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2017/11/24

Che cos’è questa neutralità della rete di cui si parla tanto?

Provate a immaginare un’autostrada a pedaggio, nella quale le Peugeout pagano più delle Rolls-Royce, delle Lamborghini e delle Mercedes e le Kia non possono entrare neanche pagando.

Provate a immaginare che in quest’autostrada, in caso di coda, i conducenti delle Volvo di lusso abbiano a disposizione una corsia libera tutta per loro e tutti gli altri peones debbano restare fermi.

Probabilmente vi sembrerebbe ingiusto e vorreste un’autostrada accessibile a tutti allo stesso prezzo, senza corsie privilegiate e senza discriminazioni e favoritismi per i più ricchi.

Questa, in sintesi, è la net neutrality di cui si parla tanto in questi giorni.

Internet, infatti, è basata oggi su un principio di neutralità: i fornitori di accesso non possono favorire un tipo di dati rispetto a un altro. Non possono far correre più veloci i dati di un’azienda controllata o amica (o che paga di più) e rallentare quelli di un concorrente. Questa neutralità consente a un’azienda nuova di competere alla pari con i colossi già affermati. Permette a un blogghettino di provincia di arrivarvi con la stessa facilità con cui vi arrivano le notizie di un grande giornale nazionale. È la neutralità che anni fa permise a una piccola, nascente impresa creata da due studenti di gareggiare con Alta Vista e Yahoo e prenderne il posto. L’impresa era Google.

Ora questa libertà di competizione rischia di sparire. La Federal Communications Commission statunitense, che regolamenta il traffico di Internet negli Stati Uniti e quindi ha un peso enorme nel traffico di dati del resto del mondo, ha annunciato di voler sostanzialmente eliminare il principio di neutralità. La data è vicinissima: il 14 dicembre prossimo.

I critici della neutralità obiettano che servizi che generano un traffico elevatissimo, come lo streaming video, stanno intasando la Rete e stanno obbligando i fornitori di accesso a spendere cifre enormi per potenziare i propri impianti: cifre che non possono permettersi, perché non sono coperte dagli abbonamenti degli utenti. I fornitori vorrebbero quindi far pagare anche le aziende che generano questo grande traffico (per esempio Netflix), in modo da avere fondi per dare connessioni veloci a tutti.

Un’Internet a due velocità non è un’ipotesi paranoica: ne abbiamo già visto le prove generali nel 2014, quando Netflix, all’epoca nascente azienda di streaming legale di film e telefilm, si vide in pratica ricattata dal provider Comcast, che rallentò il traffico di Netflix verso i suoi clienti fino a che l’azienda di streaming pagò a Comcast un supplemento.

Inoltre in molti paesi (per esempio gli Stati Uniti e il Portogallo) i fornitori di accesso cellulari, che non sono vincolati alla neutralità come quelli via cavo, stanno già creando discriminazioni, consentendo a colossi oggi affermati come Netflix e Hulu di avere esenzioni dai limiti di traffico dati cellulare che invece colpiscono tutte le altre aziende. La Internet Association, che include nomi come Facebook, Amazon e Google, è contraria all’eliminazione della net neutrality attuale. L’Europa ha un impianto normativo differente, ma si teme che l’esempio statunitense possa indurvi cambiamenti. Staremo a vedere.

Se volete saperne di più, Popular Mechanics ha un ottimo riassunto della situazione in inglese; Il Post ne ha uno in italiano che include anche i giochi politici che stanno alla base di questa possibile svolta informatica radicale.




12 commenti:

Guastulfo (Giuseppe) ha detto...

i fornitori di accesso cellulari, che non sono vincolati alla neutralità come quelli via cavo, stanno già creando discriminazioni, consentendo a colossi oggi affermati come Netflix e Hulu di avere esenzioni dai limiti di traffico dati cellulare che invece colpiscono tutte le altre aziende.

Pure in Italia esistono tariffe per cellulari che, attraverso un supplemento, permettono traffico senza limiti verso certi siti di streaming audio, video e social.

O si tratta di un altro tipo di limitazione?

Alberto Zennaro ha detto...

Anche 3 in UK non include alcuni servizi nel conteggio dei dati utilizzati (http://www.three.co.uk/go-binge), non avevo mai pensato che fosse una violazione della net neutrality. Forse anche in UK gli operatori di accesso cellulare hanno regole differenti da quelli di rete fissa?

raggio ha detto...

Paolo, e tu che ne pensi? Ti sei tenuto piuttosto neutrale

Sapiens ha detto...

In Italia OGNI fornitore di accesso di reti cellulari può, da condizioni di contratto, porre limiti di velocità arbitrari nei confronti di alcuni servizi/applicazioni come ad esempio scambio file p2p o streaming e limita l'utilizzo dei dati "al solo uso tramite lo schermo del cellulare", rendendo si fatto "illegale" utilizzare il cellulare come hotspot. Per quanto ne sappia, in Italia, npn esiste altrimenti. Quindi la neutralità, almeno dal punto di vista dell'utente, è già un concetto molto labile.

Larry ha detto...

Continuando la tua similitudine, a me piace la soluzione di avere una strada dedicata per ogni destinazione. Per cui per andare a Canigattì basterà una strada gratuita a due corsie, mentre per andare a Milano servirà una strada con pedaggio a otto corsie. Su ogni singola strada tutti avranno i medesimi diritti, ma siccome la strada per andare a Milano ha più traffico e richiede più manutenzione, non mi sembra scandaloso che si debba pagare un pedaggio.
Questa similitudine consente anche di comprendere cosa accadrebbe se prevalessero quelli che portano avanti il principio più radicale della net neutrality (ossia rendere tutte le strade gratuite): siccome diventerebbe impossibile realizzarlo solo con i soldi dei privati, dovrebbe essere sostenuto con i soldi pubblici.
Non dico che sia giusto o sbagliato. E' semplicemente così e come tale dovrebbe essere presentato.

pgc ha detto...

"Provate a immaginare che in quest’autostrada, in caso di coda, i conducenti delle Volvo di lusso abbiano a disposizione una corsia libera tutta per loro e tutti gli altri peones debbano restare fermi."

in USA in effetti esistono molte autostrade in cui pagando un pedaggio aggiuntivo si saltano le file. Ma se mi permetti non è un paragone tanto calzante.

Anni fa mi ricordi che ebbi l'ardire di teorizzare - insieme a qualche economista... - che la tassazione dei redditi dovrebbero essere regolata in modo da favorire i piccoli e bloccare i molto grandi. In modo da permettere una VERA concorrenza. Ai tempi non ci fu una persona tra i vari commentatori che mi dette un minimo di ragione. Anzi, sembrava una bestemmia quasi imbarazzante la mia.

Ed ecco dove siamo adesso: una società in cui i grandi sono favoriti, e i piccoli schiacciati. In cui la sperequazione è in vertiginoso aumento e le grandi aziende la fanno da padrone, privilegiate dalla loro massa contro tutti i piccoli e creando tanti piccoli monopoli e redditi spaventosi per pochissimi. La ragione? Il fatto che questi iperricchi hanno acquisito un tale potere economico da diventare indispensabili per il potere politico, che deve dare indietro qualcosa. E se mi permettete siamo tutti un poco responsabili di questo, essendoci fatti convincere in massa da un modello economico demenziale, ormai una minaccia per le democrazie, che ha creato uno stato nello stato, fatto di pochi gruppi che gestiscono il consenso e gran parte dell'economia.

E no, non bisogna essere "comunisti" per pensare tutto questo. Basta semplicemente essere convinti che il modello migliore poteva essere quello delle grandi socialdemocrazie scandinave di un tempo. Ricordo come sempre che in alcuni paesi - anni '70 - i più ricchi pagavano imposte fino al 70% del reddito delle persone fisiche. Si, negli USA.

lufo88 ha detto...

Generano traffico, certo, ma se il provider non vuole cambiare le linee, molto vecchie, la colpa di chi è? Di netflix o del provider che vuole "grassare"?

@pgc
Io ti avrei sostenuto. La costituzione italiana scrive che la proprietà privata deve avere una funzione di pubblica utilità. Sarebbe il caso di applicare tale principio.

SirEdward ha detto...

Sono perfettamente d'accordo con la visione economica di pgc.

puffolottiaccident ha detto...

Se l'obbiettivo è quello di combattere la disoccupazione e la povertà allora
sicuramente la tassazione dovrebbe favorire i piccoli.

La situazione italiana è quantomai buffa, a parte il fatto che sta bruciando l'eredità di un boom post-bellico.

Le piccole aziende vengono strangolate dallo stato, più che dalla concorrenza delle multinazionali.
Al momento è corretto dire che il proprietario di una piccola impresa in Italia non guadagna i soldi che guadagnerebbe se passasse lo stesso numero di ore a lavar scale. Questo non solo quando la avvia e naturalmente ci si aspetta di dover pagare impianti e macchinari mentre si spera che le vendite decollino, questo anche quando l'impresa è avviata.

Sostanzialmente il proprietario di una piccola attività è la persona che in tale attività svolge il lavoro più stressante e brutale, e contro ogni luogo comune è spesso quella che prende meno soldi, sia per anno, sia per ora/hombre.

Prevedibilmente, i bambini un po' svegli, che son quelli che avrebbero le capacità di avviare un'impresa perchè oltre a saper fare i conti san anche metterli insieme, proprio grazie a questa facoltà, che è detta: "spirito imprenditoriale" fan 2 conti e scoprono che non ne vale la pena.

In parole povere: qualunque bambino abbia le capacità per avviare un'attività, proprio grazie a queste capacità, scopre che ci sono ottimi motivi per non farlo.

Eeeeeeh, il sogno comunista... Per me il comunismo dovrebbe essere uno stato della mente, più che un regime politico, ma a parte questo dettagliuccio direi:

è facile trovare il "superlavoratore". Qualcuno che raccolga asparagi per 6 euri l'ora e sia contento di avere il lavoro garantito dalla pubertà alla pensione, e sia contento di una vita modesta ma dignitosa... Ancora più facile quando la disoccupazione galoppa, aggiungerei.

Il problema è trovare qualcuno che voglia coltivare asparagi, venderli, gestire una fattoria, fare pubblicità o commissionarla, stare a sentire i problemi di 20 dipendenti, litigare con meccanici, pubblicitari e commissari, farsi tormentare da fisco e guardia di finanza, per 5 euri l'ora. Il tutto col sottile timore che un errore accidentale, una svista in 3-400 operazioni giornaliere possa distruggere il tutto.

Una tale pressione psicologica è l'equivalente di aspettarsi che un lavapiatti in un ristorante con 50 tavoli non rompa alcun piatto o bicchiere in tutta la sua carriera. Ci si aspetta che l'imprenditore non commetta mai errori di somma mentre lavora di fretta.

Brutale.

Matteo ha detto...

Sono perfettamente d'accordo con Puffolotti. Stando in Giappone, con l'IVA all'8% non obbligatoria nei primi due anni se non si supera una soglia generosa, basta che ci sia la voglia di provare. Se va va, se non va pazienza.

In Italia con l'IVA al 21% come fai a vendere ai privati?
Qui molti negozi espongono i prezzi senz'IVA, e poi la calcolano alla cassa.
Fai uno scherzo così in Italia ed i clienti non tornano più =/

Fede ha detto...

Però, se ho capito bene la neutralità non è legata al tipo di contenuto, ma al fornitore del contenuto. Non rallento il flusso video in generale ma quello di quel dato fornitore.

Per quanto riguarda la quantità illimitata di dati che possono essere ricevuti/trasmessi che viene data da alcuni provider mobili, mi sembra più un aspetto commerciale. Non li fanno arrivare prima di altri, semplicemente non ti pongono limite.

my 2 cent

walter costa ha detto...

Bah.... l'importante che non sia il semplice utente a pigliarlo in saccoccia €€€€!

....e che prevalga la cosa più giusta.