skip to main | skip to sidebar
19 commenti

Come riconoscere una foto falsa

Internet trabocca di foto manipolate o falsificate: con l’avvento delle tecnologie digitali, creare una foto falsa è diventato facile e la maggior parte degli utenti fatica a riconoscere le manipolazioni delle immagini: potete mettere alla prova il vostro talento con questo test proposto da Adobe e seguendo account Twitter come Hoaxeye.

Ma in realtà è facile smascherarle se si conoscono i trucchi del mestiere, come spiega l’analista d’immagini Hany Farid, docente d’informatica al Dartmouth College, intervistato dalla BBC.

Farid suggerisce, per esempio, di controllare i riflessi della luce negli occhi delle persone fotografate. Questi riflessi dipendono dalle fonti di luce che illuminano i soggetti (il sole, le finestre o le lampade) e hanno quindi forme ben precise: se non sono uguali per tutti i soggetti, vuol dire che le persone ritratte insieme non erano materialmente nello stesso luogo e che quindi la foto è probabilmente un falso.

Un altro trucco è guardare la coerenza del colore delle orecchie: se la luce proviene da dietro il soggetto, le orecchie saranno rossicce a causa della loro parziale trasparenza. Quindi se il colore delle orecchie non è uniforme per tutte le persone fotografate o è incoerente rispetto all’illuminazione, la foto è manipolata.

Le ombre sono un altro elemento rivelatore: se si collegano con linee diritte vari punti delle ombre e le parti corrispondenti degli oggetti che le creano, tutte le linee devono convergere in un unico punto, che è la fonte della luce che le forma. Se ci sono linee che non convergono, è un sintomo di ritocco. Lo stesso controllo è fattibile anche per i riflessi: le linee che collegano il soggetto al suo riflesso devono convergere in un punto che si trova al di là della superficie riflettente, altrimenti è il caso di sospettare una falsificazione.

Oltre all’ispezione visiva ci sono anche tecniche strettamente informatiche: una foto scattata da una fotocamera o da un telefonino è spesso nel formato JPEG, che riduce le dimensioni del file effettuando una compressione digitale lossy, e ogni dispositivo digitale usa un metodo leggermente differente di comprimere le immagini, per cui guardando la struttura del file è possibile identificare il dispositivo che ha scattato una foto e notare se è stata manipolata da un programma di fotoritocco; inoltre le foto digitali contengono dei metadati (informazioni tecniche come data, ora e modalità di scatto) e una thumbnail (anteprima) che può essere rivelatrice.
Invia un commento
I commenti non appaiono subito, devono essere tutti approvati da un moderatore. Lo so, è scomodo, ma è necessario per tenere lontani scocciatori, spammer, troll e stupidi: siate civili e verrete pubblicati qualunque sia la vostra opinione; gli incivili di qualsiasi orientamento non verranno pubblicati, se non per mostrare il loro squallore.
Inviando un commento date il vostro consenso alla sua pubblicazione, qui o altrove.
Maggiori informazioni riguardanti regole e utilizzo dei commenti sono reperibili nella sezione apposita.
NOTA BENE. L'area sottostante per l'invio dei commenti non è contenuta in questa pagina ma è un iframe, cioè una finestra su una pagina di Blogger esterna a questo blog. Ciò significa che dovete assicurarvi che non venga bloccata da estensioni del vostro browser (tipo quelle che eliminano le pubblicità) e/o da altri programmi di protezione antimalware (tipo Kaspersky). Inoltre è necessario che sia permesso accettare i cookie da terze parti (informativa sulla privacy a riguardo).
Commenti
Commenti (19)
mah... criteri approssimativi, mi pare.
Ad esempio sul Jpg: vero che ogni fotocamera lascia una "firma", ma se io modifico una foto, quando la salvo, a sua volta,il programma (che sia ACDsee, Photoshop, Gimp o altro) la ricomprime e allora.... dove finiscono le "firme" delle fotocamere?
Sulle linee delle ombre: la foto non è tridimensionale e la sorgente di luce non è un raggio laser (luce coerente) per cui anche riflessi (che nella foto non vediamo), possono influire.
Il riflesso degli occhi: quanti pixel occupa l'occhio nella foto? Che riflessi ci puoi vedere?
Insomma, un bell'articolo curioso, simpatico ed inutile.
Anche controllare il contenuto dei dati EXIF associati ad una foto può rivelare una manipolazione. Ma (purtroppo o per fortuna) questi dati vengono eliminati dalle foto pubblicate sui principali social.
Per questo è sempre bene risalire al file originale per questo tipo di analisi.

Ps: se non ricordo male Flickr preserva i dati EXIF
Fulvio,

Insomma, un bell'articolo curioso, simpatico ed inutile.

Per curiosità, tu chi sei per definire "inutile" una serie di consigli proposti da un esperto di informatica forense?

Ho risposte alle tue obiezioni, ma vorrei capire se devo formularle a un addetto ai lavori o a uno che giudica senza conoscere.
Certamente Hany Farid sa il fatto suo, forse la sintesi delle sue affermazioni non è del tutto appropriata.
Sono un informatico con esperienza trentennale (non "forense") ed un discreto fotoamatore; mi puoi rispondere col livello di approfondimento che preferisci.Forse inutile è definizione non corretta, magari "eccessivamente divulgativa" può calzare meglio.
Non ho alcuna intenzione polemica ma credo che le mie osservazioni siano correttamente motivate (compressioni e decompressioni dei JPG, ad esempio, credo distruggano assolutamente le tracce lasciate dalle varie firme digitali).
Sarò lieto di leggere la tua risposta.
Fulvio,

forse la sintesi delle sue affermazioni non è del tutto appropriata.

Può darsi. Per questo ho linkato l'articolo originale, dove le sue affermazioni sono integrali.


Forse inutile è definizione non corretta, magari "eccessivamente divulgativa" può calzare meglio.

Probabile. Considera che questi articoli sono scritti come supporto per il mio programma radiofonico, non come trattati esaustivi.

La compressione e decompressione JPG è cumulativa, per cui alcune caratteristiche delle varie fasi di compressione sono riconoscibili. Anche la differenza di compressione fra una zona e l'altra di un'immagine è molto rivelatrice, perché indica che parti differenti della foto sono state elaborate in modo differente.

I riflessi negli occhi ti sembrano inutilizzabili, ma ho seguito alcuni casi di forensics nei quali proprio quei riflessi hanno rivelato la manipolazione. Le foto di oggi, soprattutto in campi come moda, fotoreportage e pornografia, sono ad altissima risoluzione e un ingrandimento degli occhi che riveli i dettagli dei riflessi è perfettamente fattibile. Ti cito un esempio banale un po' gonfiato dalla stampa.

Idem per le ombre. Una celebre foto nordcoreana è un esempio classico.
Segnalo rispettosamente (perchè questo ti devo, con ammirazione, Paolo) che l'articolo originale conferma i miei forti dubbi; lo stesso Farid dice:
"Despite this, Farid emphasises that forensic techniques do not guarantee fake photos can be spotted..... it is more likely that the photo is real.”

tradotto:
--- Nonostante questo, Farid sottolinea che le tecniche forensi non garantiscono che le foto false possano essere individuate.
Tali tecniche, tuttavia, creano una una forte concorrenzialità tra i truffatori e coloro che lavorano nella comunità forense.
"Esse aumentano il livello di difficoltà e abilità necessari per creare dei falsi", afferma Farid.
"La mia speranza è che quando si analizza una foto con 20 o più tecniche forensi diverse, e ogni test, dalla verifica delle ombre a quella del colore, al "rumore" insito nei vari pixel dà risultati coerenti, è più probabile che la foto sia reale". ---

Se fosse possibile considerare l'insieme delle verifiche indicate da Farid come una sorta di "test statistico" per verificare l'autenticità di una foto (cosa di cui dubito molto da un punto di vista metodologico), esso potrebbe proteggerci da errori del primo tipo
(affermare che la foto è un "fake" quando invece è autentica) ma nulla direbbe riguardo errori del secondo tipo (dire che è autentica quando invece essa è un "fake"), risultando quindi piuttosto approssimativo ed incompleto.

Riguardo poi i JPG, confermo che compressioni/decompressioni ripetute (lossy) cancellano qualsiasi traccia di "DNA" dalla foto stessa.

Infine, quando mai il creatore (di media intelligenza) di una fake ben fatta manderebbe una foto "ad alta risoluzione" che ne consentirebbe lo smascheramento???
Fulvio,

Segnalo rispettosamente (perchè questo ti devo, con ammirazione, Paolo) che l'articolo originale conferma i miei forti dubbi

Sono d'accordo. Infatti nel mio articolo parlo di sintomi e di probabilità, non di certezze assolute. Sommando i vari controlli si può assegnare un punteggio di credibilità a un'immagine, ma salvo casi spudorati sarà sempre una probabilità di manipolazione.


Riguardo poi i JPG, confermo che compressioni/decompressioni ripetute (lossy) cancellano qualsiasi traccia di "DNA" dalla foto stessa.

Non proprio. Le modalità di questa "lossiness" dipendono dagli algoritmi di compressione usati, e ciascuna fotocamera/marca/applicazione ne usa uno leggermente differente. Il risultato può essere differente e può consentire di risalire alla fotocamera usata. Il fingerprinting delle fotocamere a livello forense è piuttosto sofisticato e arriva a identificare lo specifico esemplare di fotocamera (se ho la fotocamera "accusata", posso dimostrare che ha o non ha scattato una certa foto e se quella foto è stata successivamente alterata).


Infine, quando mai il creatore (di media intelligenza) di una fake ben fatta manderebbe una foto "ad alta risoluzione" che ne consentirebbe lo smascheramento???

Ho partecipato ad alcune indagini di polizia basate su immagini. Ti posso confermare che la "media intelligenza" non sa cos'è il carving e dimentica di cancellare i backup nel cloud o butta via i dischi rigidi senza distruggerli. Le versioni ad alta risoluzione saltano fuori :-)
Sulla lossiness:

Se faccio una foto con un dato apparecchio, la stampo e poi fotografo la foto stampata con un altro apparecchio, i metadati saranno dell'ultimo device usato, ovviamente.

Ma esiste la possibilità di risalire al primo apparecchio usato per la foto originale? Non a livello di metadati naturalmente, ma proprio a livello di qualità fotografica.

Lasciando da parte per un momento i software di compressione di terzi, esistono dei marker che possano identificare una foto scattata con una Canon, ad esempio, e poi ri-fotografata con una Nikon? O viceversa?

Stupidocane,

Lasciando da parte per un momento i software di compressione di terzi, esistono dei marker che possano identificare una foto scattata con una Canon, ad esempio, e poi ri-fotografata con una Nikon? O viceversa?

Entro certi limiti, sì. Se la rifotografia non è eccessivamente degradata e se hai un'idea approssimativa del tipo di fotocamera usata (obiettivo, regolazioni, contesto della scena, ecc.), ogni sensore e ogni obiettivo ha difetti, "distorsioni" o distribuzioni del colore caratteristiche che si possono riconoscere.
la "media intelligenza" non sa cos'è il carving


(...) Il carving è una tecnica dello sci alpino introdotta negli anni novanta grazie all'introduzione degli sci "sciancrati".
Ecco, infatti. Era proprio ciò che chiedevo. Quelli elencati sono anche i motivi che possono far preferire un dato hardware ad un altro e che sospettavo fossero anche "riconiscibili" in determinate condizioni.

Mi rendo comunque conto che stiamo parlando di un ristretto numero di casi.

Saltato un pezzo...

Ecco, io mi metto nella media :-)
Martinobri,

La sciancratura degli sci (e di tutti gli attrezzi da discesa) è ben antecedente agli anni 90. Se intendevi che i Carver hanno una sciancratura molto accentuata rispetto agli sci precedenti, allora sì. Essa non è altro che il raggio sviluppato dai lati lunghi degli sci stessi (o delle tavole da snowboard). Minore è il suo raggio, minore sarà il raggio di curvatura che gli sci avranno. Ad esempio gli sci da salto dal trampolino ne sono privi o quasi. Gli sci da slalom ne hanno una molto accentuata e mano a mano che la disciplina si fa più veloce, aumenta anch'essa, permettendo più stabilità nei curvoni più larghi e veloci.

Se hai ai piedi degli sci con le lamine perfettamente dritte, alla prima curva che affronti, hai buonissime probabilità di finire nel bosco.

Ora ci sono attrezzi da discesa con sciancrature composte da due o più raggi, in modo da contribuire o addirittura caratterizzare il tipo di conduzione che si ricerca in base al proprio stile di discesa.
Ferma i buoi, Stu! :-)
Intendevo chiedere che c'entra il carving con l'oggetto del thread.
"le orecche saranno rossicce"

manca una "I" in orecchie.
ÖÖÖÖÆ!

Buoi fermi. Era solo una precisazione sull'introduzione della sciancratura, che non parte dagli anni 90.

ÌA!
Unknown,

refuso corretto, grazie!
Il discorso sulla compressione e sui difetti di sensore e obiettivo vale fino ad un certo punto.
Se io uso il RAw invece del jpeg e lavoro con un programma professionale (ad esempio Adobe Lightroom), questo tiene conto dei difetti del sensore, volendo anche del mio sensore, dell'obiettivo e tutti gli altri difetti noti e li compensa. Inoltre la compressione viene fatta dal programma stesso.
Il resto viene lasciato nelle mani del fotografo.
Non mi stupirei se esistessero dei filtri che imitino i difetti di altre macchine o alterino il rumore di fondo in modo da mascherare la provenienza originale.
@scatola grande: lo supponevo!