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2018/05/03

Facebook lotta contro le fake news, ma nascono influencer virtuali

Grandi manovre in corso nella lotta contro le fake news: Facebook, uno dei maggiori luoghi virtuali di condivisione delle notizie, ha annunciato pochi giorni fa, al convegno Fighting Abuse @Scale tenutosi a San Francisco, di aver deciso di ridurre la visibilità delle notizie false, mostrandone soltanto un’immagine piccolissima e una breve descrizione testuale, mentre le storie autentiche manterranno le loro dimensioni normali. Le notizie false verranno inoltre accompagnate da articoli correlati di smentita chiaramente etichettati.




I controlli di autenticità verranno effettuati dai fact-checker, i verificatori, selezionati da Facebook. Per evitare che questi fact-checker siano sommersi di lavoro, il social network userà sistemi automatici che analizzeranno sia i testi sia le immagini per individuare nelle notizie i sintomi più ricorrenti di falsità. Combinerà inoltre le segnalazioni di questi sistemi con quelle degli utenti, in modo da lasciare ai verificatori umani soltanto i casi più difficili e rendere più efficiente il loro operato.

La lotta annunciata da Facebook va anche più a monte nel processo di generazione delle fake news: i profili creati usando identità false verranno rimossi. Il social network cercherà e chiuderà i gruppi di pagine che contengono materiale identico o molto simile e toglierà ai creatori di notizie false la possibilità di ospitare la pubblicità a pagamento, che è il motivo per il quale esistono molti profili specializzati nella produzione di fake news.

Le misure presentate sembrano molto pratiche e sensate ed evitano il rischio principale di questo genere di interventi, ossia sfociare nella censura, ma il mondo delle fake news è spesso irrazionale e imprevedibile. Quando Facebook ha tentato di etichettare esplicitamente le notizie false facendo comparire un’icona rossa di allerta, gli utenti che volevano a tutti i costi credere che quelle notizie fossero vere hanno addirittura aumentato la loro condivisione, creando un autogol notevole per le buone intenzioni del social network.




Le fake news, intanto, si spostano su altri fronti: su Instagram stanno nascendo i cosiddetti “influencer virtuali”. Gli influencer normali sono persone in carne e ossa che per varie ragioni hanno acquisito un certo seguito e quindi possono influenzare l’opinione pubblica; quelli virtuali sono dei personaggi generati tramite la grafica digitale fotorealistica, come Shudu Gram, la “prima supermodel digitale” (BBC).

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I loro selfie, pubblicati su Instagram, sono indistinguibili da quelli delle persone reali per chi non ha l’occhio allenato, tanto che una influencer virtuale come Miquela Sousa, in arte Lil Miquela, che si presenta come una modella brasiliana diciannovenne, ha oltre un milione di seguaci e raccatta centomila “like” con una singola foto generata in realtà al computer. Miquela non esiste, se non come bit dentro un programma gestito dall’azienda che la controlla, ma la sua popolarità ha già attirato l’interesse di almeno una grande casa di moda internazionale, che le ha affidato il suo account Instagram per la presentazione della moda di autunno 2018.

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Miquela costa poco, non è mai stanca, non ha abitudini riprovevoli o compagnie discutibili, non invecchia, non fa dichiarazioni imbarazzanti e fa sempre esattamente quello che vogliono i suoi padroni, a differenza degli influencer in carne e ossa, ultimamente sommersi molto spesso dagli scandali personali. Oggi Miquela e Shudu Gram offrono consigli per gli acquisti; domani potrebbero annunciare, senza scrupoli di coscienza, anche le fake news. Annunciatrici false per notizie false. Prepariamoci.


Fonti aggiuntive: Wired.com, The Cut.

13 commenti:

Tommy the Biker ha detto...

Purtroppo affidarsi alle segnalazioni degli utenti significa fallire in partenza. I complottari di ogni ordine e grado si metteranno a segnalare le notizie false non secondo i fatti e la ragione, ma secondo i loro bias.

Finirà come per le attuali segnalazioni per violazione delle linee guida, che ragionano non sui fatti, ma sulla massa. Tanti utenti che segnalano per un motivo inventato uguale pagina penalizzata; pochi utenti che segnalano per motivi legittimi uguale "rispetta i nostri standard". E con le fake news, idem.

Dottor Andrea Verdi ha detto...

La vicenda degli influencer virtuali ricorda il film S1m0ne...

federico ha detto...

non necessariamente si condivide ciò che si condivide [sic!]. E' possibile che gli utenti condividano una notizia palesemente falsa perché è divertente. Sono sicuro che molti hanno condiviso il tweet di trump sui 3 milioni di votanti illegali per diffondere la real news dell'idiozia del personaggio invece che perché fossero realmente convinti di questa str...... (e se non è così rispettate la mia credenza, per favore).

Nuvolotta Nuvi ha detto...

Speriamo che sia la volta buona che facciano qualche miglioramento e che non usino più il metodo che io chiamo metodo Ponzio Pilato, che crei problemi a chi diffonde notizie valide se segnalato da qualche banco di antivax come è successo nel caso di Daniele Matteo Cereda

fmcard ha detto...

Sinceramente mi sfugge come le due influencer virtuali che hai segnalato possano essere confuse con persone reali. Sono andato a vedere per curiosità i loro profili, e le foto sembrano essere tutte molto poco realistiche. La vera domanda è se invece esistono degli influencer virtuali che non siano effettivamente riconoscibili.

vit32 ha detto...

L'articolo wiki (EN) su Lil Miquela è interessante. Comunque io dietro ci vedo più un collettivo o qualche studente di CGI e marketing più che qualche azienda commerciale. Non serve un occhio esperto per capire che si tratta di un avatar, soprattutto ai giovani che (sono le vittime potenziali) sono abituati a videogiochi iper-realistici.

ST ha detto...

Dubito che possa funzionare. Forse su aspetti nel campo della scienza e tecnologia, ma in altri campi (politica) sarà impossibile e troppo di parte. Se una notizia vera va contro fb o pesantemente contro certi gruppi etnico-religiosi come sarà bollata? E se a favore? Esempio come sarebbe classificata/indicata labufala di wualche anno fa (e dedcritta dolo da Paolo che io sappia) dell'uscete dello stadio di parigi che svento' l'attentato?

Il Lupo della Luna ha detto...

Gli influencer virtuali ci dicono solo quanto la massa degli utenti di Internet non abbia la minima capacità analitica. Ed è triste.

MezzoToscano ha detto...

La prima cosa che mi è venuta in mente è "Idoru" (o Aidoru) di William Gibson ... Sono passati solo venti anni?

Mammiiiinaaa?! ha detto...

La vicenda degli influencer virtuali, più che S1mOne, ci ricorda che, mentre i computer diventano sempre più intelligenti e le intelligenze artificiali sempre più sofisticate, l'essere umano diventa sempre più stupido...e stiamo inesorabilmente procedendo a grandi falcate verso l'estinzione.

Fabio3 ha detto...

"La vicenda degli influencer virtuali, più che S1mOne, ci ricorda che, mentre i computer diventano sempre più intelligenti e le intelligenze artificiali sempre più sofisticate, l'essere umano diventa sempre più stupido...e stiamo inesorabilmente procedendo a grandi falcate verso l'estinzione."

Concordo con Mammiiiinaaa?!, e aggiungo che è praticamente impossibile deviare dalla direzione presa. :-(

Armando ha detto...

La notizia che gli zingari rubano i bambini circolava da ben prima che ci fosse Internet.
E' un fenomeno ben noto.
Ci sono "notizie", "fatti", "realtà", chiamatele come volete (un tempo, per questo genere di informazioni, c'era un'espressione specifica per ogni lingua, "rumeurs" per il francese, "leggende metropolitane" per l'italiano, ecc.) che sono entrate nel bagaglio di nozioni di molte persone e non c'è verso di toglierle da lì.
In questi casi, non c'è l'untore, colui che ha creato la bufala a tavolino, per poi provare a disseminarla con le nuove tecnologie.
Che gli ecologisti gettino dagli elicotteri vipere vive nei boschi, per molti è un fatto.
Maria Bonaparte negli anni '50 scrisse un libre intitolato Mythes de guerre, nel quale analizzava il senso di queste invenzioni che, in quel caso, si trattava di informazioni passate da persona a persona e che avevano a che fare con la guerra, imminente o già in atto. Di alcuni di questi fatti immaginari, la Bonaparte rintracciò la versione identica che si era diffusa fra la gente in occasione di conflitti precedenti.
E' evidente dove voglio arrivare, no?
Gli zingari ruberanno sempre i bambini, anche se qualche fact checker riuscisse a dimostrare che non c'è mai stato un caso accertato di questo genere in tutta la storia recente e passata.
Questo vale per tutto.
Per le fake news, ma anche per le pseudo-notizie, gli pseudo-fatti economici che sono diffusi e creduti dalla maggior parte della popolazione e che regolano di fatto l'orizzonte delle politiche che si possono e non si possono fare.

Berto ha detto...

In pratica dei bot pubblicitari in versione abbellita da una bella faccia.
Mah... imho il non poter generare scandali con cui far parlare i giornali di gossip mi sembra tutto sommato uno svantaggio.
A sto punto serve generare anche un rapper-bot, da accompagnarsi all'influencer-bot , cosi potranno spammare felici e contenti esattamente come quelli reali.