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2010/05/13

Che succede in casa Facebook?

Facebook, tira aria di rivolta


L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Non vorrei sembrare monomaniaco, ma stanno succedendo molte cose intorno a Facebook che potrebbero essere i segnali di una svolta, o meglio di una rivolta, per cui torno a parlarne, anche perché quando c'è di mezzo un social network con quasi 500 milioni di utenti, ogni tremito è un sisma.

L'annuncio di una riunione plenaria del personale di Facebook oggi alle 16 (ora del Pacifico) per discutere la strategia globale di privacy dell'azienda si combina con l'intervista del New York Times a Elliot Schrage, vicepresidente di Facebook per le politiche aziendali pubbliche, che si trova a rispondere con tante scuse alle domande di lettori e utenti inferociti dai continui cambiamenti delle impostazioni di privacy, ammettendo che i cambiamenti "sembrano causare troppa confusione" e che questo "non è accettabile o sostenibile". Il NYT presenta anche un eloquentissimo grafico (mostrato in parte qui sopra) di come le impostazioni di privacy di Facebook siano diventate ingarbugliate, con 50 regolazioni e più di 170 opzioni, e di come le dichiarazioni di gestione della privacy siano passate delle 1004 parole del 2005 alle 5830 di oggi (Flickr, a titolo di paragone, ne usa 384; i dati si riferiscono alla versione in inglese). Per non parlare delle FAQ di privacy, che contano 45.000 parole.

Poi c'è l'influente sito Wired, che scrive esplicitamente che "Facebook è sclerato, ebbro dei sogni di dominio planetario di Mark Zuckerberg. È ora che il resto dell'ecosistema del Web lo riconosca e si dia da fare per sostituirlo con qualcosa di aperto e distribuito". Poi procede a elencare inesorabilmente i problemi di Facebook, come la censura dei messaggi. O il fatto che se qualcuno dei vostri contatti risponde a uno dei tanti quiz di Facebook, i vostri dati personali vengono ceduti al gestore del quiz.

E c'è anche Diaspora, il progetto di quattro studenti del Courant Institute statunitense che vuole creare un social network che rimpiazzi Facebook e sia un'alternativa open source, cifrata e decentrata: aveva chiesto diecimila dollari di finanziamento tramite Kickstarter.com, ed è ora a quota 114.000 e rotti. Un segno piuttosto tangibile della disaffezione verso i social network centralizzati.

A volte, però, i segnali di rivolta sono fasulli. Information Week segnala che la ricerca in Google della frase "how to quit Facebook" ("come lasciare Facebook") genera quasi 17 milioni di risultati, come se questo fosse un indicatore di una crescente disaffezione di massa, ma è una bufala, perché quel risultato si ottiene soltanto digitando la frase senza virgolette, per cui Google conta qualunque pagina Web che contenga anche soltanto queste quattro parole in ordine sparso, quindi anche quelle in cui c'era scritto, per esempio "come lasciare il proprio fidanzato e trovarne un altro su Facebook". Una ricerca più corretta, fra virgolette, restituisce soltanto 11.300 risultati. Oltretutto si tratta di risultati che possono risalire ad anni fa e quindi non sono per nulla indicativi di una tendenza recente.

Google Trends sarebbe stato forse più corretto come strumento d'indagine, ma fornisce risultati contrastanti: un progressivo aumento per "delete Facebook account" o "close Facebook account", ma un picco ben più alto nel 2009 che nel 2010 per "quit Facebook". Insomma, basta scegliere bene le parole chiave per dimostrare tutto e il contrario di tutto.

Un altro indicatore interessante, suggerito dalla BBC, è digitare "how to quit" nella pagina iniziale di Google e vedere quali completamenti vengono suggeriti: la frase "how to quit Facebook" è ottava fra i risultati, stando al test di SearchEngineLand. A me risulta addirittura seconda, subito dopo "come smettere di fumare", in questo momento:



Anche il comitato consultivo dei responsabili governativi europei per la protezione dei dati personali ha messo Facebook nel mirino. Ieri (12 maggio) ha pubblicato un comunicato stampa in cui segnala di aver scritto a Facebook avvisando che "è inaccettabile che la società abbia cambiato in modo fondamentale le impostazioni predefinite nella sua piattaforma di social networking a detrimento degli utenti... i fornitori dei siti di social networking devono essere consapevoli che sarebbe una violazione delle leggi sulla protezione dei dati se usassero dati personali di altri individui, contenuti in un profilo utente, per scopi commerciali se tali individui non hanno dato il proprio consenso libero e non ambiguo". Il grassetto è presente nell'originale.

I garanti per la privacy sembrano aver suggerito nella lettera mandata a Facebook che gli utenti farebbero bene a usare pseudonimi, come si consiglia da tempo di fare, ma il social network ha risposto picche: "Benché ci siano molte cose nella loro lettera sulle quali siamo d'accordo, ce ne sono altre sulle quali siamo in disaccordo, come per esempio la proposta di usare pseudonimi sui social network.. Facebook si è sempre basata su una cultura dei nomi reali... ci sono molti posti su Internet dove una persona può essere anonima: Facebook non è uno di quelli." Ce ne siamo accorti.

La speranza è che tutti questi moniti vengano presi sul serio da Facebook e portino a un drastico ripensamento delle regole di privacy che riportino questo social network a quello che era all'inizio, quando aveva ancora l'articolo davanti al nome (si chiamava Thefacebook) e le sue regole dicevano esplicitamente:

"Nessuna informazione personale che invii a Thefacebook sarà disponibile a nessun utente del Sito Web che non appartenga ad almeno uno dei gruppi che hai specificato nelle tue impostazioni di privacy." 

Era solo il 2005, come nota una ricerca della Electronic Frontier Foundation. Oggi quelle stesse regole contengono frasi come questa:

Quando ti connetti a un'applicazione o a un sito Web, fornisci l'accesso alle informazioni generali su di te. Con "Informazioni generali" si intendono informazioni su di te e i tuoi amici, quali il nome, l'immagine del profilo, il sesso, l'ID utente, le connessioni, nonché qualsiasi contenuto condiviso con l'impostazione di privacy "Tutti"... Per impostazione predefinita, la privacy per determinati tipi di informazioni che pubblichi su Facebook è impostata su "Tutti"...

I grafici di Matt McKeon sono molto eloquenti. Questa era l'accessibilità di default ai dati personali nel 2005:

Questa è quella attuale:


Per farla breve: Facebook si guadagnò il nucleo iniziale di utenti soddisfatti offrendo loro impostazioni semplici e potenti che controllavano la visibilità delle loro informazioni personali e partendo dal presupposto che praticamente tutto doveva essere privato salvo intervento esplicito dell'utente. Era uno spazio privato che rendeva facili le comunicazioni fra gli utenti di un gruppo. Poi Facebook ha intuito che gli utenti, i loro dati personali e le loro connessioni con altri utenti erano una merce preziosa con la quale si potevano fare i miliardi, e ha man mano ceduto l'accesso a questi dati agli inserzionisti pubblicitari e ai partner commerciali (Microsoft Docs, Pandora e Yelp, per esempio), rendendo invece più difficile agli utenti mantenere il controllo delle proprie informazioni. Informazioni che oggi sono in gran parte pubbliche salvo intervento dell'utente.

È per questa inversione completa di rotta che gli utenti e le autorità stanno protestando. La domanda di fondo, alla fine, è molto semplice: qual è il beneficio per gli utenti in tutto questo? Poi ne nascono altre: perché deve essere così complicato tenere i contatti con gli amici senza farsi tormentare da applicazioni ficcanaso, e perché le regole cambiano in continuazione?

E se siete convinti di saper tenere testa alle crescenti complicazioni di Facebook e di sapere quali vostre informazioni messe sul social network sono private e quali sono accessibili a chiunque su Internet, fate il test di Zesty, sviluppato dal canadese Ka-Ping Yee. Poi rispondete a questa domanda: sapete cos'è la Personalizzazione Istantanea e come disabilitarla? Sapete cosa implica la frase "Se la disattivi, i tuoi amici potranno comunque condividere le informazioni pubbliche su di te presenti in Facebook su tali siti partner"? Anzi, sapete come trovare questa Personalizzazione, anch'essa attivata per default a tutti, senza cliccare su questo link? Non barate. Buon divertimento.

36 commenti:

alessandro ha detto...

Ho provato il test di Zesty.. Tranne nome, cognome, foto del profilo ed una nota non mi fa vedere altro :D

spam ON
Per gli interessati, questa mia breve guida alla gestione della privacy su fb è ancora abbastanza valida :D
spam OFF

Rodri ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Paolo Attivissimo ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Domenico ha detto...

scusate colgo l'occasione per segnalare un bell'articolo sul re dei fuffari:
http://complottismo.blogspot.com/2010/05/ditelo-con-youtube.html

quello che non ho mai capito è se ci è davvero, o se ci fa.

Domenico_T ha detto...

Fatto il test ed io mio FB è blindato come lo avevo settato.

Comunque quando cambiarono la politica della privacy, era scritto chiaramente che tutto sarebbe stato pubblico salvo indicazione contraria.
Certo, non è la strategia più illuminante, ma era indicato a chiare lettere.

Molte persone non si son prese la briga di leggere ed ora hanno il profilo alla mercé di tutti senza manco saperlo.

inamidato ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
inamidato ha detto...

Ho provato anche io il test di Zesty

L'unica cosa che mostra sempre e che non e' assolutamente possibile nascondere e' in "Likes and Interests / Others", tipo le fan pages.

L'unico rimedio e' eliminare direttamente le voci.

The_Zar ha detto...

Fatto il test. Ho avuto la conferma: profilo blindato. Grazie per la segnalazione!

Kualunque ha detto...

Bah... sarò scemo io. Al test si mette l'id e poi cosa dovrebbe risultare?

theDRaKKaR ha detto...

Refuso: con l'intervista al New York Times a di Elliot Schrage

=)

Paolo Attivissimo ha detto...

Refuso sistemato, grazie!

Giako ha detto...

Sarò sicuramente tonto io, ma ciò che è visibile agli altri è ciò che è listato? Perché per capire se avevo capito, ho fatto la prova anche per paoloattivissimo, e più o meno il risultato è il medesimo. Però mi sa che sono io che non ho inteso cosa dice il test... Mi potete dare un aiutino? :-)

Ralph ha detto...

scusate, ho fatto il test. L'unica cosa che gli altri riescono a visualizzare oltre alla foto sono le pagine delle mie preferenze. Sapete come si fa a disattivarne la visualizzazione? ho fatto un giro dentro per la "privacy", ma non ho trovato...
grazie

ǚşå÷₣ŗẻễ ha detto...

Piccolo refuso: "La speranza è che tutti questi moniti vengano presi sul serio da Facebook e portino a un drastico ripensamento delle regole di privacy che riportino a questo social network a quello che era all'inizio"

pgc ha detto...

Ho fatto una prova. Ho postato su FB un link a questo articolo con il titolo "Facebook, tira aria di rivolta". Voglio vedere che succede... finora nulla.

alessandro ha detto...

@inamidato: da un po' (un paio di settimane?) è possibile nascondere anche quelle ;)

Gino Lucrezi ha detto...

A proposito di rivolte in casa feisbook.

Un sacco di gente va su FB solo per giocare a Mafia Wars o a FarmVille, giochi della Zynga.

Pare che ultimamente le due aziende siano in rotta, FB pretende che Zynga non si faccia pagare (i giochi sono gratis, ma gli "extra" si pagano e rendono pure parecchio) tramite PayPal ma solo tramite FB, per potersi prendere il 30% di commissione. Visto che Zynga nicchiava, FB per un paio di giorni ha bloccato la possibilita` dei giochi di Zynga di scrivere sulla bacheca degli utenti.

Una discussione a riguardo:

http://www.facebook.com/topic.php?uid=10979261223&topic=99849&post=1679517#!/topic.php?uid=10979261223&topic=99849

Pippolillo ha detto...

Per me la parola amico ha un altro significato di quella data da Facebook. Oramai questo social network è riuscito a cambiare anche il dizionario.
Un amico lo sento al telefono o via mail, in modo sicuro, non ho bisogno di un sito che attenta di continuo alla mia privacy ed a quella dei miei contatti.
500 milioni di persone, poi bisognerà vedere quanti sono gli account attivi, non lo hanno ancora capito?

Nicola ha detto...

Adesso scrivo una cosa OT, però vi chiedo sinceramente: da qualche giorno si possono inserire immagini GIF animate su FB. Non vi siete già irritati di esse??? Io modestamente SI!

Mattia ha detto...

Come altri articoli, mi sono permesso di pubblicare il link in facebook.
Avviso, come dovuto.

Piccola Romana ha detto...

Anche io ho fatto il test e ho un profilo blindato. Basta saper leggere in fondo, peggio per chi non si informa.
Anche sulla censura, non credo che FB debba assicurare chissà quale libertà, mica è una testata di informazione o una democrazia: la casa è loro, potranno ben decidere di cosa si deve parlare e di cosa no? Il fatto che ci si lamenti delle regole imposte dal programma mi sembra un po' pretestuoso.

Anonimo ha detto...

Per Piccola Romana

Anche sulla censura, non credo che FB debba assicurare chissà quale libertà, mica è una testata di informazione o una democrazia: la casa è loro, potranno ben decidere di cosa si deve parlare e di cosa no? Il fatto che ci si lamenti delle regole imposte dal programma mi sembra un po' pretestuoso.

Cambiare a capriccio i criteri sulla privacy, sulle comunicazioni ammesse e proibite, e su una serie di altri opzioni non rientra più nella libertà del padrone di casa, quando si oltrepassano certi limiti.

E poi perché "pretestuoso"? L'intervista di Elliot Schrage al New York Times c'è stata davvero, come del resto l'iniziativa del Comitato consultivo dei responsabili governativi europei per la protezione dei dati personali. Solo un inizio, dirai tu: ma la notizia c'era, altroché, ed era il caso di riportarla.

theDRaKKaR ha detto...

la casa è loro, potranno ben decidere di cosa si deve parlare e di cosa no

ma perché tu a casa tua vieti alla gente di parlare di cose che non ti aggradano?! cioè come fai? mentre sta parlando il tipo tu gli dici "eh no a casa mia di entomologia non si parla, perbacco"

pgc ha detto...

un altro link interessante sull'argomento privacy e fb:
http://www.newsweek.com/id/237993

Piccola Romana ha detto...

Scusate, ma non è proprio qui che si dice "Se usi come supporto vitale della tua attività un servizio:
– che non hai la più pallida idea di come funziona,
– che non sai dov'è localizzato geograficamente,
– di cui non sai come contattare i responsabili, perché parlano una lingua a te sconosciuta,
– che non hai pagato perché gratuito e supportato dalla pubblicità,
– che non fornisce alcuna garanzia formale di qualità del servizio;

il giorno che non funziona, non rompere l'anima a chi non c'entra nulla e ha di meglio da fare: sono ... Cat Sitwoy."??
qui rientriamo nelle ultime due casistiche: FB è un servizio gratuito che funziona così com'è perchè i proprietari hanno deciso così.
Se il funzionamento non è del gusto dell'utilizzatore, l'utilizzatore può ben cercare un altro servizio, no? in questo senso intendo pretestuoso il ragionamento, perchè mi sembra che sia solo un pretesto per criticare FB sempre e comunque.
Quando FB è solo uno strumento come tanti, che se messo in mano agli ingenui può crear danni (come le impostazioni della privacy aperte di default o la creazione di gruppi da parte di deficenti che non hanno altro da fare nella vita).
Per quanto riguarda la "censura" di argomenti non graditi (in questo caso FB li considera illegali) pensate a quei forum che attivano la censura automatica delle parolacce: io vorrei scrivere "cazzotto o cazzuola" (parole corrette e non volgari) ma la tecnologia è stupida e capisce che io voglio scrivere "cazzo" (parola volgare, parolaccia) quindi mi censura la parola.
Qual è il problema? La tecnologia è, appunto, stupida e non riesce a distinguere alla perfezione la parola corretta dalla parolaccia, quindi per non sbagliare censura entrambe. E FB si comporta uguale: che ne sa che Paolo vuole suggerire il Don Chisciotte? Lui sa solo che da PirateBay si trovano download illegali di materiale coperto da copyright e quindi, per non sbagliare, via tutto (legale e illegale).
Davvero non capisco cosa ci sia di tanto sbagliato o scandaloso da meritarsi un articolo su questo illustre blog.
E poi, sì a casa mia se si parla di argomenti che a me urtano, io preferisco intervenire e far parlare di altro. Se a casa mia si mettessero a parlare di quanto è divertente bruciare un animale vivo, credo proprio che censurerei.
...
forse anche se parlassero di entomologia, gli insetti non è che mi piacciano poi tanto...

Piccola Romana ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Piccola Romana ha detto...

Scusate la lunghezza del commento precedente;
@Accademia dei Pedanti, mi sono accorta solo ora che stiamo parlando di due articoli di Attivissimo differenti. Io con "pretestuoso" mi riferivo all'articolo in cui si parlava della censura dei messaggi interni di FB, non a questo sulla privacy.
Credo di aver postato il mio intervento in calce all'articolo sbagliato...

Piccola Romana ha detto...

Oh, giuro che fra mezz'ora esco di casa e non vi stresso più :-D
Paolo dici: "Facebook si guadagnò il nucleo iniziale di utenti soddisfatti offrendo loro impostazioni semplici e potenti che controllavano la visibilità delle loro informazioni personali e partendo dal presupposto che praticamente tutto doveva essere privato salvo intervento esplicito dell'utente."
Ma sei sicuro che l'iniziale successo di FB è dovuto alle impostazioni ristrette della privacy?
Per me la privacy protetta o venduta c'entra ben poco con il successo di FB, che è un sito fatto per socializzare con persone conosciute o perse di vista da tanto tempo...prima non c'era niente di simile e le persone hanno premiato FB per l'innovazione e la facilità d'uso, e non perchè proteggeva i dati personali dagli sguardi curiosi degli indiscreti.
Anzi la filosofia dietro FB mi sembra proprio quella della "vetrina" più che della "cassaforte"! Vedere e farsi vedere, una vasca in centro tecnologica!

Anonimo ha detto...

Per Piccola Romana

Scusate, ma non è proprio qui che si dice "Se usi come supporto vitale della tua attività un servizio:
– che non hai la più pallida idea di come funziona,
– che non sai dov'è localizzato geograficamente,
– di cui non sai come contattare i responsabili, perché parlano una lingua a te sconosciuta,
– che non hai pagato perché gratuito e supportato dalla pubblicità,
– che non fornisce alcuna garanzia formale di qualità del servizio;

il giorno che non funziona, non rompere l'anima a chi non c'entra nulla e ha di meglio da fare: sono ... Cat Sitwoy."??


Condivido la filosofia, infatti. Però un conto è comunicare ai lettori di questo sito come passino il tempo a Palo Alto a gingillarsi con le impostazioni, un conto fare un'interrogazione parlamentare al Ministero delle telecomunicazioni italiano perché il profilo su feissbuc è sparito. :-)

Se il funzionamento non è del gusto dell'utilizzatore, l'utilizzatore può ben cercare un altro servizio, no? in questo senso intendo pretestuoso il ragionamento, perchè mi sembra che sia solo un pretesto per criticare FB sempre e comunque.

Ma il buon giornalismo, informatico o meno, deve occuparsi soprattutto di ciò che non va, di ciò che lascia scontenti gli utilizzatori. Poco importa se gli utilizzatori non pagano nulla: dal giro d'affari di feissbuc si può escludere che si tratti di un servizio gestito da volontari...

Quando FB è solo uno strumento come tanti, che se messo in mano agli ingenui può crear danni (come le impostazioni della privacy aperte di default o la creazione di gruppi da parte di deficenti che non hanno altro da fare nella vita).

Deficienti, vorrai dire.

La tecnologia è, appunto, stupida e non riesce a distinguere alla perfezione la parola corretta dalla parolaccia, quindi per non sbagliare censura entrambe. E FB si comporta uguale: che ne sa che Paolo vuole suggerire il Don Chisciotte? Lui sa solo che da PirateBay si trovano download illegali di materiale coperto da copyright e quindi, per non sbagliare, via tutto (legale e illegale).

Il problema è che nelle comunicazioni private si vorrebbe la libertà di parlare anche di cose illegali. Se per improbabili ragioni di sicurezza feissbuc fosse tenuta a passare alle autorità le comunicazioni "sospette", ebbene, lo faccia, non si pretende che violi la legge. Ma si fermi lì.
E l'altro problema è che nessuno sapeva di queste impostazioni prima che la comunicazione si interrompesse senza possibilità di ripristino. O almeno, io così ho inteso leggendo l'altro articolo di Paolo Attivissimo. Sapendo le parole vietate, uno si esercita a giocare a tabù, come da bambini, e comunica tranquillo. Ma scoprirlo così...

Accademia dei Pedanti, mi sono accorta solo ora che stiamo parlando di due articoli di Attivissimo differenti. Io con "pretestuoso" mi riferivo all'articolo in cui si parlava della censura dei messaggi interni di FB, non a questo sulla privacy.

In questo articolo si parla anche della censura interna dei messaggi: «Poi [Wired] procede a elencare inesorabilmente i problemi di Facebook, come la censura dei messaggi». Non aveva senso spezzare la discussione su due articoli diversi: sempre feissbuc è.

Paolo Attivissimo ha detto...

Se il funzionamento non è del gusto dell'utilizzatore, l'utilizzatore può ben cercare un altro servizio, no?

Giustissimo. Il problema è che buona parte degli utenti non sa qual è il funzionamento, e si accorge delle sue magagne solo quando gliele fai notare ed è troppo tardi perché ha affidati dati personali e/o investito troppo nel servizio per potersene ritirare.

Paolo Attivissimo ha detto...

Ma sei sicuro che l'iniziale successo di FB è dovuto alle impostazioni ristrette della privacy?

Sì. Leggi la storia di Facebook. Nacque come rubrica digitale delle persone nelle scuole.

Gino Lucrezi ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Turz ha detto...

@Gino Lucrezi:
Che c'entra Replicante Cattivo, Wikipedia, ecc.?

Turz ha detto...

@Paolo Attivissimo:
Bello il test di Zesty! In generale, ottimo articolo.

Gino Lucrezi ha detto...

@Turz
Scusa, ho risposto sul post sbagliato ;-)

Anonimo ha detto...

Io forse sbaglio, però penso che il concetto stesso di world wide web sia in contrasto con "gli affari miei devono restare miei". Ancora di più con l'introduzione del web 2.0... Se e quando decido di mettere una cosa in rete io so già che quella cosa sarà potenzialmente visibile da chiunque, se voglio tenermela per me semplicemente non la metto in rete. Non mi sembra troppo difficile, facebook o non facebook...