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2008/09/16

Marillion: nuovo album scaricabile gratis e legalmente

Nuove formule commerciali per campare vendendo musica online


Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di "albertoprimo" e "ennio".

I Marillion, quelli che molti di noi matusa ricordano per la canzone Kayleigh, hanno annunciato che il loro nuovo album Happiness is the Road sarà scaricabile gratuitamente, ma non dal loro sito, bensì tramite i circuiti peer-to-peer, quelli che tante campagne (dis)informative hanno cercato di dipingere come il Male Assoluto per l'industria del disco.

Durante la prima esecuzione dei brani comparirà sullo schermo del computer un pop-up, dice la BBC, che inviterà i fan a fornire alla band il proprio indirizzo di e-mail in modo da poterli contattare offrendo biglietti per i concerti e altri oggetti riguardanti la band. Una sorta di spam autorizzato in cambio di musica.

Le formule alternative per vendere musica si sprecano: ricorderete i Radiohead con l'album a offerta libera o Prince con il CD regalato insieme a un giornale. Sembrano funzionare, perché generano pubblicità per la band e non inimicano i fan come fanno i vari lucchetti digitali finora tentati dalle case discografiche.

Ma soprattutto funzionano perché nonostante molti scrocchino, alle band arrivano più soldi di quelli che arriverebbero dalla tradizionale vendita di CD. Mark Kelly, il tastierista dei Marillion, ha notato che molti hanno descritto come un fallimento l'esperimento dei Radiohead, perché hanno ricavato in media due sterline (2,5 euro, 4 franchi circa) da ogni download, ma dimenticano che se il disco fosse stato venduto tramite i canali abituali, ai Radiohead non sarebbero arrivate quelle due sterline al pezzo.

23 commenti:

Rado il Figo ha detto...

Non ho capito, francamente, la tua ultima frase: cioè che coi canali abituali i Radiohead non avrebbero mai intascato le due sterline a disco venduto. Ne avrebbero intascate di meno?

Fra l'altro mi fa piacere che la media dell'offerta libera sia stata calcolata ora correttamente e non "addomesticata" com'era stato fatto la prima volta, come feci notare.
Anzi, la media è ancora più bassa (da 2,67 a 2 sterline).

Unknown ha detto...

Esattamente Rado, tanto infima è la quota sulle vendite di dischi attribuita ai gruppi musicali.

Poppi ha detto...

Ho dato il mio contributo ai radiohead, 10$.
Secondo me e'stato un successo, a prescindere dall'incasso per copia, anche perche' il costo della copia digitale e' nullo (o quasi).
una nota sul p2p, qualcuno si ricorda che i sistemi di copia c'erano anche prima di internet? Gran parte della musica circolava su musicassette copiate. Qualcuno ha fatto una statistica degli incassi per copia distribuita di allora?

Paolo Attivissimo ha detto...

Ne avrebbero intascate di meno?

Esatto.

Zage ha detto...

Anch'io ho dato i miei 10 euro ai radiohead. Inoltre ricordo che anche gli ultimi due dischi dei NIN erano gratuiti (uno dei due aveva anche un bell'artwork, il che mi ha spinto a comprarlo).

zage

Titus Bresthell ha detto...

già, cassette e videocassette dovevano mandare in rovina le industrie musical-cinematografiche.
ma se mel gibson è ancora in giro, vuol dire che non è successo proprio nulla!
lunga vita al p2p!

andrea ha detto...

mi permetto di porre qualche dubbio.
sebbene un gruppo come i radiohead possano ottenere incassi maggiori per singola copia venduta rispetto alla vendita tradizionale non è detto che questo convenga da un punto di vista economico.
Non si hanno dei dati precisi sulle vendite (mi pare) ma il problema è che la vendita via internet esclude la macchina promozionale di una industria del disco che, sebbene trattenga per se gran parte dei profitti, rimane eccellente per far conoscere il disco o "piazzare" la band.
Non è detto che non convenga vendere tanto a "poco".
Insomma tra vendere a 4£ 100.000 copie o ricavare 0,5£ per 1.000.000 c'è una bella differenza!!!
Senza contare che 1M di copie vendute significano anche introiti in altri campi maggiori: concerti, merchandise ecc..
ciao andrea

IlTremendo ha detto...

@andrea: la vendita di un cd non è collegabile alla vendita di un biglietto di un concerto, dal momento che l'album è reperibile sia scaricandolo dalla rete, che ascoltandolo alla radio, che copiandolo da un altro cd (originale o no).

andrea ha detto...

@ilTremendo:
effettivamente ho tralasciato qualche passaggio. Se hai una base più ampia di fan (sia paganti che non paganti) questo accresce le tue possibilità di incasso da fonti che non sono strettamente coincidenti con la vendita di dischi.
In questo senso una buona promozione ti permette di vendere più cd ma anche di trovare altre fonti di reddito. In questo senso maggiori cd venduti = maggior numero di persone ai concerti.
Ah, non dimenticare che chi ha accesso ad internet e capacità di scaricare un disco è una parte minima della popolazione.

alexandro ha detto...

Chiaramente in condizioni normali non converrebbe a chi vende musica, ma ormai chi vuole può scaricare del tutto gratuitamente, quindi se gli artisti non mostrano di andare incontro al pubblico con un prezzo onesto (che non può essere l'attuale costo di un CD) sempre più persone scroccheranno, e non c'è lucchetto che tenga, visto che là fuori ci sono esperti in numero maggiore di quelli che cercano di arginare la pirateria, il cui hobby è solo quello di trovare una scappatoia, e non ricevono neppure soldi per farlo, ma solo per il piacere.

Avion ha detto...

Ma se i Radiohead avessero pubblicato tradizionalmente, non avrebbero ricevuto un cospicuo compenso PIU' una piccola percentuale per disco venduto?

Replicante Cattivo ha detto...

Pensiamo a un amante di seguenti gruppi:
Pink Floyd (Richard R.I.P.)
Iron Maiden
Genesis
Beatles
Alan Parsons Project

Fatto?
Ora mettiamo che questa persona sia molto giovane e questi gruppi li abbia conosciuti recentemente e quindi non abbia potuto comprarsi i loro dischi volta per volta mentre uscivano. Facciamo anche che suo padre ascoltasse solo Dik Dik e Adriano Celentano, quindi non ha vinili o mc dei gruppi citati.
Bene.

Questo ragazzo, in che modo può ascoltare la musica dei suoi artisti preferiti?
Se ha molti soldi -o suo padre ce li ha- allora si compra i dischi di questi artisti, nonstante abbiano tutti una discografia di almeno 15 album.
Altrimenti, se è un ragazzo che non ha molti soldi da spendere (o comprensibilmente non vuole spendersi tutto lo stipendio/paghetta in dischi) allora si comprerà 2 dischi per ogni gruppo e li asoclterà a ripetizione.
E quelli che gli mancano?
O se li scarica...
O se li fa prestare...
O rimarrà senza ascoltarli.

Questo è per dire che molta gente magari ha centinaia di titoli a casa, scaricati o masterizzati; probabilmente, se non avesse avuto questa possibiltà, avrebbe solo 30-40 cd, trovandosi costretto a fare una scelta tra cosa acquistare e a cosa rinunciare.

Rado il Figo ha detto...

Grazie per la risposta, ma esprimo anch'io il dubbio - personale - di avion: ero convinto che gli artisti ricevessero un compenso per ogni copia venduta oltre a quanto loro garantito da un contratto che li lega ad una casa discografica.

Poi sul tema rimango sempre terribilmente scettico: già ora c'è gente che non vuole spendere nemmeno l'euro per il giornale a cui è allegato il primo dvd/cd delle iniziative editoriale o smarrona anche sui 2 o 3 euro per comprare i videogiochi di un paio di anni prima, una volta che la cultura informatica prenderà piede ci sarà solo uno che "scarica legalmente" ed il resto del mondo copierà da questi.

Già l'iniziativa dei radiohead mi ha dato ragione, specie quando si pronosticava, anche in questa sede - se non ricordo male - un prezzo medio ben superiore alle due sterline finali (tant'è che all'inizio si era provveduto a gonfiarlo artificiosamente calcolando non la media effettiva bensì la media degli scarichi pagati).

happy h ha detto...

@avion:
>Ma se i Radiohead avessero pubblicato tradizionalmente, non avrebbero ricevuto un cospicuo compenso PIU' una piccola percentuale per disco venduto?

giusto, ma sia il compenso una tantum sia la percentuale (royalty) accordata sulle vendite dipendono dal contratto che hai.
Per dirla con Frankie Hi Nrg, sul prezzo di vendita di un disco all'artista tocca grosso modo "un euro netto", poi le spese vive di registrazione, la promozione ecc di solito ricadono sull'artista stesso.
Questo articolo di Steve Albini è vecchio ma sempre illuminante:
http://lor15.blogspot.com/2005/06/il-problema-con-la-musica-di-steve.html

Certamente i Radiohead hanno un contratto più vantaggioso della media dei gruppi, ma se hanno deciso di tentare questa mossa avranno soppesato i pro e i contro. Tant'è vero che poi il cd è stato messo in vendita anche nei canali convenzionali.
Per fortuna degli ultimi negozi di dischi ;-)

JohnWayneJr ha detto...

Senza contare che se io compro un CD compro 10-15 tracce (mediamente) delle quali se va bene me ne piacciono la metà (con le dovutissime eccezioni). Gli artisti scrivono tre-quattro canzoni degne di nota e altre sette-otto solo per riempire l'album. Io voglio poter scegliere solo quelle 3-4 canzoni senza il peso delle altre.

E se voglio una canzone sola? Spendo dai 10 ai 20 euro per un CD? Non é meglio scaricare la sola canzone a 99 cent?
Ovvio: la VOGLIO senza lucchetti.
Ho comprato delle tracce su iTunes che poi non potevo convertire in mp3 senza masterizzarle prima su un CD Audio. E che, mi hanno preso per un povero co...one? Ovvio che DRM e compagnia non vanno proprio. Se scarico la copia illegale ne posso fare ciò che voglio...

Avion ha detto...

Beh, compra i Best Of :D

annucci ha detto...

Credo che ormai abbiamo capito com'è l'andazzo...
però penso che un'operazione del genere sia vantaggiosa per dei gruppi che hanno già goduto in passato dell'appoggio di una buona casa discografica e che abbiano già acquisito una grande popolarità e non abbiamo più molto bisogno di promozione per farsi conoscere.
Inoltre un gruppo stra-famoso come i Radiohead fa dei contratti discografici con le major che garantiscono loro x es. 10 milioni di € in tot anni per tot dischi indipendentemente dal venduto. Anche se, ovvio, se vendono poco o nulla la major li scaricherà senza troppi complimenti dando però loro un bel pò di soldi per rescindere il contratto (vedi Mariah Carey che si beccò 20 milioni di dollari dalla Sony per andarsene).
Credo che in questi casi i gruppi decidano di staccarsi dalle Case Discografiche per poter essere più liberi artisticamente ed inoltre, con queste operazioni, guadagnano la simpatia e della gente e di chi normalmente non avrebbe speso 30€.

Comunque la situazione in Italia è senz'altro diversa da quella in Inghilterra o negli States, dubito che le spese di registrazione gravino sugli artisti all'estero. Almeno se parliamo di gruppi della popolarità di radiohead o Marillion.

Fabio Ranghiero ha detto...

Sarò testardo ma io vorrei ancora parlare dei siti come WE7.COM (attualmente io frequento solo quello). E' possibile scaricare gratuitamente un brano o un cd intero previo ascolto di una breve pubblicità prima del brano. In questo caso l'artista percepisce un tot dalla pubblicità non da chi scarica. Inoltre è possibile ascoltare in streaming i brani o interi lp, anche in quel caso l'artista percepisce un tot (inferiore) . Poi è possibile anche acquistare un brano (miglior bitrate e senza pubblicità).

E' un buon sistema soprattutto perchè se andate su we7 troverete che esistono "artisti sconosciuti" che potrebbero in futuro, essere sovvenzionati in parte anche da questo sistema.

Poi va da se chi vuole il cd lo compra on line o in negozio. Io per i gruppi che meritano (e non sono famosi solitamente) spendo volentieri i soldi per acquistare il cd, che attualmente è il miglior modo per sovvenzionare loro e la loro produzione.

Non dimentichiamo che la musica comunque costa. Incidere BENE un disco (e attualmente non tutti sono incisi bene) costa, in sala di registrazione , in produzione. Poi se vuoi un minimo di pubblicità devi pagare. E se non paghi, ve lo assicuro, non solo è dura. E' durissima. E' impossibile anche avendo in mano un prodotto ritenuto "buono". Qui in Italia naturalmente.

E non dimentichiamo che per la musica un CD è una promozione. L'artista dovrebbe farsi pagare in concerto, dove ha modo di far vedere veramente quanto vale.

Ciao!

(www.we7.com è per voi ma anche per quel topone di Paolo che ancora non ne parla)

Replicante Cattivo ha detto...

Io per i gruppi che meritano (e non sono famosi solitamente) spendo volentieri i soldi per acquistare il cd, che attualmente è il miglior modo per sovvenzionare loro e la loro produzione.

Assolutamente no. Il gruppo/artista prende una miseria sulla percentuale delle vendite: se poi questa va divisa tra i componenti di un gruppo, questa diventa quasi nulla. I gruppi guadagnano dai CONCERTI.
Ti sei mai chiesto perchè gruppi come Elio E Le Storie Tese siano costantemente in tour e pubblichino un disco ogni 5 anni?

Quando dicono che l'artista ci "perde" a causa della pirateria, è una balla: o meglio, ci perde la casa discografica, che a quel punto potrebbe decidere di abbandonare l'artista e non produrgli più nulla (e l'artista, se è legato a una casa discografica, non può prendere iniziative di alcun tipo, nemmeno autoprodotte).

Gli artisti ora stanno cercando di bypassare il passaggio dell'industria discografica: registrano i brani a loro spese e poi li vendono attraverso il loro sito, oppure ai concerti. Purtroppo questo metodo ha comunque delle spese non indifferenti: oltre all'incisione, vi è la masterizzazione e il packaging: finche si parla di poche centinaia di copie, uno può aggiustarsi tramite il proprio masterizzatore e tramite una normalissima tipografia. Ma ovviamente non può ambire alla fama nazionale...se non sperando che qualche major butti gli occhi su di lui.
Produrre in questo modo migliaia di copie è qualcosa di ingestibile, devi comunque avere da parte un bel capitale da investire per la realizzazione "fisica" dei supporti, la vendita, la distribuzione (se per caso devi spedire i tuoi cd in giro per l'Italia).


Il fatto è che l'industria discografica si guarda bene dal promuovere mezzi di diffusione alternativa: musica venduta attraverso internet,senza la presenza fisica del cd e libretto è qualcosa che spiazza ancora molti ascoltatori, che si sentono privi di qualcosa di fondamentale. E allora le major ci marciano su...forse dovremmo iniziare noi a renderci conto che se 20 anni fa era obbligatorio "fare il cd" per diffondere la musica, ora basta fare musica e basta...

Fabio Ranghiero ha detto...

Replicante, hai parzialmente ragione. Ho parlato chiaramente di gruppo e di produzione escludendo non a caso la distribuzione. Infatti io compro cd autoprodotti, quelli si non dico "fanno guadagnare" ma almeno sovvenzionano direttamente produttore e artista. Per andare ancora più a fondo, da alcuni mesi vado su cdbaby e compro 2 cd al mese fra i tanti che ascolto e che mi piacciono. 4 dollari vanno a cd baby ma il resto va direttamente all'artista che ha piazzato il cd (puoi anche scaricare).

Come dici te, gli artisti "grossi" prendono poco o nulla dai cd (anche se questo dipende dai contratti discografici che ultimamente sono - per gli artisti - dei disonori).

Poi è vero è come dici te, i concerti sono il succo dell'attività di un artista.

Iilaiel ha detto...

@fabio

Ti aaaaaaaaamooooo! finalmente ho trovato i The Shroud!!!
Dei gruppi che piacciono a me in Itglia no si trova niente e il pellegrinaggio pro-cd a losanna mi costava un po' troppo.

Unknown ha detto...

concordo con la maggioranza in quasi tutti gli argomenti discussi sul mercato discografico.

certo le percentuali che vanno agli artisti sono basse, c'è troppo mangia-mangia nella distribuzione dei dischi.

internet può essere il canale x far conoscere nuove band o per scoprire nuovi talenti.

solo una cosa mi lascia veramente perplesso:
la musica che valore ha nella vostra vita? perchè la gente fa fatica a pagare un cd a 20 euro ma per un jeans d&g ne pagherebbe oltre 200 quando al mercato si comprerebbe l'intero stock...
solo perchè è firmato vale cosi tanto? cosi come x le scarpe o tante altre cose "che fanno moda".

ragionando come x la musica sarei + furbo se comprassi "tarocchi"...
invece non è cosi. solo per la musica 20 euro sono troppi.

i cd devono costare di meno sui 10-15 euro però la gente si lamenta solo di questo settore.
tutto il resto invece ne vale il prezzo da quanto sembra...

Turz ha detto...

La gente si lamenta dei CD a 20 euro e non dei jeans a 200 euro perché, mentre è facile comprare legalmente un paio di jeans a 10 euro, non è altrettanto facile comprare legalmente un CD a 1 euro.

Poi è anche più frustrante pagare 20 euro per una cosa che si sa benissimo che chiunque la può produrre in meno di 10 minuti con un banale masterizzatore. Ben più difficile è per una singola persona produrre un paio di jeans...