skip to main | skip to sidebar
14 commenti

Dopo la fake news, la fake music? Gli inganni su Spotify


Spotify, il servizio di musica e video in streaming, ha oltre 140 milioni di utenti attivi e circa 50 milioni di abbonati paganti. Ma è anche un servizio che consente a molti truffatori o personaggi senza scrupoli di fare soldi alle spalle degl onesti.

Un recente articolo di Vulture.com ha fatto il punto di un giro di denaro basato sull’inganno citando per esempio il caso di Humble, la canzone di Kendrick Lamar che ha raggiunto il primo posto nella classifica di streaming di Billboard ed è stata ascoltata quasi 300 milioni di volte su Spotify. Accanto alla versione originale, però, su Spotify c’è anche Sit Down, Be Humble di un certo King Stitch, che si è aggiudicata oltre 300.000 visualizzazioni (con relativi incassi) solo per il fatto di imitare (anche nel titolo) l’originale di Lamar. Basta che un utente ascolti il brano per trenta secondi e Spotify paga.

Non è l’unico genere di trucco per fare soldi: su Spotify ci sono “artisti” come Happy Birthday Library, che offrono versioni personalizzate di Tanti auguri a te e così hanno incassato più di un milione di ascolti. C’è Chris Brown, che ha partorito un album, Heartbreak on Full Moon, che contiene ben quaranta canzoni. Non perché ha una vena musicale inesauribile, ma perché ha capito che più canzoni mette in un album più aumentano le possibilità che qualcuno le ascolti e quindi porti il suo album in cima alla classifica.

Prendete per esempio i Toilet Bowl Cleaners, la cui The Poop Song è stata ascoltata 400.000 volte. Dietro questa “band” c'è un uomo di nome Matt Farley, che ha al proprio attivo oltre 18.500 canzoni pubblicate su Spotify con questo e molti altri pseudonimi, come Guy Who Sings Songs About Cities and Towns, Wedding Proposal Music Song Band, Guy Who Sings Your Name Over and Over, Papa Razzi and the Photogs. È sempre lui, e tutte queste  “band” cantano solo canzoni a tema: Papa Razzi, per esempio, canta solo di celebrità. Indovinate che cosa canta Guy Who Sings Your Name Over and Over. Diciottomilacinquecento canzoni non sono musica: sono spam.

E c’è di peggio: Sir Juan Mutant ha pubblicato 64 album, ciascuno con una cinquantina di brani. Ma molte canzoni sono ripetute usando però titoli differenti e sono poco più che strimpellamenti. Non mancano impostori come Bob Segar, che fa cover di Bob Seger e ha 1,2 milioni di ascolti di Turn the Page; come Brooks Stars Garth, che ha vari milioni di ascolti delle sue cover delle canzoni di Garth Brooks; come la band Imagine Demons, che ha 1,7 milioni di ascolti di Demons (come il brano degli Imagine Dragons).

L’articolo di Vulture.com porta molti altri esempi di come il sistema della musica a pagamento in streaming venga manipolato e fa un’osservazione deprimente: in tutto questo giro di soldi, alla fine, l’unico che ci perde è l’utente.
Invia un commento
I commenti non appaiono subito, devono essere tutti approvati manualmente da un moderatore a sua discrezione: è scomodo, ma è necessario per mantenere la qualità dei commenti e tenere a bada scocciatori, spammer, troll e stupidi.
Inviando un commento date il vostro consenso alla sua pubblicazione, qui e/o altrove.
Maggiori informazioni riguardanti regole e utilizzo dei commenti sono reperibili nella sezione apposita.
NOTA BENE. L'area sottostante per l'invio dei commenti non è contenuta in questa pagina ma è un iframe, cioè una finestra su una pagina di Blogger esterna a questo blog. Ciò significa che dovete assicurarvi che non venga bloccata da estensioni del vostro browser (tipo quelle che eliminano le pubblicità) e/o da altri programmi di protezione antimalware (tipo Kaspersky). Inoltre è necessario che sia permesso accettare i cookie da terze parti (informativa sulla privacy a riguardo).
Commenti
Commenti (14)
Ma quelle 18.500 canzoni come saranno fatte? Sono curioso di ascoltarle ma non voglio fargli guadagnare soldi.
Ah, approposito, il titolo più adatto sarebbe secondo me "Gli inganni su Spotify" visto che Spotify alla fine ci rimette
Ferdinando,

hai ragione. Ho corretto, grazie.
Mah, niente di cui stupirsi. La storia naturale è maestra di vita, e insegna che mimetismo e parassitismo sono sempre state strategie evolutive vincenti.
:-D
Non ho MAI usato il servizio... ma visto che questa cosa è risaputa, non possono bloccare tutti gli account in questione?!? Certo ne aprirà di nuovi, ma un gigante come Spotify avrà ben le armi per vincere "la battaglia no?!? E' comunque ancora presto per me, ma tra qualche anno quando avrò in auto un dispositivo comodo e pratico per ascoltare la musica tramite internet (no, non il cellulare) e così anche sulle altre macchine della famiglia, potrei valutare tranquillamente un abbonamento family.
Il mio limite è non essere abbonato a spotify, quindi non ho capito come fa a rimetterci l'utente. Con il servizio free ascolterà un po' di canzoni che non sono di suo gradimento, cosa che accade anche con il servizio a pagamento, con cui, però, può farsi delle playlist e quindi ridurre, se non annullare, il problema. Cosa mi sfugge?
in tutto questo giro di soldi, alla fine, l’unico che ci perde è l’utente.
Ma l'utente è anche l'unico che può fare realmente qualcosa per cambiare la situazione.

Trenta secondi non sono poi così pochi, bastano e avanzano per fare una primissima scrematura tra pattume vero e "tutto il resto".
Non solo: l'ultima versione di Spotify parte sempre in automatico al login su Windows (a causa di un bug) no matter what; e - almeno nel mio caso - per disinstallarlo e' necessario zapparlo via a mano. Comportamenti simili a un malware... Spotify (free) disinstallato, e non tornera'.
Giubbe,

provo con un esempio: pensa a Gmail o a un fornitore di mail gratuita.

non ho capito come fa a rimetterci l'utente. Con il servizio di mail free leggerà un po' di mail che non sono di suo gradimento, cosa che accade anche con il servizio a pagamento, con cui, però, può farsi dei filtri antispam e quindi ridurre, se non annullare, il problema. Cosa mi sfugge?

Spotify è Gmail senza filtri antispam.
Tommy,

Trenta secondi non sono poi così pochi, bastano e avanzano per fare una primissima scrematura tra pattume vero e "tutto il resto".

Il tuo ragionamento presume che chi ascolta sappia distinguere fra l'artista originale e l'impostore.

Un esempio d'epoca: senza guardare Wikipedia, di chi è "When a Man Loves a Woman"?

Se hai risposto correttamente, guardati intorno e chiediti quanti consumatori di musica oggi sanno i titoli esatti delle canzoni o sanno i nomi di chi le canta.

Altro problema: molti utenti di Spotify non scelgono le canzoni una per una. Scelgono una playlist preparata da altri. Un po' come quando ascolti la radio, solo che alla radio non passano cover fatte in uno scantinato da uno spammer.

Inoltre molti utenti Spotify si addormentano con lo streaming attivo. Neanche sanno cosa hanno "ascoltato" durante la notte.
@Paolo:
Altro problema: molti utenti di Spotify non scelgono le canzoni una per una. Scelgono una playlist preparata da altriGiusto, giusto. Questo non l'avevo considerato, in effetti è una funzione estremamente popolare di Spotify (almeno così mi dicono, io non lo uso).

Inoltre molti utenti Spotify si addormentano con lo streaming attivo.Anni fa lo facevo anche io, usando il Genius di iTunes. Una volta mi sono beccato ATWA (SOAD) a palla in piena notte, un'altra volta Painkiller (Judas Priest); da quel momento solo playlist preimpostate e accuratamente selezionate :)
[quote]solo che alla radio non passano cover fatte in uno scantinato da uno spammer....[/quote]

...ma gli originali sulle quali le major hanno investito.
Apprezzavo tantissimo MySpace, perché mi ha dato la possibilità di conoscere musica che non avrei mai conosciuto.
Non ho idea di come funzioni Spotify, ancora meno di queste playlist pre-compilate (anche se posso intuirlo)

Ma ritenevo internet l'unico canale per ascoltare musica "libera", quella che una volta arrivava con le emittenti "non proprio autorizzate". Non è più così?
Bravo, effettivamente conosco solo "quello famosissimo della cover", ma il cantante originale non me lo ricordo.
Paolo,

ho capito: l'utente è costretto a sorbirsi molte ciofeche che risultano essere in gran numero (riducendo così anche il valore di ciò che ha pagato), ma allora non converrebbe anche a spotify eliminare le canzoni "spam"? Dopo un po' uno si stanca, così come ho fatto io con libero (rimanendo nella tua analogia).