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2009/08/02

Siamo preprogrammati musicalmente?

Scienza fantastica: Bobby McFerrin induce il pubblico a calcolare le note musicali


Sono rimasto a bocca aperta davanti a questo video tratto dal World Science Festival 2009, in cui Bobby McFerrin (Don't Worry, Be Happy) inizia suggerendo alcune note al pubblico, facendole corrispondere a specifiche posizioni del suo corpo lungo l'estensione del palcoscenico, e poi continua magicamente: si mette in posizioni non suggerite prima e il pubblico, all'unisono, calcola e canta la nota corrispondente.



McFerrin sottolinea che questo esperimento funziona in tutto il mondo, a prescindere dalla cultura ed esperienza del pubblico. Siamo dunque hardwired, cioè preconfigurati mentalmente per riconoscere come valide alcune frequenze ben precise e calcolare senza sforzo cosciente le corrispondenze fra frequenze differenti? Esiste una sorta di estetica musicale universale?

Una cosa è certa: è così che si avvicina la gente alla scienza e si stimolano le nuove generazioni ad apprezzarne il potere, il divertimento e il fascino. Non servono investimenti faraonici. Basta avere il cervello di invitare la gente di talento e offrirle uno spazio in cui possa esprimersi.

72 commenti:

adriano ha detto...

Una precisazione: siamo probabilmente cablati per riconoscere gli intervalli, o le frequenze relative, almeno questa è la conclusione a cui porta l'esperimento McFerrin :-)

Stefano ha detto...

Spettacolare!

Luigi Rosa ha detto...

Spettacolare quando ha fatto per la prima volta il salto sulla terza nota dopo averne definite due.

Che siamo programmati a riconoscere degli intervalli fissi o delle frequenze (che poi sono due cose legate) e' un fatto perche' gran parte della nostra chimica interna si basa su frequenze (ritmo circadiano, battito cardiaco, respiro, ciclo mestruale...)

John Wayne jr. ha detto...

Fantastico!!
Ma i nostri cervelli hanno molto di più in comune:

Quando vedo queste cose mi chiedo se a forza di giocare a chi la spara più grossa in fondo non ci siamo riempiti di un mare di inutili seghe mentali....

Luigi Rosa ha detto...

John Wayne jr.: ho riso fino alle lacrime per lo sketch di Carlin, bellissimo!

Fila10_28 ha detto...

Siamo preprogrammati musicalmente? Chi ha visto Battlestar Galactica conosce la risposta! :-)

juhan ha detto...

MarkCC lo racconta da musicista matematico
http://scienceblogs.com/goodmath/2009/08/the_pentatonic_is_fundamental.php
Peccato che ultimamente trascuri il blog (sta scrivendo un libro).

Thomas Morton ha detto...

Bellissimo

Caigo ha detto...

Fantastica la logica del cervello.
Notare che l'unico momento dove il pubblico si è "confuso" è stato quando ha divaricato le gambe...
Qualcuno di qua...qualcuno di là.

Andrea Sacchini ha detto...

Questo video mi ha colpito moltissimo, ieri, quando ha cominciato a circolare su facebook, tanto è vero che stamattina pure io l'ho messo sul mio blog.

Tra le tante cose, ne dimostra, a mio parere, inequivocabilmente una: la musica, a differenza di tutti gli altri linguaggi, può essere apprezzata e "fatta" anche di chi non conosce il linguaggio musicale.

Piccolo esempio: se io non conosco l'HTML o il C++ posso comunque vedere una pagina web o utilizzare un programma creato in questo modo, ma non potrò mai di punto in bianco farci qualcosa con questi due linguaggi, almeno finché non ne imparo le basi.

Con la musica è diverso, come dimostra non solo questo video, ma il fatto ad esempio che è possibile cantare benissimo e in modo intonato senza conoscere neppure una nota.

theDRaKKaR ha detto...

però quel pubblico era selezionato!

io per es. che sono un analfabeta musicale non vado ai festival della musica (per lo stesso motivo per cui una gazzella non va al festival dei leoni) e infatti io non riesco neanche a fare i suoni delle note

Rudy ha detto...

A forza di sentire scale pentatoniche, prensenti ovunque nella musica pop e rock, viene naturale cantarle se appena accennate :-)

Paolo Attivissimo ha detto...

però quel pubblico era selezionato!

Dici che tutti i partecipanti a una fiera scientifica sono perfettamente intonati? :-)

angros ha detto...

La nostra mente e i nostri organi di senso sono pre-programmati per distinguere in base ad una scala logaritmica: la frequenza delle note musicali, l' intensità di un suono in decibel, la magnitudo delle stelle (che originariamente era stabilita ad occhio nudo) sono espresse tutte su scala logaritmica.

Praticamente per qualunque stimolo sensoriale (anche stimoli tattili, come la pressione sulla pelle, ad esempio), se raddoppiamo uno stimolo, dobbiamo raddoppiarlo di nuovo (quindi arrivare a 4 volte quello originale) per percepire un aumento di intensità uguale a quello percepito al primo raddoppio.

mastrocigliegia ha detto...

però quel pubblico era selezionato!

Dici che tutti i partecipanti a una fiera scientifica sono perfettamente intonati? :-)


Condivido l'impressione di theDRaKKaR.
Mai una sbavatura nel momento dell'attaco, nè al termine della nota (anche se non tutte le note erano di uguale lunghezza, e a priori non si poteva sapere quanto sarebbe durata); mai una stonatura, mai un errore...
Inoltre, quando alla fine Bobby si sposta verso destra le note, mi pare, dovrebbero essere più acute di quanto non sono.

Probabilemnte i partecipanti a una fiera scientifica non sono tutti perfettamente intonati, ma quelli dei quali si sentiva la voce sì. E, mi viene il sospetto, anche pre-preparati.

E' un po' come il caso della celebre foto di Aldrin sulla luna. L'esperimento non è falso, ma è stato ritoccato per farlo venire meglio.

mc

seralf ha detto...

beh le pentatoniche sono alla base di diverse musiche folk, non è una novità: e il fatto deriva anche da un banale principio fisico, poichè si procede per quinte.
In pratica se con una corda (o anche un tubo pieno d'aria :-) suddividi la lunghezza della corda, dividendo la corda a metà ottieni una ottava superiore. Se suddividi in tre parti, ottieni la quinta. Il principio è talmente semplice e naturale che è usatissimo nei pifferi e in ogni sorta di strumenti arcaici: non credo faccia difetto la voce, poichè le intonazioni naturali che tanto differenziano la voce dalle scale cosiddette temperate giocano un ruolo molto più sottile e sono riconoscibili dai più soprattutto per intervelli diversi, per costruire i quali bisogna muoversi molto più in su nella suddivisione utile alla creazione degli armonici.
McFerrin è un genio perchè spiega qualcosa di intuitivo ed essenziale senza mettersi a spiegarlo a parole ma mostrandolo: una volta che una cosa è stata mostrata chiunque può capire le parole che ne seguono :-)

Tyltyl ha detto...

Il video di George Carlin postato da John Wayne Jr. mi ha stroncato dal ridere :'D

theDRaKKaR ha detto...

Dici che tutti i partecipanti a una fiera scientifica sono perfettamente intonati

uh pardon avevo letto World Music Festival

in tal caso le cose cambiano perché, anche se è vero che la mente musicale e la mente matematica spessissimo coincidono nella stessa persona, è indubitabile che conosco un sacco di "gente di scienza" analfabeta musicale come me :-)

io comunque mi chiedo sempre se la mia incapacità totale di fare e riprodurre musica sia genetica o ambientale: ovvero se fossi stato educato da piccolo alla musica, avrei potuto diventare un buon musicista (o musicologo) oppure sarei rimasto, nonostante gli sforzi, mediocre?

secondo l'ipotesi che scaturisce dall'articolo la mia è una limitazione artificialmente imposta (ambientale)

potrei crogiolarmi in questa illusione.. "se solo volessi" :-D

Sheldon Pax ha detto...

Niente trucchi solo madre natura e un sacco di esperienza (ascoltiamo musica da prima di veire al mondo), pe la mancanza di stonature: ci sono e un orecchio allenato sicuramente le scoverebbe. Mai fatto un coretto a scuola, durante l'ora di musica? L'intonazione è maggiore rispetto a quando cantiamo da soli per il semplice fatto che ascolto e mi adeguo a quello che sta a fianco a me, di fatto "copiamo dal compagno di banco". O credete che ai concerti rock ci siano dei cori "annegati" tra i fans? Certamente se l'esperimento si ripetesse testando una persona alla volta verrebbe fuori la gaussiana (note ordinate per altezza, in ascissa).

Billy Pilgrim ha detto...

Comprendo lo stupore di molti, ma mi preme spiegare almeno due cose. Anzitutto, il pubblico non è pre-preparato, a meno di essere un fan di McFerrin ed aver visto il suo primo, seminale esperimento al Montreaux Jazz Festival (preceduto da tutte le sue interazioni con il pubblico degli anni Ottanta, come questa.

In quel caso sì, si trattava di una platea di appassionati. Ma di un consistente numero di essi. E, se siete appassionati di musica, saprete meglio di me che una buona metà degli appassionati non è affatto intonata.

Come spiegare l'impressione della semiperfetta accordatura delle bocche e dei cervelli dei presenti, dunque? Anzitutto, e questo è assodato, noi tutti disponiamo non soltanto (e non necessariamente) di un bagaglio di intuizioni musicali, ma di esperienze. La scala pentatonica non deve neccessariamente essere preprogrammata nel nostro cervello: ci basta sapere che ad una nota più bassa ne segue una direttamente superiore, e abbiamo accumulato migliaia - se non milioni - di esperienze musicali nella nostra vita per poter dedurre senza sforzo l'intervallo minimo di ampiezza tra una nota assonante ed un'altra.

Sarebbe interessante verificare se nel mondo islamico o in quello indiano o in quello cinese, comunità non raggiunte dalla scala pentatonica reagirebbero allo stesso modo, o se sarebbe necessario sollecitarle sulle loro scale di riferimento.

In secondo luogo, e in risposta diretta a The Drakkar, ma anche a mastrociliegia che addirittura suppone una pre-preparazione del pubblico: non state calcolando l'effetto conformante e livellante della massa. La nota udita da tutti è la media statistica di tutte le frequenze emesse dai presenti. I dominanti, quelli che cantano mediamente più forte, non sono necessariamente i più intonati ma sono stocasticamente distribuiti tra i presenti: e chi stona più in basso è controbilanciato da chi stona più in alto (così anche per le dissonanze).

Tra l'altro non mancano alcune sbavature durante l'esecuzione. Infine basta affinare un secondo l'udito, e soffermarsi sui passaggi più complessi, per accorgersi che il pubblico impiega di più per assestarsi su una nota non ancora 'toccata' dai piedi di McFerrin.

G: ha detto...

E' un fatto culturale. La scala pentatonica è usata in pressochè tutte le culture, comprese quelle orientali (oltre al pop, al folk e al blues), per cui in qualche modo ce l'abbiamo dentro perché la poppiamo tutti i giorni. Non parlerei di innatismo. Il video di McFerrin è bellissimo e l'ho condiviso anche io su una mia pagina, però non ci esaltiamo troppo: in fondo fa in modo molto sofisticato - e soprattutto contestualizzato scientificamente - quello che fa Fiorello e a scendere tutti gli intrattenitori da villaggio.

Replicante Cattivo ha detto...

Bisogna sempre fare attenzione quando si parla di orecchio "pre-programmato" o che in qualche modo obbedisca a delle leggi fisiche immutabili.
Grazie, o forse è meglio dire per colpa di questo presupposto, i musicologi (leggasi parrucconi accademici per cui il rock e la popular music sono un fenomeno ignorabile e passeggero) hanno costruito un castello di teorie che parte dal presupposto che quella che noi chiameremmo "musica classica" sia l'unica degna di considerazione.
Tutto il resto, per loro, rientra nella categora delle musiche tradizionali o musiche di consumo, considerate quindi musiche estremamente semplici e per usi puramente "materiali", con tutti i giudizi estetici che ne derivano

I musicologi prendono come riferimento la musica scritta, con tutte le sue regole di notazione, metrica e armonia. In questo modo dimenticano -anzi, ignorano volutamente- che in gran parte del mondo la musica si tramanda per tradizione orale: non esistono regole di armonia o di metrica, le scale di riferimento sono completamente diverse dalle nostre.

Cosa vuol dire? Che anche se si cerca qualche regola fisica alla base del nostro orecchio musicale -ad esempio per distinguere quelle che percepiamo come assonanze o dissonanze- in realtà dipende tutto dalla nostra abitudine. E il pubblico di Bobby Mc Ferrin, per quanto possa essere "ignorante", è comunque gente che per anni ha ascoltato musica e nel proprio cervello si è creato un sistema musicale basato su 12 note, accordi maggiori e minori, giri armonici predefiniti ecc...

Si potrebbero fare numerosi esempi.
Pensate alla musiche tradizionali indiani, africane o cinesi: sono basate su scale differenti, quelle che noi percepiamo come stonature, non sono tali. E forse, se Mc Ferrin avesse fatto quel giochino in casa loro, non avrebbe avuto lo stesso risultato.
Nella musica tradizionale greca, uno strumento può suonare un accordo maggiore mentre l'altro si muove su una scala minore, mentre per al conservatorio questo sarebbe un errore da matita blu.
Ma ad esempio sempre il pubblico greco (e di quelle aree in generale) ad un concerto pop non ha alcun problema a tenere il tempo con le mani se il cantante parte con un brano in 5/4 o 7/8. In Italia, non ho mai capito perchè, invece il pubblico non è in grado di tenere il tempo di una canzone senza accelerare ed andare fuori dopo nemmeno 20 secondi.
Nei balcani, invece, la componente ritmica ha più importanza di quella melodica: per loro, la V sinfonia di Beethoven potrebbe risultare meno imponente e drammatica rispetto ad una rapsodia di Liszt eseguita al solo pianoforte.

E' un discorso che rischia di finire in tecnicismi difficili da comprendere per chi non è pratico, quindi mi fermo qui. Dico solo che il nostro orecchio viene sì programmato, ma da anni e anni di ascolti di un certo tipo di musica, basata su un determinato sistema. Ma che il nostro orecchio sia "innato" è sbagliato.

theDRaKKaR ha detto...

non ci capisco un ca...

:-D

Billy Pilgrim ha detto...

@ Replicante: sorprendente, abbiamo detto praticamente le stesse cose, a pochi minuti l'uno dall'altro.
(a meno che si voglia spiegare questa coincidenza con qualche altro appello alla nostra probabile comune esperienza di argomenti simili :) )

Replicante Cattivo ha detto...

Comunque non è il caso di andare troppo indietro nel tempo o a migliaia di km di distanza.

Pensate a quello che viene chiamato "trìtono": prendendo come riferimento una normalissima scala di 12 suoni, suonatene la prima nota e quella esattaente a metà della scala (esempio DO-FA#). Quello che ne esce viene considerato un intervallo estremamente dissonante, al punto che centinaia di anni fa venne chiamato "diabolus in musica" (anche perchè le due note distano 6 toni) ed era evitato come la peste.

Beh, in generale ancora oggi viene percepito come una dissonanza, estremamente fastidioso e pungente.
Eppure nell'heavy metal è uno degli intervalli più utilizzati, proprio perchè nella sua dissonanza, contribuisce alla "violenza" musicale del genere. E per un appasionato di metal, quell'intervallo è pienamente melodico.

theDRaKKaR ha detto...

io ho difficoltà a suonare al citofono.. ^____^ altro che trìtono, tritolo :-D

Replicante Cattivo ha detto...

@ Billy Pilgrim

Perchè al di là dell'indubbia bellezza del video e dal fascino che può suscitare la teoria di un orecchio "naturale", chi ha studiato musica capisce come queste teorie siano state (scusate il gioco di parole) "strumentalizzate" per giustificare delle teorie che sono puramente eurocentriche.

theDRaKKaR ha detto...

@Replicante

e che ne pensi delle polemiche di Ughi su Allevi?

lory2k ha detto...

A me sembra molto più semplice. Non c'entra il "calcolo", non c'entrano "le frequenze". C'entra solo l'associazione di un movimento ad un suono fatto con la bocca, indotto da una persona che esegue dei movimenti e istruisce il pubblico in relazione ad essi.

Domenico ha detto...

OT: non so se frequentate forum di complottisti/misteri/ufologi, ma in questo periodo le bufale stanno aumentando a dismisura.
Leggendo un pò di questo materiale bufalino sui forum, comprese le risposte dei creduloni, sono arrivato alla certezza che Paolo Attivissimo spreca il suo tempo.
Infatti è inutile sbufalare le cose visto che i creduloni che ci credono NON vogliono accettare qualsiasi sbufalamento, non vogliono informarsi: vogliono e pretendono di credere nella bufala e basta, non importa quanto sia ridicola.

Replicante Cattivo ha detto...

@ theDRaKKaR

Non ricordo bene la questione, anche perchè mi ricordo che era qualcosa che mi fece sbagliare parecchio e non vorrei che risultasse contagioso per gli altri lettori del blog. :)
Se vuoi ti dico cosa penso io di Allevi: indiscutibilmente è un bravissimo pianista, personalmente non mi piace il suo genere o il stile (ma sono gusti personali). Però quello che è certo è che non abbia niente di più rispetto a tanti altri: semplicemente è il classico fenomeno mediatico, in cui si prende un musicista "colto" e lo si eleva a musicista pop (anche in virtù del fatto che è un personaggio che mediaticamente funziona, per via del suo aspetto e comportamenti un po' bizzarri).

theDRaKKaR ha detto...

@Domenico

sul perché Paolo si occupi di alcune bufale, è già stato da lui più volte riferito

sul perché qualcun altro di noi si occupi di bufale, è credo l'opportunità di farsi beffe dei gonzi...

l'azione di Paolo non punta a eradicare il problema, ma a combatterlo quando raggiunge certi livelli, l'azione di quelli che si fanno beffe dei gonzi, beh, serve solo per il diletto di chi si fa beffe...

bruno ha detto...

Premettendo che l'esperimento mi sembra molto interessante e anche divertente, il mio parere è che non c'entri tanto la scala pentatonica in se, ma il fatto che al pubblico venga dato comunque un imput sulle note. L'associazione di note all'unisono naturale c'è ed è impressionante, ma mi sarei stupito molto di più se il pubblico avesse cantato il salto di terza minore senza ricevere alcun imput,mentre in qualche modo gli intervalli gli erano già stati dati dai primi "salti"

Netracer ha detto...

Ma solo a me è venuto in mente il traffico automobilistico?

Pensateci bene, nel traffico ogni automobilista si adeguerà necessariamente a quello che fanno gli altri automobilisti. Se il resto della fila rallenta anche l'automobilista rallenta, se invece il resto della fila accelera anche l'automobilista accelera.

Anche se in realtà non esiste una vera e propria coordinazione, chi dovesse seguire il traffico da un punto di vista esterno noterebbe invece un flusso più o meno continuo che appare coordinato.

E' un po' quello che accade quando osserviamo uno stormo di uccelli in volo. Loro hanno anche la terza dimensione e le loro evoluzioni ai nostri occhi sono spettacolari ma in realtà non si tratta di evoluzioni "coordinate". Ci sono degli uccelli che guidano il gruppo e gli altri li seguono facendo delle piccole correzioni di rotta in ogni istante per seguire i leader e tenersi contemporaneamente a distanza dagli altri del gruppo.

Come è stato fatto giustamente notare magari qualcuno inizia a cantare e quelli vicini lo seguiranno. Singolarmente non sono coordinati, ma ascoltando il suono prodotto dal vicino ognuno tende a replicarlo cercando di eseguire un suono più simile possibile e contemporaneamente cercando di andare a tempo.
Il risultato è che dall'esterno sembrerà che tutti siano coordinati.

Simone ha detto...

@ Replicante Cattivo:

Pensate a quello che viene chiamato "trìtono": prendendo come riferimento una normalissima scala di 12 suoni, suonatene la prima nota e quella esattaente a metà della scala (esempio DO-FA#). Quello che ne esce viene considerato un intervallo estremamente dissonante, al punto che centinaia di anni fa venne chiamato "diabolus in musica" (anche perchè le due note distano 6 toni) ed era evitato come la peste.

Beh, in generale ancora oggi viene percepito come una dissonanza, estremamente fastidioso e pungente.
Eppure nell'heavy metal è uno degli intervalli più utilizzati, proprio perchè nella sua dissonanza, contribuisce alla "violenza" musicale del genere. E per un appasionato di metal, quell'intervallo è pienamente melodico.


Attenzione che quello che hai detto non è del tutto vero. L'intervallo di tritono, bandito dalla musica sacra in quanto Diabolus in Musica, è oggi integrato nella musica moderna, ma non viene percepito come un intervallo perfettamente "melodico" come dici tu.
Il tritono nella musica moderna è utilizzato proprio in funzione della sua dissonanza, per creare una tensione nell'ascoltatore che "richiama" all'accordo di tonica come punto di rilassatezza e soddisfazione uditiva.

Stiamo comunque parlando non solo di metal, ma di tutta la musica moderna, dagli anni 30 ad oggi, dal jazz a Marco Carta :) Paradossalmente il tritono non è molto usato nella musica metal perchè, suonato con chitarre distorte, dà un senso di dissonanza che però va a scapito della "compattezza" e pienezza del suono che deve essere monolitico.

Replicante Cattivo ha detto...

@ Simone
Grazie della precisazione, non sono stato molto chiaro.
In effetti, cioè che era dissonante una volta, spesso lo rimane ancora oggi.
Ma una volta la dissonanza era qualcosa di sgradevole, da evitare, un errore...oggi invece è qualcosa che ha una sua funzione (pensiamo al jazz o a certi riff del progressive rock...ma anche il famosissimo "Mars the bringer of wars" di Holst, basato sul tritono) e pertanto viene accettata.

Anche gli accordi di settima o le terze minori "crescenti"(fino a diventare maggiori) in fondo sono delle dissonanze, perchè utilizzano note non presenti nella scala di riferimento. Eppure il blues è fondato proprio su questi intervalli :)

theDRaKKaR ha detto...

scusate se insisto, ma a me potreste propinarmi qualsiasi cazzata, anche il corrispettivo musicale che gli asini volano, ché tanto non ci capisco proprio nulla..

forse potreste allegare un glossario di base, tanto per iniziare :)

Replicante Cattivo ha detto...

@ Thedrakkar

Hai ragione, ma allora appunto dovresti riprendere il mio primo post quando faccio l'esempio della musica africana o indiana.

Se invece vuoi capire l'esempio della musica greca, provo a spiegartelo semplificando molto. Un accordo "normale" è solitamente formato da tre note: mentre la prima e la terza nota sono fisse, la seconda può oscillare di un semitono e questo fa sì che l'accordo diventi maggiore o minore.
Do maggiore: DO - MI - SOL
Do minore: DO - Mi bemolle - SOL
Come vedi la seconda nota viene abbassata di un semitono (un tasto del pianoforte).

Se tu ascoltassi i due accordi, coglieresti una differenza per cui il primo lo percepiresti "allegro" e il secondo "triste".
In un sistema musicale tradizionale, se io mi sto muovendo sull'accordo di Do maggiore, non posso utilizzare il Mi bemolle (e viceversa), altrimenti il tuo orecchio lo percepirebbe come un errore molto evidente.
Ma per certe musiche extraeuropeee, questo problema non esiste, poichè la costruzione delle armonie (sovrapposizione di suoni) è basata su un sistema differente dal nostro. E quindi un cantante che noi definiremmo "stonato" per loro potrebbe non essere così.

theDRaKKaR ha detto...

così va meglio, anche se non capisco perché esseri umani debbano percepire in modo diverso gli stessi rumori... tu dicevi che è un fattore culturale?

Replicante Cattivo ha detto...

@theDRaKKaR

così va meglio, anche se non capisco perché esseri umani debbano percepire in modo diverso gli stessi rumori... tu dicevi che è un fattore culturale?

Certo. Il livello di percezione è di sicuro lo stesso: una nota di violino è per te lo stesso identico suono che è per un eschimese.
Il fattore culturale invece influisce sulle "interpretazioni" che abbiamo di un suono e soprattutto di una melodia: valutazioni estetiche, gradimento, l'idea che un certo suono sia piacevole o fastidioso...

Pensa alle tre note con cui inizia la 5a sinfonia di Beethoven: per noi sono sinonimo di terrore, presagio, onnipotenza. Questo dipende da molti fattori, a partire dagli strumenti utilizzati (pensa quelle tre note suonate con una tromba o un piffero).
Ma fai sentire quell'attacco ad un africano...magari inizierà a ballarci sopra :)

peev agliato ha detto...

non vorrei sbagliarmi ma quando il pubbico ha cantato la prima nota l'intonazione era piuttosto calante rispetto a McFerrin

mattia ha detto...

e chi stona più in basso è controbilanciato da chi stona più in alto (così anche per le dissonanze).

Cioè, cioè?
Spiega meglio perché se intendevi quello che ho capito io, c'è da rimettersi a studiare trigonometria!

il Forna ha detto...

@ peev agliato
Hai ragione, all'inizio mcferrin canta un Re mentre il pubblico un Re calante, ma dopo le prime note mcferrin "corregge" l'intonazione del pubblico in un Do#.

Riguardo al tema del post, sono più propenso a pensarla come Billy Pilgrim e gli altri, cioè che la "programmazione" sia un dovuta ad un fattore culturale (anche se secondo me questo non rende affatto l'esperimento meno interessante).

A sostegno di questa tesi Andrea Frova nel suo "Fisica della Musica" cita il prologo del libro Mental Processes. Studies in Cognitive Science di Longuet-Higgins .
Nel libro si immagina un incontro tra Bach e Handel, i quali, di fronte alla stessa sequenza di note (appartenenti indifferentemente alla scala di Re maggiore e Si minore), si trovano in disaccordo sull'intonazione della nota Mi all'interno di questa sequenza.
Il motivo sta nell'abitudine dei due compositori ad utilizzare maggiormente la scala di Re maggiore (Handel) e Si minore (Bach), le quali, per quanto composte dalle stesse note, richiedono un'"aggiustatina" di circa 1/5 di semitono quando si suona il Mi, a seconda della scala utilizzata.
L'orecchio dei due compositori quindi, così come l'orecchio del pubblico di mcferrin, in una successione di note ragiona per intervalli noti.

Detto questo, McFerrin è un musicista straordinario e questo esperimento lo conferma. Il prossimo che lo paragona a Fiorello gli mando un tankerone sopra casa.

Epsilon ha detto...

Questo commento è dedicato a TheDrakkar perchè ha già avuto modo di apprezzare tramite mio Monteverdi ;-)
Dovete infatti sapere che Monteverdi è il mio equivalente dei complottoni; infatti aveva già previsto tutto: qualsiasi argomento di discussione si può comodamente ritrovare nelle sue opere e madrigali e se non trovate qualcosa... è perchè è sicuramente contenuto nelle sue opere andate perdute!!! :-)
Lo tiro in ballo ora perchè leggendo i vari commenti quando ho letto dissonanze mi si è alzata un'antenna (non pensate male) e quando ho letto tritono, musica moderna e senso di disagio... sentite un po' quanto segue (duetto erotico - finale de "L'incoronazione di Poppea" del, se non ricordo male al volo, 1642); contiene molti esempi di dissonanze tra cui il famoso tritono eppure altro che senso di disagio, è una delle melodie più dolci che siano, a parer mio, mai state scritte.
http://www.youtube.com/watch?v=4pjXfChGWds
Se come al solito non fossimo stati in tremendo ritardo di organizzazione mi sarebbe piaciuto molto farla suonare al mio matrimonio e cantarla io e mia moglie... seeeee... immaginiamoci pure i risultati :-) Abbiamo invece optato per oboe ed organo dalla cui combinazione ne è uscita, tra l'altro, un'ottima versione dell'Adagio di Giazotto... e qui l'abbiamo capita in tre mi sa :-)
Scusate eventuali errori sostanziali e/o di grammatica ma ho scritto in fretta,
Enrico

Baund ha detto...

@ Fila10_28: "There must be a way out of here..." (cit.)

rob ha detto...

Porto solo la mia esperienza personale: vedendo il video, quando McFerrin "toccava" una nota che non era cantata da un po', io me ne restavo zitto e facevo bene, perché altrimenti avrei stonato. Stessa cosa quando "chiamava" note acute o basse all'inizio o alla fine della scala che apparivano per la prima volta. Immagino che il pubblico in sala si sia comportato in maniera simile a me: se aveva bisogno di più tempo per capire e cantare la nota, o non era sicuro di che nota fosse, se ne stava zitto.
La cosa però non inficia l'esperimento, perché se mi accorgo che stonerei è a causa del fatto che immagino correttamente quale nota dovrebbe essere cantata, o quanto meno che la nota che canterei non è quella giusta. Quindi sono bravo lo stesso ;)

MicheleV ha detto...

@theDRaKKaR
così va meglio, anche se non capisco perché esseri umani debbano percepire in modo diverso gli stessi rumori... tu dicevi che è un fattore culturale?
Commento pubblicato da Blogger theDRaKKaR 2/8/09 17:05

Se sentissi parlare un cinese o un arabo (ammesso che tu non conosca le due lingue), sentirai una serie di rumori incomprensibili
dici che è un fattore culturale?

peev agliato ha detto...

"e chi stona più in basso è controbilanciato da chi stona più in alto (così anche per le dissonanze)."
in questo modo esce fuori un casino come quando McFerrin ha fatto il saltello allargando le gambe. Intonazione piu o meno precaria del pubblico l'esperimento é molto carino e divertente, mi piacerebbe replicarlo con degli amici

Anonimo ha detto...

Calma und gesso!
Sì, è innato. No, non è indotto.
Hanno ragione seralf, Billy e Replicante, vediamo se riesco a spiegarlo in maniera ancora più chiara. La spiegazione è comunque qui: http://it.wikipedia.org/wiki/Armonici_naturali
Ogni suono non è "solo", la nota "pura" e sola esiste solo nella sintesi elettronica, ogni nota contiene in sè anche i suoi armonici, quindi la sua ottava superiore (do->DO!), la sua quinta (do->sol), terza (do->mi) settima BEMOLLE (do->sib) che è quella del blues e del rock'n'roll ("musica del diavolo" per l'appunto), ecc.
L'esempio su wiki parla di corde di chitarra, ma vale (e innanzitutto) per le nostre corde vocali.
Le leggi della musica scritta nascono comunque dalla nostra natura, si è codificato e messo per iscritto quello che parte dalla realtà fisica (cosa che manda in bestia i prof del Conservatorio, che infatti non lo ammetteranno mai ;-) )
Drakkar, sappi che puoi! :-D
Semplicemente non sai quello che stai emettendo, ti basterebbe qualcuno che ti dicesse "ecco, quello è un do calante" ecc.
E per inciso il famigerato tritono è l'Intervallo per eccellenza della musica mediterranea, avete presente la "Tammurriata nera"? È la nota di "Ie non capisco a vOOOte...". Quella O è la quarta aumentata (che non è quella che credete voi, banda di maniaci!).
Non so se mi sono capito.

Replicante Cattivo ha detto...

@ Abesibe

Hai fatto un minestrone allucinante. Hai citato me e Billy, che invece abbiamo detto l'esatto contrario: abbiamo detto che le convenzioni musicali sono frutto di anni e anni di esperienze personali, frutto dell'abitudine. Seralf invece ha solo fatto notare come i sistemi musicali più semplici abbiano dei fondamenti comuni, ma proprio perchè quelle note sono le più semplici da realizzare e intonare.
E' un po' come dire che probabilmente tutti gli alfabeti hanno un carattere che rappresenta la lettera "A", ma questo non li rende necessariamente simili o riconducibili ad un alfabeto universale.

La teoria degl armonici poi è una fregnaccia che gli stessi musicologi e parrucconi ormai definiscono come una "superata" e che raccontano solo in quanto facente parti della storia della teoria musicale. E non si tratta di complotto contro il rock, perchè la settima bemolle è un intervallo impiegato da tutti i compositori classici, altro che blues.

Infatti questa teoria non spiegherebbe perchè l'uomo percepisce come naturale anche l'acordo di terza minore e la settima naturale (che non compaiono negli armonici) oppure perchè nel medioevo anche la terza maggiore veniva considerato dissonante.
Oppure non spiega perchè, se io prendo un suono puro (onda sinuisoidale) e la modulo con un sintetizzatore analogico, tu la percepisci la melodia esattaente come se fosse eseguita su un qualsiasi altro strumento.

Dire che gli armonici, note impercettibili, influenzino il nostro orecchio musicale è una teoria sensata quanto la teoria dei messaggi subliminali: è roba che va lasciata al Centro Culturale San Giorgio e le loro assurdità.


Le leggi della musica scritta nascono comunque dalla nostra natura, si è codificato e messo per iscritto quello che parte dalla realtà fisica (cosa che manda in bestia i prof del Conservatorio, che infatti non lo ammetteranno mai ;-) )

Veramente sono altr le cose che i prof del conservatorio non ammetteranno: che esiste una musica al di fuori del conservatorio, che esistono strumenti elettrici, che esistono il rock, jazz e pop, ecc...

Ma proprio l'idea di una musica codificata dalla natura e dalla fisica è stata per secoli una delle teorie che più hanno ricercato, proprio per riuscire a dimostare che il sistema musicale europeo è superiore a tutti gli altri.

E poi a chi ancora pensa che l'orecchio musicale sia innato, magari dovrebbe studiarsi la storia della musica e scoprirà che tutti gli intervalli musicali che noi ascoltiamo non sono puri, ma sono stati "limati" e resi equidistanti. Un musicista del settecento che sente un accordo maggiore suonato da uno strumento moderno, lo sentirebbe stonato. Perchè noi invece no?
Per favore, non diventiamo complottisti anche in musica.

Giuseppe ha detto...

A prescindere dal tipo di intervalli che si utilizzano, io sapevo che le scale pentatonali fossero piuttosto universali (http://it.wikipedia.org/wiki/Scala_pentatonica#Le_scale_pentatoniche_nelle_diverse_culture_musicali)
quindi mi stupiscono i commenti che tendono a rimarcare differenze tra i vari sistemi musicali adottati in giro per il mondo. Per quel che mi pare di capire nel video il sig McFerrin si limita ad impostare il primo intervallo solamente (non importa se nel sistema occidentale o in quello orientale, diciamo che la definizione ha qualcosa di arbitrario). Successivamente é il pubblico stesso a "scoprire" una scala pentatonale. In quest'ottica mi pare un bell'esperimento.

Tralfa ha detto...

Probabilmente il video vuole dimostrare l'universalità di un sistema sonoro: McFerrin sceglie un sistema sonoro di riferimento (il pentafonismo) da proporre al pubblico. Tale sistema sonoro, rappresenta uno degli archetipi del mondo musicale umano (es. ninna-nanne, filastrocche per bambini etc. adottano la scala pentafonica). Avesse proposto una scala diatonica eptafonica (la classica scala di sette suoni) o peggio, una scala indiana, non avrebbe avuto la stessa risposta da parte del pubblico. Spiegandolo in parole (molto) povere, il modo di organizzare una melodia all'interno di una scala pentafonica è più libero e semplice, rispetto a una scala diatonica dove l'orecchio deve fare i conti con i concetti di consonanza e dissonanza, tensione armonica, sintassi musicale etc...
La preprogrammazione comunque esiste, più che a livello musicale, a livello della percezione del suono. Un suono emesso da uno strumento musicale è in acustica un onda complessa che è costituita da vari suoni puri (onde semplici, o armonici) ognuno dei quali va a stimolare una data popolazione di cellule ciliate all'interno dell'organo uditivo del Corti. I rapporti matematici tra tali suoni armonici e la relativa assimilazione "pre-ordinata" da parte delle cellule ciliate sono meccanismi universali validi in qualsiasi parte del globo.

Replicante Cattivo ha detto...

@ Tralfa

Tale sistema sonoro, rappresenta uno degli archetipi del mondo musicale umano (es. ninna-nanne, filastrocche per bambini etc. adottano la scala pentafonica)


Tu l'hai mai sentita una ninna nanna africana? Io sì. E se non mi dicevano che era una ninna nanna, l'avrei scambiata per un rito propiziatorio, una danza di festa o addirittura una musica funebre. Questo perchè era composta da una melodia che tutto poteva tranne conciliare il sonno.

Come ho detto prima, il fatto che in molte culture esistono le scale pentatoniche è simile al fatto che in molte culture esistono dei fonemi simili negli alfabeti, anche quando questi (e le loro lingue) siano completamente diversi.
Quando prendi uno strumentoaa corda, è chiaro che viene naturale a chiunque bloccarlo a metà, metà della metà, oppure a 1/3...formando quindi un sistema di base che preenta delle similitudini.


I rapporti matematici tra tali suoni armonici e la relativa assimilazione "pre-ordinata" da parte delle cellule ciliate sono meccanismi universali validi in qualsiasi parte del globo.

Per favore...
Innanzitutto non ha senso ragionare in questo modo oggi, in cui quasi tutte le musiche tradizionali sono state influenzate dalla cultura occidentale (pensate solo agli africani che vivono a stretto contatto con le missioni). E spero vivamente che non consideriate "musiche del mondo" quelle che trovate negli scaffali dei negozi di dischi, perchè quelle in gergo sono le tipiche "musiche per turisti". Pensate che c'è chi pensa che il Sirtaki sia una tipica musica greca, quando invece è nata come colonna sonora di un film.

Non esistono intervalli predefiniti, mettetevelo in testa. Prima dell'invenzione del temperamento equabile (per i neofiti: una scala musicale in cui i 12 suoni di una scala musicale sono equidistanti tra di loro) gli intervalli erano diversi da quelli a cui siamo abituati. Un comunissimo intervallo di quinta (DO-SOL) era diverso da quello di oggi e all'epoca il temperamento equabile aveva "stonato" tutti gli intervalli. Poi col tempo la gente si è abituata.

E' vero che la (nostra) musica presenta una forte componente di matematica; ma questo avviene perchè i musicisti europei sono proprio partiti dalla matematica per suddividere i suoni e costruire le scale e le armonie.

Giuseppe ha detto...

@Replicante cattivo.

probabilmente sono il meno adatto a risponderti, visto che mostri una grande competenza sull'argomento. Però qui si sta cercando di capire, almeno da parte di alcuni di noi, se un sistema di 5 note sia o meno una soluzione irriducibile per comporre musica. Se poi in questi 5 intervalli (definiti, a seconda delle culture, in maniera differente) suonano stonati a taluni ed intonati a talaltri oppure suonano ninne nanne per certi e musiche funebri per altri, questo non cambia l'essenza del discorso e cioé che un sistema pentatonale possa risultare più universale di altri sistemi. D'altra parte, ripeto, il signore nel video ha impostato lui l'intervallo iniziale ed il pubblico a completato il resto. Potrebbe essere interessante andare in quelle tribu africane di cui parli e ripetere l'esperimento. Probabilmente la scala che ne verrebbe fuori, come tu dici, sarebbe completamente differente dalla nostra pentatonica abituale, purtuttavia la domanda é: ne verrebbe fuori una scala da quanti intervalli?

Giuseppe ha detto...

@tutti: chiedo scusa per la svista orrenda, mi correggo: ed il pubblico HA completato il resto

Tralfa ha detto...

@Replicante Cattivo

L'intensità e il timbro sono parametri diversi rispetto all'organizzazione delle altezze... con una pentatonica posso suonare un bel riff rock con la chitarra elettrica ma è chiaro che il vicino non si addormenta. Io parlavo di organizzazione delle altezze, senza vincoli di carattere "tecnico-musicale" e l'esempio delle filastrocche mi sembrava calzante. In varie parti del mondo si cantano ninna-nanne pentafoniche; non mi importa sapere che la frequenza della nota più bassa è sicuramente diversa da quella che potrebbe usare una mamma francese, ma mi affascina che tante mamme di diverse parti del mondo organizzano i suoni cantati in maniera simile...

Per favore...
Innanzitutto non ha senso ragionare in questo modo oggi, in cui quasi tutte le musiche tradizionali sono state influenzate dalla cultura occidentale (pensate solo agli africani che vivono a stretto contatto con le missioni). E spero vivamente che non consideriate "musiche del mondo" quelle che trovate negli scaffali dei negozi di dischi, perchè quelle in gergo sono le tipiche "musiche per turisti". Pensate che c'è chi pensa che il Sirtaki sia una tipica musica greca, quando invece è nata come colonna sonora di un film.


Non stavo parlando di musica, ma di suono inteso dal punto di vista fisico-acustico... Non c'entrano gli intervalli musicali ma i rapporti interni al suono complesso e di come essi vengano biologicamente acquisiti dall'orecchio umano. Sono principi scientifici, ma se tu vuoi dimostrare che l'orecchio di un suonatore di Kora del Mali è biologicamente diverso da quello di un pianista Francese...

Tralfa ha detto...

@Giuseppe

Però qui si sta cercando di capire, almeno da parte di alcuni di noi, se un sistema di 5 note sia o meno una soluzione irriducibile per comporre musica

Questo credo che sia difficile stabilirlo. Puoi comporre usando anche solo 3 note, se non addirittura una nota... usando solo il ritmo...
Il punto secondo me non è capire quale è la scala più naturale... tutte le scale del mondo sono artificiali. Qui il discorso è quello di dimostrare se esiste un pensare musicale: riuscire, partendo da una nota di riferimento a immaginare quello che può "succedere" dopo, così come avviene per il linguaggio. E qui entrerebbe in gioco la grammatica "condivisa". Se per il linguaggio sin da bambini siamo esposti alle parole riuscendo pian piano ad acquisirle e ad organizzarle insieme, possiamo fare lo stesso discorso per i suoni musicali? Questo video dimostra una certa dimestichezza del pubblico a muoversi nel cosiddetto ambito pentafonico. Il pentafonismo è un tipo di "grammatica musicale" tra le più condivise? McFerrin avrebbe ottenuto lo stesso coinvolgimento del pubblico McFerrin proponendo una scala diatonica?...

Replicante Cattivo ha detto...

@ Tralfa

L'intensità e il timbro sono parametri diversi rispetto all'organizzazione delle altezze... con una pentatonica posso suonare un bel riff rock con la chitarra elettrica ma è chiaro che il vicino non si addormenta.


Ma infatti io non ho tirato in ballo nessuna di queste cose, quando ho fatto l'esempio della ninna nanna. Quella che ho sentito io aveva una melodia che era ben lontana da quelle rassicuranti con cui solitamente i pargoli si addormentano.

In varie parti del mondo si cantano ninna-nanne pentafoniche

Perchè partendo dal presupposto che gran parte delle ninne nanne non vengono eseguite o composte da musicisti competenti o preparati, ma sono motivi improvvisati o di tradizione orale. Pertanto la pentatonica è il naturale compromesso tra una linea melodica statica (che è quello tipico della musica africana o delle nenie orientali) ed una particolarmente articolata, che difficilmente viene cantata da una madre che probabilmente non ha conoscenze musicali.

Non c'entrano gli intervalli musicali ma i rapporti interni al suono complesso e di come essi vengano biologicamente acquisiti dall'orecchio umano. Sono principi scientifici, ma se tu vuoi dimostrare che l'orecchio di un suonatore di Kora del Mali è biologicamente diverso da quello di un pianista Francese...

No, allora, facciamo chiarezza.
Un suono, un intervallo, una melodia viene percepita allo stesso modo da me, te, il suonatore del Mali e il pianista francese.
Quello che cambia è il giudizio ESTETICO di ognuno di essi: e con "giudizio estetico" intendo il fatto che il timbro dello strumento ti provochi piacere o angoscia, oppure che tale intervallo o melodia ti possa dare un senso di serenità o di fastidio.

E su questo come si fa a dire che esiste un orecchio innato? Penso che gran parte degli occidentali, davanti ad una nenia indiana o araba, dopo due minuti inizi a dire "basta, che palle" scambiandola per i guaiti del proprio cane. Eppure per quella gente quella è musica, e pure bella. E non parlo del tipo di voce o di strumenti, parlo solo della melodia.

E poi se esistesse questo orecchio innato, per cui tutte le melodie vengono giudicate in base ad una "codifica naturale" allora dovremmo avere tutti gli stessi gusti musicali. Grazie al cielo non è così, ma agli accademici questo piacerebbe molto (ovviamente ritenendo i loro gusti migliori di tutti gli altri)

Io torno a fare l'esempio (e continuerò a farlo se continua ad essere ignorato) degli intervalli musicali stonati con l'introduzione del temperamento equabile. Se esistesse un orecchio innato, che riconosce gli intervalli in base a qualche regola matematica immutabile, oggi saremmo tutti come quelle persone che nel 1700 urlavano al sacrilegio, poichè tutti gli intervalli risultavano calanti (e questa differenza si notava).

Replicante Cattivo ha detto...

Se per il linguaggio sin da bambini siamo esposti alle parole riuscendo pian piano ad acquisirle e ad organizzarle insieme, possiamo fare lo stesso discorso per i suoni musicali?


Esempio perfetto. Le parole e la loro comprensione sono innate? NO. Abbiamo la possibilità di articolare e udire i suoni, ma da piccoli non veniamo abituati (A-BI-TU-A-TI) ad entrambi i processi, siamo incapaci di comunicare a voce. Basti pensare ai bambini figli di sordomuti: pur avendo la capacità di udire e parlare, il loro ambiente domestico impedisce loro sviluppare tali capacità.
Così come invece un bambino figlio di genitori di nazioni diverse, non ha problemi a crescere bilingue.
Credo che nessuno abbia mai proposto l'idea di una lingua "super partes".

Tralfa ha detto...

@Replicante Cattivo

Perchè partendo dal presupposto che gran parte delle ninne nanne non vengono eseguite o composte da musicisti competenti o preparati, ma sono motivi improvvisati o di tradizione orale. Pertanto la pentatonica è il naturale compromesso tra una linea melodica statica (che è quello tipico della musica africana o delle nenie orientali) ed una particolarmente articolata, che difficilmente viene cantata da una madre che probabilmente non ha conoscenze musicali.

Tralasciando le inesattezze (non esiste LA musica africana, ma LE musiche africane), mi sembra che tu stia esprimendo lo stesso mio concetto con parole "diverse"...


No, allora, facciamo chiarezza.
Un suono, un intervallo, una melodia viene percepita allo stesso modo da me, te, il suonatore del Mali e il pianista francese.
Quello che cambia è il giudizio ESTETICO di ognuno di essi: e con "giudizio estetico" intendo il fatto che il timbro dello strumento ti provochi piacere o angoscia, oppure che tale intervallo o melodia ti possa dare un senso di serenità o di fastidio.


Se permetti, faccio chiarezza io. Io non tocco minimamente la questione estetica. La domanda di Attivissimo è "Siamo preprogrammati musicalmente? Esiste una estetica musicale universale?" Secondo me NO: come dici tu il giudizio estetico è influenzato da fattori ambientali e culturali. Però possiamo dire di essere preprogrammati dal punto di vista uditivo (NON musicale). Una corda che vibra produce un suono complesso costituito dai suoi armonici, e l'orecchio umano ha anatomicamente la possibilità all'interno dell'apparato uditivo, di acquisire ciascun armonico (rientrante nella soglia di udibilità) prima di inviare l'impulso al sistema nervoso. Ciò che arriva al cervello è naturalmente il suono complesso. I microfoni funzionano più o meno allo stesso modo. Si riconosce un suono, non un intervallo.

Esempio perfetto. Le parole e la loro comprensione sono innate? NO. Abbiamo la possibilità di articolare e udire i suoni, ma da piccoli non veniamo abituati (A-BI-TU-A-TI) ad entrambi i processi, siamo incapaci di comunicare a voce. Basti pensare ai bambini figli di sordomuti: pur avendo la capacità di udire e parlare, il loro ambiente domestico impedisce loro sviluppare tali capacità.
Così come invece un bambino figlio di genitori di nazioni diverse, non ha problemi a crescere bilingue.
Credo che nessuno abbia mai proposto l'idea di una lingua "super partes".


Sinceramente, non riesco a capire cosa vuoi dire... è una risposta alla mia domanda citata? Se puoi spiegarti meglio mi faresti un gran favore e sarei in grado di risponderti. Grazie

puffolottiaccident ha detto...

Se ascoltate "serenata a manovella" di Vinicio Capossela vi renderete conto che per le prime quattro strofe non modula affatto le note della canzone, se provate a farla sentire (o se la sentite per la prima volta) a qualcuno fino al termine della prima quartina, alla richiesta di ripeterla molto probabilmente verrá modulata correttamente (cioé come la quartina successiva)
Il meccanismo con cui ha ottenuto questo effetto, mentalmente mi appare chiaro, ma la mia (scarsa) cultura musicale non mi permette di spiegarlo coi termini corretti, Provo con termini profani: mi sembra che con la durata delle vibrazioni nelle sillabe, emula la modulazione, sfruttando la proporzionalitá delle frequenze nelle note che vuole indicare, un po´come in araldica diversi tipi di campiture (in bianco e nero) indicano diversi colori nelle bandiere.

a_lounge_lizard ha detto...

resta il fatto che il pubblico si accorda quasi perfettamente sulla quarta nota della pentatonica, cantando esattamente una quinta, correggetemi se sbaglio... Io avrei previsto che avrebbe cantato una quarta, perche' immaginavo che la scala occidentale maggiore fosse quella che abbiamo piu' insediata nel nostro cervello....invece e' la pentatonica! meraviglioso.

Miki601 ha detto...

@ a lounge lizard

La quinta (il SOL, trasponendo in DO per comodità) nonchè quarta nota della pentatonica, è già stata presa dal pubblico, ma all'ottava sotto, mentre scendeva. È vero che non è stata suggerita, ma scendendo era la nota contigua (LA - SOL). Infatti il pubblico si muoveva autonomamente per gradi congiunti su quella che poteva essere una scala maggiore, fino a che McFerrin non ha suggerito intervalli più ampi (terza minore discendente, DO - LA, ad esempio), che a quel punto connotavano in modo abbastanza tipico la pentatonica.

Il fatto che si muovessero per gradi congiunti su una scala che almeno inizialmente poteva sembrare quella maggiore, e il fatto che poi abbiano seguito la pentatonica dopo aver avuto qualche indizio, è fatto culturalmente dato, come è già stato detto: sono entrambe scale fortemente radicate nel nostro orecchio (intendo "orecchio" sempre in senso culturale).

Miki601 ha detto...

Ho riguardato meglio il video, ed è più che altro interessante notare come il FA (continuo a ragionare in tonalità di DO maggiore per comodità) venga evitato nello scendere da SOL a MI, nella sezione che arriva al DO più grave, prima di ripercorrere la scala in senso ascendente per due ottave. Quindi mi sbagliavo affermando che il pubblico si muove sempre per gradi congiunti di una potenziale scala maggiore a meno che non venga imbeccato da McFerrin.
Resta comunque valida la spiegazione del fattore culturale dato che l'assenza del SI nel salto DO - LA indica già abbastanza chiaramente una pentatonica maggiore per far sì che venga poi continuata dal pubblico; e aggiungerei che anche il movimento melodico prima di arrivare al MI lo suggerisce, facendo LA - DO - LA - SOL e poi MI, enfatizzando ancora quel LA - DO - LA tipico della pentatonica.

Tralfa ha detto...

@miki e lounge wizard

In realtà McFerrin inizia con un re, poi glissa di semitono su mib. Dopodichè il re non viene più toccato e la pentatonica che ne esce fuori partendo dalla nota più grave è lab-sib-reb-mib-fa con sib-reb (3a minore) quale intervallo più ampio cantato. E' vero che all'inizio da l'impressione di muoversi in una "tonalità" maggiore (reb maggiore) solo che a un certo punto spunta un sib e dopo chiude il pezzo su lab. Se si confronta la pentatonica su lab con la "familiare" scala di 7 suoni noto che manca il terzo grado (che è quello che da il "colore" maggiore o minore alla scala) e il settimo grado (la sensibile) che in una scala di sette suoni richiama come una calamita la prima nota della scala. A me in effetti la sensazione che comunica, rispetto a una consueta scala diatonica
eptafonica, è quella di sentirsi quasi "sospesi" a mezz'aria... Se la mia interpretazione fosse giusta l'esperimento sarebbe ancor più sorprendente visto che il pubblico avrebbbe così cantato una scala "atipica", nè maggiore, nè minore...

Pietro ha detto...

Mi verrebbe da rispondere in termini evoluzionistici alle domande del post. Forse non si tratta di una vera e propria programmazione quanto di una capacita' che e' andata selezionandosi nella specie e determinata esclusivamente dalle necessita' di adattamento. Potrebbe essere accaduto per il nostro orecchio, in relazione ai suoni, quanto e' accaduto per l'occhio in relazione alla luce visibile che rappresenta quella porzione dello spettro elettromagnetico con la quale, sulla Terra, dobbiamo maggiormente interagire. Rimango comunque del parere che nell'esperimento si sfrutti una forma di calibrazione che e' simile a quella che l'occhio sfrutta per ricostruire una scala cromatica a partire, ad esempio, da una scala di grigi. La capacita' quindi di interpolare frequenze non sarebbe, a mio avviso, assoluta.

Miki601 ha detto...

@Tralfa

È vero che McFerrin inizia con un RE, ma come è già stato notato da "il Forna" il pubblico è calante e McFerrin si adegua rendendolo un REb. Dopo essere passato al MIb infatti egli stesso canta quel REb; probabilmente lo ha fatto solo per comodità, quindi questo fatto mi pare irrilevante.
Mi pare però evidente che la scala sia una pentatonica maggiore di REb (REb-MIb-FA-LAb-SIb), ed è proprio sulla nota REb che chiude il pezzo. E sempre un REb è la nota più grave, da cui appunto inizia la parte finale che ripercorre nota per nota la scala, ripetendola due volte e coprendo un'estensione di due ottave. Inoltre parli del SIb come se fosse una nota estranea alla scala di RE maggiore, ma non lo è affatto.

Tralfa ha detto...

@Miki

Hai perfettamente ragione perchè mi accorgo ora che la mia analisi è fallace. Ho guardato il filmato fino al min 2:05 ca. quando prima di saltare quasi fuori dal palco McFerrin tocca il lab come nota grave; ero convinto che l'esperimento fosse finito lì senza accorgermi che il filmato era a poco più della metà! Il sib non è estraneo alla scala di reb maggiore, mi ero spiegato male; mi insospettiva il fatto che venisse cantato in un registro così grave, considerazioni, ripeto, basate sulla mia analisi fallace.

Miki601 ha detto...

@tralfa

Ah ecco, non capivo come potesse essere così diversa la tua analisi! Era così diversa che all'inizio avevo il dubbio di aver cannato io :-)

Miki601 ha detto...

Comunque sarebbe interessante sapere che conclusioni hanno tratto da questa cosa al convegno, sempre che sia stato preso in considerazione e non sia stato un semplice momento di "spettacolo"

Roberto ha detto...

Ragazzi la pentatonica è dappertutto, anche nelle melodie orientali (qualcuno scrive che non è così).
Se suonate i tasti neri a caso di un pianoforte, magari sfregandoci le mani sopra a casaccio, usciranno delle belle melodie che ricordano muraglie cinesi, imperatori giapponesi e quant'altro...
Io credo che McFerrin dando 3 delle 5 note della pentatonica abbia "messo" nella testa della gente la scala e le persone hanno fatto il resto tirando fuori questa bella canzoncina! W la pentatonica e W il rock'n'roll!
Paolo continua così che sei un grande :)

Miki601 ha detto...

@Roberto

Beh poi ci sarebbe da dire che noi di solito chiamamo pentatoniche la scala sopra descritta dagli altri e da me, e la relativa minore, ma in realtà in contesti interculturali come quelli etnomusicologici vengono definite scale pentatoniche (o pentafoniche) scale di 5 suoni, a prescindere dalla loro struttura intervallare, e anche a prescindere dall'adesione o meno al temperamento equabile, e sono molto frequenti in questo tipo di ricerca: non tenere presente questo potrebbe creare confusione e far pensare che una pentatonica di qualche paese medio orientale sia la stessa scala di McFerrin in questo video