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2010/05/08

Società di videogiochi sfida gli utenti: un milione di dollari se vincete al nostro nuovo gioco. Detto fatto. In 24 ore

L'articolo è stato corretto dopo la pubblicazione iniziale.

La 2KSports aveva annunciato a gennaio 2010 che il suo prossimo videogioco, Major League Baseball 2K10, avrebbe messo in palio un milione di dollari per il primo giocatore che avesse effettuato su XBox 360 o PS3 un perfect game: un risultato rarissimo, in cui uno o più lanciatori eliminano ciascun battitore della squadra avversaria durante l'intera partita di almeno nove inning e nessun battitore raggiunge una base per tutta la partita. Il concorso sarebbe iniziato il 2 marzo e sarebbe durato due mesi.

Così è stato, ma il ventiquattrenne Wade McGilberry, di Mobile, in Alabama, ce l'ha fatta addirittura il primo giorno, come racconta CNBC qui e qui. Ha comprato il gioco a mezzanotte del giorno in cui il gioco è stato messo in vendita, è andato a lavorare, e verso le 16 ha iniziato a giocare al nuovo videogame. Si è collegato online a XBox Live, ha acceso la webcam in modo che inquadrasse il suo monitor, come richiesto dal regolamento del concorso, e nel giro di un'ora e mezza ha effettuato il perfect game, aggiundicandosi il premio in meno di ventiquattro ore dall'avvio del concorso. L'annuncio ufficiale della vincita è stato pubblicato il 5 maggio.

La 2KSports non ha sottoscritto una polizza assicurativa contro il rischio che qualcuno azzeccasse la soluzione alla sfida entro il termine stabilito, men che meno il primo giorno, e quindi dovrà pagare il premio di tasca propria. Geniale.


Correzione: La prima stesura dell'articolo dava ad intendere che il concorso fosse terminato prima del previsto, ossia il primo giorno, ma è invece proseguito fino alla sua scadenza prevista. L'effetto promozionale è quindi rimasto invariato, ma rimane il fatto che il gioco è stato risolto in meno di 24 ore e che il premio è stato aggiudicato, contrariamente alle speranze della 2KSports che nessuno lo risolvesse prima del termine. Grazie a Ciskje per la segnalazione. 

140 commenti:

Andrea ha detto...

Ah Ah Ah!!
Fantastico! Ben gli sta....
A dimostrazione del fatto che il videogamig ossessivo-compulsivo può portare buoni frutti?

:)

Stupidocane ha detto...

Quando si dice ottimizzare i tempi... Un milione di dollari in un'oretta e mezza di "lavoro": non male direi.

Anonimo ha detto...

Piccola svista: e senza che lui o i compagni commettano errori di campo). Parentesi chiusa, ma non aperta.

IceMat "Magelykun" ha detto...

lui è un figo..ma la società di videogiochi è di una stupidità totale..considerata pure la crisi..bah...fortunato lui però...


http://tuttofineco.blogspot.com/

Ashitaka ha detto...

Ma sono cretini :D . Non sanno che là fuori c'è un mondo di nerd che ti fa record spaventosi in un nonnulla...

Fabio ha detto...

la 2ksports si è fatta una bella pubblicità, e non credo che sia un problema per loro trovare 1 milione. probabilmente solo la vendita di quel singolo videogioco gli frutta molto di più

Stupidocane ha detto...

Buona pubblicità? Perdere unmiGlione di dollari il primo giorno di commercializzazione? Tra l'altro lanciando una sfida che dovrebbe lasciare intendere che il nuovo gioco è più difficile/appassionante?

Secondo me, il responsabile del gioco ha fatto un bel buco nel cartongesso con la testa per la disperazione...

Stupidocane ha detto...

... che il nuovo gioco SIA più difficile/appassionante...

Mi scuso con Accadenti della Pedamia...

Ciskje ha detto...

Stavolta Paolo hai preso un bel granchio:
"2K Sports kept the contest open for two months"

Anche se il video è stato fatto subito, il battage pubblicitario è rimasto invariato dato che i video venivano esaminati il 2 maggio dalla Twin (come da regolamento).
"contest beginning on March 2, 2010 at 12:01 AM PST. The competition ended on May 1, 2010 at 11:59 PM PDT."
"On May 2, 2010, 2K Sports, in conjunction with Twin Galaxies International, began reviewing player submission videos."


Quindi sei caduto anche tu nella notizia a tutti i costi? Suvvia, non criticare gli altri se lo fai tu stesso.

Anonimo ha detto...

Per Stupidocane

... che il nuovo gioco SIA più difficile/appassionante...

Mi scuso con Accadenti della Pedamia...


E invece lì potevi anche usare l'indicativo!
Il vero errore non lo hai corretto: unmiGlione: correggi in un miglione o un miGlione, o 1 miglione ;-)

Stupidocane ha detto...

AAAAAAARGH!!!

... ioco E'/SIA (ad libitum) più diffic...

... un miGlione... (l'avevo scritto apposta attaccato per dare una parvenza onomatopeica allo scritto)

YEHA!
(volutamente sbagliato in ossequio ad un graffitaro dalle mie parti)

P.S. why anche l'indicativo?

L'economa domestica ha detto...

Mi ricorda un concorso legato ai mondiali del 2006... legato ad un'allora improbabilissima vittoria dell'Italia....

Replicante Cattivo ha detto...

Mi viene in mente quando Bart Simpson vince un gioco radiofonico dove il deejay promette scherzosamente "1000 dollari...o un elefante". E Bart sceglie l'elefante.

Oppure mi torna in mente quando Mediaworld regalava (o faceva sconti altissimi, non ricordo) i televisori se l'Italia avesse vinto i mondiali del 2006. E già la sera della finale vidi girare striscioni del tipo "portate il tapiro a Mediaworld".

Però chissà: quanto ci si mette a spendere 1 milione di dollari in normale pubblicità? Quanta ne riceveranno, gratuitamente, con questa notizia?

WeWee ha detto...

Mi ricorda un altro flop pubblicitario che ho vissuto in prima persona.

Attorno all'anno 2000 in Francia, una compagnia telefonica lanciò un'offerta molto invitante: chi avesse acquistato un telefonino di loro produzione avrebbe usufruito di telefonate illimitate totalmente gratis all'estero ma solo nei week end. Il resto della settimana costava anche di più rispetto alle altre compagnie.

La Francia è piena di immigrati che telefonano all'estero (c'ero anche io ed il 99% delle mie telefonate erano dirette all'Italia).
Così la gente comprò il telefonino e per un anno lo utilizzò SOLO per lunghissime e ripetute chiamate (gratis) all'estero durante il week end. Il resto della settimana, la telefonata serale alla famiglia la facevi con il tuo telefonino abituale, tanto si trattava quasi sempre di un saluto da 5 minuti.

L'azienda si accorse dell'"affarone" che aveva fatto (praticamente per un anno non ha guadagnato nulla, mentre pagava le telefonate dei suoi utenti) ed ha lanciato una seconda offerta per "rimediare": chi avesse rinunciato all'offerta restituendo il telefono con tutta la scheda veniva rimborsato 500 franchi (circa 100 euro).

Praticamente tutti hanno restituito il telefonino e si sono presi i soldi.

E' stata una figuraccia storica...
:)

granmarfone1950 ha detto...

Non ho capito il banner rosso sotto l'articolo con "Stappa, festeggia e vinci" (peraltro inattivo)

serendipity? o voluto?

Anonimo ha detto...

Per Stupidocane

... un miGlione... (l'avevo scritto apposta attaccato per dare una parvenza onomatopeica allo scritto)

Allora fa' le cose fino in fondo: ummiglione. La pronuncia reale, fuori dai casi in cui sia necessario scandire le parole, è quella.

ǚşå÷₣ŗẻễ ha detto...

@grammarfone1950

Io ho un altro banner, di un'università, e funziona. Boh o_O

granmarfone1950 ha detto...

Si, certo, il banner varia a ogni riapertura.

Mi ha divertito la perfetta coincidenza della notizia "Vincita di un milione" con lo slogan casuale "Stappa, festeggia e vinci";
che poi casuale non è dato l'abbinamento automatico stabilito dai ciclomotorini di ricerca delle parole chiave

visibile a: http://yfrog.com/49vincitaj

Stupidocane ha detto...

Per Accademia

Ne sai una più del diavolo pentolaio che non fa i coperchi, mentre Mastrota, vendendoli, ci fa un pacco di soldi...

Approposito, ci sono notizie riguardanti la presunta falsità della notizia lanciata da Ciskje?

Io intanto ho trovato una sua intervista qui:

http://tinyurl.com/38c233h

ǚşå÷₣ŗẻễ ha detto...

Infatti, vorrei confortare Ciskje in proposito, nel caso ci stia ancora seguendo: non è che abbiamo ignorato il tuo commento, è che riteniamo giusto che a risponderti sia il Rettiliano in persona! :D

TuKler ha detto...

La campagna pubblicitaria di Mediaworld non è stata affatto un fallimento, contando che Mediaworld non è certo solo in Italia, quindi ha fatto la stessa campagna in diversi paesi europei, uno dei quali ha vinto.
Inoltre i prodotti non venivano rimborsati, ma veniva dato un buono acquisto pari al loro valore. C'è anche chi dice che Mediaworld avesse chiesto contributi ai vari produttori dei televisori in promozione, e che abbia scommesso grosse somme presso scommettitori autorizzati di ogni paese.

Il fatto che stiano ripetendo la stessa campagna quest'anno, in modo ancora più amplificato (buoni d'acquisto per il triplo del valore), e sempre solo sui televisori, dimostra proprio che la campagna precedente è stata un grosso successo, altro che "tapiro"...


Anche in questo caso, come dice Ciskje, non si è trattato di un premio annunciato e pagato dopo meno di 24 ore, ma l'annuncio è stato dato comunque alla fine dei due mesi, senza quindi compromettere gli obiettivi della campagna.

Quelle versioni del gioco costano circa 60 dollari, quindi 1 milione di dollari è il valore di circa 16.700 copie vendute (possiamo toglierci le spese, ma l'ordine di misura rimane quello).
Contando che l'anno scorso il gioco ha venduto circa 200.000 copie, vendendone circa 40.000 in meno dell'anno prima a causa di una scarsa campagna pubblicitaria, e che il timore era di perderne altrettanti quest'anno, direi che come campagna aggressiva per recuperare i potenziali acquirenti non è male studiata...

E c'è da contare anche che con campagne di questo tipo un "effetto Ryanair", ovvero quando fai le sparate tutti parlano di te gratis, anche sugli organi di informazione, e puoi risparmiare molto in pubblicità tradizionale.

TuKler ha detto...

Aggiungo che c'è una serie di giochi concorrenti (serie "MLB: The Show") che negli ultimi anni li ha nettamente superati nelle vendite, tanto che l'anno scorso ha venduto 300.000 copie, tutti quindi potenziali clienti raggiungibili attraverso un marketing aggressivo...

motogio ha detto...

WeWee ha detto..

E' stata una figuraccia storica...

E per la serie "figuracce storiche":

La Pepsi " scherza " , lui no. E ora vuole il cacciabombardiere

Ps. purtroppo l'eroe della vicenda, John Leonard, perse la causa contro la Pepsi.

:(

Leonard v. Pepsico, Inc.

ǚşå÷₣ŗẻễ ha detto...

@motogio

Che vicenda assurda, non la conoscevo! :D

Paolo Attivissimo ha detto...

Ops, ho corretto subito, grazie!

Anonimo ha detto...

Per motogio

E per la serie "figuracce storiche":

La Pepsi " scherza " , lui no. E ora vuole il cacciabombardiere

Ps. purtroppo l'eroe della vicenda, John Leonard, perse la causa contro la Pepsi.


Perché scrivi "purtroppo"? Negli Stati Uniti, come credo in qualsiasi Paese moderno, attrezzature militari come l'AV-8B Harrier II tuttora in uso non possono essere vendute a privati, nemmeno alla Pepsi Cola. Io scriverei "per fortuna".
Fin dall'inizio era inteso come un annuncio paradossale.

Paolo Attivissimo ha detto...

Refuso parentetico sistemato, grazie.

theDRaKKaR ha detto...

Negli Stati Uniti, come credo in qualsiasi Paese moderno, attrezzature militari come l'AV-8B Harrier II tuttora in uso non possono essere vendute a privati, nemmeno alla Pepsi Cola

questo è un problema della Pepsico non del ragazzo.. mi spiace che abbia perso la causa, ma probabilmente l'ha persa per il solo motivo che tale premio doveva essere dichiarato nel regolamento del concorso, cosa che evidentemente non era stata fatta

L'economa domestica ha detto...

Non riesco più a trovare il link, ma ci fu un fallimento commerciale anche di una marca di elettrodomestici nel Regno Unito, per una campagna pubblicitaria, mannaggia la pupazzetta ora lo cerco di nuovo.

motogio ha detto...

@Accademia dei pedanti ♂

Era una storia surreale, il "purtroppo" era da intendere in senso ironico.

;)

@theDRaKKaR

mi spiace che abbia perso la causa..

Ti darei ragione ma il fatto che il ragazzo sia riuscito a racimolare 700.000.- $ per trascinare in tribunale la Pepsi non gioca a suo favore e toglie un po' di romanticismo a tutta la vicenda.

L'economa domestica ha detto...

Nulla, non lo trovo. Va bene lo stesso se vi racconto la storia del mio idolo, il mago delle "Air Miles" statunitense? No, eh?

Anonimo ha detto...

Per theDRaKKaR

Negli Stati Uniti, come credo in qualsiasi Paese moderno, attrezzature militari come l'AV-8B Harrier II tuttora in uso non possono essere vendute a privati, nemmeno alla Pepsi Cola

questo è un problema della Pepsico non del ragazzo..


Di questo passo, se per una campagna italiana un creativo promette a chi raggiunge una cifra mirabolante di punti raccolta la luna nel pozzo, si fa causa all'azienda perché non è in grado di fornire la Luna dentro un pozzo artesiano, e nemmeno in una pozzanghera. Come si calcola il risarcimento? :-)
A me la cosa puzza di ricerca di notorietà e nulla di più, ma dovrei vedere lo spot originale.

mi spiace che abbia perso la causa, ma probabilmente l'ha persa per il solo motivo che tale premio doveva essere dichiarato nel regolamento del concorso, cosa che evidentemente non era stata fatta

Sì, a leggere la voce di Wikipedia la sentenza ha motivato proprio così.

Ci sarebbe da aprire una lunga parentesi sulle promesse della pubblicità, che sono false e bugiarde anche quando non c'è in ballo un cacciabombardiere a decollo verticale: in assenza di una regolamentazione precisa, è una gara a chi la spara più grossa. Ma andrei fuori tema.

L'economa domestica ha detto...

Prima regola del concorsista: leggere i regolamenti fino alla noia!!! E se ve lo dico io...

Grezzo ha detto...

@Accademia

Ci sarebbe da aprire una lunga parentesi sulle promesse della pubblicità

In Italia le leggi sulla pubblicità ingannevole sono abastanza restrittive. Nelle pubblicità dei giocattoli devi necessariamente specificare che non si muovono da soli come si vede nello spot, ad esempio.

Franci ha detto...

Esatto, in Italia abbiamo paradossi esasperanti. C'è chi ti vende contratti truffaldini al telefono (ed è legale), mentre invece se fai la pubblicità di un robot facendolo muovere devi scrivere che in realtà non si muove da solo.
Questa nazione è il regno dell'assurdo.

Crono ha detto...

incredibile!

Osmar M. ha detto...

E pensare che ai videogames non ci ho mai dato tanto peso :/

Anonimo ha detto...

Per Grezzo

In Italia le leggi sulla pubblicità ingannevole sono abastanza restrittive. Nelle pubblicità dei giocattoli devi necessariamente specificare che non si muovono da soli come si vede nello spot, ad esempio.

Credo proprio siano così severe solo per articoli destinati ai bambini, perché si pensa che ancora non abbiano abbastanza senso critico per capire dove finisce il prodotto e dove comincia la rappresentazione pubblicitaria. Sbagliato: gli ultimi anni ci hanno mostrato casi di adulti vittime di televendite, vittime di Vanna Marchi, che alla fine faceva televendite.

Fino a pochi anni fa era diffusa la pubblicità dello shampoo Pantene, alla provitamina V: quanti sapevano che la provitamina V non esiste?

Tutti quei prodotti per la cura del corpo che portano la dicitura: approvato dai medici cosologi italiani, usato da tre donne su due, eletto prodotto dell'anno 2012: ma eletto da chi, usato come, approvato in che circostanza? Questa è pubblicità ingannevole, non nascondiamoci dietro a un dito. E va avanti da anni.

granmarfone1950 ha detto...

Discorso interessante quello sulla pubblicità.
E che un poco conosco professionalmente anche se marginalmente.

E' un campo in cui ognuno deve essere maestro di se stesso, analizzando attentamente ogni claim alla ricerca del vero significato nascosto, leggere tra e dietro le righe.

Esempio per prodotti di cosmesi:
le varie diciture "testato clinicamente", "approvato dalla società PincoPallo" ecc. sono vere ed esatte, non false;
ma cosa significano davvero?
Testato clinicamente, ok: magari con risultati negativi al 100%, ma perché dirlo?;
e poi: in che clinica? clinica veterinaria? clinica dell'ammortizzatore? clinica del materasso?
non vi è alcun obbligo di evidenziare risultati non confacenti al marketing; basta che non siano nocivi.
"approvato dalla Associazione Italiana dei ecc. ecc."?
basta costituire una associazione ad hoc e il gioco è fatto;
è un po' come alcune associazione "benefiche" o per "l'assistenza a..." costituite davanti a un notaio con il numero minimo di soci previsto dalla legge e dedite alla raccolta di fondi (caso verificato personalmente in Questura, diversi anni orsono).

Altro caso: ho un prodotto, un detersivo, perfettamente identico a tutti gli altri?
come faccio per farlo 'apparire di più'?
Scrivo semplicemente "nessuno lava più bianco" e, magicamente, per la maggioranza degli acquirenti viene percepito come quello che "lava più bianco".

Sono giochi con le parole e i significati e le suggestioni, abilmente sfruttati, ma rientrano nei limiti della legalità.

Tocca a ogni consumatore usare l'arma dell'analisi discreta e anche scettica.
Non è però alla portata di tutti.

Pape ha detto...

Non credo che 2K sperasse di non aggiudicare il milione. A loro interessava il macello pubblicitario, e il milione era preventivato. L'idea era quella di spingere la gente a comprarlo e divorarlo subito, per cercare di essere primi, non certo quella di non dare i soldi sperando che nessuno riuscisse nell'impresa. Anche perché un milione di euro sono bruscolini in questo mercato: considerato che sviluppare un videogioco costa fra i 10 e i 60 milioni di dollari, e che la campagna marketing ne costa spesso altrettanti, regalare un milione per un concorso è un modo economico di farsi pubblicità. Sicuramente molto più economico di uno spot durante il superbowl, o una campagna martellante sui punti vendita e/o in TV.

Pape

ǚşå÷₣ŗẻễ ha detto...

Ben ritrovato, Pape! :)

Massy ha detto...

e senza che lui o i compagni commettano errori di campo

Qui mi sa che hai tradotto da "field errors".

Non esistono gli "errori di campo", esistono le basi raggiunte su errore da parte di un difensore sul campo e non ad esempio da parte di un lanciatore (wild pitch) o da parte di una mancata presa del ricevitore, comunque molto poco probabili.

Aggiungo: un perfect game è fatto da uno e un solo lanciatore e non per forza in nove inning ma in tutta la partita (c'è il caso famoso di un pitcher "perfetto" per 9 inning e che poi è stato colpito negli innings supplementari).

Imho è correggibile con
"una partita in cui un lanciatore vince una gara eliminando 27 avversari senza condere loro nessuna base per balls, valide o errori"

Iilaiel ha detto...

@grammofone

Guarda che si riferiva alla vera e propria pubblicità ingannevole.
Si và dalle provitamenite K che non esistono all'acido ialuronico.
Verissimo che l'acido ialuronico ha enormi propietà cosmetiche, ma essendo pericoloso viene utilizzato solo dai medici (se non sbaglio con iniezione) e ci sono anche leggi che ne limitano utilizzo e vendita. Eppure vedi fiori di creme che pubblicizzano un contenuto che non possono avere. Per non parlare di quelle che sostengono di contenere botox.
Un conto è la pubblicità "magnificante" (cacchio la faccio anch'io) un conto è sparare balle spaziali.
Ti faccio un esempio legato al mio lavoro (spedizioniere):
Servizio camionistico d'eccellenza solo 10 giorni e la vostra merce sarà alla dogana di Mosca.
Questo è tecnicamente fattibile (è anche un buon tempo di transito anche se non unico al mondo).
Consegna da vostro domicilio a domicilio cliente di Mosca in sole 48 ore (impossibile da fare, basta solo considerare i minimo 2\3 giorni necessari per fare dogana in Russia).

Spero di essermi spiegata.

Paolo Attivissimo ha detto...

Massy,

dopo la tua segnalazione sono andato a consultare MLB.com, che dice "Perfect games and No-hitters:
An official perfect game occurs when a pitcher (or pitchers) retires each batter on the opposing team during the entire course of a game, which consists of at least nine innings. In a perfect game, no batter reaches any base during the course of the game."

Ho corretto l'articolo di conseguenza, dimmi se adesso è a posto.

Anonimo ha detto...

Per granmarfone1950

Esempio per prodotti di cosmesi:
le varie diciture "testato clinicamente", "approvato dalla società PincoPallo" ecc. sono vere ed esatte, non false;
ma cosa significano davvero?
Testato clinicamente, ok: magari con risultati negativi al 100%, ma perché dirlo?;


Interessante, ammetto che non ci avevo pensato.

e poi: in che clinica? clinica veterinaria? clinica dell'ammortizzatore? clinica del materasso?
non vi è alcun obbligo di evidenziare risultati non confacenti al marketing; basta che non siano nocivi.


Io invece pretenderei che ogni affermazione di questo tipo, cioè che fa riferimento a un risultato sperimentale preciso, sia controllabile dal consumatore. Ovviamente non sono io che faccio le leggi, ma fino allora posso tacciarla di pubblicità ingannevole senza tema di querele.

"approvato dalla Associazione Italiana dei ecc. ecc."?
basta costituire una associazione ad hoc e il gioco è fatto;
è un po' come alcune associazione "benefiche" o per "l'assistenza a..." costituite davanti a un notaio con il numero minimo di soci previsto dalla legge e dedite alla raccolta di fondi (caso verificato personalmente in Questura, diversi anni orsono).


Anche questo dato è curioso: non ci avevo pensato ;-)
Però: finché si costituisce l'associazione degli estetici italiani, nulla da eccepire. La cosa mi lascia perplesso quando vengono tirate in ballo categorie come ginecologi o dentisti: l'ordine dei medici non può intervenire? Anche se l'associazione fosse realmente costituita solo da medici di quella categoria, è deontologicamente corretto sciorinare a loro nome risultati di ricerche condotte chissà come e chissà dove? Queste perplessità riguardano un ordine professionale, più che la pubblicità in sé.

Altro caso: ho un prodotto, un detersivo, perfettamente identico a tutti gli altri?
come faccio per farlo 'apparire di più'?
Scrivo semplicemente "nessuno lava più bianco" e, magicamente, per la maggioranza degli acquirenti viene percepito come quello che "lava più bianco".

Sono giochi con le parole e i significati e le suggestioni, abilmente sfruttati, ma rientrano nei limiti della legalità.


Sì, stavo per scriverlo: quando l'invenzione è puramente ludolinguistica, va benissimo. Potere ai creativi. :-)
Attorno al 1980 impazzava sulle tv locali lo spot della Robapazza che strumpallazza, ovviamente corredata da una canzoncina ad hoc che personalmente cerco da tempo, invano. Nessuno avrebbe potuto rivolgersi a un giudice lamentando di aver acquistato una palla come da pubblicità, che non strumpallazzava mai, e chiedere il risarcimento. (Ogni accostamento a palle che lavano come il detersivo e che sono approvate da un noto comico italiano è del tutto arbitrario).

Anonimo ha detto...

Per Pape

Non credo che 2K sperasse di non aggiudicare il milione. A loro interessava il macello pubblicitario, e il milione era preventivato. L'idea era quella di spingere la gente a comprarlo e divorarlo subito, per cercare di essere primi, non certo quella di non dare i soldi sperando che nessuno riuscisse nell'impresa.

Mah, io invece sono più convinto della prima ipotesi, e cioè che il concorso sia sfuggito di mano agli organizzatori. Non avevano alcun obbligo di mettere in palio addirittura un milione.
Non avrei invece riportato la diceria sull'assicurazione che non è stata stipulata in caso di vincita raggiunta: nutro seri dubbi che un assicuratore, perfino negli Usa, possa mai stipulare un contratto del genere (a meno che per stipularla sia necessario un milione, o poco meno...).

Anche perché un milione di euro
Di dollari, il concorso valeva negli Usa.

sono bruscolini in questo mercato: considerato che sviluppare un videogioco costa fra i 10 e i 60 milioni di dollari, e che la campagna marketing ne costa spesso altrettanti,

Qui non vorrei riaprire una discussione sui costi reali dello sviluppo di un videogioco, che poi vengono fatti lievitare con operazioni contabili. Anche sostenere che un gioco è costato cifre iperboliche e una forma di marketing: ma la realtà è un'altra.

Paolo Attivissimo ha detto...

Non avrei invece riportato la diceria sull'assicurazione che non è stata stipulata in caso di vincita raggiunta: nutro seri dubbi che un assicuratore, perfino negli Usa, possa mai stipulare un contratto del genere (a meno che per stipularla sia necessario un milione, o poco meno...).

Negli articoli usati come fonte viene specificato che non era possibile assicurare la cifra perché mancavano dati statistici. Sta di fatto che la polizza non è stata stipulata e questo non è una diceria.

Anonimo ha detto...

Per Iilaiel

Verissimo che l'acido ialuronico ha enormi propietà cosmetiche, ma essendo pericoloso viene utilizzato solo dai medici (se non sbaglio con iniezione) e ci sono anche leggi che ne limitano utilizzo e vendita. Eppure vedi fiori di creme che pubblicizzano un contenuto che non possono avere. Per non parlare di quelle che sostengono di contenere botox.

Il nome vero del botox è botulino (o meglio, tossina botulinica) e ogni tanto si leggono notizie di persone morte a causa della cattiva conservazione di alimenti che hanno sviluppato botulino.
Ecco, se una legge imponesse alle pubblicità di utilizzare anche il nome chimico, a fianco di quello commerciale, la gente farebbe acquisti, diciamo, più sani.

Un conto è la pubblicità "magnificante" (cacchio la faccio anch'io) un conto è sparare balle spaziali.

Non mi toccare la palla Robapazza che strumpallazza, che era spaziale! Anche se è un esempio di 30 anni fa! :-D

Replicante Cattivo ha detto...

"In Italia le leggi sulla pubblicità ingannevole sono abastanza restrittive. Nelle pubblicità dei giocattoli devi necessariamente specificare che non si muovono da soli come si vede nello spot, ad esempio."

Credo proprio siano così severe solo per articoli destinati ai bambini, perché si pensa che ancora non abbiano abbastanza senso critico per capire dove finisce il prodotto e dove comincia la rappresentazione pubblicitaria.


Mi ricordo quando negli anni 80 venne pubblicizzato Animillo, il magico vermillo, nella cui pubblicità veniva mostrato questo affarino che ti scorreva tra le dita e si muoveva da solo come se fosse vivo. Sarà che in quegli anni si stavano diffondendo molto giocattoli "tecnologici" (i Transformers, videogiochi, Lego Technics, auto radiocomandate), ma la pubblicità risultava molto più credibile di quel che può apparire ad un ragazzino di oggi.
Peccato che Animillo avesse semplicemente un filo trasparente legato al naso...

Un altro caso risalente a 11-12 anni fa che invece mi fece molto ridere fu la pubblicità di un elettrostimolatore: avete presente quegli apparecchi che, secondo gl spot, vi farebbero venire gli addominali di Chuck Norris senza fare assolutamente niente?
Peccato che durante lo spot passi una piccola scritta che dice che l'apparecchio deve essere combinato a regolare attività fisica e una dieta equilibrata...peccato che in quel caso l'elettrostimolatore diventa praticamente inutile (soprattutto se viene pubblicizzato come un apparecchio destinato a chi l'attività fisica non ha tempo di svolgerla).
Ma la cosa più comica è che in quegli spot si vedeva un attore identico ad Alessandro Del Piero, che -casualmente- palleggiava con un pallone e poi mostrava l'apparecchio. La somiglianza era notevole, evidentemente qualcuno ha protestato...e infatti dopo un po', durante gli spot, compariva una piccola frase in sovrimpressione che diceva "è un sosia".

L'economa domestica ha detto...

Non facciamo confusione tra pubblicità ingannevoli e concorsi, please.
I concorsi a premio in Italia sono una cosa seria, sono supervisionati dal Ministero dello Sviluppo Economico (giuro!) e se non si rispetta il regolamento sono guai (parlo da esperta in materia).

Anonimo ha detto...

Per L'economa domestica

Non facciamo confusione tra pubblicità ingannevoli e concorsi, please.
I concorsi a premio in Italia sono una cosa seria, sono supervisionati dal Ministero dello Sviluppo Economico (giuro!) e se non si rispetta il regolamento sono guai (parlo da esperta in materia).


Sulla serietà di un regolamento che nell'epoca delle carte di credito e dei vaglia telematici ancora obbliga a pagare i premi in gettoni d'oro, avrei qualcosina da ridire: dovrebbero essere recapitati a casa del vincitore con un cocchio o un landò al traino di sauri dorati, e scortato da gendarmi in alta uniforme, altrimenti l'incanto si spezza.

Sul punto: l'articolo parla di una trovata pubblicitaria, consistente in un concorso con premio finale: difficile scindere le due cose. Ma sono d'accordo su una puntualizzazione; sono due mondi separati e con regole proprie.

L'economa domestica ha detto...

@ Accademia dei Pedanti

Allora, i gettoni d'oro sono stati sostituiti (porca pupazza!) prima da carte di credito prepagate (sino all'anno scorso) ed ora da buoni acquisto (le prepagate sono in sostanza contanti, e, come tu hai ben detto, i contanti non sono ammessi).

L'anno scorso con i concorsi ci ho fatto 3.000 euro puliti puliti, ma prevedo un 2010 sostanzialmente di magra sotto questo profilo. A meno che non mi riesca il colpo gobbo che sogno dal 2007.

Anonimo ha detto...

Per L'economa domestica

Allora, i gettoni d'oro sono stati sostituiti (porca pupazza!) prima da carte di credito prepagate (sino all'anno scorso) ed ora da buoni acquisto (le prepagate sono in sostanza contanti, e, come tu hai ben detto, i contanti non sono ammessi).

Ti rispondo al volo, riservandomi di trovare la legge vigente: ecco una dichiarazione di Virginio Scotti in arte Gerry, conduttore di Chi vuol essere milionario?, risalente all'agosto dell'anno scorso: «Sogno un vitalizio. L’equivalente di un buono stipendio al mese che dia l’agio ad una persona di coltivare la propria passione. Spero di trovare le vie legali. In Italia è tutto difficile. Siamo ancora obbligati a da­re il montepremi in gettoni d’oro».
http://tinyurl.com/25yj993

Seguo quel quiz, so bene che i premi ai giocatori da casa (che vincono anche se sbagliano la risposta: forse in tal modo non ricade sotto il gioco a premi, ma costituisce una lotteria un po' rustica?) per somme modeste sono sotto forma di schede prepagate/buoni acquisto: ma per chi in studio vince dai ventimila euro in su, dubito sia aperta questa possibilità.
Ma ora avvio le ricerche. A dopo! ;-)

granmarfone1950 ha detto...

Confermo la natura dei premi posti in palio

D.P.R. 26-10-2001 n. 430
4. Premi.
1. I premi messi in palio consistono in beni, servizi, sconti di prezzo e documenti di legittimazione di cui all'articolo 2002 del codice civile, [...], escluso il denaro, i titoli dei prestiti pubblici e privati, i titoli azionari, le quote di capitale societario e dei fondi comuni di investimento e le polizze di assicurazione sulla vita. I premi, inoltre, sono costituiti anche da giocate del lotto o da biglietti delle lotterie nazionali.


La regolamentazione generale relativa ai concorsi a premi è precisa e puntuale, oltre che garantista.

Aggiungo che era costume (anni fa, non so ora) nel caso la vincita fosse un bene importante, ad esempio un'auto, proporre al vincitore la permuta con egual valore in gettone oro.
Credo per un ulteriore vantaggio economico a favore della società premiante. Ne ero a conoscenza avendo partecipato marginalmente all'organizzazione di alcuni concorsi per importanti ditte.

L'economa domestica ha detto...

@ Accademia dei Pedanti

I quiz vanno ancora a gettoni d'oro (sapevo comunque che quando Berlusconi era ancora proprietario di Standa alcuni quiz Fininvest come premio davano buoni acquisto Standa), i concorsi invece seguono la logica che ho delineato. Il quiz da casa del Milionario e di altre trasmissioni invece è collegato ad un servizio di sms informativo (non ne so molto di più perché non ci ho mai giocato).
Nella mia esperienza concorsistica non ho mai vinto gettoni d'oro (i concorsi a premio con gettoni in palio sono sempre più rari), schede prepagate e buoni acquisto sì (e chi legge il mio blog sa quale disavventura abbia vissuto con un buono acquisto).

Replicante Cattivo ha detto...

Cito voci indirette (mia madre ha parlato con una persona che aveva vinto o parente di un vincitore del Milionario) pertanto non prendetele come verità: mi è stato detto che il premio non ti viene mai consegnato per intero, ma "a rate".

Se poi si aggiunge lo sbattimento di dover andare in banca a cambiare i gettoni d'oro (con tanto di tasse che ne diminuiscono drasticamente il valore) alla fine il valore del premio consegnato è molto inferiore a quello nominale.
Se qualcuno ha dei resoconti più dettagliati in merito (magari per esperienza personale) mi piacerebbe saperli, perchè questi gettoni d'oro mi perseguitano dall'infanzia, quando guardavo i quiz di Mike Bongiorno.
Mi sono sempre immaginato una sorta di scrigno pieno di dobloni simile a quelli dei pirati.

Anonimo ha detto...

Per Replicante Cattivo

Cito voci indirette (mia madre ha parlato con una persona che aveva vinto o parente di un vincitore del Milionario) pertanto non prendetele come verità: mi è stato detto che il premio non ti viene mai consegnato per intero, ma "a rate".

Se poi si aggiunge lo sbattimento di dover andare in banca a cambiare i gettoni d'oro (con tanto di tasse che ne diminuiscono drasticamente il valore) alla fine il valore del premio consegnato è molto inferiore a quello nominale.


Ciò è assolutamente vero, ma è nelle regole del gioco: le vincite sono tassate alla base. Chi vince il premio da un milione a un quiz non incassa un milione, ma il 20% in meno. Se aggiungi che i gettoni d'oro vanno convertiti, a meno che tu sia gioielliere di professione e tutto quell'oro ti serve per lavoro, c'è una perdita ulteriore.
Il punto qui è capire, con il codice legislativo alla mano, perché mai il pagamento in contanti costituirebbe "gioco d'azzardo", mentre lo scomodo e anacronistico pagamento con gettoni d'oro, no. Le ricerche continuano :-).

L'economa domestica ha detto...

@ Replicante e Accademia

Il mio calcolo fu che chi vinceva 1 cucuzzone in neuri in realtà portava a casa sui 600.000 neuri se gli andava bene. I premi sono tassati alla fonte come giustamente diceva Accademia, e (attimo Rieducational Channel), anche i vincitori del Grande Fratello sono pagati con la stessa modalità.

L'economa domestica ha detto...

Il fatto che non si possa premiare in contanti comunque non mi è mai sconfinferato. Quando leggo che in Gran Bretagna o negli Usa puoi aprire una confezione di Coca Cola e trovarci dentro la banconota da 10, 20 o 100 sterline o dollari mi viene un magone, ma un magone....

Paolo Attivissimo ha detto...

Quando leggo che in Gran Bretagna o negli Usa puoi aprire una confezione di Coca Cola e trovarci dentro la banconota da 10, 20 o 100 sterline o dollari mi viene un magone

A me verrebbe da telefonare all'ASL.

L'economa domestica ha detto...

Tranquillo Paolo, sono (erano, la campagna era degli anni novanta) delle lattine speciali, in cui la banconota era contenuta in un involucro apposito che saltava fuori non appena si apriva la linguetta. Ebbero comunque dei problemi, e la campagna non fu ripetuta.

Faber ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Replicante Cattivo ha detto...

Il punto qui è capire, con il codice legislativo alla mano, perché mai il pagamento in contanti costituirebbe "gioco d'azzardo", mentre lo scomodo e anacronistico pagamento con gettoni d'oro, no. Le ricerche continuano :-).

Perchè probabilmente il gettone d'oro viene considerato un oggetto il cui valore reale -teoricamente- corrisponde al valore nominale: se il gettone vale 50 euro (non ne ho idea eh, ho detto un numero a caso) è perchè è composto da 50 euro d'oro.
E' come se ti avessero pagato in galline, mucche o prodotti ortofrutticoli...non è gioco d'azzardo perchè di fatto non vinci dei soldi, ma vinci un oggetto.

Una volta che hai i gettoni d'oro, non puoi certo utilizzarli per fare la spesa o comprarti un auto nuova, perchè nessuno accetterebbe di venderti qualcosa in cambio di un oggetto di eguale valore (un vero e proprio baratto), soprattutto perchè pochissimi sarebbero in grado di valutare il vero valore di un sasso d'oro.

L'economa domestica ha detto...

Io pago sempre le galline con gettoni d'oro. E'una mia vecchia abitudine ;)

Ringrazio Faber per la precisazione sul Milionario

Pape ha detto...

Ciao USA Free, quanto tempo ^__^
Un abbraccio.

Pape

Anonimo ha detto...

Conosco una persona che ha vinto "70.000" euro al Milionario:
70.000 - 11.666,67 di IVA = 58.333,33
(l'imponibile sono 100/120 = 83,3% e l'IVA 20/120 = 16,7% del lordo 70.000).


Quindi le voci che leggo di una doppia tassazione vera a propria sono vere. Tassazione alla base, e Iva sull'imponibile.

A questo punto, la scelta era:
- tenere i "gettoni" (piccoli lingotti) in banca
- venderli a prezzo stracciato a un orafo
- venderli alla stessa emittente televisiva per 53.000 euro, cosa che ha fatto: 75,7% del valore lordo teorico


Morale della favola: partecipate a giochi a premi all'estero, almeno evitate il mal di fegato.

Pape ha detto...

Per Accademia dei Pedanti:

ti posso assicurare che i costi di sviluppo sono molto elevati. Probabilmente come sempre vengono in qualche modo gonfiati, ma un milione di dollari, su certi progetti, è decisamente una fetta misera. Considera che molti giochi sono realizzati da team di 200/300 persone, che lavorano per 4/5 anni su un prodotto. Aggiungici licenze e tecnologia e realizzerai che arrivi in un attimo a decine di milioni di dollari di costo di sviluppo.

L'economa domestica ha detto...

@ Accademia dei Pedanti

Morale della favola: partecipate a giochi a premi all'estero, almeno evitate il mal di fegato
Fosse facile, di solito nel regolamento è chiaramente scritto che il concorso è valido solo sul territorio di uno stato (noi comprendiamo però anche San Marino e Vaticano).

Anonimo ha detto...

Per Pape

Considera che molti giochi sono realizzati da team di 200/300 persone, che lavorano per 4/5 anni su un prodotto. Aggiungici licenze e tecnologia e realizzerai che arrivi in un attimo a decine di milioni di dollari di costo di sviluppo.

Il punto è che le case produttrici sono molto brave a far figurare come costi di produzione dei capricci alla moda che pensano, non so se ha ragione o torto, che facciano vendere di più il prodotto.
Vuoi metterci la colonna sonora del cantante del momento? La licenza costa.
Vuoi utilizzare personaggi e nomi già utilizzati con successo in film o cartoni animati di Hollywood? La licenza costa.
Vuoi far doppiare i personaggi da attori di grido? Gli attori di grido costano.
Vuoi utilizzare un particolare effetto speciale già visto in altri giochi, o cartoni animati, che ti prenderebbe troppo tempo sviluppare in proprio? Paghi per un lavoro esterno.

E così via: onestamente, qualcuno è riuscito a vedere il bilancio reale di queste superproduzioni, e riuscire a distinguere quanto sono costate le righe di codice, e quanto invece questi stratagemmi acchiappagiovani?

Pape ha detto...

I bilanci ovviamente non li ho visto, ma ho visitato la maggior parte dei più importati sviluppatori, e posso assicurarti che il dispendio di mezzi, sia in termini di risorse umane sia tecnologiche, è enorme, quasi a livello del cinema.

Poi ovvio, ci sono quelle che tu chiami trappole acchiappagiovani, ma oggettivamente non se ne può fare a meno: funzionano dal punto di vista del marketing, e funzionano pure ai puri fini della qualità del prodotto. Prenditi un gioco inglese doppiato da professionisti e poi prova la versione italia, magari localizzata in economia: c'è un abisso in termini qualitativi (con le debite eccezioni: quando chiamano Luca Ward o nomi simili per il doppiaggio, la qualità è decisamente superiore alla media, così come i costi)

Pape

Anonimo ha detto...

Per Pape

Poi ovvio, ci sono quelle che tu chiami trappole acchiappagiovani, ma oggettivamente non se ne può fare a meno:

E perché no? Sono riusciti a fare le compagnie aeree low cost, esistono prodotti per il bucato non di marca che rinunciano alla pubblicità martellante in cambio di prezzi finali sensibilmente minori. Gliel'ha detto il medico ai produttori che per dar voce ai personaggi del loro gioco ci vuole Al Pacino anziché un doppiatore altrettanto bravo, ma di miti pretese?

Pape ha detto...

Per Accademia dei Pedanti

Secondo te chi glielo fa fare ai produttori cinematografici di prendere attori come Travolta, Cruise o Connery? Non è la stessa cosa realizzare un film prendendo Eastwood o il primo Average Joe, e lo stesso vale per i videogiochi.
Ribadisco: giocati un Mass Effect 2 in inglese e poi prova la versione italiana del gioco. Lo vorresti buttare nel water dopo 10 minuti, il doppiaggio italiano. Non a caso, i vari GTA non vengono MAI doppiati al di fuori dell'inglese: Rockstar non vuole rischiare a qualche cialtrone di rovinare le loro (costosissime) fatiche.

Pape

Replicante Cattivo ha detto...

@ Pape
Poi ovvio, ci sono quelle che tu chiami trappole acchiappagiovani, ma oggettivamente non se ne può fare a meno: funzionano dal punto di vista del marketing, e funzionano pure ai puri fini della qualità del prodotto. Prenditi un gioco inglese doppiato da professionisti e poi prova la versione italia, magari localizzata in economia: c'è un abisso in termini qualitativi (con le debite eccezioni: quando chiamano Luca Ward o nomi simili per il doppiaggio, la qualità è decisamente superiore alla media, così come i costi)

Bene, mi fa piacere che venga nuovamente citato Luca Ward in questi discorsi.
Ma fino a quando queste scelte possono realmente influire sulla qualità dei videogiochi? Voglio dire: al giocatore medio non gliene frega nulla di sentire la voce famosa. Anzi: ai giocatori non importa nemmeno avere il doppiaggio in italiano, perchè comunque sono sempre stati abituati ad avere a che fare con giochi completamente in inglese. Pertanto anche solo i sottotitoli sono più che sufficienti.
E comunque non è necessario andare su doppiatori famosi: basta pensare allo splendido doppiaggio dei primi due Runaway che non mi pare utilizzasse grandi nomi. E il terzo, per contenere le spese, ha optato per una versione non doppiata: molti hanno storto il naso, ma intanto hanno avuto il gioco a un prezzo decente e senza dover attendere mesi per la localizzazione.

Non è la stessa cosa realizzare un film prendendo Eastwood o il primo Average Joe, e lo stesso vale per i videogiochi

Non è assolutamente detto.
Attori e doppiatori sono due mestieri diversi e non necessariamente chi eccelle in uno lo fa anche nell'altro.

Quanto alle spese di produzione, quante possono essere eliminate perchè si rivelano inutili?
Attenzione: non voglio fare il matusa dicendo che Monkley Island o Legend Of Zelda sono capolavori anche senza grandi mezzi tecnici, so benissimo che certi giochi non possono avere sul pubblico di oggi lo stesso appeal di 10-20 anni fa.
Però mi chiedo: ha senso pagare uno o più consulenti che in un gioco in stile GTA/Mafia lavorino per riprodurre le armi o dei mezzi di trasporto più simili agli originali o che passino un sacco di ore a realizzare animazioni o effetti speciali che la maggior parte delle volte vengano ignorati?
Consideriamo che i giochi moderni hanno in media un grado di rigiocabilità molto basso, perchè la loro grande durata (di solito nell'ordine delle settimane) fa sì che, una volta terminati, vengano riposti nello scaffale e presto surclassati da altri giochi o dai loro seguiti.
Non dico che sia una regola, ma io rigioco più volentieri The Dig (che mi occupa 2-3 giorni di gioco), mentre non lo farei mai col primo Runaway o The Longest Journey.

Perchè un simile dispiego di mezzi, tempo e personale per un prodotto che dopo pochi anni viene svenduto a pochi euro?
In un altro thread avevo citato un video bonus di Call Of Duty 2, dove si vedono i programmatori che girano in un campo militare -con tanto di guida- per capire come realizzare i modelli delle armi, carrirmati, elicotteri ecc...
Considerando che un gioco come COD2 oggi non ha praticamente più mercato (a meno che il tuo pc non sia incapace di far girare COD3 e successivi) aveva senso fare tutto quel lavoro, se poi influiva sui costi di produzione?
Per me no.

Stupidocane ha detto...

Io resto invece dell'idea che perdere "la sfida" con il pubblico, nella fattispecie lasciando intendere che il nuovo gioco è più realistico del precedente in quanto è più difficile fare un perfect game, è deleterio per il gioco stesso.

Se volessi comprare la nuova versione di un gioco che mi appassiona, sul quale ci ho passato le settimane, che me ne faccio di quello nuovo se è più facile? O meglio, se quest'ultimo viene sbandierato come più coinvolgente ma in un solo giorno cascano palco e maroni, che lo compro a fare?

Ad esempio, ricordo le serate passate a giocare a COD2 quasi con nostalgia. Le 4 serate passate su COD3 invece, mi hanno lasciato l'amaro in bocca. Arrivato alla fine mi sono detto "Embè? tutto qua?". Poco dopo ho giocato a COD Modern Warfare su PS3 di un mio amico: bellissimo, coinvolgente, grafica spettacolare ma... in una serata avevo finito già due missioni.

Come diceva Replicante, i giochi hanno un grado di rigiocabilità molto basso ed aggiungo che le nuove versioni del gioco stesso, sono magari più complete e godibili in quanto a grafica e giocabilità, ma trovo che il giocatore smaliziato passi sopra agli "orpelli" aggiunti e nella sostanza il gioco risulti un po' facilone...

Pape ha detto...

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Ma fino a quando queste scelte possono realmente influire sulla qualità dei videogiochi? Voglio dire: al giocatore medio non gliene frega nulla di sentire la voce famosa.
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Lascia stare il solo doppiaggio italiano (ma considera che il pubblico lo pretende: siamo solo noi della vecchia guarda che preferiamo giocarlo in inglese... tutti le nuove leve, e anche tanti ultra30enni, non sanno una parola di inglese, purtroppo)

[quote]
E comunque non è necessario andare su doppiatori famosi: basta pensare allo splendido doppiaggio dei primi due Runaway che non mi pare utilizzasse grandi nomi
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Stai parlando della differenza fra un gioco che vende qualche centinaio di migliaia di copie e titoli che ne vendono milioni.

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Però mi chiedo: ha senso pagare uno o più consulenti che in un gioco in stile GTA/Mafia lavorino per riprodurre le armi o dei mezzi di trasporto più simili agli originali o che passino un sacco di ore a realizzare animazioni o effetti speciali che la maggior parte delle volte vengano ignorati?
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Sì, ha senso, perché è un lavoro che riutilizzi per i seguiti. E perché non è vero che vengono ignorati: in un FPS le armi e le sensazioni che ti offrono fanno parte del gioco. Tanto che in certi casi non usano armi simili a quelle vere(come in GTA), ma pagano i diritti per poter riprodurre le armi da guerra (come nei vari COD). NOn hai idea della ricerca che c'è dietro a un singolo colpo di arma da fuoco: te lo dice uno che è andato nel deserto del Nevada a far fuori tonnellate di piombo solo per capire quanto effettivamente i suoni e la sensazioni dell'arma (rinculo, velocità di ricarica e via dicendo) siano credibili in un gioco.

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Consideriamo che i giochi moderni hanno in media un grado di rigiocabilità molto basso, perchè la loro grande durata (di solito nell'ordine delle settimane) fa sì che, una volta terminati, vengano riposti nello scaffale e presto [/quote]

In realtà, i giochi moderni hanno una rigiocabilità incredibile, fosse solo per il fatto che la maggior parte ha una forte componente multiplayer. MI fanno solo ridere quelli che criticano Modern Warfare 2 perché dura 5 ore, quando il single player è un "regalo", e il vero gioco è costituito dalle sfide sui server (sempre popolatissimi, non a caso, come nel caso di Halo 3, Gear of Wars e tanti altri)

[quote]
Perchè un simile dispiego di mezzi, tempo e personale per un prodotto che dopo pochi anni viene svenduto a pochi euro?
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Perché l'80% del fatturato lo fai al day one: tutto il resto è relativamente poco importante, esclundendo rari casi. Senza contare che sono tutti asset che riutilizzi nei successivi giochi, in molti casi.

[quote]
In un altro thread avevo citato un video bonus di Call Of Duty 2, dove si vedono i programmatori che girano in un campo militare -con tanto di guida- per capire come realizzare i modelli delle armi, carrirmati, elicotteri ecc...
Per me no.
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A giudicare dai risultati, aveva senso eccome. E posso assicurarti che ha senso anche per puri fini di gameplay: te lo dice uno che è stato portato a sparare nel deserto del Nevada con svariate armi da guerra, solo per mostrarmi quanto un videogioco simula bene le armi (rinculo, tempi di ricarica, precisione, peso e, non ultimo, il suono).

Pape

Pape ha detto...

Stupidocane, come già detto, Modern Warfare 2 è tutto meno che corto. è un gioco multiplayer, come Quake 3 Arena, Gears of War o iRacing: è come lamentarsi che non puoi giocare a scacchi da solo, non so se mi spiego ^_^

Pape

Replicante Cattivo ha detto...

@ Stupidocane
Io resto invece dell'idea che perdere "la sfida" con il pubblico, nella fattispecie lasciando intendere che il nuovo gioco è più realistico del precedente in quanto è più difficile fare un perfect game, è deleterio per il gioco stesso.

Questo è un altro problema che nasce da un comportamento ancora più deleterio: il fatto che di ogni videogioco, in poco tempo, ne venga realizzato un seguito, che il più delle volte non rimane l'unico.
E il seguito non è mai un altro gioco, ma è una riproposizione del gioco precedente, con nette migliorie grafiche e audio e nuovi livelli. In molti casi un gioco non è altro che il beta-testing dell'episodio successivo,da cui vengono rimossi bug e difetti.

Questo cosa comporta? Comporta il fatto che il miglioramento di grafica/audio/realismo siano l'unico motivo che giustifichi la realizzazione di un gioco il cui titolo è il quarto, quinto, sesto episodio di una determinata serie.

Inoltre questo comporta che un fan di COD, di PES (ma anche dei vari Tomb Raider) difficilmente rigiocherà mai ad un vecchio episodio, perchè gli sembrerà di giocare all'ultimo, con un grafica e audio peggiorati. E' un po' come pretendere che una persona che ascolta musica su cd si possa mettere un giorno ad ascoltare le musicassette...

Un tempo, quando si realizzava l'episodio 2 o 3 di un gioco, si puntava a realizzare dei giochi completamente diversi o con delle innovazioni che non fossero semplicemente una grafica o un audio migliore.
Pensate solo ai primi 4 episodi di Super Mario Bros o i primi 3 di Zelda: ai tempi, chi giocava un episodio recente, era comunque incentivato a scoprire quelli vecchi. Oggi è molto difficile che un fan di COD o di PES abbiano voglia di rimettere nella console il gioco dell'anno scorso...

Replicante Cattivo ha detto...

@ Pape
Lascia stare il solo doppiaggio italiano (ma considera che il pubblico lo pretende: siamo solo noi della vecchia guarda che preferiamo giocarlo in inglese... tutti le nuove leve, e anche tanti ultra30enni, non sanno una parola di inglese, purtroppo)

Non centra sapere o no l'inglese.
NOI negli anni 80 giocavamo senza sapere l'inglese: io a 10 anni giocavo a Legend Of Zelda e capivo metà dei dialoghi. Però l'ho amato lo stesso.
Oggi non mi sento di dire che un videogiocatore medio conosce l'inglese meno di noi.
E comunque io parlavo di semplici sottotitoli: se un telespettatore storce ancora il naso o rifiuta a prescindere l'idea di guardarsi un film/telefilm con i sottotitoli, per un videogiocatore questa opzione è sempre stata messa in preventivo.
Infatti non mi sembra che la saga di GTA o Hitman ne abbiano risentito. Però i sottotitoli costano molto meno di un doppiaggio professionale.


Stai parlando della differenza fra un gioco che vende qualche centinaio di migliaia di copie e titoli che ne vendono milioni.


Intanto Runaway, grazie alle spese contenute (e ad un buon prezzo di vendita) è stato uno dei successi più grandi nel campo delle AG degli ultimi anni.
Andiamo: se un gioco è ben doppiato, prende alti punteggi nelle recensioni e la gente lo compra. Non mi sembra che i recensori dei videogiochi possano dire "vale la pena comprarlo perchè si sente la voce di...".

Anche per le colonne sonore, è chiaro che se scelgo Micheal Giacchino o Micheal Land avrò delle ottime composizioni. La differenza sta nel fatto che scrivere "musiche di Micheal Giacchino" oggi può essere usato in termini promozionali, mentre ai tempi del primo Medal Of Honour nessuno sapeva chi fosse.
Ma questo non mi garantisce che il suo lavoro sia migliore dello "sconosciuto" Micheal Land.


Sì, ha senso, perché è un lavoro che riutilizzi per i seguiti.


Questo conferma ciò che ho detto prima: spesso i seguiti dei giochi non sono altro che delle
"fotocopie" a cui vengono aggiunti nuovi livelli, effetti grafici e corretti i bug che erano sfuggiti al primo beta-testing.

E perché non è vero che vengono ignorati: in un FPS le armi e le sensazioni che ti offrono fanno parte del gioco. Tanto che in certi casi non usano armi simili a quelle vere(come in GTA), ma pagano i diritti per poter riprodurre le armi da guerra (come nei vari COD). NOn hai idea della ricerca che c'è dietro a un singolo colpo di arma da fuoco

Ok.
E dove sta il senso? Voglio dire: arrivare a spendere soldi anche per diritti d'autore, condurre studi del genere...in nome del realismo lo trovo assurdo (opinione mia, eh).
Perchè comunque, finchè non si mostrano i corpi umani che, quando vengono colpiti da un proiettile, esplodono o prendono fuoco, credo che nessuno di noi abbia la possibilità di dire "naaaa, questo gioco di guerra non è realistico".
Cosa ci interessa sapere se l'effetto 'orecchie tappate' che si sente dopo aver tirato una granata è realistico o meno nelle sue tempistiche? E' comunque un particolare del gioco che diverte e aggiunge difficoltà.

E' vero che, se non ci fossero certi studi, oggi avremmo ancora i soldati di Wolf3d che camminano muovendosi di lato, ma secondo me il rapporto tra i tempi di realizzazione di un gioco (compreso il numero di persone e i soldi spesi) in relazione alla "vita" di questo videogioco (ovvero il tempo che si impiega a completarlo e il suo grado di rigiocabilità) stanno raggiungendo un dislivello troppo ampio.

Replicante Cattivo ha detto...

In realtà, i giochi moderni hanno una rigiocabilità incredibile, fosse solo per il fatto che la maggior parte ha una forte componente multiplayer. MI fanno solo ridere quelli che criticano Modern Warfare 2 perché dura 5 ore, quando il single player è un "regalo", e il vero gioco è costituito dalle sfide sui server (sempre popolatissimi, non a caso, come nel caso di Halo 3, Gear of Wars e tanti altri)

E i giochi che non hanno multiplayer? Non esistono solo gli FPS e non esistono solo gli FPS multiplayer.
E' vero che alcuni di essi nascono appositamente per questa funzione e presentano dei livelli in single player giusto come un regalo.
Però ci sono tante persone a cui piace essere coinvolti in una trama, vedere i livelli che si susseguono, l'arrivo di nuovi nemici, la difficoltà che cresce, la sensazione di andare verso un traguardo...
Ad esempio, giocando ad Halo, per me il single player batte il multyplayer 10-1. Non centra niente il numero di utenti, le mappe o le modalità di gioco: sta di fatto che dopo che per 10-15 volte ho sterminato chiunque incontravo, dopo aver rubato la bandiera, dopo aver fatto vincere la mia squadra, vengo sopraffatto dalla noia.
Non sto dicendo che non sia divertente, anzi...sto solo dicendo che sono due esperienze di gioco completamente diverse e che una persona può preferirne una rispetto ad un altra.

A giudicare dai risultati, aveva senso eccome. E posso assicurarti che ha senso anche per puri fini di gameplay: te lo dice uno che è stato portato a sparare nel deserto del Nevada con svariate armi da guerra, solo per mostrarmi quanto un videogioco simula bene le armi (rinculo, tempi di ricarica, precisione, peso e, non ultimo, il suono).

Però posso dire che, rispetto a tanti giochi del passato (ad esempio il primo Medal Of Honour) non ho visto questa grande differenza in campo di realismo. Nella frenesia del gioco non posso notare se il sibilo del proiettile o il tempo di ricarica siano più realistici (anche perchè io non ho idea di che rumore faccia un proiettile che mi sfiora...per me può anche fare SFROOOSH).

Anonimo ha detto...

Replicante Cattivo, ho perso il conto delle volte che hai scritto centra anziché c'entra. E sì che ti avevo già ripreso....

(anche perchè io non ho idea di che rumore faccia un proiettile che mi sfiora...per me può anche fare SFROOOSH).

Uh... proprio come quando si volta pagina al 200° commento ?!?!

Pape ha detto...

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Non centra sapere o no l'inglese.
NOI negli anni 80 giocavamo senza sapere l'inglese: io a 10 anni giocavo a Legend Of Zelda e capivo metà dei dialoghi. Però l'ho amato lo stesso.
Oggi non mi sento di dire che un videogiocatore medio conosce l'inglese meno di noi.
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Credimi: potersi godere un'opera senza essere distratti dai sottotitoli è un'altra cosa. Altrimenti, staremmo tutti a vedere film in lingua originale sottotitolati.
Ma ripeto, più che nella localizzazione, spesso il costo consiste nel prendere attori professionisti per le voci in inglese. A te magari non interessa, ma io (e molti altri giocatori) apprezzo una recitazione degna di questo nome nei giochi.

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Infatti non mi sembra che la saga di GTA o Hitman ne abbiano risentito. Però i sottotitoli costano molto meno di un doppiaggio professionale.
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Nel caso di GTA è una precisa scelta di Rockstar: pretendono che le uniche voci siano le loro, perché non vogliono correre rischi con traduttori dilettanti. Ma è un'eccezione. Oggi, come per un film, si da per scontato avere le voci nella propria lingua, e io non ci vedo nulla di male se è fatta bene. Poi, io sono uno di quelli che gioca in inglese a prescindere ^_^

[quote]
Intanto Runaway, grazie alle spese contenute (e ad un buon prezzo di vendita) è stato uno dei successi più grandi nel campo delle AG degli ultimi anni.
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Ti rendi conto che stai parlando di un gioco per PC (mercato morente) e per di più di un'AG? Stai parlando di una nicchia nella nicchia. Che va bene che esista, ma devono esistere anche le produzioni milionarie e, pur apprezzando Runaway, preferisco mille volte Modern Warfare ^_^

[quote]
Andiamo: se un gioco è ben doppiato, prende alti punteggi nelle recensioni e la gente lo compra. Non mi sembra che i recensori dei videogiochi possano dire "vale la pena comprarlo perchè si sente la voce di...".
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Io sono un recensore di VG, e come tutti i miei colleghi, tengo conto anche di questo. Non è che cambia il voto drasticamente, ma è uno di quegli aspetti che non puoi trascurare nelle recensioni.

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Ma questo non mi garantisce che il suo lavoro sia migliore dello "sconosciuto" Micheal Land.
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Ma è un nome di richiamo. E ti aiuta a vendere copie, come la voce di Castellaneda è fondamentale per Homer: se cambiassero il doppiatore, i Simpson sarebbero un'altra cosa. Pensa solo a South Park: quando Chef ha mollato il cartone, è stato eliminato il personaggio, piuttosto che cambiare doppiatore.

[quote]
E dove sta il senso?
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Il senso è che sono quei piccoli particolari che trasformano un buon prodotto in un piccolo gioiello. Quando li togli, ti rendi conto che manca qualcosa.

[quote]
il rapporto tra i tempi di realizzazione di un gioco (compreso il numero di persone e i soldi spesi) in relazione alla "vita" di questo videogioco (ovvero il tempo che si impiega a completarlo e il suo grado di rigiocabilità) stanno raggiungendo un dislivello troppo ampio.
[/quote]

In realtà è da quando si è iniziato a fare queste megaproduzioni che il mercato del VG ha fatto un balzo in avanti, arrivando agli enormi fatturati attuali, superiori pure a quelli del cinema. Sino a che loro ci guadagnano, fanno solo che bene. O veramente credi che se risparmiassero su queste cose, te li venderebbero a prezzi inferiori?

Pape

Pape ha detto...

[quote]
E i giochi che non hanno multiplayer? Non esistono solo gli FPS e non esistono solo gli FPS multiplayer.
[/quote]

Ma la maggior parte lo sono. E quelli che hanno solo in single player e durano poco, sono solo una minoranza. Solitamente, non sono nemmeno un granché, effettivamente ^_^. Ma dire che la tendenza è quella di fare giochi corti è errato. la tendenza è quella di privilegiare la componente multiplayer. Poi ci sono le eccezioni, ovviamente, ma non fanno statistica ^_^

[quote]
Però posso dire che, rispetto a tanti giochi del passato (ad esempio il primo Medal Of Honour) non ho visto questa grande differenza in campo di realismo. Nella frenesia del gioco non posso notare se il sibilo del proiettile o il tempo di ricarica siano più realistici (anche perchè io non ho idea di che rumore faccia un proiettile che mi sfiora...per me può anche fare SFROOOSH).
[/quote]

Eppure, sono finezze che si notano. Gli appassionati di FPS nutrono una sorta di venerazione per le armi da fuoco, e al di là del fatto che non sanno se è realistico o meno, si rendono conto delle differenze fra un gioco e l'altro, e fra una versione e l'altra di CoD.
è lo stesso discorso del cinema: che ne sa lo spettatore se gli spari che sente in Black Hawk Down sono simili o meno a quelli di una vera arma? Eppure, quando guardi BHD, anche se non sei esperto di tali questioni, ti rendi conto che è realizzato mille volte meglio di, che so, Squadra di Polizia :-)

Pape

Anonimo ha detto...

Per Pape

Secondo te chi glielo fa fare ai produttori cinematografici di prendere attori come Travolta, Cruise o Connery? Non è la stessa cosa realizzare un film prendendo Eastwood o il primo Average Joe, e lo stesso vale per i videogiochi.

Tutti gli attori prima di essere famosi sono stati degli Average Joe, anzi, per dirla in italiano, dei Tizio Caio Sempronio qualsiasi, pagati poco e senza possibilità di scelta del ruolo. È chiaro che la popolarità di un attore americano, dovuta, si spera, alla sua bravura, si paga in proporzione.
Nei videogiochi dell'attore serve solo la voce: ma a quel punto non si fa prima a selezionare il doppiatore con la voce più adatta al ruolo, e che non fa aspettare molto tempo, anziché pagare dieci volte tanto un attore blasonato e pieno di impegni che magari di voce sa fare solo la propria?

Ribadisco: giocati un Mass Effect 2 in inglese e poi prova la versione italiana del gioco. Lo vorresti buttare nel water dopo 10 minuti, il doppiaggio italiano.

Qui l'argomento era l'uso di costosi attori di Hollywood per il doppiaggio di personaggi di videogiochi. Se in Italia ancora non c'è la cultura del doppiaggio di videogiochi, magari sol perché le produzioni pagano un tanto a parola, e in un videogioco le parole sono molto meno che in un film da 100 minuti, sono inevitabili approssimazione e sciatteria.

Ciò detto, il mio discorso si estende anche a una serie di altri aspetti secondo me inutilmente costosi: la colonna sonora, il riutilizzo di personaggi tratti da film o cartoni animati. Tutte cose ideali per alzare il costo complessivo di un videogioco: se lo scopo di un produttore è quello di spendere il più possibile, allora ci siamo.

Pape ha detto...

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Tutti gli attori prima di essere famosi sono stati degli Average Joe, anzi, per dirla in italiano, dei Tizio Caio Sempronio qualsiasi, pagati poco e senza possibilità di scelta del ruolo. È chiaro che la popolarità di un attore americano, dovuta, si spera, alla sua bravura, si paga in proporzione.
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Esattamente. E in effetti, nella maggior parte è come dici tu. Ma quando hai grosse aspettative di vendita, che c'è di male nell'usare un nome di richiamo per aiutare le vendite? è come dire se ha senso investire milioni di dollari per qualche secondo di spot durante il superbowl: bastano quei pochi istanti (visto da milioni di persone) a giustificare quell'investimento? A giudicare dai risultati, sì.

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Qui l'argomento era l'uso di costosi attori di Hollywood per il doppiaggio di personaggi di videogiochi. Se in Italia ancora non c'è la cultura del doppiaggio di videogiochi, magari sol perché le produzioni pagano un tanto a parola, e in un videogioco le parole sono molto meno che in un film da 100 minuti, sono inevitabili approssimazione e sciatteria.
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In realtà ci sono ottimi doppiatori in Italia, anche per i videogiochi. A seconda di quanto investono, le voci sono più o meno buone: gli Splinter Cell con la voce di Ward sono decisamente godibili, dal mio punto di vista.

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Ciò detto, il mio discorso si estende anche a una serie di altri aspetti secondo me inutilmente costosi: la colonna sonora, il riutilizzo di personaggi tratti da film o cartoni animati. Tutte cose ideali per alzare il costo complessivo di un videogioco: se lo scopo di un produttore è quello di spendere il più possibile, allora ci siamo.
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è pubblicità. La tua mi sembra una filippica contro il mondo del commercio: a che servono gli spot? A che servono le licenze? Per qualcuno sono insignificanti, per altri sono fondamentali: il gioco di Matrix faceva schifo, ma ha venduto parecchio, perché c'era la licenza di Matrix. Un gioco di Formula 1 senza le licenze ufficiali, per quanto possa essere ben fatto, non venderebbe un decimo del medesimo titolo con le auto e i piloti veri.
Se fai un gioco di skateboard, non te lo filano in molti. Se fai un gioco di skateboard che ha come protagonista Tony Hawk, le vendite salgono in automatico. Così come se fai un film con bravi attori sconosciuti o fai lo stesso film con De Niro e Pacino. Al di là del risultato finale, quello con gli attori famosi vende di più.

Pape

Anonimo ha detto...

Per tornare all'argomento dei concorsi, e dei gettoni d'oro come pagamento, vedi discussione con L'economa domestica:

In base al D.P.R. del 26 ottobre 2001, n° 430, articolo 4 comma 1, "I premi messi in palio consistono in beni, servizi, sconti di prezzo e documenti di legittimazione di cui all’articolo 2002 del codice civile, suscettibili di valutazione economica, assoggettati all’imposta sul valore aggiunto o alla relativa imposta sostitutiva".

E fin qui, eccezion fatta per l'articolo 2002, è abbastanza chiaro. Poi prosegue:

"escluso il denaro, i titoli dei
prestiti pubblici e privati, i titoli azionari, le quote di capitale societario e dei fondi comuni di investimento e le polizze di assicurazione sulla vita".

qui, se capisco bene, si elencano i mezzi di pagamento non ammessi in questi tipi di giochi: il denaro contante è fra questi.

Il richiamo all'articolo 2002 del Codice Civile però mette tutto in discussione:

"Documenti di legittimazione e titoli impropri.
Le norme di questo titolo non si applicano ai documenti che servono solo a identificare l'avente diritto alla prestazione, o a consentire il trasferimento del diritto senza l'osservanza delle forme proprie della cessione."

perché parrebbe di capire, dal legalese stretto, che come premi di questi giochi possano essere compresi anche libretti degli assegni, carte di credito, vaglia postali, insomma, titoli impropri. Boh, chi ci capisce, si faccia vivo. :-P

Resta la valutazione iniziale di un sistema anacronistico, complicato, e con fortissimi sospetti di interesse privato in atto pubblico da parte dello Stato; come ebbe a scrivere un commentatore su un forum qualche tempo fa (cito a memoria): lo Stato può organizzare quanti giochi d'azzardo desidera nel quale il banco vince sempre e le (rare) vincite sono pagate in contanti esentasse. Ma se vado a Chi vuol essere milionario?, dove non pago nulla, la vincita mi arriva in gettoni d'oro e pure tassata.

granmarfone1950 ha detto...

@ Accademia dei pedanti ♂

lo Stato può organizzare quanti giochi d'azzardo desidera nel quale il banco vince sempre e le (rare) vincite sono pagate in contanti esentasse. Ma se vado a Chi vuol essere milionario?, dove non pago nulla, la vincita mi arriva in gettoni d'oro e pure tassata.

e qui torniamo all'argomento della pubblicità e dei suoi messaggi.

Lo Stato dice o, meglio, obbliga le concessionarie a dire: "il premio che ti diamo è già al netto delle tasse, al lordo sarebbe più alto", e l'Erario incassa sicuramente e prima di tutti, licenze, profitti e tasse;

ma il privato non ha alcuna convenienza ad annunciare una vincita più bassa, cioè al netto delle tasse.
Sentir dire "puoi vincere centomila euro" è più gratificante e invogliante che sentir dire "puoi vincere sessantottomilaquatrocentodiciotto euro e trentasette centesimi"

Vedi le banche: poche, forse solo una dice "il rendimento è questo ma è al netto".

Le norme vigenti impongono o permettono questo.

Devo dire che la cosa non mi tocca dato che non partecipo mai per principio a giochi e concorsi a premi.

PS
mi sbaglio o molti anni fa correva voce che le grosse vincite al Lotto venivano pagate con terreni demaniali in Sardegna?

L'economa domestica ha detto...

La voce dei terreni del demanio l'ho sentita anche io, ma non so se sia vera.

Per il resto, confermo che lo Stato non permette più le carte di credito prepagate come premio (peccato, sono taaaanto gradite), quindi non penso che libretti e co. possano essere ammessi.

Replicante Cattivo ha detto...

@ Pape
Ma ripeto, più che nella localizzazione, spesso il costo consiste nel prendere attori professionisti per le voci in inglese. A te magari non interessa, ma io (e molti altri giocatori) apprezzo una recitazione degna di questo nome nei giochi.

No, non confondiamo.
Un conto è dire che il doppiaggio è stato svolto da attori professionisti, un conto è dire che è stato svolto da attori FAMOSI. Una cosa non implica l'altra.
E ci sono state tante produzioni italiane in cui un doppiaggio low cost si è rivelato molto più efficace e ben fatto di tante produzioni più professionali. Questo può anche succedere perchè un doppiatore impegnato in un solo progetto abbia la possibilità di dedicarvi molto più tempo rispetto al professionista che stamattina deve doppiare il videogioco, oggi pomeriggio la fiction e stasera lo spot: probabilmente il primo avrà molto più tempo da dedicare nella creazione della voce.

Proprio nel campo delle AG vi sono casi, come la già citata Runaway o Culpa Innata, in cui un doppiaggio non-professionista (se si misura il professionismo sul calibro dei nomi) si è rivelato migliore di tutte le AG doppiate da persone che hanno enfatizzato le battute e i dialoghi, rendendole eccessivamente teatrali e irreali.

Ti rendi conto che stai parlando di un gioco per PC (mercato morente) e per di più di un'AG? Stai parlando di una nicchia nella nicchia. Che va bene che esista, ma devono esistere anche le produzioni milionarie e, pur apprezzando Runaway, preferisco mille volte Modern Warfare ^_^

Intanto, da quel che leggo in giro, mi sembra che Runaway 3 (uscita solo in inglese + sottotitoli) abbia ottenuto il successo sperato. E' logico che la gente l'avrebbe preferito con l'audio in italiano, ma non ho ancora sentito persone che dicono "no, in inglese non lo voglio, non lo comprerò".
E se la gente è disposta a sorbirsi un AG in inglese, non capisco cosa possa bloccarla dal giocare a Splinter Cell tutto in inglese, se comunque ci sono i sottotitoli.
E' logico che potendo scegliere uno la prende in italiano; ma se la scelta non è possibile, facilmente si accetta l'inglese sottotitolato (cosa che invece uno spettatore di film o telefilm non sempre accetta).


Ma è un nome di richiamo. E ti aiuta a vendere copie, come la voce di Castellaneda è fondamentale per Homer: se cambiassero il doppiatore, i Simpson sarebbero un'altra cosa.


Esempio sbagliato. Intanto Micheal Giacchino è un nome di richiamo solo da alcuni anni, ovvero da quando la gente ha iniziato a leggere il suo nome nei titoli di testa di Lost o di numerosi film di successo, e in ultimo per l'oscar del 2010. Ai tempi di suoi primi lavori era un Average Joe, il nome se l'è fatto dopo.
Oggi tu puoi scrivere sulla scatola "Musiche di M.Giacchino" e avere un richiamo di pubblico: 5 anni fa non sarebbe mai successo, nonostante fosse già un compositore molto apprezzato nel settore.
Probabilmente sarebbe stato più difficile e costoso avere un lavoro di Micheal Land, nome che ai più sarà sconosciuto, almeno fino a quando non vanno a leggere il suo curriculum.

Forse oggi affidare una composizione per un videogioco a Giacchino o Morricone potrebbe avere lo stesso battage pubblicitario. Ai tempi del primo MOH di sicuro non sera così. Però Giacchino ha fatto lo stesso un ottimo lavoro.

Quanto all'esempio dei Simpsons ti dico: se io mettessi sulla scatola "doppiato da Tonino Accolla" secondo te quante persone sanno chi è Tonino Accolla senza che io lo specifichi?

Pensa solo a South Park: quando Chef ha mollato il cartone, è stato eliminato il personaggio, piuttosto che cambiare doppiatore.

No: se non sbaglio hanno eliminato il personaggio perchè Isaac Hayes aveva fatto girare loro le scatole e quindi volevano eliminare qualsiasi sua traccia dal cartone.

Replicante Cattivo ha detto...


Il senso è che sono quei piccoli particolari che trasformano un buon prodotto in un piccolo gioiello. Quando li togli, ti rendi conto che manca qualcosa.


Se li togli, probabilmente la gente se ne accorgerà. Ma è come se in un albergo ti mettessero la carta igenica extramorbida, profumata, con il rotolino che trasmette musica di Mozart: non riusciresti più a tornare a quella "tradizionale" di casa tua. Però se questa comodità te la facessi pagare in più nel conto dell'albergo, forse tu ti chiederesti se non era il caso di rimanere alla carta igenica normale.

In realtà è da quando si è iniziato a fare queste megaproduzioni che il mercato del VG ha fatto un balzo in avanti, arrivando agli enormi fatturati attuali, superiori pure a quelli del cinema. Sino a che loro ci guadagnano, fanno solo che bene.

Ma infatti io dico che se ogni anno esce un PES e la gente continua a comprarlo, vuol dire che è una strategia di marketing vincente.
Resta comunque il fatto che in questo modo i giochi vecchi difficilmente vengono ripresi in mano, se con gli anni una persona si trova 2-3 seguiti a disposizione.



O veramente credi che se risparmiassero su queste cose, te li venderebbero a prezzi inferiori?


Secondo me sì, dipende da quanto vengono ridotte le spese di realizzazione. Proprio per Runaway 3 ho letto che la scelta di non doppiarlo in italiano è stata presa per non aumentarne il prezzo.

Eppure, sono finezze che si notano. Gli appassionati di FPS nutrono una sorta di venerazione per le armi da fuoco, e al di là del fatto che non sanno se è realistico o meno, si rendono conto delle differenze fra un gioco e l'altro, e fra una versione e l'altra di CoD.

Le differenze tra du eversioni dello stesso gioco le noterei anche io. Magari non noto la differenza nei tempi di ricarica del fucile o il sibilo del proiettile, ma questo secondo me è qualcosa che si può fare anche senza andare a far esplodere bombe o senza dover visionare i mezzi militari.
Anche perchè, per quanto ci si sforzi di essere realisti, ricordiamoci che si tratta di un videogioco: tant'è che in quasi tutti gli FPS, quando ricarico l'arma, è come se io prendessi i colpi da un altro caricatore e li mettessi manualmente dentro l'arma. Se invece fosse vero, io dovrei gettare il vecchio caricatore (con tutti i colpi rimasti) per mettere quello nuovo:l'unico gioco in cui ho notato questa finezza è stato Mafia, dove ricaricare l'arma era un'azione da effettuare con molta cautela.

è lo stesso discorso del cinema: che ne sa lo spettatore se gli spari che sente in Black Hawk Down sono simili o meno a quelli di una vera arma? Eppure, quando guardi BHD, anche se non sei esperto di tali questioni, ti rendi conto che è realizzato mille volte meglio di, che so, Squadra di Polizia :-)

Che discorso è? Se un film deve essere spettacolare, si prenderà certe libertà; se deve essere realistico, non potrà farlo (ma magari il pubblico non è in grado di accettarlo).
Tant'è che nei film di guerra i personaggi si riparano dietro gli alberi oppure si parlano sottovoce dopo che è esplosa una granata a 5 metri da loro. A quel punto chi se ne frega se il rumore della bomba è vero o meno: nessuno di noi probabilmente ha mai sentito espodere una granata per poter fare un confronto.
Del resto gli spari di pistola dei film sono completamente farlocchi, ma realizzati in quel modo in funzione dello spettacolo.

Pertanto: a che mi serve sapere che l'arma che sto usando in COD fa realmente quel rumore? E' ovvio che una mitraglietta non può fare il rumore di un fucile a pompa, ma qualsiasi rumore di mitraglietta tu decida di metterci, sarà funzionale. Anzi: probabilmente ci saranno dei suoni meno realistici, ma più efficaci (ad esempio perchè rendono l'idea della 'fisicità' dell'arma, con conseguente divertimento del giocatore).

Pape ha detto...

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No, non confondiamo.
Un conto è dire che il doppiaggio è stato svolto da attori professionisti, un conto è dire che è stato svolto da attori FAMOSI. Una cosa non implica l'altra.
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No, ma quello famoso aiuta a vendere il prodotto. Tipo Linus per Halo 3. Che è il tipico esempio di personaggio famoso e incapace nel doppiaggio ^_^. Di contro, un Samule Jackson oltre a essere famoso è pure bravo.


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Intanto, da quel che leggo in giro, mi sembra che Runaway 3 (uscita solo in inglese + sottotitoli) abbia ottenuto il successo sperato. E' logico che la gente l'avrebbe preferito con l'audio in italiano, ma non ho ancora sentito persone che dicono "no, in inglese non lo voglio, non lo comprerò".
E se la gente è disposta a sorbirsi un AG in inglese, non capisco cosa possa bloccarla dal giocare a Splinter Cell tutto in inglese, se comunque ci sono i sottotitoli.
E' logico che potendo scegliere uno la prende in italiano; ma se la scelta non è possibile, facilmente si accetta l'inglese sottotitolato (cosa che invece uno spettatore di film o telefilm non sempre accetta).
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La questione è semplice: quanti soldi hai per lo sviluppo? Se ne hai tanti, e prevedi di vendere milioni di copie, doppi il parlato e magari prendi pure attori/doppiatori famosi. Se fai un AG, difficilmente avrai questo budget. Non perché Runaway sia brutto, per carità, ma solo perché le prospettive di vendita non vanno oltre una certa soglia.

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Quanto all'esempio dei Simpsons ti dico: se io mettessi sulla scatola "doppiato da Tonino Accolla" secondo te quante persone sanno chi è Tonino Accolla senza che io lo specifichi?
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Ovviamente, nelle scatole lo specificano eccome chi è Accolla ^_^

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No: se non sbaglio hanno eliminato il personaggio perchè Isaac Hayes aveva fatto girare loro le scatole e quindi volevano eliminare qualsiasi sua traccia dal cartone.
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Isaac se ne è andato di sua sponte dopo la puntata "Trapped in the closet": accettava che prendessero in giro tutte le religioni tranne la sua (scientology), e Stone e Parker lo hanno lasciato andare senza troppe remore.

Pape

Anonimo ha detto...

Per Replicante Cattivo

Ma è come se in un albergo ti mettessero la carta igenica extramorbida, profumata, con il rotolino che trasmette musica di Mozart: non riusciresti più a tornare a quella "tradizionale" di casa tua. Però se questa comodità te la facessi pagare in più nel conto dell'albergo, forse tu ti chiederesti se non era il caso di rimanere alla carta igenica normale.

Ma insomma, lo abbiamo già appurato in un altro articolo! La carta che dici tu è ruvida, maleodorante e si disintegra subito. La vera carta è igienica.

L'economa domestica ha detto...

... e la carta igienica morbidosa è in via di estinzione!!!!

Pape ha detto...

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Se li togli, probabilmente la gente se ne accorgerà. Ma è come se in un albergo ti mettessero la carta igenica extramorbida, profumata, con il rotolino che trasmette musica di Mozart: non riusciresti più a tornare a quella "tradizionale" di casa tua. Però se questa comodità te la facessi pagare in più nel conto dell'albergo, forse tu ti chiederesti se non era il caso di rimanere alla carta igenica normale.
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Ormai quei dettagli ci sono, e la gente se ne accorge. E visto che un gioco costa 60/70 euro con o senza quei dettagli, io preferisco ci siano. Come quando vado in albergo: se spendo 400 euro a notte e c'è la carta igienica ruvida, non ci torno, nemmeno se mi scontano i 5 euro del rotolo più setoso e profumato del mondo.


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Ma infatti io dico che se ogni anno esce un PES e la gente continua a comprarlo, vuol dire che è una strategia di marketing vincente.
Resta comunque il fatto che in questo modo i giochi vecchi difficilmente vengono ripresi in mano, se con gli anni una persona si trova 2-3 seguiti a disposizione.
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E dove sta il problema?

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Secondo me sì, dipende da quanto vengono ridotte le spese di realizzazione. Proprio per Runaway 3 ho letto che la scelta di non doppiarlo in italiano è stata presa per non aumentarne il prezzo.
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Al massimo per non aumentarne i costi. Il prezzo di vendita è sempre quello.


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Pertanto: a che mi serve sapere che l'arma che sto usando in COD fa realmente quel rumore? E' ovvio che una mitraglietta non può fare il rumore di un fucile a pompa, ma qualsiasi rumore di mitraglietta tu decida di metterci, sarà funzionale. Anzi: probabilmente ci saranno dei suoni meno realistici, ma più efficaci (ad esempio perchè rendono l'idea della 'fisicità' dell'arma, con conseguente divertimento del giocatore).
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Continuo a non capire dove vuoi arrivare: rispetto ai veri costi di un gioco (licenze, tecnologia e dipendenti) passare due pomeriggi al poligono a registrare gli spari è ininfluente, e visto che la gente apprezza, perché non farlo?

Ripeto, se pensi che i costi dei giochi così scenderanno, caschi male. Se vuoi giochi economici, è pieno di produzioni indipendenti vendute a cifre aggressive. Se vuoi il gioco per console devi accettare che il prezzo è quello: che per il gioco abbiano speso tanto o poco.
Come per i film e la musica: un blu-ray costa lo stesso, che si tratti dell'ultimo film di Spielberg o di una porcata fatta con due soldi, così come costa uguale i CD di Lady Gaga rispetto all'artista più sconosciuto.

Pape

Replicante Cattivo ha detto...

@ Pape
No, ma quello famoso aiuta a vendere il prodotto. Tipo Linus per Halo 3. Che è il tipico esempio di personaggio famoso e incapace nel doppiaggio ^_^. Di contro, un Samule Jackson oltre a essere famoso è pure bravo.

Oddio, non sapevo di questa cosa O_O.
Però appunto: in questo caso è evidente che scegliere una voce famosa (ma sicuramente inadatta, nonostante la bravura di Linus nel suo campo) è solo un patetico tentativo di pubblicizzare il prodotto a persone che non sono appassionate di VG.
Davvero pensano che qualcuno avrebbe comprato Halo 3 perchè c'era Linus?
Però è logico che, se Linus offre la voce al gioco, sarà lui stesso a pubblicizzarlo nella sua radio e a citarlo ripetutamente durante la sua trasmissione.

La questione è semplice: quanti soldi hai per lo sviluppo? Se ne hai tanti, e prevedi di vendere milioni di copie, doppi il parlato e magari prendi pure attori/doppiatori famosi. Se fai un AG, difficilmente avrai questo budget. Non perché Runaway sia brutto, per carità, ma solo perché le prospettive di vendita non vanno oltre una certa soglia.

Ma se hai i soldi, sei obbligato a spenderli?
Non sarebbe conveniente spenderne di meno (risparmiando qua e là su alcuni aspetti puramente coreografici) e immettere sul mercato un prodotto dal prezzo concorrenziale?

Isaac se ne è andato di sua sponte dopo la puntata "Trapped in the closet": accettava che prendessero in giro tutte le religioni tranne la sua (scientology), e Stone e Parker lo hanno lasciato andare senza troppe remore.

Sì sì, lo sapevo. E, IMHO, hanno fatto bene. Quello che ti dicevo è che la cancellazione del personaggio di Chef credo derivasse più dalla volontà di Parker e Stone di avere un'ulteriore rivalsa contro l'attore.
Mantenere Chef doppiato da un'altro avrebbe potuto far nascere un comitato di protesta di chi rivoleva la sua voce originale; facendolo sparire, hanno risolto il problema e hanno eliminato qualsiasi possibilità del ritorno di Hayees (che nel frattempo è purtroppo deceduto).

L'economa domestica ha detto...

Mantenere Chef doppiato da un'altro avrebbe potuto far nascere un comitato di protesta di chi rivoleva la sua voce originale; facendolo sparire, hanno risolto il problema e hanno eliminato qualsiasi possibilità del ritorno di Hayees (che nel frattempo è purtroppo deceduto).

Angolo del chissenefrega

Isaac Hayes aveva recitato nel film Soul Men del 2008 assieme a Bernie Mac. Morirono per cause naturali a distanza di 24 ore (9 e 10 agosto 2008) l'uno dall'altro, prima dell'uscita del film.

Pape ha detto...

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Oddio, non sapevo di questa cosa O_O.
Però appunto: in questo caso è evidente che scegliere una voce famosa (ma sicuramente inadatta, nonostante la bravura di Linus nel suo campo) è solo un patetico tentativo di pubblicizzare il prodotto a persone che non sono appassionate di VG.
Davvero pensano che qualcuno avrebbe comprato Halo 3 perchè c'era Linus?
Però è logico che, se Linus offre la voce al gioco, sarà lui stesso a pubblicizzarlo nella sua radio e a citarlo ripetutamente durante la sua trasmissione.
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Microsoft ha insistito perché venisse usato Linus al posto di altra gente... probabilmente proprio per i motivi che tu suggerisci ^_^
Scelta pessima, tra l'altro: Halo 3 ha una sezione audio impeccabile, e la sua voce è decisamente fastidiosa. Fortuna che almeno non gli hanno fatto fare Master Chief.

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Ma se hai i soldi, sei obbligato a spenderli?
Non sarebbe conveniente spenderne di meno (risparmiando qua e là su alcuni aspetti puramente coreografici) e immettere sul mercato un prodotto dal prezzo concorrenziale?
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Non puoi: il prezzo di un gioco è quello. Ed è comprensibile: se vendi un gioco a prezzo inferiore (e non è roba indie) stai implicitamente ammettendo che è un prodotto di qualità inferiore. Se noti, anche le schifezze fatte ocn due soldi costano tanto quanto i capolavori, solo che almeno per questi ultimi si impegnano, anche perché devono vendere parecchi milioni per rientrare nell'investimento. Di contro, la schifezza a 60 euro, anche se vende poco, rientra facilmente nei costi, o quantomeno non crea buchi nei bilanci. .

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Mantenere Chef doppiato da un'altro avrebbe potuto far nascere un comitato di protesta di chi rivoleva la sua voce originale; facendolo sparire, hanno risolto il problema e hanno eliminato qualsiasi possibilità del ritorno di Hayees (che nel frattempo è purtroppo deceduto).
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Mah... ufficialmente, è lui che ha preso la decisione. Dal mio punto di vista, la decisione l'hanno presa i suoi amichetti seguaci di Ron Hubbard e gliela hanno imposta, come impongono tante sciocchezze ai loro adepti. Ma questo è veramente troppo OT ^____^

Pape

L'economa domestica ha detto...

Me ne sono ricordata stamani all'alba!!!
Mai unire i seguenti elementi

1) Un regolamento di concorso lacunoso
2) Dei proto Geek studenti universitari squattrinati
3) Un concorso gratuito

Otterreste....

L'economa domestica ha detto...

Ragazzi se vi dico una cosa promettete che non vi arrabbiate?

ha detto...

Ohibò, ma nessuno ha notato l'errore di Accademia dei pedanti? o^o

ha detto...

Per L'economa domestica:
"Ragazzi se vi dico una cosa promettete che non vi arrabbiate?"

Si sono già arrabbiati prima che la dicessi? :-)

L'economa domestica ha detto...

Uomini: non capiscono il fascino dei concorsi a premio.

Anonimo ha detto...

Per Pape

Sono costretto a ricopiare il commento che è stato mangiato da blogspot ieri sera tardi, ero troppo stanco per riscriverlo.
Temo aprirò un fuori tema sul fuori tema, ma non mi piace lasciare le cose a metà.

Esattamente. E in effetti, nella maggior parte è come dici tu. Ma quando hai grosse aspettative di vendita, che c'è di male nell'usare un nome di richiamo per aiutare le vendite?

Vedi il terzultimo punto.

In realtà ci sono ottimi doppiatori in Italia, anche per i videogiochi. A seconda di quanto investono, le voci sono più o meno buone: gli Splinter Cell con la voce di Ward sono decisamente godibili, dal mio punto di vista.

Nell'articolo Le pagine perdute di Lost Osmar M., un doppiatore, è intervenuto narrando interessanti retroscena. Peccato che non venga a leggere anche qui, potrebbe spiegare come mai, spesso, i videogiochi sono doppiati molto peggio dei film e delle serie tv.

è pubblicità. La tua mi sembra una filippica contro il mondo del commercio: a che servono gli spot?

A misurarselo per vedere chi ce l'ha più lungo. Mi scuseranno i lettori, qui mi hai tirato per i capelli.
Nell'ambito dei prodotti di marchi affermati la pubblicità tradizionale è un puro status symbol societario, come per il parvenu avere l'Hummer H2 anche se in città si sposta sempre col motorino perché fa prima. Un po' diverso il discorso per i prodotti nuovi.

A che servono le licenze? Per qualcuno sono insignificanti, per altri sono fondamentali: il gioco di Matrix faceva schifo, ma ha venduto parecchio, perché c'era la licenza di Matrix. Un gioco di Formula 1 senza le licenze ufficiali, per quanto possa essere ben fatto, non venderebbe un decimo del medesimo titolo con le auto e i piloti veri.

Qui torniamo a bomba alla mia obiezione del commento n° 46: il costo di un gioco non è la somma degli stipendi dei programmatori e dei grafici/disegnatori: ma delle costosissime colonne sonore, dei costosissimi attori che doppiano, dei costosissimi diritti per l'uso di immagine di marchi importanti, e, visto che ne ha accennato Replicante Cattivo, delle ricognizioni sui campi militari per conoscere armi e carri armati (forse un po' meno costose).
Anche un bambino sa come far lievitare i prezzi di uno stesso prodotto: se ad esempio vendo fustini di detersivo, li faccio confezionare in aerogel anziché in cartone, per aumentare l'azione abrasiva faccio aggiungere polvere di diamante, e per rendere il bucato più gradevole aggiungo il numero di Chanel più famoso al momento: a quel punto, posso farlo pagare all'utente finale 200 o 300 €: il singolo fustino, intendo. Avrebbe probabilmente pochi compratori, la gente sa, più o meno, quanto costa produrlo e confezionarlo. :-)
Con i videogiochi, evidentemente, gli acquirenti fanno ragionamenti diversi. Va benissimo, per carità: ma siccome questo è un sito antibufala, non è il caso di scrivere che lo sviluppo di tal gioco è costato tot milioni di dollari, quando le righe di codice sono costate a dir tanto il 20%, il resto sono orpelli, puro lusso.

Se fai un gioco di skateboard, non te lo filano in molti. Se fai un gioco di skateboard che ha come protagonista Tony Hawk, le vendite salgono in automatico. Così come se fai un film con bravi attori sconosciuti o fai lo stesso film con De Niro e Pacino. Al di là del risultato finale, quello con gli attori famosi vende di più.

In generale sì. Ma ci sono esempi di film con attori famosi che sono stati fiaschi colossali al botteghino. Una scheda orientativa è presente su Wikipedia: gli attori famosi aiutano, ma non fanno miracoli. Il tuo paragone peraltro regge fino a un certo punto: si possono benissimo fare videogiochi senza attori, con le voci sintetizzate al computer o, se non piacciono, con doppiatori di miti pretese. Mentre non si possono fare film senza attori, famosi e meno.

Alberto ha detto...

Poteri paranormali dell'Attivissimo: scrive di baseball forse per la prima volta nella sua carriera, parla di perfect game e, il giorno dopo, eccolo là:

http://tinyurl.com/2wymmgh

Per la cronaca, è solo il 19° della storia della MLB: a quanto pare nella vita è più difficile che nei videogame :)

Replicante Cattivo ha detto...

Ma ci sono esempi di film con attori famosi che sono stati fiaschi colossali al botteghino. Una scheda orientativa è presente su Wikipedia: gli attori famosi aiutano, ma non fanno miracoli.

Tant'è che in passato, i cosiddetti tie-in (videogiochi ispirati a film), il più delle volte erano delle ciofeche colossali a cui però si associava un nome di richiamo per incentivarne l'acquisto.
Non dico che sia sempre stato così, ma molte volte un platform o uno shoot'em up scadente giustificava la sua presenza sugli scaffali solo perchè aveva un nome altisonante.

Il caso di E.T. per Atari ha fatto storia, ma posso anche citare per Nes il gioco di Total Recall, il primo episodio delle Tartarughe Ninja (che non era l'arcade), Fester' Quest e tanti altri...

Oggi invece si può citare Matrix. Non ci ho mai giocato, ma il fatto che da una trilogia di successo sia stato realizzato un solo videogioco fa capire come questo sia stato poco apprezzato.
Anche perchè magari puoi far fessi i più giovani o i fans del film, ma dopo che le prime copie iniziano a circolare (con tanto di recensioni negative su giornali e internet) ecco che gli acquisti calano bruscamente.

Pape ha detto...

Accademia, pensare che il costo di sviluppo debba essere limitato alle righe di codice è errato, come è errato pensare che il costo di un film sia solo quello delle riprese. Puoi non apprezzare la pubblicità, ma è innegabile che funziona, e aiuta di tanto le vendite. Lavoro da parecchio sulle riviste di VG, e tutte le volte che convinciamo l'editore a fare pubblicità in TV, il risultato in termini di vendite è evidente: salgono, e non di poco, tanto da giustificare l'oneroso investimento.

Poi puoi dirmi che a te non interessa di attori, doppiatori, licenze e via dicendo. E mi trovi pure d'accordo nel sostenere che nella maggior parte dei casi i tie-in (oddio, che termine da matusa... è dati tempi di Zzap! che non lo sento ^_^) fanno schifo, ma spesso bastano a far guadagnare soldi al produttore. Non sempre, come dici, ma spesso sì. Per dire, Enter The Matrix ha venduto 6 milioni di copie (se ben ricordo, cmq erano tante), ma la licenza è costata così tanto (per non parlare dell'ingaggio di Perry) che il gioco è stato un fiasco per Atari.
Ripeto, per evitare fraintendimenti: non dico che certi accessori facciano un gioco migliore. Dico che in certi casi lo fanno, e in tutti i casi aiutano non di poco le vendite. E non è certo una bufala ^___^

Interessante il fatto ET per Atari 2600, e sarebbe interessante se Paolo ne facesse un'indagine: checché se ne dica, rimane ancora il dubbio se veramente le copie invendute siano state sotterrate nel deserto del Nevada. Io propendo per la leggenda urbana. Ma forse il nostro Attivissimo ricercatore potrà trovare il tempo di analizzarla a fondo ^__^

Pape

Pablito ha detto...

Se mi permettete torno brevemente in topic. Il 9 maggio nella partita degli Oakland Athletics il pitcher Dallas Braden ha lanciato il suo primo (e probabilmente unico) perfect game della carriera, 2° della storia della franchigia e 19° della STORIA della MLB (il campionato americano).
Secondo me gli sviluppatori del gioco hanno confidato nel fatto che se per un "vero" lanciatore completare un perfect game è molto difficile (eufemismo), allora non può essere una passeggiata di salute per un videogiocatore. Evidentemente si sono sbagliati!
Se siete curiosi link al sito mlb con il video commento dell'impresa (da notare le meravigliose mazze rosa per celebrare la festa della mamma..) http://mlb.mlb.com/video/play.jsp?content_id=7937827&topic_id=7417714

Anonimo ha detto...

Per Pape

Accademia, pensare che il costo di sviluppo debba essere limitato alle righe di codice è errato,

Insomma, errato: se uno dichiara "costo di sviluppo", io intendo "costo di sviluppo". Il resto va messo nel costo di acquisto licenze, o addirittura nella promozione.

come è errato pensare che il costo di un film sia solo quello delle riprese.

Diciamo che nel senso comune, complice anche una maggiore anzianità dell'arte cinematografica, e una maggiore conoscenza dei suoi meccanismi da parte del grande pubblico, chiunque sa che le spese di un film vanno oltre le semplici riprese. Del resto film senza attori, senza sceneggiatori, senza luoghi fisici in cui girare le scene, senza tecnici dell'audio e delle luci, senza regista e senza addetto ai cestini non ce ne sono molti... :-)
Se però qualcuno scrive che il film è costato tot milioni a causa di strategie di marketing particolarmente aggressive e pervasive, io ribatterò che è una bufala anche quella: in questo senso, non mi faccio problemi.

Puoi non apprezzare la pubblicità, ma è innegabile che funziona, e aiuta di tanto le vendite. Lavoro da parecchio sulle riviste di VG, e tutte le volte che convinciamo l'editore a fare pubblicità in TV, il risultato in termini di vendite è evidente: salgono, e non di poco, tanto da giustificare l'oneroso investimento.

Io posso portare la mia esperienza, anche se l'ambito è un po' diverso. In Italia lavoravo in una rivista mensile e molti dei nostri inserzionisti erano proprietari di discoteche, locali notturni, bar e simili. Quando uno di questi ha cominciato a fare i capricci, qualcuno in redazione si è chiesto: "E se gli sospendessimo la pubblicità?". La proposta è durata l'espace d'une seconde: senza la pubblicita sulla nostra rivista loro avrebbero perso circa 5 clienti, quelli che ancora non ne conoscevano l'esistenza. E noi avremmo perso un introito regolare da parte dell'inserzionista. :-(
Essendo una rivista di nicchia, talvolta anche noi avevamo bisogno di pubblicità: non potendoci permettere quella sui quotidiani, se non in rare eccezioni, organizzavamo conferenze stampa annunciando novità e nuove iniziative, e in genere i giornalisti venivano. Aiutava nelle vendite, anche se dubito che la differenza fra un mese e quello precedente fosse così alta (non ho mai personalmente controllato i conti).
Tutto questo però vale per le piccole realtà che non hanno un marchio noto o che non hanno ancora sfondato. Dubito fortemente che se la Coca-Cola smettesse di far pubblicità su tv riviste e internet avrebbe una flessione delle vendite, se non dopo molti mesi o anni. Per loro la pubblicità è un rito.

E mi trovi pure d'accordo nel sostenere che nella maggior parte dei casi i tie-in (oddio, che termine da matusa... è dati tempi di Zzap! che non lo sento ^_^) fanno schifo, ma spesso bastano a far guadagnare soldi al produttore.

No, quella è un'affermazione di Replicante Cattivo, un appassionato come pochi. :-)
Gli unici videogiochi che conosco sono Dodgem e Ozma wars. :-(
Videogiochi o altro, so distinguere il marketing dalla sostanza.

Pape ha detto...

Pablito, ma perché tu e Attivissimo continuate a credere che speravano di non assegnare quel premio? Io proprio non ci arrivo: un milione di dollari sono veramente un'inezia rispetto agli altri costi, anche se per noi comuni mortali sembrano (e sono) un sacco di soldi.

Pape

Pape ha detto...

Accademia, il costo del marketing (pubblicità, viaggi per i giornalisti, materiale promozionale e via dicendo) è solitamente separato dall'investimento del gioco. Poi ci sono sempre quelli che mescolano le cose, ma quando parlano di costi di sviluppo fra i 10 e i 50 milioni, si intende escluso il marketing e l'advertising.

Le licenze, fanno parte dello sviluppo a tutti gli effetti. Anche se tu la vedi diversamente. Anche perché sono in ogni caso costi sostenuti nei quali devono rientrare con le vendite.

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Io posso portare la mia esperienza, anche se l'ambito è un po' diverso. In Italia lavoravo in una rivista mensile e molti dei nostri inserzionisti erano proprietari di discoteche, locali notturni, bar e simili. Quando uno di questi ha cominciato a fare i capricci, qualcuno in redazione si è chiesto: "E se gli sospendessimo la pubblicità?". La proposta è durata l'espace d'une seconde: senza la pubblicita sulla nostra rivista loro avrebbero perso circa 5 clienti, quelli che ancora non ne conoscevano l'esistenza. E noi avremmo perso un introito regolare da parte dell'inserzionista. :-(
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Posso dirti la mia di esperienza. Diciamo che più volte sulle riviste per le quali lavoro abbiamo avuto il medesimo problema. E sino a oggi, abbiamo avuto la forza di fregarcene altamente, perché il nostro modello di business si è sempre basato sul ricavo dall'edicola e non dall'introito pubblicitario. Una scelta antica che si è rivelata saggia, sia perché ci ha garantito totale indipendenza, sia perché in questo momento di grossa crisi per l'editoria, continuiamo a sopravvivere grazie ai lettori (ormai la pubblicità la contiamo sulle dita della mano di uno yakuza). è anche il motivo per cui credo che l'editoria su Internet non possa basarsi sulla gratuità: se vuoi l'informazione libera la devi pagare. Se speri di averla gratis, allora non sarà mai veramente indipendente l'informazione.

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Dubito fortemente che se la Coca-Cola smettesse di far pubblicità su tv riviste e internet avrebbe una flessione delle vendite, se non dopo molti mesi o anni. Per loro la pubblicità è un rito.
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è un rito che rafforza il messaggio, e che fa ricordare a tutti che ci sei. Pubblicità non è solo far conoscere un prodotto, è anche far vedere le tue capacità comunicative, e a far parlare. Pensa a Red Bull, per dirne una, che si pubblicizza o sponsorizzando eventi sportivi, o facendo pochi spot miratissimi in TV, molto aggressivi, proprio per far parlare di sé. Pubblicità è anche quella virale, che soprattutto nei VG è molto diffusa: pensa solo ad I Love Bees per Halo, campagna virale geniale e azzeccatissima. Che naturalmente ha un costo, anche se non quello di uno spot in prima serata


Per il discorso che sai distinguere il marketing dalla sostanza non ho dubbi, ma ti posso assicurare che senza il marketing, nemmeno il miglior prodotto del mondo sfonda. O quantomeno, non sfonda come dovrebbe.

Pape

L'economa domestica ha detto...

Va bene, non reggo più, devo dirvelo. Oggi ho vinto ad un concorso a premio.
Ecco. L'ho detto.

granmarfone1950 ha detto...

@ L'economa domestica
Oggi ho vinto ad un concorso a premio

Son contento per te.

Non partecipo mai a concorsi a premio e simili
ma sono uno scommettitore nato, per puro spirito ludico

(Donne: non capiscono il fascino della scommessa per sé stessa...)

pertanto scommetto nulla contro nulla che hai vinto un oggetto per uso personale per un valore equivalente tra 320 e 570 euro.
Ho vinto?

L'economa domestica ha detto...

@granmarfone1950

No, mi dispiace, ho vinto 200 euro in buoni acquisto con un concorso dei gelati a quiz.

E una scommessa niente contro niente (mi piacciono anche quelle)! Non gioco d'azzardo, quindi ci siamo.

Pablito ha detto...

@ Pape
mi sono spiegato male perché ho scritto di fretta. Anzi non mi sono proprio spiegato! Credo che avessero in preventivo di pagare il premio, ma penso anche che non pensassero di vedere completare un perfect game (evento nella realtà statisticamente improbabile e sportivamente grandioso) in meno di 24 ore dal lancio! Sicuramente il buon Wade McGilberry è un fenomeno dei videogiochi, però mi viene da pensare che anche il gioco sia facile e quindi non molto interessante.
W l' MGDB (cit. Elio e Faso) e buona serata a tutti

Pape ha detto...

Capito Pablito ('mazza che rima :-P)

se la metti così, allora siamo perfettamente d'accordo. Devo guardarmi bene le condizioni di contorno, per capire se è consentito salvare la partita in modo da poter riprendere da un precedente punto in caso di errore. Lo dico perché un mio collega, appassionatissimo del gioco, ha anche lui fatto un perfect game proprio ieri (su PC), ma ha usato la funzione salvataggio, cosa che rende le cose decisamente più facili. Per farlo di fila, oltre alla bravura ci vuole una notevole dose di fortuna, anche nel gioco ^_^

Pape

Anonimo ha detto...

Per Pape

Accademia, il costo del marketing (pubblicità, viaggi per i giornalisti, materiale promozionale e via dicendo) è solitamente separato dall'investimento del gioco. Poi ci sono sempre quelli che mescolano le cose,

Ah, ecco, i furbetti... e mi sa che non sono nemmeno così rari.

ma quando parlano di costi di sviluppo fra i 10 e i 50 milioni, si intende escluso il marketing e l'advertising.

Le licenze, fanno parte dello sviluppo a tutti gli effetti. Anche se tu la vedi diversamente. Anche perché sono in ogni caso costi sostenuti nei quali devono rientrare con le vendite.


Su questo siamo d'accordo, ma allora anche i costi della promozione, che sia manifesta o occulta, vanno a costituire un capitolo di spesa per un prodotto specifico, e non di tutta la casa produttrice.

Qui ci vorrebbe un esperto in contabilità aziendale. Non so, strettamente parlando, se nella posta "sviluppo" di un bilancio di una casa produttrice di videogiochi si possono mettere anche spese per acquisti esterni, come le licenze di vario tipo, la colonna sonora; forse i doppiatori, ma giusto quelli.

Anche perché, sempre mantenendo viva l'analogia con il mondo del cinema, una colonna sonora non può costare più del film (tranne forse nei film musicali); mentre nel caso di videogiochi, dove gli artisti famosi non cedono i propri pezzi con le stesse aspettative con cui li avrebbero ceduti a Sergio Leone, la cosa non è esclusa.

Mi piacerebbe fare una prova: contattare gli appassionati, che i giochi li comprano davvero, non quelli che li scaricano da internet, e mostrare un bilancio con le singole voci, ammesso riesca mai a procurarmelo. E alla fine di questo indagine raccogliere le loro impressioni a caldo. Secondo me, la parola più frequente inizierà per t e terminerà per ruffa... :-)

Posso dirti la mia di esperienza. Diciamo che più volte sulle riviste per le quali lavoro abbiamo avuto il medesimo problema. E sino a oggi, abbiamo avuto la forza di fregarcene altamente, perché il nostro modello di business si è sempre basato sul ricavo dall'edicola e non dall'introito pubblicitario.

Naturalmente ho semplificato un po': avevamo anche clienti che senza le inserzioni del nostro giornale avrebbero avuto serissimi problemi, e quelli infatti pagavano puntuali e non facevano capricci. Ma il mondo dei locali notturni era decisamente difficile da gestire. Ed è anche capitato che con alcuni i rapporti si sono interrotti, non siamo falliti per quello: ma nemmeno loro, purtroppo. :-(

Per il discorso che sai distinguere il marketing dalla sostanza non ho dubbi, ma ti posso assicurare che senza il marketing, nemmeno il miglior prodotto del mondo sfonda. O quantomeno, non sfonda come dovrebbe.

Forse. Però, dall'inizio degli anni Novanta, si è imposto fra i supermercati il modello degli hard discount, che per definizione non fanno pubblicità, o ne fanno il minimo indispensabile per far sapere che esistono: Lì il marketing sono i prezzi bassi.

Pape ha detto...

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Qui ci vorrebbe un esperto in contabilità aziendale. Non so, strettamente parlando, se nella posta "sviluppo" di un bilancio di una casa produttrice di videogiochi si possono mettere anche spese per acquisti esterni, come le licenze di vario tipo, la colonna sonora; forse i doppiatori, ma giusto quelli.
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Attento, perché lo sviluppatore raramente caccia i soldi, a meno sia indipendente: tutti i costi, o quantomeno la maggior parte, sono sostenuti dai publisher. Nel caso dell'articolo di Paolo, 2K non è lo sviluppatore, ma per l'appunto il publisher, che è quello che ha deciso di fare il concorso. Lo sviluppatore, per la cronaca, è Visual Concepts.

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Mi piacerebbe fare una prova: contattare gli appassionati, che i giochi li comprano davvero, non quelli che li scaricano da internet, e mostrare un bilancio con le singole voci, ammesso riesca mai a procurarmelo. E alla fine di questo indagine raccogliere le loro impressioni a caldo. Secondo me, la parola più frequente inizierà per t e terminerà per ruffa... :-)
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Prendi un qualsiasi prodotto di mercato, come una bibita, un'automobile, una TV o un iPod, e chiediti quanti sono i costi di produzione, di R&D e di marketing. A quel punto, o tutto è una truffa, o semplicemente accetti che il mondo funziona così. Non per tutti i prodotti, ma per la maggior parte. Sicuramente, per quelli più venduti e visibili.

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Forse. Però, dall'inizio degli anni Novanta, si è imposto fra i supermercati il modello degli hard discount, che per definizione non fanno pubblicità, o ne fanno il minimo indispensabile per far sapere che esistono: Lì il marketing sono i prezzi bassi.
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Sono differenti modelli di business. E anche nei VG è così. Ci sono gli indie game come Audiosurf, venduti a due soldi e privi di gran supporto marketing. Ci sono le megaproduzioni, dove il marketing costa tantissimo. E ci sono le vie di mezzo.
E così anche per il cibo, se vuoi: c'è il discount che gioca sul prezzo basso. L'Esselunga che propone roba "normale" a prezzi "normali", e c'è Longino & Cardinal, che offre prodotti d'eccellenza, a cifre molto elevate.
Ovvio che se vuoi proporre del caviale, hai bisogno pure di un certo marketing. Diverso da quello dell'olio cuore, e diverso pure dalle patatine di marca sconosciuta del discount.
Il mercato, fortunatamente, offre opportunità a tutti ^__^

Pape

Anonimo ha detto...

Per Pape

Attento, perché lo sviluppatore raramente caccia i soldi, a meno sia indipendente: tutti i costi, o quantomeno la maggior parte, sono sostenuti dai publisher.

Ah, quindi risalire alla filiera della distinzione fra sviluppo del software e acquisti esterni diventa ancora più difficile. :-(

Mi piacerebbe fare una prova: contattare gli appassionati, che i giochi li comprano davvero, non quelli che li scaricano da internet, e mostrare un bilancio con le singole voci, ammesso riesca mai a procurarmelo. E alla fine di questo indagine raccogliere le loro impressioni a caldo. Secondo me, la parola più frequente inizierà per t e terminerà per ruffa... :-)
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Prendi un qualsiasi prodotto di mercato, come una bibita, un'automobile, una TV o un iPod, e chiediti quanti sono i costi di produzione, di R&D e di marketing. A quel punto, o tutto è una truffa, o semplicemente accetti che il mondo funziona così.


Allora, vediamo:
Una bibita: probabilmente sì, ma il prezzo alla bottiglia, nei posti in cui costa meno, è talmente contenuto, che è difficile pensare si possa vendere a meno senza pregiudicare seriamente la distribuzione (cioè, renderla non remunerativa).
Un'automobile: quelle di lusso, sicuramente. Le utilitarie, pur con questa sciocca tendenza che impone di serie anche accessori che da utilitaria non sono, non saprei: non solo un'auto è fatta di metallo e materiali particolari, che gratis non sono, ma deve anche ottemperare test di sicurezza per essere omologata: e i test costano.
Una TV: quelle a nuova tecnologia, direi di sì. Ma ci sono ancora in commercio quelle CRT, e lì c'è poco da fare la cresta su una tecnologia decotta.
iPod: assolutamente sì, ma non apriamo altri fronti :-).

La considerazione generale è: chi desidera apparire è normale che preferisca il Rolex al Casio, che preferisca vestire Marzotto anziché casual, la Rolls-Royce Phantom alla Dacia Logan, la Harley Davidson alla Garelli, la cena da Gualtiero Marchesi a quella in pizzeria. È sempre stato così. Ma il videogioco è un'attività in privato, non si mostra in società: oltre a qualche accorgimento per creare curiosità nei possibili acquirenti, questa corsa a renderlo artificialmente "prodotto di lusso", dichiarando costi di sviluppo da far impallidire, ha qualcosa di strano.
Notare, per inciso, che questa corsa al lusso fine a sé stesso porta il prodotto a brillare esclusivamente di luce riflessa: con le voci di attori di Hollywood, con la colonna sonora della stella pop del momento, con i volti di celebrità dello sport, o di personaggi dei cartoni animati campioni al botteghino, e con altri accorgimenti acquistati all'esterno, del gioco in sé, alla fine, chi parla?

Sono differenti modelli di business. E anche nei VG è così. Ci sono gli indie game come Audiosurf, venduti a due soldi e privi di gran supporto marketing.

E, da quel poco che sai, visto che non hai ovviamente accesso alla contabilità interna delle varie aziende produttrici, la parte di mera programmazione costa molto di più nelle megaproduzioni rispetto alle indipendenti, o sono cifre confrontabili?

Pape ha detto...

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Ma il videogioco è un'attività in privato, non si mostra in società: oltre a qualche accorgimento per creare curiosità nei possibili acquirenti, questa corsa a renderlo artificialmente "prodotto di lusso", dichiarando costi di sviluppo da far impallidire, ha qualcosa di strano.
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Ribadisco, i costi ci sono tutti. Che poi tu non accetti che oltre ai già alti costi di sviluppo si aggiungano altrettanti costi di promozione, non so che dirti. Quanto credi che costi stampare un libro? Eppure, per Harry Potter spendono di promozione tanto quanto spendono per pagare gli altissimi diritti d'autore alla Rowling. Idem per la musica: cosa credi che costino alcuni giorni in sala di registrazione? Eppure, oltre ai faraonici stipendi degli artisti, le spese di promozione non sono inferiori. Idem per cinema, serie TV, cellulari e via dicendo. Viviamo in un mondo capitalista, del resto.

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Notare, per inciso, che questa corsa al lusso fine a sé stesso porta il prodotto a brillare esclusivamente di luce riflessa: con le voci di attori di Hollywood, con la colonna sonora della stella pop del momento, con i volti di celebrità dello sport, o di personaggi dei cartoni animati campioni al botteghino, e con altri accorgimenti acquistati all'esterno, del gioco in sé, alla fine, chi parla?
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Ci sono riviste e siti dedicati all'argomento. Come per la musica. Si parla più della musica della Spears o dei suoi eccessi? Si parla più del talento di Morgan o della sua passione per la coca in base?


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E, da quel poco che sai, visto che non hai ovviamente accesso alla contabilità interna delle varie aziende produttrici, la parte di mera programmazione costa molto di più nelle megaproduzioni rispetto alle indipendenti, o sono cifre confrontabili?
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Sono cifre assolutamente diverse: Audiosurf lo hanno fatto cinque persone. Assassin's Creed 2 conta quasi 400 elementi. La grafica di Geometry Wars te la fa un ragazzino in poche ore di lavoro, quella di Project Gotham Racing richiede decine e decine di grafici che si ammazzano di lavoro per 3 o 4 anni (per non parlare della fisica, della riproduzione delle piste, del sistema di danni e via dicendo). Non li cito a caso: Geometry Wars e PGR sono fatti dallo stesso team di persone. E se vogliamo, per assurdo è più una presa in giro Geometry Wars a 5 euro che PGR a 60, considerando l'enorme differenza di costo per realizzare le due produzioni, e il fatto che per Geometry Wars non è stato praticamente fatto alcun investimento pubblicitario.

Pape

Pape ha detto...

Una precisazione: quando dico che GW e PGR sono fatti dallo stesso team di persone, ovviamente intendo un subset dello stesso team: una manciata di persone per GW, qualche centinaio per PGR

In ogni caso, se sei curioso, ti linko un interessante articolo che spiega come sono cresciuti col tempo i costi dei giochi, e che ti offre qualche info aggiuntiva
http://vgsales.wikia.com/wiki/Video_game_costs

Pape

Massy ha detto...

Paolo@ molto meglio secondo me. Tra l'altro ho scoperto che un PG può esser fatto da più lanciatori, anche se non è mai avvenuto.

PS se non ricordo male le partite MLB son state oltre 50.000, i perfect games 18, meno uno su 2500 partite. Fino a 3 giorni fa.

Poi hai scritto l'articolo ed è avvenuto il 19esimo: sarà un caso? :D

Anonimo ha detto...

Per Pape

Ma il videogioco è un'attività in privato, non si mostra in società: oltre a qualche accorgimento per creare curiosità nei possibili acquirenti, questa corsa a renderlo artificialmente "prodotto di lusso", dichiarando costi di sviluppo da far impallidire, ha qualcosa di strano.
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Ribadisco, i costi ci sono tutti. Che poi tu non accetti che oltre ai già alti costi di sviluppo si aggiungano altrettanti costi di promozione, non so che dirti.


Non sto facendo una polemica con te, sia chiaro. Se proprio volessi, cercherei direttamente i contatti con l'associazione di categoria americana. Sto cercando di capire: si tratta di un modello economico senza paragoni.
Fin dalla fine degli anni Ottanta gli apparecchi di elettronica giapponesi erano fabbricati in Cina, solo l'assemblaggio avveniva in Giappone (a volte nemmeno quello). Ormai lo fanno tutti, senza grande scandalo, e non solo nel mondo dell'elettronica: il fine è il risparmio sui costi. Con i videogiochi, invece, pare che il fine sia l'aumento. Capisci l'anomalia?
Perfino nel mondo del lusso, quando si può, si risparmia: un servizio della trasmissione Report ha mostrato che una borsa di Prada da 440 € veniva prodotta con manodopera in nero a 28 €. Prada, eh? Non la merceria all'angolo.
Se l'editore del gioco e la casa discografica, o cinematografica, o la scuderia di Formula 1, fossero la stessa società, si tratterebbe di una giro contabile, e lo capirei. Ma così non è, a quanto ne so.

Quanto credi che costi stampare un libro?
Eppure, per Harry Potter spendono di promozione tanto quanto spendono per pagare gli altissimi diritti d'autore alla Rowling.


Non credo: so! La rivista in cui lavoravo è stata per un breve periodo casa editrice. :-)
Un conto è il ricarico che l'editore fa su carta inchiostro e rilegatura, più i diritti a J. K. Rowling. Un conto è pubblicare un libro con allegata la musica di Elton John da ascoltare durante la lettura e in appendice un servizio completo di foto in esacromia fatte da Oliviero Toscani agli attori del film, con tante figurine autoadesive. Nulla lo impedisce, ovviamente, ma chi comprerebbe a quel punto un libro che costa almeno il doppio della media? Potrebbe diventare un prodotto da collezionismo per i grandi appassionati, ma non la regola.

Idem per la musica: cosa credi che costino alcuni giorni in sala di registrazione? Eppure, oltre ai faraonici stipendi degli artisti, le spese di promozione non sono inferiori.

Hai detto poco sopra che le spese di promozione vanno distinte dallo "sviluppo", e del resto il sito citato lo conferma (http://vgsales.wikia.com/wiki/Video_game_costs#cite_note-1). Poi siamo d'accordo che entrambe le spese sono ricaricate sul prodotto, e le paga l'utente finale.

Idem per cinema, serie TV, cellulari e via dicendo. Viviamo in un mondo capitalista, del resto.

Nessuno ne mette in discussione i fondamenti. Ma ho mostrato più sopra che non solo l'utente finale, ma anche l'imprenditore tende a spendere il meno possibile per ciò che desidera.
Non così per i prodotti di lusso: ma i videogiochi, tu non mi hai smentito al commento precedente, non sono nella categoria lusso: sono intrattenimento.

[segue]

Anonimo ha detto...

[seguito]

Notare, per inciso, che questa corsa al lusso fine a sé stesso porta il prodotto a brillare esclusivamente di luce riflessa: con le voci di attori di Hollywood, con la colonna sonora della stella pop del momento, con i volti di celebrità dello sport, o di personaggi dei cartoni animati campioni al botteghino, e con altri accorgimenti acquistati all'esterno, del gioco in sé, alla fine, chi parla?
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Ci sono riviste e siti dedicati all'argomento.


Mi sono espresso male: con "alla fine, chi parla?", intendevo dire che caricando un videogioco di valori extra prodotto ― gli attori di Hollywood, le musica pop, i marchi registrati e i diritti ― nella fase di lancio si parla più di questi ultimi che del prodotto, che passa in secondo o addirittura in terzo piano. Si fa pubblicità a terzi, più che a sé stessi. Certo, esistono riviste e siti dedicati a questi, io pensavo soprattutto ai media generalisti che attingono dalla cartella stampa dell'editore, non dai siti specializzati.

Come per la musica. Si parla più della musica della Spears o dei suoi eccessi? Si parla più del talento di Morgan o della sua passione per la coca in base?
Si parla di più degli eccessi della Spears che della sua musica (e i maligni possono spiegare il perché). E si parla di più della "terapia antidepressiva" di Morgan che s'è scelto lui che del suo talento. Però ancora non siamo arrivati a far pubblicità a Britney Spears parlando degli eccessi di sua cugina. Non si è ancora visto un rilancio di Morgan a base di trasmissioni in stile Chi l'ha visto? dedicate al misterioso suicidio del padre vent'anni fa (su cui ha rilasciato un'intervista).
Per questo dico che il modello di certi videogiochi è unico.

Pape ha detto...

Accademia, il Vg non è un'industria differente dal cinema. Sono entrambi intrattenimento, ed entrambi hanno visto crescere esponenzialmente i budget per produzione e promozione negli anni.
Continuo a non capire perché ti sembra tanto assurdo: se investendo decine di milioni il risultato ottenuto è positivo, e si guadagna altrettanto se non di più, dove sta il problema?

Da quanto ho iniziato a fare questo mestiere 15 anni fa le cose sono cambiate: i team di 20/30 persone ora sono diventati gruppi da 200/300 persone, se non di più. Dalle semplici musichette fatte da appassionati si è cercato, almeno in certi casi, di espandersi e usare colonne sonore cinematografiche, spesso usando canzoni famose (come nel caso di GTA).
E, come nel cinema, le spese di promozione possono arrivare a cifre molto elevate.

Non vedo perché per il cinema possa andare bene e per il VG no. Sono entrambi intrattenimento, non credi?

Proprio non capisco dove tu voglia andare a parare: per quale motivo dovrebbero tagliare i budget quando i publisher hanno realizzato che più investi più guadagni (mediamente, perché poi ci sono sempre i prodotti che non funzionano, come del resto nel cinema)?

Pape

Pape ha detto...

Il modello dei VG è unico anche perché siamo in una fase di passaggio. Siamo passati da un intrattenimento per nerd a un fenomeno di massa. E per aiutare la diffusione alla massa è necessario ricorrere a questi mezzi. Perché ancora il VG non è il cinema: non basta mettere il nome del direttore creativo sulla scatola per attirare pubblico generalista, mentre con cinema basta scrivere che lo ha fatto Tarantino e hai già raggiunto il tuo pubblico. Escludendo Sid Meier, nei VG ancora questo non è avvenuto, e per conquistare il non appassionato, c'è bisogno di qualcosa d'altro. è lo stesso motivo per il quale questo mercato è spesso dominato dai seguiti: GTA 1, 2, 3 e 4, oltre agli episodi, Halo 1, 2, 3 e Reach, più gli spin off. è un modo per richiamare, e chi se ne frega se Bungie ormai ha firmato per Activision? I diritti di Halo che li ha sempre MS,anche se lo sviluppatore se ne va. Però è difficile vendere un gioco dicendo che lo fa Bungie (e non puoi scrivere sulla scatola "quelli di Halo"), mentre è più facile usare altri metodi promozionali.

Pape

Slowly ha detto...

Ammappate, questo vince un milione di euro a besbòl e io manco 5€ al gratta e vinci?

Mondo Infame!!!

(In compenso vinco l'NBA coi Lakers a NBA 2K10, con 68-14; 4-1; 4-0; 4-0; 4-2 a livello "Hero" ma non m'hanno dato il becco di un quattrino).

Slowly ha detto...

Veramente ricordo che il fatturato dei VG umilia il cinema da ormai parecchi anni.
Altro che paragoni!

:D

Slowly ha detto...

Scusate il terzo post, ma sottoscrivo l'analisi di Pape.
Aò, 'na partita online? :D

Pape ha detto...

Slowly, immagino tu sia quello che becco sui forum dei VG.
In tal caso, saluti.

E saluti anche se sei un altro ^__^

Pape

Slowly ha detto...

Chi?

O_o

Ho scritto un paio di recensioni per GAME e basta e ho un account inutilizzato da tempo sul relativo forum.

Pape ha detto...

C'è un utente col tuo nick, non ricordo se su GV o HWUpgrade.

No prob. Saluti in ogni caso ^___^

Pape

Slowly ha detto...

No non sono io su quei siti.

Sono iscritto solo sul sito ufficiale Sony per usare lo store, ma anche lì sono inattivo, e su GAME, inattivo da una annetto.

'nsomma, non faccio un *****! :D

Slowly ha detto...

Nuu sei di GMC?

Mi che onore!

Tempo fa avessi scrivuto un saggio sulla simulazione aerea (inizialmente previsto per la collana "Ludologica" di MBF), poi saltato per questioni di tempo, gli dai una letta?

E poi voglio una copia di GMC autografata.
E la tipa della posta, c'è ancora?

Slowly ha detto...

Uh ho capito chi sei!

Mi, che onore! Se lo sapevo ti trifolavo gli zebedei prima! :D

Forte, mammamia!

Saluti e buon lavoro, un saluto alla redazione!

Pape ha detto...

Sono quel brutto individuo, sì ^__^.

E riproponilo pure il saggio all'editore, che videludica/videologica mica ha smesso di pubblicare: dovrebbe uscire un nuovo libro a breve, con saggi miei e di altri colleghi. Soprattutto, è meno menoso dei precedenti, che erano saggi di semiotica più che libri :-P

Pape

Slowly ha detto...

No ormai l'ho distribuito pure se incompleto free su MD80.

Bo, vabbé, fine OT.

Ciao e saluti, mitico Peip!

(Ho già letto una tua parte su Prassi del videogiocare... li ho tutti quei saggi!)

Pape ha detto...

AAARGH

Pape si legge come si scrive... non all'inglese :-). Ma non ti preoccupare: sbagliano tutti ^_^

Ciao

Pape

L'economa domestica ha detto...

Riesumo per la cronaca: appena vinti altri 200 neuri.

granmarfone1950 ha detto...

appena vinti altri 200 neuri

sballamento come effetto collaterale?

L'economa domestica ha detto...

Neuri è una forma corretta (almeno a Roma).

granmarfone1950 ha detto...

Viene cambiato anche all'estero?
A Roma i parlamentari padani accettano i neuro?