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26 commenti

Facebook tenta di far passare il riconoscimento facciale anche in Europa

Credit: Lorenzo Vianini.
Facebook sta iniziando a chiedere agli utenti europei e canadesi di attivare il riconoscimento facciale per identificarli nelle foto e anche nei video, come già avviene in molte altre regioni del mondo.

Nell’UE questo riconoscimento era stato interrotto nel 2012 in seguito alle obiezioni dei legislatori e delle associazioni di tutela della privacy.


Stavolta Facebook ci prova, in occasione dell’imminente entrata in vigore delle nuove norme GDPR, aggiungendo al riconoscimento facciale nuove funzioni per renderlo apparentemente più utile e appetibile per gli utenti, come nota Graham Cluley. Il comunicato stampa di Facebook parla della possibilità di sapere se qualcuno carica una vostra foto come immagine del proprio profilo e quindi evitare che qualcuno si spacci per voi, oppure di sapere quando qualcuno vi include in una foto senza taggarvi.

Il riconoscimento facciale sarebbe utile, dice Facebook, anche per gli ipovedenti, perché consentirebbe al social network di descrivere a parole il contenuto di un’immagine, come già avviene in parte già ora.

È piuttosto evidente che questa raccolta di massa di immagini catalogate comporta un rischio di privacy, molestia, stalking e abuso generale molto elevato, e Facebook non ha un passato particolarmente brillante in questo senso, per cui è consigliabile disattivare quest’opzione.

Il guaio è che nonostante tutte le promesse di redenzione fatte da Facebook, le prime segnalazioni indicano che l’opzione di riconoscimento facciale è attivata per impostazione predefinita, almeno in questa fase introduttiva, e spetta all’utente accorgersi che c’è e disabilitarla.

Sull’app, toccate l’hamburger (le tre linee orizzontali), andate in Impostazioni - Privacy e cercate Riconoscimento facciale.




Se invece usate il sito Web di Facebook, provate questo link:

https://www.facebook.com/settings?tab=facerec

Non tutti trovano quest’opzione. Ho chiesto ad alcuni lettori, che l’hanno trovata attivata e mi hanno mandato le schermate che vedete qui sopra. Conviene quindi restare vigili.
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Commenti (26)
io non apro spesso l'app di facebook ma oggi, dopo aver letto il tuo post, l'ho aperta per controllare ho come prima cosa mi è stata mostrata la schermata della modifica delle impostazioni della privacy. Credo che se non venga letta con attenzione e si prema semplicemente sul pulsante azzurro, ci si ritrovi con tutte le condivisioni abilitate, io invece sono andato a gestire le impostazioni (pulsante grigio) e ho potuto scegliere cosa mostrare (orientamento sessuale, religione e politica). Fatto questo però mi si è presentata una schermata più o meno simile alla prima e stavo distrattamente premendo di nuovo sul pulsante azzurro, mentre schiacciando ancora su quello grigio (gestisci le impostazioni) sono arrivato alla schermata che mi chiedeva se volevo attivare o meno il riconoscimento facciale.

Quindi almeno nel mio caso mi è stato chiesto, anche se ovviamente la domanda non è stata posta in forma diretta ma sotto ben 2 schermate di impostazioni.
Leggendo l'articolo il mio primo pensieto è stato "chissà che intasamento di dati per foto di pubblico o grandi eventi" subito è giunto un secondo pensiero "e sapete chi c'era e chi non c'era sia in positivo che in negativo.
Se usate il sito web cliccate sul triangolino in alto a destra -> Settings -> Face recognition (più facile).
Ma la politica non riesce ad OBBLIGARE che queste impostazioni siano di DEFAULT disabilitate?!?! ASSURDO... mi sembra una cosa che dovrebbe essere OVVIA!
Il lupo perde il pelo ma non il vizio!
Grazie per la segnalazione.
Per il momento sono tra quelli senza l'opzione. Sarà forse (anche) perchè non pubblico mai foto con la mia faccia sul social?
Mi è appena arrivata la mail su questa nuova funzione... Nella prima parte della spiegazione [https://goo.gl/Yj83V6] dicono che useranno il riconoscimento facciale... bla bla bla... "...per proteggerti dagli sconosciuti che usano le tue foto, trovare le foto in cui sei presente ma non ti hanno taggato..." sono un po' indeciso, ma penso che al momento lascerò attiva la funzione, poi vedremo. In ogni caso ho talmente poche foto su Facebook che difficilmente saprà riconoscermi.
A me ieri dall'app (non ufficiale, perché ho un telefono un po' retrò, e l'app ufficiale richiede 2Gb di ram per girare su windows mobile) non me l'ha fatto trovare attivo in automatico, ma mi ha chiesto se volevo attivare il servizio oppure no.
Io sono furbofono-privo (per scelta), uso FB solo da PC e non ho quell'opzione.
Io non vedo l'impostazione, anzi è scritto esplicitamente che non al momento non è ancora disponibile per me la possibilità di suggerirmi come tag, se vengono caricate foto che mi assomigliano; immagino che questa sia proprio una delle funzioni rese possibili dal riconoscimento facciale.

Potrebbe essere dovuto al fatto che vivo in Germania, dove le leggi relative alla privacy sono particolarmente restrittive? Qualche altro teutonico può confermare?
Non usate i vaccini perché fanno male.

Versione lunga: qualsiasi cosa comporta potenzialmente un rischio (i vaccini, andare in macchina, camminare in un prato, eccetera).
Già abbiamo un problema culturale per cui tipicamente l'individuo si preoccupa dei rischi sulla base del clamore / del sentito dire / delle proprie ansie (esempio: automobile vs aereo, no vax vs vaccini, non mangio la carne rossa ma fumo, eccetera),
riusciamo

*almeno qui*

a non parlare dei rischi potenziali e astratti ma a dare delle dimensioni precise? O per lo meno mettere un disclaimer in cui si dichiara di non avere una metrica per poter effettivamente valutare la consistenza del rischio che viene paventato.

Questo rientra nella categoria di cui parlavo nel mio ultimo post: "fare quelle cose che si criticano quando vengono fatte dagli altri".
Google anni fa faceva esattamente la stessa cosa: quando si inserivano foto in Google Photo automaticamente riconosceva le facce e le riuniva in gruppi omogenei, azzeccandoci moltissime volte, e poi ti chiedeva conferma dell'identità, generando automaticamente i tag.
Senza alcuna autorizzazione preventiva.
Lo fa anche uno dei miei telefoni Samsung, tra le varie cartelle ce n'è una che si chiama .faces e dentro ci sono i jpeg senza estensione delle facce che trova nelle foto che scatto.
Contrordine: giusto stamattina il buon Zuckerberg mi ha informato delle nuove regole e mi ha chiesto di potermi riconoscere nelle foto.

@Fx
Hai perfettamente ragione, per ogni cosa vanno valutati rischi e benefici. In questo caso, che qualcuno possa aprire un finto account a mio nome è estremamente improbabile e il beneficio di permettere ad altri di taggarmi automaticamente è trascurabile. Al contrario, il rischio di un abuso della funzione è alto: quindi no, grazie.

Penso invece che possa essere utile a persone "semifamose" (personaggi TV, politici di secondo piano ecc.) dove la protezione e il commercio (nel senso buono) della propria immagine è essenziale.
contekofflo: nel momento in cui pongo l'accento sul fatto che non si abbia una metrica per valutare, se mi rispondi con "basso" e "alto" mi stai confermando quanto dico;
ad es. sui vaccini ti dicono "3.4 casi su milione", e da lì fai dei ragionamenti, fare dei ragionamenti su "basso" e "alto" significa fare chiacchiera da bar se non complottismo, e ALMENO QUI nè l'una nè l'altro dovrebbero esserci, a mio avviso.

Giusto per essere più espliciti, avere una metrica ti permette di valutare quanto si rapporti a cose che fai normalmente (ad es. uscire di casa, lo sai che se esci di casa ti vedono, si? anzi, addirittura anche se rimani in casa!),
perché se i rischi che CONCRETAMENTE si possono verificare (non potenziali perché potenzialmente può accadere qualsiasi cosa) sono in rapporto ad es. 1 a 10.000, beh, se esci di casa senza farti problemi / senza la minima precauzione e invece ti fai le paranoie per Facebook sei completamente scemo,
tipo quelli che si tirano le paranoie più incredibili (sul mangiare, sui vaccini, sulle scie chimiche) e poi fumano.

Ogni tanto davvero mi chiedo se avete la benché minima idea delle informazioni che circolano spontaneamente / si possono ottenere con poca fatica nel mondo reale.
Voglio dire, molto suggestivi i giochetti che fanno "data mining" dai social, è sorprendente scoprire che si trovano più informazioni di quelle che si pensa di aver condiviso;
il limite è che questo stesso giochetto non si fa nel mondo reale, dove non è che sanno più informazioni di quelle che pensi ma dove sanno TUTTO di te e le informazioni circolano senza limite / controllo.

Ma seguite pure la paranoia del momento e sereni, fatto quello siete a posto. BASTA CON LA CARNE CHE FA MALE, ed eccolo che accende la sigaretta.
Fx,

credo che sia difficile quantificare il rischio. Varia troppo da persona a persona.

Esempio (reale, da un mio lavoro): donna maltrattata è inseguita dal proprio ex partner violento. Viene messa in una casa sicura il cui indirizzo è strettamente riservato. La donna si fa una foto davanti alla porta della casa e la posta alle amiche su un social network. Non inquadra il numero civico o altri dettagli, ma la foto è geolocalizzata. L'ex partner localizza la casa sicura e ritrova la donna.

Altro esempio reale: ragazzo sedicenne incontra su Chatroulette una ragazza molto disponibile. Meccanismo classico della truffa: la ragazza è una preregistrazione gestita da un truffatore, il ragazzo non se ne accorge, viene invitato a esibirsi davanti alla webcam per fare sesso virtuale e viene registrato. Il truffatore lo ricatta dicendogli che se non paga 500 euro via Western Union diffonderà il video ai suoi amici. Sa a chi mandarlo perché l'elenco degli amici del ragazzo è su Facebook ed è pubblico.

Altro ancora (sempre reale): donna ha un'adolescenza molto disinibita. Poi entra in politica e decide di far sparire dai social le sue foto compromettenti. Ma il riconoscimento facciale di Facebook permette di ritrovarle. Gli avversari politici hanno in mano un'arma di ricatto.

Potrei andare avanti, ma il concetto di fondo è questo: 1. Ê molto difficile, per una persona comune, valutare il rischio di disseminare informazioni personali. 2. Queste informazioni sono spesso utilizzabili in maniere del tutto inaspettate. 3. Puoi fidarti forse di chi custodisce oggi i tuoi dati, ma sei sicuro di poterlo fare per tutti i custodi futuri e per tutti i governi futuri? Vuoi dare una delega in bianco a qualunque futuro dittatore o governo di mentecatti?

Su quest'ultimo punto, vorrei sottolineare che il primo caso di uso dei big data per consentire persecuzioni di massa fu quello della IBM con i dati delle famiglie tedesche nella Germania nazista, che consentirono lo sterminio degli ebrei e di tutti gli "imperfetti".

Su quest'ultimo punto, vorrei sottolineare che il primo caso di uso dei big data per consentire persecuzioni di massa fu quello della IBM con i dati delle famiglie tedesche nella Germania nazista, che consentirono lo sterminio degli ebrei e di tutti gli "imperfetti".

Cia Paolo,interessante, racconta un po' di piu di questa storia per favore.
Grazie
Andrea,

https://archive.nytimes.com/www.nytimes.com/books/first/b/black-ibm.html?_r=1
Oggi anch'io all'apertura di FB ho trovato la richiesta.
Paolo: come battuta mi verrebbe da dire che me ne preoccuperò quando avrò un ex partner violento, quando mi trastullerò in webcam e quando avrò avuto un'adolescenza disinibita (prerequisito per riuscirci: macchina del tempo);
adesso, scherzi a parte, io capisco che ci siano situazioni estremamente specifiche per cui la condivisione sia un rischio ma capirai che è un po' come parlare dei vaccini: per chi è immunodepresso sono un rischio, per tutti gli altri pure ma talmente risibile che i benefici superano enormemente i rischi.

Poi è comprensibile che chi ha seguito i casi di un tot di bambini la cui vita è stata compromessa (permanentemente o temporaneamente) a causa della vaccinazione possa essere critico nei confronti dei vaccini, è un bias normale perché di un campione di un milione tu incontri i 3 casi in cui è andata male, non i 999.997 in cui è andata bene.

Non c'è bisogno che spieghi il parallelo.

Chiudo con i tuoi tre punti:
1) certo che è difficile, sia in rete che sul mondo reale, di cui spesso in questo discorsi ci si scorda; ma se è difficile non si può partire dal presupposto che ci sia, cosa che viene data per scontata dal tono con cui si affrontano questi temi
2) ma appunto. Passi la vita a farti le seghe mentali su una serie di aspetti (peraltro molti anche tecnici) di Facebook quando poi ti fottono in trentadue modi diversi a cui non pensavi manco lontanamente
3) si chiama paranoia, e il giorno che dovesse saltare per aria il sistema dubito che la mia preoccupazione sarà quella di aver condiviso una foto di gatti di troppo.

Conclusione: al posto di concentrarsi pertanto su un singolo tassello (Facebook / social in genere), non è meglio avere una visione olistica che si riassume in pochi e comprensibili principi di massima validi per qualsiasi contesto (digitale e non)? Per me:
a) il rincorrere le impostazioni / l'ultima novità di fatto dà un falso senso di sicurezza: ho disabilitato il riconoscimento facciale quindi sono tranquillo. Ovviamente non è così perché comunque tutto dipende da cosa condividi, e poi stiamo parlando unicamente di Facebook. Ad es. vorrei sapere quanti che si preoccupano di FB si sono mai posti il problema della sicurezza dell'email (che viene usata per cose ben più importanti di quelle che passano sui social).
In altri termini si trasforma la questione in "segui il rito magico e sei al riparo dal problema". Col cazzo
b) il rincorrere i tecnicismi complica inutilmente le cose e le affronta sul versante opposto in cui - ripeto il per me - il problema sta: la questione non è la funzione che permette di rintracciare più facilmente il contenuto, il punto è che quel contenuto non deve essere caricato.
E qui la formula che vedo funziona è quella delle "3 regole per" (3, 5 o 10 il concetto è quello), perché è una formula che è veloce, facilmente comprensibile e soprattutto semplifica questioni complesse. Certo, rinunci a un certo grado di approfondimento, il vantaggio è che potenzialmente si può raggiungere molte più persone.
Inoltre questi piccoli "vademecum" possono esser declinati a seconda per l'appunto dei casi specifici. Per l'utente comune ce ne sarà uno, per i caso come quello della donna perseguitata dall'ex partner un altro, che parte dalle cose base che evidentemente sfuggivano alla persona in questione (punto 1: condividere una foto / un video o anche solo navigare in Internet potrebbe rivelare dove sei)
c) fatte le regole generali, ricordare che queste si applicano anche nel mondo reale. Per fare una battuta, tanti passati compromettenti risalgono a ben prima dell'avvento della rete
Patrick Costa ha commentato:
"Ma la politica non riesce ad OBBLIGARE che queste impostazioni siano di DEFAULT disabilitate?!?! (...)"

Scusa Patrick, ma cosa ci si può' attendere di positivo da una politica che partorisce una min..ATA come il REGISTRO DELLE OPPOSIZIONI?!?
Comunque per quanto mi riguarda Marcolino Zuccchenbergo se vuole veder che faccia tengo deve prima trovare casa mia, e li ho pronto un bel set di vanghe, zappe e badili.
...mica voglio menarlo... solo gli farei curare l'orto di casa, magari produrrebbe qualcosa di utile pure lui.
Cito Fx,

"è un bias normale perché di un campione di un milione tu incontri i 3 casi in cui è andata male, non i 999.997 in cui è andata bene."

Che è ciò che sta succedendo di la sul thread del'incidente della Tesla.
Scusa FX ma se uno ti dice che hai ragione e tu rispondi canzonandolo, non è che forse hai qualche problema di comunicazione?

Allora adesso tocca a me prenderti un po' in giro. Tu prima di attraversare la strada consulti le statistiche riguardanti gli incidenti che occorrono ai pedoni oppure pensi come noi comuni bifolchi "semaforo verde: rischio basso; semaforo rosso, rischio alto" ?

Se per ogni scelta che faccio dovessi chiedermi "Il rischio è dello 0.23 per mille? Il vantaggio è del 7.64 per cento?" non uscirei più di casa. Anzi, tu lo sai qual è il rischio che si corre stando in casa?

Magari sbaglio nel pensare che il rischio di concedere a Facebook di riconoscere la mia immagine è superiore rispetto al vantaggio che ne avrei. Ma in base a quale logica in assenza di informazioni precise dovrei fare la TUA scelta piuttosto che un'altra?

Quindi a questo punto o tu mi mostri i dati precisi che mi dicono qual è il rischio e qual è il beneficio a seconda della scelta che faccio riguardo al riconoscimento delle immagini di Facebook, oppure dimostri di aver solo voglia di andare controcorrente per partito preso.
Paolo, mi daresti l'indirizzo della zoc... Ehm, della signora molto disinibita da adolescente ? ;-)
@Berto hai perfettamente ragione... (sono iscritto al Registro delle opposizioni e so come non funziona).
Quello che ormai non può più essere negato DA NESSUNO, è che la politica, in primis con Facebook, ma anche con fake news, e social in generale, c'è in mezzo CON TUTTE LE SCARPE... devono regolamentare queste impostazioni, controllare come vengono gestiti i dati e dare i permessi di poter farli raccogliere o meno in una maniera ULTRA-TRASPARENTE, e di default non trovo che sia giusto che possano farlo! (Io vorrei che i politici mi tutelassero in questa maniera)
@Contekofflo
Magari sbaglio nel pensare che il rischio di concedere a Facebook di riconoscere la mia immagine è superiore rispetto al vantaggio che ne avrei.

Se si pensa che si tratta di funzioni di cui non sappiamo nulla e che FB campa vendendo dati mi sembra ragionevole ciò de dici.

Se si aggiunge che FB ha raccolto per anni i dati delle chiamate e degli SMS ed MMS e ha profilato anche chi non era iscritto al social, con questi presupposti mi sembra ragionevole ipotizzare anche che la funzione di riconoscimento facciale potrebbe essere attivata esplicitamente per chi ha dato il consenso e attivata di nascosto per gli altri (cioè, FB fa come quelli che ti riconoscono ma, poi, fanno finta di no :-D ).

Last but not least, si tratta di funzioni definitive e, di fatto, non revocabili. L'ABC dell'uso di Internet dice che un dato, appena è messo in rete, non è più sotto il tuo controllo. Ne segue che le conseguenze di una scelta oggi si possono pagare anche anni dopo.

L'essere riconosciuti in una foto da un social insieme a un delinquente ti costringerà a dare spiegazioni e a giustificarti per tutta la vita perché quella foto ritornerà e sarà dimenticata mille volte, esattamente come le catene di fake news che girano.