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2009/05/15

Rapporto: il file sharing aiuta a vendere

La pirateria online fa bene agli artisti famosi, parola di chi raccoglie i diritti


L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

The Long Tail of P2P, un rapporto preparato per conto della PRS for Music, una società britannica che riscuote i diritti d'autore per conto degli artisti, arriva a conclusioni sorprendenti sul ruolo della pirateria e del file sharing per quanto riguarda la musica, ponendosi in netto contrasto con le asserzioni dell'industria discocinematografica che paventa perdite colossali e reclama leggi che la tutelino maggiormente (come la recente legge-ghigliottina francese che ho commentato qui).

Secondo il rapporto, infatti, il file sharing non solo non causa danni, ma aiuta gli artisti famosi a diventare ancora più famosi. Di conseguenza, i circuiti di condivisione andrebbero visti come nuovi canali radiotelevisivi anziché come nemico da combattere. Una visione che non mancherà di far discutere, anche perché è supportata da dati piuttosto ben documentati.

Quello che colpisce del rapporto è che non si tratta in realtà di una presa di posizione pro o contro la pirateria, ma di un'analisi di un altro tema, quello della "coda lunga". Le questioni piratesche emergono come conseguenza secondaria.

La "coda lunga", o long tail nella dizione originale coniata da Chris Anderson in un articolo di Wired nel 2004, è la teoria secondo la quale quando i costi di duplicazione, magazzino e distribuzione scendono quasi a zero, diventa commercialmente sostenibile vendere poche copie di ciascun prodotto (la coda lunga della distribuzione delle vendite) anziché concentrarsi su pochi prodotti con un alto volume di vendite. I fondi di catalogo diventano vendibili anziché finire al macero. Questa ricchezza di scelta senza precedenti dovrebbe, secondo la teoria, portare orde di utenti ad acquistare prodotti rari ed ampliare i propri orizzonti di scelta.

Non è così, secondo il rapporto della PRS. Ci sono poche prove dell'idea che la coda più lunga in assoluto, ossia la ricchezza di repertorio sterminata offerta dai circuiti di file sharing, spinga grandi quantità di utenti a consumare e acquistare musica più eterogenea, scoprendo nuove band. Invece i titoli più scaricati nei circuiti di file sharing sono gli stessi che vengono maggiormente venduti nei negozi. Di coda lunga c'è solo una traccia molto esigua.

Il motivo di questo comportamento degli utenti è, paradossalmente, l'eccesso di scelta. La maggior parte della gente non ha tempo di spulciarsi cataloghi sterminati di musica alla ricerca di canzoni che potrebbero risultare interessanti, e alla fine si viene influenzati da quello che gli altri media propongono e dalla musica ascoltata dagli amici. C'è una nuova nicchia di utenti che ascoltano musica che prima non avrebbero potuto scoprire, ma è numericamente poco significativa. In altre parole, il file sharing rende più famosi i già famosi.

Famosi non vuol dire ricchi, beninteso: ma questi dati possono essere letti anche con un'altra chiave. Le canzoni maggiormente scaricate restano le più vendute nonostante siano, appunto, massicciamente scaricate. Certo c'è stata una forte contrazione delle vendite: "un mercato musicale che un tempo alimentava vendite nei primi sette giorni anche di due milioni di copie per un album al primo posto in classifica (solo negli USA) ora produce album che arrivano a molto meno di metà di quel numero", nota il rapporto.

Ma il rapporto nota anche l'inefficacia delle misure repressive prese fin qui: "Vediamo chiare prove di un nesso fra cambiamenti (aumenti o diminuzioni) dell'attività globale di file sharing e periodi di liti legali o di legiferazione? La risposta pare essere di no".

E di fronte a questi fatti, le argomentazioni sui danni catastrofici prodotti dalla pirateria musicale e sulla necessità di arrivare a leggi draconiane per reprimerla non sembrano più così intuitive ed evidenti.

16 commenti:

Rado il Figo ha detto...

"spinga grandiquan utenti" ?

Era "spinga grandi quantità di utenti"?

Comunque non capisco il titolo colle conclusioni dell'articolo. Se non erro, i file di musica più scaricati illegalmente sono anche quelli comunque più venduti. Il che non mi pare una grande scoperta (anzi mi pareva di aver letto proprio in questo stesso blog che alla fin fine lo scaricare illegalmente fa crollare la qualità media dei prodotti, giacché ci si concentra sul commerciabile e non, appunto, sulla qualità).

È come dire che si fotocopiano di più i libri best seller: ed infatti, come messo nell'articolo, "si punta sul sicuro". Ma da qui a dire che fotocopiare un libro lo aiuta a vendere di più è un controsenso.

Il succo è un altro: comunque i prodotti più riprodotti illegalmente sono anche quelli che vendono di più legalmente ed in termini relativi gli autori non ci rimettono, anche se incassano di meno in termini assoluti, che è cosa ben diversa.

Unknown ha detto...

secondo me il fatto che i file più scaricati siano anche quelli più popolari è dovuto anche all'architettura dei principali network di file sharing. Infatti sia eMule che Bittorent scaricano molto più velocemente file con tante fonti, rispetto a file con poche. Avete mai provato a scaricare file con 1 o 2 fonti? E' pressoché un suicidio...

Luigi Rosa ha detto...

IMHO ha ragione Cory Doctorow quando dice che la pirateria e' una tassa progressiva.

Paolo Attivissimo ha detto...

Comunque non capisco il titolo colle conclusioni dell'articolo. -

Rado, leggi tutto il rapporto. Esiste un indotto della fama: il merchandising, i concerti dal vivo. Per cui il file sharing aiuta a vendere non solo musica, ma anche questi altri prodotti corollari.

Anonimo ha detto...

La stragrande maggioranza degli artisti non strafamosi guadagna pochissimo sulle vendite dei dischi, la fetta grossa va alle case discografiche (motivo per cui molti dei "big" ne hanno fondate di proprie); per questi artisti la pirateria è solo pubblicità gratuita.

L'unico modo di eliminare la pirateria sarebbe proprio quello di informare gli artisti che esistono altre vie rispetto a quelle delle major, come hanno ben testimoniato i Radiohead. Un disco Libero non si può piratare!

Rado il Figo ha detto...

"Rado, leggi tutto il rapporto. Esiste un indotto della fama: il merchandising, i concerti dal vivo. Per cui il file sharing aiuta a vendere non solo musica, ma anche questi altri prodotti corollari."

Sì ma cosa c'entra? Non vorranno mica farmi credere che uno si compra le magliette di Elvis Presley perché si è scaricato illegalmente le sue canzoni?
Sarebbe come dire che si mi compro la maglia tarocca di Gianni Morandi poi mi compro il suo cd originale...

Paolo Attivissimo ha detto...

Rado,

non vorranno mica farmi credere che uno si compra le magliette di Elvis Presley perché si è scaricato illegalmente le sue canzoni?Sì, capita anche questo. A te non è mai capitato di andare a un concerto di un artista, e pagargli un bel po' di soldi, anche se non hai mai comperato una sua canzone (perché le hai sentite alla radio, da amici, insomma a scrocco)?

Il mondo non è bianco e nero, ci sono molte sfumature di comportamento. Non siamo tutti scrocconi al 100% né santi al 100%.

Leonardo Salvaggio ha detto...

Rado,

io sono andato a un concerto di Elisa perchè ne avevo ascoltato dei dischi scaricati da un mio amico.

Ma non ho mai comprato dischi suoi nè mai lo farei. Effettivamente non bisogna generalizzare.

Fabio Ranghiero ha detto...

Il problema che resta è il seguente: i "piccoli" fanno moltissima fatica ad emergere.

Ed è un problema perchè il "grosso" tende a stagnare nel suo mercato ed è solitamente restio a trovare nuovi sbocchi. Il piccolo e quindi indipendente invece si ritrova a sperimentare, almeno finchè non arriva ad un compromesso commerciale con la sua musica.

Il problema quindi è: come valorizzare il piccolo se in questo sistema fa più fatica ad arrivare in alto?

+ educazione musicale (scuola, famiglia)

+ sensibilizzazione all'ascolto e alla ricerca ??? (se io ricerco cose nuove è più facile che le cose nuove vengano scoperte).

Il mio parere è che il grosso problema non sia tanto la pirateria quanto la finta libertà di scegliere il problema.

Rado il Figo ha detto...

Rispondo a Paolo anche se non capisco cosa c'entri la domanda che mi hai posto.
Comunque la risposta è sì, sono andato a concerti dal vivo di artisti di cui non avevo mai sentito (non comprato) nulla prima. E non ero alla Festa dell'Unità o la sagra del patronato (ingresso omaggio per intenderci).

Rado il Figo ha detto...

Aspettate, io non sto generalizzando, però non fatelo nemmeno voi. Faccio presente che esistono una larga fetta di "fruitori" che definire "meri scrocconi" è già far loro un complimento. Quasi sempre fra i più giovani (ma non solo): ho assistito a gente che dava al proprio amico la lista di cd originali che doveva comprarsi per poterseli poi duplicare. Attenzione: non il discorso "hai l'ultimo cd di Elisa? Me lo presti che lo copio?", ma "Guarda, è uscito l'ultimo cd di Elisa: te lo puoi comprare che così poi me lo copio?".

SirEdward ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
SirEdward ha detto...

Faccio presente che esistono una larga fetta di "fruitori" che definire "meri scrocconi" è già far loro un complimento. Quasi sempre fra i più giovani.

La mancanza di quattrini aguzza l'ingegno.

Non che sia giusto, ma a quindici anni è difficile dire "no, preferisco non avere quello che voglio piuttosto che scaricarlo da Internet". Da un lato a quell'età è difficile distinguere giusto e sbagliato, soprattutto quando persino l'inegnamento della società mira più a trasformare in buoni consumatori che in buoni cittadini, dall'altro è oggettivamente difficile distinguere tra giusto o sbagliato in un campo dove troppo spesso più che di detentori di diritti d'autore si può parlare di detentori di privilegi non dovuti (e non parlo degli autori).

Pix ha detto...

Beh, non sono certo della contrazione del mercato musicale.
Da quello che ho sentito (ma andrebbe verificato) è che la contrazione è nel mercato del CD.
Se consideri CD+DVD+itubes&soci, il mercato non sarebbe diminuito.

Erminia Assiano ha detto...

Che bella scoperta, come sorprendersi che trasmettere un videoclip in TV faccia vendere più copie o comunque guadagnare l'artista e/o l'etichetta.

fabrix ha detto...

Intanto su Jamendo hanno raggiunto la soglia dei 20.000 album pubblicati sotto una delle licenze Creative Commons.
Per cui, "chiudiamo" la radio e "apriamo le orecchie" :)