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2018/05/25

Facebook pubblica finalmente gli standard interni per approvare o rimuovere contenuti

Pubblicazione iniziale: 2018/05/15. Ultimo aggiornamento: 2018/05/25 8:40.

Se usate Facebook, probabilmente vi sarà capitato di notare che alcuni post vengono rimossi con un avviso che spiega che non rispettano gli “standard della comunità”. Avrete anche notato che questi standard vengono applicati in maniera spesso incomprensibile e incoerente.

Per esempio, nel 2013 Facebook bloccò l’intero profilo del museo francese Jeu de Paume perché aveva pubblicato una singola foto in bianco e nero di un nudo femminile parziale. Nello stesso periodo, invece, Facebook ritenne che fotografie di un cane trascinato dietro un’automobile fino a lasciare una scia di sangue sotto il suo corpo fossero conformi agli “standard della comunità”, nonostante le segnalazioni.

Per anni Facebook ha bloccato e rimosso arbitrariamente immagini di donne che allattano ma ha lasciato passare, e tuttora lascia passare, post nei quali si istiga all’odio e si promuove il bullismo. Facebook aveva risposto a queste contestazioni introducendo nuove regole nel 2015, ma le cose non erano cambiate granché all’atto pratico.

Ora Facebook ci riprova: promette di aver compiuto un passo avanti verso la risoluzione di questi problemi, pubblicando finalmente questi standard interni, validi “in tutto il mondo per tutti i tipi di contenuti”. Li trovate, tradotti anche in italiano, presso www.facebook.com/communitystandards (vengono visualizzati nella lingua che usate per Facebook).

Vale la pena di leggerli per tentare di capire quali sono i limiti, non sempre intuitivi, di quello che Facebook ritiene accettabile. Per esempio, il social network boccia le minacce, ma solo se sono personali e credibili; vieta le immagini di nudo dei bambini, postate spesso dai genitori con buone intenzioni; non accetta il bullismo, a meno che riguardi personaggi pubblici.

I discorsi di incitazione all’odio occupano una sezione particolarmente corposa di questi standard e vengono vietati se si tratta di attacchi diretti alle persone sulla base di “razza, etnia, nazionalità di origine, religione, orientamento sessuale, sesso, genere o identità di genere, disabilità o malattia” e se si tratta di discorsi violenti o disumanizzanti o di incitazione all’esclusione o alla segregazione.

Le immagini di violenza, invece, vengono gestite da Facebook aggiungendo “un'etichetta di avviso ai contenuti particolarmente forti o violenti in modo che non possano essere visualizzati dai minori di 18 anni”: chi le vuole vedere dovrà cliccarvi sopra intenzionalmente.

Secondo questi nuovi standard, è “permessa anche la pubblicazione di fotografie di dipinti, sculture o altre forme d'arte che ritraggono figure nude.” I musei possono tirare finalmente un sospiro di sollievo, insomma.

Un’altra novità importante è la prossima introduzione di una procedura di appello contro le decisioni dei valutatori di Facebook: se un post, una foto o un video viene rimosso perché considerato in violazione degli standard, questa decisione non sarà più definitiva, ma verrà offerta la possibilità di chiedere un riesame più approfondito da parte di un addetto in carne e ossa, in genere entro 24 ore; se il riesame riscontrerà che la rimozione era errata, i contenuti rimossi verranno ripristinati. Questa facoltà di appello varrà non solo per i contenuti rimossi, ma anche per quelli segnalati ma non rimossi.

Riuscirà Facebook a mantenere queste promesse? Lo scopriremo presto. Butac.it segnala che in queste ore sul social network circola un’accusa infamante nei confronti di Nadia Toffa, la conduttrice delle Iene, che (secondo quest’accusa) starebbe addirittura recitando, pagata dalle case farmaceutiche, per sponsorizzare le cure convenzionali contro il cancro. Secondo Facebook, in quale categoria rientra il complottismo che accusa per nome le persone in questo modo?

13 commenti:

ST ha detto...

Sull'incitamento all'odio fb fa lo stesso "errore" della costituzione italiana: mette un elenco di categorie. Quindi non posso insultare/discriminare per la tua religione o oruentamento sessuale. Ma posso farlo se sei obeso, calvo, piatta, abiti in una certa città o zona, vai bene/male a scuola. Esagero? Non sono pochi quellu che si suicidano per il loro aspetto. Ci vuole tanto a fare come il 90% dei foruum vietare qualsiasi forma di odio e discriminazione.
Sotto ogni forma inclusa l'esaltazione dell'opposto (anoressia ad esempio). È difficile? È complicato? Tu hai creato fb e tu devi gestirlo in modo adeguato.

Mars4ever ha detto...

Abbiamo appurato che anche proporre un varicella party non viola nessuna regola...

Scatola Grande ha detto...

ST
Facebook è un'azienda privata, può fare quello che gli pare purché rispetti le leggi, probabilmente le leggi USA in molti casi, quelle europee in alcuni.
Lo scopo primario di questa azienda, come tutte le altre, è di fare soldi. Il resto è secondario finché non intacca lo scopo primario.
Questo per dire che Fb non è tenuta a fare nulla di più di quello che prevede la legge.
Il resto lo fa per buona volontà, per promuovere la sua immagine o per altri motivi ma se non lo fa non la possiamo obbligare se non con le leggi.

contekofflo ha detto...

@ST

È un po' il discorso della legge contro l'omofobia di cui si discute da tempo immemorabile... perché discriminare per via dell'orientamento sessuale dovrebbe essere punito dalla legge in modo specifico, quando invece è evidente che ogni tipo di discriminazione andrebbe punita?

Il problema è che poi come sempre diventa difficile stabilire il confine. Discriminare un pedofilo è lecito o rientra fra le discriminazioni per orientamento sessuale? E come dobbiamo comportarci di fronte ad un nazista? E possiamo biasimare un fumatore? Esaltare un atleta dal fisico eccezionale non significa sotto sotto discriminare chi è grassottello?

Sono chiaramente esempi estremi, ma sono sicuro che per ciascuno di essi si può trovare chi la pensa in un modo e chi nel modo completamente opposto.

Se fossi io a decidere (nel senso: se fossi il proprietario della piattaforma, non il legislatore) bannerei da Facebook non solo ogni tipo di insulto ma anche bestemmie, turpiloquio, offese, pseudoscienza, scie chimiche e quant'altro. A costo di farmi dare del censore, accusa alla quale risponderei "questa è casa mia e le regole sono queste, se non ti va bene fatti il tuo social network".

Cosa però debba dire la legge, e quale sia in astratto la cosa più giusta da fare, ahimé non sono in grado di dirlo.

Guastulfo (Giuseppe) ha detto...

@ST
Sotto ogni forma inclusa l'esaltazione dell'opposto (anoressia ad esempio). È difficile? È complicato? Tu hai creato fb e tu devi gestirlo in modo adeguato.

Dimentichi che FB non è un'associazione benefica o non a scopo di lucro.

Se filtrasse troppo i suoi utenti andrebbero verso altri lidi più... tolleranti.

Per quanto riguarda la costituzione, forse mi sbaglio, ma in essa ci trovi solo dei principi generali che definiscono le libertà, i diritti e i doveri dell'individuo.
Sono le leggi che delimitano i limiti di ognuno di noi. Offese contro le varie religioni o disprezzare l'opinione altrui, da quello che so, è consentito. Non è consentito offendere l'individuo. Ma se dai a qualcuno del terrone, per esempio, ti possono denunciare eccome.

Enrico ha detto...

Direi che Nadia Toffa sia un personaggio pubblico, quindi le regole per quanto riguarda il bullismo sono diverse?

Il Lupo della Luna ha detto...

@ST si ma una serie di regole (un elenco insomma) devi metterlo PER FORZA, altrimenti è talmente vago che "vale tutto" e non puoi lasciare tutta quella discrezione al singolo magistrato.

Mattia Bulgarelli (K. Duval) ha detto...

"I discorsi di incitazione all’odio occupano una sezione particolarmente corposa di questi standard e vengono vietati se si tratta di attacchi diretti alle persone sulla base di “razza, etnia, nazionalità di origine, religione, orientamento sessuale, sesso, genere o identità di genere, disabilità o malattia” e se si tratta di discorsi violenti o disumanizzanti o di incitazione all’esclusione o alla segregazione."

Questo vorrei vederlo applicato davvero.
Peccato che la moderazione sia fatta in gran parte con metodi automatizzati per cui di queste tre frasi:
- "una palla nera in spagnolo si dice 'una bola negra'."
- "non dovremmo usare temrini razzisti come 'negro', è da incivili!"
- "affondiamo i barconi dei n****!"

l'unica frase che passa indenne alle segnalazioni è l'ultima, che non contiene parole "in lista nera". :(

Berto ha detto...

Quindi il profilo FB della nota ditta di salami il cui spot cita "Le stelle sono tante, milioni di milioni, ecc. ecc." sarebbe adesso totalmente da bannare.

Ottimo! (...il salame)

Tommy the Biker ha detto...

Quindi se io trovo un post tipo:

Immagine: moto distrutta contro un guardrail, casco per terra
Commento: <>

per Facebook è assolutamente nella norma e non va rimosso, visto che non offende "razza, etnia, nazionalità" ecc ecc, non è una minaccia "credibile" e non è esplicitamente violento. Che dire, complimenti.

NB: io ho fatto volutamente un esempio "autoinflitto" per evitare di offendere chicchessia, ma penso che ognuno avrà la fantasia per creare esempi contro praticamente chiunque. Basta evitare d'essere troppo espliciti e il gioco è fatto.

ST ha detto...

@lupo non esattamente. Una discriminazione lo è sempre. Se io ti licenzio perché sei pastafrariano sono condannabile. Se sei juventino no. O forse si? Come vedi è comunque a discrezione del giudice. Quello che cambia è la petcezione del cittadino. Io so che non devo licenziarti perché non sei uguale a me. Se ci pensi il reato di omicidio non dice il metodo ma solo "chi cagione la morte". Allo stesso modo un forum. Diversamente si arrivano a situazioni ambigue. Se allo stadio si fa il verso della scimmua a un giocatore di colore:multe, sospensioni e sabzioni. Se si grida "bast.... Fihlio di...." non succede nulla.

contekofflo ha detto...

@ST
Se licenzi qualcuno perché è juventino, hai fatto un'opera meritoria ;-)

MR ha detto...

se si tratta di discorsi violenti o disumanizzanti o di incitazione all’esclusione o alla segregazione.


In pratica la maggior parte dei tweet di Trump verrebbero censurati