faccia un gioco gratuito a potersi permettere un montepremi così spettacolare, la risposta è una parola: V-buck. I V-buck sono la valuta interna di Fortnite e si usano come gettoni per comprare varie cose nel gioco: le skin, ossia l’aspetto visivo del personaggio gestito dal giocatore; le emote o mosse che esprimono emozioni; le armi; i Pass Battaglia, che fanno salire di livello più rapidamente; e altro ancora. Questi V-buck si guadagnano giocando molto assiduamente oppure semplicemente comperandoli online, pagandoli con soldi reali.

Ma siccome guadagnare quantità significative di V-Buck semplicemente giocando richiede moltissimo tempo ed è intenzionalmente frustrante, molti giocatori comprano questi gettoni di gioco spendendo denaro vero (di solito quello dei genitori, anche se esistono parecchi giocatori adulti). Spendono così tanto che soltanto nel primo mese di disponibilità della versione di Fortnite Battle Royale giocabile sugli smartphone Apple la Epic Games ha incassato oltre 25 milioni di dollari.

Intorno a questo vortice di denaro sono nate molte truffe, che è meglio conoscere: per esempio, i giocatori vengono abbindolati da pubblicità online o da messaggi di altri giocatori che promettono cheat, ossia trucchi per ottenere grandi quantità di V-Buck con poca fatica, magari in cambio della loro password di Fortnite o dell’installazione di qualche programma di dubbia provenienza.

È un inganno piuttosto evidente, concepito per rubare gli account o per infettare i computer delle vittime, ma nella febbre del gioco una mente giovane si fa sedurre facilmente, per cui se avete figli che giocano a Fortnite conviene avvisarli che chiunque prometta loro V-Buck gratis o a prezzo scontato, per esempio nelle chat del gioco, è un truffatore. I V-buck si comprano soltanto tramite i negozi online ufficiali.

Conviene inoltre bloccare gli acquisti in-app sui dispositivi usati per giocare, per evitare che i giovani giocatori spendano grandi cifre senza accorgersene, e impostare dei limiti automatici di orario e di tempo di gioco quotidiano, per scongiurare l’instaurarsi di dipendenze e delle “facce da Fortnite”, ossia dei visi assonnati che ciondolano sui banchi di scuola dopo troppe sessioni di gioco notturne.

Se volete farvi un’idea di questo gioco, delle sue regole e dei suoi contenuti, anche in termini di ritmo frenetico, di violenza e di interazione con altri giocatori, potete semplicemente andare su Youtube e digitare “Fortnite gameplay”: troverete un’infinità di video di sessioni di gioco e anche di spiegazione quasi maniacale delle sue funzioni a volte intenzionalmente nascoste, e capirete perché il suo mix di sparatutto e costruzione in stile Minecraft è così accattivante e fa perdere la cognizione del tempo. Buon divertimento.


Fonti aggiuntive: Ars Technica, BoingBoing, Polygon, Forbes, VG24/7.
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Commenti
Commenti (38)
La moda dei giochi tipo Battle Royale è iniziata con Playerunknown Battlegrounds, un gioco di una software house "indie", non gratuito ma che ha avuto un successo fulminante.

Su Fortnite invece, la Epic ha annunciato che "nel corso di quest'anno" anche la modalità "salva il mondo" cioè quella meno "casual" e più ponderata, che si divide in due fasi: prima la costruzione dei "forti" e poi la fase di attacco e difesa, diventerà gratuita. Personalmente ci gioco anche io, è divertente anche se diventa rapidamente piuttosto frustrante: ogni partita può avere un singolo vincitore e si gioca in 100 sulla medesima "mappa", il che ti spinge in una infinita serie di "ok, ne faccio ancora una, magari questa la vinco".
E' una meccanica che funziona maledettamente bene.

Paolo se vuoi approfondire chiedi pure.
Con due figli adolescenti devo combattere ogni giorno per negargli l'acquisto di questi pack per Fortnite. A parte l'assurdità di spendere 10€ per vestire il tuo personaggio con un cappuccio in testa oppure perché balla la samba invece di camminare, ormai questa è la moda del gioco elettronico moderno. Paghi poco il gioco se non addirittura gratis poi sborsi centinaia di euro per avere una pistolina ad acqua.
Da parte mia ho tolto paypal dal playstation network, messo barring telefonico sulla sim e autenticazione a due fattori sul PSN. Ricordiamoci che poco più di un anno fa Sony si è fatta fregare gli account di tutti gli utenti.
E' un mondo difficile
Wow é la prima volta che ti vedo parlare di video games
Botto: l'altra strada sono giochi da 60, 70 euro che ogni sei mesi buttano fuori contenuti aggiuntivi A PAGAMENTO e senza quelli non giochi. Non so se sia peggio il gioco free con gli acquisti "estetici" o quello.

paragonandolo al software: come dire che non paghi Word ma puoi solo stampare in bianco e nero e che per stampare a colori paghi a parte. Nel software sarebbe una strategia perdente, sui giochi funziona. Chissà come mai.
Beh, non è la prima volta che un videogioco "gratuito" incassa milioni di dollari grazie a una valuta virtuale che si può ottenere giocando assiduamente o comprandola con soldi reali.

Pokémon Go ha incassato 950 milioni di dollari nei primi 6 mesi dal lancio, in confronto Fortnite ha raccolto bricioline.
Beh ma sai, i giochi "mobile" hanno una modalità di "consumo" abbastanza diversa. Parliamo di Candy Crush?
Forse è la prima volta che un gioco gratuito su PC fa un "botto" di queste proporzioni.

Stupisce che sia diventato così "di moda", quello si.
Presente.
Ho 2 figli piuttosto appassionati di questo gioco. Ho pagato 10 eur per ognuno per ottenere non ho bene capito cosa (mappe, o livelli migliori).
Tutto sommato 10 eur per un gioco che piace non mi sembrano poi così tanti (prelevati dalle loro paghette, naturalmente).
Grazie delle informazioni, vedrò di trasmetterle, anche se non hanno accesso ai pagamenti in modo autonomo.
@ Botto: E' un mondo difficile perche' e' sempre piu' popolato di cretini !
Io raccomando sempre la visione dei primi dieci minuti del film di "fantascienza" IDIOCRACY.
Sta succedendo proprio cosi' !
Altri giochi usano una meccanica simile, con oggetti che modificano solo l'estetica, altri, cosiddetti "pay for Win" ti danno oggetti con effettivi vantaggi in gioco, favorendo i giocatori paganti. Se non altro qui i livelli non avvantaggiano nel gioco.

Più onesto come approccio e tipico dei giochi a pagamento
E dopo che vi avranno portato via tempo, attenzione, denaro, cosa vi sarà rimasto?

Contando che -sono programmati- per attirare e far spendere tempo, attenzione, denaro dando l'illusione di aver raggiunto un obiettivo. Sono strumenti manipolatori che non danno niente e prendono tanto.

Mi ricordano molto di più le videolotterie che i prodotti fatti perché gli sviluppatori amano il gioco tanto quanto i giocatori.
Beh, io alla fine mi sono anche divertito.. Certo diventa difficile bilanciare la frustrazione del "ho perso di nuovo" col divertimento del gioco, ed è il motivo per cui alcuni prodotti hanno successo e altri no.
A me la dinamica affascina molto.
Premesso che il discorso che vedo fare da alcune persone sul genere "io spendo i soldi in modo sensato, gli altri sono degli allocchi" mi fanno più che storcere il naso, qui la dinamica è talmente inedita da meritare un capitolo a parte.

I così detti "pay to win" non sono una novità, ma il caso di fortnite è inedito: la classifica generale viene azzerata ogni tot giorni (per cui chi ha iniziato sei mesi prima di te, non ha nessun vantaggio), all'inizio di ogni livello si è tutti nelle stesse IDENTICHE condizioni indipendentemente dalla spesa: l'unica cosa che cambia sono le skin e le mosse.
Da una parte, rastrelli i soldi da chi ha problemi di ego (ed il fatto di pagare soldi reali per un cappellino virtuale, può anche essere considerato uno "status symbol" ), dall'altra non frustri giocatori che non vogliono spendere un centesimo ma che continuando a partecipare al gioco ne aumentano il valore.

Tanto di cappello
Siredward.
La tua è una bella domanda. E rispondere non è facile. Quando giocavo ad aion (gioco gratuito ma dove si poteva acquistare di tutto) ci pSsavo anche un paio d'ore al giorno (nota dopo 50 minuti appariva un messaggio che ricordava che c'era anche un mondo reale) perché ci giocavo? Evasione. Rilassarmi prendendo a spadate infime creature, godere degli scenari ben disegnati.
Cosa mi ha lasciato? Nulla. Avrei potuto fare altre cose più utili in quel tempo. Ci rigiocherei? Penso di si, per gli stessi motivi di sopra: staccare in assenza di altre alternative. Oggi come allora preferisco farme un giro di foto al parco. Ma non sempre si può. A ben pensarci non è poi diverso dal guardare una partita di calcio su sky, o simili. È uno svago e come tale considerato e trattato.
@ST

Assolutamente. Se lo fai per svago, non ci spendi soldi dentro, e dopo un po' te ne dimentichi.

Resta un dato di fatto, però: la passeggiata al parco è -comunque- meglio, sotto molteplici punti di vista. Non significa che non devi giocherellare, se vuoi, ogni tanto, è solo un invito a riflettere sul reale valore delle cose.

E dei passatempi in generale. La TV, spesso, finisce per avere lo stesso valore nullo del giochino-passatempo.

In un passato remoto ho avuto la sfortuna di infognarmi per un periodo nei videogiochi (ed erano ancora quelli fatti con una mentalità molto diversa da oggi): mi è rimasto straordinariamente poco di quel mondo, e ancora meno che abbia valso la pena. Non è niente, se vuoi, ma... imparare a suonare uno strumento musicale, o qualche passo di danza, giusto per dire un paio di altre cose che ho fatto (e non bene abbastanza da potermene vantare) mi ha lasciato molto, molto, molto, molto di più.

Per questo, perché ci sono passato, ripropongo la domanda: e dopo che vi avranno portato via tempo, attenzione, denaro, cosa vi sarà rimasto?

L'importante è scegliere con cognizione di causa, sapendo cosa si sceglie e perché.
Bisogna dire che tutti questi giochi che permettono di comprare oggetti "in game" con soldi reali porteranno malintenzionati a creare truffe e siti per rubare gli account. Succedeva (e succede ancora) su altri giochi più vecchi, un esempio CS:GO dove si possono comprare "skin" per le armi (le armi sono sempre le stesse, cambia solo come solo colorate) e robe del genere. La quantità di bot, siti e compagnia bella che provano a fregarti è incredibile
Beh c'è gente che truffa con i codici d'installazione falsi di qualsiasi gioco o software, la fregatura e il furbetto sono sempre dietro l'angolo
@SirEdward (e a chiunque sia interessato all'opinione di un ex-player)
Comprendo abbastanza bene il ragionamento che fa SirEdward riguardo ai videogiochi, ci sono mille attività più produttive, utili e salutari a cui è "meglio" dedicare tempo; ma sono in disaccordo con la sua opinione. Una decina d'anni fa ho dedicato una notevole quantità di tempo per quasi 5 anni a un MMORPG, World of Warcraft, in cui si pagava una quota mensile (intorno ai 12 euro) per poter giocare; in seguito hanno introdotto oggetti cosmetici a pagamento, per aumentare i profitti, e da lì in poi il gioco ha iniziato a mio avviso a perdere di valore. Ora non conosco la situazione specifica di SirEdward , ma a me è rimasto moltissimo di tutte quelle ore passate online, ovviamente non in termini tangibili, ma in termini di esperienze fatte, persone conosciute e conversazioni avute e ha cambiato moltissimo la mia prospettiva sul mondo e "sul valore reale delle cose". A mio avviso questo tipo di giochi possono essere molto più di una semplice distrazione, possono essere una piattaforma che offre un "mondo alternativo", la capacità di incontrare e relazionarsi con persone in una maniera differente da quella che sperimentiamo normalmente; purtroppo questo punto fondamentale è molto difficile da trasmettere a chi non ha mai giocato online, e giochi diversi creano esperienze diverse, così come persone differenti avranno esperienze differenti dello stesso gioco.
Ovviamente non voglio sostenere che questi giochi siano privi di difetti, soprattutto quelli più recenti: concordo pienamente sul fatto che creano dipendenza, siano simili al gioco d'azzardo (vedi ad es. Overwatch Loot Boxes), sfruttino le "debolezze" della mente umana e che il loro scopo ultimo è comunque e sempre il profitto.
Per descrivere bene il mio punto di vista e la mia esperienza avrei bisogno di decine di pagine, ho voluto lasciare questo commento solo per offrire un punto di vista alternativo e posivito di quelli che sono i videogiochi online.

TL;DR: il tempo passato a giocare online mi ha lasciato molto, e in retrospettiva non è stato uno spreco né di tempo né di soldi

Io ho giocato quasi 10 anni a world of Warcraft. Ho conosciuto un sacco di gente e con molti sono rimasto amico come se li avessi conosciuti personalmente.
@Dk Lankard

Prima. Molto prima. Abbastanza prima da vedere la differenza fra una comunità di persone che gioca insieme on-line (per quanto non ami la cosa) e una persona che si dedica in solitario a un gioco, anche se contro avversari umani.
Francamente non capisco chi dice, con malcelata superiorità, che i videogiochi non lascino nulla e sono perdita di tempo e che sarebbe meglio dedicare tempo e risorse ad altro. É puro snobbismo intellettuale. Ho 32 anni, insegno inglese, arrampico e sono un discreto fotografo. E si ho la passione dei videogiochi da quando ho circa 10 anni, ricordo ancora cob piacere il divertimento e le incazzature di quando giocavo con mio fratello più grande, il piacere di finire un livello e scoprire come andava avanti la storia. Ho avuto magoni assurdi coi vari final fantasy, ore di follia a Mario Kart in 4, mi sono perso negli oceani di endless ocean, ho quasi pianto come un bambino giocando a last guardian e fatto domande sulla modalità con shadow of the colossus. E potrei andare avanti per ore, parlando delle amicizie create online che vanno avanti da decenni ( ah i bei tempi di diablo2 online). E si ogni tanto mi faccio qualche ora a Fortnite, per il mero gusto di divertirmi un po e vedere ogni volta quanto a lungo riesco a durare ( leggasi poco, faccio schifo ma mi diverto ). Quindi consiglio spassionato, smettetela di vedere i videogiochi come perdita di tempo e magari potreste scoprire mondi nuovi. Poi liberi che non vi piaccia, ma ognuno ha i suoi hobby, e non credo proprio esistano hobby più belli o sensati di altri non sarebbero hobby.
@Luca Paleari

Non t'arrabbiare, in fondo la metà buona delle cose che hai citato come belle nei videogiochi sono in realtà il contatto e la relazione con altri esseri umani.
Ma l'ho già detto a Dr Lankard e ST.

E poi ho parlato della mia propria esperienza, perciò se non capisci forse in fondo non è un problema mio...

In sostanza, quello che mi hanno dato altri hobby è infinitamente di più di quello che mi hanno dato i videogiochi. Soprattutto quando il tempo dedicato aumenta.

Anche dal punto di vista relazionale... io amo il faccia a faccia, l'essere nello stesso luogo. Attività che mi fanno essere nello stesso luogo di altre persone mi hanno sempre dato molto di più dei videogiochi (che raramente mi hanno messo in quella condizione).

Ma io penso valga anche per te: ho la netta sensazione che sia la fotografia che l'arrampicata ti abbiano dato più dei videogiochi. Sbaglio?





SirEdward, mettendo le cose sotto questo punto di vista, si rendono inutili un sacco di altri intrattenimenti come la musica, la letteratura, il cinema, il teatro, la danza, l'arte ed ecc... almeno se si usufruisce di questi in maniera passiva. (ascoltare la musica, non fare musica)

Ma un intrattenimento è un modo per passare la giornata divertendosi, non serve per acquisire abilità da spendere successivamente. Potenzialmente, quello che potrebbe rimanere di un videogioco è una bella scena (come in un film), una bella azione (come nello sport, con tanto di adrenalina) o una bella storia. (come nel cinema/teatro/letteratura) Con la capacità in futuro di scegliere i giochi più adatti, nello stesso modo in cui un appassionato di vini sceglie le botti migliori.
Considerarli uno spreco è come considerare uno spreco la vita da sportivo in quanto, una volta diventati vecchi, non ci sarà più rimasto nulla di quello che abbiamo praticato in giovane età. (escludendo eventuali problemi a camminare nel momento in cui la corsa era il proprio sport)

@ silverflare

SirEdward, mettendo le cose sotto questo punto di vista, si rendono inutili un sacco di altri intrattenimenti

In realtà no. E' una questione di approfondimento e profondità dell'argomento.

Ammetto che al primo messaggio avevo più in mente un certo tipo di videogiochi che il loro totale, ma al tempo stesso è vero che rispetto alle altre attività che hai citato i videogiochi mi hanno dato meno.

Non nel senso che non mi hanno mai dato niente; anche io ho bellissimi ricordi. Ma quello che mi ha dato il resto...

Il tuo ragionamento coglie un punto importante: uno dei meccanismi fondamentali che danno ricchezza in queste attività è -fare-, dedicarsi in maniera attiva alla cosa. Ma questo segna proprio quello che dico io, perché in un videogioco, almeno in teoria, dovresti -fare-, agire personalmente. E nonostante questo, perdono nel confronto.

Questo è uno dei punti più critici, o più cupi, per come la vedo io. Tu agisci, ma agisci in un ambiente progettato per darti sfide già pensate, risolvibili, premasticate. Questo toglie tantissimo dalle possibilità di arricchimento che hai.

Ricordo che uno dei giochi che più mi ha dato aveva dei bug, e ti permetteva di spostarti nella mappa usando strade che i programmatori non avevano previsto, a rischio di incasinare la trama. Usare il cervello per capire se era possibile passare in certi posti, e come farlo, e scoprire cose che non erano già preparate è stato molto più arricchente di tutta la storia prestabilita dai programmatori.

Non è nemmeno che non ci siano prodotti capaci di fare di più, ma sono pochissimi, nel panorama sterminato che c'è.

Delle altre attività, possono essere quasi tutte più arricchenti anche solo alla fruizione passiva, se ti dedichi alle opere che hanno raggiunto un livello di profondità adeguato, perché ti puoi trovare davanti opere che non sono state scritte necessariamente perché -tu- le capisca fino in fondo, o che tu le colga alla prima fruizione. Magari sono pensate per persone che hanno più conoscenze o esperienze di te, o diverse. Sforzarti di capirle, di imparare, ti fa crescere, ti dà di più del videogioco predigerito.


Ma un intrattenimento è un modo per passare la giornata divertendosi, non serve per acquisire abilità da spendere successivamente.


Da un lato, se trovi un passatempo che fa anche quello, non è meglio? Dall'altro, anche se hai un passatempo che non ti insegna nulla, l'importante è che non gli dedichi troppo tempo, che puoi mettere in cose che ti facciano crescere.

Ma i videogiochi –spesso- sono fatti per essere accattivanti, per tenerti lì... sono costruiti scientemente a questo scopo: non per dare, ma per prendere.


Potenzialmente, quello che potrebbe rimanere di un videogioco è una bella scena, una bella azione o una bella storia.


Il mercato dei videogiochi è sempre meno composto da titoli di questo genere e sempre più composto da titoli pensati e costruiti per fare altro. Ma anche tra i titoli di questo genere devi trovare quelli fatti bene, perché la mediocrità è un attimo, e il tempo che gli dedichi può essere persino di più di quello che dedichi a un libro.


Considerarli uno spreco è come considerare uno spreco la vita da sportivo in quanto, una volta diventati vecchi […]


E' una comparazione interessante, ma la considero completamente sbagliata, per lo stesso motivo di cui ti parlavo all'inizio. Lo sport, fatto bene, ti dà tantissime cose che vanno al di là della semplice abilità motoria (la corsa in primis). Dagli effetti psicologici di lungo periodo alle capacità di relazione.

Concludo ricordando che non è che parlo a caso, ho passato un periodo della mia vita dedicando troppo tempo ai videogiochi: quello che dico è quello che ho sperimentato io. Sono contento che i videogiochi esistano, ma vanno usati con moderazione (a volte molta moderazione).
I videogiochi non sono diversi dalla passione per il cinema o la lettura (di narrativa). E, onestamente, non vedo molto di più utile in mille altri hobby, cosa ti rimane della fotografia? Un milione di foto che non riguarderai mai più? Della passione per le passeggiate al parco?
Chi pensa agli hobby come un qualcosa che deve essere produttivo ha sbagliato in partenza. E lo dico da persona che come hobby ha sia videogiochi che stampa 3d / fai da te.
@Stefano Della Bella

I videogiochi non sono diversi dalla passione per il cinema o la lettura (di narrativa).

E' una tua opinione.

Io li ho provati entrambi, e la mia esperienza è che la differenza sia enorme (o meglio: lo possa essere).


E, onestamente, non vedo molto di più utile in mille altri hobby, cosa ti rimane della fotografia? Un milione di foto che non riguarderai mai più? Della passione per le passeggiate al parco?


Se non lo vedi, è un limite tuo.

La fotografia la conosco poco, ma posso metterci: la capacità di composizione dell'immagine, la capacità di sfruttare l'apparecchiatura in modo creativo, la capacità di sfruttare la fisica della composizione delle immagini in modo creativo, la capacità di dare spazio alla realtà per cogliere le cose interessanti, la capacità di guardare le cose da più di un punto di vista, la capacità di sfruttare in maniera creativa le immagini per dire qualcosa, la capacità di capire -cosa- rende bella un'immagine, e di replicarla, la sensibilità verso i contenuti delle altre immagini.

Sospetto che la fotografia non sia una tua passione, altrimento lo sapresti.

Ma anche solo le passeggiate ti permettono di pensare, conoscere gente, parlare con un amico, oltre ad aiutare il tuo fisico a mantenersi in forma. E puoi fare più di una di queste cose contemporaneamente, e nel mondo reale.

Chi pensa agli hobby come un qualcosa che deve essere produttivo ha sbagliato in partenza.

Non ho detto "produttivo", ho detto "che ti lascia qualcosa". E siccome di attività simili ne ho trovata più di una, direi che la cosa funziona.


E lo dico da persona che come hobby ha sia videogiochi che stampa 3d / fai da te.


Sono sicuro che la stampa 3D fatta bene ti può dare di più di un videogioco.
@SirEdward

"I videogiochi non sono diversi dalla passione per il cinema o la lettura (di narrativa).
E' una tua opinione."

Ed è una tua opinione che non lo sia, io parlo da persona che va al cinema più volte al mese (quest'anno sono usciti molti titoli imperdibili) e vario parecchio di genere e tipologia e al lavoro (pulizie ferroviarie) tengo sempre in tasca il mio fidato Kindle per continuare a leggere libri in ogni minuto libero. Quindi parlo di tre mie passioni, per le quali ho passato a volte notti in bianco (Un ultimo capitolo/puntata/livello e poi dormo) e che mi hanno lasciato alcuni dei ricordi più belli.

"Io li ho provati entrambi, e la mia esperienza è che la differenza sia enorme (o meglio: lo possa essere)."

Sospetto che videogiochi non siano una tua passione, altrimento lo sapresti.

"Se non lo vedi, è un limite tuo.
La fotografia la conosco poco, ma posso metterci: ..."

Era un esempio a caso fra quelli citati, e introduce bene quella che è la mia idea, ovvero che dipende sempre da quanto si approfondisce e da cosa si vuole da un proprio hobby, così come ci sono appassionati di fotografia che si studiano e approfondiscono il proprio hobby ed altri che si limitano a spendere una barca di soldi in equipaggiamento che non sanno usare (a cui della passione rimane poco), nello stesso modo c'è chi compra una PS4 e l'attacca alla TV per un'oretta di svago dopo lavoro (nulla di male in ciò) e chi approfondisce di più la passione videoludica, magari assemblandosi un proprio computer, magari condividendo la propria passione con gli amici, magari arrivando a creare contenuti per altri giocatori e chi più ne ha più ne metta.


"Ma anche solo le passeggiate ti permettono di ..."

Così come giocare online può portarti a conoscere gente, parlare con amici, e aiutare la tua mente a tenersi in forma (ci sono strategici competitivi che sono paragonabili agli scacchi per complessità e strategia, giusto per fare un esempio a caso Starcraft, che nel frattempo mantiene una trama nella storia e nell'ambientazione ben al di sopra dello standard cinematografico per il genere fantascientifico). E puoi fare più di una di queste cose contemporaneamente, online, onestamente passo una parte importante tempo a casa con le cuffie wireless, facendo quel che devo fare e chiacchierando con altri amici via Teamspeak/Discord contemporaneamente, soprattutto mentre faccio qualche lavoro noioso e ripetitivo.


"Sono sicuro che la stampa 3D fatta bene ti può dare di più di un videogioco."

La parola chiave è "fatta bene", io sono arrivato successivamente alla febbre da stampa 3d di qualche anno fa, ma è pieno di gente che si è presa una stampante 3d già assemblata e calibrata giusto per stampare una statuina di Star Wars da mettere su una mensola a prender polvere assieme alla stampante stessa.
Io ho preso volutamente un kit clone cinese a basso costo per poi imparare a montare, calibrare e riparare una stampante, e passo la maggior parte del tempo a lavorare e stampare pezzi della stampante stessa o a sistemare qualche nuovo fantastico modo in cui certe cinesate riescono a rompersi.

Ad oggi non so dire se la stampante 3d mi ha dato di più dei videogiochi, ma l'hobby mi è stato fatto scoprire da un amico conosciuto su un piccolo forum videoludico online, del quale nel frattempo sono diventato uno dei (tanti) gestori. Mi ha suggerito la stampa 3d per via delle mie conoscenze pregresse nel campo della modellazione 3d di loghi e animazioni per il forum stesso.
Sono finito su quel forum perchè ospitavano un server di Minecraft con elementi GDR (che mi ha anche portato al mondo di D&D) e ho iniziato a giocare a Minecraft (nel 2010) perchè un mio compagno di banco mi vide giocare ad una versione modificata di GTA San Andreas.

Una strada lunga, strana, complessa e piena di lasciti e ricordi, così come ogni altro hobby o passione può portare a sviluppare. L'importante è sempre non lasciarsi ingannare dai propri pregiudizi a riguardo.
@Stefano Della Bella

Ed è una tua opinione che non lo sia,

Ma no... viene dalla mia personale esperienza di vita. E tra l'altro non ho detto che non ci siano cose belle nei videogiochi, solo che io ne ho sempre trovate di più altrove, e so anche il perché.

Perciò ho proposto la domanda: E dopo? Cosa vi hanno lasciato? Pensatevi, perché l'importante è un uso consapevole.

Sospetto che videogiochi non siano una tua passione, altrimento lo sapresti.

Lo sono stati. Ora non lo sono più. Il motivo è quello che ho spiegato.

D'altronde, se leggi quello che ho scritto ad altri utenti, il mio pensiero è chiaro: nei videogiochi ho trovato un sacco di cose, ma sempre meno che nelle altre attività; il motivo è che si tratta quasi sempre di materiale premasticato (programmato per permettere quelle cose e non altre) e che promuovono, nel totale, un'alta percentuale di abilità che non varranno più nulla 6 mesi dopo (o fuori dal mondo del videogioco).

D'altronde, non c'è niente di male nel videogioco in sé, se fatto con cognizione di causa e sapendo cosa si sta facendo. il pericolo è reale perché il mondo del videogioco oggi è pieno di prodotti programmati apposta per accalappiare utenti, più che essere fatti per passione dei creatori e per arricchire le esperienze dell'utente.


La parola chiave è "fatta bene",


ah, se non è fatto bene, vai poco in là. E' per questo che paragonare Starcraft al film di fantascienza medio (soprattutto oggi) non è un buon paragone. Ma devi anche guardare la quantità di Starcraft che esistono rispetto al totale.

Ad oggi non so dire se la stampante 3d mi ha dato di più dei videogiochi

Valutalo in base al tempo che gli hai dedicato e all'usabilità delle skills che hai appreso.

L'importante è sempre non lasciarsi ingannare dai propri pregiudizi a riguardo.

Esattamente. Le mie parole ti hanno punto perché è qualcosa a cui tieni molto. Ciononostante, le mie parole sono figlie di molto tempo dedicato a questa "passione" di una volta, e poi svanita per i motivi che ti ho detto. La domanda che ho fatto e le cose che ho detto sono vere anche se ti danno fastidio.

Una nota: come ho già fatto notare rispondendo ad altri, ritengo che la componente relazionale sia fondamentale, MA la mia esperienza con i videogiochi viene prima dell'esplosione del gioco multiplayer costante e di massa. Tuttavia, ritengo (anche qui per esperienza personale) che la parte relazionale più arricchente sia il faccia a faccia, e questo non esiste nemmeno oggi, nel mondo dei videogiochi.

@Stefano Della Bella

"D'altronde, non c'è niente di male nel videogioco in sé, se fatto con cognizione di causa e sapendo cosa si sta facendo. il pericolo è reale perché il mondo del videogioco oggi è pieno di prodotti programmati apposta per accalappiare utenti, più che essere fatti per passione dei creatori e per arricchire le esperienze dell'utente."

Ed è una cosa di cui la maggior parte dei videogiocatori appassionati sono pienamente consapevoli, a cascare in queste cose è chi il mondo videoludico lo ha avuto in mano negli ultimi anni e di "traverso", nella mia vita di tutti i giorni mi sento spesso ripetere "ma non ti stanchi?" da persone che tengono la loro faccia sullo smartphone per metà della giornata, buona parte del tempo sul Candi Crush di turno.

Esattamente. Le mie parole ti hanno punto perché è qualcosa a cui tieni molto. Ciononostante, le mie parole sono figlie di molto tempo dedicato a questa "passione" di una volta, e poi svanita per i motivi che ti ho detto. La domanda che ho fatto e le cose che ho detto sono vere anche se ti danno fastidio.

Le tue parole:
"Contando che -sono programmati- per attirare e far spendere tempo, attenzione, denaro dando l'illusione di aver raggiunto un obiettivo. Sono strumenti manipolatori che non danno niente e prendono tanto."

Stai generalizzando un intero settore dell'intrattenimento e facendo "di tutta l'erba un fascio", se è questa l'impressione che ti ha lasciato il mondo videoludico mi dispiace, probabilmente sei incappato nei titoli sbagliati nel momento sbagliato.

I videogiochi sono paragonabili a mille altre passioni, da quella per i giochi da tavolo e/o di ruolo a quella per la lettura e/o il cinema, nei rispettivi ambiti sono indistinguibili dal media di riferimento per vantaggi/svantaggi e la differenza fra "online" e "faccia a faccia" non è strettamente legata al mondo videoludico, conosco gente che guarda i film "assieme" utilizzando canali vocali e una piattaforma web che permette di sincronizzarne la visione, ed è così che si guardano intere serie, altre organizzano invece "lan party" più o meno grandi in cui ci si trova ognuno con il proprio PC per giocare tutti in multiplayer locale.

Ma devi anche guardare la quantità di Starcraft che esistono rispetto al totale.

In un mondo in cui chiunque, letteralmente, può prendere e pubblicare un videogioco è irrilevante quale sia la percentuale di spazzatura, è un discorso che vedo spesso e volentieri fare nei confronti dei cartoni animati (in generale, non solo quelli giapponesi), "una volta erano belli, quelli che guardavo io ai miei tempi, ora son tutti spazzatura. E' un discorso fatto senza considerare che non è la quantità di prodotti di qualità ad essere cambiata ma è la massa di spazzatura di contorno prodotta a basso costo ad essere proliferata fino al ricoprire e nascondere i prodotti buoni, ma questo vale appunto per tutta l'industria dell'intrattenimento, che siano cartoni animati, fumetti, libri, videogiochi, musica, film o qualsiasi altra cosa.

Insomma continuo a non vedere cosa abbiano i videogiochi di diverso da qualsiasi altra forma di intrattenimento e continui a non spiegarti, dicendo che è ovvio e naturale senza mai spiegare come e perchè lo sia.
Che cosa mi lascerebbe in più rispetto ad una partita ad un qualsiasi RPG il guardarmi un film o leggermi un libro?
Purtroppo c'è credo ancora l'idea che i contatti virtuali fatti via Internet non valgano come i contatti reali. Cioè se io conosco un tizio perché andiamo a portare a spasso il cane nello stesso Parco La conoscenza sembra per così dire più importante o seria rispetto all aver incontrato la stessa persona nella chat di StarCraft e scambiato due chiacchiere a fine partita.

Che poi non capisco, perché chiedersi cosa ti rimane da un hobby, è un passatempo, quindi il solo fatto che tu ci passi del tempo è il suo scopo è quello che ti lascia. O no?
@Stefano Della Bella

Stai generalizzando un intero settore dell'intrattenimento e facendo "di tutta l'erba un fascio", se è questa l'impressione che ti ha lasciato il mondo videoludico mi dispiace, probabilmente sei incappato nei titoli sbagliati nel momento sbagliato.

Non essere inutilmente pungente; mostra quanto la cosa ti tocchi, ma invita al diverbio.

Riprendo una frase che ho già detto a Silverflare

"Ammetto che al primo messaggio avevo più in mente un certo tipo di videogiochi che il loro totale, ma al tempo stesso è vero che rispetto alle altre attività che hai citato i videogiochi mi hanno dato meno."

E' ancora perfettamente valida.


I videogiochi sono paragonabili a mille altre passioni


Per esperienza vissuta... no. Magari dipende da come -io- vivo le cose, ma è per quello che pongo la domanda che ho posto all'inizio.

La cosa più simile è il gioco da tavolo. Ma il gioco da tavolo ha la componente del faccia a faccia, dell'essere nello stesso luogo, che il videogioco non ha. I lan party possono somigliargli molto (ne ho fatti), ma ti assicuro che guardare in faccia il tuo avversario e non essere concentrato su un monitor è molto meglio.

Lettura e cinema rientrano nel capitolo qualità. Un libro o un film fatti bene non sono stati scritti per adeguare la loro difficoltà alle tue capacità e sono a livello di densità di informazione che non deve contendere con il tuo restare intrattenuto dal gioco, perché non hanno la parte in cui tu devi superare prove sempre uguali che, in termini emotivi e narrativi, sono delle ripetizioni superficiali, delle diluizioni.

Questo è un punto fondamentale: in un videogioco gli elementi che possono fare la differenza in termini narrativi ma soprattutto emotivi si scontrano e vengono spesso neutralizzati dalla necessità di mettere il giocatore in grado di fare cose.

La diluizione emotiva o il ricorso a gratificazioni semplici reiterate è quasi obbligatoria e a lungo andare perde il confronto con la profondità emotiva che altre attività possono raggiungere.

Nella mia esperienza di vita il videogioco perde il confronto contro quasi tutte le altre attività, e in più lo perde in maniera brutale contro tutto quello che è "fare", in termini mentali o pratici.


Insomma continuo a non vedere cosa abbiano i videogiochi di diverso da qualsiasi altra forma di intrattenimento e continui a non spiegarti


Mi sono spiegato benissimo, per quello che potevo. Se non lo vedi ancora, il problema non sono io. E d'altronde non devi nemmeno essere d'accordo con me. Ho fatto una domanda, non un'affermazione. Se la domanda ti disturba, vuol dire che era una domanda utile.

Nella mia vita vissuta il videogioco perde al confronto con più o meno tutto il resto, dunque lo uso con molta cautela. Ma sei libero di non crederci, o di fregartene, o di pensarla diversamente. Io mi limito a lasciarti la domanda; non è un problema la risposta che dai, purché sia una risposta riflettuta e ragionata.

E purché tu non venga a sindacare quella che ho dato io per me stesso. :-)
SirEdward il fatto è che quella che descrivi è la tua esperienza. Ma non puoi farla valere come regola generale
Io apprezzo i videogiochi e devo dire che mi hanno dato tanto anche in termini umani. Tutt'oggi mi capita di andare a trovare mio padre e di ritrovarmi a parlare con lui di quanto cazzo era bello Flashback sull'Amiga 500, oppure di quanto è stato stimolante esplorare tutta la mappa di Ultima Online. Tutti i miei ricordi più cari sono indissolubilmente legati a dei videogiochi, a cui ancora penso e a volte gioco, alla ricerca dello stato d'animo che avevo quando ci giocavo da bambino o da ragazzino. Tutt'oggi molto del mio immaginario è condizionato dalle atmosfere che ho vissuto nelle mie avventure al joystick.

Sinceramente? Da adulto mi sono reso conto che mi interessa di più la vita vera, e preferirei avere più ricordi reali e meno ricordi virtuali. Se avessi vissuto più real life da piccolo avrei imparato prima a mandare affanculo le persone, e ciò mi avrebbe fatto comodo.

Fortunatamente l'ho scoperto abbastanza presto da poter rimediare e dedicarmi ad altro in maniera amatoriale ma proficua. La mia esperienza è che scattare 100 belle foto del pezzo di mondo che ti circonda, implica che per un periodo tu abbia dovuto spendere del tempo ad esplorare il territorio, scoprire posti nuovi, guardarli bene, innamorartene, interagire con le persone, vedere cose strane e impensate, condividere la tua esperienza con altri, comprendere meglio la realtà che vivi, porti nuovi interrogativi, esprimere te stesso a seconda di ciò che scegli di ritrarre e del modo in cui lo fai, sia oggettivamente un'attività che ti arricchisce di più di quanto ti arricchisca esplorare Los Santos a GTA V (cosa che comunque ho fatto e continuo a fare) mentre stai chiuso da solo nella tua stanza. Poi confermo che le foto non me le riguardo mai, ma le foto non sono il fine, sono il mezzo.

Per quanto possa trovare profondo Metal Gear Solid, di certo Asimov è più profondo. Per inciso potrei completare ogni MGS bendato e coi pollici legati, ma oggi come oggi scelgo il secondo.

Non voglio dilungarmi con gli esempi. Il messaggio è che non disprezzo i videogiochi, e vi sono anche molto affezionato, però senza dubbio la real life vince.

Nota a margine: anche giocare a Tekken con gli amici ha il suo perché. Ciò che conta è stare insieme, e stare insieme davanti a una birra non è più dignitoso di stare insieme davanti a un Tekken, meglio se il 3. Ma l'importante è stare insieme dal vivo.

My2cents
p.s. chiedo scusa, ma ho scritto il mio precedente messaggio in due momenti non consecutivi e manca un "e che questo" da qualche parte.
Unknown, il punto è che si tratta di un discorso soggettivo e non oggettivo. Non tutti si pentono di aver passato l'infanzia davanti ai videogiochi invece di essere usciti a giocare a pallone.
Con il paragone fra Metal Gear Solid e Asimov, a me per esempio mi viene da farlo invece verso due prodotti leggermente più simili fra loro, silent hill 2 e lovecraft. (altri due pezzi grossi)

Io fra i due, almeno, fra buona parte dei libri di lovecraft e silent hill 2, preferisco quest'ultimo.

Ma paragoniamo comunque due categorie molto differenti, non in quanto a quello che possono trasmettere e comunicare, ma alla loro età. Dalla letteratura si possono prendere dei veri e propri mostri andando indietro per secoli e secoli, i videogiochi invece quanto hanno? Cinquant'anni?

Quindi magari è semplice trovarsi di fronte a uno specifico libro che vale di più di uno specifico videogioco (a causa principalmente dell'età di quest'ultimi), ma dopo aver letto Asimov, una partita a metal gear solid ne vale comunque la pena.
Sono un giocatore adulto, come lo etichetti nell'articolo. alla fine questo gioco lo sto cadenzando con dei colleghi perchè vuoi per i bambini piccoli o per mancanza di voglia di andare a una sorta di calcetto, permette di ritrovarsi e non parlare di lavoro. per la questione soldi Vbucks sono lì come ogni gioco freemium. il season pass è il modo più semplice per spenderne (9,50€) e guadagnarne giocando spesso (salendo intorno a 60-70 livelli sono circa di nuovo 700 Vbuck) che permettono di ammortizzare tutto e arrivare alla prossima stagione. la stagione dura 70 gg e rende tutto molto frenetico a provare tutto e continuare. è questione di pratica continua e non ci sono vantaggi, salvo metterci altri hardware (spendere in tastiere con macro o joypad potenti o router con ottimo ping alla rete). è affascinante come un gioco in early access riesca a soppiantare successi come Overwatch (al lancio 70€), Star wars battlefield 2, Rocket league e Minecraft. ha una formula semplice: nessun vantaggio e se muori ricominci da capo. in un'analisi di Montemagno questo è detto in maniera dettagliata e concordo. per la questione cheat, promesse di soldi, etc fanno all'ordine del giorno del banner infimo. il giorno che fortnite sbarcherà sia su Switch che su Oculus Go o Htc Vive Focus, diventerà più virale che mai. intanto mi diverto a cercare i Lama loot nel gioco o a creare gadget con la stampa 3D a tema.
Beh li soppianta fondamentalmente per un motivo: è "gratis".

Perfino League of Legend ha surclassato tutti i giochi del genere a pagamento e ci sono centinaia di giochi MMO gratuiti che in totale hanno molti più giocatori del capostipite World of Warcraft, che comunque resiste con un bel numero di affezionati che pagano dai 10 ai 13 euro al mese, più trenta o quaranta quando escono le espansioni (più o meno ogni 18 mesi).
La mia esperienza nei giochi è nulla per i giochi on line perché l'ultmo gioco a cui ho giocato (e molto a spizzichi pure) è stato Syberia dei primi anni 2000.

A me piacevano i giochi con enigmi con una trama solida.
Se si trattava di affrontare battaglie dovevano avere una giustificazione nella trama e non essere la componente preponderante del gioco. Non mi sono mai piaciuti gli sparatutto (tranne Space Invaders :-) ).

Non ricordo l'ordine cronologico ma ho giocato ad un paio di serie di Indiana Jones, "Alone in the dark", "The Dig" (che partiva da un'idea di Spielberg se non mi sbaglio). Ho giocato anche a qualche altro gioco ma non ne ricordo il titolo, esattamente come non si ricorda il titolo di un libro che non ha lasciato nulla.

Per alcuni giochi sembrava di giocare ad una versione informatizzata della Settimana Enigmistica (e sono quelli di cui non si ricorda nulla), altri, come "Alone in the dark", avevano una bella trama unita a una libertà di movimento che permetteva di non avere una soluzione unica e "predigerita" degli enigmi. Questo gioco e altri riuscivano a coinvolgere come nella lettura di un buon libro nonostante la loro grafica approssimativa dovuta anche ai limiti dell'hardware dell'epoca.

The Dig, giusto per fare un altro esempio, aveva la trama di un buon racconto di fantascienza (almeno per i miei gusti) con trovate e colpi di scena molto belli.

Dopo mi è mancato il tempo di provare altri giochi ma penso che quelli a cui ho giocato (o almeno alcuni) qualcosa me l'abbiano lasciata.

Ovvio, poi, che non mi sono fermato ai giochi perché tutto deve avere una misura: non si può vivere una vita immerso nei libri, ma nemmeno al parco o solo in mezzo alla gente. Ci deve essere un equilibrio.

"Assaggiare" un po' di tutto non può che far bene alla mente e allo spirito.
@Guastulfo,
quello che è cambiato molto nei giochi moderni è la grafica e il fatto che sono sempre più enormi. Le avventure grafiche, le poche che ci sono, hanno quindi una .... grafica nettamente migliorata ma l'interazione è rimasta la stessa, come allora c'erano un sacco di oggetti con cui non potevi interagire, lo stesso succede oggi ma gli oggetti sono disegnati meglio.
Ma alcuni, tipo Monument Valley e Machinarium sono dei bei giochini.